L’avvenire di un’illusione

L’avvenire di un’illusione

di Pier.

L’inganno, diciamolo subito, è, agli occhi di scrive, un tema esecrabile sotto ogni punto di vista.
D’altronde è la costante del tempo, del nostro forse in misura maggiore rispetto a tutti gli altri. Cerchiamo allora di indagarne l’apporto in termini di valore nelle nostre vite: lo faremo cercando di integrare una prospettiva tradizionale con altre più recenti e sperimentali.

Voglio in primo luogo far ricorso ad un’immagine che è entrata a pieno titolo nell’immaginario simbolico del XXI secolo, vale a dire il film “Matrix”. Nel film la realtà è per i più una gigantesca simulazione computerizzata, per gli altri è un’illusione la cui causa affonda nella vecchia necessità di tenere schiavo il genere umano, declinata in chiave esteticamente cyberpunk ed essenzialmente materialista: non a caso in tutto il film non sentirete mai parlare di anima: basta la mente ad interfacciarsi con la macchina ed a tenere soggiogato il corpo. Ma cos’è questa immagine se non una reinterpretazione dell’antico, oggi abusato, mito della caverna di Platone?1 C’è, però, dell’altro: se noi volessimo spingerci a pensare anche la nostra realtà come un complesso gioco di forze che concorrono a costruire un’illusione estremamente stabile, alla quale appunto noi diamo il nome di realtà, la nostra vita non sarebbe allora un grande inganno? E chi sarebbe l’ingannatore, chi l’ingannato?

Un’ipotesi che appare via via più verosimile se ci addentriamo nelle teorie di David Bohm e Karl Pribram secondo le quali l’esistenza stessa dell’universo avviene in un unico punto senza dimensioni ed in un unico istante senza tempo in cui ognuno dei fotogrammi della storia del mondo è co-presente con tutti gli altri. Secondo questa tesi il nostro cervello non sarebbe altro che un lettore di ologrammi, poiché tutto ciò che nell’universo è percepito come materiale altro non sarebbe che la proiezione suprema di ciò che accade in quel punto, ovvero tutto ciò che è.
Tat twam asi2 ho sentito dire, a volte.

Nella filosofia indiana si riconoscono sei darśana tradizionali, sei visioni del mondo. Ce n’è una che stabilisce i criteri di base con i quali le altre hanno dovuto necessariamente confrontarsi, ed è il Samkhya3, un sistema filosofico che potrebbe apparire semplice da comprendere, ma, come tutte le dottrine indiane, ardua da realizzare. Secondo il Samkhya a monte c’è puruṣa che è pura coscienzialità ed esiste in un punto senza spazio, in un istante fuori dal tempo. Esso allo stesso modo non è causa del tempo e dello spazio ma ne è il principio. Puruṣa è coscienzialità pura, non genera e non è generato, non agisce, non muta, esso semplicemente è. Esiste ontologicamente come coscienza senza oggetto.

Poniamo tanta enfasi sulle connotazioni di puruṣa perché un ente di questo tipo sfugge al sentire dell’uomo moderno: una volta lo avremmo anche chiamato Dio, però questo è ormai un concetto desueto, che si è snaturato a forza di volerlo avvicinare al sentire quotidiano, a forza di rappresentarlo con sembianze antropomorfe.

L’immagine che i testi forniscono per rappresentare questo principio è una sfera perfetta nel cui volume le forme che le passano davanti si riflettono senza mai alterarne la natura e la struttura.

Puruṣa è il sogno di un ente al di fuori del corruttibile mondo e questo ci dice senz’altro qualcosa di quella categoria dell’essere che è necessaria per svelare le illusioni: l’inalterabilità, l’incorruttibilità, una categoria che non esiste nel mondo fenomenico, il quale deve essere trasceso. Ecco quindi un rimedio alle illusioni: il trascendente, una dimensione che non è facile né priva di pericoli.
La necessità dell’esistere che si accompagna alla coscienzialità pura che è puruṣa,di contro, si fa causa del dispiegarsi delle forme e a quel punto da esso scaturisce l’unica azione che ha una qualche probabilità di accadere: per comprendersi, per fare l’esperienza di ciò che è, puruṣa ha bisogno dell’alterità, di un oggetto di cui essere cosciente. Ecco allora che da puruṣa scaturisce prakṛti, che viene tradotta con “natura”. Essa è la rottura dell’uovo cosmico presente in alcune cosmogonie che dà origine all’atto della creazione. E’ altresì lo sforzo di una moltiplicazione infinita compiuta attraverso un atto di divisione, di frammentazione.

Come ci induce a pensare un altro passo di Platone, con il mito dell’ermafrodito, in ogni aspetto della creazione permane un senso di solitudine, una vaga nostalgia per quell’unità che era in origine e secondo diverse scuole filosofiche e correnti mistiche tutto ciò che appare non è che l’illusione della separazione, l’unità, un’unico, universale, organico “olos” pervade il creato sotto quel dispiegarsi illusorio delle forme.

Quello che iniziamo a comprendere a questo punto è che questo inganno, almeno dalla nostra limitata prospettiva, per quanto fastidioso, per quanto sia all’origine di tutte le nostre sofferenze, non è un ostacolo, come non è uno strumento di liberazione, esso è la causa ed è lo strumento della liberazione. E questo è un pensiero incoraggiante.

Come potrebbe il cavernicolo di Platone desiderare la libertà se non avesse visto di che illusioni sono fatte le catene che lo tengono schiavo? E se la nostra natura è intrecciata dall’inizio dei tempi a questa necessità, qual è lo scopo del nostro esistere?

Iniziate a vedere qual è il ruolo che ognuno di noi impersona nel grande gioco cosmico? Ne intuite la portata?

Accettando un simile punto di vista sorgono due grossi problemi: chi ordisce la grande illusione che ci tiene separati e pertanto schiavi? Perchè qualcuno ci tiene schiavi con l’inganno? Quest’ultima domanda pone una questione ancora più importante ma sottotraccia.

I più accaniti materialisti fra voi potranno pensare che tutt’al più questo è un problema che riguarda la vecchia dialettica fra corpo e mente, per cui il corpo, anche ridotto al paradigma olografico di Pribram, può rivelarsi un carcere per la mente che si emancipa, essendo divenuta cosciente dell’inganno.

Sbagliato.

Limitarsi a considerare la mente è un fatto accettabile per il materialista, che può ricondurla a processi plausibili e familiari come le sinapsi del cervello.
Il materialismo è diventato pertanto l’illusione delle illusioni, una peculiarità della modernità, perché rappresenta qualcosa (anima) che non partecipa del processo del dispiegarsi delle forme ma che vi è immersa in con-fusione al punto che essa si identifica con quella prakṛti che è velo di māyā.

Inoltre la mente è il campo privilegiato dell’inganno, non solo perchè può essere ingannata con grande facilità sia nelle percezioni sensibili (illusioni ottiche ad esempio), sia nelle sue conclusioni deduttive (basti pensare alla fallacia dei ragionamenti e alla contradditorietà di numerosi processi apparentemente logici e deduttivi) ma anche perchè alcuni fra cui Castaneda hanno suggerito che nel processo con cui un essere umano viene al mondo egli ad un certo punto prende una mente, che fino a quel momento esisteva come un essere inorganico, ma in qualche misura dotato di una volontà propria. E’ sulla base di simili concezioni che diverse scuole meditative orientali e non solo impongono di silenziare la mente fino a trascenderla, poichè ciò che essa suggerisce è giudicato del tutto inaffidabile e in certa misura menzognero. E di fatto i più attenti di noi avranno a volte fatto l’esperienza di rapportarsi con la propria mente come con qualcosa che non obbedisce alla nostra volontà: è nota la provocazione “prova a non pensare ad un elefante rosa”, in cui la volontà di non pensare a qualcosa non prevale sullo stimolo esteriore.
La mente per sua natura accetta/rigetta e se ci fate caso non fa molto altro, è facile provocarla e condizionarla al punto da poterne prevedere con costanza le reazioni di avversione; è altrettanto facile foraggiarla con input che provocano piacere al punto di addomesticarla a produrre con costanza reazioni di affezione e di attaccamento. Essa è l’alleato migliore di cui può disporre chi ha interesse a tenerci in catene. Per nostra fortuna la mente non è la sede della creatività, nè dell’intuizione, ma è al massimo una organizzatrice del lavoro creativo.

In tutte le possibilità che il mondo offre, esiste un solo ente al quale si riconosce un riverbero della scintilla divina che è puruṣa. Noi l’abbiamo chiamato anima, gli indiani atman, meglio nella formulazione di atman-brahman, l’anima individuale collegata al principio universale.

Poniamo questa come risposta alla nostra prima domanda: è anima a rimanere intrecciata nella trama della creazione, fino a dimenticarsi di sè, fino a perdersi nelle forme che esistono perché lei possa fare l’esperienza di se stessa, il viaggio di ritorno o di ascensione di cui ci parla la Pistis sophia, qualcosa che infine possa trascendere anche la sua stessa natura.
D’altronde anche in conclusione delle Samkhyakarika c’è una metafora apocalittica, laddove si afferma che quando puruṣa, da spettatore indifferente rivela la propria esistenza a prakṛti, che come ballerina danza, essa cessa di danzare e si ritrae in se stessa perché lo scopo della sua danza, del suo līlā, è compiuto e non sussiste altra ragione per ulteriore creazione.

Al nocciolo della questione chi è, dunque, il divino ingannatore? Lo definiamo divino non perché egli sia Dio, anche se talvolta è stato confuso con un’ipostasi divina, ma soprattutto perché egli deve precedere la grande illusione, ovvero deve essere principio di essa.
Vogliamo ricordarlo, dall’interno l’inganno non si vede, bisogna squarciarne il velo, diversamente può solo essere immaginato, se ne può postulare l’esistenza ma senza risolverne il mistero. E allo stesso modo postuliamo che l’autore del misfatto debba precederne la creazione o debba averla cooptata dal principio; lo definiamo Uomo Primo o, prendendo a prestito il gergo gnostico, è il demiurgo con la sua schiatta di arconti.

Non intendo dilungarmi oltre su tematiche che sono argomento di iniziazioni, pertanto lo scopo e la natura di certe entità dovrete scoprirlo da voi. Vi basti considerare, per ora, che ciò che accade, accade con uno scopo e che anche gli esseri sottili che giocano con l’inconsapevolezza dell’essere umano rispetto alla struttura della realtà, ingannano seguendo i loro scopi e perseguendo il proprio vantaggio, non il nostro.

La buona notizia è che inganni, grandi o piccoli che siano, esistono nella misura ed in ragione del fatto che noi stessi esistiamo, perciò sono qui per noi e noi soltanto, e questo, lo ripeto, è un pensiero incoraggiante, poichè se è vero che anima si presta ad essere ingannata facilmente perchè dimentica di sè, e sebbene tutto sembri contribuire ad accrescere la confusione e rinsaldare le catene, è vero anche che nelle sue capacità di creazione e di conoscenza diretta delle cose risiedono la nostra maggior forza e la capacità di essere liberi.

E, sebbene il più delle volte questo non accada, realizzare in vita il sussistere di questo grande inganno significa aver svelato il segreto più grande dell’universo e questo, secondo le antiche tradizioni ci condurrà a esplorare altri mondi sotto forma di nuovi stati dell’essere, i loka della tradizione indiana, il paradiso di quella occidentale.

Il punto di partenza di questa ricerca sia allora nelle domande su cui ritorniamo:

Chi inganna? Chi viene ingannato?

1Platone, La Repubblica.

2“Tu sei quello”. Massima tipica della

3Isvarakrisna, Samkhyakarika.

I valori della famiglia Schwab

I valori della famiglia Schwab

Il vero Klaus Schwab è una figura di vecchio zio gentile che desidera fare del bene all’umanità, o è davvero il figlio di un collaboratore nazista che ha usato il lavoro degli schiavi e ha aiutato gli sforzi nazisti per ottenere la prima bomba atomica? Johnny Vedmore indaga.

Di Johnny Vedmore
20 FEBBRAIO 2021
28′ di lettura


La mattina dell’11 settembre 2001, Klaus Schwab era seduto a fare colazione nella sinagoga di Park East a New York City con il rabbino Arthur Schneier, ex vicepresidente del World Jewish Congress e stretto collaboratore delle famiglie Bronfman e Lauder. Insieme, i due uomini hanno visto uno degli eventi più importanti dei vent’anni successivi, quando gli aerei hanno colpito gli edifici del World Trade Center. Ora, due decenni dopo, Klaus Schwab è di nuovo seduto in prima fila in un altro momento della moderna storia dell’umanità che ha segnato una generazione.

Sembra sempre avere un posto in prima fila quando la tragedia si avvicina, la vicinanza di Schwab agli eventi che cambiano il mondo si deve probabilmente al fatto che sia uno degli uomini più e meglio connessi sulla Terra. Come forza trainante del World Economic Forum, “l’organizzazione internazionale per la cooperazione tra pubblico e privato”, Schwab ha corteggiato capi di stato, dirigenti d’azienda e l’élite dei circoli accademici e scientifici a Davos per oltre 50 anni. Più recentemente, ha anche stuzzicato l’ira di molti a causa del suo più recente ruolo come frontman del Grande Reset, uno sforzo travolgente per rifare la civiltà a livello globale per l’espresso beneficio dell’élite del World Economic Forum e dei loro alleati.

Schwab, durante la riunione annuale del Forum nel gennaio 2021, ha sottolineato che la costruzione della fiducia sarebbe stata parte integrante del successo del Grande Reset, segnalando una successiva espansione della già massiccia campagna di pubbliche relazioni dell’iniziativa. Anche se Schwab ha chiesto di costruire la fiducia attraverso non meglio specificati “progressi”, la fiducia è normalmente incentivata dalla trasparenza. Forse questo è il motivo per cui così tanti hanno rifiutato di fidarsi del signor Schwab e delle sue motivazioni, dato che si sa così poco della storia dell’uomo e del suo background prima della fondazione da parte sua del World Economic Forum nei primi anni ’70.

Come molti importanti prestanome per i programmi sponsorizzati dall’élite, la documentazione online di Schwab è stata ben sterilizzata, rendendo difficile trovare informazioni sulla sua storia iniziale, così come informazioni sulla sua famiglia. Eppure, essendo nato a Ravensburg, in Germania, nel 1938, molti hanno ipotizzato negli ultimi mesi che la famiglia di Schwab possa aver avuto qualche legame con gli sforzi di guerra dell’Asse, legami che, se esposti, potrebbero minacciare la reputazione del World Economic Forum e portare un esame indesiderato alle sue missioni e motivazioni professate.

In questa indagine di Unlimited Hangout, il passato che Klaus Schwab ha lavorato per nascondere viene esplorato in dettaglio, rivelando il coinvolgimento della famiglia Schwab, non solo nella ricerca nazista di una bomba atomica, ma il programma nucleare illegale del Sudafrica dell’apartheid. Particolarmente rivelatrice è la storia del padre di Klaus, Eugen Schwab, che guidò la filiale tedesca, sostenuta dai nazisti, di una società di ingegneria svizzera nella guerra come un importante appaltatore militare. Quell’azienda, la Escher-Wyss, avrebbe usato il lavoro degli schiavi per produrre macchinari essenziali per lo sforzo bellico nazista, così come per sostenere il suo programma nucleare attraverso la produzione di acqua pesante. Anni dopo, nella stessa azienda, un giovane Klaus Schwab faceva parte del consiglio di amministrazione quando fu presa la decisione di fornire al regime razzista dell’apartheid in Sudafrica l’attrezzatura necessaria a promuovere la sua ricerca per diventare una potenza nucleare.

Con il Forum Economico Mondiale che ora è un importante sostenitore della non proliferazione nucleare e dell’energia nucleare “pulita”, il passato di Klaus Schwab lo rende un povero portavoce della sua agenda professata per il presente e il futuro. Eppure, scavando ancora più a fondo nelle sue attività, diventa chiaro che il vero ruolo di Schwab è stato a lungo quello di “plasmare le agende globali, regionali e industriali” del presente al fine di garantire la continuità di agende più grandi e molto più vecchie che sono cadute in discredito dopo la seconda guerra mondiale, non solo la tecnologia nucleare, ma anche le politiche di controllo della popolazione influenzate dall’eugenetica.

Art by Hal Hefner, for Unlimited Hangout


Una storia sveva
Il 10 luglio 1870, il nonno di Klaus Schwab, Jakob Wilhelm Gottfried Schwab, chiamato in seguito semplicemente Gottfried, nacque in una Germania in guerra con i suoi vicini francesi. Karlsruhe, la città dove nacque Gottfried Schwab, si trovava nel Granducato di Baden, governato nel 1870 dal 43enne Granduca di Baden, Federico I. L’anno seguente, il suddetto Duca sarebbe stato presente alla proclamazione dell’Impero tedesco che ebbe luogo nella Sala degli Specchi del Palazzo di Versailles. Era l’unico genero dell’imperatore in carica Guglielmo I e, come Federico I, era uno dei sovrani regnanti della Germania. Quando Gottfried Schwab compì 18 anni, la Germania avrebbe visto Guglielmo II salire al trono alla morte di suo padre, Federico III.

Nel 1893, il ventitreenne Gottfried Schwab lascerà ufficialmente la Germania rinunciando alla sua cittadinanza tedesca e lasciando Karlsruhe per emigrare in Svizzera. All’epoca, la sua occupazione era nota come quella di un semplice panettiere. Qui, Gottfried avrebbe incontrato Marie Lappert, che era di Kirchberg vicino a Berna, Svizzera, e che era cinque anni più giovane di lui. Si sposeranno a Roggwil, Berna, il 27 maggio 1898 e l’anno seguente, il 27 aprile 1899, nascerà il loro figlio Eugen Schwab. Al momento della sua nascita, Gottfried Schwab aveva fatto carriera, essendo diventato un ingegnere meccanico. Quando Eugen aveva circa un anno, Gottfried e Marie Schwab decisero di tornare a vivere a Karlsruhe e Gottfried richiese nuovamente la cittadinanza tedesca.

Eugen Schwab avrebbe seguito le orme di suo padre e sarebbe diventato un ingegnere meccanico e negli anni futuri avrebbe consigliato ai suoi figli di fare lo stesso. Eugen Schwab avrebbe iniziato a lavorare in una fabbrica in una città dell’Alta Svevia nella Germania meridionale, capitale del distretto di Ravensburg, Baden-Württemberg.

La fabbrica dove avrebbe forgiato la sua carriera era la filiale tedesca di una società svizzera chiamata Escher Wyss. La Svizzera aveva molti legami economici di lunga data con l’area di Ravensburg, con commercianti svizzeri all’inizio del 19° secolo che portavano filati e prodotti di tessitura. Nello stesso periodo, Ravensburg fornì grano a Rorschach fino al 1870, insieme ad animali da allevamento e vari formaggi, nel profondo delle Alpi svizzere. Tra il 1809 e il 1837, c’erano 375 svizzeri che vivevano a Ravensburg, anche se la popolazione svizzera era scesa a 133 nel 1910.

Negli anni 1830, abili operai svizzeri crearono una fabbrica di cotone con un impianto di sbiancamento e finitura incorporato, di proprietà e gestito dai fratelli Erpf. Il mercato dei cavalli di Ravensburg, creato intorno al 1840, attirò anche molte persone dalla Svizzera, specialmente dopo l’apertura nel 1847 della linea ferroviaria da Ravensburg a Friedrichshafen, una città situata sul vicino lago di Costanza al confine tra Svizzera e Germania.

I commercianti di grano di Rorsach facevano visite regolari al Ravensburger Kornhaus e alla fine questa cooperazione di commercio transfrontaliero portò anche all’apertura di una filiale della fabbrica di macchine di Zurigo, Escher-Wyss & Cie, nella città. Questa impresa fu resa possibile quando, tra il 1850 e il 1853, fu completata la linea ferroviaria che collegava la Svizzera alla rete stradale tedesca. La fabbrica fu creata da Walter Zuppinger tra il 1856 e il 1859 e avrebbe iniziato la produzione nel 1860. Nel 1861, possiamo vedere il primo brevetto ufficiale dei fabbricanti Escher-Wyss a Ravensburg di “impianti particolari su telai meccanici per la tessitura di nastri”. In questo periodo, la filiale di Ravensburg di Escher Wyss sarebbe stata diretta da Walter Zuppinger, e sarebbe stato il luogo dove avrebbe sviluppato la sua turbina tangenziale e dove avrebbe ottenuto una serie di brevetti aggiuntivi. Nel 1870, Zuppinger insieme ad altri avrebbe anche fondato una fabbrica di carta a Baienfurt vicino a Ravensburg. Si ritirò nel 1875 e dedicò tutte le sue energie all’ulteriore sviluppo delle turbine.

Documento di fondazione della fabbrica Escher-Wyss Ravensburg, datato 1860.

All’inizio del nuovo secolo, la Escher-Wyss aveva messo da parte la tessitura dei nastri e cominciò a concentrarsi su progetti molto più grandi come la produzione di grandi turbine industriali e, nel 1907, cercarono una “procedura di approvazione e concessione” per la costruzione di una centrale idroelettrica vicino a Dogern am Rhein, che fu riportata in un opuscolo di Basilea del 1925.

Nel 1920, la Escher-Wyss si trovò in gravi difficoltà economiche. Il trattato di Versailles aveva limitato la crescita militare ed economica della Germania dopo la Grande Guerra, e la società svizzera valutò la contrazione dei progetti di ingegneria civile delle nazioni vicine troppo grande da sostenere. La casa madre di Escher-Wyss si trovava a Zurigo e risaliva al 1805 e l’azienda, che godeva ancora di una buona reputazione e di una storia lunga più di un secolo, fu considerata troppo importante perché andasse perduta. Nel dicembre 1920, fu effettuata una riorganizzazione con la riduzione del capitale sociale da 11,5 a 4,015 milioni di franchi francesi ed esso più tardi fu aumentato di nuovo fino a 5,515 milioni di franchi svizzeri. Alla fine dell’anno fiscale del 1931, la Escher-Wyss è ancora in perdita.

Eppure, la coraggiosa azienda continuò a consegnare contratti di ingegneria civile su larga scala per tutti gli anni ’20, come si nota nella corrispondenza ufficiale scritta nel 1924 da Wilhelm III Principe di Urach alla società Escher-Wyss e al responsabile patrimoniale della Casa di Urach, il contabile Julius Heller. Questo documento tratta “Termini e condizioni generali dell’Associazione dei costruttori tedeschi di turbine idrauliche per la consegna di macchine e altre attrezzature per le centrali idroelettriche”. Lo stesso fatto è anche confermato in un opuscolo sulle “Condizioni dell’Associazione dei costruttori tedeschi di turbine idrauliche per l’installazione di turbine e parti di macchine all’interno del Reich tedesco”, stampato il 20 marzo 1923 in un opuscolo pubblicitario della Escher-Wyss per un regolatore universale della pressione dell’olio.

Dopo che la Grande Depressione all’inizio degli anni ’30 aveva devastato l’economia mondiale, la Escher-Wyss annunciò: “dato che lo sviluppo catastrofico della situazione economica in relazione alla valuta peggiora, La società [Escher-Wyss] è temporaneamente incapace di far fronte alle sue passività correnti in vari paesi clienti”. L’azienda, inoltre, rivelava che avrebbe chiesto un rinvio giudiziario al giornale svizzero Neue Zürcher Nachrichten, il quale il 1° dicembre 1931 riportò che “alla società Escher-Wyss è stata concessa una sospensione del fallimento fino alla fine di marzo 1932 e, in qualità di curatore in Svizzera, è stata nominata una società fiduciaria”. L’articolo affermava ottimisticamente che “ci dovrebbe essere la prospettiva di continuare le operazioni”. Nel 1931, la Escher-Wyss impiegava circa 1.300 lavoratori non contrattualizzati e 550 dipendenti.

A metà degli anni 30, la Escher-Wyss si trova di nuovo in difficoltà finanziarie. Al fine di salvare l’azienda questa volta, vanne istituito un consorzio per salvare la società ingegneristica in difficoltà. Il consorzio era formato in parte dalla Banca Federale Svizzera (che era casualmente guidata da un Max Schwab, che non è parente di Klaus Schwab) e un’ulteriore ristrutturazione ebbe luogo. Nel 1938, fu annunciato che un ingegnere della ditta, il colonnello Jacob Schmidheiny sarebbe diventato il nuovo presidente del consiglio di amministrazione di Escher-Wyss. Poco dopo lo scoppio della guerra nel 1939, Schmidheiny fu citato per aver detto: “Lo scoppio della guerra non significa necessariamente disoccupazione per l’industria meccanica in un paese neutrale, al contrario”. La Escher-Wyss, e la sua nuova gestione, erano apparentemente impazienti di trarre profitto dalla guerra, aprendo la strada alla loro trasformazione in un importante appaltatore militare nazista.

Una breve storia della persecuzione ebraica a Ravensburg
Quando Adolf Hitler andò al potere, molte cose cambiarono in Germania, e la storia della popolazione ebraica di Ravensburg durante quell’epoca è triste da raccontare. Eppure, non era certo la prima volta che l’antisemitismo veniva registrato come se avesse alzato la sua brutta testa nella regione.

Nel Medioevo, una sinagoga, menzionata già nel 1345, si trovava nel centro di Ravensburg e serviva una piccola comunità ebraica che può essere tracciata dal 1330 al 1429. Alla fine del 1429 e per tutto il 1430, gli ebrei di Ravensburg furono presi di mira e ne seguì un orribile massacro. Nei vicini insediamenti di Lindau, Überlingen, Buchhorn (poi rinominato Friedrichshafen), Meersburg e Konstanz, ci furono arresti di massa dei residenti ebrei. Gli ebrei di Lindau furono bruciati vivi durante il libello di sangue di Ravensburg del 1429/1430, in cui i membri della comunità ebraica furono accusati di sacrificare ritualmente i bambini. Nell’agosto 1430, a Überlingen, la comunità ebraica fu costretta a convertirsi, 11 di loro lo fecero e i 12 che rifiutarono furono uccisi. I massacri che ebbero luogo a Lindau, Überlingen e Ravensburg avvennero con la diretta approvazione del re regnante Sigmund e tutti gli ebrei rimasti furono presto espulsi dalla regione.

Ravensburg ebbe questo divieto confermato dall’imperatore Ferdinando I nel 1559 e fu mantenuto, per esempio, in un’istruzione del 1804 per la guardia cittadina, che recitava: “Dal momento che agli ebrei non è permesso intraprendere alcun commercio o attività qui, nessun altro è autorizzato ad entrare in città per posta o in carrozza, gli altri, tuttavia, se non hanno ricevuto un permesso per un soggiorno più o meno lungo dall’ufficio di polizia, devono essere allontanati dalla città dalla stazione di polizia”.

Solo nel XIX secolo gli ebrei poterono di nuovo stabilirsi legalmente a Ravensburg e, anche allora, il loro numero rimase così piccolo che non fu ricostruita una sinagoga. Nel 1858, c’erano solo 3 ebrei registrati a Ravensburg e, nel 1895, questo numero raggiunse il picco di 57. Dall’inizio del secolo fino al 1933, il numero di ebrei che vivevano a Ravensburg era costantemente diminuito fino a quando la comunità non fu composta che di 23 persone.

All’inizio degli anni ’30, a Ravensburg risiedevano sette principali famiglie ebree: Adler, Erlanger, Harburger, Herrmann, Landauer, Rose e Sondermann. Dopo che i nazionalsocialisti presero il potere, alcuni degli ebrei di Ravensburg furono inizialmente costretti ad emigrare, mentre altri sarebbero poi stati uccisi nei campi di concentramento nazisti. Prima della seconda guerra mondiale, ci furono molte dimostrazioni pubbliche di odio verso la piccola comunità di ebrei di Ravensburg e dintorni.

Già il 13 marzo 1933, circa tre settimane prima del boicottaggio nazista a livello nazionale di tutti i negozi ebrei in Germania, le guardie SA si appostarono davanti a due dei cinque negozi ebrei di Ravensburg e cercarono di impedire ai potenziali acquirenti di entrare, mettendo su un negozio dei cartelli che dicevano “Wohlwert chiuso fino all’arianizzazione”. Wohlwert sarebbe presto diventato “arianizzato” e sarebbe stato l’unico negozio di proprietà ebraica a sopravvivere al pogrom nazista. Gli altri proprietari dei quattro grandi magazzini ebraici di Ravensburg; Knopf; Merkur; Landauer e Wallersteiner furono tutti costretti a vendere le loro proprietà a commercianti non ebrei tra il 1935 e il 1938. Durante questo periodo, molti degli ebrei di Ravensburg furono in grado di fuggire all’estero prima che iniziasse il peggio della persecuzione nazionalsocialista. Mentre almeno otto morirono violentemente, fu riportato che tre cittadini ebrei che vivevano a Ravensburg sopravvissero grazie ai loro coniugi “ariani”. Alcuni degli ebrei che furono arrestati a Ravensburg durante la Notte dei Cristalli furono costretti a marciare per le strade di Baden-Baden sotto la supervisione delle SS il giorno seguente e furono poi deportati nel campo di concentramento di Sachsenhausen.

Orribili crimini nazisti contro l’umanità ebbero luogo a Ravensburg. Il 1° gennaio 1934, la “Legge per la prevenzione delle malattie ereditarie” entrò in vigore nella Germania nazista, il che significa che le persone con malattie diagnosticate come demenza, schizofrenia, epilessia, sordità ereditaria, e vari altri disturbi mentali, potevano essere legalmente sterilizzate con la forza. Nell’ospedale cittadino di Ravensburg, oggi chiamato ospedale Heilig-Geist, le sterilizzazioni forzate furono effettuate a partire dall’aprile 1934. Nel 1936, la sterilizzazione era la procedura medica più eseguita nell’ospedale comunale.

Negli anni pre-bellici del 1930 che portarono all’annessione tedesca della Polonia, la fabbrica Escher-Wyss di Ravensburg, ora gestita direttamente dal padre di Klaus Schwab, Eugen Schwab, continuò ad essere il più importante datore di lavoro a Ravensburg. Non solo la fabbrica era uno dei principali datori di lavoro della città, ma il partito nazista di Hitler stesso assegnò alla filiale Escher-Wyss di Ravensburg il titolo di “Azienda modello nazionalsocialista” mentre Schwab era al timone. I nazisti stavano potenzialmente corteggiando l’azienda svizzera per la cooperazione nella guerra imminente, e le loro avances furono alla fine ricambiate.

Escher-Wyss Ravensburg e la guerra

Ravensburg fu un’anomalia nella Germania di guerra, poiché non fu mai presa di mira da nessun attacco aereo alleato. La presenza della Croce Rossa, e un presunto accordo con varie aziende tra cui Escher-Wyss, ha visto le forze alleate accettare pubblicamente di non prendere di mira la città della Germania meridionale. Non è stata classificata come un obiettivo militare significativo durante tutta la guerra e, per questo motivo, la città mantiene ancora molte delle sue caratteristiche originali. Tuttavia, cose molto più oscure erano in corso a Ravensburg una volta iniziata la guerra.

Eugen Schwab continuò a gestire la “National Socialist Model Company” per Escher-Wyss, e l’azienda svizzera avrebbe aiutato la Wermacht nazista a produrre importanti armi da guerra così come armamenti più semplici. L’azienda Escher-Wyss era leader nella tecnologia delle grandi turbine per dighe idroelettriche e centrali elettriche, ma produceva anche parti per gli aerei da combattimento tedeschi. Erano anche intimamente coinvolti in progetti molto più sinistri che avvenivano dietro le quinte e che, se completati, avrebbero potuto cambiare l’esito della Seconda Guerra Mondiale.

Funzionari nazisti davanti al municipio di Ravensburg nel 1938, Fonte: Haus der Stadtgeschichte Ravensburg

L’intelligence militare occidentale era già a conoscenza della complicità e collaborazione di Escher-Wyss con i nazisti. Ci sono documenti disponibili dall’intelligence militare occidentale dell’epoca, in particolare il Record Group 226 (RG 226) dai dati compilati dall’Office of Strategic Services (OSS), che mostrano che le forze alleate erano a conoscenza di alcuni affari della Escher-Wyss con i nazisti.

All’interno di RG 226, ci sono tre menzioni specifiche di Escher-Wyss tra cui:

.Il fascicolo numero 47178 che recita: La svizzera Escher-Wyss lavora a un grosso ordine per la Germania. I lanciafiamme vengono spediti dalla Svizzera sotto il nome di Brennstoffbehaelter. Datato settembre 1944.

.Il fascicolo numero 41589 mostrava che gli svizzeri permettevano l’immagazzinamento delle esportazioni tedesche nel loro paese, una nazione apparentemente neutrale durante la seconda guerra mondiale. La voce recita: Relazioni commerciali tra Empresa Nacional Calvo Sotelo (ENCASO), Escher Wyss, e Mineral Celbau Gesellschaft. 1 p. luglio 1944; vedi anche L 42627 Relazione sulla collaborazione tra la spagnola Empresa Nacional Calvo Sotelo e la tedesca Rheinmetall Borsig, sulle esportazioni tedesche immagazzinate in Svizzera. 1 p. agosto 1944.

.Il fascicolo numero 72654 sosteneva che: la bauxite ungherese era precedentemente inviata in Germania e in Svizzera per essere raffinata. Poi un sindacato governativo costruì un impianto di alluminio a Dunaalmas, ai confini dell’Ungheria. Fu fornita energia elettrica; l’Ungheria contribuì con miniere di carbone e le attrezzature furono ordinate dalla ditta svizzera Escher-Wyss. La produzione iniziò nel 1941. 2 pp. Maggio 1944.

Tuttavia, Escher-Wyss erano leader in un campo in espansione in particolare, la creazione di una nuova tecnologia di turbine. L’azienda aveva progettato una turbina da 14.500 CV per l’impianto idroelettrico strategicamente importante della struttura industriale Norsk Hydro a Vemork, vicino a Rjukan in Norvegia. L’impianto Norsk Hydro, in parte alimentato da Escher Wyss, era l’unico impianto industriale sotto il controllo nazista in grado di produrre acqua pesante, un ingrediente essenziale per produrre plutonio per il programma nazista della bomba atomica. I tedeschi avevano messo tutte le risorse possibili dietro la produzione di acqua pesante, ma le forze alleate erano consapevoli dei progressi tecnologici potenzialmente rivoluzionari dei nazisti sempre più disperati.

Durante il 1942 e il 1943, l’impianto idroelettrico fu l’obiettivo di raid parzialmente riusciti del Commando britannico e della Resistenza norvegese, anche se la produzione di acqua pesante continuò. Le forze alleate sganciarono sull’impianto più di 400 bombe, che a malapena influenzarono le operazioni della struttura tentacolare. Nel 1944, le navi tedesche tentarono di trasportare l’acqua pesante in Germania, ma la Resistenza norvegese fu in grado di affondare la nave che trasportava il carico. Con l’aiuto di Escher-Wyss, i nazisti furono quasi in grado di cambiare le sorti della guerra e portare alla vittoria dell’Asse.

Tornando alla fabbrica Escher-Wyss di Ravensburg, Eugen Schwab era stato occupato ad impiegare i lavoratori forzati nella sua azienda modello nazista. Durante gli anni della seconda guerra mondiale, quasi 3.600 lavoratori forzati si trovavano a Ravensburg, anche alla Escher Wyss. Secondo l’archivista della città di Ravensburg, Andrea Schmuder, la fabbrica di macchine Escher-Wyss a Ravensburg impiegava durante la guerra tra 198 e 203 lavoratori civili e prigionieri di guerra. Karl Schweizer, uno storico locale di Lindau, afferma che la Escher-Wyss mantenne un piccolo campo speciale per i lavoratori forzati nei locali della fabbrica.

L’uso di masse di lavoratori forzati a Ravensburg rese necessario allestire uno dei più grandi campi di lavoro forzato nazisti registrati, nell’officina di un ex falegname in Ziegelstrasse 16. Un tempo, il campo in questione ospitava 125 prigionieri di guerra francesi che furono poi ridistribuiti in altri campi nel 1942. I lavoratori francesi furono sostituiti da 150 prigionieri di guerra russi che, si diceva, erano trattati peggio di tutti i prigionieri di guerra. Uno di questi prigionieri era Zina Jakuschewa, la cui scheda di lavoro e il libro di lavoro sono conservati dallo United States Holocaust Memorial Museum. Questi documenti la identificano come una lavoratrice forzata non ebrea assegnata a Ravensburg, Germania, durante il 1943 e il 1944.

Eugen Schwab avrebbe doverosamente mantenuto lo status quo durante gli anni della guerra. Dopo tutto, con il giovane Klaus Martin Schwab nato nel 1938 e suo fratello Urs Reiner Schwab nato pochi anni dopo, Eugen avrebbe voluto tenere i suoi figli lontani dal pericolo.

Klaus Martin Schwab – L’uomo internazionale del mistero

Nato il 30 marzo 1938 a Ravensburg, Germania, Klaus Schwab era il figlio maggiore di una normale famiglia nucleare. Tra il 1945 e il 1947, Klaus frequentò la scuola elementare a Au, in Germania. In un’intervista del 2006 all’Irish Times, Klaus Schwab ricorda: “Dopo la guerra, ho presieduto l’associazione regionale franco-tedesca dei giovani. I miei eroi erano Adenauer, De Gasperi e De Gaulle”.

Klaus Schwab e suo fratello minore, Urs Reiner Schwab, dovevano entrambi seguire le orme del loro nonno, Gottfried, e del loro padre, Eugen, e si sarebbero formati inizialmente come ingegneri meccanici. Il padre di Klaus aveva detto al giovane Schwab che, se voleva avere un impatto sul mondo, allora si sarebbe dovuto formare come ingegnere meccanico. Questo sarebbe stato solo l’inizio delle credenziali universitarie di Schwab.

Klaus avrebbe iniziato a studiare la sua pletora di lauree allo Spohn-Gymnasium di Ravensburg tra il 1949 e il 1957, diplomandosi infine all’Humanistisches Gymnasium di Ravensburg. Tra il 1958 e il 1962, Klaus iniziò a lavorare con diverse aziende di ingegneria e, nel 1962, completò i suoi studi di ingegneria meccanica presso il Politecnico Federale di Zurigo (ETH) con un diploma di ingegneria. L’anno seguente, completò anche un corso di economia all’Università di Friburgo, in Svizzera. Dal 1963 al 1966, Klaus lavorò come assistente del direttore generale dell’Associazione tedesca per la costruzione di macchine (VDMA), a Francoforte.

Nel 1965, Klaus stava anche lavorando al suo dottorato all’ETH di Zurigo, scrivendo la sua tesi su: “Il credito all’esportazione a lungo termine come problema commerciale nell’ingegneria meccanica”. Poi, nel 1966, ricevette il suo dottorato in ingegneria dall’Istituto Federale di Tecnologia (ETH) di Zurigo. A quel tempo, il padre di Klaus, Eugen Schwab, nuotava in cerchi più grandi di quelli in cui aveva nuotato in precedenza. Dopo essere stato una personalità ben nota a Ravensburg come amministratore delegato della fabbrica Escher-Wyss da prima della guerra, Eugen sarebbe stato eletto presidente della Camera di Commercio di Ravensburg. Nel 1966, durante la fondazione del comitato tedesco per il tunnel ferroviario di Splügen, Eugen Schwab definì la fondazione del comitato tedesco come un progetto “che crea un collegamento migliore e più veloce per grandi cerchie nella nostra Europa sempre più convergente e offre così nuove opportunità di sviluppo culturale, economico e sociale”.

Nel 1967, Klaus Schwab conseguì un dottorato in economia presso l’Università di Friburgo, in Svizzera, e un master in amministrazione pubblica presso la John F. Kennedy School of Government di Harvard, negli Stati Uniti. Mentre era ad Harvard, Schwab fu istruito da Henry Kissinger, che più tardi avrebbe detto essere tra le prime 3-4 figure che avevano maggiormente influenzato il suo pensiero nel corso di tutta la sua vita.

Henry Kissinger e il suo ex allievo, Klaus Schwab, danno il benvenuto all’ex premier britannico Ted Heath alla riunione annuale del WEF del 1980. Fonte: Forum Economico Mondiale

Nel già citato articolo dell’Irish Times del 2006, Klaus parla di quel periodo come molto importante per la formazione del suo attuale pensiero ideologico, affermando: “Anni dopo, quando tornai dagli Stati Uniti dopo i miei studi ad Harvard, ci furono due eventi che ebbero un effetto scatenante decisivo su di me. Il primo fu un libro di Jean-Jacques Servan-Schreiber, The American Challenge – che diceva che l’Europa avrebbe perso contro gli Stati Uniti a causa dei metodi di gestione inferiori dell’Europa. L’altro evento fu – e questo è rilevante per l’Irlanda – l’Europa dei sei divenne l’Europa dei nove”. Questi due eventi avrebbero aiutato a plasmare Klaus Schwab in un uomo che voleva cambiare il modo in cui le persone facevano i loro affari.

Quello stesso anno, il fratello minore di Klaus, Urs Reiner Schwab, si laureò all’ETH di Zurigo come ingegnere meccanico, e Klaus Schwab andò a lavorare per la vecchia azienda di suo padre, la Escher-Wyss, presto diventata Sulzer Escher-Wyss AG, Zurigo, come assistente del presidente per aiutare nella riorganizzazione delle aziende in fusione. Questo ci porta alle connessioni nucleari di Klaus.

L’ascesa di un tecnocrate

La Sulzer, un’azienda svizzera le cui origini risalgono al 1834, era salita alla ribalta dopo aver iniziato a costruire compressori nel 1906. Nel 1914, l’azienda a conduzione familiare era diventata parte di “tre società per azioni“, una delle quali era la holding ufficiale. Negli anni ’30, i profitti di Sulzer avrebbero sofferto durante la Grande Depressione e, come molte aziende all’epoca, dovettero affrontare interruzioni e azioni industriali da parte dei loro lavoratori.

La seconda guerra mondiale non ha forse colpito la Svizzera quanto i suoi vicini, ma il boom economico che seguì portò Sulzer a crescere in potenza e in dominio del mercato. Nel 1966, poco prima dell’arrivo di Klaus Schwab alla Escher-Wyss, i produttori svizzeri di turbine hanno firmato un accordo di cooperazione con i fratelli Sulzer a Winterthur. Sulzer e Escher-Wyss avrebbero iniziato a fondersi nel 1966, quando Sulzer acquistò il 53% delle azioni della società. Escher-Wyss sarebbe diventata ufficialmente Sulzer Escher-Wyss AG nel 1969, quando l’ultima delle azioni fu acquistata dai fratelli Sulzer.

Una volta avviata la fusione, Escher-Wyss avrebbe iniziato ad essere ristrutturata e due dei membri del consiglio di amministrazione furono i primi a vedere volgere al termine il loro servizio in Escher-Wyss. Il Dr. H. Schindler e W. Stoffel si ssarebbero dimessi dal Consiglio di Amministrazione guidato da Georg Sulzer e Alfred Schaffner. Il Dr. Schindler era stato membro del Consiglio di Amministrazione di Escher-Wyss per 28 anni e aveva lavorato a fianco di Eugen Schwab durante gran parte del suo servizio. Peter Schmidheiny avrebbe poi assunto la carica di presidente del Consiglio di amministrazione di Escher-Wyss, continuando il dominio della famiglia Schmidheiny sui dirigenti dell’azienda.

Durante il processo di ristrutturazione, fu deciso che Escher-Wyss e Sulzer si sarebbero concentrate su aree separate della progettazione delle macchine, con gli stabilimenti Escher-Wyss che lavoravano principalmente sulla costruzione di centrali elettriche idrauliche, comprese le turbine, le pompe di stoccaggio, le macchine di inversione, i dispositivi di chiusura e le tubazioni, così come le turbine a vapore, i turbo compressori, i sistemi di evaporazione, le centrifughe e le macchine per l’industria della carta e della cellulosa. Sulzer si concentrerà sull’industria della refrigerazione, così come sulla costruzione di caldaie a vapore e sulle turbine a gas.

Il 1° gennaio 1968, la Sulzer Escher-Wyss AG, appena riorganizzata, fu presentata pubblicamente e l’azienda era stata allegerita, una mossa ritenuta necessaria a causa di diverse grandi acquisizioni. Questo includeva una stretta collaborazione con Brown Boveri, un gruppo di società di ingegneria elettrica svizzera che aveva anche lavorato per i nazisti, fornendo ai tedeschi alcune delle tecnologie degli U-boat utilizzate durante la seconda guerra mondiale. La Brown Boveri era anche descritta come una ditta di “appaltatori elettrici legati alla difesa” e avrebbe trovato vantaggiose per i suoi affari le condizioni per la corsa agli armamenti della Guerra Fredda.

La fusione e la riorganizzazione di questi giganti svizzeri dell’ingegneria meccanica vide la loro collaborazione pagare in modo speciale. Durante le Olimpiadi invernali del 1968 a Grenoble, Sulzer e Escher-Wyss utilizzarono 8 compressori di refrigerazione per creare tonnellate di ghiaccio artificiale. Nel 1969, le due aziende si unirono per aiutare nella costruzione di una nuova nave passeggeri chiamata “Hamburg”, la prima nave al mondo ad essere completamente climatizzata grazie alla combinazione Sulzer Escher-Wyss.

Nel 1967, Klaus Schwab irrompe ufficialmente sulla scena della comunità economica svizzera e prende la guida della fusione tra Sulzer e Escher-Wyss, oltre a formare alleanze redditizie con Brown Boveri e altri. Nel dicembre 1967, Klaus parlò ad un evento a Zurigo alle principali organizzazioni svizzere di ingegneria meccanica: l’Associazione dei datori di lavoro dei costruttori svizzeri di macchine e metalli e l’Associazione dei costruttori meccanici svizzeri.

Nel suo discorso, avrebbe correttamente previsto l’importanza dell’incorporazione dei computer nella moderna ingegneria meccanica svizzera, affermando che:

“Nel 1971, prodotti che oggi non sono nemmeno sul mercato, potranno rappresentare fino a un quarto delle vendite. Ciò richiede alle aziende di ricercare sistematicamente i possibili sviluppi e di identificare le lacune del mercato. Oggi, 18 delle 20 maggiori aziende della nostra industria meccanica hanno dipartimenti di pianificazione a cui sono affidati tali compiti. Naturalmente, tutti devono fare uso degli ultimi progressi tecnologici, e il computer è uno di questi. Le molte piccole e medie imprese della nostra industria meccanica prendono la strada della cooperazione o utilizzano i servizi di speciali fornitori di servizi di elaborazione dati”.

I computer e i dati erano ovviamente visti come importanti per il futuro, secondo Schwab, e questo è stato ulteriormente proiettato nella riorganizzazione di Sulzer Escher-Wyss durante la loro fusione. Il moderno sito web di Sulzer riflette questo notevole cambiamento di direzione, affermando che, nel 1968: “Le attività della tecnologia dei materiali sono intensificate [da Sulzer] e costituiscono la base per i prodotti della tecnologia medica. Il cambiamento fondamentale da un’azienda costruttrice di macchine a un’azienda tecnologica comincia a diventare evidente”.

Klaus Schwab stava aiutando a trasformare Sulzer Escher-Wyss in qualcosa di più di un gigante della costruzione di macchine, la stava trasformando in una corporazione tecnologica che guidava ad alta velocità verso un futuro hi-tech. Va anche notato che Sulzer Escher-Wyss cambiò un altro punto focale della loro attività per aiutarli a “formare la base per i prodotti della tecnologia medica”, un’area che non era stata precedentemente menzionata come un settore di destinazione per Sulzer e/o Escher-Wyss.

Ma l’avanzamento tecnologico non era l’unico aggiornamento che Klaus Schwab voleva introdurre in Sulzer Escher-Wyss, voleva anche cambiare il modo in cui l’azienda pensava al suo stile di gestione degli affari. Schwab e i suoi stretti collaboratori stavano spingendo una filosofia aziendale completamente nuova che avrebbe permesso “a tutti i dipendenti di accettare gli imperativi della motivazione e di assicurare a casa un senso di flessibilità e manovrabilità”.

È qui, alla fine degli anni ’60, che vediamo Klaus iniziare ad emergere come una figura più pubblica. In questo periodo, l’azienda Sulzer Escher-Wyss divenne anche più interessata che mai ad impegnarsi con la stampa. Nel gennaio 1969, il gigante svizzero organizzò una sessione di consulenza pubblica intitolata “Conferenza stampa dell’industria meccanica“, che riguardava principalmente domande sulla gestione dell’azienda. Durante l’evento, Schwab avrebbe dichiarato che le aziende che utilizzano stili autoritari di gestione aziendale sono “incapaci di attivare pienamente il ‘capitale umano‘”, un argomento che avrebbe usato in molte altre occasioni durante la fine degli anni ’60.

Plutonio e Pretoria

Escher-Wyss sono stati pionieri in alcune delle tecnologie più importanti nella produzione di energia. Come sottolinea il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti nel loro documento sullo sviluppo del ciclo Brayton a CO2 supercritico (CBC), un dispositivo usato nelle centrali idroelettriche e nucleari, “la Escher-Wyss fu la prima azienda conosciuta a sviluppare la turbomacchina per i sistemi CBC a partire dal 1939”. Prosegue affermando che furono costruiti 24 sistemi, “con Escher-Wyss che progettava i cicli di conversione di potenza e costruiva la turbina per tutti tranne 3”. Nel 1966, poco prima dell’entrata di Schwab in Escher-Wyss e l’inizio della fusione Sulzer, il compressore di elio Escher-Wyss fu progettato per La Fleur Corporation e continuò l’evoluzione dello sviluppo del ciclo Brayton. Questa tecnologia era ancora importante per l’industria delle armi nel 1986, con i droni a propulsione nucleare dotati di un reattore nucleare a ciclo Brayton raffreddato ad elio.

La Escher-Wyss era stata coinvolta nella produzione e nell’installazione di tecnologia nucleare almeno dal 1962, come dimostra questo brevetto per un “sistema di scambio di calore per una centrale nucleare” e questo brevetto del 1966 per un “impianto a gas-turbina per reattori nucleari con raffreddamento di emergenza”. Dopo che Schwab lasciò Sulzer Escher-Wyss, Sulzer avrebbe anche aiutato a sviluppare speciali turbocompressori per l’arricchimento dell’uranio per produrre combustibili per reattori.

Quando Klaus Schwab entrò in Sulzer Escher-Wyss nel 1967 e iniziò la riorganizzazione dell’azienda per diventare una società tecnologica, il coinvolgimento di Sulzer Escher-Wyss negli aspetti più oscuri della corsa globale alle armi nucleari divenne immediatamente più pronunciato. Prima che Klaus venisse coinvolto, Escher-Wyss si era spesso concentrata nell’aiutare a progettare e costruire parti per usi civili della tecnologia nucleare, ad esempio la produzione di energia nucleare. Tuttavia, con l’arrivo del desideroso signor Schwab arrivò anche la partecipazione dell’azienda alla proliferazione illegale della tecnologia delle armi nucleari. Entro il 1969, l’incorporazione di Escher Wyss in Sulzer era completamente completata e sarebbe stata ribattezzata in Sulzer AG, lasciando cadere lo storico Escher-Wyss dal loro nome.

Alla fine è venuto alla luce, grazie a una revisione e a un rapporto condotto dalle autorità svizzere e da un uomo di nome Peter Hug, che Sulzer Escher-Wyss aveva iniziato a procurare e costruire segretamente parti chiave per le armi nucleari durante gli anni ’60. L’azienda, mentre Schwab era nel consiglio di amministrazione, iniziò anche a giocare un ruolo chiave nello sviluppo del programma illegale di armi nucleari del Sudafrica durante gli anni più bui del regime dell’apartheid. Klaus Schwab fu una figura di spicco nella fondazione di una cultura aziendale che aiutò Pretoria a costruire sei armi nucleari e ad assemblarne parzialmente una settima.

Nel rapporto, Peter Hug ha delineato come la Sulzer Escher Wyss AG (indicata dopo la fusione solo come Sulzer AG) abbia fornito componenti vitali al governo sudafricano e ha trovato prove del ruolo della Germania nel sostenere il regime razzista, rivelando anche che il governo svizzero “era a conoscenza di accordi illegali ma ‘li ha tollerati in silenzio’, sostenendo alcuni di essi attivamente o criticandoli solo a metà”. Il rapporto di Hug è stato infine completato in un’opera intitolata: “Svizzera e Sudafrica 1948-1994 – Rapporto finale del PNF 42+ commissionato dal Consiglio federale svizzero”, compilato e scritto da Georg Kreis e pubblicato nel 2007.

Nel 1967 il Sudafrica aveva costruito un reattore per la produzione di plutonio, il SAFARI-2 situato a Pelindaba. SAFARI-2 faceva parte di un progetto per sviluppare un reattore moderato ad acqua pesante che sarebbe stato alimentato da uranio naturale e raffreddato con sodio. Questo legame con lo sviluppo dell’acqua pesante per la creazione di uranio, la stessa tecnologia che era stata utilizzata dai nazisti anche con l’aiuto di Escher-Wyss, può spiegare perché i sudafricani hanno inizialmente coinvolto Escher-Wyss. Ma nel 1969, il Sudafrica abbandonò il progetto del reattore ad acqua pesante a Pelindaba perché stava drenando risorse dal loro programma di arricchimento dell’uranio che era iniziato nel 1967.

Una testata nucleare sudafricana in deposito

Nel 1970, Escher-Wyss erano decisamente coinvolti nella tecnologia nucleare, come si vede in un documento disponibile nel Landesarchivs Baden-Württemberg. Il record mostra i dettagli di un processo di approvvigionamento pubblico e contiene informazioni su colloqui di aggiudicazione con specifiche aziende coinvolte nell’approvvigionamento di tecnologia e materiali nucleari. Le aziende citate includono: NUKEM; Uhde; Krantz; Preussag; Escher-Wyss; Siemens; Rheintal; Leybold; Lurgi; e la famigerata Transnuklear.

Gli svizzeri e i sudafricani ebbero una stretta relazione durante questo periodo storico, quando non era facile per il brutale regime sudafricano trovare alleati stretti. Il 4 novembre 1977, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva emanato la risoluzione 418 che imponeva un embargo obbligatorio sulle armi contro il Sudafrica, un embargo che non sarebbe stato revocato completamente fino al 1994.

Georg Kreis ha sottolineato quanto segue nella sua valutazione dettagliata del rapporto Hug:

“Il fatto che le autorità assunsero un atteggiamento di laisse-faire anche dopo il maggio 1978 emerge da uno scambio di lettere tra il Movimento Anti-Apartheid e la DFMA nell’ottobre/dicembre 1978. Come spiega lo studio di Hug, il Movimento Anti-Apartheid svizzero si basava su rapporti tedeschi secondo i quali la Sulzer Escher-Wyss e una società chiamata BBC avevano fornito parti per l’impianto sudafricano di arricchimento dell’uranio, e su ripetuti crediti all’ESCOM, che includevano anche considerevoli contributi da parte di banche svizzere. Queste affermazioni hanno portato a chiedersi se il Consiglio federale, alla luce del suo fondamentale sostegno all’embargo dell’ONU, non dovesse indurre la Banca nazionale a non autorizzare più in futuro crediti all’ESCOM”.

Le banche svizzere contribuiranno a finanziare la corsa sudafricana all’energia nucleare e, nel 1986, la Sulzer Escher-Wyss produce con successo compressori speciali per l’arricchimento dell’uranio.

La fondazione del Forum economico mondiale

Nel 1970, il giovane rampante Klaus Schwab scrisse alla Commissione Europea per chiedere aiuto nella creazione di un “think tank non commerciale per i leader d’affari europei”. Anche la Commissione europea avrebbe sponsorizzato l’evento, inviando il politico francese Raymond Barre come “mentore intellettuale” del forum. Raymond Barre, che all’epoca era commissario europeo per gli affari economici e finanziari, sarebbe poi diventato primo ministro francese e sarebbe stato accusato di fare commenti antisemiti mentre era in carica.

Così, nel 1970, Schwab lasciò la Escher-Wyss per organizzare una conferenza di due settimane sulla gestione degli affari. Nel 1971, il primo incontro del World Economic Forum – allora chiamato European Management Symposium – si riunì a Davos, Svizzera. Circa 450 partecipanti da 31 paesi avrebbero preso parte al primo Simposio Europeo di Management di Schwab, composto per lo più da manager di varie aziende europee, politici e accademici statunitensi. Il progetto è stato registrato come organizzato da Klaus Schwab e dalla sua segretaria Hilde Stoll che, più tardi lo stesso anno, sarebbe diventata la moglie di Klaus Schwab.

Il simposio europeo di Klaus non era un’idea originale. Come lo scrittore Ganga Jey Aratnam ha affermato abbastanza coerentemente nel 2018:

“Lo “Spirito di Davos” di Klaus Schwab era anche lo “Spirito di Harvard”. Non solo la business school aveva sostenuto l’idea di un simposio. L’eminente economista di Harvard John Kenneth Galbraith difendeva la società affluente, così come le esigenze di pianificazione del capitalismo e l’avvicinamento di Oriente e Occidente”.

È anche vero che, come ha sottolineato Aratnam, non era la prima volta che Davos ospitava eventi del genere. Tra il 1928 e il 1931, le Conferenze Universitarie di Davos si svolsero all’Hotel Belvédère, eventi che furono co-fondati da Albert Einstein e furono fermati solo dalla Grande Depressione e dalla minaccia di una guerra incombente.

Il Club di Roma e il WEF

Il gruppo più influente che ha stimolato la creazione del simposio di Klaus Schwab è stato il Club di Roma, un influente think tank dell’élite scientifica e monetaria che rispecchia il Forum Economico Mondiale in molti modi, anche nella sua promozione di un modello di governance globale guidato da un’élite tecnocratica. Il Club era stato fondato nel 1968 dall’industriale italiano Aurelio Peccei e dal chimico scozzese Alexander King durante un incontro privato in una residenza di proprietà della famiglia Rockefeller a Bellagio, Italia.

Tra i suoi primi risultati c’era un libro del 1972 intitolato “I limiti della crescita” che si concentrava in gran parte sulla sovrappopolazione globale, avvertendo che “se i modelli di consumo del mondo e la crescita della popolazione fossero continuati agli stessi alti tassi del tempo, la terra avrebbe raggiunto i suoi limiti entro un secolo”. Alla terza riunione del Forum Economico Mondiale nel 1973, Peccei tenne un discorso che riassumeva il libro, che il sito web del Forum Economico Mondiale ricorda come l’evento distintivo di questa riunione storica. Quello stesso anno, il Club di Roma avrebbe pubblicato un rapporto che dettagliava un modello “adattivo” per la governance globale che avrebbe diviso il mondo in dieci regioni economiche/politiche interconnesse.

Il Club di Roma a lungo è stato controverso per la sua ossessione di ridurre la popolazione globale e per molte delle sue precedenti politiche, che i critici hanno descritto come influenzate dall’eugenetica e neo-malthusiane. Tuttavia, nel famigerato libro del Club del 1991, La Prima Rivoluzione Globale, si sosteneva che tali politiche potevano ottenere il sostegno popolare se le masse erano in grado di collegarle con una lotta esistenziale contro un nemico comune.

A tal fine, La Prima Rivoluzione Globale contiene un passaggio intitolato “Il nemico comune dell’umanità è l’uomo”, che afferma quanto segue:

“Cercando un nemico comune contro il quale unirci, ci è venuta l’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la carestia e simili, sarebbero stati adatti. Nella loro totalità e nelle loro interazioni questi fenomeni costituiscono effettivamente una minaccia comune che deve essere affrontata da tutti insieme. Ma nel designare questi pericoli come il nemico, cadiamo nella trappola di cui abbiamo già avvertito i lettori, cioè scambiare i sintomi per cause. Tutti questi pericoli sono causati dall’intervento umano nei processi naturali, ed è solo attraverso un cambiamento di atteggiamento e di comportamento che possono essere superati. Il vero nemico allora è l’umanità stessa”.

Negli anni successivi, l’élite che popola il Club di Roma e il Forum economico mondiale ha spesso sostenuto che i metodi di controllo della popolazione sono essenziali per proteggere l’ambiente. Non è quindi sorprendente che il Forum Economico Mondiale usi analogamente le questioni del clima e dell’ambiente come un modo per vendere politiche altrimenti impopolari, cioè quelle del Grande Reset, come necessarie.

Il passato è un prologo

Dalla fondazione del World Economic Forum, Klaus Schwab è diventato una delle persone più potenti del mondo e il suo “Grande Reset” ha reso più importante che mai esaminare l’uomo seduto sul trono globalista.

Dato il suo ruolo prominente nello sforzo di vasta portata di trasformare ogni aspetto dell’ordine esistente, la storia di Klaus Schwab era difficile da ricostruire. Quando si inizia a scavare nella storia di un uomo come Schwab, che siede al di sopra di altri oscuri personaggi dell’élite, si scopre presto che molte informazioni sono state nascoste o rimosse. Klaus è qualcuno che vuole rimanere nascosto negli angoli oscuri della società e che permetterà alla persona media di vedere solo un costrutto ben presentato della sua personalità artificiosa.

Il vero Klaus Schwab è una figura di vecchio zio gentile che desidera fare del bene all’umanità, o è davvero il figlio di un collaboratore nazista che ha usato manodopera schiavizzata e ha aiutato gli sforzi nazisti per ottenere la prima bomba atomica? Klaus è l’onesto manager di cui dovremmo fidarci per creare una società e un posto di lavoro più giusti per l’uomo comune, o è la persona che ha aiutato a spingere Sulzer Escher-Wyss in una rivoluzione tecnologica che ha portato al suo ruolo nella creazione illegale di armi nucleari per il regime razzista di apartheid del Sud Africa? Le prove che ho esaminato non suggeriscono un uomo gentile, ma piuttosto un membro di una famiglia ricca e ben collegata che ha una storia di aiuto nella creazione di armi di distruzione di massa per governi aggressivi e razzisti.

Come disse Klaus Schwab nel 2006 “La conoscenza sarà presto disponibile ovunque – la chiamo la ‘googlisation’ della globalizzazione. Non è più importante cosa sai, ma come lo usi. Devi essere uno che detta il ritmo”. Klaus Schwab si considera un pace setter e un top player, e bisogna dire che le sue qualifiche e la sua esperienza sono impressionanti. Eppure, quando si tratta di mettere in pratica ciò che si predica, Klaus è stato scoperto. Una delle tre maggiori sfide nella lista delle priorità del World Economic Forum è la non proliferazione delle armi nucleari, eppure né Klaus Schwab né suo padre Eugen sono stati all’altezza di questi stessi principi quando erano in affari. Al contrario.

A gennaio, Klaus Schwab ha annunciato che il 2021 è l’anno in cui il World Economic Forum e i suoi alleati devono “ricostruire la fiducia” con le masse. Tuttavia, se Schwab continua a nascondere la sua storia e quella delle connessioni di suo padre con la “National Socialist Model Company” che era Escher-Wyss durante gli anni ’30 e ’40, allora la gente avrà buone ragioni per diffidare delle motivazioni sottostanti alla sua agenda di Great Reset, che è eccessiva e antidemocratica.

Nel caso degli Schwab, le prove non puntano semplicemente a cattive pratiche commerciali o a qualche tipo di malinteso. La storia della famiglia Schwab rivela invece un’abitudine a lavorare con dittatori genocidi per i motivi di base del profitto e del potere. I nazisti e il regime sudafricano dell’apartheid sono due dei peggiori esempi di leadership nella politica moderna, ma gli Schwab ovviamente non potevano o non volevano vederlo all’epoca.

Nel caso di Klaus Schwab stesso, sembra che abbia aiutato a riciclare le reliquie dell’era nazista, cioè le sue ambizioni nucleari e le sue ambizioni di controllo della popolazione, in modo da assicurare la continuità di un’agenda più profonda. Mentre serviva in qualità di dirigente alla Sulzer Escher Wyss, l’azienda ha cercato di aiutare le ambizioni nucleari del regime sudafricano, allora il governo più nazista del mondo, preservando l’eredità dell’era nazista della Escher Wyss stessa. Poi, attraverso il World Economic Forum, Schwab ha aiutato a riabilitare le politiche di controllo della popolazione influenzate dall’eugenetica durante il periodo successivo alla seconda guerra mondiale, un periodo in cui le rivelazioni delle atrocità naziste hanno rapidamente portato la pseudo-scienza in grande discredito. C’è qualche ragione per credere che Klaus Schwab, come esiste oggi, sia cambiato in qualche modo? O è ancora il volto pubblico di uno sforzo decennale per assicurare la sopravvivenza di un programma molto vecchio?

L’ultima domanda che dovrebbe essere posta sulle reali motivazioni dietro le azioni di Herr Schwab, potrebbe essere la più importante per il futuro dell’umanità: Klaus Schwab sta cercando di creare la quarta rivoluzione industriale, o sta cercando di creare il quarto Reich?

Fonte: https://unlimitedhangout.com/2021/02/investigative-reports/schwab-family-values/

“Come prendere vitamine in pillole” – Il primo vaccino…

“Come prendere vitamine in pillole” – Il primo vaccino orale per il C0VID si avvicina alla sperimentazione umana

Per la prima volta dall’inizio della pandemia, un vaccino COVID sotto forma di pillola è destinato ad entrare nelle prime fasi dei test clinici entro pochi mesi.

L’azienda che lavora sul farmaco (una Joint Venture dell’israeliana-americana Oramed Pharmaceuticals e dell’indiana Premas Biotech), ha annunciato in un comunicato stampa che spera di iniziare la prima fase dei test clinici per il suo farmaco Oravax sugli esseri umani entro giugno.

I vaccini orali sono un’opzione in fase di valutazione per i vaccini di “seconda generazione”, che sono progettati per essere più scalabili, più facili da somministrare e più semplici da distribuire.

Un vaccino orale potrebbe “potenzialmente [permettere] alle persone di prendere il vaccino autonomamente a casa“, ha detto Nadav Kidron, CEO di Oramed, nel comunicato. Le capsule diverrebbero particolarmente utili se i vaccini C0VID diventassero alla fine “raccomandati annualmente come l’inoculazione standard per l’influenza“, ha aggiunto.

Prabuddha Kundu, co-fondatore di Premas Biotech, ha detto ai media indiani che somministrare il vaccino sarebbe “come prendere una pillola di vitamine” e che “siamo sicuri al 100% che la tecnologia funziona e fa ben sperare“.

I risultati dei test preliminari sugli animali saranno presto pubblicati in una rivista scientifica, ha aggiunto.

La notizia arriva mentre Pfizer annuncia l’inizio dei test clinici sugli umani di una nuova pillola antivirale per trattare il covid che potrebbe essere usata al primo segno di malattia.

Se i test risultassero positivi, la pillola potrebbe essere prescritta all’inizio di un’infezione per bloccare la replicazione virale prima che i pazienti peggiorino. Il farmaco si lega ad un enzima chiamato proteasi per impedire al virus di replicarsi. I farmaci che inibiscono la proteasi hanno avuto successo nel trattamento di altri tipi di virus, tra cui HIV ed epatite C.

Tra i principali produttori di farmaci, Merck & Co. sta sviluppando una delle poche pillole contro il covid che è già molto avanti nella sperimentazione umana. Il suo farmaco antivirale sperimentale molnupiravir funziona con un meccanismo diverso dal farmaco Pfizer ed è in fase avanzata di sperimentazione umana.

Tuttavia, ‘pillolificare‘ il vaccino renderà più facile convincere la gente a prendere le X dosi all’anno di cui tutti abbiamo ‘bisogno’ per il resto della nostra vita.

Una parola: Soma

“Inghiottita mezz’ora prima dell’orario di chiusura, quella seconda dose di soma aveva innalzato un muro abbastanza impenetrabile tra l’universo reale e le loro menti”.

Traduzione a cura di Mer Curio

Fonte: LINK [A causa del recente aggiornamento del sito ZeroHedge, dopo un mese dalla pubblicazione dell’articolo, quest’ultimo verrà spostato nel loro archivio e diverrà disponibile solamente agli utenti premium, in questo caso dopo il 23 aprile. Ci scusiamo per l’inconveniente.]

Se la bellezza non basta.

Se la bellezza non basta.

di Pier.

Questa storia inizia da una vicenda di più di 11 anni fa, in una cittadina tranquilla sulla baia di Cadice, dove durante un viaggio io e un mio amico, decidemmo di passare la notte perché nel capoluogo non c’era neanche una stanza. Telefonammo e ci rispose una signora di indole vivace all’apparenza e prenotammo per la sera. Quando arrivammo, trovammo un portone e, suonando, la signora ci aprì dal citofono. Dopo un piccolo atrio c’era un cancelletto che chiudeva il piccolo arco del portico e permetteva di accedere alla corte interna: la signora lo apriva con una corda fissata fuori dalla sua finestra al primo piano attraverso un sistema di carrucole, sul lato opposto del cortile un altro cancello proteggeva una scalinata. La signora ci salutò dal suo davanzale, ci disse le condizioni e ci spiegò le regole, poi calò dalla finestra, sempre con una corda un vassoio in cui depositare il denaro per la stanza, lo tirò su e poi ci calò la chiave, una vecchia chiave di ferro forgiata, quindi ci congedò per la notte, chiuse la finestra e non la vedemmo mai più, ma la sua presenza invisibile ci salutò il mattino seguente molto presto con una colazione già pronta; ed io la ricordo come un personaggio uscito fuori da un racconto di Gabriel Garcia Marquez.

Sono anni che quando mi torna alla mente il pensiero di quella donna mi concedo per qualche minuto a congetture su quella vita, chissà quali condizionamenti, quale indole indirizzi a volte le nostre scelte, forse viveva da sola in una clausura volontaria per qualche voto fatto in gioventù, forse aveva un marito con cui condivideva la solitudine o forse aveva solo preso delle precauzioni per proteggersi.
Di certo ha un che di bizzarro dedicarsi al mestiere dell’accoglienza mantenendo un tale isolamento dalle persone.

Tutto ciò mi porta a riflettere su un aspetto importante della natura umana, il tema della sospensione, la rinuncia alla vita, che di solito si configura come rinuncia ad uno o più aspetti dell’esistenza legati al principio del piacere. Le forme di questa ritrazione sono molteplici, interessano le relazioni sociali, la fruizione dei luoghi, lo sfruttamento di determinate risorse nelle proprie disponibilità e ciò che essa determina è sempre un vuoto culturalmente connotato. Occorre però fare un distinguo, fra rinuncia autoimposta e imposta dall’esterno. Quando sono le circostanze o le autorità a porre un veto su determinati ambiti o sulla totalità della nostra vita, si formano tendenzialmente delle forme di cultura residuali o che comunque ricollocano l’individuo in base a ciò che resta del suo campo d’azione al fine di risignificare la propria agentività nel mondo.
Ciò che io trovo particolarmente affascinante però, sono le forme di cultura che determinano e sono determinate da scelte di individui che rinunciano a fare qualcosa, ad essere qualcosa, a fruire del mondo in tutte le sue forme.

Sono figli di questa idea tanto il concetto di dono come rinuncia ad un interesse utilitaristico nello scambio, quanto l’idea dei baNande di conservare attraverso l’attitudine al “vuoto culturale”, un piccolo angolo di foresta intonsa, laddove al posto di quella che veniva tagliata cresceva di nuovo solo boscaglia, qualitativamente inferiore, poiché solo la foresta è dimora degli spiriti degli antenati e, una volta tagliata, non cresce con la stessa Qualità.

Allo stesso modo passeremo a fare alcune considerazioni sul fenomeno degli hikikomori, a partire proprio dall’idea che rinchiudersi volontariamente in casa, ritirandosi dalla vita sociale rappresenti una precisa risposta culturale, di “vuoto culturale” nello specifico a precise istanze della società, a precisi sentimenti e alla necessità di sostenerli.

Questa forma di auto-isolamento viene spesso derubricata ad una specie di disordine mentale, una disfunzione dell’organo sociale, specifica dell’adolescenza lunga e vede gli individui scegliere di restringere i confini del proprio mondo alle pareti di una stanza, spesso nella casa della propria famiglia.

Il primo a coniare il termine fu il dr. Saito nel suo “Hikikomori: adolescenza senza fine” (1998)1. Lo psichiatra di formazione lacaniana, a seguito dei vari casi di studio presentati, criticava la definizione di ritiro dal sociale fornita nel DSM- IV2, in quanto il fenomeno veniva presentato come sintomo di altri disturbi, laddove lui identificava una vera e propria sindrome, che si manifestava con una prolungata reclusione volontaria in una stanza della casa, e con il rifiuto di qualsiasi relazione sociale, quanto meno in presenza, perché, come vedremo, la possibilità di interagire con persone lontane e spesso sconosciute sulle reti virtuali del web rappresenta un elemento imprescindibile.

Il termine che il dottore utilizzò inizialmente fu shakaiteki-hikikomori (completo ritiro dalla società) e nella sua abbreviazione divenne presto una parola d’ordine negli ambienti giovanili.

Cosa succede dunque nella mente dell’individuo che diventa hikikomori?

Non intendiamo considerare fenomeni di emulazione, per lo più transitori ed associati a tendenze e influenze culturali, ma quella scelta che affonda le radici prima di tutto in un profondo disagio nella società.

Ciò su cui ritengo sia necessario meditare è il retroterra culturale ed educativo nel quale si sviluppa questo fenomeno tipico della modernità. Il contesto di riferimento è il Giappone degli ultimi tre decenni, ancora caratterizzato dalle vestigia di una impalcatura di rigore morale e valori tradizionali, educazione severa e disciplina imposta con modi silenziosi e sguardi deferenti. Queste caratteristiche della società nipponica però, sono integrate e soverchiate nella sostanza dalla macchina dell’innovazione tecnologica, dalla velocità del progresso e della produzione, sotto la spinta pressante di un conformismo pervasivo, i cui effetti sono tristemente noti in quelle valvole di sfogo tipiche della società giapponese contemporanea. Il fenomeno hikikomori è chiaramente una di esse, ed una manifestazione che corrisponda perfettamente ad essa in un’altra parte del mondo, di fatto non c’è; anche se- e questo è molto interessante- il dr. Saito nel suo studio del 1998 rilevava che in Corea esisteva un gruppo di giovani che definiva se stesso hikikomori, ma a quanto risulta furono prelevati di forza dalla polizia e ricacciati nella società, interrompendo il loro isolamento.

Una volta attuato questo ritrarsi dalla società cosa fa un hikikomori? La risposta ricorrente a questa domanda ai tempi del dr. Saito era: “assolutamente niente”, come anche risultava ricorrente nella spirale dei pensieri depressivi la tendenza al suicidio della metà dei soggetti. Oggi anche quella dell’hikikomori è una realtà molto diversa, in cui le tecnologie di comunicazione attraverso internet cambiano radicalmente il modo in cui l’isolamento viene vissuto e, non di rado, i soggetti cercano e aprono numerosi canali di comunicazione. Nella cultura popolare e in maniera trasversale anche lontano dai confini del Giappone, anche al gamer o a colui che trasferisce vasta parte della propria vita nelle interazioni e relazioni virtuali con altre persone viene ormai attribuito tale termine come una definizione, sebbene dal significato più edulcorato dell’originale.

Giungiamo in questo modo al problema del tempo moderno, in cui è avvenuto un ribaltamento dell’orizzonte di senso e nelle vite di una grande fetta della popolazione anche del vecchio continente lo spazio pubblico si è rovesciato nel privato e, anche se tralasciamo il proliferare di casi patologici di isolamento continuativo dall’esterno, il modello di vita che si è imposto grazie al cavallo di troia della pandemia virale, prevede sempre più tempo da trascorrere confinati in casa, a fronte delle politiche di restrizioni coatte applicate e sostenuti dall’infrastruttura tecnologica che media, organizza, filtra le nostre relazioni e orienta così l’agentività che abbiamo accettato di avere sul mondo.

Molti di noi, dunque, hanno sperimentato l’isolamento, sviluppando vari livelli di accettazione e di rifiuto, esprimendo individualità a vari livelli, che è la grande differenza con il modello di devianza specificamente giapponese.

Sta accadendo forse che veniamo condotti verso una società di completi devianti , ma conformi?

Se riflettiamo su cosa può insegnarci il modello giapponese, potremmo scoprire alcune chiavi di lettura illuminanti in merito ai messaggi che ci vengono proposti, a volte in maniera ossessiva, perché chi ha interesse a imporre un radicale cambiamento nello stile di vita, come quello in atto nella popolazione italiana e più estesamente del vecchio mondo, punta ormai ad un regime che non sia di repressione attiva, molto dispendiosa in termini di risorse e instabile sul lungo periodo, ma ad un regime di autocontrollo, di isolamento volontario duraturo perché disciplinato, come quello dell’hikikomori.

Il problema su cui queste parole intendono portare il lettore a riflettere è: cosa ci rende così disciplinati? Cosa in sintesi ci condiziona fino al punto di essere remissivi, nell’adesione a questo nuovo pervasivo modello di contratto sociale che a chi scrive appare più simile ad un ricatto sociale, che può essere solo accettato cliccando sull’apposito pulsante, pena la rinuncia alla fruizione del nuovo ordine sociale?

A ben vedere l’utilizzo sapiente di senso di colpa, conformismo e stati depressivi possono ottenere un risultato utile allo scopo, ma ritengo ci sia dell’altro.

La retorica del senso di colpa e il necessario, conseguente, parossistico conformismo li osserviamo chiaramente nelle “misure di prevenzione del contagio” applicate al corpo dell’individuo, non in funzione della propria tutela ma con un tranello, rivolte alla tutela dell’altro poiché non è possibile tutelare se stessi malgrado gli espedienti messi in atto. Gli stati depressivi invece sono indotti da tutta una serie di misure indiscutibili ma che non hanno evidentemente nulla a che fare con il contenimento di un qualche tipo di contagio. Di converso corrispondono precisamente alle attività svolte nel contesto sociale che maggiormente stimolano la produzione di dopamina, noradrenalina e ossitocina, cioè sono tutte quelle cose che soddisfano il nostro bisogno di entusiasmo, piacere, legame attraverso la frequentazione e la relazione.

Alla fine, se l’esperimento avrà successo, e ci auguriamo di no, l’umanità che ne verrà fuori svilupperà l’attitudine all’isolamento come una sua propria scelta, perché sarà stata indotta ad anteporre l’interesse del gruppo, così come presentato da una fonte esterna al discernimento del singolo e avrà imparato ad accettare in nome di quello stesso interesse uno stato di nuova costante frustrazione dei desideri, adiuvata dalla massiccia presenza di surrogati tecnologici nella sua vita, trucchi per emulare ciò che si può fare nel mondo. Il problema è che i trucchi in questione soddisfano la quasi totalità dei bisogni psicologici umani ad un livello giudicato accettabile dai più e talvolta il cervello umano non sa interpretare con la dovuta efficacia la differenza fra un’interazione e la sua emulazione digitale, il che dà un’enorme contributo al processo di accettazione della “nuova normalità”.

Come si può immmaginare, allora, di prendere una strada che non conduca ad un simile scenario?

Quello che mi chiedo e chiedo spesso anche nelle maniere più indirette alle persone che ho intorno è se davvero non riescono a vederla più.

La bellezza.
E se la vedono, come la vedo ancora io, davvero non hanno più l’anelito a cercarla nel mondo?

Abbiamo iniziato questo articolo parlando di una vecchina, di cui conservo il ricordo come una fotografia preziosa e bellissima. Ebbene quella donna, benchè vivesse nella sua clausura, sapeva cos’era il bello e, anche se per me quell’esistenza rimane un mistero, non ho dubbi al riguardo, a lei non avrei mai chiesto se non avesse voglia di venir fuori a riempirsi un po’ gli occhi di meraviglia.

Invece da quasi un anno mi accompagna questo domandarmi se davvero non basta tutta la bellezza che c’è nel mondo per spingervi ad uscire fuori e tornare a gustarla, ad accarezzarla, scoprirla, come il sorriso che alcuni di voi ancora nascondono sotto un’inutile mascherina: vi ho visto.

1Saito, Hikikomori: adolescence without end. 1998

2Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quarta versione. n.d.a.

Solo un pensiero. Essenza

Solo un pensiero. Essenza

“L’insieme storico decide in ogni mutamento dei nostri poteri, prescrive i loro limiti al nostro campo d’azione e al nostro avvenire reale; condiziona il nostro atteggiamento nei confronti del possibile e dell’impossibile, del reale e dell’immaginario, dell’essere e del dover essere, del tempo e dello spazio. E’ a partire da esso che decidiamo a nostra volta dei nostri rapporti con gli altri, cioè del senso della nostra vita e del valore della nostra morte.”

Sartre

Non è una novità, l’ambiente nel quale siamo immersi ci condiziona.
Quanto siamo lontani dalla nostra essenza?
Questa riflessione mi ha sempre fatto sentire impotente, forse perchè la scoperta dell’influenza esercitata da un costrutto che viene individuato e destrutturato viene seguita da un’altra presa di coscienza in quello che sembra essere un interminabile e meticoloso lavoro di smontaggio, pezzo per pezzo.
Con la sensazione di essere aggrappati alla punta dell’iceberg, neanche troppo saldamente e senza la possibilità di intravedere il fondo.
A quali profondità possono arrivare le nostre suggestioni? Viene da chiedersi se un’esistenza intera sia sufficiente per comprenderle tutte, viene da pensare al tempo e alla sua dilatazione, al passato che rinasce ogni volta nei ricordi e rivive in essi, facendo sfumare la nostra percezione di ciò che è finito, del presente e del futuro come elementi separati e distinti.  
La stessa riflessione di Sartre allo stesso tempo dona speranza, perchè nonostante tutto, lascia spazio all’autodeterminazione e alla possibilità di dare un senso individuale e strettamente personale alla vita e ancor più alla morte.

Forse non chiediamo di venire al mondo, forse non scegliamo in che condizioni arrivarci, magari non possiamo sempre cambiare quello che ci circonda ma siamo di certo artefici del nostro immaginario e possiamo scegliere di credere in un ideale anche se sembra scomparso dalla faccia della terra. Possiamo vivere il sogno sbirciando da tutte le prospettive possibili, possiamo invertire tutti i processi che distruggono la nostra volontà.

Abbiamo davvero smesso di sognare? Ci siamo rassegnati a sopravvivivere in un mondo che qualcun’altro ha disegnato per noi?
Subire anzichè creare. Un’esistenza che non ci appartiene.
Un vuoto che avanza e avvolge tutto e tutti. L’oscurità dilagante nella quale siamo confinati, distanziati gli uni dagli altri, oggi come non mai.
Da parecchio tempo divisi e frammentati emotivamente.
Da non molto, anche se già da troppo, separati fisicamente e socialmente. Impauriti, in un perenne stato di tensione, continuamente condizionati e manipolati.
E’ questo il presente che scegliamo di vivere? Sono le fondamenta sulle quali decidiamo di costruire il nostro futuro e quello dei nostri figli?
Adattarsi ed accettare passivamente un modo di essere che ci viene descritto come l’unico possibile, come inevitabile e imprescindibile, un paradigma che viene imposto dall’alto e cala sulle nostre teste senza ammettere replica.
Questo non è inventare e progettare la realtà che scegliamo e desideriamo.
Cosa significa quindi, in definitiva, essere? Sei perchè è così che bisogna essere? Sei perchè semplicemente esisti o il tuo esserci è legato al tuo scopo, a quello per cui decidi di vivere e soprattutto a quello per cui saresti disposto a morire? Quello che fai, fa la differenza?     
Forse non abbiamo smesso di sognare volontariamente, il sogno ci è stato portato via piano piano, secondo dopo secondo, ci è stato sottratto lentamente da un’infinita sequela di futili e superficiali sciocchezze.
E’ stato davvero totalmente sostituito dal materialismo e da quella che ci piace tanto chiamare realtà? Dall’effimera e passeggera smania del superfluo?   
Inutile cercare un unico colpevole, tra l’infinità di condizionamenti indotti e autoindotti.
E’ tempo di ricominciare a inseguire ciò che sentiamo vero, anche a costo di sembrare illusi idealisti in cerca di qualcosa che è andato perso nel tempo, qualcosa che forse non c’è mai stato, ma che importa? Sarà, domani.
Noncuranti di ciò che chiunque potrebbe pensare e senza il timore di essere. E’ tempo di ricominciare a sognare.

Just Me ~Lely~

The Ultimate Revolution

The Ultimate Revolution

di Aldous Huxley – tradotto da Mer Curio, revisione a cura di Pier

Aldous Huxley, autore di Brave New World, classificato numero uno nella lista dei 100 libri di narrativa di List Muse, qui discute di influenza, controllo dell’opinione pubblica e governo.

Ci sarà, nella prossima generazione o giù di lì, un metodo farmacologico per far amare alla gente la propria servitù, e dare vita ad una dittatura senza lacrime, per così dire, producendo una sorta di campo di concentramento indolore per intere società, in modo che la gente verrà privata delle proprie libertà, ma lo apprezzerà, perché sarà distratta da qualsiasi desiderio di ribellarsi dalla propaganda o dal lavaggio del cervello, oppure dal lavaggio del cervello potenziato con metodi farmacologici. E credo che questa sarà la rivoluzione finale“.

F. Scott Hess

AUDIO – Aldous Huxley, The Ultimate Revolution (44:17): MP3

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Transcript – The Ultimate Revolution

March 20, 1962 Berkeley Language Center – Speech Archive SA 0269

Moderatore:

Aldous Huxley, un famoso saggista e romanziere che durante il semestre primaverile risiede all’università in qualità di professore della ricerca Ford. Il signor Huxley è recentemente tornato da una conferenza all’Istituto per lo studio delle Istituzioni Democratiche a Santa Barbara, dove la discussione si è concentrata sullo sviluppo di nuove tecniche con cui controllare e dirigere il comportamento umano.
Tradizionalmente è stato possibile sopprimere la libertà individuale attraverso l’applicazione della coercizione fisica, facendo appello alle ideologie, sfruttando la manipolazione dell’ambiente fisico e sociale dell’uomo e più recentemente attraverso la Tecnica, applicando le tecniche più crude di condizionamento psicologico.

La Rivoluzione Ultima, di cui il signor Huxley parlerà oggi, riguarda lo sviluppo di nuovi controlli comportamentali, che operano direttamente sugli apparati psicofisiologici dell’uomo. Si tratta della capacità di sostituire la costrizione esterna con compulsioni interne. Come sanno quelli di noi che conoscono le opere del signor Huxley, questo è un tema di cui si è occupato per un bel po’ di tempo. Il signor Huxley farà una presentazione di circa mezz’ora seguita da una breve discussione e dalle domande da parte dei due relatori seduti alla mia sinistra, la signora Lillian e il signor John Post. Ora, il signor Huxley:

Huxley: Grazie. {Applauso}

Prima di tutto, vorrei dire che la conferenza di Santa Barbara non riguardava direttamente il controllo della mente. C’è stata una conferenza, ce ne sono state due, una all’Università del California Medical Center di San Francisco, alla quale quest’anno non ho partecipato, e una due anni fa in cui abbiamo avuto una notevole discussione su questo argomento. A Santa Barbara si parlava della tecnologia in generale e degli effetti che può avere sulla società e dei problemi legati al “trapianto tecnologico” nei paesi sottosviluppati.

Bene, ora, per quanto riguarda questo problema della rivoluzione finale, è stato riassunto molto bene dal moderatore. Possiamo dire che in passato tutte le rivoluzioni hanno mirato essenzialmente a modificare l’ambiente per cambiare l’individuo. Voglio dire che c’è stata la rivoluzione politica, la rivoluzione economica, al tempo della Riforma, la rivoluzione religiosa. Tutte queste miravano, non direttamente all’essere umano, ma al suo ambiente. In modo che alterando l’ambiente circostante si potesse ottenere -o si rimuovesse- un effetto sull’essere umano.

Aldous Huxley

Oggi ci troviamo di fronte, credo, all’avvento di quella che può essere chiamata la rivoluzione ultima, la rivoluzione finale, in cui l’uomo può agire direttamente sulla mente-corpo dei suoi simili. Inutile dire che un certo tipo di azione diretta sulla mente-corpo umana è in corso fin dall’inizio dei tempi. Ma questa è stata generalmente di natura violenta. Le tecniche del terrorismo sono conosciute da tempo immemorabile e gli uomini le hanno impiegate con più o meno ingegno, a volte con la massima crudeltà, a volte con una buona dose di abilità acquisita attraverso un processo di prove ed errori, scoprendo quali sono i modi migliori di usare la tortura, la reclusione, le costrizioni di vario tipo.

Ma, come credo qualcuno disse molti anni fa (mi sembra fu Metternich), si può fare di tutto con le baionette, tranne che sedersi su di esse.
Se hai intenzione di controllare qualsiasi popolazione per un certo periodo di tempo, devi avere in qualche misura il suo consenso: è estremamente difficile immaginare che il terrorismo puro possa funzionare per un tempo indefinito. Può funzionare per un tempo abbastanza lungo, ma penso che prima o poi si debba introdurre un elemento di persuasione, un elemento per far sì che le persone acconsentano a ciò che gli sta succedendo.

Mi sembra che la natura della rivoluzione definitiva alla quale ci troviamo ora di fronte sia proprio questa: stiamo sviluppando tutta una serie di tecniche che permetteranno all’oligarchia di controllo, che è sempre esistita e presumibilmente esisterà sempre, di far amare alla gente la propria schiavitù.
Penso che si tratti del massimo delle rivoluzioni malefiche, diciamo, e questo è un problema che mi ha interessato per molti anni e sul quale ho scritto trent’anni fa un racconto, Brave New World, che è un resoconto della società che fa uso di tutti i dispositivi disponibili e di alcune delle tecnologie che immaginavo possibili, per utilizzarle, prima di tutto, al fine di standardizzare la popolazione, di appianare le scomode differenze umane, di creare, diciamo, modelli in serie di esseri umani disposti in una sorta di sistema di caste scientifiche.

Da allora, ho continuato ad interessarmi estremamente a questo problema e ho notato con crescente sgomento che un certo numero di previsioni che erano puramente fantastiche quando le ho fatte trent’anni fa si sono avverate o sembrano in procinto di avverarsi.

Un certo numero di tecniche di cui ho parlato sembra essere già qui. E sembra esserci un movimento generale nella direzione di questo tipo di rivoluzione finale, un metodo di controllo con il quale può essere fatta piacere ad un popolo tutta una serie di cose che non gradirebbe normalmente. Questa, l’assuefazione alla servitù, beh questo processo è, come ho detto, andato avanti per anni, e mi sono interessato sempre di più a ciò che sta accadendo.

E qui vorrei confrontare brevemente la parabola di Brave New World con un’altra parabola che è stata presentata più recentemente nel libro di George Orwell, Nineteen Eighty- Four. Orwell scrisse il suo libro tra il ’45 e il ’48, credo, al tempo in cui il regime del terrore stalinista era ancora in piena attività e subito dopo il crollo del regime del terrore hitleriano. E il suo libro, che io ammiro molto, è un libro di grandissimo talento e di straordinaria ingegnosità, e mostra, per così dire, una proiezione nel futuro dell’immediato passato, di quello che per lui era l’immediato passato, e l’immediato presente, era una proiezione nel futuro di una società in cui il controllo era esercitato interamente dal terrorismo e da violenti attacchi alla mente e al corpo degli individui.

Mentre il mio libro, scritto nel 1932, quando esisteva solo una blanda dittatura nella forma di Mussolini, non era oscurato dall’idea del terrorismo, e quindi ero libero, differentemente da Orwell, di pensare a questi altri metodi di controllo, questi metodi non violenti, e sono incline a pensare che le dittature scientifiche del futuro, penso che ci saranno dittature scientifiche in molte parti del mondo, saranno probabilmente molto più vicine al modello Brave New World che al modello 1984, saranno molto più vicine non a causa di qualche scrupolo umanitario dei dittatori scientifici ma semplicemente perché il modello BNW è probabilmente molto più efficiente dell’altro.

Che è riuscire a far accettare alla gente lo stato di cose in cui vivono. Lo stato di schiavitù, lo stato d’essere, avere le proprie differenze smussate, ed il rendersi disponibili a metodi di produzione di massa a livello sociale, se si può fare questo, allora si ha, è probabile, una società molto più stabile e duratura. Una società molto più facilmente controllabile rispetto a quella che si avrebbe se ci si affidasse completamente alle clave e ai plotoni d’esecuzione e ai campi di concentramento. Dunque, la mia sensazione è che l’immagine di 1984 sia stata ovviamente tinta dall’immediato passato e presente in cui Orwell stava vivendo, ma il passato e presente di quegli anni non riflette, secondo me, la probabile tendenza di ciò che accadrà, inutile dire che non ci libereremo mai del terrorismo, troverà sempre la sua strada verso la superficie.

I limiti dei tiranni sono prescritti dalla resistenza di coloro che opprimono.

Ma penso che nella misura in cui i dittatori diventano sempre più scientifici, sempre più preoccupati della società tecnicamente perfetta e perfettamente funzionante, saranno sempre più interessati al tipo di tecniche che ho immaginato e descritto a partire dalle realtà esistenti in BNW.
Per questo mi sembra che questa rivoluzione finale non sia molto lontana, che già un certo numero di tecniche per realizzare questo tipo di controllo sono qui, e resta da vedere quando e dove, e da chi saranno applicate per la prima volta su larga scala.

E prima lasciatemi parlare del miglioramento delle tecniche del terrorismo. Penso che ci siano stati dei miglioramenti. Pavlov, dopo tutto, ha fatto delle osservazioni estremamente profonde sia sugli animali che sugli esseri umani. E scoprì, tra l’altro, che le tecniche di condizionamento applicate agli animali o agli esseri umani in uno stato di stress psicologico o fisico affondavano, per così dire, molto profondamente nella mente e nel corpo della creatura, ed erano estremamente difficili da eliminare. Sembravano essere radicate più profondamente di altre forme di condizionamento.

E questo, naturalmente, è stato scoperto empiricamente in passato. La gente ha fatto uso di molte di queste tecniche, ma la differenza tra i vecchi metodi empirici intuitivi e i nostri metodi è la differenza tra il punto di vista dell’artigiano, una sorta di hit and miss (colpisci o fallisci), e il punto di vista genuinamente scientifico. Penso che ci sia una vera differenza tra noi e gli inquisitori del XVI secolo. Noi sappiamo molto più precisamente quello che stiamo facendo, rispetto a loro, e possiamo estendere, grazie alla nostra conoscenza teorica, quello che stiamo facendo su un’area più ampia con una maggiore sicurezza di produrre qualcosa che funzioni davvero.

In questo contesto vorrei citare i capitoli estremamente interessanti del libro del dott. William Seargent, “Battle for the Mind” in cui sottolinea come alcuni dei grandi insegnanti/leader religiosi del passato abbiano utilizzato intuitivamente il metodo pavloviano, parla specificamente del metodo di Wesley di produrre conversioni basate essenzialmente sulla tecnica di aumentare lo stress psicologico fino al limite parlando del fuoco dell’inferno, rendendo in questo modo le persone estremamente vulnerabili alla suggestione, poi all’improvviso allentano questo stress offrendo la speranza del paradiso, e questo è un capitolo molto interessante che mostra come abili psicologi innati, come fu Wesley, potevano scoprire questi metodi pavloviani su basi prettamente intuitive ed empiriche.

Bene, ora conosciamo il motivo per cui queste tecniche funzionavano e non c’è alcun dubbio che potremmo, se lo volessimo, farle evolvere molto più di quanto fosse possibile in passato. E naturalmente nella storia recente del lavaggio del cervello, sia applicato ai prigionieri di guerra che al personale inferiore del partito comunista in Cina, vediamo che i metodi pavloviani sono stati utilizzati sistematicamente e con un’efficacia straordinaria.

Penso che non ci sia alcun dubbio che con l’applicazione di questi metodi sia stato creato un esercito molto grande di persone totalmente devote.

Il condizionamento è stato spinto, per così dire, da una sorta di ionoforesi psicologica nel più profondo dell’essere delle persone, ed è diventato così profondo che è molto difficile da sradicare, e questi metodi, penso, rappresentano un vero perfezionamento dei vecchi metodi del terrore perché li combinano con forme di accettazione da parte della persona che è sottoposta a una forma di stress terroristico, ma allo scopo di indurre una sorta di accettazione volontaria delle condizioni verso cui è stata spinta e dello stato di cose in cui si trova.

Quindi c’è, come ho detto, un netto miglioramento anche nelle tecniche di terrorismo. Ma poi arriviamo alla considerazione di altre tecniche, che non sono terroristiche, allo scopo di suscitare il consenso e indurre la gente ad amare la propria servitù.
Qui, non credo di poterle approfondire tutte, perché non le conosco tutte, ma voglio dire che posso citare i metodi più evidenti, che possono essere utilizzati oggi e che sono basati su recenti scoperte scientifiche. Prima di tutto ci sono i metodi legati alla suggestione diretta e all’ipnosi.

Credo che su questo argomento sappiamo molto di più di quanto si sapesse in passato. La gente, naturalmente, ha sempre saputo della suggestione, e anche se non conosceva la parola ‘ipnosi’, certamente la praticava in vari modi. Ma noi abbiamo, credo, una conoscenza dell’argomento molto più vasta che in passato, e possiamo fare uso della nostra conoscenza in modi, che in passato non siamo mai stati in grado di utilizzare. Per esempio, una delle cose che ora sappiamo per certo, è che c’è naturalmente un’enorme…voglio dire che si è sempre saputo che c’è una differenza molto grande tra gli individui per quanto riguarda la loro suggestionabilità. Ma ora conosciamo abbastanza chiaramente il tipo di ripartizione statistica di una popolazione per quanto riguarda la sua suggestionabilità. E’ molto interessante quando si osservano i risultati in diversi campi, voglio dire il campo dell’ipnosi, il campo della somministrazione di placebo, per esempio, nel campo della suggestione generale in stati di sonnolenza o di sonno leggero, si troverà lo stesso tipo di ordini di grandezza che spuntano continuamente.

Troverete per esempio che l’ipnotizzatore esperto vi dirà che il numero di persone, la percentuale di persone che possono essere ipnotizzate con la massima facilità, è circa il 20%, e circa un numero corrispondente all’altra estremità della scala è molto, molto difficile o quasi impossibile da ipnotizzare. Ma in mezzo c’è una grande massa di persone che possono con più o meno difficoltà essere ipnotizzate, che possono essere gradualmente, se ci si impegna abbastanza, portate allo stato ipnotico, e allo stesso modo lo stesso tipo di cifre si ripresenta, per esempio in relazione alla somministrazione di placebo.

Un grande esperimento è stato condotto tre o quattro anni fa nell’ospedale generale di Boston su casi post-operatori in cui diverse centinaia di uomini e donne che soffrivano di dolori comparabili dopo gravi operazioni, sono stati autorizzati a fare iniezioni ogni volta che lo chiedevano, ogni volta che il dolore peggiorava, e le iniezioni erano il 50% delle volte di morfina e il 50% di acqua. E tra coloro che hanno partecipato all’esperimento, circa il 20% di loro ha ottenuto sollievo sia dall’acqua distillata che dalla morfina. Circa il 20% non ha avuto alcun sollievo dall’acqua distillata, e in mezzo c’erano quelli che hanno avuto un po’ di sollievo o hanno avuto sollievo occasionalmente.

Così ancora una volta, vediamo lo stesso tipo di distribuzione, e allo stesso modo per quanto riguarda quello che in BNW ho chiamato Hypnopedia, l’insegnamento del sonno: stavo parlando non molto tempo fa con un uomo che produce dischi che la gente può ascoltare durante la fase leggera del sonno, voglio dire che questi sono dischi per diventare ricchi, per la soddisfazione sessuale (la folla ride), per la fiducia nelle vendite e così via, e mi ha detto che è molto interessante che questi dischi sono venduti con la formula “soddisfatti o rimborsati”, e dice che c’è regolarmente tra il 15% e il 20% di persone che scrivono indignate dicendo che i dischi non funzionano affatto, e lui li rimborsa subito. D’altra parte, c’è più del 20% che scrive con entusiasmo dicendo che sono molto più ricchi, la loro vita sessuale è molto meglio (risate) ecc, ecc, e questi naturalmente sono i clienti da sogno che comprano di più questi dischi. E nel mezzo ci sono quelli che non ottengono molti risultati e devono farsi scrivere lettere in cui si dice: “Continua, mia cara, continua” (risate) e ci arriverai, e generalmente ottengono risultati a lungo termine.

Bene, come ho detto, sulla base di questo, penso che vediamo abbastanza chiaramente che le popolazioni umane possono essere categorizzate secondo la loro suggestionabilità abbastanza facilmente. Sospetto fortemente che questo 20% sia lo stesso in tutti questi casi, e sospetto anche che non sarebbe affatto difficile riconoscere e chi sono coloro che sono estremamente suggestionabili e chi sono quelli estremamente non suggestionabili e chi sono quelli che occupano lo spazio intermedio. Chiaramente, se tutti fossero estremamente non suggestionabili la società organizzata sarebbe del tutto impossibile, e se tutti fossero estremamente suggestionabili allora una dittatura sarebbe assolutamente inevitabile.

Voglio dire, è una fortuna che abbiamo persone che sono moderatamente suggestionabili nella maggioranza e che quindi ci preservano dalla dittatura ma permettono la formazione di una società organizzata. Ma, una volta dato il fatto che c’è questo 20% di persone altamente suggestionabili, diventa abbastanza chiaro che questa è una questione di enorme importanza politica, per esempio, qualsiasi demagogo che è in grado di ottenere l’attenzione di un gran numero di questo 20% di persone suggestionabili e di organizzarle è davvero in grado di rovesciare qualsiasi governo in qualsiasi paese.

E voglio dire, penso che dopo tutto, abbiamo avuto l’esempio più incredibile negli ultimi anni di ciò che può essere fatto con metodi efficienti di suggestione e persuasione “grazie” ad Hitler. Chiunque abbia letto, per esempio, la vita di Hitler, viene fuori, con ammirazione inorridita per questo genio infernale, che ha davvero capito le debolezze umane penso quasi meglio di chiunque altro e che le ha sfruttate con tutte le risorse allora disponibili. Voglio dire che sapeva tutto, per esempio, conosceva intuitivamente questa verità pavloviana che il condizionamento installato in uno stato di stress o di fatica va molto più in profondità del condizionamento installato in altri momenti. Questo naturalmente è il motivo per cui tutti i suoi grandi discorsi erano organizzati di notte. Lo dice molto francamente, naturalmente, nel Mein Kampf, che questo è fatto solo perché la gente è stanca di notte e quindi molto meno capace di resistere alla persuasione di quanto lo sarebbe durante il giorno. E in tutte le tecniche che utilizzava, aveva scoperto intuitivamente, per tentativi ed errori molte delle debolezze che ora conosciamo in modo scientifico, credo molto più chiaramente di lui.

Ma rimane il fatto che questo differenziale di suggestionabilità, questa suscettibilità all’ipnosi, penso sia qualcosa che deve essere considerato molto attentamente in relazione a qualsiasi tipo di pensiero sul governo democratico. Se c’è un 20% di persone che può essere suggestionato a credere quasi tutto, allora dobbiamo prendere misure estremamente attente per prevenire l’ascesa di demagoghi che li porteranno a posizioni estreme e li organizzeranno in eserciti molto, molto pericolosi, eserciti privati che possono rovesciare il governo.

In questo campo della pura persuasione, penso che sappiamo molto di più che in passato, e ovviamente ora abbiamo meccanismi per moltiplicare la voce e l’immagine del demagogo in modo abbastanza allucinante, per dire, la televisione e la radio, Hitler faceva un uso enorme della radio, poteva parlare a milioni di persone contemporaneamente. Solo questo crea un abisso enorme tra il demagogo moderno e quello antico. L’antico demagogo poteva fare appello solo a quante persone la sua voce poteva raggiungere urlando al massimo, ma il demagogo moderno poteva toccare letteralmente milioni di persone alla volta, e naturalmente con la moltiplicazione della sua immagine può produrre questo tipo di effetto allucinatorio che è di enorme importanza ipnotica e suggestiva.

Ma poi ci sono vari altri metodi a cui si può pensare che, grazie al cielo, non sono ancora stati usati, ma che ovviamente potrebbero essere usati. C’è per esempio il metodo farmacologico, questa è una delle cose di cui ho parlato in BNW. Ho inventato un’ipotetica droga chiamata SOMA, che ovviamente non poteva esistere così com’era perché era contemporaneamente uno stimolante, un narcotico e un allucinogeno, il che sembra improbabile in una sola sostanza. Ma il punto è che se si applicassero diverse sostanze diverse si potrebbero ottenere quasi tutti questi risultati anche adesso, e la cosa veramente interessante delle nuove sostanze chimiche, le nuove droghe che cambiano la mente è questa, se si guarda indietro nella storia è chiaro che l’uomo ha sempre avuto un desiderio per le sostanze chimiche che cambiano la mente, ha sempre desiderato prendere le vacanze da se stesso, ma l’effetto più straordinario di ogni narcotico naturale stimolante, sedativo, o allucinogeno, è stato scoperto prima dell’alba della storia, non credo che la scienza moderna ne abbia scoperto anche solo uno di essi.

La scienza moderna ha naturalmente metodi migliori per estrarre i principi attivi di queste droghe e naturalmente ha scoperto numerosi modi per sintetizzare nuove sostanze di estrema potenza, ma la scoperta effettiva di queste sostanze naturali fu fatta dall’uomo primitivo chissà quanti secoli fa. Per esempio, sotto le abitazioni lacustri del primo neolitico che sono state scavate in Svizzera, abbiamo trovato delle teste di papavero, e sembra che la gente usasse già questo antichissimo e potente e pericoloso narcotico, anche prima del sorgere dell’agricoltura. Così quell’uomo era apparentemente un drogato prima di essere un agricoltore, il che è un fatto molto curioso sulla natura umana.

Ma la differenza, come ho detto, tra gli antichi scacciapensieri, gli scacciapensieri tradizionali, e le nuove sostanze è che queste erano estremamente dannose, mentre le nuove non lo sono. Voglio dire che anche l’alcool, che è uno scacciapensieri consentito, non è del tutto innocuo, come la gente avrà notato, e voglio dire che le altre, quelle non consentite, come l’oppio e la cocaina, l’oppio e i suoi derivati, sono davvero molto dannose. Producono rapidamente dipendenza, e in alcuni casi portano ad una velocità straordinaria alla degenerazione fisica e alla morte.

Allo stesso tempo, queste nuove sostanze, e ciò è davvero straordinario, possono produrre enormi rivoluzioni all’interno della nostra mente e del nostro essere, e tuttavia non fanno quasi nulla dal punto di vista fisiologico. Si può avere un’enorme rivoluzione, per esempio, con l’LSD-25 o con la psilocibina recentemente sintetizzata, che è il principio attivo del fungo sacro messicano. Si può avere questa enorme rivoluzione mentale senza una rivoluzione fisiologica maggiore di quella che si otterrebbe bevendo due cocktail. E questo è un effetto davvero straordinario.

Ed è naturalmente vero che i farmacologi stanno producendo un gran numero di nuovi farmaci miracolosi per cui la cura è quasi peggiore della malattia. Ogni anno la nuova edizione dei manuali di medicina contiene un capitolo sempre più lungo su quelle che sono le malattie iatrogene, cioè le malattie causate dai medici (risate). E questo è abbastanza vero, molti dei farmaci miracolosi sono estremamente pericolosi. Voglio dire che possono produrre effetti straordinari, e in condizioni critiche dovrebbero certamente essere usati, ma dovrebbero essere usati con la massima cautela. Ma c’è evidentemente un’intera classe di farmaci che agiscono sul SNC (Sistema nervoso centrale) e che possono produrre enormi cambiamenti nella sedazione, nell’euforia, nell’eccitazione dell’intero processo mentale senza fare alcun danno percepibile al corpo umano, e questo rappresenta la più straordinaria rivoluzione. Nelle mani di un dittatore queste sostanze, in un tipo o nell’altro, potrebbero essere usate con, prima di tutto, completa innocuità, e il risultato sarebbe, potete immaginare un’euforia che renderebbe le persone completamente felici anche nelle circostanze più abominevoli.

Queste cose sono possibili. Questa è la cosa straordinaria, dato che tutto questo è vero anche per le vecchie droghe grezze. Voglio dire, un mio coinquilino anni fa, dopo aver letto il Paradiso Perduto di Milton, disse: “E la birra fa più di Milton nel mostrare le vie di Dio all’uomo” (risate). E la birra, naturalmente, è una droga estremamente rozza in confronto a queste. E si può certamente dire che alcuni degli energizzanti psichici e i nuovi allucinogeni potrebbero ottenere incomparabilmente di più di quanto Milton e tutti i teologi messi insieme potrebbero, per far sembrare il terrificante mistero della nostra esistenza più tollerabile di quanto lo sia. E qui penso che ci sia un’area enorme in cui la rivoluzione finale potrebbe funzionare davvero molto bene, un’area in cui una massiccia quantità di controllo potrebbe essere usata non attraverso il terrore, ma facendo sembrare la vita molto più piacevole di quanto non sia normalmente. Piacevole fino al punto in cui, come ho detto prima, gli esseri umani arrivino ad amare uno stato di cose che per qualsiasi standard umano ragionevole e decente non dovrebbe essere amato, e questo penso sia perfettamente possibile.

Ma poi, molto brevemente, lasciatemi parlare di uno degli sviluppi più recenti nella sfera della neurologia, circa l’impianto di elettrodi nel cervello. Questo naturalmente è stato fatto su larga scala negli animali e in alcuni casi è stato fatto nei casi di pazzi senza speranza. E chiunque abbia osservato il comportamento dei ratti con elettrodi collocati in diversi centri, deve uscire da questa esperienza con le più straordinarie perplessità su ciò che sulla terra ci aspetterebbe se un dittatore se ne impossessasse.
Ho visto non molto tempo fa dei ratti nel laboratorio dell’UCLA, ce n’erano due serie, la prima con elettrodi piantati nel centro del piacere, e la tecnica consisteva in una barra che, premuta provocava una lievissima corrente per un breve periodo di tempo, collegata a quell’elettrodo e che stimolava il centro del piacere ed era evidentemente una pura estasi per questi ratti, che premevano la barra 18.000 volte al giorno (risate). A quanto pareva, se gli impedivi di premere la barra per un giorno, il giorno seguente la premevano 36.000 volte e lo facevano fino a quando cadevano a terra completamente esausti (risate) E non mangiavano, né erano interessati al sesso opposto, ma continuavano a premere questa barra.

Poi i ratti più stupefacenti erano quelli in cui l’elettrodo era piantato a metà strada tra il centro del piacere e quello del dolore. Il risultato era una specie di miscuglio tra la più meravigliosa estasi e l’essere allo stesso tempo torturati. E si vedevano i topi guardare la barra e dire: “Essere o non essere, questo è il dilemma”. (Risate) Alla fine si avvicinavano e tornavano indietro con questo terribile dilemma, e aspettava un po’ di tempo prima di premere di nuovo la barra, ma la premevano sempre di nuovo. Questa era la cosa straordinaria.

Ho notato che nell’ultimo numero di Scientific American c’è un articolo molto interessante sugli elettrodi nel cervello dei polli, in cui la tecnica è molto ingegnosa, si affonda nel loro cervello una piccola presa con una vite e l’elettrodo può essere avvitato sempre più a fondo nel tronco cerebrale e si può testare in qualsiasi momento in base alla profondità, che va a frazioni di mm, cosa stai stimolando e queste creature non sono semplicemente stimolate da un filo, sono dotate di un ricevitore radio in miniatura che pesa meno di un grammo che è attaccato a loro in modo che possano comunicare a distanza, voglio dire, possono correre nell’aia e si potrebbe premere un pulsante e questa particolare area del cervello in cui l’elettrodo è stato avvitato sarebbe stimolata. Si otterrebbero questi fenomeni fantastici, un pollo addormentato salterebbe in piedi e correrebbe in giro, o un pollo attivo si siederebbe improvvisamente e andrebbe a dormire, o una gallina si siederebbe e si comporterebbe come se stesse covando un uovo, o un gallo da combattimento andrebbe in depressione.

L’intero quadro del controllo assoluto delle pulsioni è terrificante, e nei pochi casi in cui questo è stato fatto con esseri umani molto malati, gli effetti sono evidentemente anche molto notevoli: stavo parlando la scorsa estate in Inghilterra con Grey Walter, che è il più eminente esponente della tecnica EEG in Inghilterra, e mi stava dicendo che ha visto detenuti senza speranza nei manicomi con queste cose nella loro testa, e queste persone soffrivano di depressione incontrollabile, avevano questi elettrodi inseriti nel centro del piacere nel loro cervello, e quando si sentivano troppo male, semplicemente premevano un pulsante del telecomando nella loro tasca e lui diceva che i risultati erano fantastici, la bocca che puntava verso il basso improvvisamente si alzava e si sentivano molto allegri e felici. Così, ancora una volta, si vedono le tecniche rivoluzionarie più straordinarie, che sono ora a nostra disposizione.

Ora, penso che ciò che è perfettamente chiaro è che per il momento queste tecniche non vengono utilizzate se non in modo sperimentale, ma penso che sia importante per noi renderci conto di ciò che sta accadendo per renderci conto di ciò che è già accaduto, e poi usare una certa dose di immaginazione per dedurre il tipo di cose che potrebbero accadere nel futuro. Cosa potrebbe succedere se queste tecniche fantastiche quanto potenti venissero usate da persone senza scrupoli in posizione d’autorità, che cosa accadrebbe sulla Terra, che tipo di società avremmo?

E penso che sia particolarmente importante perché, come si vede guardando indietro nella storia, abbiamo permesso in passato che tutti quei progressi nella tecnologia che hanno cambiato profondamente la nostra vita sociale e individuale ci cogliessero di sorpresa, voglio dire che mi sembra ciò che accadde tra la fine del 18° secolo e l’inizio del 19° secolo quando le nuove macchine stavano rendendo possibile il sistema industriale. Non era al di là dell’ingegno dell’uomo vedere ciò che stava accadendo e proiettarsi nel futuro e forse prevenire le conseguenze veramente terribili che hanno afflitto l’Inghilterra e la maggior parte dell’Europa occidentale e questo paese per sessanta o settanta anni, e gli orribili abusi del sistema di produzione di massa, e se una certa dose di previsione fosse stata applicata al problema a quel tempo, e se la gente avesse prima di tutto capito cosa stava accadendo e poi avesse usato la propria immaginazione per vedere cosa poteva accadere, e poi avessero continuato ad elaborare i mezzi attraverso i quali le peggiori applicazioni della Tecnica non avrebbero avuto luogo, beh, allora penso che l’umanità occidentale avrebbe potuto risparmiarsi le circa tre generazioni di miseria totale che era stata imposta ai poveri in quel momento.

E allo stesso modo con i vari progressi tecnologici di oggi, dobbiamo pensare ai problemi dell’automazione e più profondamente ai problemi che possono sorgere con queste nuove tecniche, che possono contribuire a questa rivoluzione finale.

Il nostro compito è quello di essere consapevoli di ciò che sta accadendo, e poi usare la nostra immaginazione per vedere cosa potrebbe accadere, come qualcuno potrebbe abusare di ciò, e poi, se possibile, controllare che gli enormi poteri che ora possediamo grazie a questi progressi scientifici e tecnologici siano usati a beneficio degli esseri umani e non per la loro degradazione.

Grazie

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http://www.informationclearinghouse.info/article24712.htm

Il vaccino della felicità

Il vaccino della felicità

PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE

Mi chiamo Patrizia Pecollo, lavoro come medico omeopata libero professionista.
Scelgo di diventare medico nel 1977, affascinata dal modello del medico condotto di montagna, dove sono nata, che conosceva la storia delle persone e delle famiglie da generazioni.
Quando nel 1985 ho inizio a fare le sostituzioni ai colleghi medici di base mi accorgo di avere a mia disposizione pochissimo tempo da dedicare alla raccolta della storia di ciascun paziente; la sala d’attesa dell’ambulatorio rumoreggia di pazienti impazienti che attendono che firmi loro una prescrizione, una ricetta, come se io fossi la commessa di uno spaccio aziendale di farmaci ed esami.
Le storie dei pazienti sono molto simili tra loro, più o meno come la seguente: “Buongiorno dottoressa, soffro di mal di testa dall’età di 15 anni, ho preso tanti antidolorifici che mi è venuta la gastrite, così ho preso farmaci per la gastrite, saranno quelli o no, non lo so, dopo mi son venuti problemi di fegato, ho preso farmaci per il fegato che mi hanno fatto venire la pressione alta”.
-“E il mal di testa?”
-“Quello ce l’ho sempre! Prendo una medicina per il dolore e una per lo stomaco a ogni attacco, circa una, due volte alla settimana, e un’altra, anzi due, per la pressione alta tutti i giorni”.
Oltre a ciò mi rendo conto che spesso, pur con tutta la buona volontà, non possiedo strumenti per alleviare malesseri e sofferenze delle persone che si rivolgono a me.
Percepisco il disagio esistenziale e relazionale di ciascuno ma non possiedo
conoscenze sufficienti, né farmaci adeguati, né parole idonee, a lenirlo.
Così mi dedico allo studio di varie discipline alternative: fitoterapia, essenze, alimentazione, macrobiotica, ma alla fine mi rendo conto che il focus è sempre sull”oggetto paziente’ e nulla sul contorno, ambiente di vita e le relazioni. Finalmente nel 1988 incontro una medicina che cura la persona nel suo insieme, con pochi farmaci e privi di effetti collaterali, la medicina Omeopatica, terapia delle relazioni (da re-ligo: lego insieme), il cui focus sono le connessioni senza perdere di vista l’individuo.
Frequento la Fondazione Omeopatica Italiana di Napoli diretta dal dottor Nicola Del Giudice, Endocrinologo e Omeopata, fondata insieme al fratello Emilio Del Giudice, Fisico, presso la quale ottengo il Diploma Quinquennale di ‘Terapeuta Unico’ che significa ‘terapeuta che cura il paziente nella sua totalità psico-fisico- emozionale’ dando centralità alla dinamica relazionale grazie all’ascolto.
Contemporaneamente con l’omeopatia vado risolvendo i vari problemi di salute che mi affliggono fin dall’infanzia.
L’altro aspetto fondamentale che perseguo è la cooperazione: fra terapeuti che comunicano tra loro con lo stesso linguaggio, quello dell’omeopatia, e fra esseri umani appartenenti ad un’unica specie che può evolvere soltanto se unita da un sentimento di appartenenza, sia al suo interno, sia con la natura, sia con l’universo intero di cui fa parte.
Questo grazie all’ottica sistemica sviluppata della fisica applicata ai sistemi viventi che propone un modello di funzionamento dell’essere umano più profondo e globale rispetto alle varie discipline considerate singolarmente.
Dal ’93 inizio il lavoro a tempo pieno come libero professionista.
Posso definite il mio compito come quello dell’interprete simultaneo: traduco il linguaggio dei sintomi del corpo in linguaggio emotivo-relazionale (linguaggio antico e dimenticato), in modo che la persona diventi responsabile della cura di sé.
Ad esempio: davanti a una persona con problemi di stomaco, dalla difficoltà
digestiva, all’acidità, all’ulcera al cancro, ci si pone la domanda: che cosa
significano? Che cosa ci sta comunicando il corpo? Quale situazione non riesce a digerire il paziente? Da quanto tempo? Che cosa si può fare per migliorare la situazione?

Il rimedio omeopatico aiuta la persona a modulare i livelli emotivi per giungere ad una elaborazione del conflitto alla base del sintomo, migliorandolo, fino alla soluzione-guarigione.
Ma se il paziente dice: “Il medico sei tu e questo è il mio corpo, guariscilo tu che sei un esperto, io non me ne voglio occupare!” oppure “Voglio stare bene senza cambiare nulla, voglio tornare come prima” la relazione di cura non si instaura, la relazione è uno scambio a due.
Ma quando il paziente impara poco a poco a entrare in connessione con se stesso, a prendersi cura di sé sotto la mia guida, allora possono avvenire anche “miracoli” e l’evoluzione umana riprende la sua direzione.
Il medico si prende cura del paziente ma è il paziente che guarisce.

VIRUS, BATTERI, FUNGHI E PARASSITI

Il nostro organismo è composto più da batteri, virus, funghi e qualche
parassita passeggero, che cellule: 50 mila miliardi contro 30 mila miliardi.

o Se potessimo creare un ambiente totalmente asettico moriremmo in poco
tempo perché tra i batteri che popolano il nostro intestino, ad esempio,
alcuni sono fondamentali per la produzione della vitamina K che ha un’azione anticolagulante.
La superficie del corpo che ospita questi microrganismi si aggira sui 2
mq per la pelle che riveste l’esterno del corpo, e 32 mq per le mucose
che rivestono l’apparato digerente, senza considerare l’apparato
respiratorio, urinario e genitale, di cui non ho trovato la stima dell’estensione.
Come può dunque un batterio o un virus, al di fuori di quei 50 mila
miliardi (di saprofiti) che ospitiamo, essere letale?

Quando si manifesta un’epidemia di influenza, vediamo reazioni diverse
all’interno dei componenti della stessa famiglia: qualcuno non si ammala,
qualcuno si ammala in maniera leggera e guarisce in pochi giorni, qualcun altro si ammala in maniera più grave manifestando complicazioni di qualche tipo come bronchiti, sinusiti ecc., qualcuno muore. Come mai? Eppure l’agente patogeno, che sia un virus o un batterio è sempre lo stesso!
Quando ero bambina, se qualche compagno di scuola faceva una
malattia infantile come il morbillo, la rosolia, la varicella, gli orecchioni,
chi stava bene veniva portato a trovare il compagno ammalato affinché
si prendesse la malattia. Era un modo per immunizzarsi, ma nonostante
ciò, spesso accadeva che persino all’interno della stessa famiglia
qualcuno non si ammalasse. Ad esempio pur avendo contratto la parotite
da piccola l’ho ripetuta a 36 anni insieme alla mia figlia secondogenita,
subito seguita dalla terzogenita mentre la primogenita è rimasta indenne.
Siccome l’organismo vivente è un sistema complesso è necessario prendere in considerazione diversi fattori, tra i quali quello cosiddetto di terreno.

Iniziamo dalla piante: come mai alcune malattie delle piante in certe aree
risultano devastanti mentre in altre coesistono con esse?

“Questa problematica è dovuta alla localizzazione geografica della pianta e
del relativo parassita. Se entrambi sono autoctoni, cioè si sono evoluti sia l’uno che l’altro nella stessa zona geografica, normalmente si stabilisce un equilibrio tra organismi.
Esempi: un tormento dei nostri castagneti, a parte le altre note malattie
endemiche, è per esempio il Cinipide (insetto imenottero importato dalla
Cina), o il Punteruolo Rosso della palma (coleottero curculionide)
importato dall’Asia, ecc.” (Luigi Colosimo, dott. Agronomo, biodinamico)
o Per le piante dunque il concetto di terreno comprende: il livello chimico che consiste degli elementi nutritivi di terra, aria, acqua, temperatura e umidità; il livello elettromagnetico determinato dal campo magnetico
terrestre (rete di Hartman) combinato con le frequenze provenienti
dalla ionosfera (frequenze di Shumann), i raggi solari, la luce,
insieme ai dispositivi costruiti dall’uomo.
Anche per le piante, parassiti, virus, funghi e batteri rappresentano
la componente più direttamente o indirettamente visibile,
riconducibile a malattia.
Per gli esseri umani, chiamiamo questi fattori relazioni ( da re-ligo: lego tra) ovvero tutto ciò che connette che lega l’individuo all’ambiente esterno, da quello più vicino a lui, famiglia, parentela, amicizia, paese; fino a quello più
lontano, nazione, stato, periodo storico, cultura ecc; insieme all’ambiente
interno ovvero la connessione dell’individuo con il suo corpo e il suo mondo
interiore: emozioni, sentimenti, bisogni, aspettative, immaginazione, ecc.
L’essere umano poi ha la facoltà di interiorizzare l’ambiente esterno, di
memorizzarlo, di confrontarlo integrandolo o vivendolo in conflitto con
quello esterno, e portarlo sempre con sé.
Grazie alla sua capacità di elaborazione/digestione può in parte
modificare l’ambiente esterno, adattandolo alle sue esigenze; e in parte
modificare se stesso adattandosi all’ambiente.
In ogni caso l’ambiente di vita modella l’individuo, lascia dei solchi, dei
segni sia interiori sia visibili all’esterno; sia a livello di corporeità e gesti,
sia di mente, pensieri, convinzioni, credenze. L’ambiente esterno dà forma all’individuo, nel bambino piccolo come
onde emotivo/affettive, poi come parola che, con il tempo e la
ripetizione, diventa struttura (‘il logo si fece carne’) ovvero connessione,
sia tra le cellule, i neuroni, sia tra gli eventi, trasformandoli in significati
(legame tra evento- emozione – elaborazione – memoria). Ciò avviene sia
a livello corporeo sia a livello cerebrale. Il cervello in ogni caso è un5
elemento del corpo, che grazie alla sua superspecializzazione,
assume il ruolo di direttore d’orchestra.


Il direttore d’orchestra quindi fa parte dell’orchestra e ha il ruolo di creare unità tra gli strumentisti dando loro i segnali di attacco, di ritmo, di espressione. La sinfonia da eseguire verrà scelta nella cooperazione tra individuo (nella sua totalità) e ambiente, in base a quelle già esistenti. Perché sia eseguita con soddisfazione per tutti è necessario che ci sia accordo tra direttore e musicisti.
Ogni musicista impara la sua parte, poi ci saranno le prove a piccoli gruppi e infine l’esecuzione davanti al pubblico.
Può accadere che durante il concerto uno dei musicisti si distragga per
qualche motivo e perda il ritmo, oppure sbagli la nota, o ancora che
stoni. Il direttore continua a dirigere, gli altri orchestrali a suonare la loro
parte, mantenendo l’insieme, cosicché la stonatura viene assorbita e
passa inosservata, oppure, se essa è più forte o prolungata, può turbare
l’armonia per un momento creando con il disagio una sorta di ‘risveglio’.
Un richiamo all’attenzione di chi tra il pubblico si stava assopendo
cullato dalla melodia, oppure di chi tra i musicisti si stava annoiando per
la ripetizione del pezzo.
Spesso il disturbo della stonatura apre la possibilità di novità, di
creatività, di cambiamento nell’esecuzione della sinfonia.
Altre volte la turbolenza, soprattutto se è molto intensa o prolungata può
insinuarsi inducendo tutti a seguirla, a partire dal direttore d’orchestra
che modifica il ritmo. Anche in questo caso può essere una variazione
interessante che, opportunamente elaborata, può aprire la possibilità di
una nuova composizione musicale stimolando la creatività di tutti.
Altre volte invece il rumore è talmente intenso e disturbante da creare
prima confusione poi stravolgimento della melodia mentre il direttore
d’orchestra perde completamente il ritmo d’insieme.
Questa è una metafora del nostro sistema immunitario, che coincide con
l’identità individuale: il direttore d’orchestra è il cervello, i gruppi di strumenti sono gli apparati del nostro organismo, i musicisti gli organi, i rumori dell’ambiente sono gli eventi della vita.
Quando riusciamo a esprimere la nostra personale sinfonia, il che accade
per la maggior parte della vita, ci troviamo nello stato di salute; che è
una situazione sempre fluttuante, pulsante in maniera coerente pur se
continuamente mutevole, si adatta alle vicende della vita e degli
ambienti con piccole modifiche mantenendo la sincronia fra le parti,
come ballerini in un balletto.
Gli imprevisti possono essere stimolanti, risvegliare l’attenzione, riportarci
alla consapevolezza del qui e ora, rinforzando la coesione dell’insieme,
dell’identità individuale, dopo un breve momento di scompiglio.
Le turbolenze durevoli, così come i traumi, possono lasciare un segno
che stimola la creatività in vista di un adattamento che può rinforzare o
indebolire la coerenza dell’insieme, in questo abbiamo una possibilità di scelta consapevole, se siamo attenti ai segnali anche minimi che riceviamo dal corpo, il quale è sempre sincero.
Le turbolenze di breve durata sono le malattie acute, mentre quelle di
lunga durata sono quelle che la medicina ufficiale definisce croniche
cioè inguaribili, mentre le medicine energetiche, come omeopatia e
agopuntura, definiscono di terreno o costituzionali, nel senso che
entrano a fare parte dell’identità dell’individuo come storia personale.
Penso che i farmaci compresi i vaccini di qualunque tipo si inseriscano in
questo contesto come una turbolenza tra le tante.
Dopo aver letto diversi documenti sul nuovo vaccino a mRNA anti-
covid19, scritti e pubblicati sia da chi lo promuove sia da chi ne
sottolinea i pericoli, dopo aver analizzato il bugiardino inviato alle ASL,
dopo essermi confrontata con esperti che lavorano nel campo delle
biotecnologie, la conclusione che ho tratto non è diversa dalle premesse,
e cioè che questo nuovo farmaco rappresenta per il nostro organismo una
turbolenza tra le tante. Certamente uno stimolo nuovo, non ancora subìto
dall’organismo umano, non ancora osservato né sperimentato nel lungo
periodo e in un numero adeguato di volontari, in base a cui sia possibile
trarre conclusioni riguardo alla sua efficacia e sicurezza.
La reazione alla sostanza dipende come sempre dall’insieme della
situazione individuale nel momento in cui l’organismo riceve la
turbolenza-vaccino.
Le medicine energetiche: omeopatia, agopuntura, ionorisonanza,
reflessologia ecc. e tutte le terapie che hanno come scopo quello di
consolidare la coerenza individuale sono utili nell’affrontare le varie
turbolenze della vita.


CONSIDERAZIONI FINALI
Mi piacerebbe terminare questa breve disamina rassicurando voi e me con la prescrizione di una pillola magica, una formula riparatrice, una panacea per ogni male.
Ma non esiste, e, se esiste, non la possiedo.
Noi apparteniamo alla specie umana, la specie umana fa parte della vita e la vita è complessità.
La vita vuole esprimere se stessa in tutte le sue potenzialità e per farlo si adatta ai cambiamenti collettivi, qualsiasi essi siano, mantenendo le peculiarità individuali.
Questo non è facile né si realizza una volta per tutte ma è un processo costante.
Come funamboli siamo sempre in procinto di cadere rovinosamente al suolo mentre procediamo con attenzione, oscillando, per adattarci al movimento della fune sotto i nostri piedi, mossa dal loro stesso passo.
Ciò che conta non è evitare i conflitti, né farsene travolgere, bensì risolverli
creativamente con finalità costruttiva, conservando l’umano.
In che cosa consista l’essenza dell’umano, ingrediente segreto di ogni animo, è ricerca quotidiana dentro e fuori di noi.
Come mi ha detto un amico:”Il periodo che stiamo attraversando non finirà tanto presto, anzi sarà lungo; ma se pensiamo con la nostra testa e sentiamo con la totalità di noi stessi sarà un periodo in cui vivremo davvero, non ci lasceremo vivere” (Martino Ermacora, dott. Veterinario e biotecnologo).
Vorrei sottolineare che, secondo me, l’elemento fondamentale per vivere davvero è la progettualità condivisa. Cioè una progettualità che soddisfi tutti e tre i livelli, mentale, fisico, emozionale, in una collettività all’interno della quale si coopera in una direzione comune.
In questo modo una collettività può acquisire una identità propria, una coerenza, che le permette di esistere come un tutt’uno, in cui ogni individuo fa la sua parte con soddisfazione e per il benessere collettivo; una collettività in cui i conflitti vengono affrontati e risolti rispettando le esigenze sia del singolo sia del gruppo.
Proposta: non lasciamo che l’attenzione alle regole che ci vengono imposte riempia il nostro orizzonte. Non permettiamo che la modalità conflittuale del muro contro muro, della competizione in cui ‘io sono meglio di te’ prenda il sopravvento, sia nell’ambito delle relazioni individuali sia collettive.
Pur seguendole con la coda dell’occhio, teniamo lo sguardo davanti a noi, cercando modelli teorici e pratici di una nuova realtà da costruire insieme giorno dopo giorno.

Requiem per l’università. Un’azienda iperburocratizzata

Requiem per l’università. Un’azienda iperburocratizzata

Ripubblichiamo lo splendido articolo scritto originalmente su ROARS da Sergio Ferlito, che riassume perfettamente lo stato degenerativo dell’istituzione universitaria (e non solo) italiana (e non solo).

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Modellata secondo schemi organizzativi aziendalistici e schiacciata dal peso insostenibile di una burocratizzazione telematica onnipresente e sempre più invasiva, l’Università sta morendo. Sta morendo nell’indifferenza generale; e sta morendo – spiace dirlo – con il fattivo contributo, forse non del tutto inconsapevole, di coloro ai quali questa veneranda istituzione dovrebbe stare più a cuore: il corpo docente e dirigente. E con l’Università stanno morendo i valori culturali, sociali e politici alla cui elaborazione e trasmissione essa è stata preposta per secoli. Aziendalizzazione e teleburocratizzazione sono i nomi del morbo letale che sta uccidendo l’Università.

Diciamolo subito: non è una malattia soltanto italiana. Nell’età della globalizzazione sono pochi i problemi esclusivamente nazionali; per lo più si tratta di fenomeni planetari, benché connotati da specificità locali.

In Europa il punto d’avvio di questo percorso necrotico risale al c.d. “processo di Bologna”, così denominato perché, nel 1999, i ministri dell’istruzione dei paesi europei si riunirono proprio nel luogo in cui ha sede la più antica Università del Vecchio Continente per sottoscrivere una Dichiarazione che si proponeva di riformare in radice i sistemi d’istruzione dell’Unione. Benché non esplicitata, la spinta ideale della riforma era motivata da ragioni economiche.

L’obiettivo a cui essa mirava non consisteva nel riformare i sistemi d’istruzione al fine di renderli più adatti alla formazione culturale necessaria per comprendere e gestire un mondo complesso; il suo intento era piuttosto quello di renderli più efficienti per la crescita economica interna e più competitivi su scala mondiale. A conferma di tale orientamento, a meno di un anno di distanza dall’incontro avvenuto in una città che un tempo era chiamata “la Dotta”, i Capi di Stato e di Governo si riunirono a Lisbona per approvare un documento, noto come “Strategia di Lisbona”, il cui ambizioso progetto si proponeva di fare dell’Europa «l’economia basata sulla conoscenza [knowledge-based economy] più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile, con nuovi e migliori posti di lavoro». La via indicata a tal fine venne tracciata poco dopo, con l’avvio del c.d. “piano d’azione e.Europe,consistente nel favorire l’uso, la diffusione e la disponibilità di reti telematiche a banda larga al fine di incrementare l’e.Governement, l’e.health, l’e.business, nonché, appunto, l’e.learning, così da far rientrare anche l’istruzione e la formazione culturale nel quadro – mi si consenta il neologismo – dell’e.tutto. Aziendalizzazione e digitalizzazione sono facce della stessa medaglia.

A distanza di poco meno di un ventennio e dopo la crisi economica più duratura e devastante che si sia abbattuta sull’economia mondiale dai tempi del 1929, si resta allibiti constatando la miopia che fin da allora attanagliava la classe dirigente europea. Se la crisi del 2008 ci ha insegnato qualcosa è che a essere in crisi non era solo l’economia reale, l’economy; era piuttosto – e continua ad esserlo – la dottrina economica studiata e insegnata nelle università di tutto il mondo, l’economics, quanto meno nella sua versione mainstream.

L’aspetto più grave, allo stesso tempo meno percepito e meno dibattuto, della crisi del 2008 è che essa è il prodotto non solo, e forse non tanto, dell’instabilità congenita dei mercati, quanto di una regressione culturale che ricorda il declino dell’Impero romano e della cultura latina. Alcuni anni prima della strategia di Lisbona e con ben altra lungimiranza, David Harvey aveva segnalato che la produzione di conoscenza organizzata secondo moduli aziendalistici si stava notevolmente diffondendo e stava acquistando una base sempre più commerciale; «si consideri» – scriveva – «la non agevole trasformazione di molti sistemi universitari del mondo capitalistico avanzato dal ruolo di custodi del sapere e della saggezza a quello di produttori subordinati di conoscenza per il capitale delle grandi aziende».

Negli anni a noi più vicini, questo processo di mercificazione della cultura e aziendalizzazione dell’Università ha subito una rapidissima intensificazione che condurrà nel giro di qualche lustro alla sua definitiva estinzione. Al suo posto avremo Università on line e centri di formazione telematici nei quali un singolo docente potrà fare lezioni a un elevatissimo pubblico di studenti sparsi sull’intero territorio nazionale, o persino all’estero, che assisteranno alla lezione dallo schermo del loro computer o, più probabilmente, dal display dello smartphone: sono i MOOC (Massive Open Online Courses), corsi universitari on line e, in apparenza, gratuiti. Nel 2013 l’UE ha abbracciato con entusiasmo questo progetto e, con la benedizione del CUN e della CRUI (Consiglio Universitario Nazionale e Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), oggi nel nostro paese esistono dozzine di Università telematiche.

Il passaggio dalle Università tradizionali ai MOOC sarà meno traumatico di quanto possa credersi, e lo sarà perché poco appariscente. Già oggi, infatti, le Università che ancora mantengono le lezioni c.d. “frontali” e che preferiscono all’incontro virtuale quello reale, consentendo così a docenti e allievi di guardarsi negli occhi, sono per il resto interamente telematizzate. La distanza fra i due modelli sta diventando sempre più esigua. D’altra parte, in un’epoca in cui pressoché tutti gli Stati devono fare i conti con crescenti vincoli di bilancio, perché mai pagare gli stipendi a un nutrito corpo docente se un singolo professore può, da solo, fare lezione a una platea sterminata? O perché mai assumere docenti a tempo pieno se, analogamente a quanto avviene nelle aziende, anche le Università possono ricorrere a contratti a termine e a incarichi esterni? Quanto, poi, all’accertamento dell’identità personale dello studente richiesta al momento dell’esame, essa avverrà mediante il riconoscimento dell’iride realizzato grazie a fibre ottiche installate sul display.

Ovviamente, una volta registrati, quei dati personali resteranno – insieme a mille altre tracce – in eterno nel cloud e nutriranno i big data. Algoritmi e data mining penseranno a fare il resto, cioè a elaborare perfetti profili di milioni di individui appositamente preparati per ricevere pubblicità commerciale e “spinte gentili” capaci di orientare i comportamenti politici e sociali dell’umanità Dio solo sa verso quali direzioni. Con felice opzione linguistica, Richard Thaler e Cass Sunstein – due noti “architetti delle scelte”, campioni del neoliberismo – hanno chiamato nudge queste morbide costrizioni. Del resto, se le aziende navigano a vele spiegate verso l’industria 4.0, intensamente robotizzata e gestita dall’intelligenza artificiale, perché mai un’Università pensata come un’azienda non dovrebbe seguire lo stesso itinerario di modernizzazione? Già oggi molti esami, ivi compresi i famigerati test d’ingresso all’Università, sono congegnati in modo tale da poter essere valutati da computer e algoritmi.

Cosa ha portato a questo naufragio? C’è una potente ideologia sottostante a questo processo di aziendalizzazione e telematizzazione del mondo, un’ideologia che oggi risulta vincente su scala planetaria proprio perché, dopo la sbornia ideologica che ci ha accompagnato nel secolo scorso, riesce a rendersi impalpabile e invisibile, a presentarsi come approccio deideologizzato, come orientamento puramente pragmatico, pratico ed empirico, come concreta “cultura del fare” che non costringe, ma spinge gentilmente: è l’ideologia neoliberista, un’ideologia invasiva che mette al centro della sua visione del mondo l’efficienza, la crescita economica e il profitto, ed eleva dunque l’impresa a modello organizzativo esemplare sul quale plasmare l’intero ordine sociopolitico, senza escludere dal suo raggio d’azione le istituzioni culturali. Il neoliberismo è una forma di biopolitica il cui obiettivo primario, in larga parte già coronato da successo, consiste nel generare una mutazione antropologica orientata a riplasmare ogni valore umano e ogni categoria culturale al fine di renderle leggibili solo all’interno di un quadro di riferimento strettamente economico.

Ovunque nel mondo le Università sono state risucchiate in questo vortice e l’istruzione, sia scolastica che universitaria, è stata piegata alle logiche del mercato e modellata su categorie quantitative, accantonando la qualità. Nell’Unione Europea sono stati introdotti gli ECTS, European Credit Transfer and Accumulation System, vale a dire il sistema di crediti, meglio noti in Italia come CFU (crediti formativi universitari), sicché la prima cosa che gli studenti imparano è che anche la formazione, la cultura e il sapere si contano e ricadono nelle categorie dell’economico: producono “crediti” e “debiti”.

In stretta analogia con la logica dello scambio mercantile, ciascun corso di laurea (fra triennali e magistrali oggi in Italia sono ben 4454) per rispondere alla “domanda” di istruzione deve dotarsi di una specifica “offerta formativa”, i cui insegnamenti vengono “erogati”, come se i docenti universitari fossero, appunto, erogatori, analoghi alle pompe di benzina o ai distributori automatici di bevande e merendine. E non c’è da stupirsene: i professori universitari non sono più persone che rispondono alla vocazione del docere; sono “punti organico”. Non si tratta di mera sciatteria linguistica, ma di una sofisticata strategia studiata ad arte per colonizzare la mente. In un’ottica di questo tipo, va da sé che si chiamino “prodotti” i risultati dello studio e delle ricerche dei docenti – di quei pochi docenti che, malgrado il peso insostenibile di innumerevoli pratiche burocratiche on line cui devono attendere quotidianamente, trovano ancora il tempo e la voglia di studiare. Sono “prodotti” – e prodotti particolarmente apprezzati sul mercato universitario – persino le lauree, perché la produttività delle aziende universitarie viene misurata, tra l’altro, in ragione del rapporto fra numero di iscritti e numero di laureati, ossia fra la materia prima che entra nel sistema produttivo, l’input, e i titoli sfornati, l’outputo, appunto, il prodotto, che in questo caso viene chiamato “capitale umano” perché costituisce – assieme ai più tradizionali “terra”, “capitale” e “lavoro” – uno dei fattori di produzione.

Per valutare “prodotti” e “produttività” del sistema, esiste ovviamente una vasta rete di agenzie di rating, sia nazionali che internazionali, che emettono responsasulla qualità ed affidabilità di Atenei, Dipartimenti e Corsi di laurea ed è sulla scorta di queste quotazioni che i Governi distribuiscono i fondi pubblici, peraltro sempre più esigui. Atenei e Dipartimenti sono perciò spinti sul terreno della concorrenza reciproca, esattamente come qualsiasi azienda. Come per queste ultime, il criterio guida è “scannatevi a vicenda, quanto più intensamente e celermente potete”. I criteri e i parametri mediante i quali le agenzie del rating universitario misurano l’“eccellenza” – parola magica che in realtà fa rabbrividire – sono strettamente aziendalistici. Sia sul terreno della ricerca che su quello della didattica, vi predomina di gran lunga il profilo quantitativo rispetto a quello qualitativo, difficile da misurare, mentre è decisamente più facile – e infinitamente più cretino – affidarsi a criteri bibliometrici, citazionali e di classificazione delle riviste. Due cose accomunano le poco note agenzie del rating universitario alle più note Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch: sia le une che le altre sono viziate da pesanti conflitti d’interesse e in entrambi i casi i responsa che emettono hanno la stessa affidabilità di quella un tempo attribuita all’oracolo di Delfi. Cionondimeno sono attesi e venerati con la stessa fiducia che un tempo nutriva la fede in Apollo. Che la credulità sia diffusa nella confraternita di economisti e operatori finanziari sempre in attesa del verbo di Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch sorprende poco; che un’analoga fiducia nel rating universitario sia diffusa anche presso il ceto intellettuale e i professori universitari stupisce di più.

Lo strumentario per realizzare il controllo e il successivo rating delle Università è molto nutrito ed è, ovviamente, rigorosamente telematico. C’è la VQR (Valutazione della Qualità delle Ricerca); la SUA-RD (Scheda Unica Annuale per la Ricerca Dipartimentale); l’AVA (Autovalutazione e Accreditamento dei corsi di studio); per tacere, infine, della farneticante normativa che disciplina procedure e merito dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, l’ASN. Esistono, inoltre, dozzine di altri acronimi altisonanti e indecifrabili (il GOMP, l’IRIS …) e altri infiniti adempimenti burocratici, variabili da Ateneo ad Ateneo e da Dipartimento a Dipartimento, ai quali i docenti devono attendere ogni giorno. Il risultato di questa iperburocratizzazione debordante e ottusa è che i docenti sono costretti a dedicare la maggior parte del proprio tempo e delle proprie energie intellettuali a un profluvio di adempimenti burocratici che, nei rari casi in cui non nuocciono all’Università, sono decisamente inutili: servono solo a sottrarre tempo ed energie allo studio e alla didattica.

Occorre dirlo e dirlo con forza e chiarezza: la digitalizzazione telematica ha spianato un’autostrada alla marcia trionfale della iperburocratizzazione dell’Università. Il web, al cui fascino irresistibile e perverso pochi riescono a sottrarsi, ha spalancato all’ANVUR – l’organismo che governa e controlla l’Università con poteri di gran lunga maggiori di quelli del Ministero dell’Istruzione – sconfinate praterie da conquistare e colonizzare con armi telematiche. Quel che lascia esterrefatti è che Atenei e Dipartimenti ne seguono le orme con entusiasmo, nella convinzione – non so se più stupida o più ingenua – che digitalizzare la burocrazia significhi ridurla, renderla più snella, leggera, agile e impalpabile. Il risultato è stato invece quello di farle assumere dimensioni elefantiache. Negli anni Settanta, quando ero studente presso la Facoltà (come si chiamava allora) di Scienze Politiche, il personale tecnico-amministrativo contava sì e no quattro o cinque addetti che riuscivano ad espletare le loro funzioni in modo esemplare. L’attuale Dipartimento omonimo presso il quale ora insegno, che è all’avanguardia sulla via del “progresso” telematico, annovera non meno di due dozzine di dipendenti i quali, malgrado la loro incondizionata dedizione e l’indiscutibile professionalità, arrancano con fatica per attendere agli infiniti adempimenti telematico-burocratici cui sono quotidianamente sottoposti, analogamente al corpo docente.

Sulla crisi dei sistemi d’istruzione superiore e universitaria esiste una robusta letteratura, sia italiana che straniera, e a essa non si può che rinviare chiunque abbia voglia di saperne di più. C’è tuttavia un aspetto cruciale sul quale questa letteratura non insite a sufficienza. I maggiori responsabili della catastrofe universitaria non sono né i governi, né la crisi economica che ha costretto a drastici tagli di bilancio; non lo sono nemmeno i burocrati in sé, che si limitano ad applicare norme che non hanno fatto loro e che non hanno interesse a giudicare; ancor meno responsabili sono gli studenti, i quali sono solo le vittime di un sistema perverso. I responsabili maggiori del collasso dell’Università – addolora dirlo – sono i docenti universitari che, salvo sporadiche e deboli proteste, non hanno mosso un dito per impedire la catastrofe aziendalistico-telematica dell’Università. Per qualche ragione difficile da comprendere, hanno passivamente assecondato il sistema, rendendosi complici del tracollo. Ammaliati dal fascino di un presunto “progresso” che fluttua nel cloud su ali telematiche; catturati dall’immagine di una certa efficienza aziendalistica incarnata dalla figura del manager, adempiono con zelo tutte le prescrizioni di una normativa il cui obiettivo ultimo, e neanche troppo nascosto, è lo smantellamento dell’Università.

Come molte altre istituzioni, la vecchia Università era certamente piena di molti e gravi difetti, fra i quali spiccava il nepotismo familistico. Ma era anche piena di pregi e di alte qualità: non ha mai pensato che la cultura fosse merce; non ha mai creduto di essere un surrogato degli uffici di collocamento sul mercato del lavoro e non ha mai imposto agli studenti tirocini gratuiti a beneficio di enti pubblici e aziende private; ha invece provveduto alla formazione piuttosto che all’informazione e, infine, ha tenacemente difeso la sua autonomia contro ogni invadenza burocratica. Certamente l’Università italiana non era peggiore di quelle di altri paesi, così come non era peggiore la scuola che, malgrado tutto, continua ancora a essere una fra le migliori al mondo. Per correggere i difetti di cui soffriva l’Università si sono prescritte cure peggiori del male che si voleva curare, cure che hanno però il fascino del cambiamento, dell’innovazione, del progresso. Disgustato dalla teleburocratizzazione dell’Università trasformata in azienda, un professore dell’Ateneo genovese, Accademico della Crusca, si è dimesso e il suo gesto esemplare dovrebbe essere seguito in massa. Invece i più si adeguano, avallando così le istanze della burocratizzazione telematica. Sono pochi i docenti che non si piegano alla VQR, alla SUA, all’AVA, alle regole dell’ASN e agli altri infiniti adempimenti che stanno schiacciando l’Università; pochi quelli che si rifiutano di far parte di commissioni di valutazione di pari o di altri organi di controllo e accreditamento; pochi, troppo pochi, quelli disposti a imboccare la strada della disobbedienza civile e del boicottaggio del sistema, che è forse l’unica strada che resta per arrestare la deriva.

«Ci troviamo nel bel mezzo di una crisi di proporzioni inedite e di portata globale» – scriveva qualche anno fa Martha Nussbaum; e proseguiva: «Non mi riferisco alla crisi economica mondiale che è iniziata nel 2008. In quel caso, almeno, tutti si sono resi conto della crisi in atto e molti governi nel mondo si sono dati freneticamente da fare per cercare delle soluzioni […]. Mi riferisco invece a una crisi che passa inosservata, che lavora in silenzio, come un cancro; una crisi destinata ad essere, in prospettiva, ben più dannosa per il futuro della democrazia: la crisi mondiale dell’istruzione». La citazione è piuttosto lunga e chiedo venia al lettore; ma quel che segue merita di essere riportato tale e quale. «Sono in corso radicali cambiamenti riguardo a ciò che le società democratiche insegnano ai loro giovani, e su tali cambiamenti non si riflette abbastanza. Le nazioni sono sempre più attratte dall’idea del profitto; esse e i loro sistemi scolastici stanno accantonando, in maniera del tutto scriteriata, quei saperi che sono indispensabili a mantenere viva la democrazia. Se questa tendenza si protrarrà, i paesi di tutto il mondo ben presto produrranno generazioni di docili macchine anziché cittadini a pieno titolo, in grado di pensare da sé, criticare la tradizione e comprendere il significato delle sofferenze e delle esigenze delle altre persone. Il futuro delle democrazie di tutto il mondo è appeso a un filo».

Sante parole. Ma siamo sicuri che le “docili macchine” incapaci di “pensare da sé e criticare la tradizione” stiano solo dall’altra parte della cattedra? Forse è giunto davvero il tempo d’intonare il Requiem.

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Kaspar Hauser, il fanciullo d’Europa

Kaspar Hauser, il fanciullo d’Europa

di Paulette Prouse

Kaspar Hauser venne trovato il lunedì di pentecoste del 1828 in una piazza di Norimberga, mal vestito e apparentemente smarrito, come uno vissuto, fino a quel momento, in completo isolamento. La sua età era di circa 16 anni. Le uniche parole che conosceva erano il suo nome e qualche frase per lui priva di significato. Aveva in mano un biglietto nel quale si chiedeva al funzionario cui era indirizzato di ucciderlo o di appenderlo al camino se avesse trovato che egli non era buono a nulla.
Su Kaspar Hauser sono stati scritti un numero incredibile di libri e di articoli, sono stati girati due film e in Germania c’è un raduno annuale dei simpatizzanti del “Fanciullo d’Europa” (das Kind Europa’s), come viene spesso chiamato: già dietro questo nome si nasconde un misterioso fascino.

Per la complessità dell’argomento è molto facile perdersi, così mi limiterò a qualche riflessione di carattere più esteriore, per quanto sia possibile, in questa vicenda, scindere la parte esteriore da quella più esoterica.
Le mie considerazioni sono basate, soprattutto ma non unicamente, sullo studio dei testi di Peter Tradowski – che ho avuto il piacere di conoscere qualche anno fa in occasione di un suo seminario svoltosi a Milano – perché è molto completo e soprattutto perché affronta il tema nell’ottica della Scienza dello spirito.
Prima di fare qualsiasi commento sull’argomento Hauser bisogna tener conto dell’articolo apparso sullo Spiegel nel 1996, in cui viene messo in risalto il fatto che due istituti di ricerche genetiche, uno in Germania e l’altro in Inghilterra, hanno constatato che il sangue trovato su un indumento che Kaspar Hauser avrebbe indossato al momento dell’assassinio non sarebbe quello del figlio di Stephanie de Beauharnais, come ventilato da molti, e quindi non può essere il successore al trono del Baden-Wuertemberg.

In primo luogo si deve tenere in considerazione il margine d’errore nel metodo di queste analisi, tanto più che i ricercatori stessi hanno detto di essere arrivati molto vicini al limite della prova. Anche nella criminologia moderna queste analisi non sono sempre sufficienti per condannare qualcuno.
Nel caso di Kaspar Hauser si tratta di prelievi fatti su un indumento, un presunto indumento di 150 anni fa. Dico “presunto indumento”, perché l’editore dello Spiegel è stato varie volte sollecitato, vanamente, a partecipare a incontri per chiarire alcuni punti essenziali:

1. Dove sono stati custoditi gli indumenti in questione?

2. Chi ha commissionato e pagato le analisi?

Nessuno ha mai risposto a queste domande. Inoltre, il prelievo del sangue con il quale si sono confrontati i risultati di queste analisi, è stato fatto su una lontana discendente di colei che avrebbe dovuto essere la madre.
Si parte sempre dal principio, come nell’ebraismo, che sia la madre a determinare la discendenza.
All’articolo dello Spiegel, che ha suscitato una grande eco, bisogna lasciare lo spazio che merita ogni notizia dei media: sono facilmente manipolabili. Nel caso specifico, la notizia viene emessa come un verdetto dalle altezze della scienza per porre la parola fine alla vecchia
disputa sulle origini di Kaspar Hauser. Ma ha avuto l’effetto opposto, ha riacceso l’interesse per il Fanciullo d’Europa, che ancora oggi esercita un fascino quasi magico su molti uomini.

Come può anche essere una forza misteriosa, occulta che vuole tramandare alla posterità il messaggio che viene dalla corrente di chi lo ha assassinato.
E non poche persone vedono l’articolo dello Spiegel sotto questa luce.
Tuttavia, per onestà intellettuale, dobbiamo prendere in considerazione l’attendibilità di queste analisi. In questo caso verrebbe escluso il crimine dinastico, ma rimarrebbe pur sempre il mistero Kaspar Hauser, il fanciullo trovato nelle strade di Norimberga un lunedì di Pentecoste.

Doveva essere qualcuno di molto importante, tanto da tenerlo, fin dalla più tenera infanzia, chiuso in un luogo buio, dove non poteva mai stare in piedi con due cavallini di legno come unico giocattolo. Nessuno per insegnargli a parlare, solo un uomo vestito di nero col viso coperto gli portava pane e acqua come unico cibo. Per tagliargli le unghie gli veniva somministrato un sonnifero. C’era dunque una grande preoccupazione di non farsi mai riconoscere. Era una situazione molto scomoda, un grosso impegno col rischio della pena di morte nel caso si venisse scoperti.
Se fosse stato un povero balordo, come si era tentato di far credere, perché congegnare un piano così rischioso? Non era più semplice ammazzarlo? E anche se fosse stato l’erede al trono, i crimini dinastici in quell’epoca erano all’ordine del giorno.

Comunque, fra la popolazione serpeggiavano diverse voci, perché regnava una dinastia che non avrebbe dovuto regnare e, nella casata che avrebbe dovuto regnare di diritto, sono successi eventi molto strani: si sussurrava che un figlio appena nato fu sostituito da un altro neonato malato che morì poco tempo dopo. In quella dinastia c’era anche un secondo figlio, di nome Alessandro, che sembra sia stato assassinato.

IL RITROVAMENTO

Ma veniamo al momento dell’apparizione di Kaspar Hauser nelle strade di Norimberga. I primi ad avvistarlo sono due calzolai: lo vedono scendere titubante per la strada, si avvicinano ma non riescono a ricavare nulla dagli strani suoni che emette. Tiene in mano un biglietto con l’indirizzo del capitano della cavalleria.
Lo conducono dal capitano che non è in casa; il giovane rifiuta con disgusto ogni cibo che gli viene offerto, accetta solo pane e acqua e si addormenta pesantemente. Gli accade spesso di piombare in un “sonno profondo: perché il contatto col mondo gli era quasi insopportabile, i suoi sensi così acuti lo mettono a dura prova e se non fosse per la sua eccezionale tempra si sarebbe irrimediabilmente perso, psichicamente”.
Più tardi, quando vede il capitano in uniforme luccicante, Kaspar Hauser rimane affascinato, si mette a toccarlo, a tastarlo in modo puerilmente ingenuo. Si può capire che il capitano rimane scioccato dal comportamento di questo ragazzo che non è più un bambino. Non riesce a ricavare nulla dai discorsi del giovane; senza perdere tempo lo fa condurre alla polizia. E con questo gesto di rifiuto del capitano, si può dire che sia fallito il piano degli avversari di Kaspar Hauser, che volevano farlo sparire nell’anonimato, ne volevano fare un povero garzone di stalla incapace di esprimersi e di comunicare.

Pensavano di aver creato un corpo non più in grado di accogliere un Io. Si rimane impressionati dalle abili mosse dei suoi avversari, perché presuppongono una profonda conoscenza esoterica: il fatto di aver riconosciuto, prima ancora che si incarnasse, l’entità spirituale che stava dietro Kaspar Hauser, la cui missione temevano più di ogni altra cosa.
Ma non hanno tenuto abbastanza conto della sua eccezionale forza spirituale. E della costellazione di incontri con personalità particolari.
Anche i poliziotti non sanno cosa fare del ragazzo. Egli si limita a ripetere senza capo ne coda le poche parole di dialetto che l’uomo in nero gli aveva insegnato. Vuole afferrare la fiamma della candela, si brucia e si mette a piangere. Finalmente scrive con grande difficoltà su un foglio di carta il nome che porterà attraverso il mondo: Kaspar Hauser.
Poi viene condotto nella prigione della torre insieme con un garzone macellaio che ha il compito di tenerlo sotto osservazione. Comincia un periodo di nuove sofferenze.
Presto si sparge la voce sullo strano trovatello. La gente giunge da lontano per vederlo e toccarlo, gli porta dei doni, gli vuole bene. Ma per il fanciullo è troppo, non regge i continui contatti con estranei, è una terribile sofferenza che gli fa rimpiangere la sua cella buia e tranquilla con l’uomo in nero che riteneva essere suo padre.

UN FANCIULLO INNOCENTE

Si può vedere, tuttavia, un aspetto positivo nello strano destino di essere stato messo sotto la sorveglianza del guardiano Hiltel, un uomo semplice, un uomo di cuore che a contatto con i prigionieri si è fatto una sorprendente esperienza di buon osservatore.

Egli ha saputo, infatti, riconoscere in quel giovane scialbo e incapace di esprimersi, la purezza, l’innocenza, il candore. Hiltel dice che vorrebbe tenerlo in casa se non avesse già il peso di otto figli. Ha avuto una prova inconfutabile della sua innocenza quando, insieme con sua moglie, lo hanno spogliato per la prima volta: era naturale come un bambino e non provava alcun imbarazzo per la sua nudità, come se non fosse stato toccato dal peccato originale.
A questo proposito Steiner diceva di non aver rintracciato alcuna incarnazione né prima né dopo della sua vita in Germania. Lo chiamava “l’Atlante”, riferendosi all’antica epoca evolutiva dell’Atlantide in cui esseri spirituali si mescolavano agli uomini per aiutare a portare avanti l’umanità. Non esisteva ancora la scrittura, perché gli uomini avevano una memoria prodigiosa, come Kaspar Hauser prima di aver imparato a leggere e a scrivere. Steiner, in una comunicazione verbale al suo amico, il conte Polster von Hoditz, diceva che Hauser non era un uomo ma un essere della gerarchia degli Angeli, custodito, preservato per svolgere una missione particolare.

Hauser viene messo nelle mani del medico legale Preu, che ha il compito di chiarire se si tratti di un impostore o di un malato. Il risultato delle sue osservazioni recita: “Questo uomo non è né folle, né ritardato, ma è stato allontanato con forza e con la più grande crudeltà da ogni contatto con gli uomini e la società”. Preu fonda il suo rapporto su osservazioni oggettive che risultano soprattutto dalle gambe del ragazzo: nelle ossa Hauser porta l’impronta della sua prigionia. È chiaro che una tale deformazione può essere provocata da una lunga stazione seduta soltanto in un bambino piccolo le cui ossa sono ancora flessibili.
Anche l’autopsia fatta dopo l’assassinio rivelò dei polmoni piccolissimi, non essendo mai stato all’aria aperta, e un fegato enorme che si spiegherebbe per il fatto di aver mangiato sempre solo pane. Successivamente Kaspar Hauser incontra Binder, il borgomastro di Norimberga; ma più che il borgomastro, è l’uomo a occuparsi di questo essere unico. Egli rimane sconvolto davanti a questo fanciullo, parla della sua indescrivibile dolcezza, la bontà che attira chi gli sta intorno; dice che è come una benedizione mandata dal cielo alla città di Norimberga. In effetti Hauser prova compassione per tutti, anche per i suoi carnefici: dice che l’unica cosa che non perdona loro è di non avergli fatto mai vedere il cielo stellato.

Fra coloro che conoscono Kaspar Hauser fin dai primi tempi c’è un certo Feuerbach (anche lui autore di un libro  su Hauser), professore di diritto penale e criminologo. Egli cerca di svelare l’enigma della sua nascita e vi arriva molto vicino, ma muore improvvisamente.
Qualcuno sostiene che non sia morto di morte naturale.
Un altro personaggio importantissimo per l’evoluzione di Hauser è Daumer, che lo vede nella prigione della torre e capisce subito che il destino gli impone una missione. Di Daumer, Steiner diceva che era l’ultimo dei Rosacroce. Su proposta del borgomastro, Hauser è affidato a Daumer che lo porta nella casa dove vive con la madre e la sorella. Daumer rimane stupito dalla sua memoria prodigiosa. Gli insegna a leggere e a scrivere, ma dopo qualche tempo devono interrompere gli studi per i terribili mal di testa che si scatenano poco dopo l’inizio delle lezioni. Per un breve periodo Daumer affida a Hauser dei lavori manuali. Poi, a poco a poco riprendono le lezioni perché Hauser ha una grande voglia di imparare.

Migliora la sua salute e anche il suo rapporto col cibo; la sua andatura non è più molto diversa da quella di una persona normale. A questo punto ci sarebbero molti aspetti che andrebbero analizzati sul modo di Kaspar Hauser di relazionarsi con il mondo circostante, come per esempio il suo rapporto col magnetismo per cui percepiva gli esseri viventi e i metalli a grande distanza, vedeva nel buio di notte, sentiva odori impercettibili a un organo normale. I suoi sensi erano di straordinaria acutezza: percepiva molto di più che un uomo comune, ma non aveva concetti. Quando gli diedero una stanza con vista su un giardino fu terrificato.
Più tardi spiegò che aveva la sensazione di una superficie che lo schiacciava perché non aveva il concetto di distanza, di rilievo. Sarebbe un aiuto per lo studio della Filosofia della Libertà in cui Steiner cerca di farci capire la differenza fra la percezione di una cosa e i concetti legati alla cosa. È difficile immaginare le sofferenze di Hauser per il fatto di dover affrontare il mondo senza alcun concetto. A Hauser “mancavano i concetti che gli uomini si costruiscono fin dall’infanzia”.

Nonostante la sua immensa bontà, Hauser non aveva fede, è l’esempio del fatto che l’idea di Dio non è innata nell’uomo, ma gli viene dall’esterno, sia attraverso l’osservazione della natura, sia attraverso l’istruzione o l’esempio.
A questo punto entra in scena un altro personaggio importante, il pastore Fuhrmann (celebre per la sua orazione funebre di Kaspar Hauser, un gioiello della cultura cristiana Mitteleuropea).
Fuhrmann ha il compito di prepare Hauser per la cresima. Non può metterlo insieme ai suoi coetanei che avevano ricevuto un’educazione religiosa fin dall’infanzia, deve prenderlo separatamente. Nei suoi racconti, egli riporta che Hauser non accettava tutto ciecamente, aveva dei dubbi prima di accogliere intimamente il Cristianesimo; era commosso fino alle lacrime per la morte di Cristo sulla croce. Dopo che Fuhrmann gli spiegò che quello era il sacrificio necessario per salvare l’umanità, Hauser tornò sull’argomento dicendo che non era affatto convinto che Dio Padre non avrebbe potuto trovare un’altra soluzione per salvare gli uomini che quella di sacrificare il proprio figlio.

LA FINE

Ma l’epoca relativamente felice finisce quando nella casa di Daumer un uomo mascherato di nero tenta di assassinare Kaspar Hauser; forse il fatto che Hauser aveva manifestato il desiderio di scrivere la propria biografia, risveglia i suoi avversari.
Poco dopo il tentativo di omicidio, Hauser lascia la casa di Daumer che è ritenuta poco sicura.
Il signor Tucher, un negoziante, lo accoglie in casa. Segue un apprendistato in vista di una professione. All’epoca del tentativo d’assassinio, Lord Stanhope, un inglese massone a Norimberga in viaggio d’affari, non sembra interessarsi del famoso Fanciullo d’Europa.

Successivamente, come un serpente, alla maniera di un seduttore, Lord Stanhope si avvicina al giovane inesperto e riesce ad affascinarlo con promesse e regali, lo turba pungolando quel quid di vanità che è in lui. Il Lord è un grande attore e un diplomatico prodigioso, perché in un primo tempo riesce a ingannare tutti, tranne Tucher, il tutore, al quale non sfugge l’influenza nefasta su Hauser.
Disgraziatamente Hauser cade sotto la tutela di Stanhope. Da amico paterno, benefattore, Stanhope si trasforma nel suo peggior nemico. Daumer capì la natura malvagia del Lord solo quando, dopo l’assassinio, questi si recò a casa sua per convincerlo a testimoniare il falso contro il trovatello per infangarne la memoria. Stanhope volle sviare ogni sospetto riguardo all’assassinio, recandosi a Monaco per far timbrare una lettera indirizzata a Hauser, quando l’omicidio era già avvenuto ed era sulla bocca di tutti. Si capisce anche la premeditazione se si tiene conto del fatto che il Lord allontanò Hauser da tutti suoi amici e gli mise vicino il terribile professor Meyer che lo torturava e che, quando l’assassino piantò un coltello nel fegato di Hauser, lo accusa di aver tentato il suicidio per farsi notare. Si è saputo che Stanhope, più tardi, si suicidò in Inghilterra.

Si sa che era un massone, un aristocratico rimasto senza denaro e quasi certamente per lui l’assassinio di Hauser era un crimine dinastico, probabilmente commissionato dalla dinastia usurpatrice; forse Stanhope non era a conoscenza della vera natura spirituale di Kaspar Hauser.

IL MITO

Ma Kaspar Hauser era diventato un mito per la gente. Gli abitanti di Norimberga ricordavano con grande emozione il giorno della cresima nella cappella di S. Gobert, una cappella dei Cavalieri del Cigno: conosciamo il legame fra i rosacroce, ossia i cavalieri del Gral e il simbolo del cigno grazie a Parsifal e a Lohengrin. Quando fu chiesto a Steiner se poteva dare qualche indicazione su un’incarnazione di Cristian Rosacroce, Steiner consigliò di guardare un dipinto di Rembrandt, Il Cavaliere del Cigno al museo di Glasgow.

Durante la cresima di Kaspar Hauser un coro di voci accompagnò la preghiera, ma nell’istante in cui egli si inginocchiò l’emozione che mise nella preghiera ebbe un effetto straordinario sull’assemblea. Ognuno pregò con lui e per lui.
Ma i suoi avversari erano allarmati per la sua evoluzione. Un consiglio segreto decise della sua morte. Fu pugnalato da uno sconosciuto nel giardino di Ansbach. Quando arrivò barcollando a casa, Meyer lo accusò di voler attrarre l’attenzione su di sé e lo costrinse a percorrere la via verso il giardino; come una vera via crucis, lo fece camminare fin quando si accasciò.
Agonizzò e morì il terzo giorno. Con le sue ultime parole espresse il dolore di non aver potuto compiere la sua missione, dicendo che “il mostro è stato più forte”. Ma il mostro non fu così forte da impedire al pastore Fuhrmann di essere presente ai suoi ultimi istanti. Ed egli riportò che al momento della morte, si percepiva la luce del Cristianesimo; “Kaspar Hauser perdona tutti, anche al professor Meyer e al suo assassino”.
Fuhrmann testimoniò che Hauser ha pronunciato le ultime parole di Cristo sulla Croce: “Padre sia fatta la tua volontà, non la mia”.
Malgrado le terribili prove cui fu sottoposto, Kaspar Hauser conservò la fiducia negli uomini; colmo di bontà, egli accettò il suo destino, perdonando chi gli aveva fatto tanto male. Egli ha così trasformato in una vittoria dello spirito la sconfitta sul piano esteriore, ha trasformato il male in bene. Nella sua grande bontà diceva che nessuno gli aveva fatto del male; era una menzogna, ma era una menzogna di Angelo.

tratto da Newsletter Artemedica n. 9, 2008

Vaccini e Discernimento

Vaccini e Discernimento

Viviamo in un periodo particolarmente difficile per chi è solito porsi delle domande ed è ancora più difficile per chi queste domande le pone direttamente a chi di dovere, purtroppo.
Viviamo annegando nei paradossi.

Mi piacerebbe avere una percezione diversa della realtà ma che ci posso fare? Questa, in definitiva è la mia realtà.

Se scegli di non vaccinare il tuo bambino diventi il complottista che gioca sulla salute dei figli e dell’intera collettività, decidendo in base a informazioni trovate su qualche anonimo sito in rete, magari pure per caso. Potresti finire nella categoria di “quelli che si oppongono perchè hanno letto su facebook che i vaccini ‘fanno venire’ l’autismo” o in quella ancora più gettonata di “quelli che non vaccinano perchè idolatrano Wakefield”. Se ti va bene, potresti finire nella più semplice e generica “quelli che vogliono fare gli alternativi”. Un’altra divisione che a quanto pare ha funzionato? “Quelli brutti e cattivi” un concetto spiegato da Gian Marco Capitani, intervistato dalla nostra Marta.
Consiglio l’ascolto (qui) perché ricostruisce abilmente queste dinamiche, meccanismi funzionali alla creazione di stupide fazioni in stile “tifodastadio”, che hanno causato parecchie difficoltà a chi si è ritrovato in mezzo suo malgrado.
Descrive le assurdità che hanno contraddistinto il 2017, in particolare i mesi che hanno preceduto l’approvazione del decreto Lorenzin, fa davvero comprendere l’opprimente atmosfera che ha avvolto, in quel periodo, chi aveva iniziato a dissentire già da molto.

Le etichette spuntano come i funghi, non riesco nemmeno lontanamente a pensare che possa esistere qualcosa di più riduttivo, ma visto che piacciono tanto proverò a crearne una anche io, se vi ci ritrovate ve la presto volentieri, vediamo…potremmo essere “quelli che vogliono solo il bene dei propri figli e se ne fottono di quello che pensa la gente e se ne fottono pure di tutte le altre etichette” . Direi che suona.

Sono solo una mamma. Che cosa fai quando sei assalita dai dubbi e ti ritrovi mille porte chiuse in faccia da un sistema che non è minimamente interessato a fornire risposte? Sono andata a sbattere contro parecchi muri, alla fine mi sono semplicemente rassegnata e ho cercato di arrangiarmi.
La confusione è inevitabile, basta farsi un giro in rete, si esce disorientati e con la tentazione di lasciar perdere immediatamente. Molti articoli riportano lunghe liste di riferimenti ai quali è impossibile o difficile risalire, opinioni, battutine sarcastiche, assunti preconfezionati, congetture e deduzioni strettamente personali. Perdite di tempo infinite.

Ci ripetono come fosse un mantra che l’associazione vaccini-autismo è legata solo ed esclusivamente ai dati falsificati da Wakefield, che i vaccini sono efficaci e sicuri, che metterli in discussione è da pazzi paranoici.

La comunità scientifica è davvero così unita al riguardo?
Di chi ci possiamo fidare?
Ho tentato di capirlo, ho commesso degli errori, ho ritentato, ho cambiato idea, ho pensato di fare semplicemente quello che mi veniva imposto e finirla lì, sono impazzita, ho provato ad eliminare gli intermediari, ho provato a seguire solo la ragione, poi solo l’istinto, ho provato ad unirli e non so cosa succederà domani ma so di aver fatto del mio meglio e so che continuerò a farlo. Quanto segue è parte di questo processo. Spero solo possa essere in qualche modo d’aiuto.

Ho pensato quindi di rendere disponibile la mia ricerca senza commentarla perchè credo che i miei dubbi siano molto simili a quelli di chiunque altro si approcci all’argomento e le conclusioni non dovrebbero essere contaminate o influenzate, almeno all’inizio, lascerò dunque da parte la mia esperienza ed eviterò di esprimere il mio pensiero, per il momento.  

Ho avuto difficoltà nello scegliere l’impostazione del lavoro a causa della mole di materiale da selezionare, per iniziare ho deciso di riportare esclusivamente ricerche regolarmente pubblicate che hanno avuto accesso a pubmed  (qui una guida completa per iniziare ad utilizzare questa banca dati in autonomia) perchè maggiormente sottoposte a peer-review e riconosciute anche dai medici dell’Asl con i quali è necessario sostenere il colloquio per l’obiezione attiva.

Ho diviso gli studi in vari capitoli per facilitare la lettura, ho riportato il titolo dell’articolo in inglese con il link ipertestuale e di seguito la sua traduzione, ho cercato di sintetizzare i risultati conclusivi trascrivendo le parti più importanti, ho aggiunto qualche nota per i concetti o i termini meno comuni, fondamentali per la comprensione.

Come sempre non ho la pretesa di essere esaustiva perchè sarebbe impensabile e non avendo competenze strettamente tecniche, mi scuso per eventuali imprecisioni, errori o ripetizioni. Il mio è solo un tentativo, vorrei poter dare un po’ di speranza a chi sta cercando di vederci chiaro, a chi si trova smarrito con l’intero sistema contro.
Solo, nella disperata volontà di difendere ciò che ha di più caro.
Solo, nel dover sostenere conversazioni con addetti ai lavori che abusano del loro “potere” e della loro carica per esercitare pressione.
Solo, sotto al costante giudizio delle persone che incontra.

Ovviamente non è mia intenzione dare risposte, vorrei che queste righe fossero considerate più come uno spunto, un esempio per orientarsi nella ricerca e trovare il proprio metodo. A volte la cosa più difficile da fare è capire in che direzione muovere il primo passo, poi ci si perdono le notti, ci si ritrova con gli occhi gonfi e si fatica a spegnere il computer perchè si vedono tre tastiere. Non ci si accontenta di quella voce rassicurante, quel disco rotto, il medico di turno al colloquio che vi culla cercando di convincervi: “è tutto a posto, andrà tutto bene”.
Neanche l’ombra di un ragionamento critico, nessuna risposta personalizzata, la minima valutazione individuale, zero interesse.

Tantomeno ci si fida di ogni parola che si legge in internet, si arriva ad aprire ogni singolo link per verificare e capire, per allenare il discernimento appunto, che caratterizza CGS.

Discernimento che diventa sempre più importante, indispensabile. Prerogativa per una scelta consapevole. Ecco il mio piccolo dono accompagnato da un sentito augurio, troveremo la forza per affrontare l’anno che sta per iniziare. Un abbraccio forte, in particolare alle mamme. Lely =)

ESAVALENTE 

Unexplained cases of sudden infant death shortly afterhexavalent vaccination

Casi inspiegabili di morte infantile improvvisa subito dopo la vaccinazione esavalente

“Vaccini polivalenti come Hexavac e Infanrix Hexa sono stati sviluppati per aumentare l’accettazione delle vaccinazioni riducendo il numero di iniezioni necessarie. Poco dopo la vaccinazione, tre dei bambini hanno sviluppato sintomi come stanchezza, perdita di appetito, febbre fino a 39C° e insonnia. Tutti i bambini sono stati trovati morti senza spiegazione 1-2 giorni dopo la vaccinazione. Oltre alle anomalie neuropatologiche e istologiche, tutti questi bambini hanno mostrato uno straordinario ematoma cerebrale, che li ha resi eccezionali per altri casi di SID. Le encefalopatie post-vaccinali sono menzionate soprattutto in relazione alle vaccinazioni contro la pertosse…Una recente analisi di tutti i casi noti alle autorità tedesche ha mostrato un tasso di mortalità che era statisticamente prevedibile per il primo giorno dopo la vaccinazione. Abbiamo segnalato questi sei casi per indirizzare l’attenzione su un possibile grave effetto collaterale della vaccinazione…c’è ora la possibilità di provare che queste morti infantili sono causate dalla vaccinazione. Pertanto, il rapporto tra le vaccinazioni e la morte dei bambini deve rimanere incerto. Tuttavia, riteniamo che sia importante informare i medici vaccinatori e i pediatri, così come i genitori, circa le possibili complicazioni fatali dopo l’utilizzo di vaccini esavalenti. Infine, se continua l’ampio uso di vaccini esavalenti, sono necessari studi approfonditi per valutare o escludere una relazione tra vaccinazione e morte nei neonati.” *

*Non è disponibile l’abstract su pubmed ma ho trovato lo studio completo. Scaricabile qui

DTP

The Introduction of Diphtheria-Tetanus-Pertussis and Oral Polio Vaccine Among Young Infants in an Urban African Community: A Natural Experiment

L’introduzione di DTP e del vaccino orale contro la poliomielite tra i giovani neonati in una comunità africana urbana: Un esperimento naturale

“Abbiamo esaminato l’introduzione del vaccino contro la difterite-tetano-pertosse (DTP) e il vaccino antipolio orale (OPV) in una comunità urbana in Guinea-Bissau all’inizio degli anni ’80. Tra i bambini di 3-5 mesi, che hanno ricevuto DTP (± OPV) era associato un rapporto di rischio di mortalità (HR) di 5,00 (95% CI 1,53-16,3) rispetto ai bambini non ancora vaccinati con DTP. Le differenze nei fattori di fondo non hanno spiegato l’effetto. L’effetto negativo è stato particolarmente forte per i bambini che avevano ricevuto solo DTP e nessun OPV. La mortalità infantile per tutte le cause dopo i 3 mesi di età è aumentata dopo l’introduzione di questi vaccini. Il DTP era associato ad un aumento della mortalità; OPV può modificare l’effetto di DTP.”

Testing the hypothesis that diphtheria-tetanus-pertussis vaccine has negative non-specific and sex-differential effects on child survival in high-mortality countries

Testando l’ipotesi che il DTP abbia effetti negativi non specifici e differenziati per sesso sulla sopravvivenza dei bambini nei paesi ad alta mortalità

“Queste osservazioni sono incompatibili con il DTP che si limita a proteggere contro le malattie mirate…il DTP è associato a una maggiore mortalità delle bambine. Studi randomizzati sul DTP sono giustificati per misurare il vero impatto sulla sopravvivenza.”

EPATITE

Hepatitis B vaccine induces apoptotic death in Hepa1-6 cells

Il vaccino contro l’epatite B induce la morte apoptotica nelle cellule Hepa1-6

“I vaccini possono avere effetti collaterali negativi, e questi sono prevalentemente associati all’inclusione di additivi chimici come l’adiuvante all’idrossido di alluminio. L’esposizione al vaccino contro l’epatite B ha aumentato l’apoptosi cellulare come rilevato dalla citometria a flusso e dal test TUNEL. Concludiamo che l’esposizione delle cellule Hepa1-6 a una bassa dose di vaccino adiuvante contro l’epatite B porta alla perdita di integrità mitocondriale, l’induzione dell’apoptosi e la morte cellulare, l’effetto di apoptosi è stato osservato anche nella linea cellulare del mioblasto del topo C2C12 dopo il trattamento con basse dosi di vaccino. Inoltre è stato osservato un effetto apoptotico in vivo del vaccino contro l’epatite B nel fegato del topo.”

Hepatitis B vaccine and liver problems in U.S. children less than 6 years old, 1993 and 1994

Vaccino per l’epatite B e problemi al fegato nei bambini americani di età inferiore ai 6 anni, 1993 e 1994

“I dati per valutare i benefici e i rischi del vaccino contro l’epatite B per la popolazione generale dei bambini americani sono scarsi. Abbiamo calcolato il rischio di problemi epatici tra i bambini vaccinati contro l’epatite B e quelli non vaccinati contro l’epatite B utilizzando la regressione logistica. I bambini vaccinati contro l’epatite B avevano un rapporto di probabilità* non aggiustato di 2,94 e un rapporto di probabilità aggiustato in base all’età di 2,35 per i problemi al fegato rispetto ai bambini non vaccinati contro l’epatite B nell’Indagine Nazionale sulla Salute del 1993. I bambini vaccinati contro l’epatite B avevano un rapporto di probabilità non aggiustato di 2,57 e un rapporto di probabilità aggiustato per età di 1,53 per problemi al fegato rispetto ai bambini non vaccinati contro l’epatite B nel set di dati del National Health Interview Survey del 1994.”

*rapporto di probabilità=odds ratio Se il valore dell’OR è uguale a 1, significa che l’odds di esposizione nei sani è uguale all’odds di esposizione nei malati, cioè il fattore di rischio è ininfluente sulla comparsa della malattia. Se il valore dell’OR è maggiore di 1, il fattore di rischio può essere implicato nella comparsa della malattia; se il valore dell’OR è minore di 1 il fattore di rischio in realtà è una difesa contro la malattia.

HIB

Hemophilus influenzae type B disease in children vaccinated with type B polysaccharide vaccine

Hemophilus influenzae malattia di tipo B nei bambini vaccinati con il vaccino polisaccaride di tipo B

“Abbiamo studiato 55 casi di malattia invasiva Hemophilus influenzae di tipo b che si verificano nei bambini almeno tre settimane dopo la vaccinazione con il vaccino polisaccaride di tipo b.La meningite si è sviluppata in 39 pazienti, di cui 3 sono morti e 6 hanno avuto sequele neurologiche. Abbiamo indagato su alcuni fattori ospiti che possono aver contribuito al fallimento del vaccino. La concentrazione geometrica media di anticorpi al polisaccaride di tipo b nel siero in fase di convalescenza di 31 dei pazienti vaccinati che avevano la malattia dell’emofilo era significativamente più bassa di quella nel siero di 25 pazienti di età simile con la malattia che non erano mai stati vaccinati.* Nei bambini bianchi, la presenza del fenotipo di immunoglobulina Gm è stata associata ad un aumento di sette volte il rischio relativo di fallimento del vaccino. Concludiamo che il fallimento del vaccino può essere correlato in parte a fattori genetici, e che la maggior parte dei bambini vaccinati in cui si sviluppa la malattia di Hemophilus influenzae hanno risposte anticorpali carenti al polisaccaride di tipo b nonostante le normali concentrazioni sieriche di immunoglobulina e le normali risposte anticorpali al tossoide tetanico.”

* Granoff e colleghi che pubblicano sul New England Journal of Medicine hanno studiato un gruppo di bambini che hanno contratto la meningite da HIB nonostante fossero vaccinati. Questi bambini sono stati confrontati con altri bambini che non hanno ricevuto il vaccino, ma hanno avuto anche loro la meningite HIB. L’idea era quella di cercare di capire perché il vaccino non funzionò. I bambini che erano stati vaccinati avevano una risposta immunitaria molto bassa alla malattia rispetto ai bambini che non erano stati vaccinati.

Postvaccination susceptibility to invasive Haemophilus influenzae type b disease in infant rats

Suscettibilità post-vaccinazione alla malattia invasiva Haemophilus influenzae di tipo b nei ratti neonati

“Per valutare la possibilità che l’immunizzazione con un vaccino polisaccaride capsulare riduca l’immunità nel periodo immediatamente successivo alla vaccinazione e renda un animale suscettibile alla malattia invasiva Haemophilus influenzae di tipo b, abbiamo immunizzato passivamente i cuccioli di ratto con un preparato immunoglobulinico, li abbiamo vaccinati con un vaccino polisaccaride capsulare H. Influenzae di tipo b ad una vasta gamma di dosi, e li abbiamo sfidati con H. influenzae di tipo b somministrato per via intraperitoneale. La batteriemia si è verificata nell’89% dei cuccioli protetti e vaccinati rispetto al 17% dei cuccioli protetti e non vaccinati. Nei cuccioli protetti e vaccinati il tasso di batteriemia era simile a quello dei cuccioli di controllo non protetti e non vaccinati e non variava con la dose di vaccino somministrata. L’entità della batteriemia e l’incidenza della meningite nei cuccioli protetti e vaccinati superava quella che si verificava negli animali di controllo protetti e non vaccinati, ma questi effetti diminuivano con la dose di vaccino. Diminuzione dell’anticorpo anticapolare si è verificato in associazione con le più grandi dosi di vaccino. Concludiamo che la somministrazione del vaccino polisaccaride capsulare H. influenzae di tipo b nei ratti neonati è associata ad una diminuzione dell’anticorpo anticapolare acquisito passivamente subito dopo la vaccinazione e che la sfida sperimentale con H. influenzae di tipo b in questo momento produce una malattia simile a quella che si verifica negli animali non protetti passivamente.”

PERTOSSE  

The pertussis problem

Il problema della pertosse

“La pertosse è in fase di rinascita e molti casi si verificano in bambini e adolescenti vaccinati. Nei paesi che utilizzano vaccini acellulari, la diminuzione dell’immunità è almeno una parte del problema.”

What Is Wrong with Pertussis Vaccine Immunity? The Problem of Waning Effectiveness of Pertussis Vaccines

Cosa c’è che non va con l’immunità ai vaccini contro la pertosse? Il problema della perdita di efficacia dei vaccini contro la pertosse

“Anche se i vaccini aP forniscono protezione durante i primi anni di vita, il cambiamento nel priming delle cellule T comporta una diminuzione dell’efficacia di aP già a 2-3 anni dopo l’iniezione.”

Pertussis vaccines and the challenge of inducing durable immunity

I vaccini contro la pertosse e la sfida di indurre l’immunità duratura

“…dati recenti mostrano che la protezione dei vaccini per la pertosse acellulare non è duratura. I livelli di anticorpi diminuiscono rapidamente dopo la vaccinazione, probabilmente a causa dell’incapacità degli antigeni della pertosse acellulare di stimolare la memoria delle cellule B di lunga durata...i vaccini acellulari non hanno impedito la colonizzazione o la trasmissione a seguito di una sfida nei primati non umani”

T-cell immune responses to Bordetella pertussis infection and vaccination 

Risposte immunitarie delle cellule T all’infezione da Bordetella pertosse e vaccinazione

“Le recenti indagini immunologiche, derivanti dagli studi effettuati negli anni Novanta nell’ambito degli studi clinici dei vaccini per la pertosse acellulare, hanno evidenziato l’importante ruolo svolto dall’immunità delle cellule T alla pertosse nell’uomo. Questi studi hanno ampiamente confermato le indagini precedenti nei modelli di infezione respiratoria murina, l’immunità umorale da sola non è sufficiente a conferire protezione contro l’infezione da Bordetella pertosse, l’immunità delle cellule T è necessaria.”

Immunoglobulin A-mediated protection against Bordetella pertussis infection

Immunoglobulina A-mediata protezione contro l’infezione da B. pertussis

“Poco si sa sul ruolo delle IgA nell’immunità contro la pertosse.  Aumentando la quantità di anticorpi IgA indotti dai vaccini contro la pertosse si può ottenere una maggiore efficacia del vaccino.” 

Comparative effectiveness of acellular versus whole-cell pertussis vaccines in teenagers

Efficacia comparativa dei vaccini per la pertosse acellulare rispetto a quelli per la pertosse a cellule intere negli adolescenti

“Gli adolescenti che hanno ricevuto i vaccini DTwP (vaccino a cellule intere) nell’infanzia erano più protetti durante un’epidemia di pertosse rispetto a quelli che hanno ricevuto i vaccini DTaP (vaccino acellulare).”

What to do about pertussis vaccines? Linking what we know about pertussis vaccine effectiveness, immunology and disease transmission to create a better vaccine

Cosa fare per i vaccini contro la pertosse? Collegare ciò che sappiamo sull’efficacia del vaccino della pertosse, l’immunologia e la trasmissione della malattia per creare un vaccino migliore

“Nonostante l’implementazione di programmi di immunizzazione e l’elevata copertura vaccinale nella maggior parte delle giurisdizioni, la pertosse è ancora una delle malattie prevenibili con il vaccino più comuni, suggerendo che i vaccini attuali e i programmi di immunizzazione non sono stati sufficientemente efficaci. Si ritiene che diversi fattori contribuiscano a questo. Il vaccino contro la pertosse acellulare che è stato utilizzato in molte giurisdizioni dagli anni ’90 è meno efficace del vaccino a cellule intere precedentemente utilizzato, con l’immunità che diminuisce nel tempo. Sia i vaccini contro la pertosse a cellule intere che quelli acellulari sono efficaci nel ridurre la gravità della malattia ma non la trasmissione, determinando focolai nelle coorti vaccinate.”

Other Bordetellas, lessons for and from pertussis vaccines

Altre B. pertussis , lezioni per e dai vaccini contro la pertosse

“…l’uso intensivo di vaccini per la pertosse ha indotto cambiamenti nelle popolazioni di B. pertussis e B. parapertussis. Non è ancora noto se queste specie siano agenti patogeni per l’uomo o solo batteri opportunisti, ma la diagnosi biologica ha confermato la presenza di B. holmesii nei campioni respiratori umani, mentre B. petrii e le altre quattro specie hanno poche implicazioni per la salute pubblica.”

Genomic analysis of isolates from the United Kingdom 2012 pertussis outbreak reveals that vaccine antigen genes are unusually fast evolving

L’analisi genomica degli isolati dell’epidemia di pertosse del Regno Unito del 2012 rivela che i geni dell’antigene del vaccino si evolvono in modo insolitamente rapido

“La rapida evoluzione dei geni che codificano l’antigene del vaccino ha gravi conseguenze sulla capacità dei vaccini attuali di continuare a controllare la pertosse.”

Immune Responses to Pertussis Vaccines and Disease
Risposte immunitarie ai vaccini e alla malattia

“rimangono delle sfide nella comprensione della risposta immunitaria ai vaccini contro la pertosse.”

MMR e MMRV

Risk analysis of aseptic meningitis after measles-mumps-rubella vaccination in Korean children by using a case-crossover design

Analisi del rischio di meningite asettica dopo la vaccinazione MMR nei bambini coreani utilizzando uno studio caso-crossover*

“Lo studio epidemiologico degli eventi avversi di un vaccino non è facile; molti paesi non hanno dati affidabili. I vaccini contenenti il ceppo Urabe o Hoshino sono stati ritirati dall’uso in diversi paesi. Tuttavia, i dati non sono abbastanza forti da costituire la base di una raccomandazione di non utilizzare ceppi specifici. Il disegno caso-crossover è stato utile per confermare il rischio di eventi avversi acuti dopo aver ricevuto vaccini.”

una semplice descrizione del tipo di studi che possiamo trovare.

Gait disturbance interpreted as cerebellar ataxia after MMR vaccination at 15 months of age: a follow-up study

Disturbi dell’andatura interpretati come atassia cerebellare dopo la vaccinazione MMR a 15 mesi di età: uno studio di follow-up

“…frequenza di 8 per 100.000 dosi di vaccino MMR utilizzato per bambini di 15 mesi. I sintomi e i segni sono caratteristici dell’atassia cerebellare. I disturbi dell’andatura registrati dopo la vaccinazione MMR sembrano essere più frequenti di quanto finora riportato. La maggior parte dei casi è lieve e di breve durata e una maggiore durata dei sintomi sembra essere predittiva di sequele tardive. Una diagnosi clinica di atassia cerebellare dopo MMR e l’esatta frequenza di questo evento avverso deve ancora essere testata in studi prospettici.”

Risk of febrile seizure after measles-mumps-rubella-varicella vaccine: A systematic review and meta-analysis

Rischio di crisi febbrile dopo il vaccino MMRV: Una revisione sistematica e meta-analisi

“La prima dose di vaccino MMRV nei bambini di età compresa tra 10-24 mesi è stata associata ad un elevato rischio di crisi epilettiche o convulsioni febbrili.”

H1N1

A coordinated cross-disciplinary research initiative to address an increased incidence of narcolepsy following the 2009-2010 Pandemrix vaccination programme in Sweden

Un’iniziativa di ricerca interdisciplinare coordinata per affrontare una maggiore incidenza di narcolessia a seguito del programma di vaccinazione Pandemrix (vaccino contro l’influenza A (H1N1) adiuvato con AS03) 2009-2010 in Svezia.

“sono stati segnalati numerosi casi di narcolessia tra i bambini e gli adolescenti vaccinati. In questa recensione, riassumiamo i risultati di una ricerca nazionale interdisciplinare congiunta per indagare il segnale di reazione avversa proveniente dal sistema di segnalazione spontanea e per comprendere meglio i possibili meccanismi causali. Un rischio da tre a quattro volte maggiore di narcolessia nei bambini e negli adolescenti vaccinati è stato verificato da studi epidemiologici. E’ discussa nella revisione anche l’importanza di una comunicazione trasparente e della collaborazione per mantenere la fiducia del pubblico nei programmi di vaccinazione .”

GARDASIL

Detection of human papillomavirus (HPV) L1 gene DNA possibly bound to particulate aluminum adjuvant in the HPV vaccine Gardasil

Rilevamento del DNA del gene L1 del papillomavirus umano (HPV) eventualmente legato a particolato di alluminio adiuvante nel vaccino HPV Gardasil

“I medici di nove paesi hanno presentato campioni di Gardasil (Merck & Co.) per testatare la presenza del DNA del papillomavirus umano (HPV)
I risultati hanno mostrato che tutti i 16 campioni di Gardasil, ognuno con un numero di lotto diverso, contenevano frammenti di DNA HPV-11, o HPV-18 DNA, o una miscela di frammenti di DNA di entrambi i genotipi. Il DNA HPV rilevato è stato trovato per essere saldamente legato alla frazione insolubile, resistente alle proteinasi, presumibilmente di alluminio idrossifosfato solfato di alluminio amorfo (AAHS) nanoparticelle utilizzate come coadiuvante. Il significato clinico di questi frammenti residui di HPV DNA legati ad un adiuvante a base di minerali particellari è incerto dopo l’iniezione intramuscolare, e richiede ulteriori indagini per la sicurezza della vaccinazione.” 

Detection of human papillomavirus L1 gene DNA  fragments in postmortem blood and spleen after Gardasil vaccination—A case report

Rilevamento del DNA del papillomavirus umano del gene L1 frammenti di sangue e milza post mortem dopo Gardasil vaccinazione – Un rapporto sul caso

“…un’adolescente precedentemente sana ha subito una morte improvvisa e inaspettata nel sonno 6 mesi dopo 3 iniezioni intramuscolari di un vaccino HPV quadrivalente, Gardasil. Un’analisi completa dell’autopsia non ha rivelato alcuna causa di morte. Il DNA del gene HPV-16 rilevato nei materiali post-mortem era simile ai frammenti di DNA del gene HPV-16 in Gardasil…Questi frammenti nudi non proliferanti di DNA del gene HPV-16 L1 sembravano essere nei macrofagi del sangue post-mortem e della milza e sono stati protetti dalla degradazione legandosi saldamente all’adiuvante di alluminio particolato utilizzato nella formulazione del vaccino. Il significato di questi frammenti di DNA dell’HPV di origine vaccinale trovati nei materiali post-mortem non è chiaro e richiede ulteriori indagini.”

THIMEROSAL

An evaluation of the effects of thimerosal on neurodevelopmental disorders reported following DTP and Hib vaccines in comparison to DTPH vaccine in the United States

Una valutazione degli effetti del thimerosal sui disturbi dello sviluppo neurologico riportati a seguito di vaccini DTP e Hib rispetto al vaccino DTPH negli Stati Uniti

“Il Thimerosal è un conservante etilmercurio storicamente aggiunto ad alcuni vaccini. Studi tossicocinetici hanno mostrato che i bambini negli Stati Uniti hanno ricevuto dosi di mercurio da vaccini contenenti Thimerosal (TCV) in eccesso rispetto alle linee guida di sicurezza. È stato intrapreso uno studio epidemiologico caso-controllo dei disturbi dello sviluppo neurologico (NDs). Un significativo aumento del rapporto di probabilità per autismo, disturbi del linguaggio, ritardo mentale, spasmi infantili e anomalie del pensiero segnalate al VAERS sono stati trovati in seguito ai vaccini DTP in confronto ai vaccini DTPH con il minimo errore sistematico o di polarizzazione. Ulteriori ricerche dovrebbero essere intraprese nel contesto della valutazione delle esposizioni associate al mercurio, soprattutto perché nel 2005 l’Istituto di Medicina ha pubblicato un rapporto che mette in discussione la gestione dei dati sulla sicurezza dei vaccini da parte del Programma Nazionale di Immunizzazione dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie.”

Integrating experimental (in vitro and in vivo) neurotoxicity studies of low-dose thimerosal relevant to vaccines

Integrazione di studi sperimentali (in vitro e in vivo) di neurotossicità sperimentale (in vitro e in vivo) di thimerosal a basse dosi rilevanti per i vaccini

“C’è la necessità di interpretare gli studi neurotossici per aiutare ad affrontare le incertezze che circondano le madri incinte, i neonati e i bambini piccoli che devono ricevere dosi ripetute di vaccini contenenti Thimerosal (TCV). Questa revisione integra le informazioni derivate da studi sperimentali emergenti (in vitro e in vivo) di Thimerosal a basse dosi. I principali database (PubMed e Web-of-science) sono stati ricercati per studi sperimentali in vitro e in vivo che hanno affrontato gli effetti del Thimerosal a basse dosi sui tessuti neurali e sul comportamento animale. Le informazioni estratte dagli studi indicano che: (a) l’attività di basse dosi di Thimerosal contro cellule cerebrali umane e animali isolate è stata trovata in tutti gli studi ed è coerente con la neurotossicità Hg; (b) l’effetto neurotossico dell’etilmercurio non è stato studiato con coadiuvanti-Al nei TCV; (c) studi su animali hanno dimostrato che l’esposizione al Thimerosal-Hg può portare all’accumulo di Hg inorganico nel cervello, e che (d) le dosi rilevanti per l’esposizione ai TCV hanno il potenziale di influenzare lo sviluppo neurologico umano.”

Neurodevelopmental Disorders after Thimerosal-Containing Vaccines: A Brief Communication

Disturbi dello sviluppo neurologico dopo i vaccini contenenti Thimerosal: Una breve comunicazione

“Inizialmente eravamo molto scettici sul fatto che le differenze nelle concentrazioni di thimerosal nei vaccini avrebbero avuto un effetto sul tasso di incidenza dei disturbi dello sviluppo neurologico dopo l’immunizzazione infantile. Questo studio presenta la prima evidenza epidemiologica, basata su decine di milioni di dosi di vaccino somministrato negli Stati Uniti, che associa l’aumento del thimerosal da vaccini con disturbi dello sviluppo neurologico. Il rapporto maschio/femmina indicava che l’autismo e i disturbi del linguaggio sono stati riportati più nei maschi che nelle femmine dopo i vaccini DTaP contenenti tetano, mentre il ritardo mentale  è stato riportato in modo più uniforme tra i destinatari del vaccino maschile e femminile. Sono stati effettuati controlli per determinare se i dati contenevano errori, ma non ne è stato trovato alcuno. Reazioni avverse acute di controllo come decessi (RR = 1.0), vasculite (RR = 1.2), convulsioni (RR = 1.6), visite ED (RR = 1.4), reazioni avverse totali (RR = 1.4) e gastroenterite (RR = 1.1) sono state segnalate in modo simile dopo i vaccini DTaP contenenti e privi di thimerosal.”

Thimerosal induces neuronal cell apoptosis by causing cytochrome c and apoptosis-inducing factor release from mitochondria

Il thimerosal induce l’apoptosi delle cellule neuronali causando il rilascio del citocromo c e del fattore che induce l’apoptosi dai mitocondri

“C’è una crescente preoccupazione in tutto il mondo per i rischi neurologici del thimerosal che è un composto organico di mercurio comunemente usato come conservante antimicrobico. In questo studio, abbiamo dimostrato che il thimerosal, a concentrazioni nanomolari, induce la morte delle cellule neuronali attraverso la via mitocondriale. I nostri dati suggeriscono che il thimerosal provoca apoptosi nelle cellule del neuroblastoma cambiando il microambiente mitocondriale. 

Methodological issues and evidence of malfeasance in research purporting to show thimerosal in vaccines is safe

Le questioni metodologiche e le prove di illecito nella ricerca che si prefigge di mostrare sicuro il thimerosal nei vaccini

“Ci sono oltre 165 studi che si sono concentrati sul Thimerosal e lo hanno trovato dannoso. Di questi, 16 sono stati condotti per esaminare specificamente gli effetti del Thimerosal su neonati umani o bambini con esiti riportati di morte, acrodinia, avvelenamento, reazione allergica, malformazioni, reazione autoimmune, sindrome di Well, ritardo dello sviluppo, e disturbi dello sviluppo neurologico, tra cui tic, ritardo del discorso, ritardo del linguaggio, disturbo da deficit di attenzione e autismo. Al contrario, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie affermano che il Thimerosal è sicuro e non c’è “alcuna relazione tra [T]himerosal[-]contenente vaccini e tassi di autismo nei bambini”. Questo è sconcertante perché, in uno studio condotto direttamente dagli epidemiologi del CDC, è stato trovato un rischio 7,6 volte maggiore di autismo da esposizione al Thimerosal durante l’infanzia. La posizione attuale del CDC che il Thimerosal sia sicuro e che non ci sia alcuna relazione tra Thimerosal e autismo si basa su sei specifici studi epidemiologici pubblicati coauthored e sponsorizzati dal CDC. Lo scopo di questa revisione è quello di esaminare queste sei pubblicazioni e analizzare le possibili ragioni per cui i loro risultati pubblicati sono così diversi dai risultati delle indagini di più gruppi di ricerca indipendenti negli ultimi 75 anni.

Thimerosal neurotoxicity is associated with glutathione depletion: protection with glutathione precursors

La neurotossicità del thimerosal è associata all’esaurimento del glutatione: protezione con i precursori del glutatione

“Il metilmercurio ambientale è stato dimostrato essere altamente neurotossico, soprattutto per il cervello in via di sviluppo. Anche se il Thimerosal è stato recentemente rimosso dalla maggior parte dei vaccini per bambini, è ancora presente nei vaccini antinfluenzali somministrati alle donne in gravidanza, agli anziani e ai bambini nei paesi in via di sviluppo.”

Thimerosal: Clinical, epidemiologic and biochemical studies

Thimerosal: studi clinici, epidemiologici e biochimici 

“Il culmine della ricerca che esamina gli effetti del Thimerosal nell’uomo indica che si tratta di un veleno a livelli minimi con una pletora di conseguenze deleterie, anche ai livelli attualmente somministrati nei vaccini.”

Delayed acquisition of neonatal reflexes in newborn primates receiving a thimerosal-containing hepatitis B vaccine: influence of gestational age and birth weight

Ritardata acquisizione dei riflessi neonatali nei neonati primati che ricevono un vaccino contro l’epatite B contenente thimerosal: influenza dell’età gestazionale e del peso alla nascita

“Questo studio ha esaminato se l’acquisizione di riflessi neonatali in macachi rhesus neonati è stata influenzata dalla ricezione di una singola dose neonatale di vaccino contro l’epatite B contenente il conservante thimerosal (Th). Il vaccino contro l’epatite B contenente una dose di Th corretta per il peso è stato somministrato ai macachi maschi entro 24 ore dalla nascita (n = 13). Gli animali non esposti hanno ricevuto placebo salino (n = 4) o nessuna iniezione (n = 3). Negli animali esposti c’è stato un significativo ritardo…rispetto agli animali non esposti. Nessuna risposta neonatale è stata significativamente ritardata negli animali non esposti. Questo modello dei primati fornisce un possibile mezzo per valutare i risultati negativi dello sviluppo neurologico derivanti dall’esposizione neonatale al vaccino contro l’epatite B contenente Th, in particolare nei neonati con GA o BW inferiori. I meccanismi alla base di questi effetti e i requisiti per il Th richiedono ulteriori studi.”

Persistent behavioral impairments and alterations of brain dopamine system after early postnatal administration of thimerosal in rats

Disturbi comportamentali persistenti e alterazioni del sistema dopaminergico cerebrale dopo la somministrazione precoce postnatale di thimerosal nei ratti

“In precedenza abbiamo dimostrato che la somministrazione neonatale di THIM a dosi equivalenti a quelle usate nei vaccini per neonati o superiori, causa alterazioni durature nel sistema degli oppioidi cerebrali nei ratti.  I maschi erano più sensibili delle femmine ad alcune azioni neurodisruttive/neurotossiche di THIM. Questi dati documentano che la somministrazione precoce postnatale del THIM causa danni neurocomportamentali duraturi e alterazioni neurochimiche nel cervello, dipendenti dalla dose e dal sesso. Se si verificano cambiamenti simili nei bambini esposti al THIM/mercuriali, potrebbero contribuire a causare disturbi dello sviluppo neurologico.” 

A Dose-Response Relationship between Organic Mercury Exposure from Thimerosal-Containing Vaccines and Neurodevelopmental Disorders

Una relazione dose-risposta tra l’esposizione al mercurio organico da vaccini contenenti Thimerosal e disturbi dello sviluppo neurologico

“La vaccinazione infantile di routine può essere un importante strumento di salute pubblica per ridurre la morbilità/mortalità associata a malattie infettive, ma il presente studio associa in modo significativo l’esposizione all’Hg organico da T-HBV con un aumento del rischio di una diagnosi di ND (disturbi dello sviluppo neurologico)

Suppression by Thimerosal of Ex-Vivo CD4+ T Cell
Response to Influenza Vaccine and Induction of Apoptosis in Primary Memory T Cells

Soppressione da parte del Thimerosal di Ex-Vivo CD4+ T Cell
Risposta al vaccino contro l’influenza e all’induzione dell’apoptosi nelle cellule T della memoria primaria

“Poiché il thimerosal può alterare la risposta immunitaria ai vaccini, abbiamo studiato in dettaglio gli effetti ex-vivo del thimerosal sul destino e sulle funzioni delle cellule T in risposta alla legatura TCR. Nel complesso questi risultati sottolineano l’effetto proapoptotico del thimerosal sui linfociti umani primari a concentrazioni 100 volte inferiori a quelle contenute nel vaccino multidose, e rivelano l’effetto inibitorio di questo conservante sulla proliferazione delle cellule T e le funzioni a concentrazioni nanomolari.”

Mitochondrial dysfunction, impaired oxidative-reduction activity, degeneration, and death in human neuronal and fetal cells induced by low-level exposure to thimerosal and other metal compounds

Disfunzione mitocondriale, ridotta attività ossidativo-riduttiva, degenerazione e morte nelle cellule neuronali umane e fetali indotte da un’esposizione a basso livello a composti metallici del timerosal e di altri metalli

“Thimerosal a basse concentrazioni nanomolari (nM) ha indotto una significativa tossicità cellulare in cellule neuronali umane e fetali. Thimerosal è stato trovato significativamente più tossico rispetto agli altri composti metallici esaminati. Studi futuri devono essere condotti per valutare ulteriori meccanismi alla base del danno cellulare indotto dal Thimerosal e valutare potenziali co-esposizioni ad altri composti che possono aumentare o diminuire la tossicità mediata dal Thimerosal.”

Neurotoxic effects of postnatal thimerosal are mouse strain dependent

Gli effetti neurotossici del thimerosal postnatale sono dipendenti dalla varietà del topo

“Il cervello in via di sviluppo è particolarmente sensibile al rischio neurotossico rappresentato dai mercuriali. Non si sa come la variabilità della popolazione influisca sulla sicurezza del conservante del vaccino contenente etilmercurio, il Thimerosal. I profili immunitari e la storia familiare nell’autismo sono spesso coerenti con l’autoimmunità. Abbiamo ipotizzato che la propensione autoimmune influenzi gli esiti nei topi a seguito delle sfide del thimerosal che imitano le vaccinazioni infantili di routine. I topi autoimmuni sensibili alle malattie autoimmuni SJL/J hanno mostrato un ritardo nella crescita, una riduzione della locomozione, una risposta esagerata alla novità, e neuroni ippocampali ipercromici densamente confezionati con recettori e trasportatori di glutammato alterati. Ceppi resistenti all’autoimmunità, C57BL/6J e BALB/cJ, non erano suscettibili. Questi risultati implicano influenze genetiche e forniscono un modello per lo studio della neurotossicità legata al thimerosal.”

A meta-analysis epidemiological assessment of neurodevelopmental disorders following vaccines administered from 1994 through 2000 in the United States

Una meta-analisi di valutazione epidemiologica dei disturbi dello sviluppo neurologico a seguito di vaccini somministrati dal 1994 al 2000 negli Stati Uniti

“È chiara dai risultati del presente studio epidemiologico e da altri dati pubblicati di recente l’associazione tra l’esposizione al mercurio e le malattie neurodegenerative infantili, ulteriori ricerche sulle malattie neurodegenerative dovrebbero essere intraprese nel contesto della valutazione delle esposizioni associate al mercurio, in particolare dai vaccini contenenti Thimerosal.”

Comparison of blood and brain mercury levels in infant monkeys exposed to methylmercury or vaccines containing thimerosal

Confronto dei livelli di mercurio nel sangue e nel cervello delle scimmie neonatali esposte al metilmercurio o ai vaccini contenenti thimerosal

“I rapporti hanno indicato che i neonati possono ricevere l’etilmercurio (sotto forma di thimerosal) in base alle linee guida della U.S. Environmental Protection Agency per l’esposizione al metilmercurio, a seconda dell’esatta vaccinazione, del programma e delle dimensioni del neonato.I risultati indicano che MeHg non è un riferimento adatto per la valutazione del rischio da esposizione a Hg di origine thimerosal-derivato. La conoscenza della tossicocinetica e della tossicità per lo sviluppo del thimerosal è necessaria per consentire una valutazione significativa degli effetti sullo sviluppo dei vaccini contenenti thimerosal

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Mercury and autism: accelerating evidence?

Mercurio e autismo: prove sempre più evidenti?

“È stato ipotizzato che i bambini con autismo hanno una ridotta capacità di disintossicazione a causa del polimorfismo genetico. In vitro, il mercurio e il thimerosal nei livelli trovati diversi giorni dopo la vaccinazione inibiscono la metionina sintetasi (MS) del 50%. La normale funzione della SM è cruciale nelle fasi biochimiche necessarie per lo sviluppo del cervello, l’attenzione e la produzione di glutatione, un importante agente antiossidante e disintossicante. Dosi ripetitive di thimerosal portano al deterioramento neurocomportamentale nei topi autoimmuni sensibili, all’aumento dello stress ossidativo e alla diminuzione dei livelli intracellulari di glutatione in vitro.”

Thimerosal induces apoptosis in a neuroblastoma model via the cJun N-terminal kinase pathway

Il timerosale induce l’apoptosi in un modello di neuroblastoma attraverso la via chinasi cJun N-terminale 

“Negli ultimi anni, le polemiche hanno circondato l’uso del thimerosal nei vaccini, poiché il mercurio è una neurotossina e una nefrotossina nota. Da quando la controversia è iniziata alla fine degli anni ’90, gran parte del thimerosal è stato rimosso dai vaccini somministrati ai bambini negli Stati Uniti. Tuttavia, rimane in alcuni, come il vaccino contro l’influenza, e viene aggiunto alle fiale multidose utilizzate nei paesi di tutto il mondo. Gli studi che si concentrano sulla neurotossicità indotta dal thimerosal sono limitati, e le linee guida di esposizione, come quelle stabilite dalla Food and Drug Administration, sono basate sulla ricerca con metilmercurio. È interessante notare che alcuni studi in vitro e in vivo suggeriscono che l’etilmercurio può reagire in modo diverso dal metilmercurio…l’identificazione di specifici percorsi di segnalazione attivati in risposta all’esposizione del thimerosal presenta obiettivi farmacologici per attenuare la potenziale tossicità nei pazienti esposti a prodotti contenenti il thimerosal.”

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Uncoupling of ATP-mediated calcium signaling and dysregulated interleukin-6 secretion in dendritic cells by nanomolar thimerosal

Disaccoppiamento della segnalazione di calcio mediata da ATP e della secrezione di interleuchina 6 disregolata in cellule dendritiche da parte del thimerosal nanomolare

“Questo studio dimostra il meccanismo per cui livelli molto bassi di Thimerosal possono contribuire alla disregolazione del sistema immunitario”

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Toxicological effects of thiomersal and ethylmercury: Inhibition of the thioredoxin system and NADP(+)-dependent dehydrogenases of the pentose phosphate pathway

Effetti tossicologici del thimerosal e dell’etilmercurio: Inibizione del sistema di tioredoxin e deidrogenasi NADP(+)-dipendente deidrogenasi del percorso del pentosio fosfato

“Il mercurio (Hg) è un forte agente tossico che colpisce principalmente il sistema nervoso centrale, renale, cardiovascolare e immunitario. Il thimerosal è ancora in uso nella pratica medica come antisettico topico e come conservante nei vaccini a dosi multiple, somministrato di routine ai bambini in alcuni paesi in via di sviluppo, mentre altre forme di mercurio come il metilmercurio rappresentano un pericolo ambientale e alimentare.” 

Maternal thimerosal exposure results in aberrant cerebellar oxidative stress, thyroid hormone metabolism, and motor behavior in rat pups; sex- and strain-dependent effects

L’esposizione perinatale al thimerosal provoca uno stress ossidativo cerebellare aberrante, il metabolismo degli ormoni tiroidei e il comportamento motorio nei cuccioli di ratto; effetti dipendenti dal sesso e dal ceppo

“Il metilmercurio (Met-Hg) e l’etilmercurio (Et-Hg) sono potenti sostanze tossiche con una serie di effetti neurologici dannosi per l’uomo e gli animali. Mentre il Met-Hg è un riconosciuto innesco di stress ossidativo e un perturbatore endocrino che ha un impatto sullo sviluppo neurologico, la neurotossicità dello sviluppo dell’Et-Hg, un metabolita del thimerosal, non è stata esplorata. I nostri dati dimostrano quindi un impatto negativo sullo sviluppo neurologico dell’esposizione perinatale TM che sembra essere dipendente dal ceppo e dal sesso.”

Neonatal administration of a vaccine preservative, thimerosal, produces lasting impairment of nociception and apparent activation of opioid system in rats

La somministrazione neonatale di un conservante del vaccino, il thimerosal, produce un deterioramento duraturo della nocicefazione e l’apparente attivazione del sistema oppioide nei ratti

“L’analisi farmacocinetica ha rivelato che Hg da iniezioni THIM si accumula nel cervello del ratto in quantità significative e vi rimane più di 30 giorni dopo l’iniezione. I risultati attuali mostrano che la somministrazione di THIM ai ratti compromette la sensibilità al dolore, apparentemente a causa dell’attivazione del sistema oppioide endogeno.”

The risk of neurodevelopmental disorders following a Thimerosal-preserved DTaP formulation in comparison to its Thimerosal reduced formulation in the vaccine adverse event reporting system (VAERS)

Il rischio di disturbi dello sviluppo neurologico a seguito di una formulazione DTaP conservata al Thimerosal in confronto alla sua formulazione Thimerosal ridotta nel sistema di segnalazione degli eventi avversi del vaccino (VAERS)

“Effetti significativi per il disturbo dello sviluppo neurologico in generale sono stati osservati per i maschi (OR = 2,52), ma non per le femmine se separate per sesso. Questo studio fornisce prove di un’associazione tra il Thimerosal e gli esiti dello sviluppo neurologico e fornisce un supporto per la realizzazione di ulteriori studi ben progettati che esaminano l’associazione tra i vaccini contenenti Thimerosal e una vasta gamma di esiti dello sviluppo neurologico.”

Thimerosal-Containing Hepatitis B Vaccination and the Risk for Diagnosed Specific Delays in Development in the United States: A Case-Control Study in the Vaccine Safety Datalink

La vaccinazione contro l’epatite B contenente il virus dell’epatite B e il rischio di ritardi specifici diagnosticati nello sviluppo negli Stati Uniti: Uno studio sul controllo dei casi nel Datalink sulla sicurezza dei vaccini

“Nei primi 3 anni di vita, il cervello si sviluppa rapidamente. Il suo sviluppo è caratterizzato da periodi di sviluppo critici per il linguaggio, la vista, l’udito, il linguaggio, l’equilibrio, ecc. e l’alterazione di uno qualsiasi dei processi che si verificano in questi periodi critici può portare a ritardi specifici nello sviluppo. Sebbene la vaccinazione infantile di routine possa essere un importante strumento di salute pubblica per ridurre la morbilità e la mortalità associate alle malattie infettive, il presente studio sostiene un’associazione tra l’aumento dell’esposizione organica al mercurio dei vaccini infantili contenenti Thimerosal e il conseguente rischio di ritardi specifici nello sviluppo tra maschi e femmine.

A case-control study evaluating the relationship between thimerosal-containing haemophilus influenzae type b vaccine administration and the risk for a pervasive developmental disorder diagnosis in the United States

Uno studio caso-controllo che valuta la relazione tra la somministrazione di vaccino anti-Hemophilus influenzae di tipo b contenente Thimerosal e il rischio di una diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo negli Stati Uniti.

“Uno studio caso-controllo di ipotesi ha valutato le cartelle cliniche automatizzate nel Vaccine Safety Datalink (VSD) per l’esposizione organica all’Hg del Thimerosal in vaccini Haemophilus influenzae di tipo b (Hib) contenenti mercurio (Hg), somministrati in tempi specifici entro i primi 15 mesi di vita a soggetti con diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo (PDD) rispetto ai controlli. La vaccinazione infantile di routine è un importante strumento di salute pubblica per ridurre la morbilità e la mortalità associate alle malattie infettive, ma il presente studio fornisce nuove prove epidemiologiche di una relazione significativa tra l’aumento dell’esposizione organica all’Hg da vaccini contenenti Thimerosal e il conseguente rischio di diagnosi di PDD nei maschi e nelle femmine.”

Comparison of organic and inorganic mercury distribution in suckling rat

Confronto tra la distribuzione del mercurio organico e inorganico nel ratto da latte

“Il prodotto metabolico del thimerosal è l’etilmercurio e la sua distribuzione e cinetica non sono ancora note, soprattutto in questa età precoce. Lo scopo di questo studio è stato quello di confrontare la distribuzione corporea di due forme di mercurio: organico (thimerosal) e inorganico (cloruro di mercurio (2+)) nei ratti da latte molto giovani. I risultati hanno mostrato che il livello di mercurio era più alto nel fegato e nei reni del gruppo del mercurio inorganico rispetto al gruppo esposto al thimerosal. Tuttavia, le concentrazioni di mercurio nel cervello e nel sangue erano più alte nel gruppo thimerosal esposto. Questi risultati devono essere chiariti da ulteriori dati sulle vie cinetiche dell’etilmercurio rispetto al mercurio inorganico.”

Mitochondrial mediated thimerosal-induced apoptosis in a human neuroblastoma cell line (SK-N-SH)

Apoptosi mitocondriale mediata dal thimerosal indotta in una linea cellulare di neuroblastoma umano (SK-N-SH)

“Presi insieme questi risultati suggeriscono effetti deleteri sulla citoarchitettura da thimerosal e l’inizio di apoptosi mitocondriale-mediata.”

Activation of methionine synthase by insulin-like growth factor-1 and dopamine: a target for neurodevelopmental toxins and thimerosal

Attivazione della MS da insulina come fattore di crescita 1 e dopamina: un obiettivo per le tossine del neuro-sviluppo e il thimerosal

“I nostri risultati delineano un nuovo percorso di segnalazione del fattore di crescita che regola l’attività della SM e quindi modula le reazioni di metilazione, compresa la metilazione del DNA. La potente inibizione di questo percorso da parte di etanolo, piombo, mercurio, alluminio e thimerosal suggerisce che può essere un importante bersaglio di tossine per lo sviluppo neurologico.”

B-lymphocytes from a population of children with autism spectrum disorder and their unaffected siblings exhibit hypersensitivity to thimerosal

I linfociti B di una popolazione di bambini con disturbo dello spettro autistico e i loro fratelli non affetti presentano ipersensibilità al thimerosal

“Le cellule ipersensibili al thimerosal avevano anche livelli più elevati di marcatori di stress ossidativo, carbonili proteici, e la generazione di ossidanti. Questo suggerisce che alcuni individui con un lieve difetto mitocondriale possono essere altamente suscettibili a tossine specifiche mitocondriali come il vaccino conservante thimerosal.”

Administration of Thimerosal to Infant Rats Increases Overflow of Glutamate and Aspartate in the Prefrontal Cortex: Protective Role of Dehydroepiandrosterone Sulfate

La somministrazione di Thimerosal ai ratti neonati aumenta l’eccesso di glutammato e aspartato nella corteccia prefrontale: Ruolo protettivo del solfato di deidroepiandrosterone

“Poiché l’eccessivo accumulo di glutammato extracellulare è collegato con l’eccitotossicità, i nostri dati implicano che l’esposizione neonatale ai vaccini contenenti thimerosal potrebbe indurre lesioni cerebrali eccitotossiche, portando a disturbi dello sviluppo neurologico.”

Thimerosal compromises human dendritic cell maturation, IL-12 production, chemokine release, and T-helper polarization

Il Thimerosal compromette la maturazione delle cellule dendritiche umane, la produzione di IL-12, il rilascio di chemochine e la polarizzazione T-helper

“Abbiamo recentemente riportato che le concentrazioni nanomolari di Thimerosal inducono l’arresto del ciclo cellulare delle cellule T umane attivato attraverso la TCR e l’inibizione della produzione di citochine proinfiammatorie, interferendo così con le funzioni delle cellule T. Dato il ruolo essenziale delle cellule dendritiche (DC) nella polarizzazione delle cellule T e nell’immunità del vaccino, abbiamo studiato l’influenza delle concentrazioni non tossiche del thimerosal sulla maturazione e sulle funzioni della DC. I nostri risultati mettono in guardia sugli effetti immunomodulatori ex-vivo del thimerosal sui DC.”

Prenatal exposure to organomercury, thimerosal, persistently impairs the serotonergic and dopaminergic systems in the rat brain: implications for association with developmental disorders

L’esposizione prenatale a organomercurio, thimerosal, compromette persistentemente il sistema serotoninergico e dopaminergico nel cervello del ratto: implicazioni per l’associazione con i disturbi dello sviluppo

“Questi risultati indicano che l’esposizione embrionale al thimerosal produce un deterioramento duraturo del sistema cerebrale.”

Blood mercury levels in autism spectrum disorder: Is there a threshold level?

I livelli di mercurio nel sangue nel disordine dello spettro autistico: C’è un livello di soglia?

“Il mercurio (Hg) può avere un impatto significativo sulla patogenesi dei disturbi dello spettro autistico (ASD). Il peso dell’evidenza scientifica supporta l’Hg come fattore causale nei soggetti a cui è stata diagnosticata una ASD.”

Thimerosal induces DNA breaks, caspase-3 activation, membrane damage, and cell death in cultured human neurons and fibroblasts.

Il thimerosal induce rotture del DNA, attivazione della caspasia-3, danni alle membrane e morte cellulare nei neuroni umani coltivati e nei fibroblasti

“Dimostriamo che il thimerosal in concentrazioni micromolari può rapidamente indurre danni alla membrana e al DNA e avviare l’apoptosi caspase-3-dipendente nei neuroni umani e fibroblasti”

In vitro uptake of glutamate in GLAST- and GLT-1-transfected mutant CHO-K1 cells is inhibited by the ethylmercury-containing preservative thimerosal

L’assorbimento in vitro del glutammato nelle cellule CHO-K1 mutanti GLAST- e GLT-1-trasformate è inibito dal conservante thimerosal contenente etilmercurio.

“Questi studi suggeriscono che l’accumulo del thimerosal nel sistema nervoso centrale potrebbe contribuire a disregolare l’omeostasi del glutammato.”

Neurodevelopment of Amazonian children exposed to ethylmercury (from Thimerosal in vaccines) and methylmercury (from fish)

Neurosviluppo dei bambini amazzonici esposti all’etilmercurio (da Thimerosal nei vaccini) e al metilmercurio (da pesce)

“I ritardi nello sviluppo neurologico dovuti a basse dosi di mercurio organico (sebbene indistinguibili) non sono prevedibili, ma possono essere evitati scegliendo pesci a basso Hg e fornendo vaccini privi di Thimerosal.”

Low-dose Thimerosal in pediatric vaccines: Adverse effects in perspective

Thimerosal a basso dosaggio nei vaccini pediatrici: Effetti negativi in prospettiva

“In particolare nei paesi meno sviluppati, neonati e bambini piccoli sono esposti all’EtHg perché è ancora presente in molti dei loro vaccini pediatrici e le madri sono spesso immunizzate con vaccini contenenti il Thimerosal (TCV) durante la gravidanza. Mentre la componente immunogenica del prodotto è stata sottoposta a test più rigorosi, il Thimerosal, noto per avere effetti neurotossici anche a basse dosi, non è stato esaminato per il limite di tolleranza da solo o in combinazione con l’adiuvante-Al durante i periodi di immaturità o di sviluppo (donne incinte, neonati e bambini piccoli). Le prove scientifiche hanno dimostrato i potenziali pericoli del Thimerosal in esperimenti che hanno modellato le concentrazioni di vaccino-EtHg. L’evidenza indica che le opzioni di vaccino senza Thimerosal dovrebbero essere rese disponibili nei paesi in via di sviluppo.”

Neurodevelopmental Effects of Mercury

Effetti del mercurio sullo sviluppo neurologico

“La tossicologia del mercurio (Hg) è preoccupante in quanto questo metallo è onnipresente nell’ambiente e gli organismi viventi sono abitualmente esposti all’Hg a livelli da bassi ad alti. Gli effetti tossici dell’Hg sono ben studiati ed è noto che possono differire a seconda della specie chimica Hg. In questo capitolo, sottolineiamo gli effetti neurotossici dell’Hg durante lo sviluppo del cervello. Il cervello immaturo è più suscettibile all’esposizione all’Hg, poiché tutte le forme chimiche dell’Hg, non solo quelle organiche, possono danneggiarlo. Il mercurio è uno degli elementi più neurotossici presenti nell’ambiente e l’esposizione a forme di E+Hg può avere conseguenze comportamentali di lunga durata. Di conseguenza, il divieto di esposizione intenzionale alle forme di E+Hg (ad esempio il thimerosal) dovrebbe essere esteso a tutti i bambini piccoli (non solo nei paesi ricchi).”

THIMEROSAL E AUTISMO  

The role of mercury in the pathogenesis of autism

Il ruolo del mercurio nella patogenesi dell’autismo

“Recenti revisioni sulla salute ambientale hanno suggerito che l’esposizione precoce a sostanze pericolose può essere alla base di alcuni casi di disturbi dello sviluppo neurologico, tra cui l’ADHD, difficoltà di apprendimento e difficoltà di parola/lingua. Nel 1999, il thimerosal usato come conservante per vaccini è stato identificato come una fonte diffusa di esposizione al mercurio organico nei neonati. Il mercurio (Hg), un metallo pesante, è considerato altamente neurotossico. La quantità di mercurio nei vaccini, anche se piccola, ha superato le linee guida di sicurezza USEPA su base cumulativa. Alcuni individui possono presentare gravi reazioni avverse a basse dosi di Hg che sono altrimenti ampiamente benigne per la maggior parte delle persone esposte. (a)i tratti dell’ASD sono noti per l’esposizione al mercurio; (b)l’insorgenza dei sintomi dell’ASD è temporalmente associata alla somministrazione di immunizzazioni; (c) l’aumento della prevalenza dell’autismo riportato negli anni ’90 segue l’introduzione di due vaccini contenenti mercurio; (d) è stato rilevato un elevato contenuto di mercurio in campioni biologici di pazienti autistici. Dal momento che l’ASD può ora colpire ben uno su 150 bambini americani, e che il thimerosal è ancora usato in molti prodotti in tutto il mondo, la conferma del thimerosal come agente ambientale nella patogenesi dell’autismo ha importanti implicazioni per la società e per il paziente. La quantità cumulativa di mercurio iniettata nei primi 6 mesi di vita era di 187,5 μg.3. Utilizzando un tale modello, si prevede che l’EtHg dei vaccini raccomandati aumenterà i livelli di mercurio nei capelli al di sopra delle linee guida USEPA di 1 ppm per un massimo di un anno…È stato dimostrato in vivo che i vaccini contenenti Thimerosal possono aumentare significativamente i livelli di Hg nel sangue nei neonati. Un’analisi CDC delle cartelle cliniche computerizzate HMO ha trovato associazioni statisticamente significative tra l’aumento dell’esposizione al thimerosal da immunizzazioni infantili e il disturbo da deficit di attenzione, il ritardo del linguaggio e i tic. Una revisione della letteratura medica ha dimostrato che l’esposizione al mercurio, sia esso organico o inorganico, può dare origine ai sintomi e ai tratti che definiscono o che si trovano comunemente negli individui ASD. Il mercurio può causare danni nell’interazione sociale, difficoltà di comunicazione e modelli di comportamento ripetitivi e stereotipati, che comprendono i tre criteri diagnostici dell’autismo DSM-IV. Inoltre, il mercurio può indurre caratteristiche prominenti nell’ASD come anomalie sensoriali, cambiamenti emotivi/psicologici, disturbi del movimento, disturbi del pensiero astratto o complesso, gravi disturbi del sonno e comportamenti autolesionistici. I maschi sono più colpiti delle femmine in entrambe le condizioni. Anomalie fisiologiche più comuni nelle popolazioni ASD e note per essere causate da esposizione al mercurio includono problemi gastrointestinali, disturbi del sistema nervoso autonomo, insolita attività EEG, alterazioni del sistema immunitario, irregolarità nei sistemi di neurotrasmettitori, e non specifiche lesioni cerebrali. La scoperta e l’aumento della prevalenza di autismo segnalata è parallela all’introduzione e alla diffusione di vaccini contenenti thimerosal. L’autismo è stato descritto per la prima volta nel 1943 tra i bambini nati negli anni ’30. Il Thimerosal è stato aggiunto per la prima volta ai vaccini per l’infanzia negli anni ’30. Prima del 1970, si stimava che l’autismo classico si verificasse in circa 1 bambino su 2000, mentre la prevalenza media riportata dagli studi dal 1970 al 1990 è di 1 su 1000. Questo periodo è stato un periodo di maggiore immunizzazione nel mondo sviluppato. Nel 1995, il National Institutes of Health ha riportato una prevalenza di autismo di 1 su 500 bambini, e nel 2000 il CDC ha identificato circa 1 su 250 bambini con autismo classico in una città del New Jersey. È stato nei primi anni ’90 che i vaccini per l’HiB e l’epatite B contenenti il thimerosal sono entrati a far parte del programma di routine per i neonati. L’insorgenza dei sintomi autistici segue generalmente la somministrazione del thimerosal nei vaccini, e l’insorgenza dei sintomi è coerente con l’espressione della tossicità del mercurio. Come notato in precedenza, l’esposizione al mercurio da vaccini è iniziata alla nascita ed è continuata a circa 2, 4, 6 e 15 mesi. La grande maggioranza dei bambini autistici appare normale alla nascita, ma sono state osservate sottili anomalie nel movimento già a 4 mesi di età e disturbi sensoriali-motori rilevati a 9-12 mesi. L’intera gamma di disturbi diagnostici è generalmente evidente a 15-24 mesi. I sintomi della tossicità del mercurio possono manifestarsi improvvisamente in individui particolarmente sensibili o sensibilizzati, ma l’espressione è di solito graduale. I sintomi autistici di solito emergono gradualmente, anche se ci sono casi di insorgenza improvvisa. Quasi tutti i bambini americani sono immunizzati, ma meno dell’1% ha l’ASD. Questo modello è coerente con la risposta all’esposizione a basse dosi di mercurio, che è caratterizzata da un’ampia variazione interindividuale. L’acrodinia, una grave malattia della prima infanzia prevalente 50 anni fa, illustra questo fenomeno. L’acrodinia è stata causata da piccole quantità di cloruro di mercurio in polvere dentaria. Sebbene l’uso delle polveri fosse diffuso, solo una piccola percentuale di bambini sviluppava la malattia. Occasionalmente anche i fratelli dei pazienti affetti da acrodinia soccombevano e si suggeriva un legame genetico. Alcuni ceppi ad alto responder sono quelli soggetti a disturbi autoimmuni. L’ASD è altamente ereditario e si verifica più frequentemente del previsto nelle famiglie con malattie autoimmuni. I medici che curano i pazienti autistici hanno riportato elevati livelli di mercurio nelle urine dopo la sfida con i chelanti standard per i metalli pesanti e il miglioramento delle funzioni dopo la rimozione del mercurio dalla chelazione. In un caso studio, l’unica esposizione al mercurio nota è stata causata da vaccini. Questi rapporti preliminari suggeriscono che il mercurio può persistere nei tessuti in alcuni soggetti autistici e può contribuire ai sintomi autistici. Questi risultati supportano l’ipotesi che il mercurio nei vaccini possa essere un fattore nella patogenesi dell’autismo.”

Studio completo perchè su pubmed non è disponibile nemmeno l’abstract.

Autism: a novel form of mercury poisoning

Autismo: una nuova forma di avvelenamento da mercurio

“L’esposizione al mercurio può causare disfunzioni immunitarie, sensoriali, neurologiche, motorie e comportamentali simili a tratti che definiscono o sono associati all’autismo, e le somiglianze si estendono alla neuroanatomia, ai neurotrasmettitori e alla biochimica. Il Thimerosal, un conservante aggiunto a molti vaccini, è diventato una delle principali fonti di mercurio nei bambini che, nei primi due anni, possono aver ricevuto una quantità di mercurio superiore alle linee guida di sicurezza. Una revisione della letteratura medica e dei dati del governo degli Stati Uniti suggerisce che: (i) molti casi di autismo idiopatico sono indotti dall’esposizione precoce al mercurio del thimerosal; (ii) questo tipo di autismo rappresenta una sindrome mercuriale non riconosciuta; e (iii) fattori genetici e non genetici stabiliscono una predisposizione per cui gli effetti avversi del thimerosal si verificano solo in alcuni bambini.”

Thimerosal exposure in infants and neurodevelopmental disorders: an assessment of computerized medical records in the Vaccine Safety Datalink

Esposizione al thimerosal nei neonati e disturbi dello sviluppo neurologico: una valutazione delle cartelle cliniche computerizzate nel Vaccine Safety Datalink

“Lo studio ha valutato le possibili associazioni tra i disturbi dello sviluppo neurologico (NDs) e l’esposizione al mercurio (Hg) da vaccini contenenti Thimerosal (TCVs) esaminando il Datalink automatizzato per la sicurezza del vaccino (VSD). Coerenti rapporti di tasso significativamente aumentato sono stati osservati per l’autismo, disturbi dello spettro autistico, tic, disturbo da deficit di attenzione, e disturbi emotivi con l’esposizione Hg da TCVs. 

Abnormal Brain Connectivity Spectrum Disorders Following Thimerosal Administration: A  Prospective Longitudinal Case-Control Assessment of Medical Records in the Vaccine Safety Datalink

Disturbi dello spettro di connettività cerebrale anormale dopo l’amministrazione del thimerosal: Una prospettiva di valutazione longitudinale del controllo del caso delle cartelle cliniche nel Datalink sulla sicurezza dei vaccini

“Il disturbo dello spettro autistico (ASD), il tic (TD) e la sindrome ipercinetica dell’infanzia (disturbo da deficit di attenzione [ADD]/disordine da deficit di attenzione e iperattività [ADHD]) sono disturbi recentemente definiti come disturbi anomali dello spettro di connettività (ACSD) perché mostrano un modello simile di connettività cerebrale anormale. I risultati suggeriscono che l’esposizione all’Hg dal thimerosal è significativamente associata agli ACSD di ASD, TD e ADD/ADHD.”

Induction of metallothionein in mouse cerebellum and cerebrum with low-dose thimerosal injection

Induzione di metallotioneina nel cervelletto del topo e nel cervelletto con iniezione a basso dosaggio del thimerosal

“Si pensa che il cervelletto sia un organo sensibile al thimerosal. Come risultato, in combinazione con la patologia cerebrale osservata nei pazienti con diagnosi di autismo, il presente studio aiuta a sostenere la plausibilità biologica che l’esposizione a basse dosi di mercurio da vaccini contenenti thimerosal può essere associata all’autismo.”

Thimerosal and autism? A plausible hypothesis that should not be dismissed

Thimerosal e autismo? Un’ipotesi plausibile che non deve essere scartata

“L’ipotesi dell’autismo-mercurio descritta per la prima volta da Bernard et al. ha generato molto interesse e polemiche. L’Istituto di Medicina (IOM) ha riesaminato la connessione tra vaccini contenenti mercurio e disturbi del neurosviluppo, incluso l’autismo. Hanno concluso che l’ipotesi era biologicamente plausibile ma che non c’erano prove sufficienti per accettare o rifiutare una connessione causale e hanno raccomandato un programma di ricerca completo. Senza citare nuove prove sperimentali, numerosi osservatori hanno offerto pareri sull’argomento, alcuni dei quali respingono le conclusioni dell’OIM. In una recente revisione, Nelson e Bauman sostengono che un legame tra il conservante thimerosal, la fonte del mercurio nei vaccini infantili, è improbabile. Nella loro difesa del thimerosal, questi autori hanno una visione ristretta dell’ipotesi originale, non forniscono nuove prove e si basano su citazioni selettive e ragionamenti errati. Forniamo prove qui per confutare la critica di Nelson e Bauman e per difendere l’ipotesi dell’autismo-mercurio.”

Blood levels of mercury are related to diagnosis of autism: a reanalysis of an important data set

I livelli ematici di mercurio sono correlati alla diagnosi di autismo: una rianalisi di un importante set di dati

“La questione di cosa stia portando all’apparente aumento dell’autismo è di grande importanza. Come il legame tra aspirina e infarto, anche un piccolo effetto può avere importanti implicazioni per la salute…esiste una relazione significativa tra i livelli ematici di mercurio e la diagnosi di un disturbo dello spettro autistico. Inoltre, i risultati dell’analisi del campione di capelli offrono un certo supporto all’idea che le persone con autismo possano essere meno efficienti e più variabili nell’eliminare il mercurio dal sangue.”

B-lymphocytes from a population of children with autism spectrum disorder and their unaffected siblings exhibit hypersensitivity to thimerosal

I linfociti B di una popolazione di bambini con disturbo dello spettro autistico e i loro fratelli non affetti presentano ipersensibilità al thimerosal

“Il ruolo dei vaccini contenenti thimerosal nello sviluppo del disturbo dello spettro autistico (ASD) è stato un’area di intenso dibattito, così come la presenza di amalgame dentali al mercurio e l’ingestione di pesce da parte di madri incinte. Abbiamo studiato gli effetti del thimerosal sulla proliferazione cellulare e sulla funzione mitocondriale da linfociti B prelevati da individui con autismo, dai loro gemelli non autistici e dai loro fratelli non gemelli…alcuni individui con un lieve difetto mitocondriale possono essere altamente sensibili alle tossine mitocondriali specifiche come il thimerosal conservante del vaccino”

A case series of children with apparent mercury toxic encephalopathies manifesting with clinical symptoms of regressive autistic disorders

Una serie di casi di bambini con apparenti encefalopatie tossiche da mercurio che si manifestano con sintomi clinici di disturbi autistici regressivi

“Compromissioni nelle relazioni sociali e nella comunicazione, comportamenti ripetitivi e schemi di movimento anormali stereotipati caratterizzano i disturbi dello spettro autistico (ASD). È chiaro che mentre i fattori genetici sono importanti per la patogenesi degli ASD, l’esposizione al mercurio può indurre disfunzioni immunitarie, sensoriali, neurologiche, motorie e comportamentali simili ai tratti che definiscono o associati agli ASD. C’era una significativa relazione dose-risposta tra la gravità degli ASD regressivi osservati e la dose totale di mercurio che i bambini hanno ricevuto dai vaccini contenenti Thimerosal / preparati di globuline immunitarie Rho (D). Sulla base delle diagnosi differenziali, 8 dei 9 pazienti esaminati sono stati esposti a un significativo mercurio da preparati biologici / vaccinali contenenti Thimerosal durante i loro periodi di sviluppo fetale / infantile, e successivamente, tra i 12 ei 24 mesi di età, questi bambini precedentemente in sviluppo normale soffrivano di mercurio tossico encefalopatie che si sono manifestate con sintomi clinici compatibili con ASD regressivi. La prova dell’intossicazione da mercurio dovrebbe essere considerata nella diagnosi differenziale come contributo ad alcuni ASD regressivi.”

Reduced levels of mercury in first baby haircuts of autistic children

Riduzione dei livelli di mercurio nei primi tagli di capelli dei bambini autistici

“I tassi segnalati di autismo sono aumentati notevolmente negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Un possibile fattore alla base di questi aumenti è una maggiore esposizione al mercurio attraverso i vaccini contenenti thimerosal, ma l’esposizione al vaccino deve essere valutata nel contesto delle esposizioni cumulative durante la gestazione e la prima infanzia. Tassi differenziali di eliminazione postnatale del mercurio possono spiegare perché esposizioni gestazionali e infantili simili producono effetti neurologici variabili. Alla luce della plausibilità biologica del ruolo del mercurio nei disturbi del neurosviluppo, il presente studio fornisce ulteriori informazioni su un possibile meccanismo mediante il quale l’esposizione precoce al mercurio potrebbe aumentare il rischio di autismo.”

Effect of thimerosal on the neurodevelopment of premature rats 

Effetto del thimerosal sullo sviluppo neurologico dei ratti prematuri

“Le conseguenze negative sullo sviluppo neurologico osservate nel presente studio sono coerenti con gli studi precedenti; questo studio ha sollevato serie preoccupazioni circa il disturbo del neurosviluppo come l’autismo negli esseri umani a seguito della somministrazione di routine in tutto il mondo di vaccini contenenti thimerosal ai neonati.”

Increased susceptibility to ethylmercury-induced mitochondrial dysfunction in a subset of autism lymphoblastoid cell lines

Aumento della suscettibilità alla disfunzione mitocondriale indotta dall’etilmercurio in un sottoinsieme di linee cellulari linfoblastoidi autistiche

“L’associazione dei disturbi dello spettro autistico con lo stress ossidativo e la disfunzione mitocondriale è sempre più riconosciuta. Questi risultati suggeriscono che il legame epidemiologico tra l’esposizione ambientale al mercurio e un aumento del rischio di sviluppare l’autismo può essere mediato attraverso la disfunzione mitocondriale e sostenere l’idea che un sottogruppo di individui con autismo può essere vulnerabile alle influenze ambientali con effetti negativi sullo sviluppo attraverso la disfunzione mitocondriale.”

Evidence of parallels between mercury intoxication and the brain pathology in autism

Prove di paralleli tra l’intossicazione da mercurio e la patologia cerebrale nell’autismo

“Questa revisione trova la prova di molti paralleli tra i due, tra cui: (1) degenerazione microtubulare, in particolare di grandi dimensioni, a lungo raggio degenerazione assonale con conseguente germogliazione assonale abortivo (a breve, assoni sottili), (2) crescita eccessiva dentritica, (3) neuroinfiammazione, (4) microglial / attivazione astrocitica, (5) attivazione risposta immunitaria del cervello, (6) elevata proteina acida fibrillare gliale fibrillare; (7) stress ossidativo e perossidazione lipidica; (8) diminuzione dei livelli ridotti di glutatione e glutatione ossidato elevato; (9) disfunzione mitocondriale; (10) interruzione dell’omeostasi del calcio e la segnalazione; (11) inibizione dell’acido glutammico decarbossilasi (GAD) attività; (12) interruzione della omeostasi GABAergica e glutamatergica; (13) inibizione dell’attività IGF-1 e metionina sintasi; (14) compromissione della metilazione; (15) disfunzione delle cellule endoteliali vascolari e cambiamenti patologici dei vasi sanguigni; (16) diminuzione del flusso sanguigno cerebrale / cerebrale cerebrale; (17) aumento della proteina precursore dell’amiloide; (18) perdita di granuli e neuroni Purkinje nel cervelletto; (19) aumento dei livelli di citochine pro-infiammatorie nel cervello; e (20) fattore nucleare aberrante kappa-catena leggera kappa-catena di cellule B attivate (NF-kappaB). L’evidenza suggerisce che il mercurio può essere sia causale o contribuente nella patologia cerebrale in ASD, eventualmente lavorando in sinergia con altri composti tossici o patogeni per produrre la patologia cerebrale osservata in quelli con diagnosi di ASD.”

The levels of blood mercury and inflammatory-related neuropeptides in the serum are correlated in children with autism spectrum disorder

I livelli di mercurio nel sangue e di neuropeptidi correlati all’infiammazione nel siero sono correlati nei bambini con disturbi dello spettro autistico

“Il mercurio (Hg) è una neurotossina, e potenzialmente uno dei principali fattori scatenanti ambientali per l’ASD in quanto induce una neuroinfiammazione con conseguente rilascio di neuropeptidi. Questo è il primo studio che esplora la relazione potenzialmente causale tra i livelli di neurochinina A nel siero e il mercurio nel sangue (BHg) nei bambini affetti da ASD. C’è stata una relazione lineare significativa e positiva tra i livelli di neurochinina sierica A e BHg nei bambini con ASD moderata e grave, ma non nei bambini di controllo sani.”

Hair Toxic Metal Concentrations and Autism Spectrum Disorder Severity in Young Children

Concentrazioni di metalli tossici nei capelli e gravità del disturbo dello spettro autistico nei bambini piccoli

“L’aumento delle concentrazioni di Hg nei capelli è correlato in modo significativo con l’aumento della gravità dell’ASD. Al contrario, non sono state osservate correlazioni significative tra gli altri metalli tossici dei capelli esaminati e la gravità dell’ASD. Questo studio aiuta a fornire un ulteriore supporto meccanicistico per Hg nell’eziologia della gravità ASD, ed è supportato da un numero crescente di recenti revisioni critiche che forniscono la plausibilità biologica per il ruolo dell’esposizione ad Hg nella patogenesi delle ASD.”

A prospective study of mercury toxicity biomarkers in autistic spectrum disorders

Uno studio prospettico di biomarcatori di tossicità del mercurio nei disturbi dello spettro autistico

“La neurotossicità stabilita per lo sviluppo attribuita al mercurio e le prove biochimiche/genomiche per la suscettibilità/tossicità al mercurio nelle ASD indicano un ruolo causale per il mercurio.”

Studio completo scaricabile qui

Toxicity biomarkers in autism spectrum disorder: a blinded study of urinary porphyrins

Biomarcatori di tossicità nel disturbo dello spettro autistico: uno studio in cieco delle porfirine urinarie

“Questi risultati suggeriscono che i livelli di porfirine associate ad Hg-tossicità sono più alti nei bambini con diagnosi di ASD rispetto ai controlli.”

Thimerosal Exposure and the Role of Sulfation Chemistry and Thiol Availability in Autism

L’esposizione al thimerosal e il ruolo della chimica della solfatazione e la disponibilità di tiolo nell’autismo

“È importante notare che l’insorgenza di sintomi di ASD dopo i 6 mesi di età segue temporalmente la somministrazione di molti vaccini infantili. Lo scopo della presente revisione critica è di fornire una visione meccanicistica di come la limitata disponibilità di tiolo, la chimica anomala della solfatazione e la ridotta capacità di riserva di GSH nei bambini con un ASD potrebbero renderli più suscettibili agli effetti tossici del Thimerosal somministrato abitualmente come parte dei programmi di immunizzazione infantile obbligatoria.”

The relationship between mercury and autism: A comprehensive review and discussion

Il rapporto tra mercurio e autismo: Una revisione completa e una discussione 

“La patologia cerebrale nei disturbi dello spettro autistico (ASD) indica una marcata e continua reattività infiammatoria con danni neuronali concomitanti. Questa revisione attuale, tuttavia, si concentrerà in particolare sull’esposizione al mercurio e sull’ASD, conducendo una ricerca bibliografica completa di studi originali sull’uomo che esaminano la potenziale relazione tra il mercurio e l’ASD, categorizzando, riassumendo e discutendo la ricerca pubblicata che affronta questo argomento. Questa revisione ha trovato 91 studi che esaminano la relazione potenziale tra il mercurio e l’ASD dal 1999 al febbraio 2016. Di questi studi, la grande maggioranza (74%) suggerisce che il mercurio è un fattore di rischio per l’ASD, rivelando effetti sia diretti che indiretti. La preponderanza delle prove indica che l’esposizione al mercurio è causale e/o contributiva nell’ASD.”

The plausibility of a role for mercury in the etiology of autism: a cellular perspective

La plausibilità di un ruolo del mercurio nell’eziologia dell’autismo: una prospettiva cellulare

“Da un punto di vista cellulare, sembrerebbe che la letteratura scientifica esistente supporti la plausibilità biologica di una patogenesi dell’autismo basata sull’Hg. Per comprendere il caso di plausibilità, è essenziale riconoscere che una variabile critica (o imprevedibile e confusa, a seconda dei casi) è la sensibilità idiosincratica di un dato individuo all’Hg, che probabilmente ha qualche base genetica. Questo approccio a livello di popolazione per ridurre l’esposizione all’Hg non è stato ancora introdotto in modo completo, ad eccezione della parziale riduzione dell’Hg nel programma di vaccinazione e dell’avvertimento al pubblico (in particolare alle madri in gravidanza e allattamento) per quanto riguarda il consumo di frutti di mare. Nonostante la plausibilità biologica dell’Hg come agente eziologico nell’autismo, rimane ancora molto lavoro da fare per capire meglio come l’Hg agisce in qualsiasi processo patogeno.”

A prospective study ofthimerosal-containing Rho(D)-immune globulin administration as a risk factor for autistic disorders

Uno studio prospettico della somministrazione di globuline immuni di Rho(D)-immune contenenti il thimerosal come fattore di rischio per i disturbi autistici

“I risultati forniscono indicazioni sul potenziale ruolo che l’esposizione prenatale al mercurio può avere in alcuni bambini affetti da ASD.”

A Two-Phase Case-Control Study of Autism Risk Among Children Born From the Late 1990s Through the Early 2000s in  the United States

Uno studio in due fasi sul rischio di autismo tra i bambini nati dalla fine degli anni ’90 ai primi anni 2000 negli Stati Uniti

“Questo studio rivela che il rischio di autismo dalla fine degli anni ’90 ai primi anni 2000 negli Stati Uniti è diminuito significativamente con la riduzione dell’esposizione all’Hg da vaccini per l’infanzia contenenti Thimerosal.”

An assessment of downward trends in neurodevelopmental disorders in the United States following removal of Thimerosal from childhood vaccines

Una valutazione delle tendenze al ribasso nei disturbi dello sviluppo neurologico negli Stati Uniti a seguito della rimozione del Thimerosal dai vaccini per l’infanzia

“Gli Stati Uniti sono nel bel mezzo di un’epidemia di disturbi dello sviluppo neurologico (NDs). Il presente studio fornisce le prime prove epidemiologiche che dimostrano che, poiché il Thimerosal è stato rimosso dai vaccini per l’infanzia, il numero di NDs è diminuito negli Stati Uniti. Le tecniche di analisi utilizzate hanno tentato di ridurre al minimo il rischio o la distorsione. Questo è particolarmente vero perché il trattamento dei dati sulla sicurezza dei vaccini del Programma Nazionale di Immunizzazione del CDC è stato messo in discussione dall’Istituto di Medicina dell’Accademia Nazionale delle Scienze nel 2005.”

A comparative evaluation of the effects of MMR immunization and mercury doses from thimerosal­•containing childhood vaccines on the population prevalence of autism

Una valutazione comparativa degli effetti dell’immunizzazione MMR e delle dosi di mercurio da vaccini per l’infanzia contenenti thimerosal sulla prevalenza dell’autismo nella popolazione

“Sono state effettuate valutazioni dei sommari di sorveglianza biologica dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), dei set di dati del Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti e delle stime annuali sulla nascita in vita del CDC. I risultati di questo studio concordano con una serie di studi pubblicati in precedenza. Questi studi hanno dimostrato che c’è una plausibilità biologica e prove epidemiologiche che mostrano una relazione diretta tra l’aumento delle dosi di mercurio da vaccini contenenti thimerosal e disturbi dello sviluppo neurologico, e vaccini contenenti morbillo e gravi disturbi neurologici.”

A two-phase study evaluating the relationship between Thimerosal-containing vaccine administration and the risk for an autism spectrum disorder diagnosis in the United States

Uno studio in due fasi che valuta la relazione tra la somministrazione di vaccini contenenti Thimerosal e il rischio di una diagnosi di disturbo dello spettro autistico negli Stati Uniti

“Il presente studio fornisce nuove prove epidemiologiche a sostegno di un’associazione tra l’aumento dell’esposizione all’Hg organico da vaccini infantili contenenti Thimerosal e il conseguente rischio di una diagnosi di ASD.

ALLUMINIO 

Aluminium-adjuvanted vaccines transiently increase aluminium levels in murine brain tissue

I vaccini ad alto contenuto di alluminio aumentano temporaneamente i livelli di alluminio nel tessuto cerebrale murino

“L’alluminio è ampiamente utilizzato come adiuvante nei vaccini umani e i bambini possono spesso ricevere fino a 3,75 mg di alluminio per via parenterale durante i primi sei mesi di vita. Mostriamo che l’iniezione intraperitoneale di vaccini adsorbiti con alluminio nei topi provoca un aumento transitorio dei livelli di alluminio nel tessuto cerebrale con un picco intorno al secondo e terzo giorno dopo l’iniezione. Questo aumento non è stato osservato nel gruppo di controllo con soluzione salina di animali o con vaccini che non contengono alluminio. È probabile che l’alluminio venga trasportato al cervello dalla proteina transferrina legante il ferro ed entri nel cervello attraverso specifici recettori della transferrina.

Aluminum hydroxide injections lead to motor deficits and motor neuron degeneration

Le iniezioni di idrossido di alluminio portano a deficit motori e degenerazione dei motoneuroni

“La sindrome della guerra del Golfo è un disturbo multisistemico che affligge molti veterani degli eserciti occidentali nella guerra del Golfo del 1990-1991. Un certo numero di persone affette può mostrare deficit neurologici tra cui varie disfunzioni cognitive e malattie dei motoneuroni, quest’ultima espressione è praticamente indistinguibile dalla sclerosi laterale amiotrofica classica (SLA) tranne che per l’età di insorgenza. Possibili cause di GWS includono molti degli adiuvanti nel vaccino contro l’antrace e altri. Il colpevole più probabile sembra essere l’idrossido di alluminio. Le analisi comportamentali in questi topi hanno rivelato alterazioni significative in un certo numero di funzioni motorie, nonché una ridotta capacità di memoria spaziale. La dimostrata neurotossicità dell’idrossido di alluminio e la sua relativa ubiquità come adiuvante suggeriscono che è giustificato un maggiore controllo da parte della comunità scientifica.”

Aluminum-Induced Entropy in Biological Systems: Implications for Neurological Disease

Entropia indotta dall’alluminio (Al) nei sistemi biologici: Implicazioni per le malattie neurologiche

“Al è invariabilmente tossico per i sistemi viventi e non ha un ruolo benefico noto in nessun sistema biologico. Al perturba l’auto-ordinamento biologico, la trasduzione di energia e i sistemi di segnalazione, aumentando così l’entropia biosemiotica. A partire dalla biofisica dell’acqua, la perturbazione progredisce attraverso le macromolecole che sono cruciali per i processi viventi (DNA, RNA, proteoglicani e proteine). Essa danneggia le cellule, i circuiti e i sottosistemi e può causare guasti catastrofici che terminano con la morte. Al forma complessi tossici con altri elementi, come il fluoro, e interagisce negativamente con il mercurio, il piombo e il glifosato. Al ha un impatto negativo sul sistema nervoso centrale in tutte le specie che sono state studiate, compresi gli esseri umani. A causa degli impatti globali di Al sulla dinamica dell’acqua e sui sistemi biosemiotici, i disturbi del sistema nervoso centrale negli esseri umani sono indicatori sensibili degli agenti tossici di Al a cui siamo esposti.”

Non-linear dose-response of aluminium hydroxide adjuvant particles: Selective low dose neurotoxicity

Dosaggio non lineare delle particelle adiuvanti di idrossido di alluminio: Neurotossicità selettiva a bassa dose

“L’idrossido di alluminio (Al,Alhydrogel), il principale adiuvante autorizzato per vaccini umani e animali, è costituito da nanoparticelle primarie che si agglomerano spontaneamente. Preoccupazioni sulla sua sicurezza sono emerse in seguito al riconoscimento della sua biopersistenza inaspettatamente di lunga durata all’interno delle cellule immunitarie in alcuni individui e segnalazioni di sindrome da stanchezza cronica, disfunzione cognitiva, mialgia, disautonomia e caratteristiche autoimmuni / infiammatorie temporalmente legate a più somministrazioni di vaccini contenenti Al. Esperimenti sui topi hanno documentato la sua cattura e il lento trasporto da parte delle cellule della linea dei monociti dal muscolo iniettato agli organi linfoidi e infine al cervello. Il presente studio mirava a valutare la funzione cerebrale del topo e la concentrazione di Al 180 giorni dopo l’iniezione di varie dosi di Alhydrogel nel muscolo tibiale anteriore in topi CD1 femmine adulte. È stato osservato un insolito pattern neuro-tossicologico limitato a una bassa dose di Alhydrogel. Sono stati osservati cambiamenti neurocomportamentali, inclusi livelli di attività ridotti. I livelli di Al cerebrale erano selettivamente aumentati negli animali esposti alla dose più bassa, mentre i granulomi muscolari erano quasi completamente scomparsi a 6 mesi in questi animali. Concludiamo che Alhydrogel iniettato a basse dosi nel muscolo di topo può indurre selettivamente un accumulo cerebrale di Al a lungo termine ed effetti neurotossici. Per spiegare questo risultato inaspettato, una strada che potrebbe essere esplorata in futuro riguarda la dimensione dell’adiuvante poiché le sospensioni iniettate corrispondenti alla dose più bassa, ma non alle dosi più alte, contenevano esclusivamente piccoli agglomerati nella gamma di dimensioni dei batteri noti per favorire cattura e, presumibilmente, trasporto da parte delle cellule della linea dei monociti. In ogni caso, l’opinione che la neurotossicità di Alhydrogel obbedisca alla regola “la dose fa il veleno” della tossicità chimica classica appare eccessivamente semplicistica.

Aluminum in the central nervous system (CNS): toxicity in humans and animals, vaccine adjuvants, and autoimmunity

Alluminio nel sistema nervoso centrale (SNC): tossicità nell’uomo e negli animali, coadiuvanti vaccinali e autoimmunità

“Abbiamo esaminato la neurotossicità dell’alluminio nell’uomo e negli animali in varie condizioni, seguendo diverse vie di somministrazione, e forniamo una panoramica dei vari stati patologici associati. La letteratura dimostra chiaramente gli impatti negativi dell’alluminio sul sistema nervoso nel corso dell’età. Negli adulti, l’esposizione all’alluminio può portare a deficit neurologici apparentemente legati all’età simili all’Alzheimer ed è stata collegata a questa malattia e alla variante guamaniana, ALS-PDC. Inoltre, l’iniezione di adiuvanti di alluminio nel tentativo di capire la sindrome della Guerra del Golfo e i deficit neurologici associati porta a un fenotipo SLA nei giovani topi maschi. Nei bambini piccoli esiste una correlazione altamente significativa tra il numero di vaccini pediatrici adiuvati con alluminio somministrati e il tasso di disturbi dello spettro autistico. Molte delle caratteristiche della neurotossicità indotta dall’alluminio possono derivare, in parte, da reazioni autoimmuni, come parte della sindrome di ASIA.”

Aluminum adjuvant linked to Gulf War illness induces motor neuron death in mice

Coadiuvante di alluminio legato alla malattia della Guerra del Golfo induce la morte dei motoneuroni nei topi

“La malattia della Guerra del Golfo (GWI) colpisce una percentuale significativa di veterani del conflitto del 1991, ma la sua origine rimane sconosciuta. Considerando che molti fattori ambientali sono stati collegati al GWI, il ruolo del vaccino contro l’antrace è stato oggetto di crescente attenzione. Tra i componenti potenzialmente tossici del vaccino vi sono gli adiuvanti idrossido di alluminio e squalene. Per esaminare se questi composti potrebbero contribuire ai deficit neuronali associati al GWI, è stato sviluppato un modello animale per esaminare il potenziale impatto neurologico dell’idrossido di alluminio, dello squalene o dell’idrossido di alluminio combinato con lo squalene. I topi CD-1 giovani e maschi della colonia sono stati iniettati con gli adiuvanti a dosi equivalenti a quelle date al personale del servizio militare statunitense. Tutti i topi sono stati sottoposti a una batteria di test motori e cognitivo-comportamentali per un periodo di 6 mesi dopo le iniezioni. I risultati suggeriscono un possibile ruolo per l’alluminio adiuvante in alcune caratteristiche neurologiche associate a GWI e possibilmente un ruolo aggiuntivo per la combinazione di adiuvanti.”

Aluminum-induced neurotoxicity: alterations in membrane function at the blood-brain barrier

Neurotossicità indotta dall’alluminio: alterazioni della funzione della membrana alla barriera emato-encefalica

“L’alluminio è una neurotossina, sebbene la base per la sua tossicità sia sconosciuta. Recentemente è stato dimostrato che altera la funzione della barriera emato-encefalica (BBB), che regola gli scambi tra il sistema nervoso centrale (SNC) e la circolazione periferica. Tali alterazioni nell’accesso al cervello di nutrienti, ormoni, tossine e farmaci potrebbero essere alla base della disfunzione del SNC…molti dei suoi effetti sul sistema nervoso centrale e sui tessuti periferici possono essere spiegati dalle sue azioni come tossina di membrana.”

Multifaceted effects of aluminium in neurodegenerative diseases: A review

Molteplici effetti dell’alluminio nelle malattie neurodegenerative: Una recensione 

“Le prove per la neurotossicità di Al sono descritte in vari studi, ma ancora il meccanismo esatto della tossicità di Al non è noto. Tuttavia, le prove suggeriscono che l’Al può potenziare lo stress ossidativo e gli eventi infiammatori e alla fine porta alla morte cellulare. Al è considerato una neurotossina consolidata e ha un legame tra l’esposizione e lo sviluppo di malattie neurodegenerative, tra cui la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), il morbo di Alzheimer (AD), la demenza, la sindrome della guerra del Golfo e il parkinson.”

Aluminum neurotoxicity in preterm infants receiving intravenous-feeding solutions

Neurotossicità dell’alluminio nei neonati pretermine che ricevono soluzioni per via endovenosa

“L’alluminio, un contaminante delle soluzioni commerciali per l’alimentazione endovenosa, è potenzialmente neurotossico. Nei neonati prematuri, l’alimentazione endovenosa prolungata con soluzioni contenenti alluminio è associata a uno sviluppo neurologico compromesso.”

Aluminum adjuvants of vaccines injected into the muscle: Normal fate, pathology and associated disease

Coadiuvanti di alluminio di vaccini iniettati nel muscolo: destino normale, patologia e malattia associata 

“È l’adiuvante più comunemente usato nei vaccini umani e veterinari, ma i meccanismi attraverso i quali stimola le risposte immunitarie rimangono mal definiti. Sebbene generalmente ben tollerato a breve termine, è stato sospettato di causare occasionalmente problemi neurologici ritardati in individui suscettibili. In particolare, la persistenza a lungo termine del granuloma alluminico chiamato anche miofascite macrofagica è associata ad artromialgie croniche, affaticamento e disfunzione cognitiva. Le preoccupazioni per la sicurezza dipendono in gran parte dal lungo tempo di biopersistenza inerente a questo adiuvante, che può essere correlato al suo rapido ritiro dal liquido interstiziale per avido assorbimento cellulare; e la capacità delle particelle adiuvanti di migrare e accumularsi lentamente negli organi linfoidi e nel cervello, un fenomeno documentato in modelli animali e derivante dalla traslocazione dipendente da MCP1 / CCL2 di cellule della stirpe monocitaria caricate con adiuvante (fenomeno del cavallo di Troia). Queste nuove intuizioni suggeriscono fortemente che dovrebbe essere effettuata una seria rivalutazione della farmacocinetica e della sicurezza degli adiuvanti dell’alluminio a lungo termine.”

Mechanisms of aluminum adjuvant toxicity and autoimmunity in pediatric populations

Meccanismi della tossicità adiuvante dell’alluminio e dell’autoimmunità nelle popolazioni pediatriche

“Le sfide immunitarie durante lo sviluppo iniziale, comprese quelle indotte dal vaccino, possono portare ad alterazioni dannose permanenti del cervello e della funzione immunitaria. L’evidenza sperimentale mostra anche che la somministrazione simultanea di un minimo di due o tre adiuvanti immunitari può superare la resistenza genetica all’autoimmunità. In alcuni paesi sviluppati, quando i bambini avranno dai 4 ai 6 anni avranno ricevuto un totale di 126 composti antigenici insieme ad elevate quantità di adiuvanti di alluminio (Al) attraverso le vaccinazioni di routine. Secondo la Food and Drug Administration degli Stati Uniti, le valutazioni della sicurezza per i vaccini spesso non hanno incluso studi di tossicità appropriati perché i vaccini non sono stati considerati intrinsecamente tossici. Nel loro insieme, queste osservazioni sollevano preoccupazioni plausibili sulla sicurezza generale degli attuali programmi di vaccinazione infantile. Quando si valuta la tossicità adiuvante nei bambini, è necessario considerare diversi punti chiave: neonati e bambini non dovrebbero essere visti come “piccoli adulti” per quanto riguarda il rischio tossicologico poiché la loro fisiologia unica li rende molto più vulnerabili agli insulti tossici; negli esseri umani adulti gli adiuvanti del vaccino Al sono stati collegati a una varietà di gravi condizioni autoimmuni e infiammatorie (“ASIA”), tuttavia i bambini sono regolarmente esposti a quantità molto più elevate di Al dai vaccini rispetto agli adulti; si presume spesso che le risposte immunitarie periferiche non influenzino la funzione cerebrale. Tuttavia, è ora chiaramente stabilito che esiste una diafonia neuroimmune bidirezionale che svolge ruoli cruciali nell’immunoregolazione e nella funzione cerebrale. A loro volta, perturbazioni dell’asse neuro-immunitario sono state dimostrate in molte malattie autoimmuni; gli stessi componenti dell’asse neuro-immunitario che svolgono un ruolo chiave nello sviluppo del cervello e nella funzione immunitaria sono fortemente presi di mira dagli adiuvanti di Al. In sintesi, l’evidenza della ricerca mostra che le crescenti preoccupazioni sulle attuali pratiche di vaccinazione possono effettivamente essere giustificate. Poiché i bambini possono essere maggiormente a rischio di complicanze indotte dal vaccino, è urgentemente necessaria una valutazione rigorosa degli impatti negativi sulla salute correlati al vaccino nella popolazione pediatrica.”

Are there negative CNS impacts of aluminum adjuvants used in vaccines and immunotherapy?

Ci sono impatti negativi sul sistema nervoso centrale dei coadiuvanti a base di alluminio utilizzati nei vaccini e nell’immunoterapia?

“Nonostante l’opinione comune che i sali di alluminio (Al) siano inerti e quindi innocui come adiuvanti del vaccino o nell’immunoterapia, la realtà è molto diversa. Nel seguente articolo esaminiamo brevemente la letteratura sulla neurotossicità dell’Al e sull’uso dei sali di Al come adiuvanti del vaccino e consideriamo non solo le azioni tossiche dirette sul sistema nervoso, ma anche il potenziale impatto per innescare l’autoimmunità. Le risposte autoimmuni e infiammatorie che interessano il SNC sembrano essere alla base di alcune forme di malattie neurologiche, compresi i disturbi dello sviluppo. Al ha dimostrato di avere un impatto sul sistema nervoso centrale a tutti i livelli, anche modificando l’espressione genica. Questi risultati dovrebbero sollevare preoccupazioni circa il crescente uso di sali di Al come adiuvanti del vaccino e per l’applicazione come stimolanti immunitari più generali.”

ALLUMINIO e Biodisponibilità

Aluminum bioavailability from basic sodium aluminum phosphate, an approved food additive emulsifying agent, incorporated in cheese

Biodisponibilità dell’alluminio da fosfato basico di sodio e alluminio, un agente emulsionante approvato per additivi alimentari, incorporato nel formaggio

“È stato suggerito che la biodisponibilità orale di Al da acqua potabile è molto maggiore di quella da alimenti. L’obiettivo era quello di testare ulteriormente questa ipotesi. Questi risultati non supportano l’ipotesi che l’acqua potabile fornisca un contributo sproporzionato al totale di Al assorbito dal tratto gastrointestinale.”

Aluminum bioavailability from tea infusion

Biodisponibilità dell’alluminio da infusione di tè

“In sintesi, la biodisponibilità orale di Al da tè è stata dello 0,37%. Studi che utilizzano gli stessi metodi hanno mostrato che lo 0,28 e lo 0,29% di Al è stato assorbito per via orale dall’acqua.”

Aluminium toxicokinetics: an updated minireview

Tossicocinetica dell’alluminio: una minirevisione aggiornata

“C’è preoccupazione per l’alluminio nell’acqua potabile. Vengono riviste le fonti comuni di alluminio per l’uomo. La biodisponibilità orale di Al dall’acqua sembra essere di circa lo 0,3%. Il cibo è la principale fonte comune. La biodisponibilità del cibo non è stata adeguatamente determinata. L’esposizione industriale e medicinale, e forse l’uso di antitraspiranti, può aumentare significativamente l’alluminio assorbito. La biodisponibilità per inalazione di Al solubile nell’aria sembra essere di circa l’1,5% nell’ambiente industriale. Al può distribuirsi al cervello dalla cavità nasale, ma il significato di questa via di esposizione è sconosciuto. La biodisponibilità sistemica di Al dopo una singola applicazione di antitraspirante ascellare può raggiungere lo 0,012%.
TUTTO l’AI iniettato per via intramuscolare, ad es. dai vaccini, può eventualmente essere assorbito. Al si distribuisce in modo diseguale a tutti i tessuti. L’assorbimento cerebrale di Al può essere mediato dai complessi Al transferrina e Al citrato. Il contributo del cibo all’alluminio assorbito deve essere determinato per far avanzare la nostra comprensione dei principali componenti della tossicocinetica dell’alluminio.”

ALLUMINIO e Miofascite Macrofagica

Macrophagic myofasciitis: characterization and pathophysiology

Miofascite macrofagica: caratterizzazione e fisiopatologia

“L’allume è l’adiuvante più comunemente usato nei vaccini umani e veterinari, ma i meccanismi attraverso i quali stimola le risposte immunitarie rimangono non completamente compresi. Sebbene generalmente ben tollerato, l’allume può occasionalmente causare problemi di salute invalidanti in individui presumibilmente suscettibili. Una piccola percentuale di persone vaccinate presenta una insorgenza ritardata di mialgia diffusa, affaticamento cronico e disfunzione cognitiva e mostra una persistenza a lungo termine di macrofagi carichi di allume nel sito della precedente immunizzazione intramuscolare (im), formando una lesione granulomatosa chiamata miofascite macrofagica (MMF). I problemi di sicurezza dell’allume dipenderanno in gran parte dal fatto che il composto rimanga localizzato nel sito di iniezione o si diffonda e si accumuli in organi distanti. Gli esperimenti sugli animali indicano che i nanomateriali biopersistenti assorbiti dalle cellule della linea dei monociti nei tessuti, come i surrogati di allume fluorescenti, possono prima traslocare nei linfonodi drenanti e successivamente circolare nel sangue all’interno dei fagociti e raggiungere la milza e, infine, accumularsi lentamente nel cervello.”

Long-term follow-up of cognitive dysfunction in patients with aluminum hydroxide-induced macrophagic myofasciitis (MMF)

Follow-up a lungo termine di disfunzioni cognitive in pazienti con miofasciite macrofagica indotta da idrossido di alluminio (MMF)

“La miofascite macrofagica (MMF) è caratterizzata da lesioni muscolari specifiche che valutano la persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio all’interno dei macrofagi nel sito della precedente immunizzazione. Le caratteristiche rappresentative della disfunzione cognitiva associata a MMF(MACD) includono: sindrome disesecutiva; memoria visiva; estinzione dell’orecchio sinistro al test di ascolto dicotico. La maggior parte dei pazienti soddisfaceva i criteri per il deterioramento cognitivo lieve non amnesico / disesecutivo, anche se alcuni deficit cognitivi sembravano insolitamente gravi. La MACD è rimasta stabile nel tempo, sebbene la sindrome disesecutiva tendesse a peggiorare. Il follow-up a lungo termine di un sottogruppo di pazienti con 3 o 4 valutazioni neuropsicologiche consecutive ha confermato la stabilità del MACD nel tempo, nonostante le marcate fluttuazioni.”

Long-term persistence of vaccine-derived aluminum hydroxide is associated with chronic cognitive dysfunction 

La persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio derivato da vaccini è associata a disfunzioni cognitive croniche

“I pazienti affetti (da miofascite macrofagica MMF descritta nello studio sopra) lamentano principalmente artromialgie, stanchezza cronica e difficoltà cognitive. Abbiamo progettato una batteria completa di test neuropsicologici per delineare prospetticamente la disfunzione cognitiva associata a MMF (MACD). Rispetto ai pazienti di controllo con artrite e dolore cronico, i pazienti con MMF avevano un deterioramento cognitivo pronunciato e specifico. La MACD colpisce principalmente la memoria sia visiva che verbale; funzioni esecutive, inclusa attenzione, memoria di lavoro e pianificazione; e estinzione dell’orecchio sinistro al test di ascolto dicotico. I deficit cognitivi non erano correlati a dolore, affaticamento, depressione o durata della malattia. I meccanismi fisiopatologici alla base della MACD devono ancora essere determinati. In conclusione, la persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio derivato dal vaccino all’interno del corpo valutata da MMF è associata a disfunzione cognitiva, non solo a causa di dolore cronico, affaticamento e depressione.”

Macrophagic myofasciitis lesions assess long-term persistence of vaccine-derived aluminium hydroxide in muscle

Le lesioni da miofascite macrofagica determinano la persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio derivato da vaccino nel muscolo 

“Sono state osservate inclusioni intracitoplasmatiche nei macrofagi di alcuni pazienti. Le inclusioni sono state rilevate costantemente e corrispondevano all’idrossido di alluminio, un composto immunostimolante frequentemente utilizzato come adiuvante del vaccino. Le mialgie diffuse erano più frequenti nei pazienti con una lesione MMF alla biopsia del muscolo deltoide. L’esordio della mialgia è stato successivo alla vaccinazione nel 94% dei pazienti. La lesione MMF è stata riprodotta sperimentalmente nei ratti. Concludiamo che la lesione MMF è secondaria all’iniezione intramuscolare di vaccini contenenti idrossido di alluminio, mostra sia la persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio sia una reazione immunitaria locale in corso ed è rilevata in pazienti con sintomi sistemici che sono apparsi successivamente alla vaccinazione.”

Insight into the cellular fate and toxicity of aluminium adjuvants used in clinically approved human vaccinations

Approfondimento sul destino cellulare e sulla tossicità dei coadiuvanti a base di alluminio utilizzati nelle vaccinazioni umane clinicamente approvate

“Nel presente documento è stata chiarita la distribuzione delle dimensioni delle particelle (PSD) dell’idrossido di alluminio e degli adiuvanti idrossifosfato di alluminio nel tentativo di correlare queste proprietà con le risposte biologiche osservate dopo la vaccinazione. Dimostriamo che non tutti gli adiuvanti in alluminio sono uguali né in termini di proprietà fisiche né di reattività biologica e potenziale tossicità sia nel sito di iniezione che oltre. Un carico elevato di idrossido di alluminio nel citoplasma delle cellule THP-1 senza citotossicità immediata potrebbe predisporre questa forma di adiuvante di alluminio al suo successivo trasporto in tutto il corpo, compreso l’accesso al cervello.”

ALLUMINIO e Autismo

Aluminium in brain tissue in autism

Alluminio nel tessuto cerebrale nell’autismo

Qui abbiamo usato la spettrometria ad assorbimento atomico a forno a grafite a riscaldamento trasversale per misurare, per la prima volta, il contenuto di alluminio nel tessuto cerebrale di donatori con diagnosi di autismo. Abbiamo anche usato un fluoro-alluminio-selettivo per identificare l’alluminio nel tessuto cerebrale utilizzando la microscopia a fluorescenza. Il contenuto di alluminio nel tessuto cerebrale dell’autismo era costantemente elevato. La preminenza dell’alluminio intracellulare associato a cellule non neuronali è stata un’osservazione di spicco nel tessuto cerebrale autistico e può offrire indizi sia sull’origine dell’alluminio cerebrale che su un presunto ruolo nel disturbo dello spettro autistico.

Do aluminum vaccine adjuvants contribute to the rising prevalence of autism?

I coadiuvanti in alluminio del vaccino contribuiscono alla crescente prevalenza dell’autismo?

“I disturbi dello spettro autistico (ASD) sono gravi disturbi dello sviluppo multisistemico e una preoccupazione urgente per la salute pubblica globale. L’immunità disfunzionale e la funzione cerebrale compromessa sono deficit fondamentali nell’ASD. L’alluminio (Al), l’adiuvante vaccinale più comunemente usato, è una neurotossina dimostrata e un forte stimolatore immunitario. Quindi, l’adiuvante Al ha il potenziale per indurre disturbi neuroimmuni. Quando si valuta la tossicità adiuvante nei bambini, è necessario considerare due punti chiave: i bambini non dovrebbero essere visti come “piccoli adulti” poiché la loro fisiologia unica li rende molto più vulnerabili agli insulti tossici; se l’esposizione ad Al da solo pochi vaccini può portare a deterioramento cognitivo e autoimmunità negli adulti, è irragionevole chiedersi se gli attuali schemi pediatrici, spesso contenenti 18 vaccini adiuvati con Al, siano sicuri per i bambini?
I nostri risultati mostrano che: i bambini dei paesi con la più alta prevalenza di ASD sembrano avere la più alta esposizione all’Al dai vaccini; l’aumento dell’esposizione agli adiuvanti di Al è significativamente correlato all’aumento della prevalenza di ASD negli Stati Uniti osservato negli ultimi due decenni; esiste una correlazione significativa tra la quantità di Al somministrata ai bambini in età prescolare e l’attuale prevalenza di ASD in sette paesi occidentali. L’applicazione dei criteri di Hill a questi dati indica che la correlazione tra Al nei vaccini e ASD può essere causale. Poiché i bambini rappresentano una frazione della popolazione più a rischio di complicanze a seguito dell’esposizione ad Al, sembra giustificata una valutazione più rigorosa della sicurezza dell’adiuvante di Al.”

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Empirical Data Confirm Autism Symptoms Related to Aluminum and Acetaminophen Exposure

I dati empirici confermano i sintomi dell’autismo correlati all’esposizione all’alluminio e all’acetaminofene

“L’autismo è una condizione caratterizzata da abilità cognitive e sociali compromesse, associate a una funzione immunitaria compromessa. L’incidenza è in aumento in modo allarmante e si sospetta sempre più che i fattori ambientali abbiano un ruolo. I nostri risultati forniscono una forte evidenza a sostegno di un legame tra l’autismo e l’alluminio nei vaccini. Una revisione della letteratura che mostra la tossicità dell’alluminio nella fisiologia umana offre ulteriore supporto. I riferimenti all’autismo nel VAERS sono aumentati costantemente alla fine del secolo scorso, durante un periodo in cui il mercurio veniva gradualmente eliminato, mentre il carico di adiuvante alluminio veniva aumentato. Utilizzando tecniche standard di rapporto funzione di verosimiglianza, identifichiamo diversi segni e sintomi che sono significativamente prevalenti nei rapporti sui vaccini dopo il 2000, tra cui cellulite*, convulsioni, depressione, affaticamento, dolore e morte, che sono anche significativamente associati ai vaccini contenenti alluminio. Proponiamo che i bambini con diagnosi di autismo siano particolarmente vulnerabili ai metalli tossici come l’alluminio e il mercurio a causa dell’insufficienza di solfato sierico e glutatione. Si osserva anche una forte correlazione tra autismo e vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia), che può essere parzialmente spiegata tramite una maggiore sensibilità al paracetamolo somministrato per controllare la febbre.”

*infezione batterica che coinvolge gli strati interni della pelle

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MORBILLO 

The 1988-1989 measles epidemic in Hungary: assessment of vaccine failure

L’epidemia di morbillo del 1988-1989 in Ungheria: valutazione del fallimento del vaccino

“L’Ungheria ha attuato con successo un programma di vaccinazione contro il morbillo, raggiungendo una copertura di oltre il 93% nei gruppi mirati. Tuttavia, dal settembre 1988 al dicembre 1989 sono stati segnalati 17.938 casi di morbillo tra la popolazione civile con la maggior parte dei casi che si sono verificati in persone vaccinate. I dati della sorveglianza nazionale sono stati analizzati per determinare i motivi dell’epidemia e i fattori di rischio per il fallimento del vaccino.” 

Measles cases in highly vaccinated population of Novosibirsk, Russia, 2000-2005

Casi di morbillo nella popolazione altamente vaccinata di Novosibirsk, Russia, 2000-2005

“Sulla base dei test di avidità IgG, la metà dei pazienti vaccinati ha dimostrato l’evidenza di un fallimento del vaccino secondario (SVF).”

Acute encephalopathy followed by permanent brain injury or death associated with further attenuated measles vaccines: a review of claims submitted to theNational Vaccine Injury Compensation Program

Encefalopatia acuta seguita da una lesione cerebrale permanente o morte associata ad ulteriori vaccini attenuati contro il morbillo: una revisione delle richieste di risarcimento presentate al National Vaccine Injury Compensation Program

“Questo raggruppamento suggerisce che una relazione causale tra vaccino del morbillo e encefalopatia può esistere come una rara complicazione dell’immunizzazione del morbillo. Un totale di 48 bambini, di età compresa tra 10 e 49 mesi, hanno soddisfatto i criteri di inclusione dopo aver ricevuto il vaccino contro il morbillo, da soli o in associazione. Otto bambini morirono e il resto ebbe regressione mentale e ritardo, crisi croniche, deficit motori e sensoriali e disturbi del movimento.”

AUTISMO

What’s going on? The question of time trends in autism

Cosa sta succedendo? La questione delle tendenze temporali dell’autismo

“L’aumento della prevalenza di autismo e dei disturbi dello spettro autistico negli ultimi anni ha alimentato la preoccupazione per le possibili cause ambientali. L’autore esamina la letteratura disponibile per l’indagine e trova prove di grandi aumenti di prevalenza sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito che non possono essere spiegati da cambiamenti nei criteri diagnostici o miglioramenti nell’accertamento dei casi.”

Studio completo scaricabile qui

The rise in autism and the role of age at diagnosis

L’aumento dell’autismo e il ruolo dell’età alla diagnosi

“L’età più giovane alla diagnosi, la migrazione differenziale, i cambiamenti nei criteri diagnostici e l’inclusione di casi più lievi non spiegano completamente gli aumenti osservati.”

Sorting out the spinning of autism: heavy metals and the question of incidence

Risolvere la filatura dell’autismo: i metalli pesanti e la questione dell’incidenza

“Secondo noi le ricerche empiriche stanno trovando supporto per un collegamento con le tossine dei metalli pesanti. Noi sosteniamo che la ricerca scientifica non supporta il rifiuto del legame tra il disturbo dello sviluppo neurologico dell’autismo e le esposizioni tossiche.”

A prospective study of transsulfuration biomarkers in autistic disorders

Uno studio prospettico di biomarcatori di trasolfatazione nei disturbi autistici

“Le presenti osservazioni sono compatibili con l’aumento dello stress ossidativo e una ridotta capacità di disintossicazione, in particolare del mercurio, nei pazienti con diagnosi di ASD.”

Mercury induces inflammatory mediator release from human mast cells

Il mercurio induce il rilascio di mediatori infiammatori dai mastociti umani

“Il mercurio è noto per essere neurotossico, ma i suoi effetti sul sistema immunitario sono meno noti. I mastociti sono coinvolti nelle reazioni allergiche, ma anche nell’immunità innata e acquisita, così come nell’infiammazione. Molti pazienti con disturbi dello spettro autistico (ASD) hanno sintomi “allergici”; inoltre, la prevalenza di ASD nei pazienti con mastocitosi, caratterizzata da numerosi mastociti iperattivi nella maggior parte dei tessuti, è 10 volte superiore alla popolazione generale che suggerisce il coinvolgimento dei mastociti. HgCl2 stimola il rilascio di VEGF e IL-6 dai mastociti umani. Questo fenomeno potrebbe disturbare la barriera emato-encefalica e permettere l’infiammazione del cervello. Di conseguenza, i risultati del presente studio forniscono un meccanismo biologico per quanto bassi livelli di mercurio possano contribuire alla patogenesi dell’ASD.”

Environmental chemical exposures and autism spectrum disorders: a review of the epidemiological evidence

Esposizioni chimiche ambientali e disturbi dello spettro autistico: una revisione delle prove epidemiologiche

“Negli ultimi dieci anni, il numero di pubblicazioni epidemiologiche che trattano l’esposizione chimica ambientale e l’autismo è cresciuto enormemente. Questi studi sono importanti perché ora è chiaro che i fattori ambientali giocano un ruolo più importante nel causare l’autismo di quanto si pensasse in precedenza e perché affrontano fattori di rischio modificabili che possono aprire strade per la prevenzione primaria della disabilità associata all’autismo. In questa recensione, abbiamo trattato studi sull’autismo e stime di esposizione a tabacco, inquinanti atmosferici, composti organici volatili e solventi, metalli (da aria, occupazione, dieta, amalgame dentali e vaccini contenenti thimerosal). Nonostante l’errore intrinseco nella misurazione di molte di queste esposizioni ambientali, che rischia di attenuare le associazioni osservate, alcune esposizioni ambientali hanno mostrato associazioni con l’autismo…data la portata limitata di queste pubblicazioni, non è possibile escludere altre sostanze chimiche ambientali, che non sono state ancora adeguatamente studiate. La ricerca futura che affronta queste e altre sostanze chimiche ambientali, comprese le loro vie di esposizione più comuni, con una misurazione accurata dell’esposizione relativa a diverse finestre di sviluppo, è essenziale per guidare gli sforzi per la prevenzione del danno dello sviluppo neurologico che si manifesta nei sintomi dell’autismo.

In utero exposure to toxic air pollutants and risk of childhood autism

Esposizione agli inquinanti atmosferici tossici nell’utero  e rischio di autismo infantile

“L’analisi dei fattori ci ha aiutato a identificare la struttura correlazionale tra le tossicità dell’aria e abbiamo stimato i rapporti di probabilità per l’autismo dalle analisi di regressione logistica. I rischi per l’autismo nei bambini possono aumentare a seguito dell’esposizione in utero a sostanze tossiche atmosferiche provenienti dal traffico urbano e dalle emissioni dell’industria, come misurato dalle stazioni di monitoraggio dell’aria basate sulla comunità.* ”

*E’ valutata anche la formaldeide contenuta nei vaccini.

A comparison of temporal trends in United States autism prevalence to trends in suspected environmental factors

Un confronto tra le tendenze temporali della prevalenza dell’autismo negli Stati Uniti e le tendenze dei fattori ambientali sospetti

“La prevalenza dell’autismo diagnosticato è aumentata rapidamente negli ultimi decenni tra i bambini statunitensi. Si ritiene che i fattori ambientali stiano guidando questo aumento e di recente è stato pubblicato un elenco delle prime dieci tossine ambientali sospette. Le tendenze delle tossine e dell’autismo sono state confrontate mediante ispezione visiva e coefficienti di correlazione calcolati…un forte aumento della prevalenza dell’autismo negli ultimi decenni. Il 75-80% dell’aumento monitorato dell’autismo dal 1988 è dovuto a un aumento effettivo del disturbo piuttosto che al cambiamento dei criteri diagnostici. La maggior parte delle tossine ambientali sospette esaminate hanno tendenze temporali piatte o decrescenti che sono scarsamente correlate all’aumento dell’autismo. Alcuni, tra cui piombo, pesticidi organoclorurati e le emissioni dei veicoli, hanno tendenze in forte diminuzione. Tra le tossine sospette esaminate, gli eteri di difenile polibromurati, gli adiuvanti di alluminio e il glifosato erbicida hanno tendenze crescenti che sono correlate positivamente all’aumento dell’autismo.  La prevalenza diagnosticata dell’autismo è aumentata drammaticamente negli Stati Uniti negli ultimi decenni e ha continuato a crescere a partire dall’anno di nascita 2005. L’aumento è principalmente reale e si è verificato principalmente dalla fine degli anni ’80. Al contrario, l’esposizione dei bambini alla maggior parte dei primi dieci composti tossici è rimasta invariata o è diminuita nello stesso periodo di tempo.”

How commonly are known medical conditions associated with autism?

Quanto sono comunemente note le condizioni mediche associate all’autismo?

“Una serie di studi familiari e sui gemelli sostengono il ruolo della genetica e hanno portato ad un’ampia accettazione dell’autismo come disturbo biologico. La controversia persiste, tuttavia, sul ruolo delle condizioni mediche congenite nell’eziologia dell’autismo. Sono emerse due opinioni piuttosto divergenti. Una, sostenuta da Gillberg e colleghi, propone che fino al 30% dei casi di autismo sono associati a una condizione medica nota. D’altra parte, la ricerca di Rutter e colleghi suggerisce che l’incidenza potrebbe essere più vicina al 10%. I risultati suggeriscono che la prevalenza di condizioni mediche con sospetta relazione etiologica con l’autismo varia tra il 10 e il 15%, a seconda del sistema diagnostico utilizzato. Un’ulteriore variabilità dei tassi di prevalenza deriva da una definizione meno rigorosa di “condizione medica” e da tassi di rendimento compresi tra il 25 e il 37%. Risultati disparati in precedenti ricerche possono derivare dalla variabilità in entrambi i sistemi diagnostici impiegati e quali condizioni mediche sono considerate significative nell’eziologia dell’autismo.”

Autism: A form of lead and mercury toxicity

Autismo: Una forma di tossicità del piombo e del mercurio

“L’esposizione ambientale così come il difetto nel metabolismo dei metalli pesanti è responsabile dell’alto livello di metalli pesanti. La disintossicazione da agenti chelanti ha avuto un grande ruolo nel miglioramento di quei ragazzi.”

Ockham’s Razor and autism: the case for developmental neurotoxins contributing to a disease of neurodevelopment

Ockham’s Razor e autismo: il caso delle neurotossine per lo sviluppo che contribuiscono a una malattia del neurosviluppo

“Le ragioni dell’aumento delle diagnosi implicano probabilmente l’esposizione di individui geneticamente predisposti a vari fattori scatenanti ambientali a tassi più elevati rispetto alle generazioni passate.”

Porphyrinuria in childhood autistic disorder: implications for environmental toxicity

Porfirinuria nel disturbo autistico infantile: implicazioni per la tossicità ambientale

“Questi dati implicano la tossicità ambientale nel disturbo autistico infantile.”

Altered urinary porphyrins and mercury exposure as biomarkers for autism severity in Egyptian children with autism spectrum disorder

Porfirine urinarie alterate ed esposizione al mercurio come biomarcatori per la gravità dell’autismo nei bambini egiziani con disturbo dello spettro autistico

“I risultati hanno mostrato che i bambini con ASD nel presente studio avevano aumentato i livelli di Hg e Pb nel sangue rispetto ai bambini di controllo sani, indicando che il metabolismo disordinato della porfirina potrebbe interferire con la patologia associata al fenotipo neurologico autistico.”

A positive association found between autism prevalence and childhood vaccination uptake across the U.S. population

Un’associazione positiva trovata tra la prevalenza dell’autismo e la vaccinazione infantile in tutta la popolazione statunitense

“La ragione della rapida ascesa dell’autismo negli Stati Uniti iniziata negli anni ’90 è un mistero. Sebbene gli individui abbiano probabilmente una predisposizione genetica a sviluppare l’autismo, i ricercatori sospettano che siano necessari anche uno o più fattori scatenanti ambientali. Uno di questi fattori scatenanti potrebbe essere la batteria di vaccinazioni che ricevono i bambini piccoli. È stata riscontrata una relazione positiva e statisticamente significativa: maggiore era la percentuale di bambini che ricevevano le vaccinazioni raccomandate, maggiore era la prevalenza di AUT o SLI. Né il comportamento dei genitori né l’accesso alle cure hanno influenzato i risultati, poiché le proporzioni di vaccinazione non erano significativamente correlate (statisticamente) a qualsiasi altra disabilità o al numero di pediatri in uno stato degli Stati Uniti. I risultati suggeriscono che sebbene il mercurio sia stato rimosso da molti vaccini, altri colpevoli potrebbero collegare i vaccini all’autismo. Sono necessari ulteriori studi sulla relazione tra vaccini e autismo.”

Hepatitis B vaccination of male neonates and autism diagnosis, NHIS 1997-2002

Vaccinazione dell’epatite B dei neonati maschi e diagnosi di autismo, NHIS 1997-2002.

“La vaccinazione universale contro l’epatite B è stata raccomandata per i neonati statunitensi nel 1991; tuttavia, i risultati sulla sicurezza sono misti. È stata determinata l’associazione tra la vaccinazione contro l’epatite B dei neonati maschi e il rapporto dei genitori sulla diagnosi di autismo. I ragazzi vaccinati da neonati avevano probabilità tre volte maggiori di diagnosi di autismo rispetto ai ragazzi mai vaccinati o vaccinati dopo il primo mese di vita. I ragazzi bianchi non ispanici avevano il 64% di probabilità in meno di avere diagnosi di autismo rispetto ai ragazzi non bianchi. I risultati suggeriscono che i neonati maschi statunitensi vaccinati con il vaccino contro l’epatite B prima del 1999  avevano un rischio tre volte più elevato di diagnosi di autismo da parte dei genitori rispetto ai ragazzi non vaccinati da neonati durante lo stesso periodo di tempo. I ragazzi non bianchi correvano un rischio maggiore.”

Possible immunological disorders in autism: concomitant autoimmunity and immune tolerance

Possibili disturbi immunologici nell’autismo: autoimmunità concomitante e tolleranza immunitaria

“Si conclude che, la risposta autoimmune alle proteine alimentari e la risposta immunitaria carente al morbillo, la parotite e gli antigeni del vaccino anti rosolia potrebbero essere associati all’autismo, come causa principale o un evento risultante. Ulteriori ricerche sono necessarie per confermare questi risultati”

Elevated levels of measles antibodies in children with autism

Elevati livelli di anticorpi anti morbillo nei bambini con autismo

“L’autoimmunità indotta da virus può avere un ruolo causale nell’autismo. Per esaminare il legame eziologico dei virus in questo disturbo cerebrale, abbiamo condotto uno studio sierologico del virus del morbillo, del virus della parotite e del virus della rosolia. Così i bambini autistici hanno una risposta iperimmune al virus del morbillo, che in assenza di un tipo selvaggio di infezione da morbillo potrebbe essere un segno di una reazione immunitaria anormale al ceppo del vaccino o di riattivazione del virus.”

Live virus vaccination near a pregnancy: flawed policies, tragic results

Vaccinazione con virus vivo vicino a una gravidanza: politiche sbagliate, risultati tragici

La vaccinazione delle donne con vaccini contro il virus vivo intorno al concepimento è sempre stata controindicata dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) e dal produttore del vaccino a causa dei potenziali rischi per il feto. Tuttavia questa pratica pericolosa si verifica ed è associata a problemi di salute materna e ad un’incidenza molto elevata di autismo ad esordio precoce nei bambini. La vaccinazione post-partum con vaccini vivi contro il virus è stata raccomandata dal CDC e descritta come “conveniente” dal produttore del vaccino.”

Abnormal measles-mumps-rubella antibodies and CNS autoimmunity in children with autism

Anticorpi anormali di MMR e autoimmunità del SNC nei bambini con autismo

“L’autoimmunità al sistema nervoso centrale (SNC), in particolare alla proteina basica della mielina (MBP), può svolgere un ruolo causale nell’autismo. Poiché molti bambini autistici ospitano livelli elevati di anticorpi contro il morbillo, abbiamo condotto uno studio sierologico sugli autoanticorpi MMRe MBP.  L’analisi ELISA ha mostrato un aumento significativo del livello di anticorpi MMR nei bambini autistici. L’analisi di immunoblotting ha rivelato la presenza di un insolito anticorpo MMR in 75 su 125 (60%) sieri autistici ma non nei sieri di controllo.Così l’anticorpo MMR nei sieri autistici ha rilevato la proteina HA del morbillo, che è unica per la sottounità di morbillo del vaccino. Inoltre, oltre il 90% dei sieri autistici positivi agli anticorpi MMR erano positivi anche per gli autoanticorpi MBP, suggerendo una forte associazione tra MMR e autoimmunità del SNC nell’autismo. Partendo da questa evidenza, suggeriamo che una risposta anticorpale inappropriata alla MMR, in particolare la sua componente morbillo, potrebbe essere correlata alla patogenesi dell’autismo.”

Hypothesis: conjugate vaccines may predispose children to autism spectrum disorders

Ipotesi: i vaccini coniugati possono predisporre i bambini a disturbi dello spettro autistico

“Il primo vaccino coniugato è stato approvato per l’uso negli Stati Uniti nel 1988 per proteggere neonati e bambini piccoli contro i batteri capsulari Haemophilus influenzae di tipo b (Hib). Dalla sua introduzione negli Stati Uniti, questo vaccino è stato approvato nella maggior parte dei paesi sviluppati, tra cui Danimarca e Israele, dove il vaccino è stato aggiunto ai loro programmi vaccinali nazionali rispettivamente nel 1993 e nel 1994. Ci sono stati notevoli aumenti nella prevalenza segnalata di disturbi dello spettro autistico (ASD) tra i bambini negli Stati Uniti a partire dalle coorti di nascita alla fine degli anni ’80 e in Danimarca e Israele a partire da circa 4-5 anni dopo. Sebbene questi aumenti possano in parte riflettere i bias dell’accertamento, un trigger esogeno* potrebbe spiegare una parte significativa degli aumenti riportati di ASD. Si ipotizza qui che l’introduzione del vaccino coniugato Hib negli Stati Uniti nel 1988 e la sua successiva introduzione in Danimarca e Israele potrebbe spiegare una parte sostanziale dell’aumento iniziale di ASD in quei paesi. La continuazione della tendenza verso un aumento dei tassi di ASD potrebbe essere ulteriormente spiegata da un maggiore utilizzo del vaccino, un cambiamento nel 1990 dell’età raccomandata per la vaccinazione negli Stati Uniti da 15 a 2 mesi, una maggiore immunogenicità del vaccino attraverso i cambiamenti nel suo vettore proteina e la successiva introduzione del vaccino coniugato per lo Streptococcus pneumoniae. Sebbene i vaccini coniugati siano stati altamente efficaci nel proteggere neonati e bambini piccoli dalla significativa morbilità e mortalità causata da Hib e S. pneumoniae, i potenziali effetti dei vaccini coniugati sullo sviluppo neurale meritano un attento esame. I vaccini coniugati cambiano fondamentalmente il modo in cui funzionano i sistemi immunitari dei neonati e dei bambini piccoli deviando le loro risposte immunitarie agli antigeni carboidrati mirati da uno stato di ipo-reattività a una robusta risposta mediata dalle cellule B2 B. Questo periodo di ipo-reattività agli antigeni dei carboidrati coincide con l’intenso processo di mielinizzazione nei neonati e nei bambini piccoli, e i vaccini coniugati possono aver interrotto le forze evolutive che hanno favorito lo sviluppo precoce del cervello rispetto alla necessità di proteggere neonati e bambini piccoli dai batteri capsulari.”

*fattore scatenante esterno

Phenotypic expression of autoimmune autistic disorder (AAD): a major subset of autism

Espressione fenotipica del disturbo autistico autoimmune (AAD): un sottoinsieme importante dell’autismo

“L’autore di questo articolo ha ipotizzato in precedenza che l’autismo possa essere causato dall’autoimmunità al cervello, forse innescata da un’infezione virale. Questo articolo è un riassunto dei risultati di laboratorio fino ad oggi più nuovi dati a supporto di una patogenesi autoimmune per l’autismo. I marcatori autoimmuni sono stati analizzati nel siero di bambini autistici e normali, ma è stato analizzato anche il liquido cerebrospinale (CSF) di alcuni bambini autistici. L’autoimmunità è stata dimostrata dalla presenza di autoanticorpi cerebrali, sierologia virale anormale, anticorpi cerebrali e virali nel CSF, una correlazione positiva tra autoanticorpi cerebrali e sierologia virale, livelli elevati di citochine proinfiammatorie e reagenti di fase acuta e una risposta positiva all’immunoterapia. Molti bambini autistici ospitavano autoanticorpi della proteina basica della mielina cerebrale e livelli elevati di anticorpi contro il virus del morbillo e il vaccino contro il morbillo-parotite-rosolia (MMR). Il morbillo potrebbe essere eziologicamente collegato all’autismo perché il morbillo e gli anticorpi MMR (un marker virale) erano correlati positivamente agli autoanticorpi cerebrali (un marker autoimmune) – caratteristiche salienti che caratterizzano la patologia autoimmune nell’autismo. Le prove scientifiche sono abbastanza credibili per la nostra ipotesi autoimmune, che porta all’identificazione del disturbo autistico autoimmune (AAD) come un importante sottoinsieme di autismo.”

Is Cholesterol Sulfate Deficiency a Common Factor in Preeclampsia, Autism, and Pernicious Anemia?

La carenza di colesterolo solfato è un fattore comune nella preeclampsia, nell’autismo e nell’anemia perniciosa?

“Attraverso studi sul database del Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS), dimostriamo una forte relazione statistica tra i segni e i sintomi associati all’autismo e quelli associati alla preeclampsia, all’anemia perniciosa e alle reazioni avverse gravi ai vaccini. Dimostriamo che i rapporti VAERS associati ai sintomi tipici dell’anemia perniciosa producono sia un insieme di sintomi altamente correlati con la preeclampsia sia un altro insieme altamente correlato con l’autismo.  Spieghiamo questa osservazione attraverso un argomento che, in una reazione grave, la cascata di eventi successivi alla vaccinazione riflette un’abbondante produzione di ossido nitrico (NO) e la conseguente distruzione sia dei globuli rossi (RBC) che della cobalamina. Questo può spiegare i diversi segni e sintomi associati sia alla preeclampsia che a gravi reazioni avverse al vaccino.  Infine, dimostriamo che gravi reazioni avverse ai vaccini possono essere associate a condizioni di pericolo di vita legate al cuore e al cervello, così come alla mortinatalità, quando il vaccino viene somministrato a una donna nel terzo trimestre di gravidanza, come dimostrato dall’analisi statistica dei registri del Gardasil”

Biomarkers of environmental toxicity and susceptibility in autism

Biomarcatori di tossicità ambientale e suscettibilità nell’autismo

“I disturbi dello spettro autistico (ASD) possono derivare da una combinazione di suscettibilità genetiche/biochimiche sotto forma di una ridotta capacità di espellere il mercurio e/o una maggiore esposizione ambientale nei momenti chiave dello sviluppo. La porfirina urinaria e le correlazioni dei punteggi CARS osservate tra i partecipanti allo studio suggeriscono che l’intossicazione da mercurio è significativamente associata a sintomi autistici.” 

Abnormalities in the zinc-metalloprotease-BDNF axis may contribute to megalencephaly and cortical hyperconnectivity in young autism spectrum disorder patients

Le anomalie nell’asse zinco-metalloproteasi-BDNF possono contribuire alla megalencefalia e all’iperconnettività corticale nei giovani pazienti affetti da disturbi dello spettro autistico

“Anche l’esposizione precoce ai lipopolisaccaridi (LPS) e ad altri attivatori MMP come i mercuriali organici è stata implicata nella patogenesi dell’ASD.”

Efficacy of DMSA Therapy in a Sample of Arab Children with Autistic Spectrum Disorder

Efficacia della terapia DMSA in un campione di bambini arabi con disturbo dello spettro autistico

“La chelazione del DMSA ha aumentato la produzione urinaria di metalli tossici e neurotossici. I nostri dati supportano l’evidenza che il trattamento di disintossicazione con DMSA orale ha un effetto benefico sui pazienti affetti da ASD.”

Prenatal, perinatal, and neonatal factors in autism, pervasive developmental disorder-not otherwise specified, and the general population

Fattori prenatali, perinatali e neonatali nell’autismo, nel disturbo pervasivo dello sviluppo, non altrimenti specificato, e la popolazione in generale

“I risultati di questo studio supportano i risultati precedenti che suggeriscono un’associazione coerente di eventi sfavorevoli in gravidanza, parto, e la fase neonatale e i disturbi pervasivi dello sviluppo.”

AUTISMO e Intestino  

Gut Microbes and the Brain: Paradigm Shift in Neuroscience

I microbi dell’intestino e il cervello: Il Paradiso delle Neuroscienze

“La scoperta delle dimensioni e della complessità del microbioma umano ha portato a una continua rivalutazione di molti concetti di salute e malattia, comprese le malattie che colpiscono il sistema nervoso centrale. Un crescente corpo di letteratura preclinica ha dimostrato la segnalazione bidirezionale tra il cervello e il microbioma intestinale, che coinvolge più meccanismi di segnalazione neurocrini ed endocrini. Mentre i fattori di stress psicologici e fisici possono influenzare la composizione e l’attività metabolica del microbiota intestinale, i cambiamenti sperimentali al microbioma intestinale possono influenzare il comportamento emotivo e i relativi sistemi cerebrali. Questi risultati hanno portato alla supposizione che le alterazioni nel microbioma intestinale possano svolgere un ruolo fisiopatologico nelle malattie del cervello umano, tra cui il disturbo dello spettro autistico, l’ansia, la depressione e il dolore cronico. In conclusione, la scoperta e il progresso esplosivo nella caratterizzazione del microbioma intestinale hanno avviato un cambio di paradigma non solo in medicina, ma anche nei domini di base e clinici delle neuroscienze. I prossimi anni di ricerca hanno il potenziale per scoprire connessioni interessanti tra batteri intestinali e condizioni neurologiche che potrebbero avere un impatto sulla salute umana.”

New evidence for a viral pathogenic mechanism for new variant inflammatory bowel disease and development disorder?

Nuove prove di un meccanismo patogeno virale per nuove varianti di malattie infiammatorie intestinali e disturbi dello sviluppo?

“Siamo tutti consapevoli del disagio del pubblico su un potenziale legame tra la vaccinazione con il triplo vaccino MMR (parotite, morbillo e rosolia) e condizioni infiammatorie di autismo o intestino, con alcune centinaia di genitori di bambini affetti che intraprendono azioni legali contro i produttori…gli studi condotti non escludono la possibilità che ci possano essere gruppi “a rischio” in cui esiste un legame reale tra MMR e condizioni infiammatorie di autismo / intestino. Nel 1998, Wakefield e colleghi hanno riportato colite e iperplasia nodulare linfoide ileale in bambini con disturbi dello sviluppo come l’autismo e hanno suggerito un possibile legame tra la vaccinazione MMR e un’enterocolite cronica associata a disfunzione neuropsichiatrica in questi bambini.Nel 2000, un ulteriore studio dello stesso gruppo ha sostenuto l’associazione dei disturbi dello sviluppo con una forma distinta di malattia infiammatoria intestinale, una nuova variante della malattia infiammatoria intestinale.
La causalità è raramente semplice e mai pura: la maggior parte se non tutte le malattie sono di natura multifattoriale…La persistenza del virus del morbillo potrebbe riflettere l’incapacità dei pazienti con un disturbo dello sviluppo di eliminare il virus…in nessun modo i dati qui presentati possono essere utilizzati per supportare la generalizzazione che la MMR causa tutti gli autismo e / o le malattie infiammatorie dell’intestino. Ci sono prove che i disturbi dello sviluppo sono associati a un disturbo funzionale dell’asse cervello-intestino…il disturbo dell’asse cervello-intestino potrebbe portare ad alterazioni nei neurotrasmettitori locali e nei mediatori dell’infiammazione e quindi incapacità di eliminare le infezioni virali in modo efficiente.”

Autistic disorder and viral infections

Disturbo autistico e infezioni virali

“ Una eziologia proposta per l’autismo è l’infezione virale molto presto nello sviluppo. Molti studi nel corso degli anni hanno presentato prove sia a favore che contro l’associazione dell’autismo con varie infezioni virali. La migliore associazione fino ad oggi è stata fatta tra la rosolia congenita e l’autismo; tuttavia, i membri della famiglia del virus dell’herpes possono anche avere un ruolo nell’autismo. Recentemente, la polemica è sorta per quanto riguarda il coinvolgimento del virus del morbillo e/o il vaccino MMR nello sviluppo dell’autismo. I saggi biologici danno il supporto all’associazione tra il virus del morbillo o MMR e l’autismo, mentre gli studi epidemiologici non mostrano alcuna associazione tra MMR e autismo. Ulteriori ricerche sono necessarie per chiarire sia i meccanismi con cui l’infezione virale all’inizio dello sviluppo può portare all’autismo, sia il possibile coinvolgimento del vaccino MMR nello sviluppo dell’autismo.”

Immunological findings in autism

Risultati immunologici nell’autismo

“Due principali disfunzioni immunitarie nell’autismo sono la regolazione immunitaria che coinvolge le citochine pro-infiammatorie e l’autoimmunità. Il mercurio e un agente infettivo come il virus del morbillo sono attualmente due principali candidati ambientali per le disfunzioni immunitarie nell’autismo. L’immunità umorale compromessa, d’altra parte, è evidenziata da una diminuzione delle IgA che causa una scarsa protezione dell’intestino. Studi che mostrano elevati anticorpi cerebrali specifici nell’autismo supportano un meccanismo autoimmune. I virus possono avviare il processo, ma la successiva attivazione delle citochine è il fattore dannoso associato all’autismo. Anticorpi specifici del virus del morbillo sono stati dimostrati in soggetti autistici. La vaccinazione MMR può aumentare il rischio di autismo attraverso un meccanismo autoimmune nell’autismo. Gli anticorpi MMR sono significativamente più elevati nei bambini autistici rispetto ai bambini normali, sostenendo un ruolo dei MMR nell’autismo. L’aumento del Th2 può spiegare l’aumento dell’autoimmunità, come i risultati degli anticorpi contro la MBP e i filamenti assonali neuronali nel cervello. Ulteriori indagini a livello immunologico, cellulare, molecolare e genetico permetteranno ai ricercatori di continuare a svelare i meccanismi immunopatogeni associati ai processi autistici nel cervello in via di sviluppo.”

Epidemiologic and Molecular Relationship Between Vaccine Manufacture and Autism Spectrum Disorder Prevalence

Relazione epidemiologica e molecolare tra la produzione di vaccini e la prevalenza del disturbo dello spettro autistico

“I dati sulla copertura della MMR e sul disturbo autistico o sulla prevalenza del disturbo dello spettro autistico per la Norvegia, la Svezia e il Regno Unito sono stati ottenuti da siti web pubblici e governativi, nonché da articoli pubblicati da peer review. Infine, l’analisi genomica ha identificato i siti specifici in cui è più probabile che si verifichi l’integrazione di frammenti di DNA fetale nel genoma di un bambino. La copertura media di MMR per i tre paesi è scesa sotto il 90% dopo la famigerata pubblicazione del Dr. Wakefield del 1998, ma ha iniziato a recuperare lentamente dopo il 2001 fino a raggiungere nuovamente una copertura superiore al 90% entro il 2004. Durante lo stesso periodo di tempo, la prevalenza media dei disturbi dello spettro autistico nel Regno Unito, in Norvegia e in Svezia è diminuita sostanzialmente dopo l’anno di nascita 1998 ed è gradualmente aumentata di nuovo dopo l’anno di nascita 2000. I geni che sono stati collegati all’autismo hanno una suscettibilità più concentrata per gli insulti alla stabilità genomica rispetto al gruppo di tutti i geni contenuti all’interno del genoma umano. I vaccini prodotti in linee di cellule fetali umane contengono livelli inaccettabilmente alti di contaminanti di frammenti di DNA fetale. Il genoma umano contiene naturalmente regioni che sono suscettibili alla formazione di rottura del doppio filamento e alla mutagenesi inserzionale del DNA. Il “Wakefield Scare” ha creato un esperimento naturale che può dimostrare una relazione causale tra i vaccini prodotti nelle linee cellulari fetali e la prevalenza di ASD.

A possible central mechanism in autism spectrum disorders, part 1

Un possibile meccanismo centrale nei disturbi dello spettro autistico, parte 1

Un’attenta revisione dei casi di ASD rivela una serie di eventi che aderiscono a un meccanismo immunoeccitotossico. Questo meccanismo spiega il legame tra vaccinazioni eccessive, uso di alluminio ed etilmercurio come coadiuvanti del vaccino, allergie alimentari, disbiosi intestinale e formazione anormale del cervello in via di sviluppo. Gli studi hanno dimostrato che un attento controllo dei livelli di glutammato cerebrale è essenziale per lo sviluppo del percorso cerebrale e che gli eccessi possono provocare l’arresto della migrazione neurale, nonché la perdita dendritica e sinaptica. È stato anche dimostrato che alcune citochine, come il TNF-alfa, possono, tramite il suo recettore, interagire con i recettori del glutammato per migliorare la reazione neurotossica. Per descrivere questa interazione ho coniato il termine immunoeccitotossicità, descritto in questo articolo.”

Is measles vaccination a risk factor for inflammatory bowel disease?

La vaccinazione contro il morbillo è un fattore di rischio per le malattie infiammatorie intestinali?

“Il virus del morbillo può persistere nel tessuto intestinale, in particolare quello colpito dal morbillo, e l’esposizione precoce al morbillo può essere un fattore di rischio per lo sviluppo della malattia di Crohn. Il morbo di Crohn e la colite ulcerosa si verificano nelle stesse famiglie e possono condividere un’eziologia comune. In considerazione della crescente incidenza di malattia infiammatoria intestinale (malattia di Crohn e colite ulcerosa), abbiamo esaminato l’impatto della vaccinazione contro il morbillo su queste condizioni. Prevalenze della malattia di Crohn, colite ulcerosa, celiachia, e l’ulcerazione peptica sono stati determinati in 3545 persone che avevano ricevuto il vaccino vivo contro il morbillo nel 1964 come parte di una prova di vaccino contro il morbillo. Questi risultati suggeriscono che il virus del morbillo può avere un ruolo nello sviluppo non solo della malattia di Crohn, ma anche della colite ulcerosa.

ASIA

Autoimmune or auto-inflammatory syndrome induced by adjuvants (ASIA): old truths and a new syndrome?

Sindrome autoimmune o autoinfiammatoria indotta da adiuvanti (ASIA): vecchie verità e una nuova sindrome?

“Chiaramente sia i fattori genetici che quelli ambientali sono incriminati, come dimostra la mancanza di concordanza in gemelli identici…In questo numero è stata proposta una nuova sindrome chiamata ‘Asia’autoimmune/autoinfiammatoria indotta da coadiuvanti.”

Autoimmunity following hepatitis B vaccine as part of the spectrum of ‘Autoimmune (Auto-inflammatory) Syndrome induced by Adjuvants’ (ASIA): analysis of 93 cases

Autoimmunità a seguito di vaccino contro l’epatite B come parte dello spettro della “Sindrome autoimmune (autoinfiammatoria) indotta da adiuvanti” (ASIA): analisi di 93 casi

“Abbiamo analizzato retrospettivamente le cartelle cliniche di 114 pazienti, provenienti da diversi centri negli Stati Uniti, con diagnosi di malattie immuno-mediate a seguito di immunizzazione con vaccino contro l’epatite B (HBVv). Da notare che il 47% dei pazienti ha continuato con il programma di immunizzazione nonostante abbia manifestato eventi avversi. Titoli elevati di autoanticorpi sono stati documentati nell’80% dei sieri testati. Caratteristiche cliniche comuni sono state osservate tra 93 pazienti con diagnosi di condizioni immuno-mediate post-HBVv, suggerendo un denominatore comune in queste malattie. I criteri ASIA sono risultati molto utili tra gli adulti con eventi post-vaccinazione. L’applicazione dei criteri ASIA alle popolazioni pediatriche richiede ulteriori studi.

‘ASIA’ – autoimmune/inflammatory syndrome induced by adjuvants

ASIA– sindrome autoimmune/infiammatoria indotta da coadiuvanti

Il ruolo di vari fattori ambientali nella patogenesi delle malattie immunomediate è ben consolidato. Negli ultimi anni, quattro condizioni: la siliconosi, la sindrome della guerra del Golfo (GWS), la sindrome della miofascite macrofagica (MMF) e i fenomeni post-vaccinazione sono stati collegati a una precedente esposizione a un adiuvante. Inoltre, queste quattro malattie condividono un complesso simile di segni e sintomi che supportano ulteriormente un denominatore comune. Pertanto, esaminiamo qui i dati attuali riguardanti il ruolo degli adiuvanti nella patogenesi delle malattie immunomediate, nonché i dati raccolti su ciascuna di queste quattro condizioni. Relativamente alle attuali conoscenze vorremmo suggerire di includere queste condizioni comparabili in una sindrome comune denominata ASIA, “Sindrome autoimmune (autoinfiammatoria) indotta da adiuvanti”

The epidemiological profile of ASIA syndrome after HPV vaccination: an evaluation based on the Vaccine Adverse Event Reporting Systems

Il profilo epidemiologico della sindrome di ASIA dopo la vaccinazione contro l’HPV: una valutazione basata sui sistemi di segnalazione degli eventi avversi del vaccino.

“Abbiamo effettuato un’analisi del database VAERS per recuperare tutti i casi di sospetta sindrome da ASIA secondo le linee guida per la diagnosi di Shoenfeld e Agmon-Levin. Dopo la valutazione della causalità e la convalida del caso, 2.207 casi sono stati considerati probabilmente o possibilmente correlati alla vaccinazione. Questi rappresentano la più grande coorte ASIA mai segnalata e ci hanno permesso di stimare le caratteristiche epidemiologiche e cliniche di questa sindrome. Le manifestazioni cliniche più comuni osservate sono state piressia (58%), mialgia (27%) e artralgia o artrite (19%) e il tasso di segnalazione stimato era di 3,6 casi per 100.000 dosi di vaccino HPV distribuito. Questo studio presenta la prima stima sistematica dell’incidenza di ASIA e amplia le conoscenze su questa patologia. Sono necessarie ulteriori analisi per identificare i fattori di rischio genetici e non genetici per la sindrome di ASIA.”

MALATTIE AUTOIMMUNI

Clustering of cases of insulin dependent diabetes (IDDM) occurring three years after hemophilus influenza B (HiB) immunization support causal relationship between immunization and IDDM

Raggruppamento dei casi di diabete insulino-dipendente (IDDM) che si verificano tre anni dopo l’immunizzazione dell’emofiliaco influenza B (HiB) supportano la relazione causale tra immunizzazione e IDDM 

“La differenza di incidenza cumulativa tra chi riceve 4 dosi e chi riceve 0 dosi è di 54 casi a 7 anni, (rischio relativo = 1,26). La maggior parte dei casi extra di IDDM è apparsa in cluster statisticamente significativi che si sono verificati in periodi che iniziano circa 38 mesi dopo l’immunizzazione e durano circa 6-8 mesi. L’immunizzazione con vaccini pediatrici ha aumentato il rischio di diabete insulinico nei topi NOD. L’esposizione all’immunizzazione HiB è associata ad un aumento del rischio di IDDM. I topi NOD possono essere utilizzati come modello animale di diabete indotto da vaccino.”

Neuro-immune crosstalk and allergic inflammation

Diafonia neuroimmune e infiammazione allergica

“Il sistema neuronale e il sistema immunitario presentano interazioni bidirezionali che giocano un ruolo critico nell’omeostasi dei tessuti, nelle infezioni e nelle infiammazioni. In questa recensione, discutiamo questi recenti risultati relativi alla diafonia neuroimmune* che stanno scoprendo i meccanismi molecolari che regolano l’infiammazione. Infine, la diafisiologia neuroimmune ha un ruolo chiave nella fisiopatologia delle malattie allergiche, e presentiamo prove che indicano che le interazioni neuroimmuni regolano la fisiopatologia dell’asma attraverso meccanismi sia diretti che indiretti.”

*Una piccola parentesi per capire meglio cosa intende lo studio sopracitato quando parla di diafonia.

Infection, vaccines and other environmental triggers of autoimmunity

Infezione, vaccini e altri fattori ambientali che scatenano l’autoimmunità

“L’eziologia delle malattie autoimmuni non è ancora chiara, ma i fattori genetici, immunologici, ormonali e ambientali sono considerati fattori scatenanti importanti. Molti fattori ambientali sono noti per influenzare il sistema immunitario e possono giocare un ruolo come fattori scatenanti del mosaico autoimmune. I vaccini, in diversi rapporti sono stati trovati per essere temporalmente seguiti da un nuovo inizio di malattie autoimmuni. Gli stessi meccanismi che agiscono nell’invasione infettiva dell’ospite, si applicano anche alla risposta dell’ospite alla vaccinazione. È stata accettata l’associazione dei vaccini contro la difterite e il tossoide tetanico, la poliomielite e il morbillo con GBS, per MMR e lo sviluppo della trombocitopenia autoimmune, la SM è stata associata alla vaccinazione contro l’HBV.”

Immune thrombocytopaenic purpura: an autoimmune cross-link between infections and vaccines

Porpora trombocitopenica immune: una reticolazione autoimmune tra infezioni e vaccini

“La Trombocitopenia immune o porpora trombocitopenica autoimmune (ITP) è una malattia sistemica autoimmune rilevabile dalla presenza di un basso numero di piastrine e dalla produzione di autoanticorpi contro le glicoproteine espresse sulla superficie piastrinica. Il decorso clinico è spesso acuto e possono verificarsi eventi potenzialmente letali soprattutto nei bambini, con il 52% dei pazienti pediatrici che guarisce spontaneamente o dopo il trattamento. Un’evoluzione cronica della PTI si osserva nel 64% degli adulti, di cui il 12% svilupperà una malattia autoimmune sovrapposta…i vaccini come l’MMR possono indurre ITP.”

Infections and vaccines in the etiology of antiphospholipid syndrome

Infezioni e vaccini nell’eziologia della sindrome antifosfolipidica*

“L’eziologia dell’infezione di APS era ben stabilita. Allo stesso modo, un legame tra vaccinazioni come il tossoide tetanico può innescare anticorpi che prendono di mira il tossoide tetanico e β2-GPI, a causa del mimetismo molecolare tra le due molecole. Nel corso degli anni, il potenziale patogeno degli anticorpi anti-tossoide tetanico cross-reattivo con β2-GPI è risultato patogeno in modelli animali, inducendo APS sperimentale. Le prove accumulate supportano che la presenza di anticorpi anti-β2-GPI è associata a una storia di infezioni e il meccanismo principale per spiegare questa correlazione è il mimetismo molecolare. La relazione tra la vaccinazione contro il tossoide tetanico e la APS rivela una nuova visione della sindrome autoimmune / autoinfiammatoria indotta da adiuvanti (ASIA).”

*APS nota anche come sindrome di Hughes

Guillain-Barré syndrome–a classical autoimmune disease triggered by infection or vaccination 

Sindrome di Guillain-Barré – una malattia autoimmune classica scatenata da infezione o vaccinazione

“A seguito del programma di vaccinazione contro il virus “influenza suina” negli Stati Uniti nel 1976, è stato osservato un aumento dell’incidenza di GBS e il rischio relativo calcolato era 6,2. Studi successivi hanno scoperto che i vaccini antinfluenzali contenevano strutture che possono indurre anticorpi anti-GM1 (ganglioside) dopo l’inoculazione nei topi. Informazioni più recenti hanno suggerito che il verificarsi di GBS dopo l’influenza e altri vaccini attualmente in uso è raro. Lo GBS coinvolge fattori genetici e ambientali, può essere innescato da infezioni o vaccinazioni e la predisposizione può essere prevista analizzando alcuni di questi fattori.”

Behavioral abnormalities in female mice following administration of aluminum  adjuvants and the human papillomavirus (HPV) vaccine Gardasil

Anomalie comportamentali nei topi femmine a seguito della somministrazione di coadiuvanti a base di alluminio e del vaccino umano contro il papillomavirus (HPV) Gardasil

“I vaccini e gli adiuvanti possono indurre manifestazioni autoimmuni e infiammatorie nei soggetti sensibili. Fino ad oggi la maggior parte degli studi sui vaccini umani utilizza adiuvanti a base di alluminio (Al) come placebo, nonostante molte prove dimostrino che l’Al nelle esposizioni rilevanti per il vaccino può essere tossico per gli esseri umani e gli animali. Abbiamo cercato di valutare gli effetti del coadiuvante di Al e del vaccino HPV Gardasil contro il vero placebo sui parametri comportamentali e infiammatori nei topi di sesso femminile. Sembra che Gardasil attraverso il suo adiuvante Al e gli antigeni HPV abbia la capacità di innescare neuroinfiammazione e reazioni autoimmuni, portando a ulteriori cambiamenti comportamentali.”

Vaccinations and risk of systemic lupus erythematosus and rheumatoid arthritis: A systematic review and meta-analysis

Vaccinazioni e rischio di lupus eritematoso sistemico e artrite reumatoide: Una revisione sistematica e meta-analisi

“Negli ultimi anni, sempre più studi hanno proposto alcune preoccupazioni sul possibile aumento del rischio di malattie autoimmuni negli individui che ricevono vaccinazioni, hanno pubblicato studi sulle associazioni tra vaccinazioni e rischi di lupus eritematoso sistemico (LES) e artrite reumatoide (AR) ma hanno riportato risultati contraddttori. È stata condotta una revisione sistematica e una meta-analisi per valutare in modo completo la relazione tra vaccinazioni e rischio di LES e AR. Hanno cercato su Pubmed, Web of Science ed Embase studi osservazionali che valutassero le associazioni di vaccinazioni con rischi di AR e SLE. Due autori hanno estratto in modo indipendente i dati da quegli studi ammissibili. Questo studio suggerisce che le vaccinazioni sono correlate a maggiori rischi di LES e AR. Sono necessari studi osservazionali sempre più ampi per verificare ulteriormente i risultati di cui sopra e per valutare le associazioni di vaccinazioni con altre malattie reumatiche.”

On vaccine’s adjuvants and autoimmunity: Current evidence and future perspectives

Sui coadiuvanti del vaccino e sull’autoimmunità: Prove attuali e prospettive future

“Gli adiuvanti sono stati recentemente implicati nella nuova sindrome denominata “ASIA-Sindrome autoimmune / infiammatoria indotta da adiuvanti”, che descrive un quadro di condizioni cliniche comprese le reazioni avverse post-vaccinazione. Studi recenti implicano una rete di meccanismi nello sviluppo di malattie autoimmuni indotte da adiuvanti vaccinali, in particolare, in quelle associate a composti a base di alluminio. Sono invece disponibili meno dati e non sistematizzati su altri adiuvanti, nonostante recenti prove indichino che i vaccini con diversi adiuvanti possono anche causare specifiche reazioni avverse autoimmuni possibili verso diversi meccanismi patogeni. Questo argomento è importante in quanto il meccanismo d’azione specifico di ogni singolo adiuvante può avere effetti diversi sul decorso di diverse patologie. In questo documento, esaminiamo le prove attuali sul meccanismo d’azione degli adiuvanti attualmente impiegati e discutiamo i meccanismi con cui tali componenti possono innescare l’autoimmunità.”

ALTRI spunti di ricerca

Adverse Events following 12 and 18 Month Vaccinations: a Population-Based, Self-Controlled Case Series Analysis

Eventi avversi dopo vaccinazioni di 12 e 18 mesi: un’analisi delle serie di casi basata sulla popolazione e analisi in Self-Controlled Case Series

“I vaccini vivi hanno profili di sicurezza distinti, causando potenzialmente reazioni sistemiche da una a due settimane dopo la somministrazione. Ci sono rischi significativamente elevati di visite al pronto soccorso circa una o due settimane dopo una vaccinazione a 12 e 18 mesi. Gli studi futuri dovrebbero esaminare se questi eventi possono essere previsti o prevenuti.”

Complex regional pain syndrome type I after diphtheria-tetanus (Di-Te) vaccination

Sindrome dolorosa regionale complessa di tipo I dopo la vaccinazione antidifterico-tetanica (Di-Te)

“La sindrome del dolore regionale complesso di tipo I (CRPS I) è un disturbo di una o più estremità caratterizzato da dolore, sensibilità anormale, gonfiore, limitato range di movimento, instabilità vasomotoria, affaticamento e stress emotivo. Ci sono diversi rapporti di letteratura sulla CRPS dopo la vaccinazione contro la rosolia e l’epatite B. Presentiamo un caso di CRPS I che colpisce il braccio sinistro dopo la vaccinazione contro la difterite e il tetano (Di-Te) nel muscolo deltoide sinistro in una giovane ragazza che ha subito un profondo stress emotivo prima della procedura di vaccinazione. I dati anamnestici relativi a precedenti traumi minori nel sito di vaccinazione o stress emotivo possono richiedere un ritardo temporaneo della vaccinazione a causa della loro prontezza alla risposta immunitaria locale o sistemica compromessa e alla CRPS come complicazione della vaccinazione.”

Adverse events associated with childhood vaccines other than pertussis and rubella. Summary of a report from the Institute of Medicine

Eventi avversi associati a vaccini infantili diversi dalla pertosse e dalla rosolia. Sintesi di un rapporto dell’Istituto di Medicina

“Nel settembre 1993 l’Istituto di Medicina pubblicò un rapporto intitolato Eventi Avversi Associati ai Vaccini Infantili: Evidenze sulla Causalità. La relazione ha esaminato le presunte conseguenze negative gravi associate alla somministrazione di difterite e tossoidi tetanici; vaccini contro il morbillo, la parotite e il morbillo-parotite-rosolia; vaccino orale contro la poliomielite e vaccino inattivato contro la poliomielite; vaccini contro l’epatite B; e i vaccini Haemophilus influenzae di tipo b (Hib). Il comitato ha passato 18 mesi a esaminare tutti i dati scientifici disponibili, dai singoli casi (pubblicati e non pubblicati) agli studi clinici controllati. Il comitato ha rilevato che l’evidenza ha accertato la causalità tra difterite e tossoidi tetanici e anafilassi, tra il vaccino del morbillo e la morte per infezione virale da ceppo vaccinale del morbillo, tra il vaccino contro la parotite e la trombocitopenia e l’anafilassi, tra il vaccino della poliomielite orale e la morte per vaccino contro la poliomielite. Per cinque eventi avversi correlati al vaccino, non sono state identificate prove. Per i rimanenti 33 eventi avversi correlati al vaccino, l’evidenza era inadeguata ad accettare o rifiutare una relazione causale.”

Neurotoxicology of the Brain Barrier System: New Implications

Neurotossicologia del sistema di barriere cerebrali: Nuove implicazioni

“La barriera che separa il sangue dal liquido interstiziale cerebrale è definita barriera emato-encefalica, mentre quella che interrompe la circolazione tra il sangue e il liquido cerebrospinale è chiamata barriera emato-liquido cerebrospinale. Le prove negli ultimi decenni suggeriscono che le barriere cerebrali sono soggette a insulti tossici da sostanze chimiche neurotossiche che circolano nel sangue. Il processo di invecchiamento e alcuni stati di malattia rendono le barriere più vulnerabili agli insulti che sorgono all’interno e all’esterno delle barriere. L’implicazione delle barriere cerebrali in alcune malattie neurodegenerative è convincente, sebbene il contributo della disfunzione della barriera indotta da sostanze chimiche nell’eziologia di uno qualsiasi di questi disturbi rimane scarsamente compreso.”

Pancreatitis complicating adult immunisation with a combined mumps measles rubella vaccine. A case report and literature review

Pancreatite che complica l’immunizzazione degli adulti con un vaccino combinato contro la rosolia e contro il morbillo. Una relazione sul caso e la revisione della letteratura

“Il ceppo vaccinale Urabe è stato ritirato in alcuni paesi poiché è stato implicato in modo sproporzionato nella genesi della meningite asettica post-vaccinazione. La separazione temporale dell’inizio della pancreatite dalla vaccinazione solleva la possibilità che la pancreatite come complicanza della vaccinazione contro la parotite sia sottostimata.”

Influence of pediatric vaccines on amygdala growth and opioid ligand binding in rhesus macaque infants: A pilot study

Influenza dei vaccini pediatrici sulla crescita dell’amigdala e sul legame oppioide nei macachi neonati del Rhesus: Uno studio pilota 

“Questo studio pilota longitudinale, caso-controllo, ha esaminato la crescita dell’amigdala nei neonati macachi del Rhesus che ricevono il programma completo di vaccini per l’infanzia negli Stati Uniti (1994-1999). Questi risultati suggeriscono che i cambiamenti di maturazione del volume dell’amigdala e la capacità di legame di [(11)C]DPN nell’amigdala sono stati significativamente alterati nei macachi neonati che hanno ricevuto il programma vaccinale. Il macaco infantile è un modello animale rilevante in cui indagare le esposizioni ambientali specifiche e la neuroimmagine strutturale / funzionale durante lo sviluppo neurologico.

Studio completo scaricabile qui

Su questo lavoro si è creato del dibattito e questa è la risposta degli autori.

 Le conclusioni rimangono le stesse e “i risultati di questo studio pilota giustificano ulteriori ricerche sull’impatto potenziale dei vaccini sulla struttura e la funzione del cervello infantile.”

The first steps towards the era of personalised vaccinology: predicting adverse reactions

I primi passi verso l’era della vaccinologia personalizzata: prevedere le reazioni avverse

“Fino ad ora, il verificarsi di reazioni avverse tra individui inoculati con vaccini identici è stato attribuito a processi stocastici imprevedibili.I recenti progressi nella farmacogenomica indicano che alcune caratteristiche della risposta dell’ospite all’immunizzazione sono influenzate da tratti genetici, d’ora in poi prevedibili. La capacità di prevedere la reazione avversa alla vaccinazione rappresenterebbe un passo importante verso lo sviluppo di una vaccinologia personalizzata e potrebbe aumentare la fiducia del pubblico nella sicurezza dei vaccini. Nel presente documento abbiamo esaminato tutte le informazioni disponibili sull’associazione tra varianti genetiche e il rischio per soggetti sani di sviluppare reazioni avverse.”

Riferimenti immagine di copertina

Neolingua e politically correct: la nuova censura

Neolingua e politically correct: la nuova censura

-Marco Cesario scrive per malleusphilosophorum.com

𝐼𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙’𝑜𝑏𝑖𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑒𝑟𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑟𝑒𝑜𝑡𝑖𝑝𝑖 𝑖𝑛𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑖 𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑖 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖. 𝑁𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑖 𝑒̀ 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑠𝑡𝑟𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑎 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑎 𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑐𝑒𝑛𝑠𝑢𝑟𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑚𝑝𝑒𝑑𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑠𝑖𝑎𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑎𝑐𝑐𝑜𝑟𝑑𝑜 𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑠𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑜 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑖𝑡𝑎̀ 𝑐𝑟𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎.

“Non si comandano le anime come si comandano le lingue”, scriveva Spinoza nel Trattato teologico-politico. Il linguaggio definisce una società e crea un’intima coesione all’interno di un popolo. Il controllo del linguaggio può essere prerogativa di uno stato, sia che si tratti di uno Stato creato per uno scopo utopico, democratico o totalitario, perché il linguaggio dà accesso all’immaginario del popolo e quindi permette di comandare le sue «anime». Il linguaggio può essere utilizzato dalle élites culturali per suggerire un’idea della realtà attraverso una percezione distorta e manipolata dei fatti.

Nelle Istorie fiorentine, Machiavelli osserva come, per condizionare l’uomo, ogni politica debba necessariamente passare attraverso la logica, tessendosi strettamente con il linguaggio. Sulla stessa scìa, Hobbes afferma che gli esseri umani possono essere facilmente soggiogati da un sistema linguistico che mescola paura e orgoglio. Così, se lo stato o le élites culturali creano, attraverso il linguaggio, una situazione di paura e di tensione, plasmano un popolo maggiormente obbediente perché disposto a rinunciare ai propri diritti purché abbia l’impressione, seppur falsa, di fare o dire la cosa giusta.

Nella società dell’informazione – emersa grazie alle nuove tecnologie e succeduta alla società industriale – l’informazione gioca un ruolo fondamentale. In questo contesto, bisogna essere consapevoli che l’informazione non è qualcosa che ritroviamo allo stato grezzo in natura, ma è il risultato dell’elaborazione, della manipolazione e dell’organizzazione dei dati. L’informazione è un messaggio o un insieme di messaggi ricevuto e compreso, da cui si possono trarre conclusioni, è qualcosa che si aggiunge alla conoscenza della persona che lo riceve. È anche una merce, una proprietà, un potere.

Il problema dell’informazione di oggi è che deve passare sotto le forche caudine del politicamente corretto, operazione che non permette di descrivere il mondo così com’è, distorcendo così la percezione e la comprensione di chi la riceve. La politically correctness decide cosa deve o non deve essere chiamato o nominato in tal modo, limita, controlla il linguaggio e indirettamente anche i nostri pensieri, perché il linguaggio fornisce un quadro di riferimento per il nostro pensare.

Inizialmente l’obiettivo del politicamente corretto era quello di proteggere le persone da stereotipi ingiusti, di evitare di offendere gli altri e di proteggere i diritti di tutti i cittadini. Per esempio, è politicamente corretto parlare di: persone di colore, svantaggiate, anziane, con mobilità ridotta, disabili, ciechi; o di persone in cerca di lavoro, senza fissa dimora, che scompaiono dopo una lunga malattia; o di danni collaterali, sciopero chirurgico, teatro delle operazioni ; o di razionalizzazione del personale, riorientamento della carriera o di paesi emergenti.

Il grosso problema è che queste espressioni frutto del politicamente corretto sono molto volatili e si consumano molto rapidamente. Ma la politica ha capito che padroneggiare il politicamente corretto è una questione di gestione di potere, e padroneggiando ciò che è dichiarato corretto o scorretto, si ha il potere anche di controllare i valori, le percezioni, i comportamenti e le decisioni degli altri. Questo non è sfuggito all’attenzione di intellettuali, scrittori, giornalisti. Tuttavia c’è un problema gigantesco: dire alle persone cosa e come dovrebbero pensare attraverso quello che possono dire è semplicemente contrario alla libertà di espressione che è garantita dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950) ed anche dalla Costituzione della Repubblica Italiana (art.21).

Il politicamente corretto è ampiamente praticato nella società odierna, sia per scopi commerciali, manageriali, politici o ideologici. Se si è confusi su qualcosa, allora ci si affida all’informazione per formarsi un’opinione, ma i problemi sorgono ogni qual volta il processo di informazione è imperfetto: mancanza di pluralismo, mancanza di completezza, mancanza di obiettività, propaganda, manipolazione deliberata dell’informazione.

I sostenitori del politicamente corretto per garantire l’affidabilità della loro lotta invocheranno la teoria « destruzionista » la quale tende a dimostrare che le parole in sé non corrispondono ad alcuna realtà materiale. Ma è falso. Esiste infatti un rapporto indissolubile tra linguaggio e realtà. L’essere umano è infatti ζῷον πoλιτικόν, «animale politico », che come arguiva Aristotele tende per esigenze economiche ed intellettive a vivere con altre persone, organizzandosi in gruppi, famiglie (oikos), villaggi e citta’ (polis). E questo sarebbe stato impossibile senza un linguaggio volto a descrivere la realtà circostante e parole associate a oggetti concreti e astratti: Isocrate afferma che la parola, è « guida di tutte le azioni e di tutti i pensieri ». Solo grazie al linguaggio gli uomini hanno potuto fondare città, varare leggi, inventare arti, distinguere il bene dal male. Il logos è la parola che nasce dalla riflessione e dirige dunque l’azione.

Ma il politicamente corretto, imponendo l’idea di un linguaggio incapace di dire la verità, priva dunque le parole di ogni significato, cancellando con esso anche una porzione di realtà. Facendo eco al filosofo G. Berkeley, che attribuiva al linguaggio una voce che emetteva parole necessariamente fuorvianti, c’è nella riformulazione linguistica volontaria del politically correct il contorno di una violazione della sincerità: infatti, se le parole vengono padroneggiate e poi sostituite da altre, il significato primario viene innegabilmente modificato, a volte addirittura soffocato, e l’uso del discorso politicamente corretto equivale a legittimare artifici linguistici che impongono un vero e proprio tradimento semantico.

Il sociologo francese Pierre Merle dà l’esempio della parola «tolleranza».

Dall’inizio degli anni ’90 questa parola attraverso un’operazione capillare di politically correctness è diventata una parola polisemica che può designare «adesione, accordo, incoraggiamento».

Questa manovra permette di mantenere la stessa parola, ma con significati diversi. Lo scrittore franco-russo Vladimir Volkoff, che ha scritto molto su disinformazione e politically correct, offre numerosi altri esempi di parole investite del politicamente corretto: “complice” ha assunto il significato di “amico”, “discriminazione” è ora solo sinonimo di “esclusione”, il verbo “gestire” significa ora “dirigere”, così come il verbo “investire”, “impegnarsi”. Allo stesso modo, il “nazista” è semplicemente “razzista” e tutto questo non è più un «problema» ma nel peggiore dei casi una “difficoltà “.

“Poiché gli uomini hanno bocche per parlare e orecchie per ascoltare – scrive Volkoff – cioè da quando si scambiano messaggi, hanno capito che è possibile approfittare della vaghezza della più innocente delle informazioni; che, poiché la legge della verità in essa contenuta non è né fissa né garantita, non c’è nulla di più facile che unire l’approssimazione involontaria all’inganno deliberato».

E’ chiaro come il discorso politicamente corretto impedisca deliberatamente qualsiasi chiarezza, qualsiasi precisione, al punto che ci si dimentica il significato primario di ogni parola. Questa cancellazione o cambio assolutamente arbitrario della parola permette al trasmettitore di manipolare la lingua, facendo scivolare il significato originario in un nome diverso. Questo operazione contribuisce a creare una vaghezza linguistica che dà spazio alla distorsione la quale ha un impatto sulla disinformazione, un processo che finisce per provocare una manipolazione dell’opinione pubblica, in quanto l’informazione viene trattata in modo indiretto, e/o comunque sotto il giogo del politically correct.

“Il politicamente corretto spiana il terreno alla disinformazione – scrive ancora Volkoff – (…) da cui rimuove gli ostacoli naturali (…) la disinformazione fa regnare quello che viene chiamato pensiero unico, restituisce, per così dire, la cortesia al politicamente corretto preparando la strada alla sua diffusione a sua volta . È infatti attraverso uno schema circolare e dipendente che il politicamente corretto è legato a una volontà di negare astrattamente il senso comune per ricostruire, con disinformazione, una nuova realtà immersa in un’atmosfera permanente di deformazione della realtà».

Oggi il politically correct sostiene con orgoglio e coraggio la sensibilità e il rispetto per la dignità delle persone che possono essere discriminate a causa della loro alterità. Una differenza che è rivendicata come legittima per evitare una visione denigratoria dell’alterità stessa. Inizialmente l’intenzione era necessaria per garantire relazioni più eque tra le persone, ma nel tempo questa si è trasformata in un controllo sociale sempre più stretto della libera espressione, controllo che ostacola qualsiasi disaccordo o contestazione o capacità critica.

Anteponendo la difesa dell’uguaglianza a quella della libertà attraverso il controllo capillare del linguaggio, si crea una una tensione sempre più insostenibile tra uguaglianza e libertà con quest’ultima destinata a farne le spese e con essa il concetto stesso di democrazia che rischia di scivolare nel baratro.

Marco Cesario

𝐵𝑖𝑏𝑙𝑖𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑎

𝑆𝑝𝑖𝑛𝑜𝑧𝑎, 𝑇𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑡𝑒𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑜-𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑜, 𝐸𝑖𝑛𝑎𝑢𝑑𝑖 2007
𝑁𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜̀ 𝑀𝑎𝑐ℎ𝑖𝑎𝑣𝑒𝑙𝑙𝑖, 𝐼𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑒 𝐹𝑖𝑜𝑟𝑒𝑛𝑡𝑖𝑛𝑒, 𝐹𝑖𝑟𝑒𝑛𝑧𝑒, 𝐿𝑒 𝑀𝑜𝑛𝑛𝑖𝑒𝑟 1991
𝑃𝑖𝑒𝑟𝑟𝑒 𝑀𝑒𝑟𝑙𝑒, 𝑃𝑜𝑙𝑒́𝑚𝑖𝑞𝑢𝑒𝑠 𝑒𝑡 𝑓𝑎𝑘𝑒 𝑛𝑒𝑤𝑠 𝑠𝑐𝑜𝑙𝑎𝑖𝑟𝑒. 𝐿𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑐𝑡𝑖𝑜𝑛 𝑑𝑒 𝑙’𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒, 𝐿𝑒 𝐵𝑜𝑟𝑑 𝑑𝑒 𝑙’𝑒𝑎𝑢, 2019
𝑉𝑙𝑎𝑑𝑖𝑚𝑖𝑟 𝑉𝑜𝑙𝑘𝑜𝑓𝑓, 𝑃𝑒𝑡𝑖𝑡𝑒 ℎ𝑖𝑠𝑡𝑜𝑖𝑟𝑒 𝑑𝑒 𝑙𝑎 𝑑𝑒́𝑠𝑖𝑛𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛, 𝐸𝑑𝑖𝑡𝑖𝑜𝑛𝑠 𝐷𝑢 𝑅𝑜𝑐ℎ𝑒𝑟 𝑀𝑎𝑟𝑠 1999

Architettare la Paranoia

Architettare la Paranoia

di Pier.

Quando visito una nuova città o un paese, camminando, amo andare in cerca di un panificio, sono ghiotto dei prodotti del forno e non esiste città che io ami di cui non ami i forni e vice versa non potrei mai amare una cittadina dove non si trovino del buon pane o dei dolcetti. Subito dopo cerco un piccolo angolo tranquillo o anche una panchina o un bel muretto al margine di una piazza o di un vicolo in cui fare colazione, possibilmente con una fonte di acqua fresca nelle vicinanze.

Credo che in questo approccio si possano riassumere milioni di primi incontri con le cittadine del Mediterraneo: assaggiare insieme al sapore semplice della quotidianità un po’ dello spirito del luogo, mentre architetture antiche o più spesso (e con non meno dignità) vecchie, offrono un appoggio per riposarsi. Ciò che è più importante, offrono tempo, tempo da perdere e da trovare poiché permettono di fermarsi e quindi sedimentarsi un po’ nell’aria del posto che diventa per questo un po’ nostro, dandoci l’occasione per appartenere, ci insegnano l’appartenenza che ci definisce.

Ma, ahimè, questo rito, come tanti altri analoghi, diventa sempre più inopportuno ed è così che diventa un gesto di resistenza quello di riappropriarsi delle superfici pubbliche che a loro volta diventano sempre più irte di spuntoni, spioventi, strette, recintate, vuote di panchine perché fatte sparire o ridotte ad assurdi poggia-fondoschiena verticali come in certe fermate dell’autobus.

Ciò che accade oggi e che sta accadendo da alcuni anni è che il mondo che il viandante incontra, come anche il cittadino nelle sue incombenze quotidiane, è un mondo che gli uomini hanno costruito con le architetture della paranoia. Paesaggi urbani nei quali è sempre meno consentito fermarsi, in cui l’abitudine ad attraversare il luogo pubblico, invece che fermarsi a viverlo, si è già radicata abbastanza da destare qualche sospetto in chi scorgesse qualcuno attardarsi su un muretto o seduto in un aiuola.

Così l’uomo rifunzionalizza i suoi spazi affinché le interazioni dell’individuo con il suo habitat siano sterilizzate, siano le meno possibili produttrici di una cultura materica e dell’incontro, siano un luogo di transito e di allontanamento, un po’ come si pensa di fare talvolta installando orrendi dissuasori per piccioni sui cornicioni. Un uomo che sembra così affermare: “Non so-stare” e davvero non sappiamo se si riferisca più al suo prossimo o se inconsciamente rappresenti a se stesso il fallimento del costume di abitare un posto.

La dimensione del pubblico assume così la forma perfezionata del non-luogo, spazio del transito perpetuo o dell’attesa che si trasforma in disagio, area adatta a canalizzare i fluidi più che a permettere l’incontro delle vite e l’intreccio delle storie.

Nel 1994 Steven Flusty scriveva “Costruire la Paranoia: la proliferazione dello spazio di interdizione e l’erosione della giustizia spaziale”1, un testo che già prendeva coscienza della deriva delle architetture aperte al pubblico e ne analizza la ridefinizione da spazio della eterogeneità (quella eterogeneità che è espressione di cultura materica e sociale degli spazi) a spazio della omogeneità dell’identico in chiave di sorveglianza totale e interdizione.
Un prezioso lavoro di “documentazione e critica di intensificazione delle reazioni alle crescenti paure urbane”, di cui vorrei ripercorrere in maniera sintetica i punti salienti negli sviluppi della società dei succesivi 25 anni di crescente paranoia sociale e in quest’ultimo annus horribilis del grande terrore dell’altro come icona del male, del contagioso incognito.

L’evoluzione e la trasmissione di culture urbane tradizionalmente passa per le interazioni comunitarie negli spazi pubblici accessibili.
Le strade, i vicoli, le piazze, le scalinate, le calli, i parchi si sono adattati o sono stati espressamente concepiti per molteplici usi da parte di ampi strati della popolazione, il che non ha determinato un’anarchizzazione di questi spazi, anzi, il costante dialogo fra usi più o meno leciti e graditi e divieti come quello di praticare determinati giochi nelle vie è parte stessa della cultura del luogo, poiché sono gli stessi abitatori e fruitori del paesaggio a determinare le regole e a esercitare una funzione di sorveglianza.

Fusty si concentra sulla Los Angeles degli anni 90 e in essa rintraccia la progressiva interdizione agli spazi comuni che diventano il ricettacolo sempre più angusto in cui trovano rifugio gli emarginati, i disperati, i delinquenti e i dissidenti, spinti dal crescente sentimento di belligeranza all’interno della società.

Chi sono invece gli emarginati di oggi e quali sono le forme silenti del controllo, integrate nelle architetture urbane?

Purtroppo la risposta rischia di essere piuttosto banale: ognuno è il potenziale dissidente, ognuno il potenziale emarginato: nelle società accelerate e spaesate, istigate alla costante performance sociale e indotte dal conformismo diffuso al culto dell’uguale, chi cerca di sottrarsi al flusso della modernità liquida, chi cerca di incrostarsi ad un luogo, stringersi attorno a un’idea di incontro fuori dalle logiche del commercio o voglia produrre una cultura dall’incontro con l’altro in maniera diversa da quella mediata da qualche sostanza all’ora dell’aperitivo, si espone al rischio dell’ostracizzazione.

L’architettura ostile, nata con l’intento di rendere la permanenza sgradita ai senzatetto, ha finito per rivolgersi potenzialmente ad ognuno di noi.
Mentre i luoghi dove interfacciarsi con la macchina diventano più accoglienti, come quei caffè in cui troviamo a disposizione le prese per ricaricare il nostro “dispositivo” e il wi-fi gratuito, i luoghi pubblici vengono ridisegnati impoveriti delle strutture dell’incontro.

Nel mondo fino a ieri abbiamo assistito, anche nelle città dei conviviali Paesi del Mediterraneo, alla comparsa di tutta una serie di subdole tecniche di interdizione dei luoghi, tipici esempi sono il proliferare di spuntoni piramidali sulle mensole dei palazzi, sulle gradinate e sui sagrati, sui gradini davanti alle vetrine delle vie più alla moda delle città, accompagnati da ringhiere di tutte le misure sui muretti e a tutela di proprietà private e, ciò che più offende, di terreni o edifici pubblici, una volta a diuturna disposizione della collettività.
Le panchine tradizionali sono andate via via scomparendo o hanno lasciato il posto a nuove concezioni del sedile pubblico, dalle forme scomode e scivolose, dove il design moderno incontra l’esigenza dell’ente pubblico che esprime la sua autorità vietando di stendersi o di stare comodi, per dissuadere, proprio come i piccioni, certe categorie di persone a “bivaccare” sulla pubblica piazza o nelle stazioni.
Ovunque ce ne sia stata l’occasione, spesso senza alcuna necessità sono comparsi tornelli a contingentare il flusso delle particelle del liquido sociale mentre per quanto riguarda le aiuole, delimitate anch’esse e relegate a mero orpello, vige la proibizione allo stesso tempo di sedersi sull’erba come quella di coltivarle quanto quella ai cani di imbrattarle.

Per stimolare la compulsione all’acquisto, se mai ce ne fosse bisogno, ogni anno nuove fontane vengono chiuse e diventano secche a tempo indeterminato e i bagni pubblici sopravvivono solo come rare vestigia del vecchio mondo, così da abituare le persone a pagare per soddisfare i propri bisogni più elementari. Da quest’anno si è riusciti anche con il più fondamentale bisogno ovvero quello di respirare, anche se per far sì che ciò accadesse si è modificato ontologicamente il paesaggio caricando il mondo intero col significato di potenziale luogo del contagio, il che come vedremo ha aperto la breccia di forme incredibilmente più pervasive della semplice interdizione.

Sono anche comparsi ovunque gli indiscreti strumenti che sono occhio e memoria del moderno Panopticon diffuso e decentralizzato del controllo totale: le telecamere. Grazie alla certezza o ancor peggio al dubbio di essere sottoposti ad una costante osservazione ed esposti ad un qualche tipo di sanzione o di repressione, la grande maggioranza degli individui esercita su se stessa una forma feroce di autocontrollo e si abitua ad obbedire ad ordini sottintesi, a misure più repressive di quelle che il Potere Costituito oserebbe imporgli, poiché esso è certo di ottenere il massimo risultato limitandosi a suggerire le forme dell’obbedienza e della repressione, tratteggiando i contorni sfumati del Lecito cosicchè, per orientarsi nell’indeterminato ed arginare il senso di smarrimento, l’individuo si rintani in confini molto più angusti di quelli che gli sarebbero concessi, pur di poter gestire la paura sociale di sbagliare e di non perdere il riconoscimento della collettività.

La diffusione di “misure di sicurezza” è alimentata e giustificata dall’accresciuta percezione di potenziali “minacce”.
Ma cosa siamo arrivati a considerare una minaccia e quale costruzione culturale si fa del concetto di rischio?
Ci siamo abituati a tal punto alle misure di proibizione silente e di sorveglianza da rendere accettabili le più pervasive forme di coercizione che, applicate al paesaggio urbano e alle infrastrutture di servizi, invalidano in parte o del tutto il significato e la funzione dei luoghi. Si creano così mondi a prova di imbecilli, con parapetti orribili su antichi muretti, per non sporgersi, e balaustre intorno ai monumenti per non deturparli (né goderne).
Pali, recinzioni, spartitraffico, gli arredi per sedersi vengono rimossi o sostituiti con altri più scomodi o con le sedute opposte così da scoraggiare il dialogo, dissuasori vengono applicati su tutte le altre superfici che potevano servire allo scopo. Tutte misure che hanno come fine quello di contingentare o limitare la permanenza in un’area o di reindirizzarla verso un posto deputato al consumo o alla consumazione.

Tutte queste misure vengono applicate, soprattutto laddove la minaccia sia la convivenza per il “più ricco” con il “più povero”, anche in quelle aree soggette ad un processo di gentrificazione, come spesso sono i centri storici riqualificati, dove gli spazi pubblici vengono resi sempre meno disponibili e più inutilizzabili, così risultando in un aumento delle disuguaglianze spaziali e determinando una spinta di alcune categorie di persone verso luoghi in cui abbiano vita più facile.

Fusty elenca 5 categorie dello stato di insicurezza prodotto dai luoghi.

Il primo è la segretezza costituita dalle vetrate scure, dalle barriere visive che caratterizzano i tanti edifici dedicati agli uffici e alle istituzioni.

Poi ci sono quei luoghi “scivolosi”, dall’acceso sfuggente, dissimulati da false piste, vie d’accesso confuse e svianti ed ingressi defilati.

Altra categoria è quella dei luoghi caratterizzati dal rigido confine: l’accesso ad essi è del tutto interdetto da muri, inferriate, recinzioni, cancelli ed al massimo li si può osservare dall’esterno anche qualora facciano parte di un patrimonio pubblico.

Spinosi si rivelano essere tutti quei luoghi il cui spazio non può essere occupato in maniera confortevole, con quegli accorgimenti che impediscono di fruire del luogo per un tempo prolungato, impedendo di sedere, tagliando gli alberi in zone assolate o adoperandosi per rendere la permanenza praticamente insopportabile.

Infine ci sono spazi che rendono nervosi perché sottoposti ad una sorveglianza costante per tutta la durata della permanenza.

A vari livelli e nelle varie combinazioni questi elementi sono diventati pervasivi nei panorami urbani.

E con l’avvento dell’epoca della pandemia, qual è stato l’approccio ai luoghi nell’era dell’interdizione?

Ancora una volta ed in proporzioni senza precedenti si è fatto largo uso della manipolazione dei luoghi sociali per riorientare il carattere ed insegnare un metodo.
Il metodo è quello della paura sociale, un terrore del diverso senza distinzioni di estrazione sociale, di censo, di sesso, di età, di cultura: l’alterità è in questa fase storica la sorgente inestinguibile di ogni male, poichè è rappresentata come ricettacolo inarrestabile del contagio, pertanto l’imperativo per la gestione dei luoghi è diventato la sterilizzazione (delle superfici e delle interazioni), una vita in assenza di contatto, dunque il distanziamento.
Ecco che senza alcun pudore né riguardo, in men che non si dica, nei luoghi aperti al pubblico sono state rimosse le panchine e gli altri arredi o sono stati transennati. Nelle stazioni ferroviarie sono state bandite le sale d’aspetto e sono comparsi ovunque ridicoli segnaposti distanziati, barriere in plexiglass, sono stati tracciati i percorsi obbligati per scongiurare la minaccia peggiore di tutte: l’incontro.

I luoghi sono diventati scivolosi per antonomasia, cosicchè il fluido fatto di umani che vi transita non abbia alcun appiglio per fermarsi, per restare, per addensarsi. Nuove forme di contingentamento, di interdizione e nuove condizioni di accesso sono state proposte ed imposte ed è stato necessario finanche circoscrivere lo spazio personale con le maschere facciali. Queste sono il reale prolungamento della nuova ontologia dei luoghi pubblici come infrastruttura sugli individui, con la funzione di condizione, soddisfatta la quale i luoghi restano fruibili e dunque esse hanno funzione di recinto mobile imposto sulla persona stessa o persino di dissuasore.
Ora più che mai nei luoghi non ci si può fermare ed essi non sono più deputati ad un uso condiviso e all’usanza della condivisione, al contrario persino l’aria che vi si respira allo stesso momento deve essere separata per alimentare l’illusione che ognuno realizzi attorno a sè una bolla e non scambi materia né energia con il sistema nel quale è immerso e ad ogni contatto con qualunque cosa si suggeriscono i modi per rimarcare un distacco, tramite il gesto apotropaico della sterilizzazione delle mani o quello istituzionale della sanificazione dei luoghi.

L’unica forma di cultura permessa che abbia luogo nell’emergenza sanitaria è quella nuova forma di buona educazione socialmente accettabile, per la quale ognuno deve provvedere a scongiurare il contagio dell’altro e che maschera quella subdola ipocrisia che è la paura di essere vittima del contagio in prima persona.

Ciò che già riscontrava Fusty è che esacerbare le istanze paranoiche di maggior sicurezza, porta alla disgregazione delle comunità in agglomerati di proprietà private fortificate. Si tratta di un processo in fase avanzata anche nella nostra terra, dove ancora fino a pochi anni fa era abitudine lasciare la proverbiale chiave nella porta di casa e dove le strade, le piazze, i cortili aperti erano le naturali propaggini delle abitazioni ed in quei luoghi pubblici si svolgeva la maggior parte delle attività quotidiane sia quelle degli artigiani e dei commercianti che quelle domestiche. Necessariamente si alimentavano fitti scambi di relazioni, tanto che sarebbe stato inconcepibile che potesse essere proibito svolgere tutte le proprie attività, per tutto il tempo desiderato e a proprio agio sulla strada e nella piazza.

Infatti le persone sono state oggetto di una vasta e duratura opera congiunta di persuasione e dissuasione, con l’introduzione delle televisioni in ogni casa e l’imborghesimento degli spazi e con un’architettura della paranoia dello spazio pubblico.
Abbiamo poi assistito per un’intera decade alla diffusione su vasta scala dei dispositivi che ci permettono di collegarci alla rete in ogni momento e pressochè ovunque, ed essi, portati nello spazio pubblico, hanno impiegato diversamente il nostro tempo e sottratto la nostra attenzione all’ambiente, rendendo superfluo chiedere indicazioni o aiuto ad un estraneo; si sono sostituiti allo spazio vuoto e creativo della noia, ci hanno talvolta usurpato l’intimità della solitudine, che riporta con più intensità nel consesso sociale.
Quegli stessi apparecchi ci sorvegliano costantemente e si è cominciato a pensare di usarli esplicitamente come sistemi di tracciamento e distanziamento fisico. Essi stanno diventando, se noi lo permetteremo, i nostri guardiani digitali, stanno iniziando a gestire il nostro spazio, riorientando efficaciemente i nostri comportamenti secondo volontà eterodirette.
Ciò che è peggio questa tecnologia è ora in grado di esiliarci dallo spazio pubblico e rinchiuderci, con la forza del condizionamento costante, nello spazio del privato, provvedendo insieme ad alimentare e blandire le nostre ansie ed inquietudini.
Il processo è ora in una fase avanzata e quando sarà completo il pubblico si sarà ingerito a tal punto nella sfera privata per mezzo della macchina, che non sarà più accettabile il concetto di privacy o l’idea che esista un tempo che ci appartiene, separato e distinto dalle ore e dal luogo deputati al lavoro.

Come sappiamo, essendo stato preparato il terreno per decenni in questo senso, si è potuto già imporre il confinamento entro le mura domestiche a tutta la popolazione, con un grado di accettazione quasi totale.

Questo ritengo sia un passaggio fondamentale.

Ciò che di fatto si insegna alle persone ridefinendo gli spazi del loro habitat è un metodo e il metodo in questione è l’interdizione. Una pratica di proibizione degli spazi, la censura di precise idee, lo stigma su alcuni comportamenti, su certe interazioni, ritenute del tutto accettabili nelle civiltà tradizionali occidentali e oggi del tutto misconosciute. Tutto ciò al fine di indurre la totalità ed ogni singolo a disciplinarsi con forme via via più stringenti di autocontrollo dei comportamenti individuali e delle interazioni collettive all’interno degli ambienti pubblici.

Allora cosa occorrerebbe fare per riappropriarsi dei luoghi artatamente manipolati?
Bisogna riscoprire il filo sepolto della tradizione dei gesti e delle mani e dei corpi di cui ancora le nostre città portano i segni.
Mi capita spesso soprattutto visitando le città del sud dell’Europa, tutte lontane parenti sulle rive dello stesso mare, di trovare tanti locali abbandonati che fino a pochi decenni fa non avevano alcun pudore di servire allo scopo per il quale erano stati costruiti: erano stalle, officine, botteghe artigiane. Dietro alcuni vecchi portoni si trovano ancora gli attrezzi dei mestieri dimenticati. Le città erano la sede di molte attività produttive, in esse si vendevano e si allevavano animali, i mercati rionali erano la forma prevalente di acquisto dei beni di consumo. I cittadini del passato non avevano timore di fare sporco o rumore perchè si prendevano la responsabilità del luogo, tenendolo pulito, rimettendolo in ordine, vivendolo e vigilando sui suoi abitanti e sui forestieri. Anche per questo non servivano (nè sarebbero state efficaci) le strutture artificiali della proibizione e del controllo.

Oggi occorre reclamare quegli spazi, riprendere in mano il retaggio millenario dell’artigianato e del commercio come vocazione, non come impiego e assumere il ruolo delle isole nella corrente: rallentare il flusso accelerato e offrire l’occasione di parlare e di offrire un bicchiere di vino a chi si ferma.
E colui che è di passaggio ha ugualmente la grande responsabilità di attardarsi, di curiosare, di fare domande e di avere il coraggio di rimproverare gli abitanti di un luogo trascurato e abbandonato al dilagare di attività sterilizzate e omologate come i negozi delle grandi catene.

Abbiamo assoluto bisogno di renderci ridicoli, come scriveva Eliade2:
Mi sembra che il ridicolo sia l’elemento dinamico, creatore e nuovo, presente in ogni coscienza che intenda essere viva e che sperimenti dal vivo. […] Il ridicolo è una formula lanciata dagli uomini contro la sincerità. Non esiste atto umano sincero che non sia ridicolo. E ciò che l’amore ha di veramente sublime è di essere riuscito a sopprimere il ridicolo tra due esseri, a sopprimere la censura applicata di riflesso alla loro sincerità.”
Ecco cosa occorre fare: bisogna ristabilire rapporti intimi con i nostri luoghi, essere capaci di amarli, sentire l’orgoglio di appartenere ad essi e prendersi la responsabilità di curarli, e riprendere coscienza del fatto che è chi li vive che ne gestisce e modifica le strutture in base a ciò che è necessario e non si può limitare ad essere utente della geografia disegnata da qualcun altro.

1Steven Fusty – Building Paranoia. The proliferation of interdiction space and the erosion of Spatial Justice. 1994

2Mircea Eliade – Oceanografia. 1934