IL VACCINO DELLA FELICITÀ 4


PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE

Mi chiamo Patrizia Pecollo, lavoro come medico omeopata libero professionista.
Scelgo di diventare medico nel 1977, affascinata dal modello del medico condotto di montagna, dove sono nata, che conosceva la storia delle persone e delle famiglie da generazioni.
Quando nel 1985 ho inizio a fare le sostituzioni ai colleghi medici di base mi accorgo di avere a mia disposizione pochissimo tempo da dedicare alla raccolta della storia di ciascun paziente; la sala d’attesa dell’ambulatorio rumoreggia di pazienti impazienti che attendono che firmi loro una prescrizione, una ricetta, come se io fossi la commessa di uno spaccio aziendale di farmaci ed esami.
Le storie dei pazienti sono molto simili tra loro, più o meno come la seguente: “Buongiorno dottoressa, soffro di mal di testa dall’età di 15 anni, ho preso tanti antidolorifici che mi è venuta la gastrite, così ho preso farmaci per la gastrite, saranno quelli o no, non lo so, dopo mi son venuti problemi di fegato, ho preso farmaci per il fegato che mi hanno fatto venire la pressione alta”.
-“E il mal di testa?”
-“Quello ce l’ho sempre! Prendo una medicina per il dolore e una per lo stomaco a ogni attacco, circa una, due volte alla settimana, e un’altra, anzi due, per la pressione alta tutti i giorni”.
Oltre a ciò mi rendo conto che spesso, pur con tutta la buona volontà, non possiedo strumenti per alleviare malesseri e sofferenze delle persone che si rivolgono a me.
Percepisco il disagio esistenziale e relazionale di ciascuno ma non possiedo
conoscenze sufficienti, né farmaci adeguati, né parole idonee, a lenirlo.
Così mi dedico allo studio di varie discipline alternative: fitoterapia, essenze, alimentazione, macrobiotica, ma alla fine mi rendo conto che il focus è sempre sull”oggetto paziente’ e nulla sul contorno, ambiente di vita e le relazioni. Finalmente nel 1988 incontro una medicina che cura la persona nel suo insieme, con pochi farmaci e privi di effetti collaterali, la medicina Omeopatica, terapia delle relazioni (da re-ligo: lego insieme), il cui focus sono le connessioni senza perdere di vista l’individuo.
Frequento la Fondazione Omeopatica Italiana di Napoli diretta dal dottor Nicola Del Giudice, Endocrinologo e Omeopata, fondata insieme al fratello Emilio Del Giudice, Fisico, presso la quale ottengo il Diploma Quinquennale di ‘Terapeuta Unico’ che significa ‘terapeuta che cura il paziente nella sua totalità psico-fisico- emozionale’ dando centralità alla dinamica relazionale grazie all’ascolto.
Contemporaneamente con l’omeopatia vado risolvendo i vari problemi di salute che mi affliggono fin dall’infanzia.
L’altro aspetto fondamentale che perseguo è la cooperazione: fra terapeuti che comunicano tra loro con lo stesso linguaggio, quello dell’omeopatia, e fra esseri umani appartenenti ad un’unica specie che può evolvere soltanto se unita da un sentimento di appartenenza, sia al suo interno, sia con la natura, sia con l’universo intero di cui fa parte.
Questo grazie all’ottica sistemica sviluppata della fisica applicata ai sistemi viventi che propone un modello di funzionamento dell’essere umano più profondo e globale rispetto alle varie discipline considerate singolarmente.
Dal ’93 inizio il lavoro a tempo pieno come libero professionista.
Posso definite il mio compito come quello dell’interprete simultaneo: traduco il linguaggio dei sintomi del corpo in linguaggio emotivo-relazionale (linguaggio antico e dimenticato), in modo che la persona diventi responsabile della cura di sé.
Ad esempio: davanti a una persona con problemi di stomaco, dalla difficoltà
digestiva, all’acidità, all’ulcera al cancro, ci si pone la domanda: che cosa
significano? Che cosa ci sta comunicando il corpo? Quale situazione non riesce a digerire il paziente? Da quanto tempo? Che cosa si può fare per migliorare la situazione?

Il rimedio omeopatico aiuta la persona a modulare i livelli emotivi per giungere ad una elaborazione del conflitto alla base del sintomo, migliorandolo, fino alla soluzione-guarigione.
Ma se il paziente dice: “Il medico sei tu e questo è il mio corpo, guariscilo tu che sei un esperto, io non me ne voglio occupare!” oppure “Voglio stare bene senza cambiare nulla, voglio tornare come prima” la relazione di cura non si instaura, la relazione è uno scambio a due.
Ma quando il paziente impara poco a poco a entrare in connessione con se stesso, a prendersi cura di sé sotto la mia guida, allora possono avvenire anche “miracoli” e l’evoluzione umana riprende la sua direzione.
Il medico si prende cura del paziente ma è il paziente che guarisce.

VIRUS, BATTERI, FUNGHI E PARASSITI

Il nostro organismo è composto più da batteri, virus, funghi e qualche
parassita passeggero, che cellule: 50 mila miliardi contro 30 mila miliardi.

o Se potessimo creare un ambiente totalmente asettico moriremmo in poco
tempo perché tra i batteri che popolano il nostro intestino, ad esempio,
alcuni sono fondamentali per la produzione della vitamina K che ha un’azione anticolagulante.
La superficie del corpo che ospita questi microrganismi si aggira sui 2
mq per la pelle che riveste l’esterno del corpo, e 32 mq per le mucose
che rivestono l’apparato digerente, senza considerare l’apparato
respiratorio, urinario e genitale, di cui non ho trovato la stima dell’estensione.
Come può dunque un batterio o un virus, al di fuori di quei 50 mila
miliardi (di saprofiti) che ospitiamo, essere letale?

Quando si manifesta un’epidemia di influenza, vediamo reazioni diverse
all’interno dei componenti della stessa famiglia: qualcuno non si ammala,
qualcuno si ammala in maniera leggera e guarisce in pochi giorni, qualcun altro si ammala in maniera più grave manifestando complicazioni di qualche tipo come bronchiti, sinusiti ecc., qualcuno muore. Come mai? Eppure l’agente patogeno, che sia un virus o un batterio è sempre lo stesso!
Quando ero bambina, se qualche compagno di scuola faceva una
malattia infantile come il morbillo, la rosolia, la varicella, gli orecchioni,
chi stava bene veniva portato a trovare il compagno ammalato affinché
si prendesse la malattia. Era un modo per immunizzarsi, ma nonostante
ciò, spesso accadeva che persino all’interno della stessa famiglia
qualcuno non si ammalasse. Ad esempio pur avendo contratto la parotite
da piccola l’ho ripetuta a 36 anni insieme alla mia figlia secondogenita,
subito seguita dalla terzogenita mentre la primogenita è rimasta indenne.
Siccome l’organismo vivente è un sistema complesso è necessario prendere in considerazione diversi fattori, tra i quali quello cosiddetto di terreno.

Iniziamo dalla piante: come mai alcune malattie delle piante in certe aree
risultano devastanti mentre in altre coesistono con esse?

“Questa problematica è dovuta alla localizzazione geografica della pianta e
del relativo parassita. Se entrambi sono autoctoni, cioè si sono evoluti sia l’uno che l’altro nella stessa zona geografica, normalmente si stabilisce un equilibrio tra organismi.
Esempi: un tormento dei nostri castagneti, a parte le altre note malattie
endemiche, è per esempio il Cinipide (insetto imenottero importato dalla
Cina), o il Punteruolo Rosso della palma (coleottero curculionide)
importato dall’Asia, ecc.” (Luigi Colosimo, dott. Agronomo, biodinamico)
o Per le piante dunque il concetto di terreno comprende: il livello chimico che consiste degli elementi nutritivi di terra, aria, acqua, temperatura e umidità; il livello elettromagnetico determinato dal campo magnetico
terrestre (rete di Hartman) combinato con le frequenze provenienti
dalla ionosfera (frequenze di Shumann), i raggi solari, la luce,
insieme ai dispositivi costruiti dall’uomo.
Anche per le piante, parassiti, virus, funghi e batteri rappresentano
la componente più direttamente o indirettamente visibile,
riconducibile a malattia.
Per gli esseri umani, chiamiamo questi fattori relazioni ( da re-ligo: lego tra) ovvero tutto ciò che connette che lega l’individuo all’ambiente esterno, da quello più vicino a lui, famiglia, parentela, amicizia, paese; fino a quello più
lontano, nazione, stato, periodo storico, cultura ecc; insieme all’ambiente
interno ovvero la connessione dell’individuo con il suo corpo e il suo mondo
interiore: emozioni, sentimenti, bisogni, aspettative, immaginazione, ecc.
L’essere umano poi ha la facoltà di interiorizzare l’ambiente esterno, di
memorizzarlo, di confrontarlo integrandolo o vivendolo in conflitto con
quello esterno, e portarlo sempre con sé.
Grazie alla sua capacità di elaborazione/digestione può in parte
modificare l’ambiente esterno, adattandolo alle sue esigenze; e in parte
modificare se stesso adattandosi all’ambiente.
In ogni caso l’ambiente di vita modella l’individuo, lascia dei solchi, dei
segni sia interiori sia visibili all’esterno; sia a livello di corporeità e gesti,
sia di mente, pensieri, convinzioni, credenze. L’ambiente esterno dà forma all’individuo, nel bambino piccolo come
onde emotivo/affettive, poi come parola che, con il tempo e la
ripetizione, diventa struttura (‘il logo si fece carne’) ovvero connessione,
sia tra le cellule, i neuroni, sia tra gli eventi, trasformandoli in significati
(legame tra evento- emozione – elaborazione – memoria). Ciò avviene sia
a livello corporeo sia a livello cerebrale. Il cervello in ogni caso è un5
elemento del corpo, che grazie alla sua superspecializzazione,
assume il ruolo di direttore d’orchestra.


Il direttore d’orchestra quindi fa parte dell’orchestra e ha il ruolo di creare unità tra gli strumentisti dando loro i segnali di attacco, di ritmo, di espressione. La sinfonia da eseguire verrà scelta nella cooperazione tra individuo (nella sua totalità) e ambiente, in base a quelle già esistenti. Perché sia eseguita con soddisfazione per tutti è necessario che ci sia accordo tra direttore e musicisti.
Ogni musicista impara la sua parte, poi ci saranno le prove a piccoli gruppi e infine l’esecuzione davanti al pubblico.
Può accadere che durante il concerto uno dei musicisti si distragga per
qualche motivo e perda il ritmo, oppure sbagli la nota, o ancora che
stoni. Il direttore continua a dirigere, gli altri orchestrali a suonare la loro
parte, mantenendo l’insieme, cosicché la stonatura viene assorbita e
passa inosservata, oppure, se essa è più forte o prolungata, può turbare
l’armonia per un momento creando con il disagio una sorta di ‘risveglio’.
Un richiamo all’attenzione di chi tra il pubblico si stava assopendo
cullato dalla melodia, oppure di chi tra i musicisti si stava annoiando per
la ripetizione del pezzo.
Spesso il disturbo della stonatura apre la possibilità di novità, di
creatività, di cambiamento nell’esecuzione della sinfonia.
Altre volte la turbolenza, soprattutto se è molto intensa o prolungata può
insinuarsi inducendo tutti a seguirla, a partire dal direttore d’orchestra
che modifica il ritmo. Anche in questo caso può essere una variazione
interessante che, opportunamente elaborata, può aprire la possibilità di
una nuova composizione musicale stimolando la creatività di tutti.
Altre volte invece il rumore è talmente intenso e disturbante da creare
prima confusione poi stravolgimento della melodia mentre il direttore
d’orchestra perde completamente il ritmo d’insieme.
Questa è una metafora del nostro sistema immunitario, che coincide con
l’identità individuale: il direttore d’orchestra è il cervello, i gruppi di strumenti sono gli apparati del nostro organismo, i musicisti gli organi, i rumori dell’ambiente sono gli eventi della vita.
Quando riusciamo a esprimere la nostra personale sinfonia, il che accade
per la maggior parte della vita, ci troviamo nello stato di salute; che è
una situazione sempre fluttuante, pulsante in maniera coerente pur se
continuamente mutevole, si adatta alle vicende della vita e degli
ambienti con piccole modifiche mantenendo la sincronia fra le parti,
come ballerini in un balletto.
Gli imprevisti possono essere stimolanti, risvegliare l’attenzione, riportarci
alla consapevolezza del qui e ora, rinforzando la coesione dell’insieme,
dell’identità individuale, dopo un breve momento di scompiglio.
Le turbolenze durevoli, così come i traumi, possono lasciare un segno
che stimola la creatività in vista di un adattamento che può rinforzare o
indebolire la coerenza dell’insieme, in questo abbiamo una possibilità di scelta consapevole, se siamo attenti ai segnali anche minimi che riceviamo dal corpo, il quale è sempre sincero.
Le turbolenze di breve durata sono le malattie acute, mentre quelle di
lunga durata sono quelle che la medicina ufficiale definisce croniche
cioè inguaribili, mentre le medicine energetiche, come omeopatia e
agopuntura, definiscono di terreno o costituzionali, nel senso che
entrano a fare parte dell’identità dell’individuo come storia personale.
Penso che i farmaci compresi i vaccini di qualunque tipo si inseriscano in
questo contesto come una turbolenza tra le tante.
Dopo aver letto diversi documenti sul nuovo vaccino a mRNA anti-
covid19, scritti e pubblicati sia da chi lo promuove sia da chi ne
sottolinea i pericoli, dopo aver analizzato il bugiardino inviato alle ASL,
dopo essermi confrontata con esperti che lavorano nel campo delle
biotecnologie, la conclusione che ho tratto non è diversa dalle premesse,
e cioè che questo nuovo farmaco rappresenta per il nostro organismo una
turbolenza tra le tante. Certamente uno stimolo nuovo, non ancora subìto
dall’organismo umano, non ancora osservato né sperimentato nel lungo
periodo e in un numero adeguato di volontari, in base a cui sia possibile
trarre conclusioni riguardo alla sua efficacia e sicurezza.
La reazione alla sostanza dipende come sempre dall’insieme della
situazione individuale nel momento in cui l’organismo riceve la
turbolenza-vaccino.
Le medicine energetiche: omeopatia, agopuntura, ionorisonanza,
reflessologia ecc. e tutte le terapie che hanno come scopo quello di
consolidare la coerenza individuale sono utili nell’affrontare le varie
turbolenze della vita.


CONSIDERAZIONI FINALI
Mi piacerebbe terminare questa breve disamina rassicurando voi e me con la prescrizione di una pillola magica, una formula riparatrice, una panacea per ogni male.
Ma non esiste, e, se esiste, non la possiedo.
Noi apparteniamo alla specie umana, la specie umana fa parte della vita e la vita è complessità.
La vita vuole esprimere se stessa in tutte le sue potenzialità e per farlo si adatta ai cambiamenti collettivi, qualsiasi essi siano, mantenendo le peculiarità individuali.
Questo non è facile né si realizza una volta per tutte ma è un processo costante.
Come funamboli siamo sempre in procinto di cadere rovinosamente al suolo mentre procediamo con attenzione, oscillando, per adattarci al movimento della fune sotto i nostri piedi, mossa dal loro stesso passo.
Ciò che conta non è evitare i conflitti, né farsene travolgere, bensì risolverli
creativamente con finalità costruttiva, conservando l’umano.
In che cosa consista l’essenza dell’umano, ingrediente segreto di ogni animo, è ricerca quotidiana dentro e fuori di noi.
Come mi ha detto un amico:”Il periodo che stiamo attraversando non finirà tanto presto, anzi sarà lungo; ma se pensiamo con la nostra testa e sentiamo con la totalità di noi stessi sarà un periodo in cui vivremo davvero, non ci lasceremo vivere” (Martino Ermacora, dott. Veterinario e biotecnologo).
Vorrei sottolineare che, secondo me, l’elemento fondamentale per vivere davvero è la progettualità condivisa. Cioè una progettualità che soddisfi tutti e tre i livelli, mentale, fisico, emozionale, in una collettività all’interno della quale si coopera in una direzione comune.
In questo modo una collettività può acquisire una identità propria, una coerenza, che le permette di esistere come un tutt’uno, in cui ogni individuo fa la sua parte con soddisfazione e per il benessere collettivo; una collettività in cui i conflitti vengono affrontati e risolti rispettando le esigenze sia del singolo sia del gruppo.
Proposta: non lasciamo che l’attenzione alle regole che ci vengono imposte riempia il nostro orizzonte. Non permettiamo che la modalità conflittuale del muro contro muro, della competizione in cui ‘io sono meglio di te’ prenda il sopravvento, sia nell’ambito delle relazioni individuali sia collettive.
Pur seguendole con la coda dell’occhio, teniamo lo sguardo davanti a noi, cercando modelli teorici e pratici di una nuova realtà da costruire insieme giorno dopo giorno.


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