Pedofilia-dagli anni ’60 ad oggi, tra percezione e realtà.


Le lacrime di dolore versate per qualcosa di profondamente sbagliato non si dimenticano. Gli occhi conservano quel tipo di memoria per sempre.

Un pomeriggio di sole, una piazza affollata, un aperitivo in compagnia, le risate. Ma i suoi occhi sono uno specchio rotto nel quale si intravedono soltanto le forme di una miriade infinita di sensazioni che non avrebbe mai voluto provare, un lugubre mosaico dai colori vividi che con il tempo si sono solo un po’ sbiaditi.

Fortunatamente, non ho conosciuto molte persone che hanno subito violenze durante l’infanzia, solo un paio. Nonostante questo, il poco che ho visto mi basta per essere ferma sulle mie posizioni e so che niente potrà farmi cambiare idea, niente potrà convincermi a deviare dalle mie convinzioni, nemmeno di qualche centimetro, mai. Questa è una delle pochissime cose sulle quali posso e voglio esprimermi tanto radicalmente.

L’intento di queste righe è quello di arrivare a scorgere il quadro generale della situazione, avvicinandosi il più obiettivamente possibile alla comprensione della realtà. Ottenere una visione a 360° del fenomeno che ci aiuti a comprenderne le ambiguità, l’evoluzione, gli interessi e i possibili scenari futuri. Per il bene di tutti i nostri bambini.

Ho tentato di impostare la ricerca in modo da offrire un’istantanea abbastanza completa dell’argomento cercando, però, di rendere la lettura accessibile a vari livelli di profondità.

E’ possibile limitarsi alla mia sintesi o approfondire con i link di riferimento i punti che interessano maggiormente, in base al tempo di cui si dispone.

Detto questo, mi scuso per eventuali errori o imprecisioni e spero di aver fornito un quadro della situazione sufficientemente ampio, che possa portare all’elaborazione di una propria personale opinione.

TRA STUDI SCIENTIFICI..

Partiamo da uno studio scientifico effettuato da tre professori: Bruce Rand della Temple University, Philip Tromovitch dell’Università della Pennsylvania e Robert Bauserman dell’Università del Michigan che è stato pubblicato nel bollettino della prestigiosa APA (American Psychiatric Association), l’associazione degli psichiatri americani. Questo studio scientifico tende a ridimensionare la gravità delle conseguenze causate dall’abuso sessuale sui bambini, minimizzandole.

E PERSONAGGI INFLUENTI

“E’ difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancora più specifici”

Alfred Kinsey, sessuologo americano. Forse sarebbe più opportuno definirlo IL sessuologo americano per eccellenza visto che i suoi studi hanno plasmato totalmente il nostro modo di concepire la sessualità, sono stati finanziati dalla Rockefeller Foundation, pubblicizzati e diffusi in tutto il mondo. Sono stati criticati a causa di evidenti irregolarità nella scelta dei soggetti esaminati, non rappresentativi della realtà perchè tutti volontari, molti dei quali arrestati per crimini sessuali. Un paio di capitoli agghiaccianti contenuti nei suoi libri

“Nel paragrafo intitolato “l’orgasmo dei soggetti impuberi” descrive i comportamenti di centinaia di bambini da quattro mesi a quattordici anni vittime di pedofili. In alcuni casi, Kinsey e i suoi osservarono (filmando, contando il numero di «orgasmi» e cronometrando gli intervalli tra un «orgasmo» e l’altro) gli abusi di bambini ad opera di pedofili: «In 5 casi di soggetti impuberi le osservazioni furono proseguite per periodi di mesi o di anni[…]» (p. 107); ci furono anche bambini sottoposti a queste torture per 24 ore di seguito: «Il massimo osservato fu di 26 parossismi in 24 ore, ed il rapporto indica che sarebbe stato possibile ottenere anche di più nello stesso periodo di tempo» (p. 110).”

In “Contatti nell’età prepubere con maschi adulti” venivano descritti rapporti sessuali tra adulti e bambini con tanto di tabella contenente i tempi delle bimbe per raggiungere l’orgasmo. Questo “stimato luminare” si permette di scrivere:

“Il numero straordinariamente piccolo dei casi in cui la bambina riporta danni fisici è indicato dal fatto che fra 4.441 femmine delle quali conosciamo i dati, ci risulta un solo caso chiaro di lesioni inflitte ad una bimba, e pochissimi esempi di emorragie vaginali che, d’altronde, non determinarono alcun inconveniente apprezzabile” (pp. 159–160).”

“I numeri di pagina si riferiscono alle edizioni italiane: Il comportamento sessuale dell’uomo, Bompiani, Milano 1950;Il comportamento sessuale della donna, Bompiani, Milano 1956.” Fonte 

-alcun inconveniente apprezzabile- Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Scherziamo? Purtroppo no. Non trovo le parole, o meglio, non potrei formulare una frase priva di ingiurie, quindi, andiamo oltre.

John Money, sessuologo neozelandese. Fondò la “Clinica per l’Identità di Genere” all’interno della John Hopkins University, prestigiosa università collegata alla stessa fondazione che finanziò gli studi di Kinsey:la Rockefeller Foundation, ma anche ad altre importanti fondazioni filantropiche come la Bill&Melinda Gates Foundation. Money iniziò a lavorare alla John Hopkins prima di concludere il dottorato e ci rimase fino alla fine della sua carriera. Faceva parte della Task Force on Homosexuality con Alfred Kinsey, gli studi prodotti da questo gruppo fecero rimuovere l’omosessualità dal manulale diagnostico dell’APA, il DSM del 1974. Nei dibattiti sulla pedofilia sosteneva dovesse “esserci una distinzione clinica fra “affectional pedophilia” e “sadistic pedophilia”, cioè la pedofilia in cui c’è affetto per il minore coinvolto in atti sessuali e quella che si manifesta solo in modo sadico.

Fu criticato soprattutto a causa della controversa storia di Bruce Reimer infatti cercò di “curarlo” per un danno irreversibile ai genitali, facendogli cambiare sesso e facendolo crescere come se fosse una bambina. Era un’occasione troppo ghiotta nella quale poteva sperimentare le sue teorie. Secondo Money non è la fisiologia a determinare il sesso ma i condizionamenti esterni derivanti da cultura e società, tutto sembrava avvalorare le sue tesi, finchè la/il ragazza/o si tolse la vita. Qui per approfondire. 

Tom O’Carroll , già arrestato per reati collegati alla pedofilia che considera un normale orientamento sessuale e tra le altre cose sostiene che “«in una relazione pedofila» il piccolo «desidera essere desiderato», quindi sarebbe pienamente libero”. Fonte

“Sarà un pazzo che parlava a vanvera, avrà urlato queste assurde oscenità dal balcone di casa sua, non lo avrà mai ascoltato nessuno” si potrebbe pensare. Invece no, scrive queste cose su sexuality&culture, rivista che pubblica ricerche scientifiche e articoli accademici. E’ stato membro del PIE (Paedophile Information Exchange), di cui parleremo meglio in seguito, gruppo pro-pedofilia nato nel 1974, formato da attivisti che intendevano abbassare l’età del consenso a 10 anni. E’ stato accusato e condannato per aver tentato di corrompere la morale pubblica, per la distribuzione di materiale pedo-pornografico e per reati contro i minori. Potrei riportare molto altro ma, per ora, credo sia meglio metabolizzare questo.

Tom O’Carrol

Mario Mieli , attivista e scrittore, nel suo “Elementi di critica omosessuale” scrive:

“il padre rifiuta contatti erotici aperti con il figlio (il quale invece desidera “indifferenziatamente” e quindi desidera anche il padre), così come gli altri maschi adulti, in forza del tabù antipederastia, rifiutano rapporti sessuali con il bambino”.

“Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica. La società repressiva eterosessuale costringe il bambino al periodo di latenza; ma il periodo di latenza non è che l’introduzione mortifera all’ergastolo di una «vita» latente. La pederastia, invece, «è una freccia di libidine scagliata verso il feto»”

Un articolo di bufale.net, citando tra le fonti principali il Fatto Quotidiano e Gay.it  tenta di contestualizzare le affermazioni di questo stravagante teorico degli studi di genere, basandosi sul periodo storico e tirando in ballo Freud. Mario Mieli, l’esponente di spicco dell’ideologia gay a cui è dedicato il circolo più famoso d’Italia non era quindi un pedofilo, ma sarebbe semplicemente stato un “intellettuale provocatore”. Per quanto mi riguarda, alla luce dei fatti emersi dalla ricerca, queste argomentazioni non minimizzano affatto la portata del suo pensiero e la gravità delle possibili ripercussioni.

Il circolo Mario Mieli organizza progetti didattici e le realtà LGBT , passando per l’UNAR — Ufficio Anti Discriminazioni Razziali, sono ufficialmente entrate nelle scuole come enti di formazione. Qui un articolo per approfondire la questione.

Mario Mieli

 W. L. Williams è stato arrestato per pedofilia.

“Ha insegnato antropologia, studi di genere e storia alla University of Southern California di Los Angeles, una delle più celebri università della California insieme all’UCLA. Il sito dell’università lo riportava tra i suoi professori su una pagina che è stata messa offline negli ultimi giorni. Williams ha ricevuto diversi riconoscimenti per il suo lavoro accademico, compresa una onorificenza della stessa università nel 2006.” 

W. L. Williams

Il Post riporta la notizia citando tra le fonti un articolo del Los Angeles Times, dal quale ha ricavato queste informazioni, ma la testata americana continua: “He was also recognized for his work with the gay and lesbian community.” (È stato anche riconosciuto per il suo lavoro con la comunità gay e lesbica).

Credo sia molto importante precisare anche questo dettaglio visto il filo conduttore emerso finora. Proprio seguendo questo gomitolo, che all’inizio mi ha portato su parecchie piste poco attendibili e su binari morti, trovo questo articolo della bbc, gentilmente tradotto in italiano dal nostro preziosissimo Mer Curio. Si analizza il collegamento tra il PIE , già citato in precedenza, e i movimenti dell’epoca. “Il giornalista Christian Wolmar ricorda la loro tattica: 

“Non hanno sottolineato che si trattava di uomini di 50 anni che volevano fare sesso con bambini di 5 anni. L’hanno presentata come la liberazione sessuale dei bambini, che i bambini dovrebbero avere diritto al sesso”, dice. E’ un’ideologia che ora sembra agghiacciante. Ma il PIE è riuscito a ottenere il sostegno di alcuni organismi professionali e gruppi progressisti. Ha ricevuto inviti dai sindacati degli studenti, ha ottenuto una copertura mediatica favorevole e ha trovato accademici disposti a diffondere il suo messaggio.”

“Una delle tattiche chiave del PIE è stata quella di tentare di unire la sua causa con i diritti degli omosessuali. In almeno due occasioni la conferenza della Campagna per l’uguaglianza omosessuale ha approvato mozioni a favore del PIE. La maggior parte delle persone gay erano inorridite da qualsiasi parallelismo tra omosessualità e interesse sessuale nei confronti dei bambini, dice Parris. Ma il PIE ha usato l’idea della liberazione sessuale per conquistare elementi più radicali: “Se c’era qualcosa con la parola ‘liberazione’ nel nome si era automaticamente a favore se si era giovani e fighi negli anni Settanta.”

Per lo sdoganamento della pedofilia puntavano alla liberalizzazione della sessualità dei bambini giocando sui diritti, come si era appena fatto con l’omosessualità da poco socialmente accettata. A prescindere da questo piccolo trucchetto di linguaggio e prospettiva, gli obiettivi del PIE erano abbastanza chiari, i suoi membri erano attivisti e portavano avanti le loro campagne alla luce del sole. Fortunatamente le proteste furono consistenti e i loro piani non andarono a buon fine, ribellarsi è servito, saremo ancora in grado di farlo oggi? E domani? Non stiamo assistendo, ora, alle stesse battaglie per i diritti delle minoranze LGBT? Alle stesse lotte contro le discriminazioni? Queste cause sono, senza ombra di dubbio, lecite e condivisibili. La preoccupazione che possano essere strumentalizzate per il raggiungimento di un obiettivo non dichiarato ma preciso, non è altrettanto lecita? Siamo di fronte alla semplice evoluzione della società moderna, che si sviluppa autonomamente, senza alcun tipo di spinta esterna, o ci troviamo davanti all’ennesimo tentativo di ipersessualizzazione precoce della società? Tentativo che potrebbe essere più subdolo e strisciante, ovviamente meno esplicito di quello messo in atto negli anni ‘70 dal PIE. Nel corso degli anni le tecniche si affinano, ma non è così per qualsiasi disciplina? Se ora si fondasse tutto sulla dolce manipolazione delle menti e sul proggressivo, lento cambiamento nella percezione della realtà? Sono solo semplici interrogativi. Nessuno può dire di avere la verità in tasca. 

PANEM ET CIRCENSES

Se dovessimo cercare le risposte nel comportamento dei media, non sarebbero difficili da trovare. Pubblicità, film, serie tv, foto, anime, concorsi di bellezza, servirebbe un approfondimento a parte per analizzare la mole di materiale in circolazione. Esclusivamente per far capire a grandi linee ciò che intendo, per ovvie esigenze di tempo e di spazio riporterò qui di seguito solo un paio di esempi. I più discussi. 

La foto scelta da Skytg24 per pubblicizzare la mostra del cinema di Venezia 2020

Le polemiche hanno infuocato il web, chi ha sollevato dubbi è stato giudicato paranoico, complottista. Il Primato Nazionale scrive: 

“Scelta discutibile ma niente pedofilia…Di fatto SkyTg24 ha scelto semplicemente un fermo immagine (uno dei tanti)”. 

Spulciando tra i vari articoli è possibile farsi un opinione al riguardo. “Perché tanto rumore? Perché nella foto, il cui utilizzo si deve solo a una libera scelta di Sky, c’è una bambina in mutandine — alla quale qualcuno ha subito attribuito uno “sguardo ammiccante” — in una stanza piena di piccioni e altri uccelli. E l’equivoco è aggravato anche dall’infelice titolo utilizzato di Sky, ovvero “Mostra di Venezia 2020: il festival è donna”. È inammissibile, che al di là della mancanza di rispetto delle leggi vigenti in materia di Tv e Minori, sia venuto meno anche il buonsenso. Che dovrebbe appalesarsi in tutti coloro i quali operano nel settore delle comunicazioni”. Indubbiamente mi trovo in accordo con quanto afferma, alla fine del virgolettato, il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori. Certo viene da chiedersi perchè proprio quel fermo immagine tra i tanti disponibili e come possano, degli esperti in comunicazione, far passare messaggi tanto ambigui, per sbaglio.

Cuties , film francese distribuito da Netflix, ha sollevato un acceso dibattito. 

Il film insegna a twerkare alle adolescenti”, secondo l’accusa. Ma molti lo difendono: “Denuncia l’assenza per i bambini di un’educazione che mette in discussione media “sessualizzati” e cultura dell’oggettificazione”

La locandina al centro della polemica

Partendo dal presupposto che i film spesso mettono in scena la realtà e la realtà altrettanto spesso fa schifo, cercherò di accogliere come plausibili le parole della regia che si giustifica dicendo di aver solo tentato di denunciare l’evidente ipersessualizzazione infantile della società. Se dovessimo criminalizzare questo film esclusivamente perchè immorale e scandaloso dovremmo farlo anche con tutte le produzioni inclini alla violenza in generale. “Assodato” questo, tralascerò tutte le scene palesemente spinte (che non sono poche) e i volgari discorsi legati al sesso, per concentrarmi sul resto.

Già mi lascia dubbiosa la critica che definisce “adolescenti” delle bambine di 11 anni, sorvolando su questo dettaglio, provo ad analizzare la pellicola. Cerchiamo di andare più in profondità.

 Ci sono parecchi momenti semplici che non hanno a che fare con il ballo o con il “bisogno di ribellione”, dove inquadrano le bimbe focalizzandosi sulla loro pancia, rimanendo a lungo sul fondoschiena, a volte anche mentre sono chinate col fondoschiena in totale evidenza, per intenderci. Spesso si mordono le labbra o ammiccano in occasioni dove, a mio avviso, non avrebbe senso farlo. Spesso sono vestite di rosso e sappiamo tutti cosa rappresenta quel colore e quali emozioni suscita. Le piccole ballerine tirano un sasso ad Amy, la protagonista. La più clemente si preoccupa per lei, sono l’una di fronte all’altra, abbastanza vicine. L’amica prende con una mano della polvere bianca da un’anonima busta, ci sputa sopra un’abbondante quantità di saliva e la spalma sulla ferita, “medicandola”. Non sono a conoscenza dei vostri gusti personali e non so se siate a conoscenza delle mode sessuali più in voga sulle piattaforme porno, ma lo sputo è spesso direttamente ed inequivocabilmente collegato al sesso, quindi perchè inserire un gesto del genere in una circostanza simile? Non è collegato minimamente alla trama e alle intenzioni dichiarate. Ma forse sono io che non colgo il nesso artistico e il suo significato intrinseco. Le bambine trovano un preservativo e una di loro lo gonfia, le amiche si allontanano accusandola di essere infetta, lei piange perchè non sapeva potesse essere pericoloso. La scena si sposta in bagno, la bambina con la bocca spalancata e la lingua di fuori, le altre concentrate a strofinarle la lingua piena di schiumoso sapone bianco. Non commento, lascio trarre le conclusioni ad ognuno di voi.

In una scena si mettono a ballare davanti a due uomini adulti, non annoierò oltre specificando il contesto nei dettagli perchè lo trovo irrilevante, comunque uno di loro le guarda con interesse e quando se ne vanno le saluta con un chiaro: “A presto!”. 

Con la consapevolezza che deriva da tutte queste ambiguità, il finale appare come un banale e strappalacrime tentativo di legittimare le oscenità proposte fino a quel momento. Ho come l’impressione che sia stato buttato lì in fretta. Ma è solo una sensazione. Lei torna correndo dalla madre, sceglie di saltare con la corda, sorridendo felice.

Boh.

Non è un errore di battitura. Intendevo proprio…boh. Non so cosa pensare.

Probabilmente, non mi è piaciuto e basta. Sono d’accordo con quanto afferma la giornalista Flavia Piccinni: 

“La riflessione si sposta dunque su più piani. Oltre a domandarsi tout court se sia corretto mostrare l’oggetto della propria denuncia in modo acritico come accaduto in questo caso (mostro delle bambine in atteggiamenti ipersessualizzati per criticarle, ma intanto e comunque le mostro), dovremmo forse interrogarci sul presente che stiamo vivendo.”

Girava in rete anche la notizia, rivelatasi falsa, del CEO di Netflix arrestato con del materiale pedo-pornografico. Errare è umano ed è quindi normale sbagliare a volte, sviste ed imprecisioni sono inevitabili, altra cosa però è dare risonanza a fatti sospetti, senza fonti attendibili, senza un minimo di affidabilità. Com’era prevedibile non sono mancati i soliti analfabeti funzionali che contribuiscono a far diventare virali le informazioni senza verificarle in alcun modo, considerando tutto come oro colato, sempre e solo se avvalora le loro ipotesi e li fa stare adagiati nella loro zona di comfort. Questo comportamento è diffusissimo e danneggia soprattutto chi, con spirito critico, si pone delle domande cercando di districarsi tra propaganda e informazione, proprio tra percezione e realtà.

IN POLITICHESE  

Non mancano nemmeno dichiarazioni come questa :

“Criminalizzare i “pedofili” in quanto tali, al contrario, non serve certo a “tutelare i minori” (che dovrebbero piuttosto essere tutelati da chi immagina questo tipo di tutele), ma solo a creare un clima incivile, nè umano nè — vorremmo dire — cristiano.” di Daniele Capezzone dei Radicali.

In rete ne vengono riportate molte altre, come anche nel libro Unisex di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, ma alcuni link delle fonti purtroppo non funzionano più e preferisco inserire solo ciò che ancora si può reperire.

Ci sono state parecchie polemiche anche per quanto riguarda il DDL Omofobia, circolava in rete un emendamento firmato Giovanardi che faceva rientrare la pedofilia negli orientamenti da tutelare.

1. All’articolo 3 della legge 19 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, alle lettere a) e b) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ‘’o fondate sull’odio ovvero disprezzo o comunque palese ostilità tesa concretamente a ledere l’incolumità, la dignità e il decoro delle persone che manifestino anche solo apparentemente, ancorché non apertamente, orientamenti omosessuali, bisessuali, eterosessuali, pedofili, se tali condotte discriminatorie siano poste in essere a motivo del loro orientamento sessuale e siano espressione di violenza o ostilità verso la persona e non di pensiero verso l’orientamento sessuale e lo stile di vita in sé’’

Tutti si sono affrettati a smentire l’assurda fake news nella quale sono incappati, a quanto pare, anche il Messaggero e il Fatto Quotidiano .

“Si tratta in realtà di un vecchio emendamento del 2013…Ovviamente nel testo di legge che verrà depositato domani non c’è alcun riferimento alla pedofilia.” tuona Fanpage il 29 giugno 2020.

La sentenza? Il termine “pedofili” è stato inserito solo per fare ostruzionismo, era una semplice provocazione. Bufala sbufalata! Ma che burloni! Forse i personaggi analizzati finora, poco più sù, ma anche la stessa APA non saranno tanto d’accordo. Di fatto, l’emendamento esiste, nero su bianco, lo potete trovare qui. Ognuno tragga le proprie conclusioni. 

RIPARTIAMO PROPRIO DALL’APA

Torniamo sull’associazione degli psichiatri americani che nel 1998 ha pubblicato un controverso rapporto nel quale affermava che “il potenziale negativo del sesso degli adulti con i bambini è stato esagerato; la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne non ha riportato effetti negativi da esperienze sensuali infantili”

In seguito, la stessa associazione, nel Dsm4 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) ha declassato la pedofilia da malattia a “disordine mentale” (“orientamento sessuale o dichiarazione di preferenza sessuale senza consumazione”) e continuando l’evoluzione linguistica, ha sentito il bisogno di porre una distinzione tra atto pedofilo e pedofilia, non considerando più quest’ultima come un disturbo psichico ed etichettandola come “semplice” orientamento sessuale nel Dsm5 pubblicato nel 2013. Dopo le accuse, l’associazione ha specificato che lo studio sugli abusi non intendeva giustificarli e ha rettificato il manuale con la distinzione tra disordine pedofiliaco (ancora considerato come una patologia psichiatrica) e pedofilia (un orientamento come gli altri della sessualità umana). A voi sembra abbiano risolto l’equivoco? A me sembra ancora che, a livello di ridefinizione del significato delle espressioni, qualcosa sia cambiato. Il linguaggio è più importante e più potente di quanto siamo disposti a credere, questa nuova definizione della pedofilia è accettabile? Potrebbe lentamente plasmare la nostra percezione e con più facilità quella delle generazioni future? Significativo questo virgolettato di Giulio Meotti che tratta l’argomento:

“La pedofilia viene definita “amore intergenerazionale” . D’altronde questa è la forza di chi scrive i manuali scientifici: un disturbo psichiatrico non esiste se non c’è nel manuale degli psichiatri americani. E’ il potere di scrivere, letteralmente, la realtà.”

Le prese di posizione riguardo alla questione fortunatamente sono rimaste ferme, l’indignazione è prevalsa, ma qualcuno potrebbe sottovalutare la cosa e pensare che, alla fine, sono solo parole. Anche le immagini, come quella scelta per la mostra di Venezia che abbiamo preso come esempio, sono solo immagini, ma ho sempre pensato che sia meglio prevenire che curare. Credo che, trattandosi di un argomento tanto importante quanto delicato, sia necessario essere intransigenti e tenere sempre gli occhi ben aperti per non rischiare di fare la fine della famosa rana bollita di un aneddoto ormai risaputo.

“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce — semplicemente — morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.”

Foto riportata da questo interessante articolo su Noan Chomsky

Questa metafora esiste e il meccanismo sembra funzionare piuttosto bene per quanto riguarda la passiva accettazione psicologica di fenomeni sociologici con conseguenti derive inaspettate e impensabili. Considerando che molte persone possono essere più vulnerabili perché all’oscuro di certi avvenimenti e di conseguenza meno consapevoli, considerando che non mancano le opinioni più accondiscendenti verso il cambiamento del linguaggio utilizzato, come quelle riportate qui , credo sia fondamentale non abbassare mai la guardia per evitare qualsiasi tipo di manipolazione.

DALL’APA ALLA NAMBLA & FRIENDS

Esiste un’associazione americana chiamata NAMbLA.  È stata fondata in America nel 1978 da David Thorstad ma conta seguaci in tutto il mondo, molti dei quali in Olanda. Sostiene il rapporto tra adulti e minori rivendicandone il “diritto”. Fa parte del gruppo International Pedophile and Child Emancipation ed è stata una delle maggiori finanziatrici dell’ILGA (International Lesbian and Gay Association), alla fine quest’ultima ha preso le distanze e si è pubblicamente allontanata, solo dopo un decennio di alleanza con la combriccola di pedofili.

David Thorstad

Il 25 aprile viene celebrata la giornata di Alice, chi sfila chiede “l’abolizione dei limiti di età per rapporti sessuali con i minorenni”. Non è uno scherzo di cattivo gusto, questo è il sito ufficiale dell’associazione, nulla poteva essere più ambiguo di un arcobaleno colorato, che tra le altre cose simboleggia anche il movimento LGBT. Perchè utilizzano lo stesso simbolo?

Non ha senso preoccuparsi. Parliamo di una manciata di depravati senza alcun peso sociale, si tratterà di un caso isolato. Invece no. Questa è la lista di tutti i movimenti che sostengono la pedofilia e mirano al suo sdoganamento. 

Rispetto qualsiasi tipo di orientamento sessuale, finché parliamo di adulti consenzienti, non solo arrivo a comprendere l’attrazione tra donne che è fisiologicamente più accettabile nel mio caso personale, ma posso arrivare a capire anche quella tra uomini. Ripeto, potrei anche non condividere altre sfumature, ma non giudicherei in ogni caso. Certo, se ci sono di mezzo i bambini cambia tutto.

Nel 2010 Amazon mette in vendita questo e-book:

“La guida del pedofilo all’amore e al piacere: un codice di condotta per gli amanti dei bambini” di Philip R. Greaves.

L’indignazione dilaga ma il colosso si rifiuta di ritirarlo appellandosi alla libertà di espressione, dice di essere contro la censura, ma dopo le forti critiche è costretto alla resa.  Non è la prima volta che Amazon mette in vendita un libro del genere, già dal 2002 era possibile acquistare “Understanding loved boys and boylovers”

Com’è possibile acquistare, tuttora, Pedophilia and Adult–Child Sex: A Philosophical Analysis, analisi filosofica sulla pedofilia contenente paragoni alquanto discutibili.

In circolazione anche “un vero e proprio manuale del perfetto pedofilo. Si tratta di una guida di 170 pagine che alterna istruzioni su come “abusare in sicurezza” ad oltre 1000 immagini che ritraggono abusi sessuali di adulti su minorenni.” È stato trovato sullo smartphone di Alex Walton che, alla fine, ha comunque evitato il carcere.

Il Coordinamento internazionale delle associazioni a tutela dei diritti dei minori, inoltre, ha denunciato l’esistenza di un decalogo per chi “ama le bambine” tradotto in svariate lingue, anche in italiano, che riporta affermazioni come queste: “tratterò le bambine sempre con rispetto e dignità…non farò nulla contro la loro volontà”.

La presidente del Ciatdm, Aurelia Passaseo, denuncia anche l’aberrante ricorrenza dell’International Boy Love Day, giornata dedicata all’orgoglio pedofilo, “i sedicenti “amanti dei bambini” sono invitati a celebrare la data mettendo delle candele blu accese davanti a una finestra, accompagnate da un biglietto in cui spiegare i propri “sentimenti”.”

Phillip Greaves

Per giustificare il suo scritto “The Pedophile’s Guide to Love and Pleasure: a Child-lover’s Code of Conduct” Phillip Greaves afferma:

“E’ il mio tentativo di rendere le situazioni pedofile più sicure per i ragazzi che se ne trovano coinvolti, stabilendo determinate regole per gli adulti. Spero di riuscirci appellandomi ai lati positivi dei pedofili, con la speranza che seguano i consigli e possano venire odiati meno e condannati a pene minori, in caso venissero arrestati”.

L’autore ritiene che i pedofili siano spesso incompresi. Istintivamente ho la nausea, ma ho comunque cercato di essere obiettiva. Ho provato a ragionarci sù e anche dopo un arduo lavoro di razionalità, la nausea rimane.

Viviamo tutti realtà diverse e spesso si ha la presunzione di credere che il proprio comportamento sia il migliore possibile, per poi rendersi conto di quanto sia illusorio tutto questo, per correttezza e coerenza quindi, cerco a mia volta di non giudicare mai nessuno, ma sono umana e odio l’ipocrisia quindi sì, ogni tanto accade. I pensieri affiorano senza che me ne renda conto, cerco sempre di migliorare, allenando il distacco, ma su determinate cose ho ancora molta strada da percorrere. Avevo bisogno di questa premessa. È necessaria perchè io stessa arrivi ad accettare la mia presa di posizione. Provo ribrezzo per le intenzioni di questi elementi e devo essere sincera, non tento in alcun modo di comprenderli perché non ne sarei capace, non sarei in grado nemmeno di provare pena, figuriamoci compassione, amplificherei solo il disgusto e la rabbia che già sento. Sono sempre stata a favore della libertà di espressione ma ultimamente le mie certezze vacillano spesso, come in questo caso. È giusto che quelle persone siano libere di esprimere, sostenere e arrivare a promuovere certi abomini?

Non credo riuscirei ad accettarlo nemmeno se si trattasse solo ed esclusivamente di libertà di pensiero ma sono convinta che il fenomeno non si limiti a questo. A Boston sono stati arrestati e incriminati per stupro parecchi uomini della NAMbLA, le vittime avevano tra gli 8 e i 15 anni. Nelle basi di San Francisco e di New York, tra gli agenti, si infiltro’ anche il giornalista Mike Echols, che nel libro-inchiesta “ I Know My First Name is Steven” pubblicò anche nomi, indirizzi e numeri di telefono di circa 80 membri dell’associazione. Nella sentenza di un’ azione legale che accusava Charles Jaynes e Salvatore Sicari di aver pedinato, torturato, ucciso e mutilato un ragazzo di Boston, venne specificato che:

“Nambla funge da canale per una rete sotterranea di pedofili negli Stati Uniti, che usano la loro associazione e contatti su Internet per ottenere e promuovere l’attività pedofila”.

Arresti anche tra i membri di Martijn, associazione fondata nei paesi Bassi, con gli stessi obiettivi della NAMbLA. La corte d’appello però dichiara che “il fatto stesso che alcuni dei suoi membri siano stati condannati per reati sessuali…non andava connesso al lavoro della stessa.” 

I membri dell’associazione italiana Gruppo P, fondata dal giornalista Francesco Vallini, editori del “Corriere dei pedofili”, sono stati arrestati

Davvero si tratta solo del sacrosanto diritto alla libertà di espressione? Gira tutto intorno a censura e libertà di pensiero? Dopo i fatti riportati, ne siamo così sicuri?

DALLA NAMBLA ALL’OMS

“Già all’asilo i bambini devono conoscere il piacere della masturbazione e scoprire il corpo dell’altro sesso. A 9 anni devono sapere come usare il preservativo e a 15 essere ben consapevoli del diritto di abortire. A stabilirlo il documento sugli Standard per l’educazione sessuale elaborato dall’Oms Europa e dal Centro per l’educazione alla salute di Colonia.”

In questo articolo del 2013 troverete gli approfondimenti, in allegato il documento ufficiale (da pag.38 a pag.48 le linee guida dell’educazione sessuale dai 4 ai 15 anni) e l’interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Paola Binetti a Beatrice Lorenzin, allora ministro della salute.

Altri approfondimenti in questo articolo evidentemente in accordo con le posizioni dell’OMS.

“Secondo i già citati Standard per l’ educazione sessuale in Europa dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA pubblicati nel 2010 sarebbe importante inserire l’ educazione sessuale come materia curricolare e considerarla materia d’esame. L’obiettivo di questo cambiamento è dare sufficiente attenzione ed importanza agli argomenti proposti, favorendo la motivazione degli studenti. Inoltre i programmi di educazione sessuale dovrebbero essere trattati in maniera multidisciplinare, ovvero da più insegnanti sotto diversi punti di vista, e non dovrebbero essere facoltativi per gli alunni.”

Quando ho scoperto dell’esistenza di questo documento sono rimasta inorridita, ovviamente. I primi articoli letti riportavano solo ed esclusivamente i punti più discutibili, quelli con cui mi trovo in forte disaccordo. Per capire meglio, sono risalita alla fonte. Sembrerà strano ma la cosa più difficile è dover fare i conti con le sensazioni contrastanti che nascono dall’analisi del testo ufficiale. Premetto che la seguente affermazione si riferisce esclusivamente all’impressione avuta in seguito a una prima superficiale lettura: è sconcertante dover ammettere, tolte le ambiguità riportate di seguito, che nel complesso, il documento sembra orientato verso la tolleranza. Evidenti obiettivi come: il rispetto per le differenze; un atteggiamento aperto e non giudicante; la consapevolezza che è giusto chiedere aiuto; il rispetto per stili di vita, valori e norme diversi; venire a patti con la pubertà e resistere alle pressioni da parte dei coetanei; avere spirito critico rispetto ai messaggi provenienti dai media e dalle industrie della bellezza; affrontare l’ingiustizia, la discriminazione, la disuguaglianza; il riconoscimento dei diritti umani per sé e per gli altri; l’accettazione delle insicurezze che affiorano con la presa di coscienza del proprio corpo; convivere in famiglie basate sul rispetto reciproco; costruire e mantenere relazioni; la convinzione che l’impegno, la responsabilità e l’onestà sono alla base delle relazioni.

Impossibile non convenire con la quasi totalità dei punti esposti. Nonostante questo, alcuni passaggi mi hanno inquietato, anche se in realtà evitare ogni tipo di condizionamento è pressochè impossibile. Credo che in questo caso avrò più libertà di valutazione e penso di avere più possibilità di maturare un’opinione obiettiva, visto che stiamo parlando di elementi senza esposizioni o interpretazioni esterne, perchè mai evidenziati da nessun articolo letto finora. Questi dettagli mi hanno colpito, a primo impatto con minore intensità rispetto ad altri, ma riflettendoci con maggiore sospetto perchè ambigui, sicuramente molto meno espliciti. Ad esempio, troviamo nella fascia 0–4 : voglia di dire “sì” e voglia di dire “no”. Questa espressione, anche se è riportata nella sezione “emozioni/affetti”, ha ricollegato istantaneamente il mio pensiero ad una intervista rilasciata da Don Fortunato Di Noto , da sempre impegnato nella lotta contro la pedofilia, fra i primi a scoprire l’esistenza del “Fronte per la Liberazione dei Pedofili”. Uno di loro scrisse una lettera indirizzata a tutti i bambini: 

“Probabilmente qualcuno ti ha detto che puoi dire di no. Bene, ricorda soltanto una cosa: se puoi dire di no, puoi anche dire di si…Se ti senti di fare qualcosa hai il diritto di farlo. Sei tu che puoi scegliere…Talvolta gli amici con i quali ti diverti ti chiedono di non raccontare agli altri quello che avete fatto insieme. Questo capita spesso quando i tuoi amici sono degli adulti. Il motivo di ciò è semplice: se la gente scopre che hai fatto delle cose con un amico adulto, o con una amica adulta, può farlo andare in prigione e rovinargli la vita…Sai poi cosa capita a te quando la gente lo scopre? Vai in terapia. Terapia vuol dire che devi sottostare a qualcuno che cercherà di convincerti che tutto quello che hai fatto con il tuo amico è stata una cosa orribile e che il tuo stesso amico è una persona orribile. Possono persino darti delle medicine per calmarti. Diventi una persona malata”.

Voglia di dire “sì” e voglia di dire “no”, perché puoi dire di no ma puoi dire anche di sì. Questo parallelismo spaventa perchè appare così evidente, ma non è il solo. Nel documento dell’OMS questa volta proprio alla sezione “sessualità, salute e benessere”, fascia 4-6, troviamo: distinguere tra segreti “buoni” e segreti “cattivi”; belle e cattive esperienze del proprio corpo/cosa dà una sensazione piacevole?; la consapevolezza dei propri diritti che porta ad avere fiducia in se stessi; l’atteggiamento “il mio corpo appartiene a me” ; sensazioni legate alla sessualità (vicinanza, piacere, eccitazione) come componenti della gamma di sensazioni umane (devono essere positive, non devono includere la coercizione o il far del male); alcune persone non sono buone, si fingono gentili ma possono essere violente. Ma soprattutto: se l’esperienza/la sensazione non è bella, non si deve sempre accondiscendere; la consapevolezza che possono decidere per se stessi. Questo, se ancora capisco l’italiano, presuppone che potrebbero anche accondiscendere se l’esperienza fosse percepita come “bella”, se la persona di fronte non fosse violenta ma gentile “per davvero”. Se questo concetto fosse rivolto a ragazzini di 14 anni potrei anche condividerlo, a quell’età l’approccio alla sessualità è inevitabile, con i coetanei preferibilmente, ed è giusto responsabilizzarli e cercare di renderli maggiormente consapevoli, ma in fascia 4–6 che senso ha? O meglio, che tipo di messaggio si intende far arrivare? E in che modo? Non solo il PIE puntava sui diritti perché i bambini potessero essere definiti consenzienti, non abbiamo assistito al palese tentativo di legittimare la pedofilia in assenza di violenza? Sorvolando, ma solo per il momento, su “bambini su misura, genetica”, dedicato ai ragazzi sopra i 15 anni, continuo a cercare.

Manuel Di Casuli, in un suo articolo, riconduce tutti gli “esperti” di dubbia provenienza ed estrazione, che hanno collaborato alla stesura del documento, alla stessa lobby abortista (International Planned Parenthood Foundation-European Network ).

Iniziando a sbirciare nel business dell’aborto, abbiamo già avuto modo di vedere fin dove possano spingersi certe realtà, soprattutto perchè sono coinvolti personaggi di un certo spessore, ai quali non mancano di certo le risorse. Quanto possono diventare influenti persone del calibro di Hilary Clinton? Bisognerebbe scavare più a fondo e capire se quello che sostiene l’articolista del Sussidiario è del tutto verificabile e concreto. Continuo a ripetermi, come fosse un mantra, che spesso la verità sta nel mezzo. Voglio credere che queste direttive siano state stilate da persone in buona fede, che nessuno si sognerebbe mai di spingere i bambini verso una sessualizzazione precoce, soprattutto perchè, anche solo supporre il contrario, sarebbe agghiacciante.

Partendo da questo assunto, è plausibile pensare che determinati approcci possano essere intrapresi spinti dalla forma che va assumendo l’intera società? Questa direzione è stata imboccata in maniera naturale o è il frutto di premeditati condizionamenti? Tutto può essere, forse se ci allontanassimo un poco dalla piccola serratura alla quale siamo soliti appoggiare l’occhio per spiare il mondo, potremmo scorgerne la complessità.

Personalmente, ritengo che ogni bambino abbia i suoi tempi, credo che abbia il diritto di ricevere le risposte adeguate alle sue domande nell’esatto momento in cui affiorano. Credo anche che le risposte dovrebbero essere adatte alla sua età, ma soprattutto cucite appositamente su di lui, fatte su misura, in base alle sue esperienze, a quello che può aver visto e sentito, nel rispetto di ogni sua sfumatura e di ogni sua particolare sensibilità. Quindi, se per poter assolvere al meglio questo compito sono necessarie un’attenta osservazione e una profonda comprensione, chi può conoscere un bambino, meglio delle persone che si prendono cura di lui da quando ancora non era nato? Per questo penso spetti alla famiglia farsi carico di questa responsabilità. Potrebbero essere utili degli incontri di formazione per aiutare i genitori ad affrontare la questione. Forse dovremmo smettere di delegare qualsiasi cosa, a partire dall’educazione dei nostri figli, seppur riconoscendo i propri limiti e le proprie lacune. Sono arrivata a pensare che l’autodeterminazione possa essere davvero la chiave per uscire dagli schemi che ci vengono imposti e che non coincidono se non mai, quasi mai, con i nostri interessi e il nostro vero benessere.

Un articolo del 2013 scritto dal già citato giornalista Giulio Meotti approfondisce i fatti avvenuti negli anni ’80 focalizzandosi sul ruolo della sinistra tedesca e dei suoi intellettuali.

“Volker Beck, che oggi rappresenta la città di Colonia al parlamento, negli anni ’80 contribuì con un saggio al libro” Il complesso pedosessuale” in cui sosteneva la depenalizzazione del sesso con i bambini”

Il documento con le direttive OMS analizzato pocanzi, è stato redatto proprio in collaborazione con il centro per l’ educazione alla salute di Colonia. Sarà di certo l’ennesima coincidenza. La sottolineo esclusivamente perché questo collegamento mi ha lasciato addosso una brutta sensazione, probabilmente sono solo condizionata dall’impatto emotivo che suscitano in me informazioni di questo tipo. Nonostante ciò credo sia importante tenere in considerazione ogni dettaglio mentre si tenta di mettere a fuoco, mentre si cercano i pezzi del puzzle, per capire dove va posizionato quel tassello in particolare e soprattutto per visualizzare in quale direzione combacia. Per questo è essenziale guardare tutto da ogni angolazione possibile e focalizzarsi anche sulle sfumature che uno sguardo superficiale giudica insignificanti.

Quale macabra immagine va delineandosi? Cosa sta succedendo, davvero?

Il possibile legame tra educazione sessuale nelle scuole e legittimazione della pedofilia viene magistralmente espresso in questo recente articolo del centro studi Rosario Livatino. Mauro Ronco, professore emerito di diritto penale, analizza in modo sintetico ma preciso, l’evolversi della situazione a livello giuridico e culturale, dagli anni ’60 ad oggi.

DALL’OMS AL PM

Pene ridotte per due pedofili, un sessantenne colto sul fatto con una bambina di undici anni e un trentaquattrenne con una ragazzina di tredici. Era amore.

Lascio giudicare a voi direttamente dagli articoli (qui e qui) sbuffando fuori e lasciando aleggiare nell’aria solo due piccoli punti di domanda: casi isolati o insidiosi precedenti? Semplicemente bravi avvocati alla difesa o una nuova e diversa percezione della realtà da non sottovalutare?

Nel mondo spariscono un numero esorbitante di minori ogni anno e il silenzio dei media è assordante. Qui l’ultimo report della federazione Missing Children Europe. Qui il più recente dossier di Telefono Azzurro. Si fa riferimento anche agli adolescenti che scappano da casa o dagli istituti e alla sottrazione da parte di un genitore, ma le percentuali del traffico sessuale sono allarmanti.

“Secondo l’UNODC Global Report on Trafficking in Persons 2018, lo sfruttamento sessuale è la forma di human trafficking più diffusa con il 79% di casi registrati”.

Le istituzioni del Regno Unito sono state “accusate da una commissione d’inchiesta indipendente di avere “messo in piedi” e “coperto” uno “spaventoso sistema di abusi su minori”…Scottland Yard ha ultimamente accusato…ex ministri, deputati di tutti i partiti e dirigenti dei servizi segreti.” 

Altri approfondimenti qui

Quanto è diffusa la pedofilia ai vertici della piramide? Il caso Epstein, emerso di recente, ci fa capire quanto poco sappiamo. Il finanziare di Brooklyn è stato arrestato la prima volta nel 2005, solo nel 2020 è stato accusato per la gestione di oltre 20 anni di traffico minorile. I reati commessi, secondo il procuratore generale Denise George, sono rimasti impuniti grazie alla copertura di una fitta rete di compagnie. I magistrati stanno cercando di ricostruire il flusso di denaro ma non è semplice,“i pochi documenti raccolti dagli investigatori mostrano passaggi di denaro da decine di milioni di dollari su conti correnti di società offshore o fondazioni che poi spariscono nel nulla.” 

Il nome di Epstein è stato collegato a diversi imprenditori, a politici e ad altre importanti personalità. Il principe Andrea, Trump, Woody Allen, Bill Gates, i Clinton. Solo per citarne alcuni. Svariati approfondimenti del caso in un unico link.

Articolo del New York Times.

Concludo con questo pezzo che analizza i collegamenti tra il mondo dello spettacolo e la pedofilia, lo inserisco di proposito alla fine perchè spero possa essere visto come spunto per una ricerca più ampia, come una ri-partenza, visto che fa cenno, con svariati link di collegamento, a diversi episodi inquietanti che andrebbero assolutamente verificati.

A causa dell’enorme quantità di materiale non mi è stato possibile essere esaustiva, soprattutto per quanto riguarda il caso Epstein. La manipolazione mediatica e l’ultimo articolo citato son temi che necessiterebbero di un approfondimento a parte, molto più accurato, bisognerebbe risalire a tutte le fonti, punto per punto, come ho fatto per il resto. Se parecchi occhi si rivolgessero al problema, forse certi individui non avrebbero modo di agire indisturbati.

Le polarizzazioni sono sempre dannose. Non mi piacciono. Di conseguenza, non amo nemmeno i termini assolutistici, che spesso non rispecchiano la realtà e spingono all’estremizzazione, proprio quello che vorrei evitare, ma in questo caso è davvero indicato il “sempre”.

Secondo alcuni, accettare l’omosessualità deve per forza spalancare le porte anche all’accettazione della pedofilia. Disconoscere l’ordine naturale delle cose, quindi il fine dell’atto sessuale funzionale alla mera riproduzione, aprirebbe le porte alle peggio aberrità. C’è il rischio di legittimare qualsiasi cosa semplicemente perchè l’assunto alla base è il medesimo? Seguendo questa logica a ritroso, sarebbe come affermare che è rischioso avere una vita sessuale attiva e sana, con il proprio compagno, perché effettivamente, anche in questo caso viene messo in disparte lo scopo ultimo del sesso, la riproduzione, per lasciare spazio al semplice piacere. Per me, non ha senso.

Sarebbe come non uscire più di casa perché ti potrebbe capitare qualsiasi, e ripeto, qualsiasi cosa. Sarebbe come andare in panico per il covid mentre non si riesce quasi a tenere il conto delle vittime causate dagli incidenti stradali. Ripercorrendo lo stesso ragionamento in direzione all’estremità opposta, sarebbe come non salire mai più in macchina perché ogni giorno muoiono un sacco di persone sulle strade. Sarebbe come non prendere mai più un aereo perché….eh sì, ogni tanto cadono. Sarebbe come vivere nella paura, senza riconoscere razionalmente che, a prescindere dalla legge naturale, esiste un limite invalicabile tracciato da buon senso ed equilibrio, tanto rari di questi tempi. Forse sarebbe bene ricordarsi che non solo esistono infinite realtà, ma anche che c’è modo e modo di vivere la stessa realtà: infinite sfaccettature per infinite individualità.

In una coppia, e di conseguenza in una famiglia con dei forti valori intrinsechi, questa linea è ben marcata. Che si faccia sesso esclusivamente per procreare. Che lo si faccia anche per piacere ma…solo ogni tanto, non sia mai, esclusivamente durante le occasioni speciali! Che lo si faccia una volta a settimana ma…non sia mai, solo tra le mura domestiche e solo con il proprio partner! Che lo si faccia tutti i giorni! O infine, condividendo con la propria metà anche un’altra persona, o più persone, anche fuori dalle mura domestiche, e magari sì, ogni tanto anche assumendo orientamenti diversi in base alla voglia del momento! Nulla cambia.

Cambia, quando quella famosa linea inizia a sbiadire e va cancellandosi, sta a noi ricordare sempre dove stia, e qui il sempre è di nuovo necessario, sta a noi ripassarla ogni tanto per evitare di finirci oltre senza accorgercene. Così come per la famiglia, anche per la società, valgono le stesse considerazioni.

I bambini sono bambini, non si toccano.

Lely

Immagine copertina: Foto da Kristen Bondarenko

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