Un nuovo studio pubblicato su Environmental Archaeology mostra un interessante collegamento: la crescita dell’agricoltura ha portato ad una collaborazione tra gruppi umani sempre più ampia ma al contempo ha portato anche ad un aumento e a picchi di violenza. I ricercatori dell’UConn, dell’Università dello Utah, della Troy University e della California State University, Sacramento, hanno esaminato in particolare lo sviluppo della crescita dell’agricoltura da 7500 a 5000 anni fa.
I ricercatori sono arrivati alla conclusione che l’agricoltura ha favorito nuove tipologie di cooperazione tra gli esseri umani, cosa per certi versi anche prevedibile, ma ha favorito anche la nascita di un tipo di violenza sempre più elaborata, in particolare di quella perpetrata da gruppi o vere e proprie organizzazioni. Inizialmente i ricercatori non si aspettavano un collegamento con l’aumento della violenza: erano interessati a capire perché gli esseri umani, ad un certo punto della loro storia, sono passati dalla caccia e dalla raccolta ad un sistema come quello dell’agricoltura. Uno studio antropologico come tanti.
Poi Elic Weitzel, ricercatore con dottorato di ricerca alla UConn in antropologia, ha cominciato a collezionare dati sempre più ampi e su larga scala. Ha cominciato a capire come gli individui si distribuiscono in un’area e come i gruppi iniziano ad occupare per primi le posizioni migliori. Le aree migliori sono quelle che favoriscono l’accesso a cibo, acqua, materie prime e rifugi. Il ricercatore notava che nelle aree con le migliori posizioni c’erano gruppi di persone più ampi e maggiori conflitti sociali, cosa che conseguenzialmente portava ad un livello maggiore di violenza.
“Se vivi in un’area adatta, puoi rivendicarla e impedire ad altri di accedere a ciò che hai. Questo diventa un processo cooperativo, perché una persona non è efficace quanto un intero gruppo nella difesa di un territorio”. Secondo un altro autore dello studio, Stephen Carmody, ricercatore della Troy University, l’agricoltura è stata una delle transizioni che ha avuto più conseguenze nella storia dell’umanità e che ha cambiato, tra l’altro, l’intera situazione economica umana.
L’agricoltura stessa ha portato a sforzi sempre più combinati, tra gruppi di persone, per favorire non solo la raccolta ma anche la difesa del raccolto stesso e delle scorte, cosa che ha aumentato la cooperazione interpersonale ma che ha portato anche ad una maggiore violenza. Sempre più gruppi, infatti, miravano ad acquisire il raccolto di altri gruppi nei casi in cui il loro raccolto era fallito, per esempio. L’aumento della violenza viene testimoniato anche dall’aumento degli scheletri di persone morte per atti violenti risalenti proprio al periodo dell’inizio dell’agricoltura.
Riproponiamo qui l’articolo pubblicato da Antonella Modica su “Dialoghi Mediterranei” il 1 luglio 2015.
Théodore De Bry, Scene di Cannibalismo
«Era con noi un ragazzo che aveva in mano un osso della gamba dello schiavo con su ancora un po’ di carne e la stava mangiando. Gli dissi di gettar via l’osso. Allora si arrabbiò e con lui gli altri: affermarono che quello era il loro giusto pasto» (Staden, 1991:69). Uomini che mangiano uomini, uomini che cucinano uomini. Il cannibalismo, tra tutti, è il tabù che più spaventa l’uomo poiché mette in pericolo non solo l’individuo in quanto ipotetica vittima ma la prosecuzione stessa delle specie.
Cibarsi volontariamente di un proprio conspecifico è universalmente considerato un atto ripugnante, meschino e privo di qualunque logicità. È necessario amare i nostri simili, accudirli e proteggerli se necessario: il cannibale infrange tali regole e ciò lo pone in una condizione liminare, tra l’umanità e la bestialità. È questo uno dei motivi per cui il cannibalismo ha da sempre destato l’interesse e la curiosità dell’Occidente “civilizzato” che lo ha associato a forme estreme di barbarie umana, attribuendolo a uomini simili ad animali, privi delle elementari regole della convivenza sociale. Accuse di cannibalismo rivolte da un gruppo umano ad un altro sono frequenti nella storia e sono ben spiegabili con la paura degli “estranei” e con la necessità di distinguere la propria “civiltà” dall’altrui “barbarie”.
L’interesse per il fenomeno cannibalico si palesa soprattutto nella produzione letteraria: molte opere, a partire già dalle Storie di Erodoto, rivelano spesso la curiosità, l’interesse ma anche l’orrore e il disgusto per una pratica considerata selvaggia e primitiva. Nelle Storie così Erodoto scrive:
A settentrione, al di là del deserto che si estende oltre le terre degli Sciti, vivono gli Androfagi, tra di loro si praticano gli usi più selvaggi del mondo e sono un popolo senza giustizia e senza nessuna legge. Sono nomadi, vanno vestiti in modo simile agli Sciti, parlano una loro lingua e, tra quei popoli, sono gli unici che mangiano carne umana (Erodoto, IV: 106).
Il cannibalismo, però, è stato oggetto di grande interesse e attenzione solo a partire dal XVI secolo; viaggiatori, missionari e funzionari coloniali hanno raccolto e pubblicato una gran quantità di testimonianze sul fenomeno che rappresentava, a loro dire, una delle caratteristiche principali dei popoli primitivi con cui erano entrati in contatto durante i loro viaggi. Ciononostante, paradossalmente, è il fenomeno meno conosciuto ed esplorato dalla letteratura antropologica. Uno studio scientifico sulle sue origini comincia solo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo ma, vista l’impossibilità e la difficoltà di elaborare risposte soddisfacenti ed univoche al problema, l’antropologia ha abbandonato questo filone di ricerca impegnandosi nell’analisi del fenomeno da prospettive differenti, approssimative e influenzate da pregiudizi, ponendo spesso le basi per giudizi di valore negativi.
Allo studio del cannibalismo si dedicarono soprattutto gli antropologi della scuola storico-culturale, fra cui Ewald Volhard, giovane antropologo che nel 1939 pubblicò un volume dal titolo Il cannibalismo, nel quale raccolse, con minuzia di particolari, una gran quantità di testimonianze relative a pratiche che implicano il consumo di carne umana, basate su racconti diretti di esploratori, missionari ed etnologi.
Gli innumerevoli fenomeni singolari del cannibalismo possono classificarsi, in base a quello che essi stessi offrono come contenuto significativo, in quattro gruppi principali: cannibalismo profano, giuridico, magico e rituale. Come il cannibalismo profano è quello più povero di significato, così quello rituale è il più ricco (Volhard, 1991: 441).
L’opera di Volhard contribuì a collocare il fenomeno cannibalico all’interno di un più ampio contesto simbolico e religioso, scartando l’idea di una ipotetica origine primitiva e selvaggia, distruggendo il mito del cannibalismo che si configurava come una forma estrema di razzismo e paura dell’altro, del diverso da noi, che spingeva ad attribuire tale pratica, spesso in maniera del tutto fantasiosa, a popolazioni lontane nel tempo e nello spazio e quindi facilmente etichettabili come barbare. Si è oggi ben compreso che
l’orizzonte cannibale […] è un elemento costitutivo della cultura, di tutte le culture in diverso grado. A questo titolo è produttore di pratiche sociali, culturali, politiche e religiose e si manifesta nelle forme più varie: il mito, il racconto, l’attività artistica, le produzioni inconsce, l’espressione amorosa, la manifestazione delle identità, i simboli religiosi, le relazioni di potere, le rappresentazioni del corpo e della malattia, lo spazio della parentela (Kilani, 2005: 276).
Si è però ancora lontani dall’inserire l’analisi del fenomeno all’interno di una problematica antropologica più ampia che ricomprenda al suo interno tutti gli aspetti del problema e che ne possa restituire una visione il più possibile completa e coerente, libera da giudizi di valore. Semplificando, l’universalità del cannibalismo, nelle varie forme che assume e sotto le quali si presenta, risiede nella sua straordinaria capacità di organizzare e discretizzare la realtà, di costruire identità e alterità: attraverso la pratica cannibalica l’uomo si presenta e si rappresenta, costruisce modelli che servono ad articolare il suo rapporto con gli altri, con la vita e la morte, ad organizzare campi di significati derivanti dalla produzione culturale dell’uomo e della cultura. L’appartenenza di un individuo ad un gruppo sociale dipende dalla condivisione, anche parziale, da parte di tutti i membri, di determinati modelli culturali attraverso i quali costruire i confini che delimitano il “noi” dagli “altri”, gli “uguali” dai “diversi”. Le pratiche cannibaliche, al pari di qualunque attività politica, religiosa, sociale e culturale, possono così essere considerate come uno spazio all’interno del quale si costruiscono e si affermano le identità del singolo e del gruppo in relazione all’altro da loro.
Théodore De Bry, Scene di cannibalismo (1596)
Comprendere il complesso meccanismo alla base del processo di costruzione identitaria, attraverso la particolare pratica del cannibalismo, può diventare, se usato correttamente, un utile strumento di interpretazione critica della realtà contemporanea in cui quotidianamente agiscono sistemi di codificazione identitaria simili nella sostanza ma dissimili nella forma.
Per tentare di comprendere tale fenomeno è importante inserirlo e collocarlo all’interno del vasto universo simbolico comprendente la concezione della vita, della morte e la continuità di un gruppo sociale. Prescindendo dai casi di cannibalismo per necessità quando, a causa di carestie, guerre o situazioni eccezionali, di fatto la carne umana costituisce l’unico cibo disponibile, nelle società che lo praticano il cannibalismo si configura come un atto rituale che presuppone l’esistenza di regole condivise dal gruppo, relativamente, per esempio, alle modalità di uccisione e smembramento del corpo della vittima, alla distinzione tra parti commestibili e parti proibite, alla loro attribuzione (alcuni organi possono essere riservati o vietati a determinate categorie di persone), alle modalità di preparazione delle carni.
Quindi nell’analizzare il fenomeno una prima importante distinzione da fare è quella tra cannibalismo rituale, di specifico interesse per l’antropologia culturale, consistente nel mangiare parti del corpo umano a scopo magico o religioso, e cannibalismo di penuria. Quest’ultimo ha un significato puramente alimentare, è un mezzo per sopravvivere in situazioni di grave carestia, assoluta mancanza di cibo o gravi difficoltà nell’approvvigionamento alimentare.
A questo particolare tipo di cannibalismo si riferisce Polibio nelle Storie quando scrive:
Nel periodo in cui Annibale progettava di preparare con le truppe la marcia dall’Iberia in Italia, e si preannunciavano enormi difficoltà per i viveri e la disponibilità di rifornimenti per le truppe […] uno degli amici […] espresse il parere secondo cui gli si presentava una sola via che consentisse di arrivare in Italia. Quando Annibale lo invitò a parlare, disse che bisognava addestrare e abituare le truppe a mangiare carne umana (Polibio, IX; 24).
Interessante è quanto scritto da Lévi Strauss in Tristi Tropici:
Nessuna società è profondamente buona e nessuna è assolutamente cattiva […] Prendiamo il caso dell’antropofagia che, di tutti gli usi selvaggi è senza dubbio quello che ci ispira più orrore e disgusto. Bisognerà prima di tutto dissociarne le forme propriamente alimentari, cioè quelle per cui l’appetito della carne umana si spiega con la mancanza di altro nutrimento animale, come in alcune isole polinesiane. Da quella fame violenta nessuna società è moralmente protetta; la fame può spingere gli uomini a mangiare qualsiasi cosa e ne è prova l’esempio recente dei campi di sterminio (Lévi Strauss, 2008: 331-332).
Un’ulteriore importante distinzione è quella tra endocannibalismo ed esocannibalismo. L’endocannibalismo si presenta come una fase delle cerimonie funebri in cui viene consumata parte del corpo del defunto affinché il suo spirito possa continuare a sopravvivere, evitando così che il gruppo, con la morte del congiunto, ne perda le qualità. Tale forma di cannibalismo solitamente non prevede l’uccisione della vittima ma si focalizza su persone già morte. La loro carne e le loro ossa rappresentano simbolicamente la rigenerazione e la trasmissione dei valori sociali e della fertilità da una generazione alla successiva. In molti popoli era previsto il consumo delle ceneri dei defunti, della loro carne carbonizzata o delle ossa triturate che, mescolate con bevande, venivano ingerite, prolungando la vita dell’estinto. Esempio di tale pratica sono i Yanoama dell’Amazzonia e della Nuova Guinea che cremano i resti dei loro defunti ingerendone le ceneri durante particolari cerimonie rituali. Secondo le loro credenze soltanto così sarà possibile all’anima del defunto abbandonare il corpo e tornare alla casa del Tuono dove vivrà in eterna giovinezza.
Viceversa, l’esocannibalismo vede i nemici catturati o uccisi in guerra, schiavi e stranieri, trasformarsi in cibo. La vittima è sempre una persona esterna al gruppo di appartenenza. In un contesto ritualizzato, quale quello bellico, in cui la violenza viene rivolta all’esterno del gruppo di appartenenza, cibarsi del nemico significa assorbirne il valore, le qualità e l’energia, impedendo allo spirito nemico di vendicarsi o nuocere al gruppo.
Le pratiche esocannibaliche erano in passato assai diffuse tra le tribù di cacciatori di teste in Polinesia, Melanesia, Nuova Guinea, Africa ed America Latina. Proprio qui tra i Tupinamba, il mercenario tedesco Hans Staden visse per quasi un anno con l’incubo di essere divorato. Nel racconto della sua avventura nel Nuovo Mondo ci fornisce numerosi particolari sulle pratiche esocannibaliche del raggruppamento Tupi-Guaranì. Costretto dai suoi carcerieri a partecipare ad un rito di uccisione e consumazione delle carni di uno schiavo, così racconta:
Venne il momento di bere per la morte dello schiavo; perché questa è la loro usanza: Quando decidono di mangiare un uomo, preparano con le radici una bevanda che chiamano cauim, e solo quando il cauim è completamente bevuto uccidono la vittima […] Gli dissi «sono anch’io un prigioniero come te, e non sono venuto qui per mangiarti, ma i miei padroni mi hanno portato con sé», mi rispose che sapeva bene come la nostra gente non mangiasse carne umana (Staden, 1991: 68).
Francesco Remotti dedica il saggio Contro l’identità, pubblicato nel 1996, alla comprensione dei rituali che accompagnano la cannibalizzazione dei nemici tenuti prigionieri presso i Tupinamba. Dalla lettura del racconto di Staden e influenzato da Montaigne, Remotti vede nella ritualità cannibalica una contrapposizione tra “noi” e “loro”. Negli Essais Montaigne descrive i vizi e i difetti della società francese ed europea del suo tempo e poi così afferma:
Mi sembra [che in quei popoli] non vi sia nulla di barbaro e di selvaggio […] se non che ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi; sembra infatti che noi non abbiamo altro punto di riferimento per la verità e la ragione che l’esempio e l’idea delle opinioni e degli usi del paese in cui siamo (Montaigne, 1966: 272).
L’appellativo barbarie nasce dai nostri limiti conoscitivi, dalla nostra incapacità di comprendere ciò che a noi è estraneo, dalla trasformazione delle nostre idee, opinioni e costumi in certezze e verità dogmatiche e assolute. «Possiamo ben definirli barbari» concede Montaigne, ma solo «se li giudichiamo secondo le regole della ragione», non se li confrontiamo «con noi stessi, che li superiamo in ogni sorta di barbarie» (Montaigne, 1966: 278).
Tale contrapposizione nasce dalla guerra guerreggiata praticata dalle tribù di caccia e raccolta, non per acquisire nuovi beni o nuove terre ma per dimostrare la propria superiorità, singola o di gruppo, nei confronti dell’altro; una volta sconfitti si è consapevoli di diventare cibo dei vincitori. In tale opposizione è possibile individuare la volontà di annientamento e di acquisizione dell’altro diverso da noi attraverso l’ingestione, inglobandolo sotto forma di alimento. I gruppi che si contrappongono e combattono si intrecciano senza fine: il guerriero sconfitto diventa il pasto del nuovo vincitore il cui corpo a sua volta diventerà la tomba del vinto che ritroverà i suoi compagni precedentemente divorati, in una sfida continua alimentata dalla volontà di voler imporre la propria identità, individuale e di gruppo, sugli altri. Inoltre, ulteriore elemento di coesione sociale e gruppale, «la trasformazione del nemico in alimento richiede tempo e passaggi» (Remotti, 1996: 77), viene cioè modificato nel suo aspetto esteriore e adattato ai canoni estetici del gruppo vincitore, non viene disprezzato ma gli vengono riconosciute qualità e valore. Il processo di manipolazione del cibo, nello specifico carne umana, ne esorcizza la pericolosità, in quanto corpo estraneo potenzialmente contaminante che immettiamo all’interno del nostro organismo. L’alimentazione rientra a pieno titolo tra le pratiche fondamentali del sé, dirette alla propria cura attraverso il costante nutrimento del corpo con cibi considerati culturalmente appropriati che, oltre a costituire una fonte di piacere, agiscono simbolicamente rivelando l’identità di un individuo a sé stesso e agli altri.
Comincia ad esser chiaro che il cannibalismo non può essere considerato semplicemente un gesto di inaudita ferocia, compiuto da barbare e folli popolazioni, ma deve essere analizzato e osservato con occhio attento per riuscire a cogliere le motivazioni che stanno alla sua base, in un continuo intrecciarsi di diversi livelli di lettura e differenti modalità di analisi.
Qualche anno fa venne pubblicato un articolo, probabilmente frutto della fervida fantasia del giornalista di turno, che narrava di cinque immigrati clandestini sopravvissuti per quindici giorni ad un naufragio essendosi cibati del corpo dei loro compagni morti. Testualmente: «Alcuni dei cadaveri sono stati buttati in mare, ma i cinque rimasti a bordo, allo stremo delle forze, si sono trovati davanti ad una orribile scelta: morire o diventare cannibali». Morire di stenti ma “civilmente” o sopravvivere e diventare cannibali, avvicinandosi pericolosamente al confine tra umanità e animalità? Il cannibalismo si viene quindi a configurare, ancora una volta, come segno tangibile della stigmatizzazione del diverso, di quel processo di produzione dell’alterità attraverso il quale passa la creazione della propria identità. Quindi quale miglior infamante accusa? Mangiare un proprio simile, nutrirsi della sua carne e dissetarsi con il suo sangue…il massimo dell’alterità cui corrisponde il massimo dell’identità. Noi, abitanti della civilizzata Europa, loro pericolosi migranti clandestini che si mangiano l’un l’altro…
Dialoghi Mediterranei, n.14, luglio 2015
Riferimenti bibliografici
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C. Lévi Strauss, Tristi Tropici, Milano, Il Saggiatore, 2008.
V. Lusetti, Cannibalismo ed evoluzione, Roma, Armando editore, 2006.
V. Lusetti, Il cannibalismo e la nascita della coscienza, Roma, Armando Editore, 2008.
L. Monferdini, Il cannibalismo, Milano, Xenia, 2000.
M. Montaigne, Dei Cannibali, in Fausta Garavini (a cura di), Saggi, Milano, Adelphi, 1966.
F. Remotti, Contro l’identità, Bari, Laterza, 1996.
H. Staden, La mia prigionia tra I cannibali (1553-1555), a cura di A. Guadagnin, Milano, EDT, 1991.
A. Tartabini, Cannibalismo e antropofagia. Uomini e animali, vittime e carnefici, Milano, Mursia, 1997.
R. Villeneuve, Les cannibals, Paris, Pygmalion/Gerard Watelet, 1979.
E. Volhard, Il cannibalismo, Torino, Bollati Boringhieri,1991.
Antonella Modica, laureata in Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Palermo con un lavoro di ricerca dal titolo Cannibalismo e sacrifici umani: quando l’uomo diventa buono da mangiare, si è successivamente specializzata nella valorizzazione e musealizzazione delle tradizioni etno-antropologiche. Tra i suoi interessi questioni relative soprattutto al recupero della conoscenza degli antichi mestieri e della cultura immateriale ad essi connessa.
Requiem per l’università. Un’azienda iperburocratizzata
Ripubblichiamo lo splendido articolo scritto originalmente su ROARS da Sergio Ferlito, che riassume perfettamente lo stato degenerativo dell’istituzione universitaria (e non solo) italiana (e non solo).
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Modellata secondo schemi organizzativi aziendalistici e schiacciata dal peso insostenibile di una burocratizzazione telematica onnipresente e sempre più invasiva, l’Università sta morendo. Sta morendo nell’indifferenza generale; e sta morendo – spiace dirlo – con il fattivo contributo, forse non del tutto inconsapevole, di coloro ai quali questa veneranda istituzione dovrebbe stare più a cuore: il corpo docente e dirigente. E con l’Università stanno morendo i valori culturali, sociali e politici alla cui elaborazione e trasmissione essa è stata preposta per secoli. Aziendalizzazione e teleburocratizzazione sono i nomi del morbo letale che sta uccidendo l’Università.
Diciamolo subito: non è una malattia soltanto italiana. Nell’età della globalizzazione sono pochi i problemi esclusivamente nazionali; per lo più si tratta di fenomeni planetari, benché connotati da specificità locali.
In Europa il punto d’avvio di questo percorso necrotico risale al c.d. “processo di Bologna”, così denominato perché, nel 1999, i ministri dell’istruzione dei paesi europei si riunirono proprio nel luogo in cui ha sede la più antica Università del Vecchio Continente per sottoscrivere una Dichiarazione che si proponeva di riformare in radice i sistemi d’istruzione dell’Unione. Benché non esplicitata, la spinta ideale della riforma era motivata da ragioni economiche.
L’obiettivo a cui essa mirava non consisteva nel riformare i sistemi d’istruzione al fine di renderli più adatti alla formazione culturale necessaria per comprendere e gestire un mondo complesso; il suo intento era piuttosto quello di renderli più efficienti per la crescita economica interna e più competitivi su scala mondiale. A conferma di tale orientamento, a meno di un anno di distanza dall’incontro avvenuto in una città che un tempo era chiamata “la Dotta”, i Capi di Stato e di Governo si riunirono a Lisbona per approvare un documento, noto come “Strategia di Lisbona”, il cui ambizioso progetto si proponeva di fare dell’Europa «l’economia basata sulla conoscenza [knowledge-based economy] più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile, con nuovi e migliori posti di lavoro». La via indicata a tal fine venne tracciata poco dopo, con l’avvio del c.d. “piano d’azione e.Europe”,consistente nel favorire l’uso, la diffusione e la disponibilità di reti telematiche a banda larga al fine di incrementare l’e.Governement, l’e.health, l’e.business, nonché, appunto, l’e.learning, così da far rientrare anche l’istruzione e la formazione culturale nel quadro – mi si consenta il neologismo – dell’e.tutto. Aziendalizzazione e digitalizzazione sono facce della stessa medaglia.
A distanza di poco meno di un ventennio e dopo la crisi economica più duratura e devastante che si sia abbattuta sull’economia mondiale dai tempi del 1929, si resta allibiti constatando la miopia che fin da allora attanagliava la classe dirigente europea. Se la crisi del 2008 ci ha insegnato qualcosa è che a essere in crisi non era solo l’economia reale, l’economy; era piuttosto – e continua ad esserlo – la dottrina economica studiata e insegnata nelle università di tutto il mondo, l’economics, quanto meno nella sua versione mainstream.
L’aspetto più grave, allo stesso tempo meno percepito e meno dibattuto, della crisi del 2008 è che essa è il prodotto non solo, e forse non tanto, dell’instabilità congenita dei mercati, quanto di una regressione culturale che ricorda il declino dell’Impero romano e della cultura latina. Alcuni anni prima della strategia di Lisbona e con ben altra lungimiranza, David Harvey aveva segnalato che la produzione di conoscenza organizzata secondo moduli aziendalistici si stava notevolmente diffondendo e stava acquistando una base sempre più commerciale; «si consideri» – scriveva – «la non agevole trasformazione di molti sistemi universitari del mondo capitalistico avanzato dal ruolo di custodi del sapere e della saggezza a quello di produttori subordinati di conoscenza per il capitale delle grandi aziende».
Negli anni a noi più vicini, questo processo di mercificazione della cultura e aziendalizzazione dell’Università ha subito una rapidissima intensificazione che condurrà nel giro di qualche lustro alla sua definitiva estinzione. Al suo posto avremo Università on line e centri di formazione telematici nei quali un singolo docente potrà fare lezioni a un elevatissimo pubblico di studenti sparsi sull’intero territorio nazionale, o persino all’estero, che assisteranno alla lezione dallo schermo del loro computer o, più probabilmente, dal display dello smartphone: sono i MOOC (Massive Open Online Courses), corsi universitari on line e, in apparenza, gratuiti. Nel 2013 l’UE ha abbracciato con entusiasmo questo progetto e, con la benedizione del CUN e della CRUI (Consiglio Universitario Nazionale e Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), oggi nel nostro paese esistono dozzine di Università telematiche.
Il passaggio dalle Università tradizionali ai MOOC sarà meno traumatico di quanto possa credersi, e lo sarà perché poco appariscente. Già oggi, infatti, le Università che ancora mantengono le lezioni c.d. “frontali” e che preferiscono all’incontro virtuale quello reale, consentendo così a docenti e allievi di guardarsi negli occhi, sono per il resto interamente telematizzate. La distanza fra i due modelli sta diventando sempre più esigua. D’altra parte, in un’epoca in cui pressoché tutti gli Stati devono fare i conti con crescenti vincoli di bilancio, perché mai pagare gli stipendi a un nutrito corpo docente se un singolo professore può, da solo, fare lezione a una platea sterminata? O perché mai assumere docenti a tempo pieno se, analogamente a quanto avviene nelle aziende, anche le Università possono ricorrere a contratti a termine e a incarichi esterni? Quanto, poi, all’accertamento dell’identità personale dello studente richiesta al momento dell’esame, essa avverrà mediante il riconoscimento dell’iride realizzato grazie a fibre ottiche installate sul display.
Ovviamente, una volta registrati, quei dati personali resteranno – insieme a mille altre tracce – in eterno nel cloud e nutriranno i big data. Algoritmi e data mining penseranno a fare il resto, cioè a elaborare perfetti profili di milioni di individui appositamente preparati per ricevere pubblicità commerciale e “spinte gentili” capaci di orientare i comportamenti politici e sociali dell’umanità Dio solo sa verso quali direzioni. Con felice opzione linguistica, Richard Thaler e Cass Sunstein – due noti “architetti delle scelte”, campioni del neoliberismo – hanno chiamato nudge queste morbide costrizioni. Del resto, se le aziende navigano a vele spiegate verso l’industria 4.0, intensamente robotizzata e gestita dall’intelligenza artificiale, perché mai un’Università pensata come un’azienda non dovrebbe seguire lo stesso itinerario di modernizzazione? Già oggi molti esami, ivi compresi i famigerati test d’ingresso all’Università, sono congegnati in modo tale da poter essere valutati da computer e algoritmi.
Cosa ha portato a questo naufragio? C’è una potente ideologia sottostante a questo processo di aziendalizzazione e telematizzazione del mondo, un’ideologia che oggi risulta vincente su scala planetaria proprio perché, dopo la sbornia ideologica che ci ha accompagnato nel secolo scorso, riesce a rendersi impalpabile e invisibile, a presentarsi come approccio deideologizzato, come orientamento puramente pragmatico, pratico ed empirico, come concreta “cultura del fare” che non costringe, ma spinge gentilmente: è l’ideologia neoliberista, un’ideologia invasiva che mette al centro della sua visione del mondo l’efficienza, la crescita economica e il profitto, ed eleva dunque l’impresa a modello organizzativo esemplare sul quale plasmare l’intero ordine sociopolitico, senza escludere dal suo raggio d’azione le istituzioni culturali. Il neoliberismo è una forma di biopolitica il cui obiettivo primario, in larga parte già coronato da successo, consiste nel generare una mutazione antropologica orientata a riplasmare ogni valore umano e ogni categoria culturale al fine di renderle leggibili solo all’interno di un quadro di riferimento strettamente economico.
Ovunque nel mondo le Università sono state risucchiate in questo vortice e l’istruzione, sia scolastica che universitaria, è stata piegata alle logiche del mercato e modellata su categorie quantitative, accantonando la qualità. Nell’Unione Europea sono stati introdotti gli ECTS, European Credit Transfer and Accumulation System, vale a dire il sistema di crediti, meglio noti in Italia come CFU (crediti formativi universitari), sicché la prima cosa che gli studenti imparano è che anche la formazione, la cultura e il sapere si contano e ricadono nelle categorie dell’economico: producono “crediti” e “debiti”.
In stretta analogia con la logica dello scambio mercantile, ciascun corso di laurea (fra triennali e magistrali oggi in Italia sono ben 4454) per rispondere alla “domanda” di istruzione deve dotarsi di una specifica “offerta formativa”, i cui insegnamenti vengono “erogati”, come se i docenti universitari fossero, appunto, erogatori, analoghi alle pompe di benzina o ai distributori automatici di bevande e merendine. E non c’è da stupirsene: i professori universitari non sono più persone che rispondono alla vocazione del docere; sono “punti organico”. Non si tratta di mera sciatteria linguistica, ma di una sofisticata strategia studiata ad arte per colonizzare la mente. In un’ottica di questo tipo, va da sé che si chiamino “prodotti” i risultati dello studio e delle ricerche dei docenti – di quei pochi docenti che, malgrado il peso insostenibile di innumerevoli pratiche burocratiche on line cui devono attendere quotidianamente, trovano ancora il tempo e la voglia di studiare. Sono “prodotti” – e prodotti particolarmente apprezzati sul mercato universitario – persino le lauree, perché la produttività delle aziende universitarie viene misurata, tra l’altro, in ragione del rapporto fra numero di iscritti e numero di laureati, ossia fra la materia prima che entra nel sistema produttivo, l’input, e i titoli sfornati, l’outputo, appunto, il prodotto, che in questo caso viene chiamato “capitale umano” perché costituisce – assieme ai più tradizionali “terra”, “capitale” e “lavoro” – uno dei fattori di produzione.
Per valutare “prodotti” e “produttività” del sistema, esiste ovviamente una vasta rete di agenzie di rating, sia nazionali che internazionali, che emettono responsasulla qualità ed affidabilità di Atenei, Dipartimenti e Corsi di laurea ed è sulla scorta di queste quotazioni che i Governi distribuiscono i fondi pubblici, peraltro sempre più esigui. Atenei e Dipartimenti sono perciò spinti sul terreno della concorrenza reciproca, esattamente come qualsiasi azienda. Come per queste ultime, il criterio guida è “scannatevi a vicenda, quanto più intensamente e celermente potete”. I criteri e i parametri mediante i quali le agenzie del rating universitario misurano l’“eccellenza” – parola magica che in realtà fa rabbrividire – sono strettamente aziendalistici. Sia sul terreno della ricerca che su quello della didattica, vi predomina di gran lunga il profilo quantitativo rispetto a quello qualitativo, difficile da misurare, mentre è decisamente più facile – e infinitamente più cretino – affidarsi a criteri bibliometrici, citazionali e di classificazione delle riviste. Due cose accomunano le poco note agenzie del rating universitario alle più note Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch: sia le une che le altre sono viziate da pesanti conflitti d’interesse e in entrambi i casi i responsa che emettono hanno la stessa affidabilità di quella un tempo attribuita all’oracolo di Delfi. Cionondimeno sono attesi e venerati con la stessa fiducia che un tempo nutriva la fede in Apollo. Che la credulità sia diffusa nella confraternita di economisti e operatori finanziari sempre in attesa del verbo di Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch sorprende poco; che un’analoga fiducia nel rating universitario sia diffusa anche presso il ceto intellettuale e i professori universitari stupisce di più.
Lo strumentario per realizzare il controllo e il successivo rating delle Università è molto nutrito ed è, ovviamente, rigorosamente telematico. C’è la VQR (Valutazione della Qualità delle Ricerca); la SUA-RD (Scheda Unica Annuale per la Ricerca Dipartimentale); l’AVA (Autovalutazione e Accreditamento dei corsi di studio); per tacere, infine, della farneticante normativa che disciplina procedure e merito dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, l’ASN. Esistono, inoltre, dozzine di altri acronimi altisonanti e indecifrabili (il GOMP, l’IRIS …) e altri infiniti adempimenti burocratici, variabili da Ateneo ad Ateneo e da Dipartimento a Dipartimento, ai quali i docenti devono attendere ogni giorno. Il risultato di questa iperburocratizzazione debordante e ottusa è che i docenti sono costretti a dedicare la maggior parte del proprio tempo e delle proprie energie intellettuali a un profluvio di adempimenti burocratici che, nei rari casi in cui non nuocciono all’Università, sono decisamente inutili: servono solo a sottrarre tempo ed energie allo studio e alla didattica.
Occorre dirlo e dirlo con forza e chiarezza: la digitalizzazione telematica ha spianato un’autostrada alla marcia trionfale della iperburocratizzazione dell’Università. Il web, al cui fascino irresistibile e perverso pochi riescono a sottrarsi, ha spalancato all’ANVUR – l’organismo che governa e controlla l’Università con poteri di gran lunga maggiori di quelli del Ministero dell’Istruzione – sconfinate praterie da conquistare e colonizzare con armi telematiche. Quel che lascia esterrefatti è che Atenei e Dipartimenti ne seguono le orme con entusiasmo, nella convinzione – non so se più stupida o più ingenua – che digitalizzare la burocrazia significhi ridurla, renderla più snella, leggera, agile e impalpabile. Il risultato è stato invece quello di farle assumere dimensioni elefantiache. Negli anni Settanta, quando ero studente presso la Facoltà (come si chiamava allora) di Scienze Politiche, il personale tecnico-amministrativo contava sì e no quattro o cinque addetti che riuscivano ad espletare le loro funzioni in modo esemplare. L’attuale Dipartimento omonimo presso il quale ora insegno, che è all’avanguardia sulla via del “progresso” telematico, annovera non meno di due dozzine di dipendenti i quali, malgrado la loro incondizionata dedizione e l’indiscutibile professionalità, arrancano con fatica per attendere agli infiniti adempimenti telematico-burocratici cui sono quotidianamente sottoposti, analogamente al corpo docente.
Sulla crisi dei sistemi d’istruzione superiore e universitaria esiste una robusta letteratura, sia italiana che straniera, e a essa non si può che rinviare chiunque abbia voglia di saperne di più. C’è tuttavia un aspetto cruciale sul quale questa letteratura non insite a sufficienza. I maggiori responsabili della catastrofe universitaria non sono né i governi, né la crisi economica che ha costretto a drastici tagli di bilancio; non lo sono nemmeno i burocrati in sé, che si limitano ad applicare norme che non hanno fatto loro e che non hanno interesse a giudicare; ancor meno responsabili sono gli studenti, i quali sono solo le vittime di un sistema perverso. I responsabili maggiori del collasso dell’Università – addolora dirlo – sono i docenti universitari che, salvo sporadiche e deboli proteste, non hanno mosso un dito per impedire la catastrofe aziendalistico-telematica dell’Università. Per qualche ragione difficile da comprendere, hanno passivamente assecondato il sistema, rendendosi complici del tracollo. Ammaliati dal fascino di un presunto “progresso” che fluttua nel cloud su ali telematiche; catturati dall’immagine di una certa efficienza aziendalistica incarnata dalla figura del manager, adempiono con zelo tutte le prescrizioni di una normativa il cui obiettivo ultimo, e neanche troppo nascosto, è lo smantellamento dell’Università.
Come molte altre istituzioni, la vecchia Università era certamente piena di molti e gravi difetti, fra i quali spiccava il nepotismo familistico. Ma era anche piena di pregi e di alte qualità: non ha mai pensato che la cultura fosse merce; non ha mai creduto di essere un surrogato degli uffici di collocamento sul mercato del lavoro e non ha mai imposto agli studenti tirocini gratuiti a beneficio di enti pubblici e aziende private; ha invece provveduto alla formazione piuttosto che all’informazione e, infine, ha tenacemente difeso la sua autonomia contro ogni invadenza burocratica. Certamente l’Università italiana non era peggiore di quelle di altri paesi, così come non era peggiore la scuola che, malgrado tutto, continua ancora a essere una fra le migliori al mondo. Per correggere i difetti di cui soffriva l’Università si sono prescritte cure peggiori del male che si voleva curare, cure che hanno però il fascino del cambiamento, dell’innovazione, del progresso. Disgustato dalla teleburocratizzazione dell’Università trasformata in azienda, un professore dell’Ateneo genovese, Accademico della Crusca, si è dimesso e il suo gesto esemplare dovrebbe essere seguito in massa. Invece i più si adeguano, avallando così le istanze della burocratizzazione telematica. Sono pochi i docenti che non si piegano alla VQR, alla SUA, all’AVA, alle regole dell’ASN e agli altri infiniti adempimenti che stanno schiacciando l’Università; pochi quelli che si rifiutano di far parte di commissioni di valutazione di pari o di altri organi di controllo e accreditamento; pochi, troppo pochi, quelli disposti a imboccare la strada della disobbedienza civile e del boicottaggio del sistema, che è forse l’unica strada che resta per arrestare la deriva.
«Ci troviamo nel bel mezzo di una crisi di proporzioni inedite e di portata globale» – scriveva qualche anno fa Martha Nussbaum; e proseguiva: «Non mi riferisco alla crisi economica mondiale che è iniziata nel 2008. In quel caso, almeno, tutti si sono resi conto della crisi in atto e molti governi nel mondo si sono dati freneticamente da fare per cercare delle soluzioni […]. Mi riferisco invece a una crisi che passa inosservata, che lavora in silenzio, come un cancro; una crisi destinata ad essere, in prospettiva, ben più dannosa per il futuro della democrazia: la crisi mondiale dell’istruzione». La citazione è piuttosto lunga e chiedo venia al lettore; ma quel che segue merita di essere riportato tale e quale. «Sono in corso radicali cambiamenti riguardo a ciò che le società democratiche insegnano ai loro giovani, e su tali cambiamenti non si riflette abbastanza. Le nazioni sono sempre più attratte dall’idea del profitto; esse e i loro sistemi scolastici stanno accantonando, in maniera del tutto scriteriata, quei saperi che sono indispensabili a mantenere viva la democrazia. Se questa tendenza si protrarrà, i paesi di tutto il mondo ben presto produrranno generazioni di docili macchine anziché cittadini a pieno titolo, in grado di pensare da sé, criticare la tradizione e comprendere il significato delle sofferenze e delle esigenze delle altre persone. Il futuro delle democrazie di tutto il mondo è appeso a un filo».
Sante parole. Ma siamo sicuri che le “docili macchine” incapaci di “pensare da sé e criticare la tradizione” stiano solo dall’altra parte della cattedra? Forse è giunto davvero il tempo d’intonare il Requiem.
Endovelico è un Dio ctonico, proveniente dagli inferi, o almeno dai mondi sotterranei. Egli possiede vari attributi come la profezia, la guarigione, la terra ma anche la vegetazione e l’aldilà. Il suo culto è saldamente legato alla collina oggi conosciuta come São Miguel da Mota nel comune di Alandroal. Infatti, era venerata dai popoli della provincia romana di Lusitania, forse anche più che in epoca preromana. È un Dio dai molti volti che, nella mitologia, avrebbe visitato gli inferi per ottenere il potere della guarigione.
In seguito fu accettato dagli stessi Romani, che lo paragonarono ad Asclepioo a Serapidee lo resero un Dio relativamente popolare.
Etimologia
Negli ultimi due secoli, diverse etimologie sono state attribuite a Endovelico. In primo luogo, il teonimio appare in diverse forme: Endovelico, Enobolico, Indovellico, Endovollico, Enovolico. Ciò può essere dovuto a differenze nel dialetto e/o a diversi aspetti del Dio, di cui parleremo più avanti. Sebbene le iscrizioni siano tutte nello stesso luogo, persone provenienti da tutta Lusitania sono confluite, in pellegrinaggio, al suo tempio e hanno consacrato le loro iscrizioni alla divinità, il che spiega le differenze dialettali.
Sono state trovate anche molte iscrizioni, dedicate a un Dio chiamato Vaelico o Velico. Sono stati tutti trovati a Candeleda, in Spagna, nel territorio di Vetton. È probabile che questo Dio fosse lo stesso di Endovelico.
Vettoni, artista sconosciuto.
José Leite de Vasconcelos, prolifico etnografo, archeologo e scrittore portoghese che ha scritto molto sulla filologia e la preistoria portoghese, un vero pioniere di questo tipo di studi, è stato il primo ad analizzare l’etimologia del teonimo. Sostiene che Endovelico deriverebbe da una parola protoceltica ricostruita in *Andevellicos. La radice *ande indicherebbe un prefisso di intensità, e *vellicos verrebbe da *vello, che in gallese e nel bretone moderno si è evoluto in gwell, che significa “buono” o “migliore”. Così, *ande seguito da *vellicos significherebbe “il Molto Buono”. Più tardi, un altro esperto, Cardim Ribeiro, ha esteso questo significato a “colui che è benevolo”. Queste deduzioni cominciano a illuminarci sulla natura di questa divinità.
Secondo Antonio Tovar, storico, linguista e filologo spagnolo, Endovelico potrebbe invece essere una deformazione di Endobelico, un aggettivo formatosi su Endo-Beles (Indibilis), che significherebbe “l’oscuro”, “il molto oscuro” o “il molto oscuro” rendendolo una divinità degli inferi.
Tornando al nome Vaelico, deriverebbe dal celtico *uailo-, dal proto-indoeuropeo *wĺ̥kʷos, entrambi significano “lupo”, “pericoloso”. Se accettiamo che Vaelico ed Endovelico siano finalmente uno solo, questa etimologia si applicherebbe anche all’Endovelico.
Mappa delle città dei Vettoni nella penisola Iberica
Una teoria più recente è stata proposta, sarebbe una parola presa in prestito dal proto-basco, dalla radice *bels. In questo caso, il nome originale sarebbe stato *Endo-belles, “il più nero”, corrispondente quindi alle caratteristiche ctonie.
Per concludere, possiamo dedurre che secondo la proposizione etimologica che viene fatta, Endovelico può essere o una divinità benevola associata all’aiuto e alla benevolenza verso il suo popolo, o una divinità oscura e ctonica che veglia sul regno dei morti, come il greco Ade o il romano Plutone.
Si dà il caso che, sulla base delle epigrafi, dei suoi epiteti, dell’interpretazione romana a lui applicata e del contesto geografico dei suoi culti, potrebbe essere entrambe le cose.
Il contesto geografico dei culti Endovelico
Il tempio romano di Terena
Il tempio romano di Endovelico si trovava sulla cima di una collina vicino a Terena, in Portogallo. Più tardi, vi fu costruita una chiesa di San Michele, che forse nel frattempo era stata riadattata dagli Alain. In seguito, i musulmani trasformarono il tempio in una moschea e, con la Reconquista, il tempio divenne di nuovo un edificio cristiano. Questa chiesa è ora in rovina, così come il vecchio tempio di Endovelico.
Il tempio era, molto probabilmente, un grande edificio con colonne e statue, come tutti gli altri santuari romani. Il marmo, materiale che indica la grandezza e il valore che i romani diedero a questa divinità, così come alcune delle epigrafi del tempio furono utilizzate per costruire altre infrastrutture dopo la fine del culto di Endovelico, ovvero la suddetta chiesa, intorno al V secolo d.C..
Intorno al tempio ci sono resti di una fortificazione, ed è possibile che questo luogo fosse già utilizzato come luogo religioso prima dell’intervento romano.
Gli archi dell’università di Evora, sostenuti da colonne provenienti probabilmente dal tempio di Endovelico
Nel 1559, il tempio era ancora relativamente ben conservato quando il cardinale Henrique ordinò la rimozione di 96 colonne di marmo dal sito per la costruzione del Colégio do Espírito Santo a Évora. L’antico tempio romano era sicuramente uno spettacolo da vedere, e certamente uno dei più importanti dell’intera penisola iberica.
Dell’edificio sono rimaste solo le fondamenta. Tuttavia, gli scavi archeologici hanno portato alla luce ceramiche e anfore, nonché altari votivi dedicati a Endovelico, e hanno portato alla scoperta di diversi elementi architettonici, tra cui i “pozzi” realizzati nella roccia. Le vasche suggeriscono l’esistenza di riti, sacrifici di animali e, possibilmente, celebrazioni di carattere rituale.
L’aspetto importante da ricordare qui è la cima della collina dove si trovava il tempio, perché è un’indicazione delle funzioni di Endovelico.
Rocha da Mina, un possibile tempio preromano di Endovelico
Non lontano dal colle di Terena, dove un tempo sorgeva il tempio romano di Endovelico, si trova un antico luogo di culto preromano. È conosciuta come Rocha da Mina, dove un tempo si trovavano molte querce (che ora stanno scomparendo a causa della diffusione dell’eucalipto). È circondata da un fiume chiamato Lucefecit.
L’antico tempio si trova ugualmente in cima a una collina, raggiungibile con una scala. In cima c’è un altare e un pozzo, entrambi utilizzati per scopi rituali. I pozzi erano comuni nei santuari dell’età del ferro, che erano generalmente associati al culto delle divinità ctonie.
Il tempio di Rocha Da Mina visto dal basso
Alcune iscrizioni in Endovelico dicono che l’Incubatio faceva parte del culto di questo Dio. È un’antica pratica di divinazione che consiste nel dormire nel tempio di un Dio o di una Dea, o nelle vicinanze, per ricevere la visita della divinità nei suoi sogni. E questo per cercare consigli, ispirazione, ecc… Vasconcelos ha ipotizzato che ci fosse una cavità o una tana vicino al tempio romano di Endovelico dove si praticava l’incubatio. La sua affermazione deriva principalmente dal fatto che una qualche forma di cavità sarebbe un mezzo per stabilire un contatto con gli inferi, su cui probabilmente regna questo Dio.
Il sito di culto preromano è stato scoperto solo negli anni ’90, molti anni dopo la morte di Vasconcelos. Pertanto, il pozzo di Rocha da Mina potrebbe essere quello che è stato utilizzato per praticare l’incubazione, come previsto da Vasconcelos.
Una scena di incubazione in un asclepione, che equivaleva a far addormentare il paziente in modo che Asclepio venisse da lui in sogno per diagnosticare la sua malattia ed eventualmente indicare il rimedio appropriato, i sacerdoti medici avrebbero poi interpretato questi sogni per tradurli in una prescrizione. L’Asclepione era un tempio dedicato ad Asclepio in cui i medici erano formati ma dove i pazienti erano anche accolti. bassorilievo, Grecia V secolo a.C., in mostra al Museo Archeologico del Pireo ad Atene.
Vicino a Rocha da Mina e intorno all’area del fiume Lucefecit, si trova anche una necropoli megalitica, che sottolinea ulteriormente la natura ctonica di questo sito.
Herminius Mons: Avrete notato lo strano nome del fiume che circonda questi antichi templi. Molto probabilmente ha una radice nel nome Lucifero, spesso associato al Diavolo, ma anche un nome per Venere (Nota dell'autore: in origine, per i romani, Lucifero personificava la "stella del mattino" (Venere). Prima del sole, annunciava l'arrivo della luce dell'alba). Tuttavia, a causa della natura ctonica dei siti che circondano questo fiume, è probabile che abbia ricevuto questo nome in epoca cristiana. Afonso X, re di Leon e di Castiglia, scrisse il Cantigas de Santa Maria, uno dei più importanti documenti dell'antica lingua portoghese (chiamato anche galiziano-portoghese). Non sono stati scritti in castigliano perché il galiziano-portoghese era la lingua ufficiale della poesia e della musica in Iberia nel Medioevo. In ogni caso, questi canti erano dedicati a Maria di Terena. Nel canto 213, c'è una conversazione con il diavolo e uno dei versi dice "Dun rio que per y corre, de que seu nome non digo", che può essere tradotto approssimativamente come "Da un fiume che lo attraversa, il suo nome non lo dirò". Questo è il fiume Lucefecit di Terena, perché è da Lucifero il cui nome è stato comunemente evitato, il che può confermare l'origine del nome Lucefecit.
Il tempio di Vaelico
La divinità Vaelico aveva un luogo di culto a Candeleda, in Spagna. Questa zona apparteneva ai Vettoni, una tribù indigena vicina ai Lusitani.
Anche se non è rimasto molto, sappiamo che in questa zona c’erano molti lupi (ricordiamo l’etimologia del nome Vaelico) e che alcune epigrafi furono utilizzate come materiale da costruzione per una chiesa di San Bernardo. Per quanto riguarda Rocha da Mina, c’è una necropoli vicino a quello che un tempo era il tempio di Vaelico.
Forse era un luogo di culto più semplice, forse più primitivo, come quello di Rocha da Mina, il tempio principale è quello di Terena.
Castrum di El Raso, Candelada, Àvila, Spagna È stato occupato dai Vettoni
Endovelico/Vaelico: un Dio multifunzionale
Il Signore degli Inferi
Come ulteriore elemento che rafforza la natura ctonia di Endevelico, che abbiamo precedentemente abbozzato studiando il suo culto preromano, c’è un’iscrizione ad esso dedicata. Dice:
Concentriamoci sulla formula “ex imperato averno”, che si distingue dal resto. Può essere tradotto come “per ordine degli inferi” o “per ordine infernale”. È anche un accattivante indizio che fa luce sul ruolo di Endovelicus.
Il fatto che i templi dedicati a Endovelicus si trovino in cima alle colline può anche significare che le montagne erano profondamente radicate nella Terra, stabilendo un collegamento di fatto con gli inferi. Hanno così permesso a Endovelico di agire sul mondo di mezzo, la terra degli uomini viventi, attraverso di loro.
Come ulteriore interessante scoperta, ci vengono fornite incisioni e statue, alcune raffiguranti cinghiali e maiali, nel tempio di Terena. Infatti, questi animali sono tradizionalmente, nelle religioni pagane, associati agli inferi e alla morte. Le altre incisioni, che rappresentano foglie di palma o corone, sono simboli dell’immortalità, quest’ultima può servire anche a simboleggiare il suo status di sovrano degli inferi.
Infine, Cicerone scrisse:
Una tomba non è stata formalmente completata come tale fino a quando non sono stati eseguiti i riti e non è stato ucciso un maiale".
Infatti, i monumenti funebri greci raffiguravano spesso anche cinghiali, così come quelli dei romani, che a volte mostravano un cinghiale che divorava la vittima. Allo stesso modo, i Celti seppellivano i loro morti con ossa di maiale o con lo scheletro intero di un maiale. Un carro armato sepolto nello Champagne era accompagnato da un intero scheletro di cinghiale. Questo non solo perché gli europei concepivano queste bestie come esseri psicopompi, ma anche perché rappresentavano la forza vitale dell’antenato, che permetteva ai morti di reincarnarsi.
Statua di cinghiale in bronzo di un santuario celtico di Neuvy-en-Sullias, I Sec. a.C.
Alcuni considerano un’altra dea celtica, Ataegina, come la Signora degli Inferi e quindi imparentata con Persefone e Proserpina. Sarebbe logico che Endevelico fosse la sua compagna, come Signore degli Inferi. Ataegina è anche associata al cambio di stagione, proprio come i suoi omologhi greco-romani. Così passa metà dell’anno negli inferi, autunno e inverno, e l’altra metà, primavera ed estate, nel mondo dei vivi.
Endovelico potrebbe quindi anche essere associato al ciclo naturale delle stagioni. Durante Thesmophoria, una festa greca che si svolge nel tardo autunno, i maiali morti vengono gettati in grotte sotterranee per marcire ed essere mangiati dai serpenti. Questo rito ha lo scopo di piangere la discesa di Persefone all’inferno e di celebrare il suo ritorno in primavera. I resti sono stati poi portati negli altari e mescolati con i semi per ottenere raccolti migliori. Qui tutte le associazioni si sovrappongono, sia che riguardino la dualità tra gli inferi e le cime delle montagne, sia che riguardino la vegetazione, che simboleggia il ciclo vegetale che il seme inizia sottoterra prima di crescere verso il cielo, e la benevolenza e la cura che Endovelicus porta al suo popolo.
Torniamo alla teoria che pone come origine del teonimio Vaelico, la parola celtica per “lupo”, un lupo che non sembra essere associato al tempio di Terena. Tuttavia, è stato probabilmente associato a Candeledo, infatti il nome del luogo dove si trova il tempio di Vaelico è Postoloboso. “Lobo” significa “lupo” in spagnolo e portoghese, ed è un suffisso comunemente usato per trasformare le parole in aggettivi. Infine, Loboso ci dice che ci sono molti lupi in questa regione.
Seguendo questa logica, potrebbe essere che i cinghiali siano comuni a Terena, spiegando la loro associazione con Endovelico, così come i lupi sono stati associati a Vaelico, la versione vettiana di questa divinità.
Funzioni
Una divinità guaritrice e oracolare
Nonostante la natura ctonica di Endevelico, era associata alla salute. Questo può sembrare contraddittorio a prima vista, soprattutto dal nostro punto di vista moderno, dove la morte è vista come qualcosa che non dovrebbe esistere, una sorta di anomalia. Eppure nel mondo antico non era raro che le divinità guaritrici fossero associate agli inferi. Qui alcune iscrizioni descrivono le sue qualità di guaritore. I fedeli, infatti, hanno inciso i loro nomi, specificando che hanno rispettato i loro voti, e questo per ottenere il recupero di un loro parente.
Sappiamo anche che nell’antica Grecia il culto di Asclepio, il Dio della medicina e della guarigione, prevedeva rituali, sacrifici e la pratica dell’incubazione. Tuttavia, abbiamo visto che questa pratica è stata praticata nel culto di Endovelico. Inoltre, c’è anche un’epigrafe in Endovelico che sembra rappresentare un cane, un animale che, insieme al serpente, era un simbolo sacro di Asclepio. In un mito, il Dio greco si mescola anche con gli inferi, cercando di resuscitare i morti. Egli conduce così Zeus a dividerlo con un fulmine, punendo così uno proibito.
Tempio d’Asclepio, Robert Thom
Un altro aspetto che è giunto fino a noi anche attraverso le iscrizioni è l’aspetto oracolare. Ci ricorda anche Apollo, padre di Asclepio, che era anche associato alla guarigione. Le consacrazioni, firmate dai loro autori, attestano la buona volontà di questi ultimi che avrebbero eretto altari o monumenti in Endovelico, in risposta alla risposta oracolare che aveva offerto loro.
Per concludere questi confronti, utilizziamo la coppia di statue che si trovano anche nel tempio romano di Endovelico. Rappresentano figure cariche di offerte o oggetti sacri. Una di queste statue sembra portare o una figura canina, forse legata ai cani sacri di cui sopra, o un uccello. Mentre l’altro porta sia il corvo che il cigno. E’ difficile per noi discernere l’esatto tipo di uccello rappresentato a causa degli estesi danni che ovviamente hanno subito.
Un busto di Endovelico mostra anche un uomo barbuto rappresentato in modo molto simile alla statua di Asclepio a Epidauro.
Statua d’Asclepio del tempio di Epidauro
Saint-Michel
In primo luogo, come precedentemente notato, una chiesa dedicata a San Michele è stata costruita nel punto esatto dove si trovava il tempio romano di Endovelico. Molti dei materiali utilizzati per la sua costruzione sono stati recuperati dall’edificio pagano.
In secondo luogo, la collina dove si trovavano le due costruzioni si chiama ancora oggi São Miguel da Mota (San Michele di Mota, in portoghese). Il culto di Endovelico continuò così fino al V secolo d.C., e fu infine sostituito dal culto di questo santo cristiano.
Questa logica risiede nel fatto che in definitiva San Michele è un patrono dei malati, un santo guaritore, per non parlare delle sue rappresentazioni generali in cui calpesta Satana, un drago o una sorta di entità demoniaca, che potrebbe essere un’allegoria di Endovelico. Questo non solo per la sua natura ctonica, ma anche perché gli dei pagani sono, in generale, considerati in modo infantile dai cristiani come idoli diabolici.
l’interpretazione romanica di Fauno e Silvano
Cardim Ribeiro ha condotto uno studio in cui ha analizzato le somiglianze tra Endovelico e le divinità romane Fauno e Silvano, in particolare confrontando le loro rappresentazioni e simboli.
Prima di tutto, questi Dei romani sono entrambi associati alle foreste, all’agricoltura, alla natura, all’allevamento, alla fertilità e hanno anche funzioni di tutela.
Silvano era solitamente raffigurato come un uomo barbuto con una corona di pini. Abbiamo visto prima che Endovelico era rappresentato anche come un uomo barbuto. Una delle sue epigrafi comprende anche un’incisione in pino. Anche le offerte fatte a queste divinità erano simili: maiali, uva e uccelli.
Statua di Silvano, museo delle terme di Diocleziano, Roma
Poi, gli epiteti e le forme di iscrizione erano le stesse anche per Endovelico e Silvano. Deus, sanctus e praestantissimus e praesentissimus (sempre in atto e sempre presenti) erano epiteti condivisi da queste divinità. Le formule pro saluto, ex visu, ex iussu ed ex imperato/imperio compaiono anche sulle iscrizioni dedicate ad entrambi.
Oltre alle funzioni simili tra Fauno e Silvano, ci sono altri aspetti che collegano Fauno alla divinità iberica Endovelico.
Il primo è l’aspetto oracolare del Fauno. Il culto di questa divinità ruota anche intorno ai sogni, sogni che permettono di acquisire la sua guida. I luoghi di culto del Fauno potrebbero essere in natura, proprio come il tempio preromano di Endovelico. La voce della divinità romana emanava anche dalle grotte, dalle rocce e dal sottosuolo, proprio come quella di Endovelico.
Il Fauno danzante del giardino di Lussemburgo
L’etimologia del Fauno è, dopo tutto, molto simile a quella dell’Endovelico. Una proposta dice che deriva dal latino faveo, che significa “il favorevole” o “il benevolo”. È quindi simile alla già citata etimologia di Endovelico, proposta da Ribeiro.
Un’altra teoria dice che il teonimio romano deriva dalla radice proto-indoeuropea *dhau-, che significa “uccidere”. Da questa radice deriva il dauno illirico, che significa “lupo”. Pertanto, il nome Faunus avrebbe potuto originariamente avere lo stesso significato, creando un ulteriore possibile legame tra Vaelico e Faunus.
Note finali
Endovelico sembra essere stata una divinità di primaria importanza, non solo per gli antichi popoli che abitavano l’ovest della penisola iberica, ma anche per la popolazione romana venuta qui dopo la conquista della penisola iberica. Agendo su molti aspetti del nostro mondo, egli è un Dio potente ed è stato ampiamente venerato.
Presiede gli inferi, senza dubbio al fianco della sua compagna Ataegina. Forse c’era un mito simile a quello dello stupro di Proserpina, ormai perduto nel tempo. Endovelico rappresenta anche la vostra conoscenza accumulata delle vite passate, i ricordi dei vostri antenati, che dovete recuperare per poter rinascere e diventare voi stessi.
Il sollevamente di Proserpina, Gian Lorenzo Bernini, scolpito tra il 1621 e il 1622
Ma oltre al suo lato ctonio, era anche un Dio legato alla buona salute. Endovelico poteva anche vegliare sulle foreste, sui raccolti e sul cambio di stagione. È probabile che il tempio romano avesse una classe di sacerdoti che vegliavano sul santuario e sui relativi riti, magari accompagnati da un oracolo.
Maiali, cinghiali e uccelli sembrano essere gli animali ad esso associati. Uva, pini, foglie di palma e corone sono anche alcuni dei suoi altri simboli.
Troverete la presentazione delle altre divinità celtiberiane nelle prossime parti.
Kaspar Hauser venne trovato il lunedì di pentecoste del 1828 in una piazza di Norimberga, mal vestito e apparentemente smarrito, come uno vissuto, fino a quel momento, in completo isolamento. La sua età era di circa 16 anni. Le uniche parole che conosceva erano il suo nome e qualche frase per lui priva di significato. Aveva in mano un biglietto nel quale si chiedeva al funzionario cui era indirizzato di ucciderlo o di appenderlo al camino se avesse trovato che egli non era buono a nulla. Su Kaspar Hauser sono stati scritti un numero incredibile di libri e di articoli, sono stati girati due film e in Germania c’è un raduno annuale dei simpatizzanti del “Fanciullo d’Europa” (das Kind Europa’s), come viene spesso chiamato: già dietro questo nome si nasconde un misterioso fascino.
Per la complessità dell’argomento è molto facile perdersi, così mi limiterò a qualche riflessione di carattere più esteriore, per quanto sia possibile, in questa vicenda, scindere la parte esteriore da quella più esoterica. Le mie considerazioni sono basate, soprattutto ma non unicamente, sullo studio dei testi di Peter Tradowski – che ho avuto il piacere di conoscere qualche anno fa in occasione di un suo seminario svoltosi a Milano – perché è molto completo e soprattutto perché affronta il tema nell’ottica della Scienza dello spirito. Prima di fare qualsiasi commento sull’argomento Hauser bisogna tener conto dell’articolo apparso sullo Spiegel nel 1996, in cui viene messo in risalto il fatto che due istituti di ricerche genetiche, uno in Germania e l’altro in Inghilterra, hanno constatato che il sangue trovato su un indumento che Kaspar Hauser avrebbe indossato al momento dell’assassinio non sarebbe quello del figlio di Stephanie de Beauharnais, come ventilato da molti, e quindi non può essere il successore al trono del Baden-Wuertemberg.
In primo luogo si deve tenere in considerazione il margine d’errore nel metodo di queste analisi, tanto più che i ricercatori stessi hanno detto di essere arrivati molto vicini al limite della prova. Anche nella criminologia moderna queste analisi non sono sempre sufficienti per condannare qualcuno. Nel caso di Kaspar Hauser si tratta di prelievi fatti su un indumento, un presunto indumento di 150 anni fa. Dico “presunto indumento”, perché l’editore dello Spiegel è stato varie volte sollecitato, vanamente, a partecipare a incontri per chiarire alcuni punti essenziali:
1. Dove sono stati custoditi gli indumenti in questione?
2. Chi ha commissionato e pagato le analisi?
Nessuno ha mai risposto a queste domande. Inoltre, il prelievo del sangue con il quale si sono confrontati i risultati di queste analisi, è stato fatto su una lontana discendente di colei che avrebbe dovuto essere la madre. Si parte sempre dal principio, come nell’ebraismo, che sia la madre a determinare la discendenza. All’articolo dello Spiegel, che ha suscitato una grande eco, bisogna lasciare lo spazio che merita ogni notizia dei media: sono facilmente manipolabili. Nel caso specifico, la notizia viene emessa come un verdetto dalle altezze della scienza per porre la parola fine alla vecchia disputa sulle origini di Kaspar Hauser. Ma ha avuto l’effetto opposto, ha riacceso l’interesse per il Fanciullo d’Europa, che ancora oggi esercita un fascino quasi magico su molti uomini.
Come può anche essere una forza misteriosa, occulta che vuole tramandare alla posterità il messaggio che viene dalla corrente di chi lo ha assassinato. E non poche persone vedono l’articolo dello Spiegel sotto questa luce. Tuttavia, per onestà intellettuale, dobbiamo prendere in considerazione l’attendibilità di queste analisi. In questo caso verrebbe escluso il crimine dinastico, ma rimarrebbe pur sempre il mistero Kaspar Hauser, il fanciullo trovato nelle strade di Norimberga un lunedì di Pentecoste.
Doveva essere qualcuno di molto importante, tanto da tenerlo, fin dalla più tenera infanzia, chiuso in un luogo buio, dove non poteva mai stare in piedi con due cavallini di legno come unico giocattolo. Nessuno per insegnargli a parlare, solo un uomo vestito di nero col viso coperto gli portava pane e acqua come unico cibo. Per tagliargli le unghie gli veniva somministrato un sonnifero. C’era dunque una grande preoccupazione di non farsi mai riconoscere. Era una situazione molto scomoda, un grosso impegno col rischio della pena di morte nel caso si venisse scoperti. Se fosse stato un povero balordo, come si era tentato di far credere, perché congegnare un piano così rischioso? Non era più semplice ammazzarlo? E anche se fosse stato l’erede al trono, i crimini dinastici in quell’epoca erano all’ordine del giorno.
Comunque, fra la popolazione serpeggiavano diverse voci, perché regnava una dinastia che non avrebbe dovuto regnare e, nella casata che avrebbe dovuto regnare di diritto, sono successi eventi molto strani: si sussurrava che un figlio appena nato fu sostituito da un altro neonato malato che morì poco tempo dopo. In quella dinastia c’era anche un secondo figlio, di nome Alessandro, che sembra sia stato assassinato.
IL RITROVAMENTO
Ma veniamo al momento dell’apparizione di Kaspar Hauser nelle strade di Norimberga. I primi ad avvistarlo sono due calzolai: lo vedono scendere titubante per la strada, si avvicinano ma non riescono a ricavare nulla dagli strani suoni che emette. Tiene in mano un biglietto con l’indirizzo del capitano della cavalleria. Lo conducono dal capitano che non è in casa; il giovane rifiuta con disgusto ogni cibo che gli viene offerto, accetta solo pane e acqua e si addormenta pesantemente. Gli accade spesso di piombare in un “sonno profondo: perché il contatto col mondo gli era quasi insopportabile, i suoi sensi così acuti lo mettono a dura prova e se non fosse per la sua eccezionale tempra si sarebbe irrimediabilmente perso, psichicamente”. Più tardi, quando vede il capitano in uniforme luccicante, Kaspar Hauser rimane affascinato, si mette a toccarlo, a tastarlo in modo puerilmente ingenuo. Si può capire che il capitano rimane scioccato dal comportamento di questo ragazzo che non è più un bambino. Non riesce a ricavare nulla dai discorsi del giovane; senza perdere tempo lo fa condurre alla polizia. E con questo gesto di rifiuto del capitano, si può dire che sia fallito il piano degli avversari di Kaspar Hauser, che volevano farlo sparire nell’anonimato, ne volevano fare un povero garzone di stalla incapace di esprimersi e di comunicare.
Pensavano di aver creato un corpo non più in grado di accogliere un Io. Si rimane impressionati dalle abili mosse dei suoi avversari, perché presuppongono una profonda conoscenza esoterica: il fatto di aver riconosciuto, prima ancora che si incarnasse, l’entità spirituale che stava dietro Kaspar Hauser, la cui missione temevano più di ogni altra cosa. Ma non hanno tenuto abbastanza conto della sua eccezionale forza spirituale. E della costellazione di incontri con personalità particolari. Anche i poliziotti non sanno cosa fare del ragazzo. Egli si limita a ripetere senza capo ne coda le poche parole di dialetto che l’uomo in nero gli aveva insegnato. Vuole afferrare la fiamma della candela, si brucia e si mette a piangere. Finalmente scrive con grande difficoltà su un foglio di carta il nome che porterà attraverso il mondo: Kaspar Hauser. Poi viene condotto nella prigione della torre insieme con un garzone macellaio che ha il compito di tenerlo sotto osservazione. Comincia un periodo di nuove sofferenze. Presto si sparge la voce sullo strano trovatello. La gente giunge da lontano per vederlo e toccarlo, gli porta dei doni, gli vuole bene. Ma per il fanciullo è troppo, non regge i continui contatti con estranei, è una terribile sofferenza che gli fa rimpiangere la sua cella buia e tranquilla con l’uomo in nero che riteneva essere suo padre.
UN FANCIULLO INNOCENTE
Si può vedere, tuttavia, un aspetto positivo nello strano destino di essere stato messo sotto la sorveglianza del guardiano Hiltel, un uomo semplice, un uomo di cuore che a contatto con i prigionieri si è fatto una sorprendente esperienza di buon osservatore.
Egli ha saputo, infatti, riconoscere in quel giovane scialbo e incapace di esprimersi, la purezza, l’innocenza, il candore. Hiltel dice che vorrebbe tenerlo in casa se non avesse già il peso di otto figli. Ha avuto una prova inconfutabile della sua innocenza quando, insieme con sua moglie, lo hanno spogliato per la prima volta: era naturale come un bambino e non provava alcun imbarazzo per la sua nudità, come se non fosse stato toccato dal peccato originale. A questo proposito Steiner diceva di non aver rintracciato alcuna incarnazione né prima né dopo della sua vita in Germania. Lo chiamava “l’Atlante”, riferendosi all’antica epoca evolutiva dell’Atlantide in cui esseri spirituali si mescolavano agli uomini per aiutare a portare avanti l’umanità. Non esisteva ancora la scrittura, perché gli uomini avevano una memoria prodigiosa, come Kaspar Hauser prima di aver imparato a leggere e a scrivere. Steiner, in una comunicazione verbale al suo amico, il conte Polster von Hoditz, diceva che Hauser non era un uomo ma un essere della gerarchia degli Angeli, custodito, preservato per svolgere una missione particolare.
Hauser viene messo nelle mani del medico legale Preu, che ha il compito di chiarire se si tratti di un impostore o di un malato. Il risultato delle sue osservazioni recita: “Questo uomo non è né folle, né ritardato, ma è stato allontanato con forza e con la più grande crudeltà da ogni contatto con gli uomini e la società”. Preu fonda il suo rapporto su osservazioni oggettive che risultano soprattutto dalle gambe del ragazzo: nelle ossa Hauser porta l’impronta della sua prigionia. È chiaro che una tale deformazione può essere provocata da una lunga stazione seduta soltanto in un bambino piccolo le cui ossa sono ancora flessibili. Anche l’autopsia fatta dopo l’assassinio rivelò dei polmoni piccolissimi, non essendo mai stato all’aria aperta, e un fegato enorme che si spiegherebbe per il fatto di aver mangiato sempre solo pane. Successivamente Kaspar Hauser incontra Binder, il borgomastro di Norimberga; ma più che il borgomastro, è l’uomo a occuparsi di questo essere unico. Egli rimane sconvolto davanti a questo fanciullo, parla della sua indescrivibile dolcezza, la bontà che attira chi gli sta intorno; dice che è come una benedizione mandata dal cielo alla città di Norimberga. In effetti Hauser prova compassione per tutti, anche per i suoi carnefici: dice che l’unica cosa che non perdona loro è di non avergli fatto mai vedere il cielo stellato.
Fra coloro che conoscono Kaspar Hauser fin dai primi tempi c’è un certo Feuerbach (anche lui autore di un libro su Hauser), professore di diritto penale e criminologo. Egli cerca di svelare l’enigma della sua nascita e vi arriva molto vicino, ma muore improvvisamente. Qualcuno sostiene che non sia morto di morte naturale. Un altro personaggio importantissimo per l’evoluzione di Hauser è Daumer, che lo vede nella prigione della torre e capisce subito che il destino gli impone una missione. Di Daumer, Steiner diceva che era l’ultimo dei Rosacroce. Su proposta del borgomastro, Hauser è affidato a Daumer che lo porta nella casa dove vive con la madre e la sorella. Daumer rimane stupito dalla sua memoria prodigiosa. Gli insegna a leggere e a scrivere, ma dopo qualche tempo devono interrompere gli studi per i terribili mal di testa che si scatenano poco dopo l’inizio delle lezioni. Per un breve periodo Daumer affida a Hauser dei lavori manuali. Poi, a poco a poco riprendono le lezioni perché Hauser ha una grande voglia di imparare.
Migliora la sua salute e anche il suo rapporto col cibo; la sua andatura non è più molto diversa da quella di una persona normale. A questo punto ci sarebbero molti aspetti che andrebbero analizzati sul modo di Kaspar Hauser di relazionarsi con il mondo circostante, come per esempio il suo rapporto col magnetismo per cui percepiva gli esseri viventi e i metalli a grande distanza, vedeva nel buio di notte, sentiva odori impercettibili a un organo normale. I suoi sensi erano di straordinaria acutezza: percepiva molto di più che un uomo comune, ma non aveva concetti. Quando gli diedero una stanza con vista su un giardino fu terrificato. Più tardi spiegò che aveva la sensazione di una superficie che lo schiacciava perché non aveva il concetto di distanza, di rilievo. Sarebbe un aiuto per lo studio della Filosofia della Libertà in cui Steiner cerca di farci capire la differenza fra la percezione di una cosa e i concetti legati alla cosa. È difficile immaginare le sofferenze di Hauser per il fatto di dover affrontare il mondo senza alcun concetto. A Hauser “mancavano i concetti che gli uomini si costruiscono fin dall’infanzia”.
Nonostante la sua immensa bontà, Hauser non aveva fede, è l’esempio del fatto che l’idea di Dio non è innata nell’uomo, ma gli viene dall’esterno, sia attraverso l’osservazione della natura, sia attraverso l’istruzione o l’esempio. A questo punto entra in scena un altro personaggio importante, il pastore Fuhrmann (celebre per la sua orazione funebre di Kaspar Hauser, un gioiello della cultura cristiana Mitteleuropea). Fuhrmann ha il compito di prepare Hauser per la cresima. Non può metterlo insieme ai suoi coetanei che avevano ricevuto un’educazione religiosa fin dall’infanzia, deve prenderlo separatamente. Nei suoi racconti, egli riporta che Hauser non accettava tutto ciecamente, aveva dei dubbi prima di accogliere intimamente il Cristianesimo; era commosso fino alle lacrime per la morte di Cristo sulla croce. Dopo che Fuhrmann gli spiegò che quello era il sacrificio necessario per salvare l’umanità, Hauser tornò sull’argomento dicendo che non era affatto convinto che Dio Padre non avrebbe potuto trovare un’altra soluzione per salvare gli uomini che quella di sacrificare il proprio figlio.
LA FINE
Ma l’epoca relativamente felice finisce quando nella casa di Daumer un uomo mascherato di nero tenta di assassinare Kaspar Hauser; forse il fatto che Hauser aveva manifestato il desiderio di scrivere la propria biografia, risveglia i suoi avversari. Poco dopo il tentativo di omicidio, Hauser lascia la casa di Daumer che è ritenuta poco sicura. Il signor Tucher, un negoziante, lo accoglie in casa. Segue un apprendistato in vista di una professione. All’epoca del tentativo d’assassinio, Lord Stanhope, un inglese massone a Norimberga in viaggio d’affari, non sembra interessarsi del famoso Fanciullo d’Europa.
Successivamente, come un serpente, alla maniera di un seduttore, Lord Stanhope si avvicina al giovane inesperto e riesce ad affascinarlo con promesse e regali, lo turba pungolando quel quid di vanità che è in lui. Il Lord è un grande attore e un diplomatico prodigioso, perché in un primo tempo riesce a ingannare tutti, tranne Tucher, il tutore, al quale non sfugge l’influenza nefasta su Hauser. Disgraziatamente Hauser cade sotto la tutela di Stanhope. Da amico paterno, benefattore, Stanhope si trasforma nel suo peggior nemico. Daumer capì la natura malvagia del Lord solo quando, dopo l’assassinio, questi si recò a casa sua per convincerlo a testimoniare il falso contro il trovatello per infangarne la memoria. Stanhope volle sviare ogni sospetto riguardo all’assassinio, recandosi a Monaco per far timbrare una lettera indirizzata a Hauser, quando l’omicidio era già avvenuto ed era sulla bocca di tutti. Si capisce anche la premeditazione se si tiene conto del fatto che il Lord allontanò Hauser da tutti suoi amici e gli mise vicino il terribile professor Meyer che lo torturava e che, quando l’assassino piantò un coltello nel fegato di Hauser, lo accusa di aver tentato il suicidio per farsi notare. Si è saputo che Stanhope, più tardi, si suicidò in Inghilterra.
Si sa che era un massone, un aristocratico rimasto senza denaro e quasi certamente per lui l’assassinio di Hauser era un crimine dinastico, probabilmente commissionato dalla dinastia usurpatrice; forse Stanhope non era a conoscenza della vera natura spirituale di Kaspar Hauser.
IL MITO
Ma Kaspar Hauser era diventato un mito per la gente. Gli abitanti di Norimberga ricordavano con grande emozione il giorno della cresima nella cappella di S. Gobert, una cappella dei Cavalieri del Cigno: conosciamo il legame fra i rosacroce, ossia i cavalieri del Gral e il simbolo del cigno grazie a Parsifal e a Lohengrin. Quando fu chiesto a Steiner se poteva dare qualche indicazione su un’incarnazione di Cristian Rosacroce, Steiner consigliò di guardare un dipinto di Rembrandt, Il Cavaliere del Cigno al museo di Glasgow.
Durante la cresima di Kaspar Hauser un coro di voci accompagnò la preghiera, ma nell’istante in cui egli si inginocchiò l’emozione che mise nella preghiera ebbe un effetto straordinario sull’assemblea. Ognuno pregò con lui e per lui. Ma i suoi avversari erano allarmati per la sua evoluzione. Un consiglio segreto decise della sua morte. Fu pugnalato da uno sconosciuto nel giardino di Ansbach. Quando arrivò barcollando a casa, Meyer lo accusò di voler attrarre l’attenzione su di sé e lo costrinse a percorrere la via verso il giardino; come una vera via crucis, lo fece camminare fin quando si accasciò. Agonizzò e morì il terzo giorno. Con le sue ultime parole espresse il dolore di non aver potuto compiere la sua missione, dicendo che “il mostro è stato più forte”. Ma il mostro non fu così forte da impedire al pastore Fuhrmann di essere presente ai suoi ultimi istanti. Ed egli riportò che al momento della morte, si percepiva la luce del Cristianesimo; “Kaspar Hauser perdona tutti, anche al professor Meyer e al suo assassino”. Fuhrmann testimoniò che Hauser ha pronunciato le ultime parole di Cristo sulla Croce: “Padre sia fatta la tua volontà, non la mia”. Malgrado le terribili prove cui fu sottoposto, Kaspar Hauser conservò la fiducia negli uomini; colmo di bontà, egli accettò il suo destino, perdonando chi gli aveva fatto tanto male. Egli ha così trasformato in una vittoria dello spirito la sconfitta sul piano esteriore, ha trasformato il male in bene. Nella sua grande bontà diceva che nessuno gli aveva fatto del male; era una menzogna, ma era una menzogna di Angelo.
Eccoci tornati con un nuovo episodio, questa volta parleremo di vichinghi, coloro che per primi si avventurarono oltre i confini del mondo europeo allora conosciuto, buona visione!
“Le Saghe islandesi costituiscono una delle opere letterarie più notevoli al mondo. Sono i testi a cui gli islandesi sono maggiormente legati ed è impossibile trovare un abitante dell’ isola che non abbia letto almeno le più importanti. Ad eccezione di qualche importante e significativo caso, gli autori di tali composizioni sono anonimi, ed il periodo in cui vennero scritte è intorno al tredicesimo secolo. Nella loro isola sperduta gli autori islandesi furono i primi europei a scrivere in prosa, utilizzando la propria lingua invece che il latino. Nessuno sa perchè vennero scritte, se si trattasse di storie vere o completamente inventate, né si sa niente in merito ai loro autori. Sotto la classificazione di ” Saga ” ( il cui significato in islandese è semplicemente ” storia ” ) sono state raccolte innumerevoli cronache, storie d’ amore, leggende e vite di re e di uomini semplici.
Höfuðlausn o il “Riscatto della testa” è un poema scaldico attribuito a Egill Skalla-Grímsson in lode al re Eirik Bloodaxe.
È citato nella Saga di Egils (capitolo 61), che sostiene di averlo creato nell'arco di una notte. Gli eventi della saga che portano alla composizione e alla recitazione del poema possono essere riassunti nel modo seguente. Egil cadde nelle mani del re Eirik dopo essere naufragato in Northumbria. Di fronte alla decisione di fuggire con disonore e di rischiare di essere smascherato come un codardo o di affrontare direttamente il suo avversario e chiedere la riconciliazione, Egil sceglie quest'ultima. I due uomini sono nemici durante la saga, il che rende la decisione di Egil particolarmente audace. All'inizio della saga Egil arriva a costruire un palo di Nithing, segno di mancanza di rispetto nella società scandinava medievale. Per questo e per altri motivi re Eirik dice a Egil di non aspettarsi alcun risultato se non la morte per il suo arrivo alla sua corte. Questa sarebbe la fine per Egil, tuttavia, uno dei suoi alleati, che è fedele a Eirik, intercede per Egil. Arinbjǫrn hersir dice al re che sarebbe disonorevole uccidere il suo nemico in tali circostanze. Inoltre afferma che Egil, anch'egli noto poeta, "può fare la ricompensa con parole di lode che vivranno in eterno". Questa argomentazione, insieme al fatto di essere considerato sprezzante uccidere durante la notte, convince Eirik a rimandare il suo giudizio al giorno successivo. Durante la notte Egil compone e memorizza l'intero poetico drápa conosciuto come il Riscatto del capo. La recita alla presenza del re Eiríkr e riceve la sua libertà, ma non una sorta di riconciliazione. I due rimangono nemici ed Egil continua il suo viaggio originale per visitare il re Ælstan d'Inghilterra.
I popoli norreni utilizzavano principalmente due tipi di navi: navi da guerra e imbarcazioni per il trasporto di merci. Le prime erano lunghe, leggere e veloci, mentre le seconde venivano realizzate concentrando l’attenzione sulla resistenza e la capacità di carico.
Le imbarcazioni utilizzate per le spedizioni di guerra non erano vere e proprie navi da guerra nel senso moderno del termine, ma navi per il trasporto di truppe. Non disponendo di armi pesanti o rostri in grado di danneggiare le navi avversarie, spesso diventavano vere e proprie piattaforme galleggianti che consentivano alla fanteria norrena di attaccare corpo a corpo il nemico.
Le navi vichinghe impiegate in guerra erano caratterizzate da uno scafo lungo, sottile e leggero, dotato di un pescaggio spesso inferiore al metro che consentiva non solo di superare un fondale basso e insidioso, ma anche di approdare su qualunque spiaggia semplicemente trascinando l’imbarcazione sulla riva. Il rapporto tra lunghezza e larghezza era generalmente di 7 a 1.
Una delle caratteristiche di molte navi vichinghe (ad eccezione di quelle impiegate per il trasporto merci o per i lunghi viaggi per mare) era la struttura simmetrica: poppa e prua erano pressoché identiche e consentivano di manovrare l’imbarcazione in modo agile e veloce, effettuando veloci cambi di rotta senza dover compiere manovre circolari.
Questa caratteristica risultava molto utile durante la navigazione tra gli iceberg e il ghiaccio marino, situazione in cui sono richieste manovre veloci e repentini cambi di direzione.
Nel 1892, gli archeologi portarono alla luce un’enigmatica statuetta d’avorio durante gli scavi di Brassempouy nella Francia sud-occidentale. Datata intorno al 23.000 aC, la “Venere di Brassempouy” contiene la prima rappresentazione dettagliata di un volto umano. Ha occhi, sopracciglia, fronte e naso. Tuttavia, le manca una bocca. La sua faccia contiene una fessura verticale, ma probabilmente è un difetto nell’avorio. Non è sicuro se i suoi capelli sono in trecce o coperti con un copricapo. Solo la testa e il collo di Venere sono stati trovati in Grotte du Pape (“La grotta del Papa”).ù
Thorfinn Karlsefni, (nato nel 980, islandese, morto dopo il 1007), leader scandinavo di origine islandese in una prima spedizione di colonizzazione in Nord America. I suoi viaggi sono stati raccontati nella Saga di Erik e nel Racconto dei Groenlandesi.
Thorfinn deve aver ricevuto il suo soprannome, Karlsefni, in tenera età, perché significa “ragazzo promettente”. Circa 900 suo nonno aveva portato molti norvegesi a colonizzare l’Islanda, e nel 986 i loro discendenti si sentirono talmente sotto pressione per l’allevamento del bestiame che seguirono l’esempio di Erik il Rosso e migrarono in Groenlandia. Thorfinn, che era un commerciante di successo e capitano di mare, raggiunse quello che fu conosciuto come l’insediamento orientale della Groenlandia con un gruppo di coloni nel 1003. Lì sposò Gudrid, che era la vedova di uno dei figli di Erik il Rosso, Thorstein.
SULLA TRIBÙ DEI CREE Dove viveva la tribù dei Cree? La tribù dei Cree era originariamente un popolo della regione subartica del Canada, le cui terre un tempo si estendevano dal fiume Ottawa al Saskatchewan. Molti dei nativi indiani Cree canadesi emigrarono a sud verso le Grandi Pianure e i boschi del nord-est. Gli indiani nativi che abitavano le regioni delle praterie sono conosciuti come i Cree delle Pianure e quelli che vivono nelle foreste sono conosciuti come i Woodland Crees.
La tribù dei Cree nella regione del Subartico La tribù si chiamava Kenistenoag, ma questo nome fu corrotto dai francesi in Kristineaux, e successivamente abbreviato in “Cree”. I Cree canadesi erano cacciatori, pescatori e raduni. I Crees vivevano in case costruite con la corteccia di betulla, così come le loro canoe.
Il Cree delle pianure I Plains Cree hanno adottato uno stile di vita nomade, cacciando le grandi mandrie di bufali e vivendo in tepee di pelli di bufalo. I Plains Cree si allearono con gli Assiniboine e le tribù indiane dei Saulteaux in quella che fu conosciuta come la “Confederazione di ferro”.
I Woodland Cree hanno mantenuto il loro stile di vita di caccia e pesca nelle regioni forestali del nord-est che vivono a Wigwams (o wetus), note anche come case di betulla.
Viviamo in un periodo particolarmente difficile per chi è solito porsi delle domande ed è ancora più difficile per chi queste domande le pone direttamente a chi di dovere, purtroppo. Viviamo annegando nei paradossi.
Mi piacerebbe avere una percezione diversa della realtà ma che ci posso fare? Questa, in definitiva è la mia realtà.
Se scegli di non vaccinare il tuo bambino diventi il complottista che gioca sulla salute dei figli e dell’intera collettività, decidendo in base a informazioni trovate su qualche anonimo sito in rete, magari pure per caso. Potresti finire nella categoria di “quelli che si oppongono perchè hanno letto su facebook che i vaccini ‘fanno venire’ l’autismo” o in quella ancora più gettonata di “quelli che non vaccinano perchè idolatrano Wakefield”. Se ti va bene, potresti finire nella più semplice e generica “quelli che vogliono fare gli alternativi”. Un’altra divisione che a quanto pare ha funzionato? “Quelli brutti e cattivi” un concetto spiegato da Gian Marco Capitani, intervistato dalla nostra Marta. Consiglio l’ascolto (qui) perché ricostruisce abilmente queste dinamiche, meccanismi funzionali alla creazione di stupide fazioni in stile “tifodastadio”, che hanno causato parecchie difficoltà a chi si è ritrovato in mezzo suo malgrado. Descrive le assurdità che hanno contraddistinto il 2017, in particolare i mesi che hanno preceduto l’approvazione del decreto Lorenzin, fa davvero comprendere l’opprimente atmosfera che ha avvolto, in quel periodo, chi aveva iniziato a dissentire già da molto.
Le etichette spuntano come i funghi, non riesco nemmeno lontanamente a pensare che possa esistere qualcosa di più riduttivo, ma visto che piacciono tanto proverò a crearne una anche io, se vi ci ritrovate ve la presto volentieri, vediamo…potremmo essere “quelli che vogliono solo il bene dei propri figli e se ne fottono di quello che pensa la gente e se ne fottono pure di tutte le altre etichette” . Direi che suona.
Sono solo una mamma. Che cosa fai quando sei assalita dai dubbi e ti ritrovi mille porte chiuse in faccia da un sistema che non è minimamente interessato a fornire risposte? Sono andata a sbattere contro parecchi muri, alla fine mi sono semplicemente rassegnata e ho cercato di arrangiarmi. La confusione è inevitabile, basta farsi un giro in rete, si esce disorientati e con la tentazione di lasciar perdere immediatamente. Molti articoli riportano lunghe liste di riferimenti ai quali è impossibile o difficile risalire, opinioni, battutine sarcastiche, assunti preconfezionati, congetture e deduzioni strettamente personali. Perdite di tempo infinite.
Ci ripetono come fosse un mantra che l’associazione vaccini-autismo è legata solo ed esclusivamente ai dati falsificati da Wakefield, che i vaccini sono efficaci e sicuri, che metterli in discussione è da pazzi paranoici.
La comunità scientifica è davvero così unita al riguardo? Di chi ci possiamo fidare? Ho tentato di capirlo, ho commesso degli errori, ho ritentato, ho cambiato idea, ho pensato di fare semplicemente quello che mi veniva imposto e finirla lì, sono impazzita, ho provato ad eliminare gli intermediari, ho provato a seguire solo la ragione, poi solo l’istinto, ho provato ad unirli e non so cosa succederà domani ma so di aver fatto del mio meglio e so che continuerò a farlo. Quanto segue è parte di questo processo. Spero solo possa essere in qualche modo d’aiuto.
Ho pensato quindi di rendere disponibile la mia ricerca senza commentarla perchè credo che i miei dubbi siano molto simili a quelli di chiunque altro si approcci all’argomento e le conclusioni non dovrebbero essere contaminate o influenzate, almeno all’inizio, lascerò dunque da parte la mia esperienza ed eviterò di esprimere il mio pensiero, per il momento.
Ho avuto difficoltà nello scegliere l’impostazione del lavoro a causa della mole di materiale da selezionare, per iniziare ho deciso di riportare esclusivamente ricerche regolarmente pubblicate che hanno avuto accesso a pubmed (qui una guida completa per iniziare ad utilizzare questa banca dati in autonomia) perchè maggiormente sottoposte a peer-review e riconosciute anche dai medici dell’Asl con i quali è necessario sostenere il colloquio per l’obiezione attiva.
Ho diviso gli studi in vari capitoli per facilitare la lettura, ho riportato il titolo dell’articolo in inglese con il link ipertestuale e di seguito la sua traduzione, ho cercato di sintetizzare i risultati conclusivi trascrivendo le parti più importanti, ho aggiunto qualche nota per i concetti o i termini meno comuni, fondamentali per la comprensione.
Come sempre non ho la pretesa di essere esaustiva perchè sarebbe impensabile e non avendo competenze strettamente tecniche, mi scuso per eventuali imprecisioni, errori o ripetizioni. Il mio è solo un tentativo, vorrei poter dare un po’ di speranza a chi sta cercando di vederci chiaro, a chi si trova smarrito con l’intero sistema contro. Solo, nella disperata volontà di difendere ciò che ha di più caro. Solo, nel dover sostenere conversazioni con addetti ai lavori che abusano del loro “potere” e della loro carica per esercitare pressione. Solo, sotto al costante giudizio delle persone che incontra.
Ovviamente non è mia intenzione dare risposte, vorrei che queste righe fossero considerate più come uno spunto, un esempio per orientarsi nella ricerca e trovare il proprio metodo. A volte la cosa più difficile da fare è capire in che direzione muovere il primo passo, poi ci si perdono le notti, ci si ritrova con gli occhi gonfi e si fatica a spegnere il computer perchè si vedono tre tastiere. Non ci si accontenta di quella voce rassicurante, quel disco rotto, il medico di turno al colloquio che vi culla cercando di convincervi: “è tutto a posto, andrà tutto bene”. Neanche l’ombra di un ragionamento critico, nessuna risposta personalizzata, la minima valutazione individuale, zero interesse.
Tantomeno ci si fida di ogni parola che si legge in internet, si arriva ad aprire ogni singolo link per verificare e capire, per allenare il discernimento appunto, che caratterizza CGS.
Discernimento che diventa sempre più importante, indispensabile. Prerogativa per una scelta consapevole. Ecco il mio piccolo dono accompagnato da un sentito augurio, troveremo la forza per affrontare l’anno che sta per iniziare. Un abbraccio forte, in particolare alle mamme. Lely =)
Casi inspiegabili di morte infantile improvvisa subito dopo la vaccinazione esavalente
“Vaccini polivalenti come Hexavac e Infanrix Hexa sono stati sviluppati per aumentare l’accettazione delle vaccinazioni riducendo il numero di iniezioni necessarie. Poco dopo la vaccinazione, tre dei bambini hanno sviluppato sintomi come stanchezza, perdita di appetito, febbre fino a 39C° e insonnia. Tutti i bambini sono stati trovati morti senza spiegazione 1-2 giorni dopo la vaccinazione. Oltre alle anomalie neuropatologiche e istologiche, tutti questi bambini hanno mostrato uno straordinario ematoma cerebrale, che li ha resi eccezionali per altri casi di SID. Le encefalopatie post-vaccinali sono menzionate soprattutto in relazione alle vaccinazioni contro la pertosse…Una recente analisi di tutti i casi noti alle autorità tedesche ha mostrato un tasso di mortalità che era statisticamente prevedibile per il primo giorno dopo la vaccinazione. Abbiamo segnalato questi sei casi per indirizzare l’attenzione su un possibile grave effetto collaterale della vaccinazione…c’è ora la possibilità di provare che queste morti infantili sono causate dalla vaccinazione. Pertanto, il rapporto tra le vaccinazioni e la morte dei bambini deve rimanere incerto. Tuttavia, riteniamo che sia importante informare i medici vaccinatori e i pediatri, così come i genitori, circa le possibili complicazioni fatali dopo l’utilizzo di vaccini esavalenti. Infine, se continua l’ampio uso di vaccini esavalenti, sono necessari studi approfonditi per valutare o escludere una relazione tra vaccinazione e morte nei neonati.” *
*Non è disponibile l’abstract su pubmed ma ho trovato lo studio completo. Scaricabile qui
L’introduzione di DTP e del vaccino orale contro la poliomielite tra i giovani neonati in una comunità africana urbana: Un esperimento naturale.
“Abbiamo esaminato l’introduzione del vaccino contro la difterite-tetano-pertosse (DTP) e il vaccino antipolio orale (OPV) in una comunità urbana in Guinea-Bissau all’inizio degli anni ’80. Tra i bambini di 3-5 mesi, che hanno ricevuto DTP (± OPV) era associato un rapporto di rischio di mortalità (HR) di 5,00 (95% CI 1,53-16,3) rispetto ai bambini non ancora vaccinati con DTP. Le differenze nei fattori di fondo non hanno spiegato l’effetto. L’effetto negativo è stato particolarmente forte per i bambini che avevano ricevuto solo DTP e nessun OPV. La mortalità infantile per tutte le cause dopo i 3 mesi di età è aumentata dopo l’introduzione di questi vaccini. Il DTP era associato ad un aumento della mortalità; OPV può modificare l’effetto di DTP.”
Testando l’ipotesi che il DTP abbia effetti negativi non specifici e differenziati per sesso sulla sopravvivenza dei bambini nei paesi ad alta mortalità
“Queste osservazioni sono incompatibili con il DTP che si limita a proteggere contro le malattie mirate…il DTP è associato a una maggiore mortalità delle bambine. Studi randomizzati sul DTP sono giustificati per misurare il vero impatto sulla sopravvivenza.”
Il vaccino contro l’epatite B induce la morte apoptotica nelle cellule Hepa1-6
“I vaccini possono avere effetti collaterali negativi, e questi sono prevalentemente associati all’inclusione di additivi chimici come l’adiuvante all’idrossido di alluminio. L’esposizione al vaccino contro l’epatite B ha aumentato l’apoptosi cellulare come rilevato dalla citometria a flusso e dal test TUNEL. Concludiamo che l’esposizione delle cellule Hepa1-6 a una bassa dose di vaccino adiuvante contro l’epatite B porta alla perdita di integrità mitocondriale, l’induzione dell’apoptosi e la morte cellulare, l’effetto di apoptosi è stato osservato anche nella linea cellulare del mioblasto del topo C2C12 dopo il trattamento con basse dosi di vaccino. Inoltre è stato osservato un effetto apoptotico in vivo del vaccino contro l’epatite B nel fegato del topo.”
Vaccino per l’epatite B e problemi al fegato nei bambini americani di età inferiore ai 6 anni, 1993 e 1994
“I dati per valutare i benefici e i rischi del vaccino contro l’epatite B per la popolazione generale dei bambini americani sono scarsi. Abbiamo calcolato il rischio di problemi epatici tra i bambini vaccinati contro l’epatite B e quelli non vaccinati contro l’epatite B utilizzando la regressione logistica. I bambini vaccinati contro l’epatite B avevano un rapporto di probabilità* non aggiustato di 2,94 e un rapporto di probabilità aggiustato in base all’età di 2,35 per i problemi al fegato rispetto ai bambini non vaccinati contro l’epatite B nell’Indagine Nazionale sulla Salute del 1993. I bambini vaccinati contro l’epatite B avevano un rapporto di probabilità non aggiustato di 2,57 e un rapporto di probabilità aggiustato per età di 1,53 per problemi al fegato rispetto ai bambini non vaccinati contro l’epatite B nel set di dati del National Health Interview Survey del 1994.”
*rapporto di probabilità=odds ratio Se il valore dell’OR è uguale a 1, significa che l’odds di esposizione nei sani è uguale all’odds di esposizione nei malati, cioè il fattore di rischio è ininfluente sulla comparsa della malattia. Se il valore dell’OR è maggiore di 1, il fattore di rischio può essere implicato nella comparsa della malattia; se il valore dell’OR è minore di 1 il fattore di rischio in realtà è una difesa contro la malattia.
Hemophilus influenzae malattia di tipo B nei bambini vaccinati con il vaccino polisaccaride di tipo B
“Abbiamo studiato 55 casi di malattia invasiva Hemophilus influenzae di tipo b che si verificano nei bambini almeno tre settimane dopo la vaccinazione con il vaccino polisaccaride di tipo b.La meningite si è sviluppata in 39 pazienti, di cui 3 sono morti e 6 hanno avuto sequele neurologiche. Abbiamo indagato su alcuni fattori ospiti che possono aver contribuito al fallimento del vaccino. La concentrazione geometrica media di anticorpi al polisaccaride di tipo b nel siero in fase di convalescenza di 31 dei pazienti vaccinati che avevano la malattia dell’emofilo era significativamente più bassa di quella nel siero di 25 pazienti di età simile con la malattia che non erano mai stati vaccinati.* Nei bambini bianchi, la presenza del fenotipo di immunoglobulina Gm è stata associata ad un aumento di sette volte il rischio relativo di fallimento del vaccino. Concludiamo che il fallimento del vaccino può essere correlato in parte a fattori genetici, e che la maggior parte dei bambini vaccinati in cui si sviluppa la malattia di Hemophilus influenzae hanno risposte anticorpali carenti al polisaccaride di tipo b nonostante le normali concentrazioni sieriche di immunoglobulina e le normali risposte anticorpali al tossoide tetanico.”
* Granoff e colleghi che pubblicano sul New England Journal of Medicine hanno studiato un gruppo di bambini che hanno contratto la meningite da HIB nonostante fossero vaccinati. Questi bambini sono stati confrontati con altri bambini che non hanno ricevuto il vaccino, ma hanno avuto anche loro la meningite HIB. L’idea era quella di cercare di capire perché il vaccino non funzionò. I bambini che erano stati vaccinati avevano una risposta immunitaria molto bassa alla malattia rispetto ai bambini che non erano stati vaccinati.
Suscettibilità post-vaccinazione alla malattia invasiva Haemophilus influenzae di tipo b nei ratti neonati
“Per valutare la possibilità che l’immunizzazione con un vaccino polisaccaride capsulare riduca l’immunità nel periodo immediatamente successivo alla vaccinazione e renda un animale suscettibile alla malattia invasiva Haemophilus influenzae di tipo b, abbiamo immunizzato passivamente i cuccioli di ratto con un preparato immunoglobulinico, li abbiamo vaccinati con un vaccino polisaccaride capsulare H. Influenzae di tipo b ad una vasta gamma di dosi, e li abbiamo sfidati con H. influenzae di tipo b somministrato per via intraperitoneale. La batteriemia si è verificata nell’89% dei cuccioli protetti e vaccinati rispetto al 17% dei cuccioli protetti e non vaccinati. Nei cuccioli protetti e vaccinati il tasso di batteriemia era simile a quello dei cuccioli di controllo non protetti e non vaccinati e non variava con la dose di vaccino somministrata. L’entità della batteriemia e l’incidenza della meningite nei cuccioli protetti e vaccinati superava quella che si verificava negli animali di controllo protetti e non vaccinati, ma questi effetti diminuivano con la dose di vaccino. Diminuzione dell’anticorpo anticapolare si è verificato in associazione con le più grandi dosi di vaccino. Concludiamo che la somministrazione del vaccino polisaccaride capsulare H. influenzae di tipo b nei ratti neonati è associata ad una diminuzione dell’anticorpo anticapolare acquisito passivamente subito dopo la vaccinazione e che la sfida sperimentale con H. influenzae di tipo b in questo momento produce una malattia simile a quella che si verifica negli animali non protetti passivamente.”
“La pertosse è in fase di rinascita e molti casi si verificano in bambini e adolescenti vaccinati. Nei paesi che utilizzano vaccini acellulari, la diminuzione dell’immunità è almeno una parte del problema.”
Cosa c’è che non va con l’immunità ai vaccini contro la pertosse? Il problema della perdita di efficacia dei vaccini contro la pertosse
“Anche se i vaccini aP forniscono protezione durante i primi anni di vita, il cambiamento nel priming delle cellule T comporta una diminuzione dell’efficacia di aP già a 2-3 anni dopo l’iniezione.”
I vaccini contro la pertosse e la sfida di indurre l’immunità duratura
“…dati recenti mostrano che la protezione dei vaccini per la pertosse acellulare non è duratura. I livelli di anticorpi diminuiscono rapidamente dopo la vaccinazione, probabilmente a causa dell’incapacità degli antigeni della pertosse acellulare di stimolare la memoria delle cellule B di lunga durata...i vaccini acellulari non hanno impedito la colonizzazione o la trasmissione a seguito di una sfida nei primati non umani”
Risposte immunitarie delle cellule T all’infezione da Bordetella pertosse e vaccinazione
“Le recenti indagini immunologiche, derivanti dagli studi effettuati negli anni Novanta nell’ambito degli studi clinici dei vaccini per la pertosse acellulare, hanno evidenziato l’importante ruolo svolto dall’immunità delle cellule T alla pertosse nell’uomo. Questi studi hanno ampiamente confermato le indagini precedenti nei modelli di infezione respiratoria murina, l’immunità umorale da sola non è sufficiente a conferire protezione contro l’infezione da Bordetella pertosse, l’immunità delle cellule T è necessaria.”
Immunoglobulina A-mediata protezione contro l’infezione da B. pertussis
“Poco si sa sul ruolo delle IgA nell’immunità contro la pertosse. Aumentando la quantità di anticorpi IgA indotti dai vaccini contro la pertosse si può ottenere una maggiore efficacia del vaccino.”
Efficacia comparativa dei vaccini per la pertosse acellulare rispetto a quelli per la pertosse a cellule intere negli adolescenti
“Gli adolescenti che hanno ricevuto i vaccini DTwP (vaccino a cellule intere) nell’infanzia erano più protetti durante un’epidemia di pertosse rispetto a quelli che hanno ricevuto i vaccini DTaP (vaccino acellulare).”
Cosa fare per i vaccini contro la pertosse? Collegare ciò che sappiamo sull’efficacia del vaccino della pertosse, l’immunologia e la trasmissione della malattia per creare un vaccino migliore
“Nonostante l’implementazione di programmi di immunizzazione e l’elevata copertura vaccinale nella maggior parte delle giurisdizioni, la pertosse è ancora una delle malattie prevenibili con il vaccino più comuni, suggerendo che i vaccini attuali e i programmi di immunizzazione non sono stati sufficientemente efficaci. Si ritiene che diversi fattori contribuiscano a questo. Il vaccino contro la pertosse acellulare che è stato utilizzato in molte giurisdizioni dagli anni ’90 è meno efficace del vaccino a cellule intere precedentemente utilizzato, con l’immunità che diminuisce nel tempo. Sia i vaccini contro la pertosse a cellule intere che quelli acellulari sono efficaci nel ridurre la gravità della malattia ma non la trasmissione, determinando focolai nelle coorti vaccinate.”
Altre B. pertussis , lezioni per e dai vaccini contro la pertosse
“…l’uso intensivo di vaccini per la pertosse ha indotto cambiamenti nelle popolazioni di B. pertussis e B. parapertussis. Non è ancora noto se queste specie siano agenti patogeni per l’uomo o solo batteri opportunisti, ma la diagnosi biologica ha confermato la presenza di B. holmesii nei campioni respiratori umani, mentre B. petrii e le altre quattro specie hanno poche implicazioni per la salute pubblica.”
L’analisi genomica degli isolati dell’epidemia di pertosse del Regno Unito del 2012 rivela che i geni dell’antigene del vaccino si evolvono in modo insolitamente rapido
“La rapida evoluzione dei geni che codificano l’antigene del vaccino ha gravi conseguenze sulla capacità dei vaccini attuali di continuare a controllare la pertosse.”
Analisi del rischio di meningite asettica dopo la vaccinazione MMR nei bambini coreani utilizzando uno studio caso-crossover*
“Lo studio epidemiologico degli eventi avversi di un vaccino non è facile; molti paesi non hanno dati affidabili. I vaccini contenenti il ceppo Urabe o Hoshino sono stati ritirati dall’uso in diversi paesi. Tuttavia, i dati non sono abbastanza forti da costituire la base di una raccomandazione di non utilizzare ceppi specifici. Il disegno caso-crossover è stato utile per confermare il rischio di eventi avversi acuti dopo aver ricevuto vaccini.”
* una semplice descrizionedel tipo di studi che possiamo trovare.
Disturbi dell’andatura interpretati come atassia cerebellare dopo la vaccinazione MMR a 15 mesi di età: uno studio di follow-up
“…frequenza di 8 per 100.000 dosi di vaccino MMR utilizzato per bambini di 15 mesi. I sintomi e i segni sono caratteristici dell’atassia cerebellare. I disturbi dell’andatura registrati dopo la vaccinazione MMR sembrano essere più frequenti di quanto finora riportato. La maggior parte dei casi è lieve e di breve durata e una maggiore durata dei sintomi sembra essere predittiva di sequele tardive. Una diagnosi clinica di atassia cerebellare dopo MMR e l’esatta frequenza di questo evento avverso deve ancora essere testata in studi prospettici.”
Rischio di crisi febbrile dopo il vaccino MMRV: Una revisione sistematica e meta-analisi
“La prima dose di vaccino MMRV nei bambini di età compresa tra 10-24 mesi è stata associata ad un elevato rischio di crisi epilettiche o convulsioni febbrili.”
Un’iniziativa di ricerca interdisciplinare coordinata per affrontare una maggiore incidenza di narcolessia a seguito del programma di vaccinazione Pandemrix (vaccino contro l’influenza A (H1N1) adiuvato con AS03) 2009-2010 in Svezia.
“sono stati segnalati numerosi casi di narcolessia tra i bambini e gli adolescenti vaccinati. In questa recensione, riassumiamo i risultati di una ricerca nazionale interdisciplinare congiunta per indagare il segnale di reazione avversa proveniente dal sistema di segnalazione spontanea e per comprendere meglio i possibili meccanismi causali. Un rischio da tre a quattro volte maggiore di narcolessia nei bambini e negli adolescenti vaccinati è stato verificato da studi epidemiologici. E’ discussa nella revisione anche l’importanza di una comunicazione trasparente e della collaborazione per mantenere la fiducia del pubblico nei programmi di vaccinazione .”
Rilevamento del DNA del gene L1 del papillomavirus umano (HPV) eventualmente legato a particolato di alluminio adiuvante nel vaccino HPV Gardasil
“I medici di nove paesi hanno presentato campioni di Gardasil (Merck & Co.) per testatare la presenza del DNA del papillomavirus umano (HPV) I risultati hanno mostrato che tutti i 16 campioni di Gardasil, ognuno con un numero di lotto diverso, contenevano frammenti di DNA HPV-11, o HPV-18 DNA, o una miscela di frammenti di DNA di entrambi i genotipi. Il DNA HPV rilevato è stato trovato per essere saldamente legato alla frazione insolubile, resistente alle proteinasi, presumibilmente di alluminio idrossifosfato solfato di alluminio amorfo (AAHS) nanoparticelle utilizzate come coadiuvante. Il significato clinico di questi frammenti residui di HPV DNA legati ad un adiuvante a base di minerali particellari è incerto dopo l’iniezione intramuscolare, e richiede ulteriori indagini per la sicurezza della vaccinazione.”
Rilevamento del DNA del papillomavirus umano del gene L1 frammenti di sangue e milza post mortem dopo Gardasil vaccinazione – Un rapporto sul caso
“…un’adolescente precedentemente sana ha subito una morte improvvisa e inaspettata nel sonno 6 mesi dopo 3 iniezioni intramuscolari di un vaccino HPV quadrivalente, Gardasil. Un’analisi completa dell’autopsia non ha rivelato alcuna causa di morte. Il DNA del gene HPV-16 rilevato nei materiali post-mortem era simile ai frammenti di DNA del gene HPV-16 in Gardasil…Questi frammenti nudi non proliferanti di DNA del gene HPV-16 L1 sembravano essere nei macrofagi del sangue post-mortem e della milza e sono stati protetti dalla degradazione legandosi saldamente all’adiuvante di alluminio particolato utilizzato nella formulazione del vaccino. Il significato di questi frammenti di DNA dell’HPV di origine vaccinale trovati nei materiali post-mortem non è chiaro e richiede ulteriori indagini.”
Una valutazione degli effetti del thimerosal sui disturbi dello sviluppo neurologico riportati a seguito di vaccini DTP e Hib rispetto al vaccino DTPH negli Stati Uniti
“Il Thimerosal è un conservante etilmercurio storicamente aggiunto ad alcuni vaccini. Studi tossicocinetici hanno mostrato che i bambini negli Stati Uniti hanno ricevuto dosi di mercurio da vaccini contenenti Thimerosal (TCV) in eccesso rispetto alle linee guida di sicurezza. È stato intrapreso uno studio epidemiologico caso-controllo dei disturbi dello sviluppo neurologico (NDs). Un significativo aumento del rapporto di probabilità per autismo, disturbi del linguaggio, ritardo mentale, spasmi infantili e anomalie del pensiero segnalate al VAERS sono stati trovati in seguito ai vaccini DTP in confronto ai vaccini DTPH con il minimo errore sistematico o di polarizzazione. Ulteriori ricerche dovrebbero essere intraprese nel contesto della valutazione delle esposizioni associate al mercurio, soprattutto perché nel 2005 l’Istituto di Medicina ha pubblicato un rapporto che mette in discussione la gestione dei dati sulla sicurezza dei vaccini da parte del Programma Nazionale di Immunizzazione dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie.”
Integrazione di studi sperimentali (in vitro e in vivo) di neurotossicità sperimentale (in vitro e in vivo) di thimerosal a basse dosi rilevanti per i vaccini
“C’è la necessità di interpretare gli studi neurotossici per aiutare ad affrontare le incertezze che circondano le madri incinte, i neonati e i bambini piccoli che devono ricevere dosi ripetute di vaccini contenenti Thimerosal (TCV). Questa revisione integra le informazioni derivate da studi sperimentali emergenti (in vitro e in vivo) di Thimerosal a basse dosi. I principali database (PubMed e Web-of-science) sono stati ricercati per studi sperimentali in vitro e in vivo che hanno affrontato gli effetti del Thimerosal a basse dosi sui tessuti neurali e sul comportamento animale. Le informazioni estratte dagli studi indicano che: (a) l’attività di basse dosi di Thimerosal contro cellule cerebrali umane e animali isolate è stata trovata in tutti gli studi ed è coerente con la neurotossicità Hg; (b) l’effetto neurotossico dell’etilmercurio non è stato studiato con coadiuvanti-Al nei TCV; (c) studi su animali hanno dimostrato che l’esposizione al Thimerosal-Hg può portare all’accumulo di Hg inorganico nel cervello, e che (d) le dosi rilevanti per l’esposizione ai TCV hanno il potenziale di influenzare lo sviluppo neurologico umano.”
Disturbi dello sviluppo neurologico dopo i vaccini contenenti Thimerosal: Una breve comunicazione
“Inizialmente eravamo molto scettici sul fatto che le differenze nelle concentrazioni di thimerosal nei vaccini avrebbero avuto un effetto sul tasso di incidenza dei disturbi dello sviluppo neurologico dopo l’immunizzazione infantile. Questo studio presenta la prima evidenza epidemiologica, basata su decine di milioni di dosi di vaccino somministrato negli Stati Uniti, che associa l’aumento del thimerosal da vaccini con disturbi dello sviluppo neurologico. Il rapporto maschio/femmina indicava che l’autismo e i disturbi del linguaggio sono stati riportati più nei maschi che nelle femmine dopo i vaccini DTaP contenenti tetano, mentre il ritardo mentale è stato riportato in modo più uniforme tra i destinatari del vaccino maschile e femminile. Sono stati effettuati controlli per determinare se i dati contenevano errori, ma non ne è stato trovato alcuno. Reazioni avverse acute di controllo come decessi (RR = 1.0), vasculite (RR = 1.2), convulsioni (RR = 1.6), visite ED (RR = 1.4), reazioni avverse totali (RR = 1.4) e gastroenterite (RR = 1.1) sono state segnalate in modo simile dopo i vaccini DTaP contenenti e privi di thimerosal.”
Il thimerosal induce l’apoptosi delle cellule neuronali causando il rilascio del citocromo c e del fattore che induce l’apoptosi dai mitocondri
“C’è una crescente preoccupazione in tutto il mondo per i rischi neurologici del thimerosal che è un composto organico di mercurio comunemente usato come conservante antimicrobico. In questo studio, abbiamo dimostrato che il thimerosal, a concentrazioni nanomolari, induce la morte delle cellule neuronali attraverso la via mitocondriale.I nostri dati suggeriscono che il thimerosal provoca apoptosi nelle cellule del neuroblastoma cambiando il microambiente mitocondriale.
Le questioni metodologiche e le prove di illecito nella ricerca che si prefigge di mostrare sicuro il thimerosal nei vaccini
“Ci sono oltre 165 studi che si sono concentrati sul Thimerosal e lo hanno trovato dannoso. Di questi, 16 sono stati condotti per esaminare specificamente gli effetti del Thimerosal su neonati umani o bambini con esiti riportati di morte, acrodinia, avvelenamento, reazione allergica, malformazioni, reazione autoimmune, sindrome di Well, ritardo dello sviluppo, e disturbi dello sviluppo neurologico, tra cui tic, ritardo del discorso, ritardo del linguaggio, disturbo da deficit di attenzione e autismo. Al contrario, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie affermano che il Thimerosal è sicuro e non c’è “alcuna relazione tra [T]himerosal[-]contenente vaccini e tassi di autismo nei bambini”.Questo è sconcertante perché, in uno studio condotto direttamente dagli epidemiologi del CDC, è stato trovato un rischio 7,6 volte maggiore di autismo da esposizione al Thimerosal durante l’infanzia. La posizione attuale del CDC che il Thimerosal sia sicuro e che non ci sia alcuna relazione tra Thimerosal e autismo si basa su sei specifici studi epidemiologici pubblicati coauthored e sponsorizzati dal CDC.Lo scopo di questa revisione è quello di esaminare queste sei pubblicazioni e analizzare le possibili ragioni per cui i loro risultati pubblicati sono così diversi dai risultati delle indagini di più gruppi di ricerca indipendenti negli ultimi 75 anni.“
La neurotossicità del thimerosal è associata all’esaurimento del glutatione: protezione con i precursori del glutatione
“Il metilmercurio ambientale è stato dimostrato essere altamente neurotossico, soprattutto per il cervello in via di sviluppo. Anche se il Thimerosal è stato recentemente rimosso dalla maggior parte dei vaccini per bambini, è ancora presente nei vaccini antinfluenzali somministrati alle donne in gravidanza, agli anziani e ai bambini nei paesi in via di sviluppo.”
Thimerosal: studi clinici, epidemiologici e biochimici
“Il culmine della ricerca che esamina gli effetti del Thimerosal nell’uomo indica che si tratta di un veleno a livelli minimi con una pletora di conseguenze deleterie, anche ai livelli attualmente somministrati nei vaccini.”
Ritardata acquisizione dei riflessi neonatali nei neonati primati che ricevono un vaccino contro l’epatite B contenente thimerosal: influenza dell’età gestazionale e del peso alla nascita
“Questo studio ha esaminato se l’acquisizione di riflessi neonatali in macachi rhesus neonati è stata influenzata dalla ricezione di una singola dose neonatale di vaccino contro l’epatite B contenente il conservante thimerosal (Th). Il vaccino contro l’epatite B contenente una dose di Th corretta per il peso è stato somministrato ai macachi maschi entro 24 ore dalla nascita (n = 13). Gli animali non esposti hanno ricevuto placebo salino (n = 4) o nessuna iniezione (n = 3). Negli animali esposti c’è stato un significativo ritardo…rispetto agli animali non esposti. Nessuna risposta neonatale è stata significativamente ritardata negli animali non esposti. Questo modello dei primati fornisce un possibile mezzo per valutare i risultati negativi dello sviluppo neurologico derivanti dall’esposizione neonatale al vaccino contro l’epatite B contenente Th, in particolare nei neonati con GA o BW inferiori. I meccanismi alla base di questi effetti e i requisiti per il Th richiedono ulteriori studi.”
Disturbi comportamentali persistenti e alterazioni del sistema dopaminergico cerebrale dopo la somministrazione precoce postnatale di thimerosal nei ratti
“In precedenza abbiamo dimostrato che la somministrazione neonatale di THIM a dosi equivalenti a quelle usate nei vaccini per neonati o superiori, causa alterazioni durature nel sistema degli oppioidi cerebrali nei ratti. I maschi erano più sensibili delle femmine ad alcune azioni neurodisruttive/neurotossiche di THIM. Questi dati documentano che la somministrazione precoce postnatale del THIM causa danni neurocomportamentali duraturi e alterazioni neurochimiche nel cervello, dipendenti dalla dose e dal sesso. Se si verificano cambiamenti simili nei bambini esposti al THIM/mercuriali, potrebbero contribuire a causare disturbi dello sviluppo neurologico.”
Una relazione dose-risposta tra l’esposizione al mercurio organico da vaccini contenenti Thimerosal e disturbi dello sviluppo neurologico
“La vaccinazione infantile di routine può essere un importante strumento di salute pubblica per ridurre la morbilità/mortalità associata a malattie infettive, ma il presente studio associa in modo significativo l’esposizione all’Hg organico da T-HBV con un aumento del rischio di una diagnosi di ND (disturbi dello sviluppo neurologico)“
Soppressione da parte del Thimerosal di Ex-Vivo CD4+ T Cell Risposta al vaccino contro l’influenza e all’induzione dell’apoptosi nelle cellule T della memoria primaria
“Poiché il thimerosal può alterare la risposta immunitaria ai vaccini, abbiamo studiato in dettaglio gli effetti ex-vivo del thimerosal sul destino e sulle funzioni delle cellule T in risposta alla legatura TCR. Nel complesso questi risultati sottolineano l’effetto proapoptotico del thimerosal sui linfociti umani primari a concentrazioni 100 volte inferiori a quelle contenute nel vaccino multidose, e rivelano l’effetto inibitorio di questo conservante sulla proliferazione delle cellule T e le funzioni a concentrazioni nanomolari.”
Disfunzione mitocondriale, ridotta attività ossidativo-riduttiva, degenerazione e morte nelle cellule neuronali umane e fetali indotte da un’esposizione a basso livello a composti metallici del timerosal e di altri metalli
“Thimerosal a basse concentrazioni nanomolari (nM) ha indotto una significativa tossicità cellulare in cellule neuronali umane e fetali. Thimerosal è stato trovato significativamente più tossico rispetto agli altri composti metallici esaminati. Studi futuri devono essere condotti per valutare ulteriori meccanismi alla base del danno cellulare indotto dal Thimerosal e valutare potenziali co-esposizioni ad altri composti che possono aumentare o diminuire la tossicità mediata dal Thimerosal.”
Gli effetti neurotossici del thimerosal postnatale sono dipendenti dalla varietà del topo
“Il cervello in via di sviluppo è particolarmente sensibile al rischio neurotossico rappresentato dai mercuriali. Non si sa come la variabilità della popolazione influisca sulla sicurezza del conservante del vaccino contenente etilmercurio, il Thimerosal. I profili immunitari e la storia familiare nell’autismo sono spesso coerenti con l’autoimmunità. Abbiamo ipotizzato che la propensione autoimmune influenzi gli esiti nei topi a seguito delle sfide del thimerosal che imitano le vaccinazioni infantili di routine. I topi autoimmuni sensibili alle malattie autoimmuni SJL/J hanno mostrato un ritardo nella crescita, una riduzione della locomozione, una risposta esagerata alla novità, e neuroni ippocampali ipercromici densamente confezionati con recettori e trasportatori di glutammato alterati. Ceppi resistenti all’autoimmunità, C57BL/6J e BALB/cJ, non erano suscettibili. Questi risultati implicano influenze genetiche e forniscono un modello per lo studio della neurotossicità legata al thimerosal.”
Una meta-analisi di valutazione epidemiologica dei disturbi dello sviluppo neurologico a seguito di vaccini somministrati dal 1994 al 2000 negli Stati Uniti
“È chiara dai risultati del presente studio epidemiologico e da altri dati pubblicati di recente l’associazione tra l’esposizione al mercurio e le malattie neurodegenerative infantili, ulteriori ricerche sulle malattie neurodegenerative dovrebbero essere intraprese nel contesto della valutazione delle esposizioni associate al mercurio, in particolare dai vaccini contenenti Thimerosal.”
Confronto dei livelli di mercurio nel sangue e nel cervello delle scimmie neonatali esposte al metilmercurio o ai vaccini contenenti thimerosal
“I rapporti hanno indicato che i neonati possono ricevere l’etilmercurio (sotto forma di thimerosal) in base alle linee guida della U.S. Environmental Protection Agency per l’esposizione al metilmercurio, a seconda dell’esatta vaccinazione, del programma e delle dimensioni del neonato.I risultati indicano che MeHg non è un riferimento adatto per la valutazione del rischio da esposizione a Hg di origine thimerosal-derivato. La conoscenza della tossicocinetica e della tossicità per lo sviluppo del thimerosal è necessaria per consentire una valutazione significativa degli effetti sullo sviluppo dei vaccini contenenti thimerosal“
“È stato ipotizzato che i bambini con autismo hanno una ridotta capacità di disintossicazione a causa del polimorfismo genetico. In vitro, il mercurio e il thimerosal nei livelli trovati diversi giorni dopo la vaccinazione inibiscono la metionina sintetasi (MS) del 50%. La normale funzione della SM è cruciale nelle fasi biochimiche necessarie per lo sviluppo del cervello, l’attenzione e la produzione di glutatione, un importante agente antiossidante e disintossicante. Dosi ripetitive di thimerosal portano al deterioramento neurocomportamentale nei topi autoimmuni sensibili, all’aumento dello stress ossidativo e alla diminuzione dei livelli intracellulari di glutatione in vitro.”
Il timerosale induce l’apoptosi in un modello di neuroblastoma attraverso la via chinasi cJun N-terminale
“Negli ultimi anni, le polemiche hanno circondato l’uso del thimerosal nei vaccini, poiché il mercurio è una neurotossina e una nefrotossina nota. Da quando la controversia è iniziata alla fine degli anni ’90, gran parte del thimerosal è stato rimosso dai vaccini somministrati ai bambini negli Stati Uniti. Tuttavia, rimane in alcuni, come il vaccino contro l’influenza, e viene aggiunto alle fiale multidose utilizzate nei paesi di tutto il mondo. Gli studi che si concentrano sulla neurotossicità indotta dal thimerosal sono limitati, e le linee guida di esposizione, come quelle stabilite dalla Food and Drug Administration, sono basate sulla ricerca con metilmercurio. È interessante notare che alcuni studi in vitro e in vivo suggeriscono che l’etilmercurio può reagire in modo diverso dal metilmercurio…l’identificazione di specifici percorsi di segnalazione attivati in risposta all’esposizione del thimerosal presenta obiettivi farmacologici per attenuare la potenziale tossicità nei pazienti esposti a prodotti contenenti il thimerosal.”
Disaccoppiamento della segnalazione di calcio mediata da ATP e della secrezione di interleuchina 6 disregolata in cellule dendritiche da parte del thimerosal nanomolare
“Questo studio dimostra il meccanismo per cui livelli molto bassi di Thimerosal possono contribuire alla disregolazione del sistema immunitario”
Effetti tossicologici del thimerosal e dell’etilmercurio: Inibizione del sistema di tioredoxin e deidrogenasi NADP(+)-dipendente deidrogenasi del percorso del pentosio fosfato
“Il mercurio (Hg) è un forte agente tossico che colpisce principalmente il sistema nervoso centrale, renale, cardiovascolare e immunitario. Il thimerosal è ancora in uso nella pratica medica come antisettico topico e come conservante nei vaccini a dosi multiple, somministrato di routine ai bambini in alcuni paesi in via di sviluppo, mentre altre forme di mercurio come il metilmercurio rappresentano un pericolo ambientale e alimentare.”
L’esposizione perinatale al thimerosal provoca uno stress ossidativo cerebellare aberrante, il metabolismo degli ormoni tiroidei e il comportamento motorio nei cuccioli di ratto; effetti dipendenti dal sesso e dal ceppo
“Il metilmercurio (Met-Hg) e l’etilmercurio (Et-Hg) sono potenti sostanze tossiche con una serie di effetti neurologici dannosi per l’uomo e gli animali. Mentre il Met-Hg è un riconosciuto innesco di stress ossidativo e un perturbatore endocrino che ha un impatto sullo sviluppo neurologico, la neurotossicità dello sviluppo dell’Et-Hg, un metabolita del thimerosal, non è stata esplorata. I nostri dati dimostrano quindi un impatto negativo sullo sviluppo neurologico dell’esposizione perinatale TM che sembra essere dipendente dal ceppo e dal sesso.”
La somministrazione neonatale di un conservante del vaccino, il thimerosal, produce un deterioramento duraturo della nocicefazione e l’apparente attivazione del sistema oppioide nei ratti
“L’analisi farmacocinetica ha rivelato che Hg da iniezioni THIM si accumula nel cervello del ratto in quantità significative e vi rimane più di 30 giorni dopo l’iniezione. I risultati attuali mostrano che la somministrazione di THIM ai ratti compromette la sensibilità al dolore, apparentemente a causa dell’attivazione del sistema oppioide endogeno.”
Il rischio di disturbi dello sviluppo neurologico a seguito di una formulazione DTaP conservata al Thimerosal in confronto alla sua formulazione Thimerosal ridotta nel sistema di segnalazione degli eventi avversi del vaccino (VAERS)
“Effetti significativi per il disturbo dello sviluppo neurologico in generale sono stati osservati per i maschi (OR = 2,52), ma non per le femmine se separate per sesso. Questo studio fornisce prove di un’associazione tra il Thimerosal e gli esiti dello sviluppo neurologico e fornisce un supporto per la realizzazione di ulteriori studi ben progettati che esaminano l’associazione tra i vaccini contenenti Thimerosal e una vasta gamma di esiti dello sviluppo neurologico.”
La vaccinazione contro l’epatite B contenente il virus dell’epatite B e il rischio di ritardi specifici diagnosticati nello sviluppo negli Stati Uniti: Uno studio sul controllo dei casi nel Datalink sulla sicurezza dei vaccini
“Nei primi 3 anni di vita, il cervello si sviluppa rapidamente. Il suo sviluppo è caratterizzato da periodi di sviluppo critici per il linguaggio, la vista, l’udito, il linguaggio, l’equilibrio, ecc. e l’alterazione di uno qualsiasi dei processi che si verificano in questi periodi critici può portare a ritardi specifici nello sviluppo. Sebbene la vaccinazione infantile di routine possa essere un importante strumento di salute pubblica per ridurre la morbilità e la mortalità associate alle malattie infettive, il presente studio sostiene un’associazione tra l’aumento dell’esposizione organica al mercurio dei vaccini infantili contenenti Thimerosal e il conseguente rischio di ritardi specifici nello sviluppo tra maschi e femmine.
Uno studio caso-controllo che valuta la relazione tra la somministrazione di vaccino anti-Hemophilus influenzae di tipo b contenente Thimerosal e il rischio di una diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo negli Stati Uniti.
“Uno studio caso-controllo di ipotesi ha valutato le cartelle cliniche automatizzate nel Vaccine Safety Datalink (VSD) per l’esposizione organica all’Hg del Thimerosal in vaccini Haemophilus influenzae di tipo b (Hib) contenenti mercurio (Hg), somministrati in tempi specifici entro i primi 15 mesi di vita a soggetti con diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo (PDD) rispetto ai controlli. La vaccinazione infantile di routine è un importante strumento di salute pubblica per ridurre la morbilità e la mortalità associate alle malattie infettive, ma il presente studio fornisce nuove prove epidemiologiche di una relazione significativa tra l’aumento dell’esposizione organica all’Hg da vaccini contenenti Thimerosal e il conseguente rischio di diagnosi di PDD nei maschi e nelle femmine.”
Confronto tra la distribuzione del mercurio organico e inorganico nel ratto da latte
“Il prodotto metabolico del thimerosal è l’etilmercurio e la sua distribuzione e cinetica non sono ancora note, soprattutto in questa età precoce. Lo scopo di questo studio è stato quello di confrontare la distribuzione corporea di due forme di mercurio: organico (thimerosal) e inorganico (cloruro di mercurio (2+)) nei ratti da latte molto giovani. I risultati hanno mostrato che il livello di mercurio era più alto nel fegato e nei reni del gruppo del mercurio inorganico rispetto al gruppo esposto al thimerosal. Tuttavia, le concentrazioni di mercurio nel cervello e nel sangue erano più alte nel gruppo thimerosal esposto. Questi risultati devono essere chiariti da ulteriori dati sulle vie cinetiche dell’etilmercurio rispetto al mercurio inorganico.”
Attivazione della MS da insulina come fattore di crescita 1 e dopamina: un obiettivo per le tossine del neuro-sviluppo e il thimerosal
“I nostri risultati delineano un nuovo percorso di segnalazione del fattore di crescita che regola l’attività della SM e quindi modula le reazioni di metilazione, compresa la metilazione del DNA. La potente inibizione di questo percorso da parte di etanolo, piombo, mercurio, alluminio e thimerosal suggerisce che può essere un importante bersaglio di tossine per lo sviluppo neurologico.”
I linfociti B di una popolazione di bambini con disturbo dello spettro autistico e i loro fratelli non affetti presentano ipersensibilità al thimerosal
“Le cellule ipersensibili al thimerosal avevano anche livelli più elevati di marcatori di stress ossidativo, carbonili proteici, e la generazione di ossidanti. Questo suggerisce che alcuni individui con un lieve difetto mitocondriale possono essere altamente suscettibili a tossine specifiche mitocondriali come il vaccino conservante thimerosal.”
La somministrazione di Thimerosal ai ratti neonati aumenta l’eccesso di glutammato e aspartato nella corteccia prefrontale: Ruolo protettivo del solfato di deidroepiandrosterone
“Poiché l’eccessivo accumulo di glutammato extracellulare è collegato con l’eccitotossicità, i nostri dati implicano che l’esposizione neonatale ai vaccini contenenti thimerosal potrebbe indurre lesioni cerebrali eccitotossiche, portando a disturbi dello sviluppo neurologico.”
Il Thimerosal compromette la maturazione delle cellule dendritiche umane, la produzione di IL-12, il rilascio di chemochine e la polarizzazione T-helper
“Abbiamo recentemente riportato che le concentrazioni nanomolari di Thimerosal inducono l’arresto del ciclo cellulare delle cellule T umane attivato attraverso la TCR e l’inibizione della produzione di citochine proinfiammatorie, interferendo così con le funzioni delle cellule T. Dato il ruolo essenziale delle cellule dendritiche (DC) nella polarizzazione delle cellule T e nell’immunità del vaccino, abbiamo studiato l’influenza delle concentrazioni non tossiche del thimerosal sulla maturazione e sulle funzioni della DC. I nostri risultati mettono in guardia sugli effetti immunomodulatori ex-vivo del thimerosal sui DC.”
L’esposizione prenatale a organomercurio, thimerosal, compromette persistentemente il sistema serotoninergico e dopaminergico nel cervello del ratto: implicazioni per l’associazione con i disturbi dello sviluppo
“Questi risultati indicano che l’esposizione embrionale al thimerosal produce un deterioramento duraturo del sistema cerebrale.”
I livelli di mercurio nel sangue nel disordine dello spettro autistico: C’è un livello di soglia?
“Il mercurio (Hg) può avere un impatto significativo sulla patogenesi dei disturbi dello spettro autistico (ASD). Il peso dell’evidenza scientifica supporta l’Hg come fattore causale nei soggetti a cui è stata diagnosticata una ASD.”
Il thimerosal induce rotture del DNA, attivazione della caspasia-3, danni alle membrane e morte cellulare nei neuroni umani coltivati e nei fibroblasti
“Dimostriamo che il thimerosal in concentrazioni micromolari può rapidamente indurre danni alla membrana e al DNA e avviare l’apoptosi caspase-3-dipendente nei neuroni umani e fibroblasti”
L’assorbimento in vitro del glutammato nelle cellule CHO-K1 mutanti GLAST- e GLT-1-trasformate è inibito dal conservante thimerosal contenente etilmercurio.
“Questi studi suggeriscono che l’accumulo del thimerosal nel sistema nervoso centrale potrebbe contribuire a disregolare l’omeostasi del glutammato.”
Neurosviluppo dei bambini amazzonici esposti all’etilmercurio (da Thimerosal nei vaccini) e al metilmercurio (da pesce)
“I ritardi nello sviluppo neurologico dovuti a basse dosi di mercurio organico (sebbene indistinguibili) non sono prevedibili, ma possono essere evitati scegliendo pesci a basso Hg e fornendo vaccini privi di Thimerosal.”
Thimerosal a basso dosaggio nei vaccini pediatrici: Effetti negativi in prospettiva
“In particolare nei paesi meno sviluppati, neonati e bambini piccoli sono esposti all’EtHg perché è ancora presente in molti dei loro vaccini pediatrici e le madri sono spesso immunizzate con vaccini contenenti il Thimerosal (TCV) durante la gravidanza. Mentre la componente immunogenica del prodotto è stata sottoposta a test più rigorosi, il Thimerosal, noto per avere effetti neurotossici anche a basse dosi, non è stato esaminato per il limite di tolleranza da solo o in combinazione con l’adiuvante-Al durante i periodi di immaturità o di sviluppo (donne incinte, neonati e bambini piccoli). Le prove scientifiche hanno dimostrato i potenziali pericoli del Thimerosal in esperimenti che hanno modellato le concentrazioni di vaccino-EtHg. L’evidenza indica che le opzioni di vaccino senza Thimerosal dovrebbero essere rese disponibili nei paesi in via di sviluppo.”
“La tossicologia del mercurio (Hg) è preoccupante in quanto questo metallo è onnipresente nell’ambiente e gli organismi viventi sono abitualmente esposti all’Hg a livelli da bassi ad alti. Gli effetti tossici dell’Hg sono ben studiati ed è noto che possono differire a seconda della specie chimica Hg. In questo capitolo, sottolineiamo gli effetti neurotossici dell’Hg durante lo sviluppo del cervello. Il cervello immaturo è più suscettibile all’esposizione all’Hg, poiché tutte le forme chimiche dell’Hg, non solo quelle organiche, possono danneggiarlo. Il mercurio è uno degli elementi più neurotossici presenti nell’ambiente e l’esposizione a forme di E+Hg può avere conseguenze comportamentali di lunga durata. Di conseguenza, il divieto di esposizione intenzionale alle forme di E+Hg (ad esempio il thimerosal) dovrebbe essere esteso a tutti i bambini piccoli (non solo nei paesi ricchi).”
Il ruolo del mercurio nella patogenesi dell’autismo
“Recenti revisioni sulla salute ambientale hanno suggerito che l’esposizione precoce a sostanze pericolose può essere alla base di alcuni casi di disturbi dello sviluppo neurologico, tra cui l’ADHD, difficoltà di apprendimento e difficoltà di parola/lingua. Nel 1999, il thimerosal usato come conservante per vaccini è stato identificato come una fonte diffusa di esposizione al mercurio organico nei neonati. Il mercurio (Hg), un metallo pesante, è considerato altamente neurotossico. La quantità di mercurio nei vaccini, anche se piccola, ha superato le linee guida di sicurezza USEPA su base cumulativa. Alcuni individui possono presentare gravi reazioni avverse a basse dosi di Hg che sono altrimenti ampiamente benigne per la maggior parte delle persone esposte. (a)i tratti dell’ASD sono noti per l’esposizione al mercurio; (b)l’insorgenza dei sintomi dell’ASD è temporalmente associata alla somministrazione di immunizzazioni; (c) l’aumento della prevalenza dell’autismo riportato negli anni ’90 segue l’introduzione di due vaccini contenenti mercurio; (d) è stato rilevato un elevato contenuto di mercurio in campioni biologici di pazienti autistici. Dal momento che l’ASD può ora colpire ben uno su 150 bambini americani, e che il thimerosal è ancora usato in molti prodotti in tutto il mondo, la conferma del thimerosal come agente ambientale nella patogenesi dell’autismo ha importanti implicazioni per la società e per il paziente. La quantità cumulativa di mercurio iniettata nei primi 6 mesi di vita era di 187,5 μg.3. Utilizzando un tale modello, si prevede che l’EtHg dei vaccini raccomandati aumenterà i livelli di mercurio nei capelli al di sopra delle linee guida USEPA di 1 ppm per un massimo di un anno…È stato dimostrato in vivo che i vaccini contenenti Thimerosal possono aumentare significativamente i livelli di Hg nel sangue nei neonati. Un’analisi CDC delle cartelle cliniche computerizzate HMO ha trovato associazioni statisticamente significative tra l’aumento dell’esposizione al thimerosal da immunizzazioni infantili e il disturbo da deficit di attenzione, il ritardo del linguaggio e i tic. Una revisione della letteratura medica ha dimostrato che l’esposizione al mercurio, sia esso organico o inorganico, può dare origine ai sintomi e ai tratti che definiscono o che si trovano comunemente negli individui ASD. Il mercurio può causare danni nell’interazione sociale, difficoltà di comunicazione e modelli di comportamento ripetitivi e stereotipati, che comprendono i tre criteri diagnostici dell’autismo DSM-IV. Inoltre, il mercurio può indurre caratteristiche prominenti nell’ASD come anomalie sensoriali, cambiamenti emotivi/psicologici, disturbi del movimento, disturbi del pensiero astratto o complesso, gravi disturbi del sonno e comportamenti autolesionistici. I maschi sono più colpiti delle femmine in entrambe le condizioni. Anomalie fisiologiche più comuni nelle popolazioni ASD e note per essere causate da esposizione al mercurio includono problemi gastrointestinali, disturbi del sistema nervoso autonomo, insolita attività EEG, alterazioni del sistema immunitario, irregolarità nei sistemi di neurotrasmettitori, e non specifiche lesioni cerebrali. La scoperta e l’aumento della prevalenza di autismo segnalata è parallela all’introduzione e alla diffusione di vaccini contenenti thimerosal. L’autismo è stato descritto per la prima volta nel 1943 tra i bambini nati negli anni ’30. Il Thimerosal è stato aggiunto per la prima volta ai vaccini per l’infanzia negli anni ’30. Prima del 1970, si stimava che l’autismo classico si verificasse in circa 1 bambino su 2000, mentre la prevalenza media riportata dagli studi dal 1970 al 1990 è di 1 su 1000. Questo periodo è stato un periodo di maggiore immunizzazione nel mondo sviluppato. Nel 1995, il National Institutes of Health ha riportato una prevalenza di autismo di 1 su 500 bambini, e nel 2000 il CDC ha identificato circa 1 su 250 bambini con autismo classico in una città del New Jersey. È stato nei primi anni ’90 che i vaccini per l’HiB e l’epatite B contenenti il thimerosal sono entrati a far parte del programma di routine per i neonati. L’insorgenza dei sintomi autistici segue generalmente la somministrazione del thimerosal nei vaccini, e l’insorgenza dei sintomi è coerente con l’espressione della tossicità del mercurio. Come notato in precedenza, l’esposizione al mercurio da vaccini è iniziata alla nascita ed è continuata a circa 2, 4, 6 e 15 mesi. La grande maggioranza dei bambini autistici appare normale alla nascita, ma sono state osservate sottili anomalie nel movimento già a 4 mesi di età e disturbi sensoriali-motori rilevati a 9-12 mesi. L’intera gamma di disturbi diagnostici è generalmente evidente a 15-24 mesi. I sintomi della tossicità del mercurio possono manifestarsi improvvisamente in individui particolarmente sensibili o sensibilizzati, ma l’espressione è di solito graduale. I sintomi autistici di solito emergono gradualmente, anche se ci sono casi di insorgenza improvvisa. Quasi tutti i bambini americani sono immunizzati, ma meno dell’1% ha l’ASD. Questo modello è coerente con la risposta all’esposizione a basse dosi di mercurio, che è caratterizzata da un’ampia variazione interindividuale. L’acrodinia, una grave malattia della prima infanzia prevalente 50 anni fa, illustra questo fenomeno. L’acrodinia è stata causata da piccole quantità di cloruro di mercurio in polvere dentaria. Sebbene l’uso delle polveri fosse diffuso, solo una piccola percentuale di bambini sviluppava la malattia. Occasionalmente anche i fratelli dei pazienti affetti da acrodinia soccombevano e si suggeriva un legame genetico. Alcuni ceppi ad alto responder sono quelli soggetti a disturbi autoimmuni. L’ASD è altamente ereditario e si verifica più frequentemente del previsto nelle famiglie con malattie autoimmuni. I medici che curano i pazienti autistici hanno riportato elevati livelli di mercurio nelle urine dopo la sfida con i chelanti standard per i metalli pesanti e il miglioramento delle funzioni dopo la rimozione del mercurio dalla chelazione. In un caso studio, l’unica esposizione al mercurio nota è stata causata da vaccini. Questi rapporti preliminari suggeriscono che il mercurio può persistere nei tessuti in alcuni soggetti autistici e può contribuire ai sintomi autistici. Questi risultati supportano l’ipotesi che il mercurio nei vaccini possa essere un fattore nella patogenesi dell’autismo.”
Studio completo perchè su pubmed non è disponibile nemmeno l’abstract.
Autismo: una nuova forma di avvelenamento da mercurio
“L’esposizione al mercurio può causare disfunzioni immunitarie, sensoriali, neurologiche, motorie e comportamentali simili a tratti che definiscono o sono associati all’autismo, e le somiglianze si estendono alla neuroanatomia, ai neurotrasmettitori e alla biochimica. Il Thimerosal, un conservante aggiunto a molti vaccini, è diventato una delle principali fonti di mercurio nei bambini che, nei primi due anni, possono aver ricevuto una quantità di mercurio superiore alle linee guida di sicurezza. Una revisione della letteratura medica e dei dati del governo degli Stati Uniti suggerisce che: (i) molti casi di autismo idiopatico sono indotti dall’esposizione precoce al mercurio del thimerosal; (ii) questo tipo di autismo rappresenta una sindrome mercuriale non riconosciuta; e (iii) fattori genetici e non genetici stabiliscono una predisposizione per cui gli effetti avversi del thimerosal si verificano solo in alcuni bambini.”
Esposizione al thimerosal nei neonati e disturbi dello sviluppo neurologico: una valutazione delle cartelle cliniche computerizzate nel Vaccine Safety Datalink
“Lo studio ha valutato le possibili associazioni tra i disturbi dello sviluppo neurologico (NDs) e l’esposizione al mercurio (Hg) da vaccini contenenti Thimerosal (TCVs) esaminando il Datalink automatizzato per la sicurezza del vaccino (VSD). Coerenti rapporti di tasso significativamente aumentato sono stati osservati per l’autismo, disturbi dello spettro autistico, tic, disturbo da deficit di attenzione, e disturbi emotivi con l’esposizione Hg da TCVs.
Disturbi dello spettro di connettività cerebrale anormale dopo l’amministrazione del thimerosal: Una prospettiva di valutazione longitudinale del controllo del caso delle cartelle cliniche nel Datalinksulla sicurezza dei vaccini
“Il disturbo dello spettro autistico (ASD), il tic (TD) e la sindrome ipercinetica dell’infanzia (disturbo da deficit di attenzione [ADD]/disordine da deficit di attenzione e iperattività [ADHD]) sono disturbi recentemente definiti come disturbi anomali dello spettro di connettività (ACSD) perché mostrano un modello simile di connettività cerebrale anormale. I risultati suggeriscono che l’esposizione all’Hg dal thimerosal è significativamente associata agli ACSD di ASD, TD e ADD/ADHD.”
Induzione di metallotioneina nel cervelletto del topo e nel cervelletto con iniezione a basso dosaggio del thimerosal
“Si pensa che il cervelletto sia un organo sensibile al thimerosal. Come risultato, in combinazione con la patologia cerebrale osservata nei pazienti con diagnosi di autismo, il presente studio aiuta a sostenere la plausibilità biologica che l’esposizione a basse dosi di mercurio da vaccini contenenti thimerosal può essere associata all’autismo.”
Thimerosal e autismo? Un’ipotesi plausibile che non deve essere scartata
“L’ipotesi dell’autismo-mercurio descritta per la prima volta da Bernard et al. ha generato molto interesse e polemiche. L’Istituto di Medicina (IOM) ha riesaminato la connessione tra vaccini contenenti mercurio e disturbi del neurosviluppo, incluso l’autismo. Hanno concluso che l’ipotesi era biologicamente plausibile ma che non c’erano prove sufficienti per accettare o rifiutare una connessione causale e hanno raccomandato un programma di ricerca completo. Senza citare nuove prove sperimentali, numerosi osservatori hanno offerto pareri sull’argomento, alcuni dei quali respingono le conclusioni dell’OIM. In una recente revisione,Nelson e Bauman sostengono che un legame tra il conservante thimerosal, la fonte del mercurio nei vaccini infantili, è improbabile. Nella loro difesa del thimerosal, questi autori hanno una visione ristretta dell’ipotesi originale, non forniscono nuove prove e si basano su citazioni selettive e ragionamenti errati.Forniamo prove qui per confutare la critica di Nelson e Bauman e per difendere l’ipotesi dell’autismo-mercurio.”
I livelli ematici di mercurio sono correlati alla diagnosi di autismo: una rianalisi di un importante set di dati
“La questione di cosa stia portando all’apparente aumento dell’autismo è di grande importanza. Come il legame tra aspirina e infarto, anche un piccolo effetto può avere importanti implicazioni per la salute…esiste una relazione significativa tra i livelli ematici di mercurio e la diagnosi di un disturbo dello spettro autistico. Inoltre, i risultati dell’analisi del campione di capelli offrono un certo supporto all’idea che le persone con autismo possano essere meno efficienti e più variabili nell’eliminare il mercurio dal sangue.”
I linfociti B di una popolazione di bambini con disturbo dello spettro autistico e i loro fratelli non affetti presentano ipersensibilità al thimerosal
“Il ruolo dei vaccini contenenti thimerosal nello sviluppo del disturbo dello spettro autistico (ASD) è stato un’area di intenso dibattito, così come la presenza di amalgame dentali al mercurio e l’ingestione di pesce da parte di madri incinte. Abbiamo studiato gli effetti del thimerosal sulla proliferazione cellulare e sulla funzione mitocondriale da linfociti B prelevati da individui con autismo, dai loro gemelli non autistici e dai loro fratelli non gemelli…alcuni individui con un lieve difetto mitocondriale possono essere altamente sensibili alle tossine mitocondriali specifiche come il thimerosal conservante del vaccino”
Una serie di casi di bambini con apparenti encefalopatie tossiche da mercurio che si manifestano con sintomi clinici di disturbi autistici regressivi
“Compromissioni nelle relazioni sociali e nella comunicazione, comportamenti ripetitivi e schemi di movimento anormali stereotipati caratterizzano i disturbi dello spettro autistico (ASD). È chiaro che mentre i fattori genetici sono importanti per la patogenesi degli ASD, l’esposizione al mercurio può indurre disfunzioni immunitarie, sensoriali, neurologiche, motorie e comportamentali simili ai tratti che definiscono o associati agli ASD. C’era una significativa relazione dose-risposta tra la gravità degli ASD regressivi osservati e la dose totale di mercurio che i bambini hanno ricevuto dai vaccini contenenti Thimerosal / preparati di globuline immunitarie Rho (D). Sulla base delle diagnosi differenziali, 8 dei 9 pazienti esaminati sono stati esposti a un significativo mercurio da preparati biologici / vaccinali contenenti Thimerosal durante i loro periodi di sviluppo fetale / infantile, e successivamente, tra i 12 ei 24 mesi di età, questi bambini precedentemente in sviluppo normale soffrivano di mercurio tossico encefalopatie che si sono manifestate con sintomi clinici compatibili con ASD regressivi. La prova dell’intossicazione da mercurio dovrebbe essere considerata nella diagnosi differenziale come contributo ad alcuni ASD regressivi.”
Riduzione dei livelli di mercurio nei primi tagli di capelli dei bambini autistici
“I tassi segnalati di autismo sono aumentati notevolmente negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Un possibile fattore alla base di questi aumenti è una maggiore esposizione al mercurio attraverso i vaccini contenenti thimerosal, ma l’esposizione al vaccino deve essere valutata nel contesto delle esposizioni cumulative durante la gestazione e la prima infanzia. Tassi differenziali di eliminazione postnatale del mercurio possono spiegare perché esposizioni gestazionali e infantili simili producono effetti neurologici variabili. Alla luce della plausibilità biologica del ruolo del mercurio nei disturbi del neurosviluppo, il presente studio fornisce ulteriori informazioni su un possibile meccanismo mediante il quale l’esposizione precoce al mercurio potrebbe aumentare il rischio di autismo.”
Effetto del thimerosal sullo sviluppo neurologico dei ratti prematuri
“Le conseguenze negative sullo sviluppo neurologico osservate nel presente studio sono coerenti con gli studi precedenti; questo studio ha sollevato serie preoccupazioni circa il disturbo del neurosviluppo come l’autismo negli esseri umani a seguito della somministrazione di routine in tutto il mondo di vaccini contenenti thimerosal ai neonati.”
Aumento della suscettibilità alla disfunzione mitocondriale indotta dall’etilmercurio in un sottoinsieme di linee cellulari linfoblastoidi autistiche
“L’associazione dei disturbi dello spettro autistico con lo stress ossidativo e la disfunzione mitocondriale è sempre più riconosciuta. Questi risultati suggeriscono che il legame epidemiologico tra l’esposizione ambientale al mercurio e un aumento del rischio di sviluppare l’autismo può essere mediato attraverso la disfunzione mitocondriale e sostenere l’idea che un sottogruppo di individui con autismo può essere vulnerabile alle influenze ambientali con effetti negativi sullo sviluppo attraverso la disfunzione mitocondriale.”
Prove di paralleli tra l’intossicazione da mercurio e la patologia cerebrale nell’autismo
“Questa revisione trova la prova di molti paralleli tra i due, tra cui: (1) degenerazione microtubulare, in particolare di grandi dimensioni, a lungo raggio degenerazione assonale con conseguente germogliazione assonale abortivo (a breve, assoni sottili), (2) crescita eccessiva dentritica, (3) neuroinfiammazione, (4) microglial / attivazione astrocitica, (5) attivazione risposta immunitaria del cervello, (6) elevata proteina acida fibrillare gliale fibrillare; (7) stress ossidativo e perossidazione lipidica; (8) diminuzione dei livelli ridotti di glutatione e glutatione ossidato elevato; (9) disfunzione mitocondriale; (10) interruzione dell’omeostasi del calcio e la segnalazione; (11) inibizione dell’acido glutammico decarbossilasi (GAD) attività; (12) interruzione della omeostasi GABAergica e glutamatergica; (13) inibizione dell’attività IGF-1 e metionina sintasi; (14) compromissione della metilazione; (15) disfunzione delle cellule endoteliali vascolari e cambiamenti patologici dei vasi sanguigni; (16) diminuzione del flusso sanguigno cerebrale / cerebrale cerebrale; (17) aumento della proteina precursore dell’amiloide; (18) perdita di granuli e neuroni Purkinje nel cervelletto; (19) aumento dei livelli di citochine pro-infiammatorie nel cervello; e (20) fattore nucleare aberrante kappa-catena leggera kappa-catena di cellule B attivate (NF-kappaB). L’evidenza suggerisce che il mercurio può essere sia causale o contribuente nella patologia cerebrale in ASD, eventualmente lavorando in sinergia con altri composti tossici o patogeni per produrre la patologia cerebrale osservata in quelli con diagnosi di ASD.”
I livelli di mercurio nel sangue e di neuropeptidi correlati all’infiammazione nel siero sono correlati nei bambini con disturbi dello spettro autistico
“Il mercurio (Hg) è una neurotossina, e potenzialmente uno dei principali fattori scatenanti ambientali per l’ASD in quanto induce una neuroinfiammazione con conseguente rilascio di neuropeptidi. Questo è il primo studio che esplora la relazione potenzialmente causale tra i livelli di neurochinina A nel siero e il mercurio nel sangue (BHg) nei bambini affetti da ASD. C’è stata una relazione lineare significativa e positiva tra i livelli di neurochinina sierica A e BHg nei bambini con ASD moderata e grave, ma non nei bambini di controllo sani.”
Concentrazioni di metalli tossici nei capelli e gravità del disturbo dello spettro autistico nei bambini piccoli
“L’aumento delle concentrazioni di Hg nei capelli è correlato in modo significativo con l’aumento della gravità dell’ASD. Al contrario, non sono state osservate correlazioni significative tra gli altri metalli tossici dei capelli esaminati e la gravità dell’ASD. Questo studio aiuta a fornire un ulteriore supporto meccanicistico per Hg nell’eziologia della gravità ASD, ed è supportato da un numero crescente di recenti revisioni critiche che forniscono la plausibilità biologica per il ruolo dell’esposizione ad Hg nella patogenesi delle ASD.”
Uno studio prospettico di biomarcatori di tossicità del mercurio nei disturbi dello spettro autistico
“La neurotossicità stabilita per lo sviluppo attribuita al mercurio e le prove biochimiche/genomiche per la suscettibilità/tossicità al mercurio nelle ASD indicano un ruolo causale per il mercurio.”
Biomarcatori di tossicità nel disturbo dello spettro autistico: uno studio in cieco delle porfirine urinarie
“Questi risultati suggeriscono che i livelli di porfirine associate ad Hg-tossicità sono più alti nei bambini con diagnosi di ASD rispetto ai controlli.”
L’esposizione al thimerosal e il ruolo della chimica della solfatazione e la disponibilità di tiolo nell’autismo
“È importante notare che l’insorgenza di sintomi di ASD dopo i 6 mesi di età segue temporalmente la somministrazione di molti vaccini infantili. Lo scopo della presente revisione critica è di fornire una visione meccanicistica di come la limitata disponibilità di tiolo, la chimica anomala della solfatazione e la ridotta capacità di riserva di GSH nei bambini con un ASD potrebbero renderli più suscettibili agli effetti tossici del Thimerosal somministrato abitualmente come parte dei programmi di immunizzazione infantile obbligatoria.”
Il rapporto tra mercurio e autismo: Una revisione completa e una discussione
“La patologia cerebrale nei disturbi dello spettro autistico (ASD) indica una marcata e continua reattività infiammatoria con danni neuronali concomitanti. Questa revisione attuale, tuttavia, si concentrerà in particolare sull’esposizione al mercurio e sull’ASD, conducendo una ricerca bibliografica completa di studi originali sull’uomo che esaminano la potenziale relazione tra il mercurio e l’ASD, categorizzando, riassumendo e discutendo la ricerca pubblicata che affronta questo argomento. Questa revisione ha trovato 91 studi che esaminano la relazione potenziale tra il mercurio e l’ASD dal 1999 al febbraio 2016. Di questi studi, la grande maggioranza (74%) suggerisce che il mercurio è un fattore di rischio per l’ASD, rivelando effetti sia diretti che indiretti. La preponderanza delle prove indica che l’esposizione al mercurio è causale e/o contributiva nell’ASD.”
La plausibilità di un ruolo del mercurio nell’eziologia dell’autismo: una prospettiva cellulare
“Da un punto di vista cellulare, sembrerebbe che la letteratura scientifica esistente supporti la plausibilità biologica di una patogenesi dell’autismo basata sull’Hg. Per comprendere il caso di plausibilità, è essenziale riconoscere che una variabile critica (o imprevedibile e confusa, a seconda dei casi) è la sensibilità idiosincratica di un dato individuo all’Hg, che probabilmente ha qualche base genetica. Questo approccio a livello di popolazione per ridurre l’esposizione all’Hg non è stato ancora introdotto in modo completo, ad eccezione della parziale riduzione dell’Hg nel programma di vaccinazione e dell’avvertimento al pubblico (in particolare alle madri in gravidanza e allattamento) per quanto riguarda il consumo di frutti di mare. Nonostante la plausibilità biologica dell’Hg come agente eziologico nell’autismo, rimane ancora molto lavoro da fare per capire meglio come l’Hg agisce in qualsiasi processo patogeno.”
Uno studio prospettico della somministrazione di globuline immuni di Rho(D)-immune contenenti il thimerosal come fattore di rischio per i disturbi autistici
“I risultati forniscono indicazioni sul potenziale ruolo che l’esposizione prenatale al mercurio può avere in alcuni bambini affetti da ASD.”
Uno studio in due fasi sul rischio di autismo tra i bambini nati dalla fine degli anni ’90 ai primi anni 2000 negli Stati Uniti
“Questo studio rivela che il rischio di autismo dalla fine degli anni ’90 ai primi anni 2000 negli Stati Uniti è diminuito significativamente con la riduzione dell’esposizione all’Hg da vaccini per l’infanzia contenenti Thimerosal.”
Una valutazione delle tendenze al ribasso nei disturbi dello sviluppo neurologico negli Stati Uniti a seguito della rimozione del Thimerosal dai vaccini per l’infanzia
“Gli Stati Uniti sono nel bel mezzo di un’epidemia di disturbi dello sviluppo neurologico (NDs). Il presente studio fornisce le prime prove epidemiologiche che dimostrano che, poiché il Thimerosal è stato rimosso dai vaccini per l’infanzia, il numero di NDs è diminuito negli Stati Uniti. Le tecniche di analisi utilizzate hanno tentato di ridurre al minimo il rischio o la distorsione. Questo è particolarmente vero perché il trattamento dei dati sulla sicurezza dei vaccini del Programma Nazionale di Immunizzazione del CDC è stato messo in discussione dall’Istituto di Medicina dell’Accademia Nazionale delle Scienze nel 2005.”
Una valutazione comparativa degli effetti dell’immunizzazione MMR e delle dosi di mercurio da vaccini per l’infanzia contenenti thimerosal sulla prevalenza dell’autismo nella popolazione
“Sono state effettuate valutazioni dei sommari di sorveglianza biologica dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), dei set di dati del Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti e delle stime annuali sulla nascita in vita del CDC. I risultati di questo studio concordano con una serie di studi pubblicati in precedenza. Questi studi hanno dimostrato che c’è una plausibilità biologica e prove epidemiologiche che mostrano una relazione diretta tra l’aumento delle dosi di mercurio da vaccini contenenti thimerosal e disturbi dello sviluppo neurologico, e vaccini contenenti morbillo e gravi disturbi neurologici.”
Uno studio in due fasi che valuta la relazione tra la somministrazione di vaccini contenenti Thimerosal e il rischio di una diagnosi di disturbo dello spettro autistico negli Stati Uniti
“Il presente studio fornisce nuove prove epidemiologiche a sostegno di un’associazione tra l’aumento dell’esposizione all’Hg organico da vaccini infantili contenenti Thimerosal e il conseguente rischio di una diagnosi di ASD.”
I vaccini ad alto contenuto di alluminio aumentano temporaneamente i livelli di alluminio nel tessuto cerebrale murino
“L’alluminio è ampiamente utilizzato come adiuvante nei vaccini umani e i bambini possono spesso ricevere fino a 3,75 mg di alluminio per via parenterale durante i primi sei mesi di vita. Mostriamo che l’iniezione intraperitoneale di vaccini adsorbiti con alluminio nei topi provoca un aumento transitorio dei livelli di alluminio nel tessuto cerebrale con un picco intorno al secondo e terzo giorno dopo l’iniezione. Questo aumento non è stato osservato nel gruppo di controllo con soluzione salina di animali o con vaccini che non contengono alluminio. È probabile che l’alluminio venga trasportato al cervello dalla proteina transferrina legante il ferro ed entri nel cervello attraverso specifici recettori della transferrina.”
Le iniezioni di idrossido di alluminio portano a deficit motori e degenerazione dei motoneuroni
“La sindrome della guerra del Golfo è un disturbo multisistemico che affligge molti veterani degli eserciti occidentali nella guerra del Golfo del 1990-1991. Un certo numero di persone affette può mostrare deficit neurologici tra cui varie disfunzioni cognitive e malattie dei motoneuroni, quest’ultima espressione è praticamente indistinguibile dalla sclerosi laterale amiotrofica classica (SLA) tranne che per l’età di insorgenza. Possibili cause di GWS includono molti degli adiuvanti nel vaccino contro l’antrace e altri. Il colpevole più probabile sembra essere l’idrossido di alluminio. Le analisi comportamentali in questi topi hanno rivelato alterazioni significative in un certo numero di funzioni motorie, nonché una ridotta capacità di memoria spaziale. La dimostrata neurotossicità dell’idrossido di alluminio e la sua relativa ubiquità come adiuvante suggeriscono che è giustificato un maggiore controllo da parte della comunità scientifica.”
Entropia indotta dall’alluminio (Al) nei sistemi biologici: Implicazioni per le malattie neurologiche
“Al è invariabilmente tossico per i sistemi viventi e non ha un ruolo benefico noto in nessun sistema biologico. Al perturba l’auto-ordinamento biologico, la trasduzione di energia e i sistemi di segnalazione, aumentando così l’entropia biosemiotica. A partire dalla biofisica dell’acqua, la perturbazione progredisce attraverso le macromolecole che sono cruciali per i processi viventi (DNA, RNA, proteoglicani e proteine). Essa danneggia le cellule, i circuiti e i sottosistemi e può causare guasti catastrofici che terminano con la morte. Al forma complessi tossici con altri elementi, come il fluoro, e interagisce negativamente con il mercurio, il piombo e il glifosato. Al ha un impatto negativo sul sistema nervoso centrale in tutte le specie che sono state studiate, compresi gli esseri umani. A causa degli impatti globali di Al sulla dinamica dell’acqua e sui sistemi biosemiotici, i disturbi del sistema nervoso centrale negli esseri umani sono indicatori sensibili degli agenti tossici di Al a cui siamo esposti.”
Dosaggio non lineare delle particelle adiuvanti di idrossido di alluminio: Neurotossicità selettiva a bassa dose
“L’idrossido di alluminio (Al,Alhydrogel), il principale adiuvante autorizzato per vaccini umani e animali, è costituito da nanoparticelle primarie che si agglomerano spontaneamente. Preoccupazioni sulla sua sicurezza sono emerse in seguito al riconoscimento della sua biopersistenza inaspettatamente di lunga durata all’interno delle cellule immunitarie in alcuni individui e segnalazioni di sindrome da stanchezza cronica, disfunzione cognitiva, mialgia, disautonomia e caratteristiche autoimmuni / infiammatorie temporalmente legate a più somministrazioni di vaccini contenenti Al. Esperimenti sui topi hanno documentato la sua cattura e il lento trasporto da parte delle cellule della linea dei monociti dal muscolo iniettato agli organi linfoidi e infine al cervello. Il presente studio mirava a valutare la funzione cerebrale del topo e la concentrazione di Al 180 giorni dopo l’iniezione di varie dosi di Alhydrogel nel muscolo tibiale anteriore in topi CD1 femmine adulte. È stato osservato un insolito pattern neuro-tossicologico limitato a una bassa dose di Alhydrogel. Sono stati osservati cambiamenti neurocomportamentali, inclusi livelli di attività ridotti. I livelli di Al cerebrale erano selettivamente aumentati negli animali esposti alla dose più bassa, mentre i granulomi muscolari erano quasi completamente scomparsi a 6 mesi in questi animali. Concludiamo che Alhydrogel iniettato a basse dosi nel muscolo di topo può indurre selettivamente un accumulo cerebrale di Al a lungo termine ed effetti neurotossici. Per spiegare questo risultato inaspettato, una strada che potrebbe essere esplorata in futuro riguarda la dimensione dell’adiuvante poiché le sospensioni iniettate corrispondenti alla dose più bassa, ma non alle dosi più alte, contenevano esclusivamente piccoli agglomerati nella gamma di dimensioni dei batteri noti per favorire cattura e, presumibilmente, trasporto da parte delle cellule della linea dei monociti. In ogni caso, l’opinione che la neurotossicità di Alhydrogel obbedisca alla regola “la dose fa il veleno” della tossicità chimica classica appare eccessivamente semplicistica.”
Alluminio nel sistema nervoso centrale (SNC): tossicità nell’uomo e negli animali, coadiuvanti vaccinali e autoimmunità
“Abbiamo esaminato la neurotossicità dell’alluminio nell’uomo e negli animali in varie condizioni, seguendo diverse vie di somministrazione, e forniamo una panoramica dei vari stati patologici associati. La letteratura dimostra chiaramente gli impatti negativi dell’alluminio sul sistema nervoso nel corso dell’età. Negli adulti, l’esposizione all’alluminio può portare a deficit neurologici apparentemente legati all’età simili all’Alzheimer ed è stata collegata a questa malattia e alla variante guamaniana, ALS-PDC. Inoltre, l’iniezione di adiuvanti di alluminio nel tentativo di capire la sindrome della Guerra del Golfo e i deficit neurologici associati porta a un fenotipo SLA nei giovani topi maschi. Nei bambini piccoli esiste una correlazione altamente significativa tra il numero di vaccini pediatrici adiuvati con alluminio somministrati e il tasso di disturbi dello spettro autistico. Molte delle caratteristiche della neurotossicità indotta dall’alluminio possono derivare, in parte, da reazioni autoimmuni, come parte della sindrome di ASIA.”
Coadiuvante di alluminio legato alla malattia della Guerra del Golfo induce la morte dei motoneuroni nei topi
“La malattia della Guerra del Golfo (GWI) colpisce una percentuale significativa di veterani del conflitto del 1991, ma la sua origine rimane sconosciuta. Considerando che molti fattori ambientali sono stati collegati al GWI, il ruolo del vaccino contro l’antrace è stato oggetto di crescente attenzione. Tra i componenti potenzialmente tossici del vaccino vi sono gli adiuvanti idrossido di alluminio e squalene. Per esaminare se questi composti potrebbero contribuire ai deficit neuronali associati al GWI, è stato sviluppato un modello animale per esaminare il potenziale impatto neurologico dell’idrossido di alluminio, dello squalene o dell’idrossido di alluminio combinato con lo squalene. I topi CD-1 giovani e maschi della colonia sono stati iniettati con gli adiuvanti a dosi equivalenti a quelle date al personale del servizio militare statunitense. Tutti i topi sono stati sottoposti a una batteria di test motori e cognitivo-comportamentali per un periodo di 6 mesi dopo le iniezioni. I risultati suggeriscono un possibile ruolo per l’alluminio adiuvante in alcune caratteristiche neurologiche associate a GWI e possibilmente un ruolo aggiuntivo per la combinazione di adiuvanti.”
Neurotossicità indotta dall’alluminio: alterazioni della funzione della membrana alla barriera emato-encefalica
“L’alluminio è una neurotossina, sebbene la base per la sua tossicità sia sconosciuta. Recentemente è stato dimostrato che altera la funzione della barriera emato-encefalica (BBB), che regola gli scambi tra il sistema nervoso centrale (SNC) e la circolazione periferica. Tali alterazioni nell’accesso al cervello di nutrienti, ormoni, tossine e farmaci potrebbero essere alla base della disfunzione del SNC…molti dei suoi effetti sul sistema nervoso centrale e sui tessuti periferici possono essere spiegati dalle sue azioni come tossina di membrana.”
Molteplici effetti dell’alluminio nelle malattie neurodegenerative: Una recensione
“Le prove per la neurotossicità di Al sono descritte in vari studi, ma ancora il meccanismo esatto della tossicità di Al non è noto. Tuttavia, le prove suggeriscono che l’Al può potenziare lo stress ossidativo e gli eventi infiammatori e alla fine porta alla morte cellulare. Al è considerato una neurotossina consolidata e ha un legame tra l’esposizione e lo sviluppo di malattie neurodegenerative, tra cui la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), il morbo di Alzheimer (AD), la demenza, la sindrome della guerra del Golfo e il parkinson.”
Neurotossicità dell’alluminio nei neonati pretermine che ricevono soluzioni per via endovenosa
“L’alluminio, un contaminante delle soluzioni commerciali per l’alimentazione endovenosa, è potenzialmente neurotossico. Nei neonati prematuri, l’alimentazione endovenosa prolungata con soluzioni contenenti alluminio è associata a uno sviluppo neurologico compromesso.”
Coadiuvanti di alluminio di vaccini iniettati nel muscolo: destino normale, patologia e malattia associata
“È l’adiuvante più comunemente usato nei vaccini umani e veterinari, ma i meccanismi attraverso i quali stimola le risposte immunitarie rimangono mal definiti. Sebbene generalmente ben tollerato a breve termine, è stato sospettato di causare occasionalmente problemi neurologici ritardati in individui suscettibili. In particolare, la persistenza a lungo termine del granuloma alluminico chiamato anche miofascite macrofagica è associata ad artromialgie croniche, affaticamento e disfunzione cognitiva. Le preoccupazioni per la sicurezza dipendono in gran parte dal lungo tempo di biopersistenza inerente a questo adiuvante, che può essere correlato al suo rapido ritiro dal liquido interstiziale per avido assorbimento cellulare; e la capacità delle particelle adiuvanti di migrare e accumularsi lentamente negli organi linfoidi e nel cervello, un fenomeno documentato in modelli animali e derivante dalla traslocazione dipendente da MCP1 / CCL2 di cellule della stirpe monocitaria caricate con adiuvante (fenomeno del cavallo di Troia). Queste nuove intuizioni suggeriscono fortemente che dovrebbe essere effettuata una seria rivalutazione della farmacocinetica e della sicurezza degli adiuvanti dell’alluminio a lungo termine.”
Meccanismi della tossicità adiuvante dell’alluminio e dell’autoimmunità nelle popolazioni pediatriche
“Le sfide immunitarie durante lo sviluppo iniziale, comprese quelle indotte dal vaccino, possono portare ad alterazioni dannose permanenti del cervello e della funzione immunitaria. L’evidenza sperimentale mostra anche che la somministrazione simultanea di un minimo di due o tre adiuvanti immunitari può superare la resistenza genetica all’autoimmunità. In alcuni paesi sviluppati, quando i bambini avranno dai 4 ai 6 anni avranno ricevuto un totale di 126 composti antigenici insieme ad elevate quantità di adiuvanti di alluminio (Al) attraverso le vaccinazioni di routine. Secondo la Food and Drug Administration degli Stati Uniti, le valutazioni della sicurezza per i vaccini spesso non hanno incluso studi di tossicità appropriati perché i vaccini non sono stati considerati intrinsecamente tossici. Nel loro insieme, queste osservazioni sollevano preoccupazioni plausibili sulla sicurezza generale degli attuali programmi di vaccinazione infantile. Quando si valuta la tossicità adiuvante nei bambini, è necessario considerare diversi punti chiave: neonati e bambini non dovrebbero essere visti come “piccoli adulti” per quanto riguarda il rischio tossicologico poiché la loro fisiologia unica li rende molto più vulnerabili agli insulti tossici; negli esseri umani adulti gli adiuvanti del vaccino Al sono stati collegati a una varietà di gravi condizioni autoimmuni e infiammatorie (“ASIA”), tuttavia i bambini sono regolarmente esposti a quantità molto più elevate di Al dai vaccini rispetto agli adulti; si presume spesso che le risposte immunitarie periferiche non influenzino la funzione cerebrale. Tuttavia, è ora chiaramente stabilito che esiste una diafonia neuroimmune bidirezionale che svolge ruoli cruciali nell’immunoregolazione e nella funzione cerebrale. A loro volta, perturbazioni dell’asse neuro-immunitario sono state dimostrate in molte malattie autoimmuni; gli stessi componenti dell’asse neuro-immunitario che svolgono un ruolo chiave nello sviluppo del cervello e nella funzione immunitaria sono fortemente presi di mira dagli adiuvanti di Al. In sintesi, l’evidenza della ricerca mostra che le crescenti preoccupazioni sulle attuali pratiche di vaccinazione possono effettivamente essere giustificate. Poiché i bambini possono essere maggiormente a rischio di complicanze indotte dal vaccino, è urgentemente necessaria una valutazione rigorosa degli impatti negativi sulla salute correlati al vaccino nella popolazione pediatrica.”
Ci sono impatti negativi sul sistema nervoso centrale dei coadiuvanti a base di alluminio utilizzati nei vaccini e nell’immunoterapia?
“Nonostante l’opinione comune che i sali di alluminio (Al) siano inerti e quindi innocui come adiuvanti del vaccino o nell’immunoterapia, la realtà è molto diversa. Nel seguente articolo esaminiamo brevemente la letteratura sulla neurotossicità dell’Al e sull’uso dei sali di Al come adiuvanti del vaccino e consideriamo non solo le azioni tossiche dirette sul sistema nervoso, ma anche il potenziale impatto per innescare l’autoimmunità. Le risposte autoimmuni e infiammatorie che interessano il SNC sembrano essere alla base di alcune forme di malattie neurologiche, compresi i disturbi dello sviluppo. Al ha dimostrato di avere un impatto sul sistema nervoso centrale a tutti i livelli, anche modificando l’espressione genica. Questi risultati dovrebbero sollevare preoccupazioni circa il crescente uso di sali di Al come adiuvanti del vaccino e per l’applicazione come stimolanti immunitari più generali.”
Biodisponibilità dell’alluminio da fosfato basico di sodio e alluminio, un agente emulsionante approvato per additivi alimentari, incorporato nel formaggio
“È stato suggerito che la biodisponibilità orale di Al da acqua potabile è molto maggiore di quella da alimenti. L’obiettivo era quello di testare ulteriormente questa ipotesi. Questi risultati non supportano l’ipotesi che l’acqua potabile fornisca un contributo sproporzionato al totale di Al assorbito dal tratto gastrointestinale.”
Biodisponibilità dell’alluminio da infusione di tè
“In sintesi, la biodisponibilità orale di Al da tè è stata dello 0,37%. Studi che utilizzano gli stessi metodi hanno mostrato che lo 0,28 e lo 0,29% di Al è stato assorbito per via orale dall’acqua.”
Tossicocinetica dell’alluminio: una minirevisione aggiornata
“C’è preoccupazione per l’alluminio nell’acqua potabile. Vengono riviste le fonti comuni di alluminio per l’uomo. La biodisponibilità orale di Al dall’acqua sembra essere di circa lo 0,3%. Il cibo è la principale fonte comune. La biodisponibilità del cibo non è stata adeguatamente determinata. L’esposizione industriale e medicinale, e forse l’uso di antitraspiranti, può aumentare significativamente l’alluminio assorbito. La biodisponibilità per inalazione di Al solubile nell’aria sembra essere di circa l’1,5% nell’ambiente industriale. Al può distribuirsi al cervello dalla cavità nasale, ma il significato di questa via di esposizione è sconosciuto. La biodisponibilità sistemica di Al dopo una singola applicazione di antitraspirante ascellare può raggiungere lo 0,012%. TUTTO l’AI iniettato per via intramuscolare, ad es. dai vaccini, può eventualmente essere assorbito. Al si distribuisce in modo diseguale a tutti i tessuti. L’assorbimento cerebrale di Al può essere mediato dai complessi Al transferrina e Al citrato. Il contributo del cibo all’alluminio assorbito deve essere determinato per far avanzare la nostra comprensione dei principali componenti della tossicocinetica dell’alluminio.”
Miofascite macrofagica: caratterizzazione e fisiopatologia
“L’allume è l’adiuvante più comunemente usato nei vaccini umani e veterinari, ma i meccanismi attraverso i quali stimola le risposte immunitarie rimangono non completamente compresi. Sebbene generalmente ben tollerato, l’allume può occasionalmente causare problemi di salute invalidanti in individui presumibilmente suscettibili. Una piccola percentuale di persone vaccinate presenta una insorgenza ritardata di mialgia diffusa, affaticamento cronico e disfunzione cognitiva e mostra una persistenza a lungo termine di macrofagi carichi di allume nel sito della precedente immunizzazione intramuscolare (im), formando una lesione granulomatosa chiamata miofascite macrofagica (MMF). I problemi di sicurezza dell’allume dipenderanno in gran parte dal fatto che il composto rimanga localizzato nel sito di iniezione o si diffonda e si accumuli in organi distanti. Gli esperimenti sugli animali indicano che i nanomateriali biopersistenti assorbiti dalle cellule della linea dei monociti nei tessuti, come i surrogati di allume fluorescenti, possono prima traslocare nei linfonodi drenanti e successivamente circolare nel sangue all’interno dei fagociti e raggiungere la milza e, infine, accumularsi lentamente nel cervello.”
Follow-up a lungo termine di disfunzioni cognitive in pazienti con miofasciite macrofagica indotta da idrossido di alluminio (MMF)
“La miofascite macrofagica (MMF) è caratterizzata da lesioni muscolari specifiche che valutano la persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio all’interno dei macrofagi nel sito della precedente immunizzazione. Le caratteristiche rappresentative della disfunzione cognitiva associata a MMF(MACD) includono: sindrome disesecutiva; memoria visiva; estinzione dell’orecchio sinistro al test di ascolto dicotico. La maggior parte dei pazienti soddisfaceva i criteri per il deterioramento cognitivo lieve non amnesico / disesecutivo, anche se alcuni deficit cognitivi sembravano insolitamente gravi. La MACD è rimasta stabile nel tempo, sebbene la sindrome disesecutiva tendesse a peggiorare. Il follow-up a lungo termine di un sottogruppo di pazienti con 3 o 4 valutazioni neuropsicologiche consecutive ha confermato la stabilità del MACD nel tempo, nonostante le marcate fluttuazioni.”
La persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio derivato da vaccini è associata a disfunzioni cognitive croniche
“I pazienti affetti (da miofascite macrofagica MMF descritta nello studio sopra) lamentano principalmente artromialgie, stanchezza cronica e difficoltà cognitive. Abbiamo progettato una batteria completa di test neuropsicologici per delineare prospetticamente la disfunzione cognitiva associata a MMF (MACD). Rispetto ai pazienti di controllo con artrite e dolore cronico, i pazienti con MMF avevano un deterioramento cognitivo pronunciato e specifico. La MACD colpisce principalmente la memoria sia visiva che verbale; funzioni esecutive, inclusa attenzione, memoria di lavoro e pianificazione; e estinzione dell’orecchio sinistro al test di ascolto dicotico. I deficit cognitivi non erano correlati a dolore, affaticamento, depressione o durata della malattia. I meccanismi fisiopatologici alla base della MACD devono ancora essere determinati. In conclusione, la persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio derivato dal vaccino all’interno del corpo valutata da MMF è associata a disfunzione cognitiva, non solo a causa di dolore cronico, affaticamento e depressione.”
Le lesioni da miofascite macrofagica determinano la persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio derivato da vaccino nel muscolo
“Sono state osservate inclusioni intracitoplasmatiche nei macrofagi di alcuni pazienti. Le inclusioni sono state rilevate costantemente e corrispondevano all’idrossido di alluminio, un composto immunostimolante frequentemente utilizzato come adiuvante del vaccino. Le mialgie diffuse erano più frequenti nei pazienti con una lesione MMF alla biopsia del muscolo deltoide. L’esordio della mialgia è stato successivo alla vaccinazione nel 94% dei pazienti. La lesione MMF è stata riprodotta sperimentalmente nei ratti. Concludiamo che la lesione MMF è secondaria all’iniezione intramuscolare di vaccini contenenti idrossido di alluminio, mostra sia la persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio sia una reazione immunitaria locale in corso ed è rilevata in pazienti con sintomi sistemici che sono apparsi successivamente alla vaccinazione.”
Approfondimento sul destino cellulare e sulla tossicità dei coadiuvanti a base di alluminio utilizzati nelle vaccinazioni umane clinicamente approvate
“Nel presente documento è stata chiarita la distribuzione delle dimensioni delle particelle (PSD) dell’idrossido di alluminio e degli adiuvanti idrossifosfato di alluminio nel tentativo di correlare queste proprietà con le risposte biologiche osservate dopo la vaccinazione. Dimostriamo che non tutti gli adiuvanti in alluminio sono uguali né in termini di proprietà fisiche né di reattività biologica e potenziale tossicità sia nel sito di iniezione che oltre. Un carico elevato di idrossido di alluminio nel citoplasma delle cellule THP-1 senza citotossicità immediata potrebbe predisporre questa forma di adiuvante di alluminio al suo successivo trasporto in tutto il corpo, compreso l’accesso al cervello.”
Qui abbiamo usato la spettrometria ad assorbimento atomico a forno a grafite a riscaldamento trasversale per misurare, per la prima volta, il contenuto di alluminio nel tessuto cerebrale di donatori con diagnosi di autismo. Abbiamo anche usato un fluoro-alluminio-selettivo per identificare l’alluminio nel tessuto cerebrale utilizzando la microscopia a fluorescenza. Il contenuto di alluminio nel tessuto cerebrale dell’autismo era costantemente elevato. La preminenza dell’alluminio intracellulare associato a cellule non neuronali è stata un’osservazione di spicco nel tessuto cerebrale autistico e può offrire indizi sia sull’origine dell’alluminio cerebrale che su un presunto ruolo nel disturbo dello spettro autistico.
I coadiuvanti in alluminio del vaccino contribuiscono alla crescente prevalenza dell’autismo?
“I disturbi dello spettro autistico (ASD) sono gravi disturbi dello sviluppo multisistemico e una preoccupazione urgente per la salute pubblica globale. L’immunità disfunzionale e la funzione cerebrale compromessa sono deficit fondamentali nell’ASD. L’alluminio (Al), l’adiuvante vaccinale più comunemente usato, è una neurotossina dimostrata e un forte stimolatore immunitario. Quindi, l’adiuvante Al ha il potenziale per indurre disturbi neuroimmuni. Quando si valuta la tossicità adiuvante nei bambini, è necessario considerare due punti chiave: i bambini non dovrebbero essere visti come “piccoli adulti” poiché la loro fisiologia unica li rende molto più vulnerabili agli insulti tossici; se l’esposizione ad Al da solo pochi vaccini può portare a deterioramento cognitivo e autoimmunità negli adulti, è irragionevole chiedersi se gli attuali schemi pediatrici, spesso contenenti 18 vaccini adiuvati con Al, siano sicuri per i bambini? I nostri risultati mostrano che: i bambini dei paesi con la più alta prevalenza di ASD sembrano avere la più alta esposizione all’Al dai vaccini; l’aumento dell’esposizione agli adiuvanti di Al è significativamente correlato all’aumento della prevalenza di ASD negli Stati Uniti osservato negli ultimi due decenni; esiste una correlazione significativa tra la quantità di Al somministrata ai bambini in età prescolare e l’attuale prevalenza di ASD in sette paesi occidentali. L’applicazione dei criteri di Hill a questi dati indica che la correlazione tra Al nei vaccini e ASD può essere causale. Poiché i bambini rappresentano una frazione della popolazione più a rischio di complicanze a seguito dell’esposizione ad Al, sembra giustificata una valutazione più rigorosa della sicurezza dell’adiuvante di Al.”
I dati empirici confermano i sintomi dell’autismo correlati all’esposizione all’alluminio e all’acetaminofene
“L’autismo è una condizione caratterizzata da abilità cognitive e sociali compromesse, associate a una funzione immunitaria compromessa. L’incidenza è in aumento in modo allarmante e si sospetta sempre più che i fattori ambientali abbiano un ruolo. I nostri risultati forniscono una forte evidenza a sostegno di un legame tra l’autismo e l’alluminio nei vaccini. Una revisione della letteratura che mostra la tossicità dell’alluminio nella fisiologia umana offre ulteriore supporto. I riferimenti all’autismo nel VAERS sono aumentati costantemente alla fine del secolo scorso, durante un periodo in cui il mercurio veniva gradualmente eliminato, mentre il carico di adiuvante alluminio veniva aumentato. Utilizzando tecniche standard di rapporto funzione di verosimiglianza, identifichiamo diversi segni e sintomi che sono significativamente prevalenti nei rapporti sui vaccini dopo il 2000, tra cui cellulite*, convulsioni, depressione, affaticamento, dolore e morte, che sono anche significativamente associati ai vaccini contenenti alluminio. Proponiamo che i bambini con diagnosi di autismo siano particolarmente vulnerabili ai metalli tossici come l’alluminio e il mercurio a causa dell’insufficienza di solfato sierico e glutatione. Si osserva anche una forte correlazione tra autismo e vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia), che può essere parzialmente spiegata tramite una maggiore sensibilità al paracetamolo somministrato per controllare la febbre.”
*infezione batterica che coinvolge gli strati interni della pelle
L’epidemia di morbillo del 1988-1989 in Ungheria: valutazione del fallimento del vaccino
“L’Ungheria ha attuato con successo un programma di vaccinazione contro il morbillo, raggiungendo una copertura di oltre il 93% nei gruppi mirati. Tuttavia, dal settembre 1988 al dicembre 1989 sono stati segnalati 17.938 casi di morbillo tra la popolazione civile con la maggior parte dei casi che si sono verificati in persone vaccinate. I dati della sorveglianza nazionale sono stati analizzati per determinare i motivi dell’epidemia e i fattori di rischio per il fallimento del vaccino.”
Encefalopatia acuta seguita da una lesione cerebrale permanente o morte associata ad ulteriori vaccini attenuati contro il morbillo: una revisione delle richieste di risarcimento presentate al National Vaccine Injury Compensation Program
“Questo raggruppamento suggerisce che una relazione causale tra vaccino del morbillo e encefalopatia può esistere come una rara complicazione dell’immunizzazione del morbillo. Un totale di 48 bambini, di età compresa tra 10 e 49 mesi, hanno soddisfatto i criteri di inclusione dopo aver ricevuto il vaccino contro il morbillo, da soli o in associazione. Otto bambini morirono e il resto ebbe regressione mentale e ritardo, crisi croniche, deficit motori e sensoriali e disturbi del movimento.”
Cosa sta succedendo? La questione delle tendenze temporali dell’autismo
“L’aumento della prevalenza di autismo e dei disturbi dello spettro autistico negli ultimi anni ha alimentato la preoccupazione per le possibili cause ambientali. L’autore esamina la letteratura disponibile per l’indagine e trova prove di grandi aumenti di prevalenza sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito che non possono essere spiegati da cambiamenti nei criteri diagnostici o miglioramenti nell’accertamento dei casi.”
L’aumento dell’autismo e il ruolo dell’età alla diagnosi
“L’età più giovane alla diagnosi, la migrazione differenziale, i cambiamenti nei criteri diagnostici e l’inclusione di casi più lievi non spiegano completamente gli aumenti osservati.”
Risolvere la filatura dell’autismo: i metalli pesanti e la questione dell’incidenza
“Secondo noi le ricerche empiriche stanno trovando supporto per un collegamento con le tossine dei metalli pesanti. Noi sosteniamo che la ricerca scientifica non supporta il rifiuto del legame tra il disturbo dello sviluppo neurologico dell’autismo e le esposizioni tossiche.”
Uno studio prospettico di biomarcatori di trasolfatazione nei disturbi autistici
“Le presenti osservazioni sono compatibili con l’aumento dello stress ossidativo e una ridotta capacità di disintossicazione, in particolare del mercurio, nei pazienti con diagnosi di ASD.”
Il mercurio induce il rilascio di mediatori infiammatori dai mastociti umani
“Il mercurio è noto per essere neurotossico, ma i suoi effetti sul sistema immunitario sono meno noti. I mastociti sono coinvolti nelle reazioni allergiche, ma anche nell’immunità innata e acquisita, così come nell’infiammazione. Molti pazienti con disturbi dello spettro autistico (ASD) hanno sintomi “allergici”; inoltre, la prevalenza di ASD nei pazienti con mastocitosi, caratterizzata da numerosi mastociti iperattivi nella maggior parte dei tessuti, è 10 volte superiore alla popolazione generale che suggerisce il coinvolgimento dei mastociti. HgCl2 stimola il rilascio di VEGF e IL-6 dai mastociti umani. Questo fenomeno potrebbe disturbare la barriera emato-encefalica e permettere l’infiammazione del cervello. Di conseguenza, i risultati del presente studio forniscono un meccanismo biologico per quanto bassi livelli di mercurio possano contribuire alla patogenesi dell’ASD.”
Esposizioni chimiche ambientali e disturbi dello spettro autistico: una revisione delle prove epidemiologiche
“Negli ultimi dieci anni, il numero di pubblicazioni epidemiologiche che trattano l’esposizione chimica ambientale e l’autismo è cresciuto enormemente. Questi studi sono importanti perché ora è chiaro che i fattori ambientali giocano un ruolo più importante nel causare l’autismo di quanto si pensasse in precedenza e perché affrontano fattori di rischio modificabili che possono aprire strade per la prevenzione primaria della disabilità associata all’autismo. In questa recensione, abbiamo trattato studi sull’autismo e stime di esposizione a tabacco, inquinanti atmosferici, composti organici volatili e solventi, metalli (da aria, occupazione, dieta, amalgame dentali e vaccini contenenti thimerosal). Nonostante l’errore intrinseco nella misurazione di molte di queste esposizioni ambientali, che rischia di attenuare le associazioni osservate, alcune esposizioni ambientali hanno mostrato associazioni con l’autismo…data la portata limitata di queste pubblicazioni, non è possibile escludere altre sostanze chimiche ambientali, che non sono state ancora adeguatamente studiate. La ricerca futura che affronta queste e altre sostanze chimiche ambientali, comprese le loro vie di esposizione più comuni, con una misurazione accurata dell’esposizione relativa a diverse finestre di sviluppo, è essenziale per guidare gli sforzi per la prevenzione del danno dello sviluppo neurologico che si manifesta nei sintomi dell’autismo.
Esposizione agli inquinanti atmosferici tossici nell’utero e rischio di autismo infantile
“L’analisi dei fattori ci ha aiutato a identificare la struttura correlazionale tra le tossicità dell’aria e abbiamo stimato i rapporti di probabilità per l’autismo dalle analisi di regressione logistica. I rischi per l’autismo nei bambini possono aumentare a seguito dell’esposizione in utero a sostanze tossiche atmosferiche provenienti dal traffico urbano e dalle emissioni dell’industria, come misurato dalle stazioni di monitoraggio dell’aria basate sulla comunità.* ”
*E’ valutata anche la formaldeide contenuta nei vaccini.
Un confronto tra le tendenze temporali della prevalenza dell’autismo negli Stati Uniti e le tendenze dei fattori ambientali sospetti
“La prevalenza dell’autismo diagnosticato è aumentata rapidamente negli ultimi decenni tra i bambini statunitensi. Si ritiene che i fattori ambientali stiano guidando questo aumento e di recente è stato pubblicato un elenco delle prime dieci tossine ambientali sospette. Le tendenze delle tossine e dell’autismo sono state confrontate mediante ispezione visiva e coefficienti di correlazione calcolati…un forte aumento della prevalenza dell’autismo negli ultimi decenni. Il 75-80% dell’aumento monitorato dell’autismo dal 1988 è dovuto a un aumento effettivo del disturbo piuttosto che al cambiamento dei criteri diagnostici. La maggior parte delle tossine ambientali sospette esaminate hanno tendenze temporali piatte o decrescenti che sono scarsamente correlate all’aumento dell’autismo. Alcuni, tra cui piombo, pesticidi organoclorurati e le emissioni dei veicoli, hanno tendenze in forte diminuzione. Tra le tossine sospette esaminate, gli eteri di difenile polibromurati, gli adiuvanti di alluminio e il glifosato erbicida hanno tendenze crescenti che sono correlate positivamente all’aumento dell’autismo. La prevalenza diagnosticata dell’autismo è aumentata drammaticamente negli Stati Uniti negli ultimi decenni e ha continuato a crescere a partire dall’anno di nascita 2005. L’aumento è principalmente reale e si è verificato principalmente dalla fine degli anni ’80. Al contrario, l’esposizione dei bambini alla maggior parte dei primi dieci composti tossici è rimasta invariata o è diminuita nello stesso periodo di tempo.”
Quanto sono comunemente note le condizioni mediche associate all’autismo?
“Una serie di studi familiari e sui gemelli sostengono il ruolo della genetica e hanno portato ad un’ampia accettazione dell’autismo come disturbo biologico. La controversia persiste, tuttavia, sul ruolo delle condizioni mediche congenite nell’eziologia dell’autismo. Sono emerse due opinioni piuttosto divergenti. Una, sostenuta da Gillberg e colleghi, propone che fino al 30% dei casi di autismo sono associati a una condizione medica nota. D’altra parte, la ricerca di Rutter e colleghi suggerisce che l’incidenza potrebbe essere più vicina al 10%. I risultati suggeriscono che la prevalenza di condizioni mediche con sospetta relazione etiologica con l’autismo varia tra il 10 e il 15%, a seconda del sistema diagnostico utilizzato. Un’ulteriore variabilità dei tassi di prevalenza deriva da una definizione meno rigorosa di “condizione medica” e da tassi di rendimento compresi tra il 25 e il 37%. Risultati disparati in precedenti ricerche possono derivare dalla variabilità in entrambi i sistemi diagnostici impiegati e quali condizioni mediche sono considerate significative nell’eziologia dell’autismo.”
Autismo: Una forma di tossicità del piombo e del mercurio
“L’esposizione ambientale così come il difetto nel metabolismo dei metalli pesanti è responsabile dell’alto livello di metalli pesanti. La disintossicazione da agenti chelanti ha avuto un grande ruolo nel miglioramento di quei ragazzi.”
Ockham’s Razore autismo: il caso delle neurotossine per lo sviluppo che contribuiscono a una malattia del neurosviluppo
“Le ragioni dell’aumento delle diagnosi implicano probabilmente l’esposizione di individui geneticamente predisposti a vari fattori scatenanti ambientali a tassi più elevati rispetto alle generazioni passate.”
Porfirine urinarie alterate ed esposizione al mercurio come biomarcatori per la gravità dell’autismo nei bambini egiziani con disturbo dello spettro autistico
“I risultati hanno mostrato che i bambini con ASD nel presente studio avevano aumentato i livelli di Hg e Pb nel sangue rispetto ai bambini di controllo sani, indicando che il metabolismo disordinato della porfirina potrebbe interferire con la patologia associata al fenotipo neurologico autistico.”
Un’associazione positiva trovata tra la prevalenza dell’autismo e la vaccinazione infantile in tutta la popolazione statunitense
“La ragione della rapida ascesa dell’autismo negli Stati Uniti iniziata negli anni ’90 è un mistero. Sebbene gli individui abbiano probabilmente una predisposizione genetica a sviluppare l’autismo, i ricercatori sospettano che siano necessari anche uno o più fattori scatenanti ambientali.Uno di questi fattori scatenanti potrebbe essere la batteria di vaccinazioni che ricevono i bambini piccoli. È stata riscontrata una relazione positiva e statisticamente significativa: maggiore era la percentuale di bambini che ricevevano le vaccinazioni raccomandate, maggiore era la prevalenza di AUT o SLI. Né il comportamento dei genitori né l’accesso alle cure hanno influenzato i risultati, poiché le proporzioni di vaccinazione non erano significativamente correlate (statisticamente) a qualsiasi altra disabilità o al numero di pediatri in uno stato degli Stati Uniti. I risultati suggeriscono che sebbene il mercurio sia stato rimosso da molti vaccini, altri colpevoli potrebbero collegare i vaccini all’autismo. Sono necessari ulteriori studi sulla relazione tra vaccini e autismo.”
Vaccinazione dell’epatite B dei neonati maschi e diagnosi di autismo, NHIS 1997-2002.
“La vaccinazione universale contro l’epatite B è stata raccomandata per i neonati statunitensi nel 1991; tuttavia, i risultati sulla sicurezza sono misti. È stata determinata l’associazione tra la vaccinazione contro l’epatite B dei neonati maschi e il rapporto dei genitori sulla diagnosi di autismo.I ragazzi vaccinati da neonati avevano probabilità tre volte maggiori di diagnosi di autismo rispetto ai ragazzi mai vaccinati o vaccinati dopo il primo mese di vita. I ragazzi bianchi non ispanici avevano il 64% di probabilità in meno di avere diagnosi di autismo rispetto ai ragazzi non bianchi. I risultati suggeriscono che i neonati maschi statunitensi vaccinati con il vaccino contro l’epatite B prima del 1999 avevano un rischio tre volte più elevato di diagnosi di autismo da parte dei genitori rispetto ai ragazzi non vaccinati da neonati durante lo stesso periodo di tempo. I ragazzi non bianchi correvano un rischio maggiore.”
Possibili disturbi immunologici nell’autismo: autoimmunità concomitante e tolleranza immunitaria
“Si conclude che, la risposta autoimmune alle proteine alimentari e la risposta immunitaria carente al morbillo, la parotite e gli antigeni del vaccino anti rosolia potrebbero essere associati all’autismo, come causa principale o un evento risultante. Ulteriori ricerche sono necessarie per confermare questi risultati”
Elevati livelli di anticorpi anti morbillo nei bambini con autismo
“L’autoimmunità indotta da virus può avere un ruolo causale nell’autismo. Per esaminare il legame eziologico dei virus in questo disturbo cerebrale, abbiamo condotto uno studio sierologico del virus del morbillo, del virus della parotite e del virus della rosolia. Così i bambini autistici hanno una risposta iperimmune al virus del morbillo, che in assenza di un tipo selvaggio di infezione da morbillo potrebbe essere un segno di una reazione immunitaria anormale al ceppo del vaccino o di riattivazione del virus.”
Vaccinazione con virus vivo vicino a una gravidanza: politiche sbagliate, risultati tragici
La vaccinazione delle donne con vaccini contro il virus vivo intorno al concepimento è sempre stata controindicata dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) e dal produttore del vaccino a causa dei potenziali rischi per il feto. Tuttavia questa pratica pericolosa si verifica ed è associata a problemi di salute materna e ad un’incidenza molto elevata di autismo ad esordio precoce nei bambini. La vaccinazione post-partum con vaccini vivi contro il virus è stata raccomandata dal CDC e descritta come “conveniente” dal produttore del vaccino.”
Anticorpi anormali di MMR e autoimmunità del SNC nei bambini con autismo
“L’autoimmunità al sistema nervoso centrale (SNC), in particolare alla proteina basica della mielina (MBP), può svolgere un ruolo causale nell’autismo. Poiché molti bambini autistici ospitano livelli elevati di anticorpi contro il morbillo, abbiamo condotto uno studio sierologico sugli autoanticorpi MMRe MBP. L’analisi ELISA ha mostrato un aumento significativo del livello di anticorpi MMR nei bambini autistici. L’analisi di immunoblotting ha rivelato la presenza di un insolito anticorpo MMR in 75 su 125 (60%) sieri autistici ma non nei sieri di controllo.Così l’anticorpo MMR nei sieri autistici ha rilevato la proteina HA del morbillo, che è unica per la sottounità di morbillo del vaccino. Inoltre, oltre il 90% dei sieri autistici positivi agli anticorpi MMR erano positivi anche per gli autoanticorpi MBP, suggerendo una forte associazione tra MMR e autoimmunità del SNC nell’autismo. Partendo da questa evidenza, suggeriamo che una risposta anticorpale inappropriata alla MMR, in particolare la sua componente morbillo, potrebbe essere correlata alla patogenesi dell’autismo.”
Ipotesi: i vaccini coniugati possono predisporre i bambini a disturbi dello spettro autistico
“Il primo vaccino coniugato è stato approvato per l’uso negli Stati Uniti nel 1988 per proteggere neonati e bambini piccoli contro i batteri capsulari Haemophilus influenzae di tipo b (Hib). Dalla sua introduzione negli Stati Uniti, questo vaccino è stato approvato nella maggior parte dei paesi sviluppati, tra cui Danimarca e Israele, dove il vaccino è stato aggiunto ai loro programmi vaccinali nazionali rispettivamente nel 1993 e nel 1994. Ci sono stati notevoli aumenti nella prevalenza segnalata di disturbi dello spettro autistico (ASD) tra i bambini negli Stati Uniti a partire dalle coorti di nascita alla fine degli anni ’80 e in Danimarca e Israele a partire da circa 4-5 anni dopo. Sebbene questi aumenti possano in parte riflettere i bias dell’accertamento, un trigger esogeno* potrebbe spiegare una parte significativa degli aumenti riportati di ASD. Si ipotizza qui che l’introduzione del vaccino coniugato Hib negli Stati Uniti nel 1988 e la sua successiva introduzione in Danimarca e Israele potrebbe spiegare una parte sostanziale dell’aumento iniziale di ASD in quei paesi. La continuazione della tendenza verso un aumento dei tassi di ASD potrebbe essere ulteriormente spiegata da un maggiore utilizzo del vaccino, un cambiamento nel 1990 dell’età raccomandata per la vaccinazione negli Stati Uniti da 15 a 2 mesi, una maggiore immunogenicità del vaccino attraverso i cambiamenti nel suo vettore proteina e la successiva introduzione del vaccino coniugato per lo Streptococcus pneumoniae. Sebbene i vaccini coniugati siano stati altamente efficaci nel proteggere neonati e bambini piccoli dalla significativa morbilità e mortalità causata da Hib e S. pneumoniae, i potenziali effetti dei vaccini coniugati sullo sviluppo neurale meritano un attento esame. I vaccini coniugati cambiano fondamentalmente il modo in cui funzionano i sistemi immunitari dei neonati e dei bambini piccoli deviando le loro risposte immunitarie agli antigeni carboidrati mirati da uno stato di ipo-reattività a una robusta risposta mediata dalle cellule B2 B. Questo periodo di ipo-reattività agli antigeni dei carboidrati coincide con l’intenso processo di mielinizzazione nei neonati e nei bambini piccoli, e i vaccini coniugati possono aver interrotto le forze evolutive che hanno favorito lo sviluppo precoce del cervello rispetto alla necessità di proteggere neonati e bambini piccoli dai batteri capsulari.”
Espressione fenotipica del disturbo autistico autoimmune (AAD): un sottoinsieme importante dell’autismo
“L’autore di questo articolo ha ipotizzato in precedenza che l’autismo possa essere causato dall’autoimmunità al cervello, forse innescata da un’infezione virale. Questo articolo è un riassunto dei risultati di laboratorio fino ad oggi più nuovi dati a supporto di una patogenesi autoimmune per l’autismo. I marcatori autoimmuni sono stati analizzati nel siero di bambini autistici e normali, ma è stato analizzato anche il liquido cerebrospinale (CSF) di alcuni bambini autistici. L’autoimmunità è stata dimostrata dalla presenza di autoanticorpi cerebrali, sierologia virale anormale, anticorpi cerebrali e virali nel CSF, una correlazione positiva tra autoanticorpi cerebrali e sierologia virale, livelli elevati di citochine proinfiammatorie e reagenti di fase acuta e una risposta positiva all’immunoterapia. Molti bambini autistici ospitavano autoanticorpi della proteina basica della mielina cerebrale e livelli elevati di anticorpi contro il virus del morbillo e il vaccino contro il morbillo-parotite-rosolia (MMR). Il morbillo potrebbe essere eziologicamente collegato all’autismo perché il morbillo e gli anticorpi MMR (un marker virale) erano correlati positivamente agli autoanticorpi cerebrali (un marker autoimmune) – caratteristiche salienti che caratterizzano la patologia autoimmune nell’autismo. Le prove scientifiche sono abbastanza credibili per la nostra ipotesi autoimmune, che porta all’identificazione del disturbo autistico autoimmune (AAD) come un importante sottoinsieme di autismo.”
La carenza di colesterolo solfato è un fattore comune nella preeclampsia, nell’autismo e nell’anemia perniciosa?
“Attraverso studi sul database del Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS), dimostriamo una forte relazione statistica tra i segni e i sintomi associati all’autismo e quelli associati alla preeclampsia, all’anemia perniciosa e alle reazioni avverse gravi ai vaccini. Dimostriamo che i rapporti VAERS associati ai sintomi tipici dell’anemia perniciosa producono sia un insieme di sintomi altamente correlati con la preeclampsia sia un altro insieme altamente correlato con l’autismo. Spieghiamo questa osservazione attraverso un argomento che, in una reazione grave, la cascata di eventi successivi alla vaccinazione riflette un’abbondante produzione di ossido nitrico (NO) e la conseguente distruzione sia dei globuli rossi (RBC) che della cobalamina. Questo può spiegare i diversi segni e sintomi associati sia alla preeclampsia che a gravi reazioni avverse al vaccino. Infine, dimostriamo che gravi reazioni avverse ai vaccini possono essere associate a condizioni di pericolo di vita legate al cuore e al cervello, così come alla mortinatalità, quando il vaccino viene somministrato a una donna nel terzo trimestre di gravidanza, come dimostrato dall’analisi statistica dei registri del Gardasil”
Biomarcatori di tossicità ambientale e suscettibilità nell’autismo
“I disturbi dello spettro autistico (ASD) possono derivare da una combinazione di suscettibilità genetiche/biochimiche sotto forma di una ridotta capacità di espellere il mercurio e/o una maggiore esposizione ambientale nei momenti chiave dello sviluppo. La porfirina urinaria e le correlazioni dei punteggi CARS osservate tra i partecipanti allo studio suggeriscono che l’intossicazione da mercurio è significativamente associata a sintomi autistici.”
Le anomalie nell’asse zinco-metalloproteasi-BDNF possono contribuire alla megalencefalia e all’iperconnettività corticale nei giovani pazienti affetti da disturbi dello spettro autistico
“Anche l’esposizione precoce ai lipopolisaccaridi (LPS) e ad altri attivatori MMP come i mercuriali organici è stata implicata nella patogenesi dell’ASD.”
Efficacia della terapia DMSA in un campione di bambini arabi con disturbo dello spettro autistico
“La chelazione del DMSA ha aumentato la produzione urinaria di metalli tossici e neurotossici. I nostri dati supportano l’evidenza che il trattamento di disintossicazione con DMSA orale ha un effetto benefico sui pazienti affetti da ASD.”
Fattori prenatali, perinatali e neonatali nell’autismo, nel disturbo pervasivo dello sviluppo, non altrimenti specificato, e la popolazione in generale
“I risultati di questo studio supportano i risultati precedenti che suggeriscono un’associazione coerente di eventi sfavorevoli in gravidanza, parto, e la fase neonatale e i disturbi pervasivi dello sviluppo.”
I microbi dell’intestino e il cervello: Il Paradiso delle Neuroscienze
“La scoperta delle dimensioni e della complessità del microbioma umano ha portato a una continua rivalutazione di molti concetti di salute e malattia, comprese le malattie che colpiscono il sistema nervoso centrale. Un crescente corpo di letteratura preclinica ha dimostrato la segnalazione bidirezionale tra il cervello e il microbioma intestinale, che coinvolge più meccanismi di segnalazione neurocrini ed endocrini. Mentre i fattori di stress psicologici e fisici possono influenzare la composizione e l’attività metabolica del microbiota intestinale, i cambiamenti sperimentali al microbioma intestinale possono influenzare il comportamento emotivo e i relativi sistemi cerebrali. Questi risultati hanno portato alla supposizione che le alterazioni nel microbioma intestinale possano svolgere un ruolo fisiopatologico nelle malattie del cervello umano, tra cui il disturbo dello spettro autistico, l’ansia, la depressione e il dolore cronico. In conclusione, la scoperta e il progresso esplosivo nella caratterizzazione del microbioma intestinale hanno avviato un cambio di paradigma non solo in medicina, ma anche nei domini di base e clinici delle neuroscienze. I prossimi anni di ricerca hanno il potenziale per scoprire connessioni interessanti tra batteri intestinali e condizioni neurologiche che potrebbero avere un impatto sulla salute umana.”
Nuove prove di un meccanismo patogeno virale per nuove varianti di malattie infiammatorie intestinali e disturbi dello sviluppo?
“Siamo tutti consapevoli del disagio del pubblico su un potenziale legame tra la vaccinazione con il triplo vaccino MMR (parotite, morbillo e rosolia) e condizioni infiammatorie di autismo o intestino, con alcune centinaia di genitori di bambini affetti che intraprendono azioni legali contro i produttori…gli studi condotti non escludono la possibilità che ci possano essere gruppi “a rischio” in cui esiste un legame reale tra MMR e condizioni infiammatorie di autismo / intestino. Nel 1998, Wakefield e colleghi hanno riportato colite e iperplasia nodulare linfoide ileale in bambini con disturbi dello sviluppo come l’autismo e hanno suggerito un possibile legame tra la vaccinazione MMR e un’enterocolite cronica associata a disfunzione neuropsichiatrica in questi bambini.Nel 2000, un ulteriore studio dello stesso gruppo ha sostenuto l’associazione dei disturbi dello sviluppo con una forma distinta di malattia infiammatoria intestinale, una nuova variante della malattia infiammatoria intestinale. La causalità è raramente semplice e mai pura: la maggior parte se non tutte le malattie sono di natura multifattoriale…La persistenza del virus del morbillo potrebbe riflettere l’incapacità dei pazienti con un disturbo dello sviluppo di eliminare il virus…in nessun modo i dati qui presentati possono essere utilizzati per supportare la generalizzazione che la MMR causa tutti gli autismo e / o le malattie infiammatorie dell’intestino. Ci sono prove che i disturbi dello sviluppo sono associati a un disturbo funzionale dell’asse cervello-intestino…il disturbo dell’asse cervello-intestino potrebbe portare ad alterazioni nei neurotrasmettitori locali e nei mediatori dell’infiammazione e quindi incapacità di eliminare le infezioni virali in modo efficiente.”
“ Una eziologia proposta per l’autismo è l’infezione virale molto presto nello sviluppo. Molti studi nel corso degli anni hanno presentato prove sia a favore che contro l’associazione dell’autismo con varie infezioni virali. La migliore associazione fino ad oggi è stata fatta tra la rosolia congenita e l’autismo; tuttavia, i membri della famiglia del virus dell’herpes possono anche avere un ruolo nell’autismo. Recentemente, la polemica è sorta per quanto riguarda il coinvolgimento del virus del morbillo e/o il vaccino MMR nello sviluppo dell’autismo. I saggi biologici danno il supporto all’associazione tra il virus del morbillo o MMR e l’autismo, mentre gli studi epidemiologici non mostrano alcuna associazione tra MMR e autismo. Ulteriori ricerche sono necessarie per chiarire sia i meccanismi con cui l’infezione virale all’inizio dello sviluppo può portare all’autismo, sia il possibile coinvolgimento del vaccino MMR nello sviluppo dell’autismo.”
“Due principali disfunzioni immunitarie nell’autismo sono la regolazione immunitaria che coinvolge le citochine pro-infiammatorie e l’autoimmunità. Il mercurio e un agente infettivo come il virus del morbillo sono attualmente due principali candidati ambientali per le disfunzioni immunitarie nell’autismo. L’immunità umorale compromessa, d’altra parte, è evidenziata da una diminuzione delle IgA che causa una scarsa protezione dell’intestino. Studi che mostrano elevati anticorpi cerebrali specifici nell’autismo supportano un meccanismo autoimmune. I virus possono avviare il processo, ma la successiva attivazione delle citochine è il fattore dannoso associato all’autismo. Anticorpi specifici del virus del morbillo sono stati dimostrati in soggetti autistici.La vaccinazione MMR può aumentare il rischio di autismo attraverso un meccanismo autoimmune nell’autismo.Gli anticorpi MMR sono significativamente più elevati nei bambini autistici rispetto ai bambini normali, sostenendo un ruolo dei MMR nell’autismo. L’aumento del Th2 può spiegare l’aumento dell’autoimmunità, come i risultati degli anticorpi contro la MBP e i filamenti assonali neuronali nel cervello. Ulteriori indagini a livello immunologico, cellulare, molecolare e genetico permetteranno ai ricercatori di continuare a svelare i meccanismi immunopatogeni associati ai processi autistici nel cervello in via di sviluppo.”
Relazione epidemiologica e molecolare tra la produzione di vaccini e la prevalenza del disturbo dello spettro autistico
“I dati sulla copertura della MMR e sul disturbo autistico o sulla prevalenza del disturbo dello spettro autistico per la Norvegia, la Svezia e il Regno Unito sono stati ottenuti da siti web pubblici e governativi, nonché da articoli pubblicati da peer review. Infine, l’analisi genomica ha identificato i siti specifici in cui è più probabile che si verifichi l’integrazione di frammenti di DNA fetale nel genoma di un bambino. La copertura media di MMR per i tre paesi è scesa sotto il 90% dopo la famigerata pubblicazione del Dr. Wakefield del 1998, ma ha iniziato a recuperare lentamente dopo il 2001 fino a raggiungere nuovamente una copertura superiore al 90% entro il 2004. Durante lo stesso periodo di tempo, la prevalenza media dei disturbi dello spettro autistico nel Regno Unito, in Norvegia e in Svezia è diminuita sostanzialmente dopo l’anno di nascita 1998 ed è gradualmente aumentata di nuovo dopo l’anno di nascita 2000. I geni che sono stati collegati all’autismo hanno una suscettibilità più concentrata per gli insulti alla stabilità genomica rispetto al gruppo di tutti i geni contenuti all’interno del genoma umano. I vaccini prodotti in linee di cellule fetali umane contengono livelli inaccettabilmente alti di contaminanti di frammenti di DNA fetale. Il genoma umano contiene naturalmente regioni che sono suscettibili alla formazione di rottura del doppio filamento e alla mutagenesi inserzionale del DNA. Il “Wakefield Scare” ha creato un esperimento naturale che può dimostrare una relazione causale tra i vaccini prodotti nelle linee cellulari fetali e la prevalenza di ASD.
Un possibile meccanismo centrale nei disturbi dello spettro autistico, parte 1
“Un’attenta revisione dei casi di ASD rivela una serie di eventi che aderiscono a un meccanismo immunoeccitotossico. Questo meccanismo spiega il legame tra vaccinazioni eccessive, uso di alluminio ed etilmercurio come coadiuvanti del vaccino, allergie alimentari, disbiosi intestinale e formazione anormale del cervello in via di sviluppo. Gli studi hanno dimostrato che un attento controllo dei livelli di glutammato cerebrale è essenziale per lo sviluppo del percorso cerebrale e che gli eccessi possono provocare l’arresto della migrazione neurale, nonché la perdita dendritica e sinaptica. È stato anche dimostrato che alcune citochine, come il TNF-alfa, possono, tramite il suo recettore, interagire con i recettori del glutammato per migliorare la reazione neurotossica. Per descrivere questa interazione ho coniato il termine immunoeccitotossicità, descritto in questo articolo.”
La vaccinazione contro il morbillo è un fattore di rischio per le malattie infiammatorie intestinali?
“Il virus del morbillo può persistere nel tessuto intestinale, in particolare quello colpito dal morbillo, e l’esposizione precoce al morbillo può essere un fattore di rischio per lo sviluppo della malattia di Crohn. Il morbo di Crohn e la colite ulcerosa si verificano nelle stesse famiglie e possono condividere un’eziologia comune. In considerazione della crescente incidenza di malattia infiammatoria intestinale (malattia di Crohn e colite ulcerosa), abbiamo esaminato l’impatto della vaccinazione contro il morbillo su queste condizioni. Prevalenze della malattia di Crohn, colite ulcerosa, celiachia, e l’ulcerazione peptica sono stati determinati in 3545 persone che avevano ricevuto il vaccino vivo contro il morbillo nel 1964 come parte di una prova di vaccino contro il morbillo. Questi risultati suggeriscono che il virus del morbillo può avere un ruolo nello sviluppo non solo della malattia di Crohn, ma anche della colite ulcerosa.
Sindrome autoimmune o autoinfiammatoria indotta da adiuvanti (ASIA): vecchie verità e una nuova sindrome?
“Chiaramente sia i fattori genetici che quelli ambientali sono incriminati, come dimostra la mancanza di concordanza in gemelli identici…In questo numero è stata proposta una nuova sindrome chiamata ‘Asia’autoimmune/autoinfiammatoria indotta da coadiuvanti.”
Autoimmunità a seguito di vaccino contro l’epatite B come parte dello spettro della “Sindrome autoimmune (autoinfiammatoria) indotta da adiuvanti” (ASIA): analisi di 93 casi
“Abbiamo analizzato retrospettivamente le cartelle cliniche di 114 pazienti, provenienti da diversi centri negli Stati Uniti, con diagnosi di malattie immuno-mediate a seguito di immunizzazione con vaccino contro l’epatite B (HBVv). Da notare che il 47% dei pazienti ha continuato con il programma di immunizzazione nonostante abbia manifestato eventi avversi. Titoli elevati di autoanticorpi sono stati documentati nell’80% dei sieri testati. Caratteristiche cliniche comuni sono state osservate tra 93 pazienti con diagnosi di condizioni immuno-mediate post-HBVv, suggerendo un denominatore comune in queste malattie. I criteri ASIA sono risultati molto utili tra gli adulti con eventi post-vaccinazione. L’applicazione dei criteri ASIA alle popolazioni pediatriche richiede ulteriori studi.”
‘ASIA’– sindrome autoimmune/infiammatoria indotta da coadiuvanti
Il ruolo di vari fattori ambientali nella patogenesi delle malattie immunomediate è ben consolidato. Negli ultimi anni, quattro condizioni: la siliconosi, la sindrome della guerra del Golfo (GWS), la sindrome della miofascite macrofagica (MMF) e i fenomeni post-vaccinazione sono stati collegati a una precedente esposizione a un adiuvante. Inoltre, queste quattro malattie condividono un complesso simile di segni e sintomi che supportano ulteriormente un denominatore comune. Pertanto, esaminiamo qui i dati attuali riguardanti il ruolo degli adiuvanti nella patogenesi delle malattie immunomediate, nonché i dati raccolti su ciascuna di queste quattro condizioni. Relativamente alle attuali conoscenze vorremmo suggerire di includere queste condizioni comparabili in una sindrome comune denominata ASIA, “Sindrome autoimmune (autoinfiammatoria) indotta da adiuvanti”
Il profilo epidemiologico della sindrome di ASIA dopo la vaccinazione contro l’HPV: una valutazione basata sui sistemi di segnalazione degli eventi avversi del vaccino.
“Abbiamo effettuato un’analisi del database VAERS per recuperare tutti i casi di sospetta sindrome da ASIA secondo le linee guida per la diagnosi di Shoenfeld e Agmon-Levin. Dopo la valutazione della causalità e la convalida del caso, 2.207 casi sono stati considerati probabilmente o possibilmente correlati alla vaccinazione. Questi rappresentano la più grande coorte ASIA mai segnalata e ci hanno permesso di stimare le caratteristiche epidemiologiche e cliniche di questa sindrome. Le manifestazioni cliniche più comuni osservate sono state piressia (58%), mialgia (27%) e artralgia o artrite (19%) e il tasso di segnalazione stimato era di 3,6 casi per 100.000 dosi di vaccino HPV distribuito. Questo studio presenta la prima stima sistematica dell’incidenza di ASIA e amplia le conoscenze su questa patologia. Sono necessarie ulteriori analisi per identificare i fattori di rischio genetici e non genetici per la sindrome di ASIA.”
Raggruppamento dei casi di diabete insulino-dipendente (IDDM) che si verificano tre anni dopo l’immunizzazione dell’emofiliaco influenza B (HiB) supportano la relazione causale tra immunizzazione e IDDM
“La differenza di incidenza cumulativa tra chi riceve 4 dosi e chi riceve 0 dosi è di 54 casi a 7 anni, (rischio relativo = 1,26). La maggior parte dei casi extra di IDDM è apparsa in cluster statisticamente significativi che si sono verificati in periodi che iniziano circa 38 mesi dopo l’immunizzazione e durano circa 6-8 mesi. L’immunizzazione con vaccini pediatrici ha aumentato il rischio di diabete insulinico nei topi NOD. L’esposizione all’immunizzazione HiB è associata ad un aumento del rischio di IDDM. I topi NOD possono essere utilizzati come modello animale di diabete indotto da vaccino.”
“Il sistema neuronale e il sistema immunitario presentano interazioni bidirezionali che giocano un ruolo critico nell’omeostasi dei tessuti, nelle infezioni e nelle infiammazioni. In questa recensione, discutiamo questi recenti risultati relativi alla diafonia neuroimmune* che stanno scoprendo i meccanismi molecolari che regolano l’infiammazione. Infine, la diafisiologia neuroimmune ha un ruolo chiave nella fisiopatologia delle malattie allergiche, e presentiamo prove che indicano che le interazioni neuroimmuni regolano la fisiopatologia dell’asma attraverso meccanismi sia diretti che indiretti.”
*Una piccola parentesi per capire meglio cosa intende lo studio sopracitato quando parla di diafonia.
Infezione, vaccini e altri fattori ambientali che scatenano l’autoimmunità
“L’eziologia delle malattie autoimmuni non è ancora chiara, ma i fattori genetici, immunologici, ormonali e ambientali sono considerati fattori scatenanti importanti. Molti fattori ambientali sono noti per influenzare il sistema immunitario e possono giocare un ruolo come fattori scatenanti del mosaico autoimmune. I vaccini, in diversi rapporti sono stati trovati per essere temporalmente seguiti da un nuovo inizio di malattie autoimmuni. Gli stessi meccanismi che agiscono nell’invasione infettiva dell’ospite, si applicano anche alla risposta dell’ospite alla vaccinazione. È stata accettata l’associazione dei vaccini contro la difterite e il tossoide tetanico, la poliomielite e il morbillo con GBS, per MMR e lo sviluppo della trombocitopenia autoimmune, la SM è stata associata alla vaccinazione contro l’HBV.”
Porpora trombocitopenica immune: una reticolazione autoimmune tra infezioni e vaccini
“La Trombocitopenia immune o porpora trombocitopenica autoimmune (ITP) è una malattia sistemica autoimmune rilevabile dalla presenza di un basso numero di piastrine e dalla produzione di autoanticorpi contro le glicoproteine espresse sulla superficie piastrinica. Il decorso clinico è spesso acuto e possono verificarsi eventi potenzialmente letali soprattutto nei bambini, con il 52% dei pazienti pediatrici che guarisce spontaneamente o dopo il trattamento. Un’evoluzione cronica della PTI si osserva nel 64% degli adulti, di cui il 12% svilupperà una malattia autoimmune sovrapposta…i vaccini come l’MMR possono indurre ITP.”
Infezioni e vaccini nell’eziologia della sindrome antifosfolipidica*
“L’eziologia dell’infezione di APS era ben stabilita. Allo stesso modo, un legame tra vaccinazioni come il tossoide tetanico può innescare anticorpi che prendono di mira il tossoide tetanico e β2-GPI, a causa del mimetismo molecolare tra le due molecole. Nel corso degli anni, il potenziale patogeno degli anticorpi anti-tossoide tetanico cross-reattivo con β2-GPI è risultato patogeno in modelli animali, inducendo APS sperimentale. Le prove accumulate supportano che la presenza di anticorpi anti-β2-GPI è associata a una storia di infezioni e il meccanismo principale per spiegare questa correlazione è il mimetismo molecolare. La relazione tra la vaccinazione contro il tossoide tetanico e la APS rivela una nuova visione della sindrome autoimmune / autoinfiammatoria indotta da adiuvanti (ASIA).”
Sindrome di Guillain-Barré – una malattia autoimmune classica scatenata da infezione o vaccinazione
“A seguito del programma di vaccinazione contro il virus “influenza suina” negli Stati Uniti nel 1976, è stato osservato un aumento dell’incidenza di GBS e il rischio relativo calcolato era 6,2. Studi successivi hanno scoperto che i vaccini antinfluenzali contenevano strutture che possono indurre anticorpi anti-GM1 (ganglioside) dopo l’inoculazione nei topi. Informazioni più recenti hanno suggerito che il verificarsi di GBS dopo l’influenza e altri vaccini attualmente in uso è raro. Lo GBS coinvolge fattori genetici e ambientali, può essere innescato da infezioni o vaccinazioni e la predisposizione può essere prevista analizzando alcuni di questi fattori.”
Anomalie comportamentali nei topi femmine a seguito della somministrazione di coadiuvanti a base di alluminio e del vaccino umano contro il papillomavirus (HPV) Gardasil
“I vaccini e gli adiuvanti possono indurre manifestazioni autoimmuni e infiammatorie nei soggetti sensibili. Fino ad oggi la maggior parte degli studi sui vaccini umani utilizza adiuvanti a base di alluminio (Al) come placebo, nonostante molte prove dimostrino che l’Al nelle esposizioni rilevanti per il vaccino può essere tossico per gli esseri umani e gli animali. Abbiamo cercato di valutare gli effetti del coadiuvante di Al e del vaccino HPV Gardasil contro il vero placebo sui parametri comportamentali e infiammatori nei topi di sesso femminile. Sembra che Gardasil attraverso il suo adiuvante Al e gli antigeni HPV abbia la capacità di innescare neuroinfiammazione e reazioni autoimmuni, portando a ulteriori cambiamenti comportamentali.”
Vaccinazioni e rischio di lupus eritematoso sistemico e artrite reumatoide: Una revisione sistematica e meta-analisi
“Negli ultimi anni, sempre più studi hanno proposto alcune preoccupazioni sul possibile aumento del rischio di malattie autoimmuni negli individui che ricevono vaccinazioni, hanno pubblicato studi sulle associazioni tra vaccinazioni e rischi di lupus eritematoso sistemico (LES) e artrite reumatoide (AR) ma hanno riportato risultati contraddttori. È stata condotta una revisione sistematica e una meta-analisi per valutare in modo completo la relazione tra vaccinazioni e rischio di LES e AR. Hanno cercato su Pubmed, Web of Science ed Embase studi osservazionali che valutassero le associazioni di vaccinazioni con rischi di AR e SLE. Due autori hanno estratto in modo indipendente i dati da quegli studi ammissibili. Questo studio suggerisce che le vaccinazioni sono correlate a maggiori rischi di LES e AR. Sono necessari studi osservazionali sempre più ampi per verificare ulteriormente i risultati di cui sopra e per valutare le associazioni di vaccinazioni con altre malattie reumatiche.”
Sui coadiuvanti del vaccino e sull’autoimmunità: Prove attuali e prospettive future
“Gli adiuvanti sono stati recentemente implicati nella nuova sindrome denominata “ASIA-Sindrome autoimmune / infiammatoria indotta da adiuvanti”, che descrive un quadro di condizioni cliniche comprese le reazioni avverse post-vaccinazione. Studi recenti implicano una rete di meccanismi nello sviluppo di malattie autoimmuni indotte da adiuvanti vaccinali, in particolare, in quelle associate a composti a base di alluminio. Sono invece disponibili meno dati e non sistematizzati su altri adiuvanti, nonostante recenti prove indichino che i vaccini con diversi adiuvanti possono anche causare specifiche reazioni avverse autoimmuni possibili verso diversi meccanismi patogeni. Questo argomento è importante in quanto il meccanismo d’azione specifico di ogni singolo adiuvante può avere effetti diversi sul decorso di diverse patologie. In questo documento, esaminiamo le prove attuali sul meccanismo d’azione degli adiuvanti attualmente impiegati e discutiamo i meccanismi con cui tali componenti possono innescare l’autoimmunità.”
Eventi avversi dopo vaccinazioni di 12 e 18 mesi: un’analisi delle serie di casi basata sulla popolazione e analisi inSelf-Controlled Case Series
“I vaccini vivi hanno profili di sicurezza distinti, causando potenzialmente reazioni sistemiche da una a due settimane dopo la somministrazione. Ci sono rischi significativamente elevati di visite al pronto soccorso circa una o due settimane dopo una vaccinazione a 12 e 18 mesi. Gli studi futuri dovrebbero esaminare se questi eventi possono essere previsti o prevenuti.”
Sindrome dolorosa regionale complessa di tipo I dopo la vaccinazione antidifterico-tetanica (Di-Te)
“La sindrome del dolore regionale complesso di tipo I (CRPS I) è un disturbo di una o più estremità caratterizzato da dolore, sensibilità anormale, gonfiore, limitato range di movimento, instabilità vasomotoria, affaticamento e stress emotivo. Ci sono diversi rapporti di letteratura sulla CRPS dopo la vaccinazione contro la rosolia e l’epatite B. Presentiamo un caso di CRPS I che colpisce il braccio sinistro dopo la vaccinazione contro la difterite e il tetano (Di-Te) nel muscolo deltoide sinistro in una giovane ragazza che ha subito un profondo stress emotivo prima della procedura di vaccinazione. I dati anamnestici relativi a precedenti traumi minori nel sito di vaccinazione o stress emotivo possono richiedere un ritardo temporaneo della vaccinazione a causa della loro prontezza alla risposta immunitaria locale o sistemica compromessa e alla CRPS come complicazione della vaccinazione.”
Eventi avversi associati a vaccini infantili diversi dalla pertosse e dalla rosolia. Sintesi di un rapporto dell’Istituto di Medicina
“Nel settembre 1993 l’Istituto di Medicina pubblicò un rapporto intitolato Eventi Avversi Associati ai Vaccini Infantili: Evidenze sulla Causalità. La relazione ha esaminato le presunte conseguenze negative gravi associate alla somministrazione di difterite e tossoidi tetanici; vaccini contro il morbillo, la parotite e il morbillo-parotite-rosolia; vaccino orale contro la poliomielite e vaccino inattivato contro la poliomielite; vaccini contro l’epatite B; e i vaccini Haemophilus influenzae di tipo b (Hib). Il comitato ha passato 18 mesi a esaminare tutti i dati scientifici disponibili, dai singoli casi (pubblicati e non pubblicati) agli studi clinici controllati. Il comitato ha rilevato che l’evidenza ha accertato la causalità tra difterite e tossoidi tetanici e anafilassi, tra il vaccino del morbillo e la morte per infezione virale da ceppo vaccinale del morbillo, tra il vaccino contro la parotite e la trombocitopenia e l’anafilassi, tra il vaccino della poliomielite orale e la morte per vaccino contro la poliomielite. Per cinque eventi avversi correlati al vaccino, non sono state identificate prove. Per i rimanenti 33 eventi avversi correlati al vaccino, l’evidenza era inadeguata ad accettare o rifiutare una relazione causale.”
Neurotossicologia del sistema di barriere cerebrali: Nuove implicazioni
“La barriera che separa il sangue dal liquido interstiziale cerebrale è definita barriera emato-encefalica, mentre quella che interrompe la circolazione tra il sangue e il liquido cerebrospinale è chiamata barriera emato-liquido cerebrospinale. Le prove negli ultimi decenni suggeriscono che le barriere cerebrali sono soggette a insulti tossici da sostanze chimiche neurotossiche che circolano nel sangue. Il processo di invecchiamento e alcuni stati di malattia rendono le barriere più vulnerabili agli insulti che sorgono all’interno e all’esterno delle barriere. L’implicazione delle barriere cerebrali in alcune malattie neurodegenerative è convincente, sebbene il contributo della disfunzione della barriera indotta da sostanze chimiche nell’eziologia di uno qualsiasi di questi disturbi rimane scarsamente compreso.”
Pancreatite che complica l’immunizzazione degli adulti con un vaccino combinato contro la rosolia e contro il morbillo. Una relazione sul caso e la revisione della letteratura
“Il ceppo vaccinale Urabe è stato ritirato in alcuni paesi poiché è stato implicato in modo sproporzionato nella genesi della meningite asettica post-vaccinazione. La separazione temporale dell’inizio della pancreatite dalla vaccinazione solleva la possibilità che la pancreatite come complicanza della vaccinazione contro la parotite sia sottostimata.”
Influenza dei vaccini pediatrici sulla crescita dell’amigdala e sul legame oppioide nei macachi neonati del Rhesus: Uno studio pilota
“Questo studio pilota longitudinale, caso-controllo, ha esaminato la crescita dell’amigdala nei neonati macachi del Rhesus che ricevono il programma completo di vaccini per l’infanzia negli Stati Uniti (1994-1999). Questi risultati suggeriscono che i cambiamenti di maturazione del volume dell’amigdala e la capacità di legame di [(11)C]DPN nell’amigdala sono stati significativamente alterati nei macachi neonati che hanno ricevuto il programma vaccinale. Il macaco infantile è un modello animale rilevante in cui indagare le esposizioni ambientali specifiche e la neuroimmagine strutturale / funzionale durante lo sviluppo neurologico.
Su questo lavoro si è creato del dibattito e questa è la risposta degli autori.
Le conclusioni rimangono le stesse e “i risultati di questo studio pilota giustificano ulteriori ricerche sull’impatto potenziale dei vaccini sulla struttura e la funzione del cervello infantile.”
I primi passi verso l’era della vaccinologia personalizzata: prevedere le reazioni avverse
“Fino ad ora, il verificarsi di reazioni avverse tra individui inoculati con vaccini identici è stato attribuito a processi stocastici imprevedibili.I recenti progressi nella farmacogenomica indicano che alcune caratteristiche della risposta dell’ospite all’immunizzazione sono influenzate da tratti genetici, d’ora in poi prevedibili. La capacità di prevedere la reazione avversa alla vaccinazione rappresenterebbe un passo importante verso lo sviluppo di una vaccinologia personalizzata e potrebbe aumentare la fiducia del pubblico nella sicurezza dei vaccini. Nel presente documento abbiamo esaminato tutte le informazioni disponibili sull’associazione tra varianti genetiche e il rischio per soggetti sani di sviluppare reazioni avverse.”
“Non si comandano le anime come si comandano le lingue”, scriveva Spinoza nel Trattato teologico-politico. Il linguaggio definisce una società e crea un’intima coesione all’interno di un popolo. Il controllo del linguaggio può essere prerogativa di uno stato, sia che si tratti di uno Stato creato per uno scopo utopico, democratico o totalitario, perché il linguaggio dà accesso all’immaginario del popolo e quindi permette di comandare le sue «anime». Il linguaggio può essere utilizzato dalle élites culturali per suggerire un’idea della realtà attraverso una percezione distorta e manipolata dei fatti.
Nelle Istorie fiorentine, Machiavelli osserva come, per condizionare l’uomo, ogni politica debba necessariamente passare attraverso la logica, tessendosi strettamente con il linguaggio. Sulla stessa scìa, Hobbes afferma che gli esseri umani possono essere facilmente soggiogati da un sistema linguistico che mescola paura e orgoglio. Così, se lo stato o le élites culturali creano, attraverso il linguaggio, una situazione di paura e di tensione, plasmano un popolo maggiormente obbediente perché disposto a rinunciare ai propri diritti purché abbia l’impressione, seppur falsa, di fare o dire la cosa giusta.
Nella società dell’informazione – emersa grazie alle nuove tecnologie e succeduta alla società industriale – l’informazione gioca un ruolo fondamentale. In questo contesto, bisogna essere consapevoli che l’informazione non è qualcosa che ritroviamo allo stato grezzo in natura, ma è il risultato dell’elaborazione, della manipolazione e dell’organizzazione dei dati. L’informazione è un messaggio o un insieme di messaggi ricevuto e compreso, da cui si possono trarre conclusioni, è qualcosa che si aggiunge alla conoscenza della persona che lo riceve. È anche una merce, una proprietà, un potere.
Il problema dell’informazione di oggi è che deve passare sotto le forche caudine del politicamente corretto, operazione che non permette di descrivere il mondo così com’è, distorcendo così la percezione e la comprensione di chi la riceve. La politically correctness decide cosa deve o non deve essere chiamato o nominato in tal modo, limita, controlla il linguaggio e indirettamente anche i nostri pensieri, perché il linguaggio fornisce un quadro di riferimento per il nostro pensare.
Inizialmente l’obiettivo del politicamente corretto era quello di proteggere le persone da stereotipi ingiusti, di evitare di offendere gli altri e di proteggere i diritti di tutti i cittadini. Per esempio, è politicamente corretto parlare di: persone di colore, svantaggiate, anziane, con mobilità ridotta, disabili, ciechi; o di persone in cerca di lavoro, senza fissa dimora, che scompaiono dopo una lunga malattia; o di danni collaterali, sciopero chirurgico, teatro delle operazioni ; o di razionalizzazione del personale, riorientamento della carriera o di paesi emergenti.
Il grosso problema è che queste espressioni frutto del politicamente corretto sono molto volatili e si consumano molto rapidamente. Ma la politica ha capito che padroneggiare il politicamente corretto è una questione di gestione di potere, e padroneggiando ciò che è dichiarato corretto o scorretto, si ha il potere anche di controllare i valori, le percezioni, i comportamenti e le decisioni degli altri. Questo non è sfuggito all’attenzione di intellettuali, scrittori, giornalisti. Tuttavia c’è un problema gigantesco: dire alle persone cosa e come dovrebbero pensare attraverso quello che possono dire è semplicemente contrario alla libertà di espressione che è garantita dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950) ed anche dalla Costituzione della Repubblica Italiana (art.21).
Il politicamente corretto è ampiamente praticato nella società odierna, sia per scopi commerciali, manageriali, politici o ideologici. Se si è confusi su qualcosa, allora ci si affida all’informazione per formarsi un’opinione, ma i problemi sorgono ogni qual volta il processo di informazione è imperfetto: mancanza di pluralismo, mancanza di completezza, mancanza di obiettività, propaganda, manipolazione deliberata dell’informazione.
I sostenitori del politicamente corretto per garantire l’affidabilità della loro lotta invocheranno la teoria « destruzionista » la quale tende a dimostrare che le parole in sé non corrispondono ad alcuna realtà materiale. Ma è falso. Esiste infatti un rapporto indissolubile tra linguaggio e realtà. L’essere umano è infatti ζῷον πoλιτικόν, «animale politico », che come arguiva Aristotele tende per esigenze economiche ed intellettive a vivere con altre persone, organizzandosi in gruppi, famiglie (oikos), villaggi e citta’ (polis). E questo sarebbe stato impossibile senza un linguaggio volto a descrivere la realtà circostante e parole associate a oggetti concreti e astratti: Isocrate afferma che la parola, è « guida di tutte le azioni e di tutti i pensieri ». Solo grazie al linguaggio gli uomini hanno potuto fondare città, varare leggi, inventare arti, distinguere il bene dal male. Il logos è la parola che nasce dalla riflessione e dirige dunque l’azione.
Ma il politicamente corretto, imponendo l’idea di un linguaggio incapace di dire la verità, priva dunque le parole di ogni significato, cancellando con esso anche una porzione di realtà. Facendo eco al filosofo G. Berkeley, che attribuiva al linguaggio una voce che emetteva parole necessariamente fuorvianti, c’è nella riformulazione linguistica volontaria del politically correct il contorno di una violazione della sincerità: infatti, se le parole vengono padroneggiate e poi sostituite da altre, il significato primario viene innegabilmente modificato, a volte addirittura soffocato, e l’uso del discorso politicamente corretto equivale a legittimare artifici linguistici che impongono un vero e proprio tradimento semantico.
Il sociologo francese Pierre Merle dà l’esempio della parola «tolleranza».
Dall’inizio degli anni ’90 questa parola attraverso un’operazione capillare di politically correctness è diventata una parola polisemica che può designare «adesione, accordo, incoraggiamento».
Questa manovra permette di mantenere la stessa parola, ma con significati diversi. Lo scrittore franco-russo Vladimir Volkoff, che ha scritto molto su disinformazione e politically correct, offre numerosi altri esempi di parole investite del politicamente corretto: “complice” ha assunto il significato di “amico”, “discriminazione” è ora solo sinonimo di “esclusione”, il verbo “gestire” significa ora “dirigere”, così come il verbo “investire”, “impegnarsi”. Allo stesso modo, il “nazista” è semplicemente “razzista” e tutto questo non è più un «problema» ma nel peggiore dei casi una “difficoltà “.
“Poiché gli uomini hanno bocche per parlare e orecchie per ascoltare – scrive Volkoff – cioè da quando si scambiano messaggi, hanno capito che è possibile approfittare della vaghezza della più innocente delle informazioni; che, poiché la legge della verità in essa contenuta non è né fissa né garantita, non c’è nulla di più facile che unire l’approssimazione involontaria all’inganno deliberato».
E’ chiaro come il discorso politicamente corretto impedisca deliberatamente qualsiasi chiarezza, qualsiasi precisione, al punto che ci si dimentica il significato primario di ogni parola. Questa cancellazione o cambio assolutamente arbitrario della parola permette al trasmettitore di manipolare la lingua, facendo scivolare il significato originario in un nome diverso. Questo operazione contribuisce a creare una vaghezza linguistica che dà spazio alla distorsione la quale ha un impatto sulla disinformazione, un processo che finisce per provocare una manipolazione dell’opinione pubblica, in quanto l’informazione viene trattata in modo indiretto, e/o comunque sotto il giogo del politically correct.
“Il politicamente corretto spiana il terreno alla disinformazione – scrive ancora Volkoff – (…) da cui rimuove gli ostacoli naturali (…) la disinformazione fa regnare quello che viene chiamato pensiero unico, restituisce, per così dire, la cortesia al politicamente corretto preparando la strada alla sua diffusione a sua volta . È infatti attraverso uno schema circolare e dipendente che il politicamente corretto è legato a una volontà di negare astrattamente il senso comune per ricostruire, con disinformazione, una nuova realtà immersa in un’atmosfera permanente di deformazione della realtà».
Oggi il politically correct sostiene con orgoglio e coraggio la sensibilità e il rispetto per la dignità delle persone che possono essere discriminate a causa della loro alterità. Una differenza che è rivendicata come legittima per evitare una visione denigratoria dell’alterità stessa. Inizialmente l’intenzione era necessaria per garantire relazioni più eque tra le persone, ma nel tempo questa si è trasformata in un controllo sociale sempre più stretto della libera espressione, controllo che ostacola qualsiasi disaccordo o contestazione o capacità critica.
Anteponendo la difesa dell’uguaglianza a quella della libertà attraverso il controllo capillare del linguaggio, si crea una una tensione sempre più insostenibile tra uguaglianza e libertà con quest’ultima destinata a farne le spese e con essa il concetto stesso di democrazia che rischia di scivolare nel baratro.
In questo anno pandemico sentiamo parlare di distanziamento come se piovesse, è un termine talmente utilizzato e spesso abusato da essere entrato a far parte del lessico popolare ad ogni livello di comunicazione.
Uno degli aneddoti che sinora mi ha fatto più sorridere con retrogusto amaro, è stato il commento di una bimba, mia conoscente di 7 anni, che alla domanda sul cosa avessero fatto a scuola dopo il primo giorno dal rientro delle vacanze estive ha risposto sorridente, ma perplessa: “Distanziamento sociale!”. Sua madre ha commentato divertita che non sa più come spiegarle che non si tratta di una materia scolastica e lei ha replicato con uno spallucce molto emblematico.
Analizzando l’etimo della locuzione possiamo vedere come il significato primo sia un preciso comportamento sociale che mantiene costante lo spazio tra le persone. Il fine preciso, nello specifico del 2020, è quello di ridurre il contagio da SARS-coV-2.
Prese così sembrerebbero due belle parole positive che in coppiata hanno uno scopo altrettanto positivo, ma siccome bisogna sempre scavare per comprendere e analizzare per collegare, iniziamo col dividerle leggendone gli specifici connotati.
Distanziamento è un termine che indica lo stato in luogo duraturo senza alcuna idea di movimento se non nell’atto di rendere costante lo spazio. E’ molto diverso da Distacco che invece sottolinea un sottile moto da luogo anche un po’ onomatopeico e indica sicuramente una decisione di recidere la vicinanza senza pietrificarsi nel perpetuo trovare lo spazio tra le cose dimenticandosi la dimensione temporale. Il primo caso è una ricerca continua dello stare lontano mentre nel secondo caso è un fare un passo indietro in attesa di poterlo rifare avanti, ha valenza medesima quindi sia in termini fisici che in termini psico-emotivi.
Sociale è un termine che indica tutto ciò che è legato all’appartenenza di un membro di un gruppo, ovvero tutto ciò che è legato a una preponderante peculiarità dell’essere umano che è quella di consociarsi quindi creare gruppi di simili (> lat. Socius). E’ molto diverso da Interpersonale che invece sottolinea l’estemporaneità e la breve durata nel tempo dell’azione in base al contesto. Il termine sociale invece tende a donare una caratterizzazione universale proprio in termini pandemici globali, lasciando sottintendere che la convivenza col virus implichi trasformazioni strutturali.
Mi è capitato spesso, in quest’anno, di aver sottolineato la carenza comunicativa istituzionale soprattutto nell’argomentare decisioni e prese di posizione drastiche e immediate. Ho notato la mancanza di capacità comunicative, ma anche la mancanza di intelligenza emotiva e talvolta di logica nella dimostrazione delle tesi specifiche. Penso che l’analisi della locuzione di cui sopra sia già di per sè abbastanza esplicativa in questo senso.
Le parole hanno un significato importante perchè creano il mondo che noi viviamo secondo la nostra personale esperienza e nel caso di lessico calato dall’alto si rischia di mandare gran parte degli individui nel limbo della confusione più totale.
Le sfumature di significato sono fondamentali per connotare con precisione l’intento dei termini specifici. C’è una differenza sensibile tra Senso di Colpa e Responsabilità, tra Distacco e Indifferenza, tra Autorità e Autorevolezza, tra Negare e Dubitare e tra Obbedienza e Lealtà.
Sarebbe meglio sempre soffermarsi sulle parole che si utilizzano e imparare a utilizzarle con cognizione di causa e Cum grano Salis in base al contesto specifico.
Essere capaci di discernere significa proprio essere capaci di creare la propria realtà dipingendola con le parole che rappresentano i colori che la nostra interiorità logica o emotiva hanno identificato come vere per noi. Essere capaci di provare meraviglia significa farsi spingere dal dubbio e riadattarsi alla realtà circostante secondo necessità personali, familiari, sociali e culturali ma in termini territoriali quindi identitarie in chiave di appartenenza reciproca ai luoghi e alle tradizioni.
Accettare sommessamente tutto ciò che scende dall’alto e trasformarsi in giraffe per poter guardare oltre ciò che subiamo a livello verticale potrebbe essere non troppo costruttivo dal punto di vista evolutivo.
Iniziamo dalle parole: usiamo il Dizionario, cerchiamo l’etimologia, siamo coscienti di ciò che esce dalla nostra bocca ancor prima di ciò che entra.
Il Distacco Interpersonale è una legge universale che permette di non lenire il libero arbitrio di nessuno, mentre il distanziamento sociale è lode all’individualismo materialistico che conduce a stati aberranti dell’essere umano.
Se non puoi toccare puoi esprimerti col viso, se non puoi esprimerti col viso puoi farlo a parole. Allora sviluppiamo gli altri sensi: leggiamo molto, ascoltiamo tanta musica, annusiamo l’aria della natura, mangiamo cibo vero e igienizziamo i pensieri ogni volta che siamo costretti a igienizzare le mani.
Respiriamo forte e la proibizione diventa possibilità. Mi rendo conto siano sfumature labili e che all’interno della locuzione Distanziamento Sociale ci siano tremende specificità del caso che nascondono insidie per cui non bastino tali piccoli accorgimenti per risolverle.
Mi riferisco alla Nascita, alla Morte, alla Malattia, agli Anniversari, alle Feste comandate, all’Intimità di coppia e ai momenti di Svago. La suddetta locuzione preclude ogni tipo di approccio canonico nei confronti di questi eventi fondamentali per l’essere umano e fondamentali soprattutto per tutte quelle Culture circolari e semplici che ritrovano nella Comunità il riferimento e il sostegno di ogni cellula individuale o familiare.
Questi casi sopraindicati prevedono una maggiore attenzione nell’igiene prescritta dalle istituzioni ma soprattutto dell’igiene mentale. Evitiamo di contaminare o contaminarci.
Cerchiamo di passare leggeri come l’acqua e che quest’acqua corrente sia pulita, fresca, corroborante e lenitiva di ogni trauma vecchio e nuovo.
In chiusura un saluto e un augurio di Buon Inverno e Buon ritorno alla Luce, con le parole di Raimondo de Muro, Le norme di vita della Nuraghelogia a pag. 95 dal sesto libro dei Racconti della Nuraghelogia.
CCXXXVII
In bia trota camina pàris, in bia pàris camina trotu. (srd)
Nella via tortuosa vai dritto, in quella dritta vai pure distratto. (ita)
Quando visito una nuova città o un paese, camminando, amo andare in cerca di un panificio, sono ghiotto dei prodotti del forno e non esiste città che io ami di cui non ami i forni e vice versa non potrei mai amare una cittadina dove non si trovino del buon pane o dei dolcetti. Subito dopo cerco un piccolo angolo tranquillo o anche una panchina o un bel muretto al margine di una piazza o di un vicolo in cui fare colazione, possibilmente con una fonte di acqua fresca nelle vicinanze.
Credo che in questo approccio si possano riassumere milioni di primi incontri con le cittadine del Mediterraneo: assaggiare insieme al sapore semplice della quotidianità un po’ dello spirito del luogo, mentre architetture antiche o più spesso (e con non meno dignità) vecchie, offrono un appoggio per riposarsi. Ciò che è più importante, offrono tempo, tempo da perdere e da trovare poiché permettono di fermarsi e quindi sedimentarsi un po’ nell’aria del posto che diventa per questo un po’ nostro, dandoci l’occasione per appartenere, ci insegnano l’appartenenza che ci definisce.
Ma, ahimè, questo rito, come tanti altri analoghi, diventa sempre più inopportuno ed è così che diventa un gesto di resistenza quello di riappropriarsi delle superfici pubbliche che a loro volta diventano sempre più irte di spuntoni, spioventi, strette, recintate, vuote di panchine perché fatte sparire o ridotte ad assurdi poggia-fondoschiena verticali come in certe fermate dell’autobus.
Ciò che accade oggi e che sta accadendo da alcuni anni è che il mondo che il viandante incontra, come anche il cittadino nelle sue incombenze quotidiane, è un mondo che gli uomini hanno costruito con le architetture della paranoia. Paesaggi urbani nei quali è sempre meno consentito fermarsi, in cui l’abitudine ad attraversare il luogo pubblico, invece che fermarsi a viverlo, si è già radicata abbastanza da destare qualche sospetto in chi scorgesse qualcuno attardarsi su un muretto o seduto in un aiuola.
Così l’uomo rifunzionalizza i suoi spazi affinché le interazioni dell’individuo con il suo habitat siano sterilizzate, siano le meno possibili produttrici di una cultura materica e dell’incontro, siano un luogo di transito e di allontanamento, un po’ come si pensa di fare talvolta installando orrendi dissuasori per piccioni sui cornicioni. Un uomo che sembra così affermare: “Non so-stare” e davvero non sappiamo se si riferisca più al suo prossimo o se inconsciamente rappresenti a se stesso il fallimento del costume di abitare un posto.
La dimensione del pubblico assume così la forma perfezionata del non-luogo, spazio del transito perpetuo o dell’attesa che si trasforma in disagio, area adatta a canalizzare i fluidi più che a permettere l’incontro delle vite e l’intreccio delle storie.
Nel 1994 Steven Flusty scriveva “Costruire la Paranoia: la proliferazione dello spazio di interdizione e l’erosione della giustizia spaziale”1, un testo che già prendeva coscienza della deriva delle architetture aperte al pubblico e ne analizza la ridefinizione da spazio della eterogeneità (quella eterogeneità che è espressione di cultura materica e sociale degli spazi) a spazio della omogeneità dell’identico in chiave di sorveglianza totale e interdizione. Un prezioso lavoro di “documentazione e critica di intensificazione delle reazioni alle crescenti paure urbane”, di cui vorrei ripercorrere in maniera sintetica i punti salienti negli sviluppi della società dei succesivi 25 anni di crescente paranoia sociale e in quest’ultimo annus horribilis del grande terrore dell’altro come icona del male, del contagioso incognito.
L’evoluzione e la trasmissione di culture urbane tradizionalmente passa per le interazioni comunitarie negli spazi pubblici accessibili. Le strade, i vicoli, le piazze, le scalinate, le calli, i parchi si sono adattati o sono stati espressamente concepiti per molteplici usi da parte di ampi strati della popolazione, il che non ha determinato un’anarchizzazione di questi spazi, anzi, il costante dialogo fra usi più o meno leciti e graditi e divieti come quello di praticare determinati giochi nelle vie è parte stessa della cultura del luogo, poiché sono gli stessi abitatori e fruitori del paesaggio a determinare le regole e a esercitare una funzione di sorveglianza.
Fusty si concentra sulla Los Angeles degli anni 90 e in essa rintraccia la progressiva interdizione agli spazi comuni che diventano il ricettacolo sempre più angusto in cui trovano rifugio gli emarginati, i disperati, i delinquenti e i dissidenti, spinti dal crescente sentimento di belligeranza all’interno della società.
Chi sono invece gli emarginati di oggi e quali sono le forme silenti del controllo, integrate nelle architetture urbane?
Purtroppo la risposta rischia di essere piuttosto banale: ognuno è il potenziale dissidente, ognuno il potenziale emarginato: nelle società accelerate e spaesate, istigate alla costante performance sociale e indotte dal conformismo diffuso al culto dell’uguale, chi cerca di sottrarsi al flusso della modernità liquida, chi cerca di incrostarsi ad un luogo, stringersi attorno a un’idea di incontro fuori dalle logiche del commercio o voglia produrre una cultura dall’incontro con l’altro in maniera diversa da quella mediata da qualche sostanza all’ora dell’aperitivo, si espone al rischio dell’ostracizzazione.
L’architettura ostile, nata con l’intento di rendere la permanenza sgradita ai senzatetto, ha finito per rivolgersi potenzialmente ad ognuno di noi. Mentre i luoghi dove interfacciarsi con la macchina diventano più accoglienti, come quei caffè in cui troviamo a disposizione le prese per ricaricare il nostro “dispositivo” e il wi-fi gratuito, i luoghi pubblici vengono ridisegnati impoveriti delle strutture dell’incontro.
Nel mondo fino a ieri abbiamo assistito, anche nelle città dei conviviali Paesi del Mediterraneo, alla comparsa di tutta una serie di subdole tecniche di interdizione dei luoghi, tipici esempi sono il proliferare di spuntoni piramidali sulle mensole dei palazzi, sulle gradinate e sui sagrati, sui gradini davanti alle vetrine delle vie più alla moda delle città, accompagnati da ringhiere di tutte le misure sui muretti e a tutela di proprietà private e, ciò che più offende, di terreni o edifici pubblici, una volta a diuturna disposizione della collettività. Le panchine tradizionali sono andate via via scomparendo o hanno lasciato il posto a nuove concezioni del sedile pubblico, dalle forme scomode e scivolose, dove il design moderno incontra l’esigenza dell’ente pubblico che esprime la sua autorità vietando di stendersi o di stare comodi, per dissuadere, proprio come i piccioni, certe categorie di persone a “bivaccare” sulla pubblica piazza o nelle stazioni. Ovunque ce ne sia stata l’occasione, spesso senza alcuna necessità sono comparsi tornelli a contingentare il flusso delle particelle del liquido sociale mentre per quanto riguarda le aiuole, delimitate anch’esse e relegate a mero orpello, vige la proibizione allo stesso tempo di sedersi sull’erba come quella di coltivarle quanto quella ai cani di imbrattarle.
Per stimolare la compulsione all’acquisto, se mai ce ne fosse bisogno, ogni anno nuove fontane vengono chiuse e diventano secche a tempo indeterminato e i bagni pubblici sopravvivono solo come rare vestigia del vecchio mondo, così da abituare le persone a pagare per soddisfare i propri bisogni più elementari. Da quest’anno si è riusciti anche con il più fondamentale bisogno ovvero quello di respirare, anche se per far sì che ciò accadesse si è modificato ontologicamente il paesaggio caricando il mondo intero col significato di potenziale luogo del contagio, il che come vedremo ha aperto la breccia di forme incredibilmente più pervasive della semplice interdizione.
Sono anche comparsi ovunque gli indiscreti strumenti che sono occhio e memoria del moderno Panopticon diffuso e decentralizzato del controllo totale: le telecamere. Grazie alla certezza o ancor peggio al dubbio di essere sottoposti ad una costante osservazione ed esposti ad un qualche tipo di sanzione o di repressione, la grande maggioranza degli individui esercita su se stessa una forma feroce di autocontrollo e si abitua ad obbedire ad ordini sottintesi, a misure più repressive di quelle che il Potere Costituito oserebbe imporgli, poiché esso è certo di ottenere il massimo risultato limitandosi a suggerire le forme dell’obbedienza e della repressione, tratteggiando i contorni sfumati del Lecito cosicchè, per orientarsi nell’indeterminato ed arginare il senso di smarrimento, l’individuo si rintani in confini molto più angusti di quelli che gli sarebbero concessi, pur di poter gestire la paura sociale di sbagliare e di non perdere il riconoscimento della collettività.
La diffusione di “misure di sicurezza” è alimentata e giustificata dall’accresciuta percezione di potenziali “minacce”. Ma cosa siamo arrivati a considerare una minaccia e quale costruzione culturale si fa del concetto di rischio? Ci siamo abituati a tal punto alle misure di proibizione silente e di sorveglianza da rendere accettabili le più pervasive forme di coercizione che, applicate al paesaggio urbano e alle infrastrutture di servizi, invalidano in parte o del tutto il significato e la funzione dei luoghi. Si creano così mondi a prova di imbecilli, con parapetti orribili su antichi muretti, per non sporgersi, e balaustre intorno ai monumenti per non deturparli (né goderne). Pali, recinzioni, spartitraffico, gli arredi per sedersi vengono rimossi o sostituiti con altri più scomodi o con le sedute opposte così da scoraggiare il dialogo, dissuasori vengono applicati su tutte le altre superfici che potevano servire allo scopo. Tutte misure che hanno come fine quello di contingentare o limitare la permanenza in un’area o di reindirizzarla verso un posto deputato al consumo o alla consumazione.
Tutte queste misure vengono applicate, soprattutto laddove la minaccia sia la convivenza per il “più ricco” con il “più povero”, anche in quelle aree soggette ad un processo di gentrificazione, come spesso sono i centri storici riqualificati, dove gli spazi pubblici vengono resi sempre meno disponibili e più inutilizzabili, così risultando in un aumento delle disuguaglianze spaziali e determinando una spinta di alcune categorie di persone verso luoghi in cui abbiano vita più facile.
Fusty elenca 5 categorie dello stato di insicurezza prodotto dai luoghi.
Il primo è la segretezza costituita dalle vetrate scure, dalle barriere visive che caratterizzano i tanti edifici dedicati agli uffici e alle istituzioni.
Poi ci sono quei luoghi “scivolosi”, dall’acceso sfuggente, dissimulati da false piste, vie d’accesso confuse e svianti ed ingressi defilati.
Altra categoria è quella dei luoghi caratterizzati dal rigido confine: l’accesso ad essi è del tutto interdetto da muri, inferriate, recinzioni, cancelli ed al massimo li si può osservare dall’esterno anche qualora facciano parte di un patrimonio pubblico.
Spinosi si rivelano essere tutti quei luoghi il cui spazio non può essere occupato in maniera confortevole, con quegli accorgimenti che impediscono di fruire del luogo per un tempo prolungato, impedendo di sedere, tagliando gli alberi in zone assolate o adoperandosi per rendere la permanenza praticamente insopportabile.
Infine ci sono spazi che rendono nervosi perché sottoposti ad una sorveglianza costante per tutta la durata della permanenza.
A vari livelli e nelle varie combinazioni questi elementi sono diventati pervasivi nei panorami urbani.
E con l’avvento dell’epoca della pandemia, qual è stato l’approccio ai luoghi nell’era dell’interdizione?
Ancora una volta ed in proporzioni senza precedenti si è fatto largo uso della manipolazione dei luoghi sociali per riorientare il carattere ed insegnare un metodo. Il metodo è quello della paura sociale, un terrore del diverso senza distinzioni di estrazione sociale, di censo, di sesso, di età, di cultura: l’alterità è in questa fase storica la sorgente inestinguibile di ogni male, poichè è rappresentata come ricettacolo inarrestabile del contagio, pertanto l’imperativo per la gestione dei luoghi è diventato la sterilizzazione (delle superfici e delle interazioni), una vita in assenza di contatto, dunque il distanziamento. Ecco che senza alcun pudore né riguardo, in men che non si dica, nei luoghi aperti al pubblico sono state rimosse le panchine e gli altri arredi o sono stati transennati. Nelle stazioni ferroviarie sono state bandite le sale d’aspetto e sono comparsi ovunque ridicoli segnaposti distanziati, barriere in plexiglass, sono stati tracciati i percorsi obbligati per scongiurare la minaccia peggiore di tutte: l’incontro.
I luoghi sono diventati scivolosi per antonomasia, cosicchè il fluido fatto di umani che vi transita non abbia alcun appiglio per fermarsi, per restare, per addensarsi. Nuove forme di contingentamento, di interdizione e nuove condizioni di accesso sono state proposte ed imposte ed è stato necessario finanche circoscrivere lo spazio personale con le maschere facciali. Queste sono il reale prolungamento della nuova ontologia dei luoghi pubblici come infrastruttura sugli individui, con la funzione di condizione, soddisfatta la quale i luoghi restano fruibili e dunque esse hanno funzione di recinto mobile imposto sulla persona stessa o persino di dissuasore. Ora più che mai nei luoghi non ci si può fermare ed essi non sono più deputati ad un uso condiviso e all’usanza della condivisione, al contrario persino l’aria che vi si respira allo stesso momento deve essere separata per alimentare l’illusione che ognuno realizzi attorno a sè una bolla e non scambi materia né energia con il sistema nel quale è immerso e ad ogni contatto con qualunque cosa si suggeriscono i modi per rimarcare un distacco, tramite il gesto apotropaico della sterilizzazione delle mani o quello istituzionale della sanificazione dei luoghi.
L’unica forma di cultura permessa che abbia luogo nell’emergenza sanitaria è quella nuova forma di buona educazione socialmente accettabile, per la quale ognuno deve provvedere a scongiurare il contagio dell’altro e che maschera quella subdola ipocrisia che è la paura di essere vittima del contagio in prima persona.
Ciò che già riscontrava Fusty è che esacerbare le istanze paranoiche di maggior sicurezza, porta alla disgregazione delle comunità in agglomerati di proprietà private fortificate. Si tratta di un processo in fase avanzata anche nella nostra terra, dove ancora fino a pochi anni fa era abitudine lasciare la proverbiale chiave nella porta di casa e dove le strade, le piazze, i cortili aperti erano le naturali propaggini delle abitazioni ed in quei luoghi pubblici si svolgeva la maggior parte delle attività quotidiane sia quelle degli artigiani e dei commercianti che quelle domestiche. Necessariamente si alimentavano fitti scambi di relazioni, tanto che sarebbe stato inconcepibile che potesse essere proibito svolgere tutte le proprie attività, per tutto il tempo desiderato e a proprio agio sulla strada e nella piazza.
Infatti le persone sono state oggetto di una vasta e duratura opera congiunta di persuasione e dissuasione, con l’introduzione delle televisioni in ogni casa e l’imborghesimento degli spazi e con un’architettura della paranoia dello spazio pubblico. Abbiamo poi assistito per un’intera decade alla diffusione su vasta scala dei dispositivi che ci permettono di collegarci alla rete in ogni momento e pressochè ovunque, ed essi, portati nello spazio pubblico, hanno impiegato diversamente il nostro tempo e sottratto la nostra attenzione all’ambiente, rendendo superfluo chiedere indicazioni o aiuto ad un estraneo; si sono sostituiti allo spazio vuoto e creativo della noia, ci hanno talvolta usurpato l’intimità della solitudine, che riporta con più intensità nel consesso sociale. Quegli stessi apparecchi ci sorvegliano costantemente e si è cominciato a pensare di usarli esplicitamente come sistemi di tracciamento e distanziamento fisico. Essi stanno diventando, se noi lo permetteremo, i nostri guardiani digitali, stanno iniziando a gestire il nostro spazio, riorientando efficaciemente i nostri comportamenti secondo volontà eterodirette. Ciò che è peggio questa tecnologia è ora in grado di esiliarci dallo spazio pubblico e rinchiuderci, con la forza del condizionamento costante, nello spazio del privato, provvedendo insieme ad alimentare e blandire le nostre ansie ed inquietudini. Il processo è ora in una fase avanzata e quando sarà completo il pubblico si sarà ingerito a tal punto nella sfera privata per mezzo della macchina, che non sarà più accettabile il concetto di privacy o l’idea che esista un tempo che ci appartiene, separato e distinto dalle ore e dal luogo deputati al lavoro.
Come sappiamo, essendo stato preparato il terreno per decenni in questo senso, si è potuto già imporre il confinamento entro le mura domestiche a tutta la popolazione, con un grado di accettazione quasi totale.
Questo ritengo sia un passaggio fondamentale.
Ciò che di fatto si insegna alle persone ridefinendo gli spazi del loro habitat è un metodo e il metodo in questione è l’interdizione. Una pratica di proibizione degli spazi, la censura di precise idee, lo stigma su alcuni comportamenti, su certe interazioni, ritenute del tutto accettabili nelle civiltà tradizionali occidentali e oggi del tutto misconosciute. Tutto ciò al fine di indurre la totalità ed ogni singolo a disciplinarsi con forme via via più stringenti di autocontrollo dei comportamenti individuali e delle interazioni collettive all’interno degli ambienti pubblici.
Allora cosa occorrerebbe fare per riappropriarsi dei luoghi artatamente manipolati? Bisogna riscoprire il filo sepolto della tradizione dei gesti e delle mani e dei corpi di cui ancora le nostre città portano i segni. Mi capita spesso soprattutto visitando le città del sud dell’Europa, tutte lontane parenti sulle rive dello stesso mare, di trovare tanti locali abbandonati che fino a pochi decenni fa non avevano alcun pudore di servire allo scopo per il quale erano stati costruiti: erano stalle, officine, botteghe artigiane. Dietro alcuni vecchi portoni si trovano ancora gli attrezzi dei mestieri dimenticati. Le città erano la sede di molte attività produttive, in esse si vendevano e si allevavano animali, i mercati rionali erano la forma prevalente di acquisto dei beni di consumo. I cittadini del passato non avevano timore di fare sporco o rumore perchè si prendevano la responsabilità del luogo, tenendolo pulito, rimettendolo in ordine, vivendolo e vigilando sui suoi abitanti e sui forestieri. Anche per questo non servivano (nè sarebbero state efficaci) le strutture artificiali della proibizione e del controllo.
Oggi occorre reclamare quegli spazi, riprendere in mano il retaggio millenario dell’artigianato e del commercio come vocazione, non come impiego e assumere il ruolo delle isole nella corrente: rallentare il flusso accelerato e offrire l’occasione di parlare e di offrire un bicchiere di vino a chi si ferma. E colui che è di passaggio ha ugualmente la grande responsabilità di attardarsi, di curiosare, di fare domande e di avere il coraggio di rimproverare gli abitanti di un luogo trascurato e abbandonato al dilagare di attività sterilizzate e omologate come i negozi delle grandi catene.
Abbiamo assoluto bisogno di renderci ridicoli, come scriveva Eliade2: “Mi sembra che il ridicolo sia l’elemento dinamico, creatore e nuovo, presente in ogni coscienza che intenda essere viva e che sperimenti dal vivo. […] Il ridicolo è una formula lanciata dagli uomini contro la sincerità. Non esiste atto umano sincero che non sia ridicolo. E ciò che l’amore ha di veramente sublime è di essere riuscito a sopprimere il ridicolo tra due esseri, a sopprimere la censura applicata di riflesso alla loro sincerità.” Ecco cosa occorre fare: bisogna ristabilire rapporti intimi con i nostri luoghi, essere capaci di amarli, sentire l’orgoglio di appartenere ad essi e prendersi la responsabilità di curarli, e riprendere coscienza del fatto che è chi li vive che ne gestisce e modifica le strutture in base a ciò che è necessario e non si può limitare ad essere utente della geografia disegnata da qualcun altro.
1Steven Fusty – Building Paranoia. The proliferation of interdiction space and the erosion of Spatial Justice. 1994
L’etimologia esatta di Lugus è sconosciuta e contestata. La radice protoceltica del nome, *lug-, è generalmente considerata derivata da una delle seguenti radici proto-indoeuropee, come *leug- “nero”, *leuǵ- “da rompere”, e *leugʰ- “da giurare”. Una volta si pensava che la radice potesse derivare dal proto-indo-europeo *-leuk- “brillare”, ma questa etimologia poneva difficoltà e pochi ricercatori moderni l’hanno accettata come possibile (in particolare perché il proto-indo-europeo *-k- non ha mai prodotto il proto-celtico *-g-).
Tuttavia, seguendo il lavoro di Françoise Bader, secondo la quale la radice indoeuropea della “luce” sarebbe *-leu- e non *-leuk-, questa etimologia è ancora una volta considerata la più convincente dagli specialisti per i quali Lugus significherebbe “il luminoso“.
Toponimi ed Etnonimi
Secondo il metro del culto a lui dedicato, Lugus sembra legato alla prosperità, al commercio e all’artigianato. La sua figura è associata alla lancia. È una delle divinità più comuni tra i Celti e, come vedremo, un numero molto conseguente di toponimi deriva da Lugus in tutta Europa.
Il nome di Lugus è consacrato in molti toponimi, come Lugdunum, dal celtico *Lug[u]dūnon, che significa “forte di Lugus”, oggi Lione in Francia. Questa città era la capitale della provincia romana della Gallia Lugdunensis. Altri toponimi in cui si trova il nome Lugus sono Lugdunum Clavatum, oggi Laon in Francia, e Luguvalium, oggi Carlisle in Inghilterra. È anche possibile che Lucus Augusti, l’antico nome di Lugo in Galizia, una regione della Spagna settentrionale, derivi dal nome Lugus, anche se può anche essere puramente derivato dal latino Lucus – “boschetto/sacro”.
Lugdunum, Santuario della Croix-Rousse e l’Anfiteatro dei Tre Galli, Jean Claude Golvin
Per quanto riguarda la penisola iberica in particolare, la presenza di questa divinità è aggravata dall’esistenza di tribù affini, come i Luggones Astur, il cui nome deriva probabilmente da Lugus e che abitavano la città di Lugones nelle Asturie. Ci sono anche i Gallaecia Lougei, che conosciamo da iscrizioni trovate a Lugo in Galizia e El Bierzo a León .
D’altra parte, non conosciamo ancora alcuna denominazione di questo tipo, quindi legata a gruppi umani, per Bandua, Cosus o Reue, nonostante il gran numero di iscrizioni note che mostrano epiteti che si riferiscono a questi Dei. Le uniche denominazioni accompagnate dai loro teonimi indigeni conosciuti a nord del fiume Duero sono le allusive denominazioni di Lug, come Lucubo Arquienob(o), che si riferisce ad Arquius, un cognomen onnipresente in Hispania, e Tabaliaeno, che può essere interpretato come un’altra dedica al Dio Lugus.
Lug presenta così strette somiglianze con Arentio. Questo lo ha spesso portato a confondersi con i Divini Gemelli, poiché alcuni dei loro tratti sono giustapposti ai suoi. Lug appare in vari luoghi del mondo celtico, ma sebbene il suo culto sia molto diffuso, la bassa percentuale di ex-voto noti per questa divinità potrebbe farci sottovalutare il suo valore. Fortunatamente, altri indizi ci permettono di ristabilire che Lugus era considerato una delle divinità più importanti del pantheon celtico.
Posizione delle iscrizioni al Dio celtico Lugus al singolare (cerchi) o al plurale Lugoves (stelle a tre punte). I simboli verdi ) indicano l’ortografia con LVG-, mentre i simboli viola indicano l’ortografia con LVC-.
Come primo indizio, dobbiamo considerare i molti toponimi con il termine lucu-, lugu-, loucu- o lougu-, legati al nome di Dio e presenti in tutta l’Europa occidentale. In Hispania sono noti i toponimi che derivano da questo teonimio: Lucus Augsti (Lugo), Lucus (Lugo de Llanera), la ciuitas Lougeiorum, Louciocelum, Lucocadia, Lugones (Siero, probabilmente derivato dall’antico Luggoni), Logobre, Lugas…
Ecco un’antologia di luoghi fuori dalla Spagna che portano il suo nome: prima Loudun e Montluçon in Francia, Loudoun e Lothian in Scozia e Dinlleu in Galles. Si trova anche in Olanda con la città di Leida, in Slesia con Legnica e infine in Inghilterra con Luton.
Infine, ci sono molti antroponimi legati al teonimio Lugus: Lugaunus, Lugenicus (Nato o concepito da Lugus), Lugetus, Lugidamus, Lugiola, Lugissius, Lugius o Luguselva (scelto da Lugus). L’ascendenza è ancora più chiara con questi antroponimi derivati direttamente dal nome della divinità, come Lougeius, Lougo, Lougus, Lucus, Lucus, Lugua e Luguadicius.
Iconografia
L’iconografia di quello considerato il Mercurio gallico comprende uccelli, in particolare corvi e il gallo, che è diventato l’emblema della Francia. Lug ha anche altre associazioni come i cavalli, l’albero della vita, i cani o i lupi, oltre a una coppia di serpenti (ad esempio il Caduceo e l’Abraxas di Hermes). E che senza dimenticare il vischio, così come i sacchi di denaro, e infine le scarpe (una delle dediche ai Lugoves, nome plurale di questo Dio ternario, è stata fatta da una gilda di calzolai; la controparte gallese di Lugus, Lleu (o Llew) Llaw Gyffes, è descritta nelle Triadi gallesi come uno dei “tre calzolai d’oro dell’isola di Gran Bretagna”).
Mercurio e Rosmerta, entrambi portatori del Caduceo.
Lugo è spesso armato di lancia e spesso è accompagnato dalla sua compagna Rosmerta (“grande fornitrice”), che porta la bevanda rituale con cui veniva conferita la regalità nella mitologia romana. A differenza del Mercurio romano, che è sempre giovane, il Mercurio gallico è talvolta raffigurato anche come un vecchio.
Triplicità
Il numero 3 era un numerosignificativo e potente per i Celti e per una moltitudine di altre antiche civiltà. Il numero era considerato sacro, per cui tutto ciò che appariva in tre parti era una rappresentazione di grande valore religioso. Una serie di divinità celtiche apparivano in tre, come il toro a tre corna nella Britannia celtica o le dee madri galliche, quest’ultima con più di cento nomi diversi. Sono chiamate Matrae, Matres o Matronae dopo la conquista romana.
Tre matrone a Bibracte
Il numero 3 indica un ciclo completo di passato, presente e futuro o madre, padre e figlio. Il numero era anche rappresentato da tre diverse funzioni sociali: il guerriero, il sacro e il fecondo, quest’ultimo a volte rappresentato dai contadini, responsabili dell’abbondanza di cui tutti beneficiano.
La rilevanza dei numeri va anche oltre. Nelle storie celtiche, le domande sono spesso poste tre volte. Leggi, massime, conoscenze e regole della poesia erano sempre organizzate in triadi e il loro numero era associato alla fortuna, all’importanza e alla magia.
Potremmo anche guardare a lungo il simbolo di Triskele e il suo significato, ma questo sarà riservato ad un altro articolo.
Tornando a Lucubo, a Reims, in Francia, è stato scoperto un altare che rappresenta un Dio tricefalo identificato come Lugo. Questa rappresentazione a più teste è uno degli argomenti principali della sua associazione con Mercurio nel culto gallo-romano. Quest’ultimo, infatti, è associato alla triplicità: ha a volte tre facce, a volte tre falli, che possono spiegare le plurime dediche.
Altare di Reims
Il fallo, tra l’altro, che all’epoca aveva un significato molto diverso, era un simbolo del sesso maschile, naturalmente, ma anche della fertilità, come ci mostra il menhir di Saint-Samson-sur-Rance. Quest’ultima è stata tuttavia degradata e levigata per diventare una croce cristiana, essendo la sua forma originaria fallica. Questo menhir era usato dalle donne come pietra della fertilità; venivano a strofinarlo per avere figli.
Tra gli antichi, i greci e i romani, le rappresentazioni falliche avevano anche una virtù apotropaica (per allontanare gli spiriti maligni), tanto che erano frequenti all’ingresso delle case, ed erano spesso indossate come amuleti al collo dei bambini.
Infine, il fallo era un simbolo di qualità virili. Questa associazione è in effetti molto evidente alla luce dell’estetica greca, come l’elmo corinzio, indossato da una divinità femminile, Atena.
Fuori dalla Gallia, Lugus è anche paragonato al suo equivalente mito irlandese. In alcune versioni del mito, Lug è nato come gemello trigemino, e suo padre, Cian – (“Distance”), è spesso citato insieme ai suoi fratelli Cú (“Dog”) e Cethen (che significa sconosciuto), che non hanno una storia propria. Diversi personaggi chiamati Lugaid, un nome popolare nell’Irlanda medievale che si dice derivi da Lug, mostrano anch’essi una natura ternaria. Ad esempio, Lugaid Riab nDerg (“strisce rosse”) e Lugaid mac Trí Con (“figlio di tre cani”) hanno entrambi tre padri.
Ludwig Rübekeil, filologo tedesco, suggerisce che Lugus è un Dio trinitario, composto da Esus, Toutatis e Taranis, le tre divinità principali citate da Lucan (che, allo stesso tempo, non fa alcun riferimento a Lugus). La sua teoria suggerisce anche che le tribù pre-proto-germaniche a contatto con i Celti (forse i Chatti, temibili fanti, che hanno dato vita all’attuale Assia e alla Franconia sopra il Meno) hanno plasmato aspetti di Lugus incarnandoli nel Dio germanico Wōdanaz. Il Mercurio gallico avrebbe così dato vita al Mercurio germanico.
Luoghi sacri e continuità nei miti celtici
Al Dio Lugus sono stati dedicati luoghi alti, chiamati Mercurii Montes, come Montmartre, il Puy-du-Dôme e il Mont de Sène.
Puy-du-Dôme, Auvergne, Francia
In Irlanda, Lugh è il giovane vincitore che batte il mostruoso Balor “dell’occhio velenoso”. Era il pio paradigma della regalitàsacerdotale, e un altro dei suoi appellativi, lámhfhada “del braccio lungo”, riprende un’antica immagine proto-indoeuropea di un nobile sovrano che estendeva il suo potere in lungo e in largo. La sua festa, chiamata Lughnasadh (“Festival di Lugh”) in Irlanda, è commemorata il 1° agosto. Quando l’imperatore Augusto inaugurò Lugdunum (“Forte di Lugus”, oggi Lione) come capitale della Gallia romana nel 18 a.C., lo fece con una cerimonia il 1° agosto (questo può essere, tuttavia, puramente casuale). Almeno due degli antichi siti di Lughnasadh, Carmun e Tailtiu, avrebbero dovuto ospitare le tombe delle Dee legate alla fertilità terrena.
In Galles si pensava anche che Lugus potesse essere l’origine non solo di Lugh e Lleu Llaw Gyffes. Secondo un’altra teoria, potrebbe anche aver dato vita a personaggi arturiani, ovvero Lancillotto e Re Lot (il cui campione più famoso è lo studioso arturiano Roger Sherman Loomis). Studi arturiani più recenti, tuttavia, hanno sminuito qualsiasi legame di questo tipo tra Lugus e Lancillotto.
L’ipotesi nel mondo gallo-romano è che il Dio Lugo, che appare nei testi mitologici irlandesi, corrisponderebbe alla divinità gallica che Cesare ha identificato come Mercurio, “l’inventore di tutte le arti“. Questa teoria è rafforzata da prove epigrafiche. Infatti, un’iscrizione di Osma, una città della provincia di Soria in Spagna in cui la consacrazione a Lugoues, la forma plurale del nome della triplice divinità, fu fatta da una gilda di calzolai. Senza dimenticare l’evidenza numismatica che sembra confermare il rapporto tra Lugus e questa professione. Inoltre, queste monete mostrano sul dritto un busto raggiante di Postumus e sul rovescio una figura maschile senza barba, con capelli ondulati e mani grandi. Il Dio tiene un tridente nella mano sinistra verso l’alto e un uccello nella mano destra, sulla spalla sinistra poggia un altro uccello da cui pendono due cinture, la leggenda della moneta è SVTVS AVG, che significa Sutus Aug(ustus) o “calzolaio divino”.
Antoniniano di Posthumus, Augusta Treverorum (Trier, Germania), 266.
Inoltre, frammenti del Mabinogion, scritto in Galles intorno al XII o XIII secolo, possono essere interpretati nella stessa linea. Come nel caso dei manoscritti medievali irlandesi, gli autori hanno sostenuto che i racconti dei Mabinogion si basano su leggende circolate oralmente secoli prima. In questi testi, un personaggio di nome Llew Llaw Gyffes appare simile a Lug. Il suo nome significa anche “Lo splendente” e, come Lugus, Llew è travestito da calzolaio in una delle storie.
Una lastra di piombo incisa trovata a Chamalières, in Francia, contiene l’espressione luge dessummilis, che è stata provvisoriamente interpretata da alcuni studiosi come “li preparo per il lugus”, anche se può anche significare “giuro (luge) con/dalla mia mano destra”.
La Lancia di Lugh di S.R.Millar, illustrazione pubblicata su Celtic Myth and Legend di Charles Squire (1905)
Funzioni
Identificato come divinità multifunzionale, Lugus è stato identificato con Mercurio, quest’ultimo con una serie di rappresentazioni scultoree in cui una delle sue caratteristiche più evidenti è il suo triplice volto. Questa teoria è sostenuta da Cesare, che considerava il dio gallico Mercurio il dio più venerato, poiché in Gallia c’erano più immagini di Mercurio in pietra e bronzo che di qualsiasi altra divinità.
Possiamo anche rilevare la forma plurale di Lugus negli altari che si trovano nella provincia di Lugo nella regione della Galizia in Spagna, dove il Dio è citato come Lucoubu Arquieni, Lugubo Arquienobo e […]u Arquienis. Ancora più importanti sono i tre foculi (forni usati per bruciare le offerte religiose) identificati nella parte superiore di due degli altari, che permettono di ipotizzare che le dediche plurali trovate a Lugo siano paragonabili a quelle dedicate alla denominazione Matrebo Nemausikabo trovata a Nîmes.
Lugoues rappresentava probabilmente un tipo di divinità simile ai Mater che erano legati a Lugus e che, come figlio di Talltiu, che è stato considerato come la Madre Terra da J. Loth, linguista e celtologo francese, era probabilmente tanto un Dio ctonio quanto un Dio celeste. Anche le consacrazioni alla dea Maiabus ritrovata a Metz devono essere interpretate nello stesso senso, poiché probabilmente sono legate a Maia, la madre di Mercurio, alla quale sembra essere associata in molte iscrizioni galliche. Esisteva una stretta relazione tra gli indizi legati al Dio gallo-romano a tre facce e le matrone, che sono forse una trasposizione del grande Dio ternario celtico.
Va notato che le teorie che identificavano le denominazioni plurali di Lugus con il culto delle Matriarche hanno ottenuto un notevole sostegno con la recente scoperta di un altare votivo dedicato a Lugunis deabus in Spagna ad Atapuerca, Burgos. Atapuerca si trova nel cuore del territorio ispanico, dove i culti di Lugus e dei Matres erano i più intensi.
In conclusione, Lugus gioca un ruolo essenziale nel movimento solare. Il Dio proclama durante un’epifania riportata in The Foundation of the Domain of Tara (Suidigud Tellaig Temra) “essere la causa del sorgere e del tramontare del sole”, e si sa che interviene nel passaggio dalla notte al giorno. Come agente dell’alba che porta la luce e, in generale, la bella stagione e la vita, Lug assicura la nascita di una società stabile ed equilibrata, governata dall’alternanza stagionale.
Lug si presenta come una divinità psicopompica “che accompagna le anime nell’Oltre, come accompagna il sole nel crepuscolo che ne segna i passaggi tra il buio e la luce”.
Archetipo del Sovrano Legittimo, Lugus prende anche dal bambino prodigio perché è un virtuoso in molti campi come la creazione, la musica, gli scambi, il pensiero e la bellezza. È anche un mago perché è un maestro della guarigione, un guerriero per le sue associazioni equine e bellicose, e infine un artigiano che può anche essere vendicativo e oscuro. Secondo Cesare, inoltre, “indica la via, la via che guida il viaggiatore, ed è il più capace di fare soldi e di proteggere il commercio”.
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Troverete la presentazione delle altre divinità celtiberiane nelle prossime parti.