Giove e Teti, Jean-Auguste-Dominique Ingres, olio su tela, 1811
Reue – Reve – Reo:
Premesse
Ci sono diverse ipotesi sull’origine di questo nome, la prima delle quali è stata avanzata dallo specialista K. T. Witczak, che lo considera derivato dal proto-indio-europeo *diewo o *dyeus, suggerendo che la lingua lusitana ha cambiato il proto-indio-europeo *d in r, con un’analoga evoluzione che si è verificata nella lingua umbra. Ciò farebbe di Reo una divinità celeste simile al greco Zeus e al latino Giove.
Seguendo questa logica, l’analisi mostra che Reve è il dativo singolare di Revs o Reus, rendendo Reo/Reus/Revs il vero nome di Dio. Qui è facile confrontare il nome Reus con il nome Zeus.
La seconda teoria suggerisce che Reue sarebbe una divinità legata ai fiumi e che il nome deriverebbe da una radice che significa torrente o corrente.
La verità è che queste due proposizioni si completano a vicenda in modo notevole.
La famiglia linguistica proto-indo-europea
Posizione
Le sue denominazioni si trovano in vaste aree e il suo culto si sovrappone a quello di Bandua. Altri elementi ci permettono di vedere le sue somiglianze con Giove o con il dio gallico Taranis, ad esempio l’associazione con alcune zone montuose, come il monte Larouco, che culmina nella regione.
Ci dice Lourenço Fontes:”La catena montuosa di Larouco era la più grande e formidabile per la sua influenza su pioggia, fiumi, acqua e tuoni”.
Pertanto, vicino alla montagna sono state trovate iscrizioni dedicate a Reue Laraucus e Laraucus Deus Maximus. Queste ultime iscrizioni riportano anche un riferimento a Giove. I due gruppi di iscrizioni hanno in comune una serie di caratteristiche formali e una vicinanza alle vette, a volte molto lontane dalle zone abitate. Ce ne sono altre con epiteti legati alle montagne, come Reue Marandicui. Infatti, in alcune consacrazioni a Giove, i nomi si riferiscono anche a montagne o a zone alte come Iuppiter Candamius (Candanedo). Questo ci permette di comprendere i suoi poteri e le sue funzioni, legate alla montagna, il cui nome deriverebbe da *kand – per brillare, per bruciare, per illuminare. La stessa associazione può essere fatta con la consacrazione Iuppiter Candiedo, Iuppiter deus Candamus (Monte Cilda).
Un’altra iscrizione trovata ad Arronches, Portalegre, sempre in Portogallo, menziona 10 tori sacrificati a Reo. Oltre all’associazione topografica tra queste due divinità, è noto anche che i tori, simbolo animale anche di Zeus, venivano spesso offerti a Giove. Come ulteriore simbolo, si potrebbe anche menzionare la quercia, che è sparsa in tutta la penisola iberica, comunemente associata agli dei del tuono.
Oltre al collegamento tra Reue e le zone montane, è stata istituita anche un’associazione con i fiumi. La radice *Sal- è infatti legata alla montagna e può essere interpretata anche come “ruscello d’acqua”. Questa radice è fortemente rappresentata negli idronimi europei, alcuni di essi appaiono con il suffisso -am, come il fiume francese Salembre, chiamato Salambra nel XII secolo. Lo stesso vale per Salamanquilla nella regione di Toledo o Salamantia, probabilmente l’antico nome del fiume Tormes. Viene in mente anche il toponimo Salmantica nella regione di Salamanca.
Salamati è una denominazione direttamente collegata alla catena montuosa dello Jalama, chiamata Salama nell’antichità. Una teoria ipotizza che Salama e Reue siano divinità complementari perché non è stata trovata alcuna sovrapposizione tra di loro, nonostante attributi simili come l’associazione montuosa e il fatto che siano accompagnati da iscrizioni relative a Giove. Inoltre, ciascuno degli dei coesisteva con lo stesso gruppo di divinità nelle rispettive zone. In conclusione, Salama potrebbe essere semplicemente una denominazione di Réue.
Tormes, Salamanca, Spagna
L’associazione con i fiumi è chiaramente confermata dal teonimio Reue, che probabilmente era considerato una divinità che rappresentava la deificazione del “rivus”, o corrente, e probabilmente aveva lo stesso significato della parola femminile francese “rivière” o del catalano “riera” che significa burrone. Reue deriverebbe dalla radice *reu- corrente, fiume, flusso. Così, la maggior parte delle denominazioni di Reue non solo esprime la sua natura maschile, ma anche un legame con alcuni fiumi, come l’epiteto Langanidaeigui derivante dall’idronimo Langanida, che può essere tradotto come:”Al Dio Reue del fiume Langanida”
C’è anche la consacrazione Reue Anabaraecus, che contiene gli elementi ana, connotazione di fiume, e bara, che a volte significa riva, sponda o a volte esprime un idronimo. Questo sarebbe:
"Al Dio Reue della riva dell'Ana" oppure" Al dio Reue di Anabara" e nel caso in cui Anabaraecus sia diviso in due parti, "Al dio Reue Ana [della città] di Bara"
Oppure Reue Reumiraegus, a quel tempo si usava ancora il termine *reu- fiume, che probabilmente significava:
"Al dio Reue del fiume Mira"
Infine il Veisutus è probabilmente formato dalle radici *ueis-/*uis-, che sono idronomi popolari che si trovano in tutta l’Europa preistorica.
Studiando il teonimo e gli epiteti di Reue, possiamo concludere che Reue era un nome generico per “fiume”, ma che gradualmente questo nome è stato dissociato dalla realtà fisica del fiume per chiamare l’entità personale con carattere divino che abita il fiume come suo protettore e distributore.
Arno, Dio etrusco dei fiumi, Roma
Reue, Giove e l’archetipo indoeuropeo:
Riassumendo, oltre all’associazione di Reue con le aree montane, un legame tra Reue e i fiumi può essere percepito anche attraverso lo studio etimologico dei suoi teonimi ed epiteti. L’associazione con i fiumi è di natura simile a quella con le montagne, il che implica che le valli erano e sono i luoghi dove la potenza della divinità è più evidente, dove il contatto spirituale più forte e intenso può essere sentito con essa.
Molti autori hanno già notato che un numero significativo di colonne dedicate a Giove sono state trovate vicino a fonti d’acqua o fiumi nelle province galliche e germaniche.
Il collegamento tra queste colonne dedicate a Giove e le zone acquose è perfettamente concepibile senza minimizzare la sua posizione nella gerarchia divina o implicare che il dio avesse caratteristiche appartenenti alle divinità “guaritrici”. Infatti, le scene scolpite nella parte superiore delle colonne contenevano un cavaliere che, nelle vesti di Iuppiter, carica un mostro a forma di serpente, mostrando evidenti affinità con il mito vedico del confronto tra il dio Indra e il demone Vritra. Inoltre, Indra appare in questo mito come il “conquistatore delle acque”, sebbene la divinità che regolava e inviava le acque agli uomini fosse il supremo dio indo-iraniano Varuna.
San Giorgio uccide il Drago, Hans Von Aachen
I miti che rappresentano una lotta tra il Tonante, il Dio della Tempesta, e un drago, o un serpente anfibio dai tratti antropomorfi, non sono caratteristici solo delle zone celtiche o indoiraniane, ma si trovano in realtà in tutti i rami religiosi del tronco indoeuropeo. Il cristianesimo si è messo a vampirizzarlo con, ad esempio, le immagini di San Giorgio o di San Michele che uccide il drago. Sulla base di tutti questi argomenti, possiamo concludere che il dio supremo dei gallo-romani, Giove, aveva una precisa associazione con i corsi d’acqua, e che questo rapporto era molto più straordinario in luoghi specifici, come le confluenze o a monte.
1. Dichiarerò le gesta virili di Indra, il primo a diventare, il maneggiatore di Tuoni. Ha ucciso il Drago, poi ha svelato le acque e ha scavato i canali dei torrenti di montagna.
2. Uccise il Drago che giaceva sulla montagna: il suo lampo celestiale tuonante Tvastar ha formato. Come kine in rapida discesa, le acque scivolavano verso l’oceano.
3. Impetuoso come un toro, scelse il Soma e in tre sacre coppe bevve il succo. Maghavan afferrò il tuono per la sua arma e colpì a morte questo primogenito dei draghi.
Rig Veda, libro I, inno XXXII
La natura di questo rapporto deriva dal fatto che, in questi luoghi privilegiati, una delle principali funzioni della divinità si è affermata, da un lato, come benefattore e garante delle piogge e della sopravvivenza della comunità, e, dall’altro, come creatrice di tempeste e inondazioni catastrofiche. Nei luoghi dove la percezione dei suoi poteri era più evidente, il culto si esprimeva attraverso l’erezione di altari votivi, colonne monumentali o la costruzione di santuari. Questi luoghi, infatti, erano di vitale importanza per la popolazione locale, come si può vedere attraverso Augustodunum, Autun, la capitale dell’Aedui in epoca romana. O ancora attraverso la colonna, ormai scomparsa, situata alla confluenza del Sene e della Marna, e infine attraverso la colonna di Nautae Parisiaci.
Modello di ricostruzione del Pilastro Eds Nautes, museo del Cluny.
Con queste nozioni, si può affermare etimologicamente che il teonimo Taranis, associato a Iuppiter in Gallia, è legato ai fiumi. In origine potrebbe essere stato il nome del Tarn, affluente della Garonna, che Plinio chiamava Tarnis, o del fiume Tarano, affluente del Po, che compare anche nelle opere di Plinio e negli Itinerari di Antonino con il nome di Tanarus. Questi idronimi devono sicuramente il loro nome ai culti degli Dei che dovevano trovarsi alla sorgente o lungo il corso di queste correnti fluviali. Ne esistono altri esempi come il Ternin, affluente dell’Arroux, che nella sua parte superiore si chiama Tarène, il Terneau, affluente della Marna, e il Ternoise.
Quindi, se prima siamo stati in grado di stabilire un rapporto tra Bandua e Marte, possiamo anche confermare che Reue, in quanto divinità appartenente allo stesso pantheon di Bandua, era associato a zone montuose, fiumi e divinità celtiche affini, identificandolo così sia con Iuppiter che con Taranis.
Egli incarna l’archetipo del dio del cielo e del fulmine, supremo, stellare, sovrano, che esercita la giustizia e talvolta viene associato alla morte.
Taranis al Musée d’archéologie nationale.
“Teoria : Come curiosità, la parola portoghese, galiziana, asturiana e castigliana che significa quercia (rispettivamente carvalho/carballo/carba/carvallo) è di origine sconosciuta, molto probabilmente proveniente da una lingua preromana dell’Iberia. Abbiamo anche le parole raio in galiziano-portoghese e rayo in castigliano, che significano saetta. Queste parole provengono dal latino raggio, ed era infatti usato da Virgilio nell’Eneide con il significato di fulmine[15], ma la parola latina comune per fulmine è fulgur. Ora, potrebbe essere che in Iberia la parola per fulgore adottata dal latino dopo la conquista romana fosse raggio invece di fulgur a causa di Reus? Abbiamo la parola fulgor in portoghese e castigliano, per esempio, ma ha perso il significato di fulgur/ fulmine. Oggi significa semplicemente “fulgore” o “bagliore”. Questa è solo una mia teoria che non ha nulla a sostegno, ma suppongo che sia uno spunto di riflessione. Inoltre, Taranis ha come simbolo la ruota, e in Galizia sono state trovate anche alcune sculture di ruote. Chissà se erano collegate al dio del tuono”. Herminius Mons
Troverete la presentazione delle altre divinità celtiberiane nelle prossime parti.
Pedofilia-dagli anni ’60 ad oggi, tra percezione e realtà.
Le lacrime di dolore versate per qualcosa di profondamente sbagliato non si dimenticano. Gli occhi conservano quel tipo di memoria per sempre.
Un pomeriggio di sole, una piazza affollata, un aperitivo in compagnia, le risate. Ma i suoi occhi sono uno specchio rotto nel quale si intravedono soltanto le forme di una miriade infinita di sensazioni che non avrebbe mai voluto provare, un lugubre mosaico dai colori vividi che con il tempo si sono solo un po’ sbiaditi.
Fortunatamente, non ho conosciuto molte persone che hanno subito violenze durante l’infanzia, solo un paio. Nonostante questo, il poco che ho visto mi basta per essere ferma sulle mie posizioni e so che niente potrà farmi cambiare idea, niente potrà convincermi a deviare dalle mie convinzioni, nemmeno di qualche centimetro, mai. Questa è una delle pochissime cose sulle quali posso e voglio esprimermi tanto radicalmente.
L’intento di queste righe è quello di arrivare a scorgere il quadro generale della situazione, avvicinandosi il più obiettivamente possibile alla comprensione della realtà. Ottenere una visione a 360° del fenomeno che ci aiuti a comprenderne le ambiguità, l’evoluzione, gli interessi e i possibili scenari futuri. Per il bene di tutti i nostri bambini.
Ho tentato di impostare la ricerca in modo da offrire un’istantanea abbastanza completa dell’argomento cercando, però, di rendere la lettura accessibile a vari livelli di profondità.
E’ possibile limitarsi alla mia sintesi o approfondire con i link di riferimento i punti che interessano maggiormente, in base al tempo di cui si dispone.
Detto questo, mi scuso per eventuali errori o imprecisioni e spero di aver fornito un quadro della situazione sufficientemente ampio, che possa portare all’elaborazione di una propria personale opinione.
TRA STUDI SCIENTIFICI..
Partiamo da uno studio scientifico effettuato da tre professori: Bruce Rand della Temple University, Philip Tromovitch dell’Università della Pennsylvania e Robert Bauserman dell’Università del Michigan che è stato pubblicato nel bollettino della prestigiosa APA (American Psychiatric Association), l’associazione degli psichiatri americani. Questo studio scientifico tende a ridimensionare la gravità delle conseguenze causate dall’abuso sessuale sui bambini, minimizzandole.
“E’ difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancora più specifici”
Alfred Kinsey, sessuologo americano. Forse sarebbe più opportuno definirlo IL sessuologo americano per eccellenza visto che i suoi studi hanno plasmato totalmente il nostro modo di concepire la sessualità, sono stati finanziati dalla Rockefeller Foundation, pubblicizzati e diffusi in tutto il mondo. Sono stati criticati a causa di evidenti irregolarità nella scelta dei soggetti esaminati, non rappresentativi della realtà perchè tutti volontari, molti dei quali arrestati per crimini sessuali. Un paio di capitoli agghiaccianti contenuti nei suoi libri:
“Nel paragrafo intitolato “l’orgasmo dei soggetti impuberi” descrive i comportamenti di centinaia di bambini da quattro mesi a quattordici anni vittime di pedofili. In alcuni casi, Kinsey e i suoi osservarono (filmando, contando il numero di «orgasmi» e cronometrando gli intervalli tra un «orgasmo» e l’altro) gli abusi di bambini ad opera di pedofili: «In 5 casi di soggetti impuberi le osservazioni furono proseguite per periodi di mesi o di anni[…]» (p. 107); ci furono anche bambini sottoposti a queste torture per 24 ore di seguito: «Il massimo osservato fu di 26 parossismi in 24 ore, ed il rapporto indica che sarebbe stato possibile ottenere anche di più nello stesso periodo di tempo» (p. 110).”
In “Contatti nell’età prepubere con maschi adulti” venivano descritti rapporti sessuali tra adulti e bambini con tanto di tabella contenente i tempi delle bimbe per raggiungere l’orgasmo. Questo “stimato luminare” si permette di scrivere:
“Il numero straordinariamente piccolo dei casi in cui la bambina riporta danni fisici è indicato dal fatto che fra 4.441 femmine delle quali conosciamo i dati, ci risulta un solo caso chiaro di lesioni inflitte ad una bimba, e pochissimi esempi di emorragie vaginali che, d’altronde, non determinarono alcun inconveniente apprezzabile” (pp. 159–160).”
“I numeri di pagina si riferiscono alle edizioni italiane: Il comportamento sessuale dell’uomo, Bompiani, Milano 1950;Il comportamento sessuale della donna, Bompiani, Milano 1956.” Fonte
-alcun inconveniente apprezzabile- Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Scherziamo? Purtroppo no. Non trovo le parole, o meglio, non potrei formulare una frase priva di ingiurie, quindi, andiamo oltre.
John Money, sessuologo neozelandese. Fondò la “Clinica per l’Identità di Genere” all’interno della John Hopkins University, prestigiosa università collegata alla stessa fondazione che finanziò gli studi di Kinsey:la Rockefeller Foundation, ma anche ad altre importanti fondazioni filantropiche come la Bill&Melinda Gates Foundation. Money iniziò a lavorare alla John Hopkins prima di concludere il dottorato e ci rimase fino alla fine della sua carriera. Faceva parte della Task Force on Homosexuality con Alfred Kinsey, gli studi prodotti da questo gruppo fecero rimuovere l’omosessualità dal manulale diagnostico dell’APA, il DSM del 1974. Nei dibattiti sulla pedofilia sosteneva dovesse “esserci una distinzione clinica fra “affectional pedophilia” e “sadistic pedophilia”, cioè la pedofilia in cui c’è affetto per il minore coinvolto in atti sessuali e quella che si manifesta solo in modo sadico.”
Fu criticato soprattutto a causa della controversa storia di Bruce Reimer infatti cercò di “curarlo” per un danno irreversibile ai genitali, facendogli cambiare sesso e facendolo crescere come se fosse una bambina. Era un’occasione troppo ghiotta nella quale poteva sperimentare le sue teorie. Secondo Money non è la fisiologia a determinare il sesso ma i condizionamenti esterni derivanti da cultura e società, tutto sembrava avvalorare le sue tesi, finchè la/il ragazza/o si tolse la vita. Qui per approfondire.
Tom O’Carroll, già arrestato per reati collegati alla pedofilia che considera un normale orientamento sessuale e tra le altre cose sostiene che “«in una relazione pedofila» il piccolo «desidera essere desiderato», quindi sarebbe pienamente libero”. Fonte
“Sarà un pazzo che parlava a vanvera, avrà urlato queste assurde oscenità dal balcone di casa sua, non lo avrà mai ascoltato nessuno” si potrebbe pensare. Invece no, scrive queste cose su sexuality&culture, rivista che pubblica ricerche scientifiche e articoli accademici. E’ stato membro del PIE(Paedophile Information Exchange), di cui parleremo meglio in seguito, gruppo pro-pedofilia nato nel 1974, formato da attivisti che intendevano abbassare l’età del consenso a 10 anni. E’ stato accusato e condannato per aver tentato di corrompere la morale pubblica, per la distribuzione di materiale pedo-pornografico e per reati contro i minori. Potrei riportare molto altro ma, per ora, credo sia meglio metabolizzare questo.
“il padre rifiuta contatti erotici aperti con il figlio (il quale invece desidera “indifferenziatamente” e quindi desidera anche il padre), così come gli altri maschi adulti, in forza del tabù antipederastia, rifiutano rapporti sessuali con il bambino”.
“Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero.Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica. La società repressiva eterosessuale costringe il bambino al periodo di latenza; ma il periodo di latenza non è che l’introduzione mortifera all’ergastolo di una «vita» latente. La pederastia, invece, «è una freccia di libidine scagliata verso il feto»”
Un articolo di bufale.net, citando tra le fonti principali il Fatto Quotidiano e Gay.it tenta di contestualizzare le affermazioni di questo stravagante teorico degli studi di genere, basandosi sul periodo storico e tirando in ballo Freud. Mario Mieli, l’esponente di spicco dell’ideologia gay a cui è dedicato il circolo più famoso d’Italia non era quindi un pedofilo, ma sarebbe semplicemente stato un “intellettuale provocatore”. Per quanto mi riguarda, alla luce dei fatti emersi dalla ricerca, queste argomentazioni non minimizzano affatto la portata del suo pensiero e la gravità delle possibili ripercussioni.
Il circolo Mario Mieli organizza progetti didattici e le realtà LGBT , passando per l’UNAR — Ufficio Anti Discriminazioni Razziali, sono ufficialmente entrate nelle scuole come enti di formazione. Qui un articolo per approfondire la questione.
“Ha insegnato antropologia, studi di genere e storia alla University of Southern California di Los Angeles, una delle più celebri università della California insieme all’UCLA. Il sito dell’università lo riportava tra i suoi professori su una pagina che è stata messa offline negli ultimi giorni. Williams ha ricevuto diversi riconoscimenti per il suo lavoro accademico, compresa una onorificenza della stessa università nel 2006.”
Il Post riporta la notizia citando tra le fonti un articolo del Los Angeles Times, dal quale ha ricavato queste informazioni, ma la testata americana continua: “He was also recognized for his work with the gay and lesbian community.” (È stato anche riconosciuto per il suo lavoro con la comunità gay e lesbica).
Credo sia molto importante precisare anche questo dettaglio visto il filo conduttore emerso finora. Proprio seguendo questo gomitolo, che all’inizio mi ha portato su parecchie piste poco attendibili e su binari morti, trovo questo articolo della bbc, gentilmente tradotto in italiano dal nostro preziosissimo Mer Curio. Si analizza il collegamento tra il PIE , già citato in precedenza, e i movimenti dell’epoca. “Il giornalista Christian Wolmar ricorda la loro tattica:
“Non hanno sottolineato che si trattava di uomini di 50 anni che volevano fare sesso con bambini di 5 anni. L’hanno presentata come la liberazione sessuale dei bambini, che i bambini dovrebbero avere diritto al sesso”, dice. E’ un’ideologia che ora sembra agghiacciante. Ma il PIE è riuscito a ottenere il sostegno di alcuni organismi professionali e gruppi progressisti. Ha ricevuto inviti dai sindacati degli studenti, ha ottenuto una copertura mediatica favorevole e ha trovato accademici disposti a diffondere il suo messaggio.”
“Una delle tattiche chiave del PIE è stata quella di tentare di unire la sua causa con i diritti degli omosessuali. In almeno due occasioni la conferenza della Campagna per l’uguaglianza omosessuale ha approvato mozioni a favore del PIE. La maggior parte delle persone gay erano inorridite da qualsiasi parallelismo tra omosessualità e interesse sessuale nei confronti dei bambini, dice Parris. Ma il PIE ha usato l’idea della liberazione sessuale per conquistare elementi più radicali: “Se c’era qualcosa con la parola ‘liberazione’ nel nome si era automaticamente a favore se si era giovani e fighi negli anni Settanta.”
Per lo sdoganamento della pedofilia puntavano alla liberalizzazione della sessualità dei bambini giocando sui diritti, come si era appena fatto con l’omosessualità da poco socialmente accettata. A prescindere da questo piccolo trucchetto di linguaggio e prospettiva, gli obiettivi del PIE erano abbastanza chiari, i suoi membri erano attivisti e portavano avanti le loro campagne alla luce del sole. Fortunatamente le proteste furono consistenti e i loro piani non andarono a buon fine, ribellarsi è servito, saremo ancora in grado di farlo oggi? E domani? Non stiamo assistendo, ora, alle stesse battaglie per i diritti delle minoranze LGBT? Alle stesse lotte contro le discriminazioni? Queste cause sono, senza ombra di dubbio, lecite e condivisibili. La preoccupazione che possano essere strumentalizzate per il raggiungimento di un obiettivo non dichiarato ma preciso, non è altrettanto lecita? Siamo di fronte alla semplice evoluzione della società moderna, che si sviluppa autonomamente, senza alcun tipo di spinta esterna, o ci troviamo davanti all’ennesimo tentativo di ipersessualizzazione precoce della società? Tentativo che potrebbe essere più subdolo e strisciante, ovviamente meno esplicito di quello messo in atto negli anni ‘70 dal PIE. Nel corso degli anni le tecniche si affinano, ma non è così per qualsiasi disciplina? Se ora si fondasse tutto sulla dolce manipolazione delle menti e sul proggressivo, lento cambiamento nella percezione della realtà? Sono solo semplici interrogativi. Nessuno può dire di avere la verità in tasca.
PANEM ET CIRCENSES
Se dovessimo cercare le risposte nel comportamento dei media, non sarebbero difficili da trovare. Pubblicità, film, serie tv, foto, anime, concorsi di bellezza, servirebbe un approfondimento a parte per analizzare la mole di materiale in circolazione. Esclusivamente per far capire a grandi linee ciò che intendo, per ovvie esigenze di tempo e di spazio riporterò qui di seguito solo un paio di esempi. I più discussi.
La foto scelta da Skytg24 per pubblicizzare la mostra del cinema di Venezia 2020
Le polemiche hanno infuocato il web, chi ha sollevato dubbi è stato giudicato paranoico, complottista. Il Primato Nazionale scrive:
“Scelta discutibile ma niente pedofilia…Di fatto SkyTg24 ha scelto semplicemente un fermo immagine (uno dei tanti)”.
Spulciando tra i vari articoli è possibile farsi un opinione al riguardo. “Perché tanto rumore? Perché nella foto, il cui utilizzo si deve solo a una libera scelta di Sky, c’è una bambina in mutandine — alla quale qualcuno ha subito attribuito uno “sguardo ammiccante” — in una stanza piena di piccioni e altri uccelli. E l’equivoco è aggravato anche dall’infelice titolo utilizzato di Sky, ovvero “Mostra di Venezia 2020: il festival è donna”. È inammissibile, che al di là della mancanza di rispetto delle leggi vigenti in materia di Tv e Minori, sia venuto meno anche il buonsenso. Che dovrebbe appalesarsi in tutti coloro i quali operano nel settore delle comunicazioni”. Indubbiamente mi trovo in accordo con quanto afferma, alla fine del virgolettato, il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori. Certo viene da chiedersi perchè proprio quel fermo immagine tra i tanti disponibili e come possano, degli esperti in comunicazione, far passare messaggi tanto ambigui, per sbaglio.
Cuties , film francese distribuito da Netflix, ha sollevato un acceso dibattito.
“Il film insegna a twerkare alle adolescenti”, secondo l’accusa. Ma molti lo difendono: “Denuncia l’assenza per i bambini di un’educazione che mette in discussione media “sessualizzati” e cultura dell’oggettificazione”
Partendo dal presupposto che i film spesso mettono in scena la realtà e la realtà altrettanto spesso fa schifo, cercherò di accogliere come plausibili le parole della regia che si giustifica dicendo di aver solo tentato di denunciare l’evidente ipersessualizzazione infantile della società. Se dovessimo criminalizzare questo film esclusivamente perchè immorale e scandaloso dovremmo farlo anche con tutte le produzioni inclini alla violenza in generale. “Assodato” questo, tralascerò tutte le scene palesemente spinte (che non sono poche) e i volgari discorsi legati al sesso, per concentrarmi sul resto.
Già mi lascia dubbiosa la critica che definisce “adolescenti” delle bambine di 11 anni, sorvolando su questo dettaglio, provo ad analizzare la pellicola. Cerchiamo di andare più in profondità.
Ci sono parecchi momenti semplici che non hanno a che fare con il ballo o con il “bisogno di ribellione”, dove inquadrano le bimbe focalizzandosi sulla loro pancia, rimanendo a lungo sul fondoschiena, a volte anche mentre sono chinate col fondoschiena in totale evidenza, per intenderci. Spesso si mordono le labbra o ammiccano in occasioni dove, a mio avviso, non avrebbe senso farlo. Spesso sono vestite di rosso e sappiamo tutti cosa rappresenta quel colore e quali emozioni suscita. Le piccole ballerine tirano un sasso ad Amy, la protagonista. La più clemente si preoccupa per lei, sono l’una di fronte all’altra, abbastanza vicine. L’amica prende con una mano della polvere bianca da un’anonima busta, ci sputa sopra un’abbondante quantità di saliva e la spalma sulla ferita, “medicandola”. Non sono a conoscenza dei vostri gusti personali e non so se siate a conoscenza delle mode sessuali più in voga sulle piattaforme porno, ma lo sputo è spesso direttamente ed inequivocabilmente collegato al sesso, quindi perchè inserire un gesto del genere in una circostanza simile? Non è collegato minimamente alla trama e alle intenzioni dichiarate. Ma forse sono io che non colgo il nesso artistico e il suo significato intrinseco. Le bambine trovano un preservativo e una di loro lo gonfia, le amiche si allontanano accusandola di essere infetta, lei piange perchè non sapeva potesse essere pericoloso. La scena si sposta in bagno, la bambina con la bocca spalancata e la lingua di fuori, le altre concentrate a strofinarle la lingua piena di schiumoso sapone bianco. Non commento, lascio trarre le conclusioni ad ognuno di voi.
In una scena si mettono a ballare davanti a due uomini adulti, non annoierò oltre specificando il contesto nei dettagli perchè lo trovo irrilevante, comunque uno di loro le guarda con interesse e quando se ne vanno le saluta con un chiaro: “A presto!”.
Con la consapevolezza che deriva da tutte queste ambiguità, il finale appare come un banale e strappalacrime tentativo di legittimare le oscenità proposte fino a quel momento. Ho come l’impressione che sia stato buttato lì in fretta. Ma è solo una sensazione. Lei torna correndo dalla madre, sceglie di saltare con la corda, sorridendo felice.
Boh.
Non è un errore di battitura. Intendevo proprio…boh. Non so cosa pensare.
Probabilmente, non mi è piaciuto e basta. Sono d’accordo con quanto afferma la giornalista Flavia Piccinni:
“La riflessione si sposta dunque su più piani. Oltre a domandarsi tout court se sia corretto mostrare l’oggetto della propria denuncia in modo acritico come accaduto in questo caso (mostro delle bambine in atteggiamenti ipersessualizzati per criticarle, ma intanto e comunque le mostro), dovremmo forse interrogarci sul presente che stiamo vivendo.”
Girava in rete anche la notizia, rivelatasi falsa, del CEO di Netflix arrestato con del materiale pedo-pornografico. Errare è umano ed è quindi normale sbagliare a volte, sviste ed imprecisioni sono inevitabili, altra cosa però è dare risonanza a fatti sospetti, senza fonti attendibili, senza un minimo di affidabilità. Com’era prevedibile non sono mancati i soliti analfabeti funzionali che contribuiscono a far diventare virali le informazioni senza verificarle in alcun modo, considerando tutto come oro colato, sempre e solo se avvalora le loro ipotesi e li fa stare adagiati nella loro zona di comfort. Questo comportamento è diffusissimo e danneggia soprattutto chi, con spirito critico, si pone delle domande cercando di districarsi tra propaganda e informazione, proprio tra percezione e realtà.
“Criminalizzare i “pedofili” in quanto tali, al contrario, non serve certo a “tutelare i minori” (che dovrebbero piuttosto essere tutelati da chi immagina questo tipo di tutele), ma solo a creare un clima incivile, nè umano nè — vorremmo dire — cristiano.” di Daniele Capezzone dei Radicali.
In rete ne vengono riportate molte altre, come anche nel libro Unisex di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, ma alcuni link delle fonti purtroppo non funzionano più e preferisco inserire solo ciò che ancora si può reperire.
Ci sono state parecchie polemiche anche per quanto riguarda il DDL Omofobia, circolava in rete un emendamento firmato Giovanardi che faceva rientrare la pedofilia negli orientamenti da tutelare.
1. All’articolo 3 della legge 19 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, alle lettere a) e b) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ‘’o fondate sull’odio ovvero disprezzo o comunque palese ostilità tesa concretamente a ledere l’incolumità, la dignità e il decoro delle persone che manifestino anche solo apparentemente, ancorché non apertamente, orientamenti omosessuali, bisessuali, eterosessuali, pedofili, se tali condotte discriminatorie siano poste in essere a motivo del loro orientamento sessuale e siano espressione di violenza o ostilità verso la persona e non di pensiero verso l’orientamento sessuale e lo stile di vita in sé’’
Tutti si sono affrettati a smentire l’assurda fake news nella quale sono incappati, a quanto pare, anche il Messaggero e il Fatto Quotidiano .
“Si tratta in realtà di un vecchio emendamento del 2013…Ovviamente nel testo di legge che verrà depositato domani non c’è alcun riferimento alla pedofilia.” tuona Fanpage il 29 giugno 2020.
La sentenza? Il termine “pedofili” è stato inserito solo per fare ostruzionismo, era una semplice provocazione. Bufala sbufalata! Ma che burloni! Forse i personaggi analizzati finora, poco più sù, ma anche la stessa APA non saranno tanto d’accordo. Di fatto, l’emendamento esiste, nero su bianco, lo potete trovare qui. Ognuno tragga le proprie conclusioni.
RIPARTIAMO PROPRIO DALL’APA
Torniamo sull’associazione degli psichiatri americani che nel 1998 ha pubblicato un controversorapporto nel quale affermava che “il potenziale negativo del sesso degli adulti con i bambini è stato esagerato; la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne non ha riportato effetti negativi da esperienze sensuali infantili”
In seguito, la stessa associazione, nel Dsm4 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) ha declassato la pedofilia da malattia a “disordine mentale” (“orientamento sessuale o dichiarazione di preferenza sessuale senza consumazione”) e continuando l’evoluzione linguistica, ha sentito il bisogno di porre una distinzione tra atto pedofilo e pedofilia, non considerando più quest’ultima come un disturbo psichico ed etichettandola come “semplice” orientamento sessuale nel Dsm5 pubblicato nel 2013. Dopo le accuse, l’associazione ha specificato che lo studio sugli abusi non intendeva giustificarli e ha rettificato il manuale con la distinzione tra disordine pedofiliaco (ancora considerato come una patologia psichiatrica) e pedofilia (un orientamento come gli altri della sessualità umana). A voi sembra abbiano risolto l’equivoco? A me sembra ancora che, a livello di ridefinizione del significato delle espressioni, qualcosa sia cambiato. Il linguaggio è più importante e più potente di quanto siamo disposti a credere, questa nuova definizione della pedofilia è accettabile? Potrebbe lentamente plasmare la nostra percezione e con più facilità quella delle generazioni future? Significativo questo virgolettato di Giulio Meotti che tratta l’argomento:
“La pedofilia viene definita “amore intergenerazionale” . D’altronde questa è la forza di chi scrive i manuali scientifici: un disturbo psichiatrico non esiste se non c’è nel manuale degli psichiatri americani. E’ il potere di scrivere, letteralmente, la realtà.”
Le prese di posizione riguardo alla questione fortunatamente sono rimaste ferme, l’indignazione è prevalsa, ma qualcuno potrebbe sottovalutare la cosa e pensare che, alla fine, sono solo parole. Anche le immagini, come quella scelta per la mostra di Venezia che abbiamo preso come esempio, sono solo immagini, ma ho sempre pensato che sia meglio prevenire che curare. Credo che, trattandosi di un argomento tanto importante quanto delicato, sia necessario essere intransigenti e tenere sempre gli occhi ben aperti per non rischiare di fare la fine della famosa rana bollita di un aneddoto ormai risaputo.
“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce — semplicemente — morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.”
Foto riportata da questo interessante articolo su Noan Chomsky
Questa metafora esiste e il meccanismo sembra funzionare piuttosto bene per quanto riguarda la passiva accettazione psicologica di fenomeni sociologici con conseguenti derive inaspettate e impensabili. Considerando che molte persone possono essere più vulnerabili perché all’oscuro di certi avvenimenti e di conseguenza meno consapevoli, considerando che non mancano le opinioni più accondiscendenti verso il cambiamento del linguaggio utilizzato, come quelle riportate qui, credo sia fondamentale non abbassare mai la guardia per evitare qualsiasi tipo di manipolazione.
DALL’APA ALLA NAMBLA & FRIENDS
Esiste un’associazione americana chiamata NAMbLA. È stata fondata in America nel 1978 da David Thorstad ma conta seguaci in tutto il mondo, molti dei quali in Olanda. Sostiene il rapporto tra adulti e minori rivendicandone il “diritto”. Fa parte del gruppo International Pedophile and Child Emancipation ed è stata una delle maggiori finanziatrici dell’ILGA (International Lesbian and Gay Association), alla fine quest’ultima ha preso le distanze e si è pubblicamente allontanata, solo dopo un decennio di alleanza con la combriccola di pedofili.
Il 25 aprile viene celebrata la giornata di Alice, chi sfila chiede “l’abolizione dei limiti di età per rapporti sessuali con i minorenni”. Non è uno scherzo di cattivo gusto, questo è il sito ufficiale dell’associazione, nulla poteva essere più ambiguo di un arcobaleno colorato, che tra le altre cose simboleggia anche il movimento LGBT. Perchè utilizzano lo stesso simbolo?
Non ha senso preoccuparsi. Parliamo di una manciata di depravati senza alcun peso sociale, si tratterà di un caso isolato. Invece no. Questa è la lista di tutti i movimenti che sostengono la pedofilia e mirano al suo sdoganamento.
Rispetto qualsiasi tipo di orientamento sessuale, finché parliamo di adulti consenzienti, non solo arrivo a comprendere l’attrazione tra donne che è fisiologicamente più accettabile nel mio caso personale, ma posso arrivare a capire anche quella tra uomini. Ripeto, potrei anche non condividere altre sfumature, ma non giudicherei in ogni caso. Certo, se ci sono di mezzo i bambini cambia tutto.
L’indignazione dilaga ma il colosso si rifiuta di ritirarlo appellandosi alla libertà di espressione, dice di essere contro la censura, ma dopo le forti critiche è costretto alla resa. Non è la prima volta che Amazon mette in vendita un libro del genere, già dal 2002 era possibile acquistare “Understanding loved boys and boylovers”.
In circolazione anche “un vero e proprio manuale del perfetto pedofilo. Si tratta di una guida di 170 pagine che alterna istruzioni su come “abusare in sicurezza” ad oltre 1000 immagini che ritraggono abusi sessuali di adulti su minorenni.” È stato trovato sullo smartphone di Alex Walton che, alla fine, ha comunque evitato il carcere.
Il Coordinamento internazionale delle associazioni a tutela dei diritti dei minori, inoltre, ha denunciato l’esistenza di un decalogo per chi “ama le bambine” tradotto in svariate lingue, anche in italiano, che riporta affermazioni come queste: “tratterò le bambine sempre con rispetto e dignità…non farò nulla contro la loro volontà”.
La presidente del Ciatdm, Aurelia Passaseo, denuncia anche l’aberrante ricorrenza dell’International Boy Love Day, giornata dedicata all’orgoglio pedofilo, “i sedicenti “amanti dei bambini” sono invitati a celebrare la data mettendo delle candele blu accese davanti a una finestra, accompagnate da un biglietto in cui spiegare i propri “sentimenti”.”
Per giustificare il suo scritto “The Pedophile’s Guide to Love and Pleasure: a Child-lover’s Code of Conduct” Phillip Greaves afferma:
“E’ il mio tentativo di rendere le situazioni pedofile più sicure per i ragazzi che se ne trovano coinvolti, stabilendo determinate regole per gli adulti. Spero di riuscirci appellandomi ai lati positivi dei pedofili, con la speranza che seguano i consigli e possano venire odiati meno e condannati a pene minori, in caso venissero arrestati”.
L’autore ritiene che i pedofili siano spesso incompresi. Istintivamente ho la nausea, ma ho comunque cercato di essere obiettiva. Ho provato a ragionarci sù e anche dopo un arduo lavoro di razionalità, la nausea rimane.
Viviamo tutti realtà diverse e spesso si ha la presunzione di credere che il proprio comportamento sia il migliore possibile, per poi rendersi conto di quanto sia illusorio tutto questo, per correttezza e coerenza quindi, cerco a mia volta di non giudicare mai nessuno, ma sono umana e odio l’ipocrisia quindi sì, ogni tanto accade. I pensieri affiorano senza che me ne renda conto, cerco sempre di migliorare, allenando il distacco, ma su determinate cose ho ancora molta strada da percorrere. Avevo bisogno di questa premessa. È necessaria perchè io stessa arrivi ad accettare la mia presa di posizione. Provo ribrezzo per le intenzioni di questi elementi e devo essere sincera, non tento in alcun modo di comprenderli perché non ne sarei capace, non sarei in grado nemmeno di provare pena, figuriamoci compassione, amplificherei solo il disgusto e la rabbia che già sento. Sono sempre stata a favore della libertà di espressione ma ultimamente le mie certezze vacillano spesso, come in questo caso. È giusto che quelle persone siano libere di esprimere, sostenere e arrivare a promuovere certi abomini?
Non credo riuscirei ad accettarlo nemmeno se si trattasse solo ed esclusivamente di libertà di pensiero ma sono convinta che il fenomeno non si limiti a questo. A Boston sono stati arrestati e incriminati per stupro parecchi uomini della NAMbLA, le vittime avevano tra gli 8 e i 15 anni. Nelle basi di San Francisco e di New York, tra gli agenti, si infiltro’ anche il giornalista Mike Echols, che nel libro-inchiesta “ I Know My First Name is Steven” pubblicò anche nomi, indirizzi e numeri di telefono di circa 80 membri dell’associazione. Nella sentenza di un’ azione legale che accusava Charles Jaynes e Salvatore Sicari di aver pedinato, torturato, ucciso e mutilato un ragazzo di Boston, venne specificato che:
“Nambla funge da canale per una rete sotterranea di pedofili negli Stati Uniti, che usano la loro associazione e contatti su Internet per ottenere e promuovere l’attività pedofila”.
Arresti anche tra i membri di Martijn, associazione fondata nei paesi Bassi, con gli stessi obiettivi della NAMbLA. La corte d’appello però dichiara che “il fatto stesso che alcuni dei suoi membri siano stati condannati per reati sessuali…non andava connesso al lavoro della stessa.”
I membri dell’associazione italiana Gruppo P, fondata dal giornalista Francesco Vallini, editori del “Corriere dei pedofili”, sono stati arrestati.
Davvero si tratta solo del sacrosanto diritto alla libertà di espressione? Gira tutto intorno a censura e libertà di pensiero? Dopo i fatti riportati, ne siamo così sicuri?
DALLA NAMBLA ALL’OMS
“Già all’asilo i bambini devono conoscere il piacere della masturbazione e scoprire il corpo dell’altro sesso. A 9 anni devono sapere come usare il preservativo e a 15 essere ben consapevoli del diritto di abortire. A stabilirlo il documento sugli Standard per l’educazione sessuale elaborato dall’Oms Europa e dal Centro per l’educazione alla salute di Colonia.”
In questo articolo del 2013 troverete gli approfondimenti, in allegato il documento ufficiale (da pag.38 a pag.48 le linee guida dell’educazione sessuale dai 4 ai 15 anni) e l’interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Paola Binetti a Beatrice Lorenzin, allora ministro della salute.
Altri approfondimenti in questo articolo evidentemente in accordo con le posizioni dell’OMS.
“Secondo i già citati Standard per l’ educazione sessuale in Europa dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA pubblicati nel 2010 sarebbe importante inserire l’ educazione sessuale come materia curricolare e considerarla materia d’esame. L’obiettivo di questo cambiamento è dare sufficiente attenzione ed importanza agli argomenti proposti, favorendo la motivazione degli studenti. Inoltre i programmi di educazione sessuale dovrebbero essere trattati in maniera multidisciplinare, ovvero da più insegnanti sotto diversi punti di vista, e non dovrebbero essere facoltativi per gli alunni.”
Quando ho scoperto dell’esistenza di questo documento sono rimasta inorridita, ovviamente. I primi articoli letti riportavano solo ed esclusivamente i punti più discutibili, quelli con cui mi trovo in forte disaccordo. Per capire meglio, sono risalita alla fonte. Sembrerà strano ma la cosa più difficile è dover fare i conti con le sensazioni contrastanti che nascono dall’analisi del testo ufficiale. Premetto che la seguente affermazione si riferisce esclusivamente all’impressione avuta in seguito a una prima superficiale lettura: è sconcertante dover ammettere, tolte le ambiguità riportate di seguito, che nel complesso, il documento sembra orientato verso la tolleranza. Evidenti obiettivi come: il rispetto per le differenze; un atteggiamento aperto e non giudicante; la consapevolezza che è giusto chiedere aiuto; il rispetto per stili di vita, valori e norme diversi; venire a patti con la pubertà e resistere alle pressioni da parte dei coetanei; avere spirito critico rispetto ai messaggi provenienti dai media e dalle industrie della bellezza; affrontare l’ingiustizia, la discriminazione, la disuguaglianza; il riconoscimento dei diritti umani per sé e per gli altri; l’accettazione delle insicurezze che affiorano con la presa di coscienza del proprio corpo; convivere in famiglie basate sul rispetto reciproco; costruire e mantenere relazioni; la convinzione che l’impegno, la responsabilità e l’onestà sono alla base delle relazioni.
Impossibile non convenire con la quasi totalità dei punti esposti. Nonostante questo, alcuni passaggi mi hanno inquietato, anche se in realtà evitare ogni tipo di condizionamento è pressochè impossibile. Credo che in questo caso avrò più libertà di valutazione e penso di avere più possibilità di maturare un’opinione obiettiva, visto che stiamo parlando di elementi senza esposizioni o interpretazioni esterne, perchè mai evidenziati da nessun articolo letto finora. Questi dettagli mi hanno colpito, a primo impatto con minore intensità rispetto ad altri, ma riflettendoci con maggiore sospetto perchè ambigui, sicuramente molto meno espliciti. Ad esempio, troviamo nella fascia 0–4 : voglia di dire “sì” e voglia di dire “no”. Questa espressione, anche se è riportata nella sezione “emozioni/affetti”, ha ricollegato istantaneamente il mio pensiero ad una intervista rilasciata da Don Fortunato Di Noto , da sempre impegnato nella lotta contro la pedofilia, fra i primi a scoprire l’esistenza del “Fronte per la Liberazione dei Pedofili”. Uno di loro scrisse una lettera indirizzata a tutti i bambini:
“Probabilmente qualcuno ti ha detto che puoi dire di no. Bene, ricorda soltanto una cosa: se puoi dire di no, puoi anche dire di si…Se ti senti di fare qualcosa hai il diritto di farlo. Sei tu che puoi scegliere…Talvolta gli amici con i quali ti diverti ti chiedono di non raccontare agli altri quello che avete fatto insieme. Questo capita spesso quando i tuoi amici sono degli adulti. Il motivo di ciò è semplice: se la gente scopre che hai fatto delle cose con un amico adulto, o con una amica adulta, può farlo andare in prigione e rovinargli la vita…Sai poi cosa capita a te quando la gente lo scopre? Vai in terapia. Terapia vuol dire che devi sottostare a qualcuno che cercherà di convincerti che tutto quello che hai fatto con il tuo amico è stata una cosa orribile e che il tuo stesso amico è una persona orribile. Possono persino darti delle medicine per calmarti. Diventi una persona malata”.
Voglia di dire “sì” e voglia di dire “no”, perché puoi dire di no ma puoi dire anche di sì. Questo parallelismo spaventa perchè appare così evidente, ma non è il solo. Nel documento dell’OMS questa volta proprio alla sezione “sessualità, salute e benessere”, fascia 4-6, troviamo: distinguere tra segreti “buoni” e segreti “cattivi”; belle e cattive esperienze del proprio corpo/cosa dà una sensazione piacevole?; la consapevolezza dei propri diritti che porta ad avere fiducia in se stessi; l’atteggiamento “il mio corpo appartiene a me” ; sensazioni legate alla sessualità (vicinanza, piacere, eccitazione) come componenti della gamma di sensazioni umane (devono essere positive, non devono includere la coercizione o il far del male); alcune persone non sono buone, si fingono gentili ma possono essere violente. Ma soprattutto: se l’esperienza/la sensazione non è bella, non si deve sempre accondiscendere; la consapevolezza che possono decidere per se stessi. Questo, se ancora capisco l’italiano, presuppone che potrebbero anche accondiscendere se l’esperienza fosse percepita come “bella”, se la persona di fronte non fosse violenta ma gentile “per davvero”. Se questo concetto fosse rivolto a ragazzini di 14 anni potrei anche condividerlo, a quell’età l’approccio alla sessualità è inevitabile, con i coetanei preferibilmente, ed è giusto responsabilizzarli e cercare di renderli maggiormente consapevoli, ma in fascia 4–6 che senso ha? O meglio, che tipo di messaggio si intende far arrivare? E in che modo? Non solo il PIE puntava sui diritti perché i bambini potessero essere definiti consenzienti, non abbiamo assistito al palese tentativo di legittimare la pedofilia in assenza di violenza? Sorvolando, ma solo per il momento, su “bambini su misura, genetica”, dedicato ai ragazzi sopra i 15 anni, continuo a cercare.
Iniziando a sbirciare nel business dell’aborto, abbiamo già avuto modo di vedere fin dove possano spingersi certe realtà, soprattutto perchè sono coinvolti personaggi di un certo spessore, ai quali non mancano di certo le risorse. Quanto possono diventare influenti persone del calibro di Hilary Clinton? Bisognerebbe scavare più a fondo e capire se quello che sostiene l’articolista del Sussidiario è del tutto verificabile e concreto. Continuo a ripetermi, come fosse un mantra, che spesso la verità sta nel mezzo. Voglio credere che queste direttive siano state stilate da persone in buona fede, che nessuno si sognerebbe mai di spingere i bambini verso una sessualizzazione precoce, soprattutto perchè, anche solo supporre il contrario, sarebbe agghiacciante.
Partendo da questo assunto, è plausibile pensare che determinati approcci possano essere intrapresi spinti dalla forma che va assumendo l’intera società? Questa direzione è stata imboccata in maniera naturale o è il frutto di premeditati condizionamenti? Tutto può essere, forse se ci allontanassimo un poco dalla piccola serratura alla quale siamo soliti appoggiare l’occhio per spiare il mondo, potremmo scorgerne la complessità.
Personalmente, ritengo che ogni bambino abbia i suoi tempi, credo che abbia il diritto di ricevere le risposte adeguate alle sue domande nell’esatto momento in cui affiorano. Credo anche che le risposte dovrebbero essere adatte alla sua età, ma soprattutto cucite appositamente su di lui, fatte su misura, in base alle sue esperienze, a quello che può aver visto e sentito, nel rispetto di ogni sua sfumatura e di ogni sua particolare sensibilità. Quindi, se per poter assolvere al meglio questo compito sono necessarie un’attenta osservazione e una profonda comprensione, chi può conoscere un bambino, meglio delle persone che si prendono cura di lui da quando ancora non era nato? Per questo penso spetti alla famiglia farsi carico di questa responsabilità. Potrebbero essere utili degli incontri di formazione per aiutare i genitori ad affrontare la questione. Forse dovremmo smettere di delegare qualsiasi cosa, a partire dall’educazione dei nostri figli, seppur riconoscendo i propri limiti e le proprie lacune. Sono arrivata a pensare che l’autodeterminazione possa essere davvero la chiave per uscire dagli schemi che ci vengono imposti e che non coincidono se non mai, quasi mai, con i nostri interessi e il nostro vero benessere.
Un articolo del 2013 scritto dal già citato giornalista Giulio Meotti approfondisce i fatti avvenuti negli anni ’80 focalizzandosi sul ruolo della sinistra tedesca e dei suoi intellettuali.
“Volker Beck, che oggi rappresenta la città di Colonia al parlamento, negli anni ’80 contribuì con un saggio al libro” Il complesso pedosessuale” in cui sosteneva la depenalizzazione del sesso con i bambini”
Il documento con le direttive OMS analizzato pocanzi, è stato redatto proprio in collaborazione con il centro per l’ educazione alla salute di Colonia. Sarà di certo l’ennesima coincidenza. La sottolineo esclusivamente perché questo collegamento mi ha lasciato addosso una brutta sensazione, probabilmente sono solo condizionata dall’impatto emotivo che suscitano in me informazioni di questo tipo. Nonostante ciò credo sia importante tenere in considerazione ogni dettaglio mentre si tenta di mettere a fuoco, mentre si cercano i pezzi del puzzle, per capire dove va posizionato quel tassello in particolare e soprattutto per visualizzare in quale direzione combacia. Per questo è essenziale guardare tutto da ogni angolazione possibile e focalizzarsi anche sulle sfumature che uno sguardo superficiale giudica insignificanti.
Quale macabra immagine va delineandosi? Cosa sta succedendo, davvero?
Il possibile legame tra educazione sessuale nelle scuole e legittimazione della pedofilia viene magistralmente espresso in questo recente articolo del centro studi Rosario Livatino. Mauro Ronco, professore emerito di diritto penale, analizza in modo sintetico ma preciso, l’evolversi della situazione a livello giuridico e culturale, dagli anni ’60 ad oggi.
DALL’OMS AL PM
Pene ridotte per due pedofili, un sessantenne colto sul fatto con una bambina di undici anni e un trentaquattrenne con una ragazzina di tredici. Era amore.
Lascio giudicare a voi direttamente dagli articoli (qui e qui) sbuffando fuori e lasciando aleggiare nell’aria solo due piccoli punti di domanda: casi isolati o insidiosi precedenti? Semplicemente bravi avvocati alla difesa o una nuova e diversa percezione della realtà da non sottovalutare?
Nel mondo spariscono un numero esorbitante di minori ogni anno e il silenzio dei media è assordante. Qui l’ultimo report della federazione Missing Children Europe. Qui il più recente dossier di Telefono Azzurro. Si fa riferimento anche agli adolescenti che scappano da casa o dagli istituti e alla sottrazione da parte di un genitore, ma le percentuali del traffico sessuale sono allarmanti.
“Secondo l’UNODC Global Report on Trafficking in Persons 2018, lo sfruttamento sessuale è la forma di human trafficking più diffusa con il 79% di casi registrati”.
Le istituzioni del Regno Unito sono state “accusate da una commissione d’inchiesta indipendente di avere “messo in piedi” e “coperto” uno “spaventoso sistema di abusi su minori”…Scottland Yard ha ultimamente accusato…ex ministri, deputati di tutti i partiti e dirigenti dei servizi segreti.”
Quanto è diffusa la pedofilia ai vertici della piramide? Il caso Epstein, emerso di recente, ci fa capire quanto poco sappiamo. Il finanziare di Brooklyn è stato arrestato la prima volta nel 2005, solo nel 2020 è stato accusato per la gestione di oltre 20 anni di traffico minorile. I reati commessi, secondo il procuratore generale Denise George, sono rimasti impuniti grazie alla copertura di una fitta rete di compagnie. I magistrati stanno cercando di ricostruire il flusso di denaro ma non è semplice,“i pochi documenti raccolti dagli investigatori mostrano passaggi di denaro da decine di milioni di dollari su conti correnti di società offshore o fondazioni che poi spariscono nel nulla.”
Il nome di Epstein è stato collegato a diversi imprenditori, a politici e ad altre importanti personalità. Il principe Andrea, Trump, Woody Allen, Bill Gates, i Clinton. Solo per citarne alcuni. Svariati approfondimenti del caso in un unico link.
Concludo con questo pezzo che analizza i collegamenti tra il mondo dello spettacolo e la pedofilia, lo inserisco di proposito alla fine perchè spero possa essere visto come spunto per una ricerca più ampia, come una ri-partenza, visto che fa cenno, con svariati link di collegamento, a diversi episodi inquietanti che andrebbero assolutamente verificati.
A causa dell’enorme quantità di materiale non mi è stato possibile essere esaustiva, soprattutto per quanto riguarda il caso Epstein. La manipolazione mediatica e l’ultimo articolo citato son temi che necessiterebbero di un approfondimento a parte, molto più accurato, bisognerebbe risalire a tutte le fonti, punto per punto, come ho fatto per il resto. Se parecchi occhi si rivolgessero al problema, forse certi individui non avrebbero modo di agire indisturbati.
Le polarizzazioni sono sempre dannose. Non mi piacciono. Di conseguenza, non amo nemmeno i termini assolutistici, che spesso non rispecchiano la realtà e spingono all’estremizzazione, proprio quello che vorrei evitare, ma in questo caso è davvero indicato il “sempre”.
Secondo alcuni, accettare l’omosessualità deve per forza spalancare le porte anche all’accettazione della pedofilia. Disconoscere l’ordine naturale delle cose, quindi il fine dell’atto sessuale funzionale alla mera riproduzione, aprirebbe le porte alle peggio aberrità. C’è il rischio di legittimare qualsiasi cosa semplicemente perchè l’assunto alla base è il medesimo? Seguendo questa logica a ritroso, sarebbe come affermare che è rischioso avere una vita sessuale attiva e sana, con il proprio compagno, perché effettivamente, anche in questo caso viene messo in disparte lo scopo ultimo del sesso, la riproduzione, per lasciare spazio al semplice piacere. Per me, non ha senso.
Sarebbe come non uscire più di casa perché ti potrebbe capitare qualsiasi, e ripeto, qualsiasi cosa. Sarebbe come andare in panico per il covid mentre non si riesce quasi a tenere il conto delle vittime causate dagli incidenti stradali. Ripercorrendo lo stesso ragionamento in direzione all’estremità opposta, sarebbe come non salire mai più in macchina perché ogni giorno muoiono un sacco di persone sulle strade. Sarebbe come non prendere mai più un aereo perché….eh sì, ogni tanto cadono. Sarebbe come vivere nella paura, senza riconoscere razionalmente che, a prescindere dalla legge naturale, esiste un limite invalicabile tracciato da buon senso ed equilibrio, tanto rari di questi tempi. Forse sarebbe bene ricordarsi che non solo esistono infinite realtà, ma anche che c’è modo e modo di vivere la stessa realtà: infinite sfaccettature per infinite individualità.
In una coppia, e di conseguenza in una famiglia con dei forti valori intrinsechi, questa linea è ben marcata. Che si faccia sesso esclusivamente per procreare. Che lo si faccia anche per piacere ma…solo ogni tanto, non sia mai, esclusivamente durante le occasioni speciali! Che lo si faccia una volta a settimana ma…non sia mai, solo tra le mura domestiche e solo con il proprio partner! Che lo si faccia tutti i giorni! O infine, condividendo con la propria metà anche un’altra persona, o più persone, anche fuori dalle mura domestiche, e magari sì, ogni tanto anche assumendo orientamenti diversi in base alla voglia del momento! Nulla cambia.
Cambia, quando quella famosa linea inizia a sbiadire e va cancellandosi, sta a noi ricordare sempre dove stia, e qui il sempre è di nuovo necessario, sta a noi ripassarla ogni tanto per evitare di finirci oltre senza accorgercene. Così come per la famiglia, anche per la società, valgono le stesse considerazioni.
La tecnologia 3-D “Sound beaming” di Noveto Systems traccia l’orecchio e invia l’audio utilizzando onde ultrasoniche, creando bolle d’ascolto personali
Immagine illustrativa della tecnologia SoundBeamer di Noveto Systems, che trasmette l’audio direttamente alla testa, senza bisogno di cuffie. (Screenshot/Noveto Systems)
LONDRA (AP) – Immaginate un mondo in cui vi muovete nella vostra personale bolla sonora. Ascoltate le vostre melodie preferite, giocate ad alto volume ai videogiochi, guardate un film o ricevete indicazioni per la navigazione in auto – il tutto senza disturbare chi vi sta intorno.
Questa è la possibilità presentata da “sound beaming”, una nuova tecnologia audio futuristica di Noveto Systems, un’azienda israeliana. Venerdì farà il suo debutto un dispositivo desktop che trasmette il suono direttamente ad un ascoltatore senza bisogno di cuffie.
L’azienda ha fornito alla Associated Press una demo esclusiva del prototipo desktop del suo SoundBeamer 1.0 prima del lancio di venerdì.
La sensazione di ascolto è appena uscita da un film di fantascienza. Il suono 3-D è così vicino che sembra di essere dentro le orecchie, ma anche davanti, sopra e dietro.
Noveto si aspetta che l’apparecchio abbia un sacco di usi pratici, dal permettere agli impiegati di ascoltare la musica o le teleconferenze senza interrompere i colleghi, al permettere a qualcuno di giocare a un gioco, un film o una musica senza disturbare gli altri.
La mancanza di cuffie permette di sentire chiaramente altri suoni nella stanza.
La tecnologia utilizza un modulo di rilevamento 3D e localizza e traccia la posizione dell’orecchio inviando l’audio tramite onde ultrasoniche per creare tasche sonore per le orecchie dell’utente. Il suono può essere ascoltato in stereo o in modalità 3D spaziale che crea un suono a 360 gradi intorno all’ascoltatore, ha detto l’azienda.
La demo include video naturalistici di cigni su un lago, api che ronzano e un ruscello gorgogliante, nei quali l’ascoltatore si sente completamente trasportato nella scena.
Questa immagine di prodotto rilasciata dalla Noveto Systems di Israele mostra il SoundBeamer che trasmette musica e suoni direttamente nella testa, senza bisogno di cuffie. (Noveto Systems via AP)
Ma anche l’amministratore delegato Christophe Ramstein trova difficile tradurre il concetto in parole. “Il cervello non capisce quello che non sa”, ha detto.
In una dimostrazione di Noveto condotta via Zoom da Tel Aviv, la Product Manager di SoundBeamer Ayana Wallwater non è stata in grado di sentire il suono degli spari durante una dimostrazione di gioco.
Questo è il punto. Ma si gode le reazioni delle persone che provano il software per la prima volta.
“La maggior parte delle persone dice semplicemente: ‘Wow, non ci credo proprio'”, ha detto.
“Non ci credi perché suona come un altoparlante, ma nessun altro può sentirlo… ti sostiene e sei in mezzo a tutto. Sta succedendo intorno a te”.
Cambiando un’impostazione, il suono può seguire un ascoltatore quando muove la testa. È anche possibile uscire dalla traiettoria del raggio e non sentire nulla, il che crea un’esperienza surreale.
“Non c’è bisogno di dire al dispositivo dove ti trovi. Non è in streaming in un luogo preciso”, ha detto Wallwater.
Ti segue ovunque tu vada”. Quindi è per te personalmente – ti segue, suona quello che vuoi nella tua testa”.
“Questo è ciò che sogniamo”, ha aggiunto. “Un mondo dove otteniamo il suono che vogliamo”. Non c’è bisogno di disturbare gli altri e gli altri non vengono disturbati dal tuo suono”. Ma puoi comunque interagire con loro”.
Dopo la sua prima esperienza di ascolto, Ramstein si è chiesto in cosa fosse diverso dagli altri dispositivi audio.
“Pensavo: ‘Sì, ma è lo stesso con le cuffie? No, perché ho la libertà ed è come se avessi la libertà di fare quello che voglio fare. E ho questi suoni nella mia testa come se ci fosse qualcosa che sta succedendo qui, il che è difficile da spiegare perché non abbiamo alcun riferimento per questo”.
Anche se il concetto di sound beaming non è nuovo, Noveto è stata la prima a lanciare la tecnologia e il loro dispositivo desktop SoundBeamer 1.0 sarà il primo prodotto per il consumo di massa.
Ramstein ha detto che una versione “più piccola e sexy” del prototipo sarà pronta per il rilascio per i consumatori in tempo per Natale 2021.
“Sai, stavo cercando di pensare a come possiamo paragonare il suono irraggiante con qualsiasi altra invenzione della storia. E credo che l’unica che mi è venuta in mente sia… la prima volta che ho provato l’iPod ho pensato: “Oh, mio Dio. Che cos’è? Penso che il suono irraggiante sia qualcosa di così sconvolgente. C’è qualcosa da dire a riguardo che prima non esisteva. C’è la libertà di usarlo. Ed è davvero incredibile”.
Illustrated by @melo.di.segno https://www.instagram.com/melo.di.segno/
INTRODUZIONE
“E’ bene sapere qualcosa dei costumi dei diversi popoli per giudicare i nostri in maniera più sana” (Descartes, 2014 [or. 1637], p. 13)
Nel presente scritto cercherò di mettere in luce le riflessioni primarie avanzate dagli antropologi rispetto a ciò che incontrano nella loro ricerca sul campo, ed i conflitti con cui gli stessi devono confrontarsi, specialmente quando fanno da mediatori tra gli interessi dei destinatari delle attività di sviluppo e quelli dei medesimi progetti che erogano tali attività e per cui gli stessi antropologi lavorano. Dopo aver descritto il contesto etnografico affrontato nel lavoro di Patrizio Warren passerò a descrivere le principali tesi dall’antropologo, evidenziando più o meno esplicitamente il tipo di domande che si pone l’antropologia applicata ed i contesti applicativo-situazionali in cui si trova ad operare. Successivamente, nel “desiderio di creare ponti tra chi si muove principalmente nel campo dei servizi o della attività di sviluppo e chi opera in quelle accademiche” (Declich, 2012, p. 10) -ossia di far dialogare l’ambito dell’antropologia applicata con quello dell’antropologia accademica- cercherò di far emergere, dal particolare della trattazione etnografica di Warren, questioni di carattere generale che hanno da sempre interessato l’ambito accademico. Dunque non osserverò solamente le dinamiche scaturenti dall’incontro/scontro (“Friction” in Tsing, 2011) di due diverse culture così come si manifestano sul campo; ma solleverò anche ineludibili problemi che erano già, perlomeno nella fase riflessiva dell’antropologia, centrali nel problematizzare il concetto di universale e quello di identità, e imprescindibili nel delineare la giusta metodologia per la comprensione delle culture “aliene”. In tal guisa il lettore verrà spinto verso una riflessione critica nei riguardi delle sue stesse categorie interpretative, con le quali “ritaglia” il mondo ed agisce in esso.
1] Industria dello sviluppo a Jocotán: un’analisi di Patrizio Warren.
Jocotán è un comune del Guatemala che si trova in prossimità del confine con l’Honduras a sud del bacino idrografico Copan Ch’ortì nel distretto di Chiquimula. Furono gli spagnoli nel 1539 a fondare la città di Santiago di Jocatán, dopo aver sopraffatto i Maya Ch’ortì. Durante l’epoca coloniale la fertile terra alluvionale fu sfruttata dai feudatari spagnoli per produrre cacao, tabacco, canna da zucchero, foraggio ecc. Gran parte dei campesinos Ch’ortì furono asserviti, altri invece si ritirarono nelle aride colline ove iniziarono un’economia di sussistenza coltivando mais e fagioli. Per incrementare la produzione agricola si iniziò a deforestare la zona per recuperare terreni da impiegare nella rotazione delle terre messe a coltura. Alla fine XIX secolo i coloni meticci e gli immigranti occuparono le aree più produttive con piantagioni di caffè ed anche miniere di ferro; i Ch’ortì furono allora costretti a stabilirsi in zone ancora più interne e ancora meno fertili, finendo per perdere l’autosufficienza alimentare delle loro economie familiari. Si videro dunque costretti a integrarla con la produzione artigianale di tessuti e vasellame. Intorno al 1930, nel frattempo che la deforestazione andava avanti 1, la terra divenne insufficiente per la rotazione e le piogge divennero meno regolari, causando un inaridimento dell’ecosistema che spinse i contadini indigeni (i Campesinos) a seminare il sorgo, un cereale africano più resistente alla siccità. Gli uomini iniziarono una migrazione stagionale dalle piantagioni verso zone in cui avevano l’opportunità di un lavoro salariato con cui integrare la loro economia familiare. Negli ultimi decenni del 900 si assiste alla riduzione della superficie dei poderi, a cui seguì una riduzione delle rese e si arrivò all’introduzione massiccia di fertilizzanti chimici nell’intento di risollevare l’indice calante dei raccolti. Agli inizi del XXI secolo nelle campagne del Guatemala troviamo una diffusa povertà e un’iniqua distribuzione di terre e risorse perlopiù a causa dei conflitti economici, sociali ed etnici che hanno pervaso la sua storia post coloniale; i dati del 2003 della FAO (Food and Agricolture Organization) 2 parlano dell’81% dei guatemaltechi, perlopiù contadini di origine indigena, che vivono sotto la soglia di povertà (FAO, 2003). I piccoli poderi di massimo un ettaro e mezzo sono insufficienti a mantenere una famiglia; così gli indigeni si adattarono alla grave situazione assumendo un metodo “duale” (De Janvry 1981) composto da un’agricoltura di sussistenza basata su mais e fagioli integrata a un lavoro salariato stagionale nelle grandi piantagioni o nell’edilizia. Tuttavia questa economia impedì loro di capitalizzare a sufficienza per ottenere un’emancipazione materiale. In seguito agli accordi di pace del 1996, i quali sancivano la fine di una guerra durata più di trenta anni 3, governi nazionali e amministrazioni locali decisero di impegnarsi per migliorare la situazione dei contadini attraverso progetti di sviluppo rurale sostenuti da fondi di donatori e agenzie internazionali. Dagli anni ‘90 si rivolsero ai contadini numerosi progetti di riqualifica e di sostegno e l’industria dello sviluppo divenne centrale nell’economia del paese. I campesinos con una sempre maggiore consapevolezza dei problemi del territorio e della loro economia divennero parte attiva detti progetti di sviluppo, il loro scopo era quello si ottenere una migliore condizione di vita. Arrivarono servizi idrici sanitari e di telefonia, la Chiesa cattolica e altre organizzazioni distribuivano beni di prima necessità alle famiglie più indigenti ma nonostante ciò i miglioramenti delle realtà contadine non erano evidenti ed esse portavano avanti la sussistenza di tipo duale cui si è sopra accennato. Questo perché i diversi progetti non fornivano economie sufficienti a sostituire la pratica consueta, ma apparivano appaganti solo come pratiche generatrici di liquidità addizionale (Warren, 2006). In questo contesto, in cui l’antropologia applicata trova la sua naturale collocazione, si inserisce il lavoro dell’antropologo Patrizio Warren. Egli, a fine 2004, venne chiamato ad analizzare uno dei progetti di sviluppo iniziato nel 1999 dalla FAO in Guatemala: quello del PESA (“Programa Especial para la Seguridad Alimentaria”) che intendeva eradicare la povertà estrema e la fame entro il 2015 (FAO 2003) promuovendo soluzioni tangibili ai problemi della fame e della povertà. Il PESA puntava a individuare tecnologie agricole, attività alternative di produzione di reddito e forme di organizzazione per la produzione capaci di rafforzare la sicurezza alimentare delle famiglie contadine, consolidarne il capitale sociale e promuovere, attraverso delle “buenas prácticas” 4 (PESA-Guatemala, 2004 a), un processo di empoderamiento (una serie di procedure con le quali si tenta di aumentare la partecipazione di individui e comunità alla vita sociale al fine di promuovere cambiamenti positivi per il gruppo). Date le persistenti condizioni di indigenza dei villaggi, il progetto PESA volle incoraggiare l’indipendenza economica dei contadini concentrandosi sul settore agricolo in direzione della sicurezza alimentare. L’organizzazione strinse un accordo con l’Istituto de Ciencia y Tecnologìa Agrìcolas guatemalteco (ITCA) che prevedeva la fornitura di sementi ad alto rendimento (mais ICTA B7 e fagioli ICTA ligero) ai produttori e la formazione di questi ultimi sulle tecniche di riproduzione dei semi nelle parcelle irrigue. Le sementi sarebbero poi state acquistate dalla stessa PESA che le avrebbe successivamente spartite tra le comunità bisognose. Così facendo si massimizzò la produzione durante la stagione secca, quando i terreni non irrigui non erano sfruttabili; ed era proprio ai possessori di questi ultimi che si vendevano le sementi, in modo che essi avrebbero potuto coltivarle nella stagione delle piogge. Nel 2002-03 un progetto pilota a Jocotán ebbe un riscontro positivo: così un gruppo di contadini del municipio fondarono ASEJO, l’Associaciòn de Semilleros de Jocotán, con la quale si intensificò la produzione di sementi nelle parcelle irrigue e si aprì la possibilità di espandersi sul mercato internazionale. Il PESA vide nei contadini ora riuniti nell’associazione ASEJO i prodromi di uno spirito imprenditoriale, un successo dal punto di vista di quello che PESA intendeva per empoderamiento.
La coltivazione irrigua permetteva tre raccolti annui e fornì un surplus di 27 tonnellate di semi di mais e fagioli nel mercato locale; si stimò che circa 4.000 famiglie contadine trassero beneficio da tutto ciò riducendo la loro necessità di emigrare verso lavori stagionali salariati. Si stimava inoltre che i membri di ASEJO avessero ottenuto un profitto del 100% sulle loro produzioni (PESA-Guatemala 2004). Si deve tuttavia precisare che in questo caso il calcolo del rapporto costi-benefici non aveva tenuto conto dei sussidi indiretti, come fertilizzanti, pesticidi, assistenza tecnico commerciale, trasporto e logistica, che il programma aveva offerto nelle zone pilota durante la fase sperimentale. Di fatto una rigorosa analisi effettuata da Broers, economista ingaggiato da PESA per l’occasione, prese a riferimento una parcella tipo ridimensionando al 20% il profitto nel rapporto costibenefici medio annuo, su un isolato coltivato per un periodo di 5 anni (Broers, 2004). Ad ogni modo PESA volle vedere nei suoi calcoli il successo del progetto di sviluppo, tanto che si decise di appaltare presso ASEJO la gestione finanziaria ed economica dell’attività, fatto coerente con la volontà di creare il cosiddetto empoderamiento. PESA e ASEJO decisero di accreditare semi ICTA e prodotti ai produttori, il quali avrebbe successivamente restituito quanto dovuto. In questo particolare aspetto, a mio avviso, s’intravede abbastanza chiaramente che il PESA, con tutta la buona fede che gli si può accordare, divenendo creditore dei singoli produttori, acquista un diritto nei confronti dei loro ricavati ponendo i contadini in una scomoda posizione di subalternità; in un’analisi di antropologia applicata è legittimo chiedersi quanto questa dinamica sia indispensabile per portare avanti un progetto di sviluppo in una realtà che ne ha senz’altro bisogno, ed osservare quanto implementi l’empoderiamento o quanto invece allontani i contadini dall’autosufficienza in direzione di una loro dipendenza economica rispetto a PESA. Riprendendo il filo del discorso, vediamo che PESA si ritirò da Jocotán mostrando la volontà di espandere il proprio progetto di sviluppo su scala nazionale. Ma le cose iniziarono presto ad essere considerate sotto un’altra luce rispetto a quella ottimistica che il PESA aveva fino ad allora propinato; infatti se nel 2002-03 il progetto ebbe unriscontro positivo, l’annata successiva, per un insieme di concause, fu un fallimento. Le analisi del PESA registrarono un notevole sbilanciamento del rapporto costi/benefici. Nel maggio del 2004, a causa di una serie di moventi che il PESA ravvisava nel cattivo clima e nel basso tasso di germinazione dei semi ICTA, furono vendute solamente 7 tonnellate di semi di mais; queste 7 tonnellate vennero vendute esclusivamente ad altre agenzie di sviluppo e alla stessa PESA, la quale aveva deciso di assumere il ruolo di fornitore-acquirente principale dei prodotti. In conseguenza di questa cattiva annata, in molti decisero di abbandonare ASEJO e circa la metà dei creditori si rifiutarono di pagare il debito con PESA lamentando l’infima qualità dei semi forniti da ICTA. Parte dei membri ASEJO rimasti decisero di vendere a PESA tutti i semi invenduti a un prezzo decisamente inferiore del dovuto; mentre altri, non volendo svalutare il loro lavoro, decisero di vendere i loro prodotti localmente. Eppure, nonostante il fallimento economico del 2004, i membri rimasti di ASEJO erano speranzosi di rifarsi nell’annata 2005, diversamente dai funzionari istituzionali che manifestavano preoccupazioni per il proseguo del progetto. Al fine di comprendere l’ottimismo dei membri ASEJO sarà necessario guardare al ruolo che la produzione di sementi svolgeva nel modo di vita delle famiglie dei soci di ASEJO. Se si analizza lo stile di vita dei cinque tra i più attivi membri di ASEJO vediamo che essi non lasciarono il lavoro salariato stagionale e fecero fruttare al massimo delle loro possibilità le rendite agricole, non per venderle a PESA o ad altre associazioni e singoli, bensì per garantire un’abbondanza di alimenti alla famiglia, dal momento che il denaro proveniva dal lavoro alternativo. Per questi soggetti la produzione di sementi era marginale e preferivano puntare sulla ripartizione del rischio e dei profitti (Ellis 2000; Warren 2002).
Tutto ciò evidenzia una razionalità economica inattenta alla massimizzazione dei profitti. Le strategie di vita dei membri ASEJO sembravano piuttosto riflettere due principi del modo di produzione contadino che si proiettavano e sopravvivevano anche nella nuova attività: garantire per prima cosa l’autosufficienza alimentare della famiglia e distribuire il rischio associato all’innovazione diversificando gli investimenti. A questi imperativi culturali andavano riportati la grande cautela con la quale i membri dell’associazione si dedicavano alla buena práctica e il ruolo nel complesso marginale che la produzione di sementi continuava a svolgere nella loro economia familiare (Warren, in Declich 2012). La natura della diffidenza da parte dei funzionari istituzionali PESA si chiarifica quando si osservano i rapporti sull’indicatore costi/benefici stilati ora con i funzionari stessi, ora con i membri di ASEJO. Infatti, come già accennato sopra, l’analisi dell’indicatore svolta da Broers mostra che il primo ottimistico censimento delle annate 2002-2003 era stato fatto senza contare numerose spese, cosicché il rapporto costi/benefici in una media quinquennale scendeva da un 1:2 a un 1:1,2. Inoltre nel 2004 i rapporti erano attestati mediamente a 1:0,83 per il mais e a 1:0,75 per i fagioli. I conti dei membri ASEJO davano un’altra immagine e comprendevano dei valori non monetizzabili, per il fatto che non prevedevano un esborso diretto del produttore. Il diverso focus addizionato al resoconto PESA riguardava “le entrate che la famiglia avrebbe realizzato se, in luogo di produrre sementi, […] si fosse dedicata al lavoro salariato affittando a terzi il proprio appezzamento irriguo” (Warren, in Declich 2012 p. 124).
Senza contare questo valore, il rapporto medio saliva a 1:2,76 per il mais e a 1:2,45 per il fagiolo. Questo è il motivo per cui i membri di ASEJO non ritenevano il progetto un fallimento. Abbiamo qui un incontro/scontro tra due principi fondamentali che generano episodi di “friction” (Tsing, 2011): da una parte c’è la logica contadina che pensa al benessere dei suoi affetti e del suo mondo, e dall’altra una logica capitalistica che punta alla massimizzazione delle possibilità in direzione di una sempre più grande espansione di capitale. Tuttavia questo attrito tra logiche differenti ha generato un’ibridazione nel momento in cui alcuni membri ASEJO, che non vedevano un fallimento nel progetto PESA in virtù del ricalcolo dei rapporti sull’indicatore costi/benefici, mostravano i germi di un neonato pensiero capitalistico infatti intendevano commercializzare i propri prodotti al di fuori del Municipio di Jocotán e del Dipartimento di Chiquimula, costituendosi come una vera e propria cooperativa aperta al mercato internazionale. Tutto questo per PESA poteva senz’altro essere considerato come un successo dal punto di vista di un’ implementazione dell’empoderiamento ma, nonostante ciò, temendo che una nuova politica gestionale in ASEJO avrebbe fatto allontanare ancora più soci e ritenendo i membri incapaci di gestire un’attività nelle loro condizioni, PESA decise di “salvarsi la pelle” e di ritirare l’appalto, evidentemente perché ritenuto troppo rischioso e poco proficuo.
2] Pensieri dell’autore
Dopo aver descritto il contesto etnografico in cui si è mosso Warren sarà necessario descrivere le principali tesi esposte dal medesimo. Il successo del progetto di sviluppo PESA-Guatemala appariva strettamente determinato dall’adattabilità e sostenibilità delle buenas prácticas, ed è proprio in virtù di questo che secondo Warren era indispensabile chiedersi preliminarmente e pragmaticamente quanto queste ultime fossero realmente in grado di ridurre l’insicurezza alimentare e di promuovere il processo di empoderamiento. Un’altra domanda da porsi era la seguente: a prescindere dai dati evidentemente parziali e riduttivi del progetto nelle zone pilota, le buenas prácticas come sarebbero potute essere adottate spontaneamente dai contadini? I risultati positivi delle sperimentazioni controllate su piccola scala non erano rappresentativi di quelle che erano le potenzialità effettive del programma, infatti quando il management del progetto a fine 2003 e inizio 2004 valutò la messa in opera delle buenas prácticas i risultati non furono incoraggianti. I dati suggerivano che le buenas prácticas non erano così efficaci e sostenibili come si era creduto, si decise così di riconsiderarle alla luce di un’analisi del modo di vita (AMV). L’AMV è un modo di descrivere e interpretare l’articolazione tra le economie familiari e il contesto ambientale, economico-politico e socio-culturale nel quale le famiglie producono e si riproducono (Chambers, 1991). Per alcune agenzie di sviluppo l’AMV, strumento ideato da R. Chambers, era divenuta fondamentale per analizzare il cambiamento socio economico conquistando un grande spazio anche nei programmi della FAO (Warren, in Declich 2012).
“l’AMV si autodefinisce come un approccio basato sulle persone che mira a comprendere dall’interno le dinamiche attraverso le quali le famiglie di scarse risorse garantiscono la propria sopravvivenza materiale e sociale in un particolare contesto”(cit. In Warren, in Declich 2012, p. 113). Con l’AMV si possono così comprendere i motivi per cui le famiglie scelgono di adottare o meno le opportunità offerte dai progetti di sviluppo. Il PESA-Guatemala volle testare l’utilità della AMV nella valutazione dell’impatto socio-economico delle buenas prácticas, attraverso un esercizio pilota affidato proprio a Patrizio Warren. L’AMV fu condotta attraverso un processo di ricerca-azione (Stringer 1999), un processo di apprendimento collettivo e pluralista nel quale gli attori del cambiamento sociale sono chiamati a riflettere sulla natura e il senso di tale cambiamento. Il pocesso di ricerca-azione è condotto da un piccolo gruppo di persone interessate al tema in oggetto, con l’appoggio di uno o più ricercatori sociali che hanno il duplice compito di produrre elementi empirici per la riflessione e di stimolare il confronto tra diversi punti di vista.
Gli obiettivi centrali sono quelli di superare lo scarto tra conoscenza speculativa dei processi di cambiamento culturale e applicazione pratica dei loro risultati, e creare una maggiore consapevolezza dei partecipanti circa i pro e i contro del cambiamento, stimolando il loro coinvolgimento nelle decisioni. Le informazioni si raccolsero attraverso la documentazione del progetto ma anche tramite osservazioni partecipanti della vita familiare e sociale dei contadini. Riunioni di discussione e verifica settimanali permisero ai beneficiari e al personale del PESA di partecipare attivamente all’analisi e interpretazione dei risultati. Particolare attenzione deve essere data al contesto ambientale, economico-politico e socioculturale in cui la produzione artigianale di sementi è andata a inserirsi, ai cambiamenti nel modo di vita delle famiglie partecipanti a quella buona práctica ed allo lo scarto tra l’avversione al rischio dei contadini e una loro eventuale imprenditorialità necessaria per rendere lucrativa la produzione artigianale delle sementi secondo criteri di mercato. Nella sua analisi Warren ci mostra come la produzione artigianale di semi lungi dal costituire una forma di empoderamiento; diversamente essa appare perfettamente in linea con i meccanismi economico politici attraverso i quali il contadino è articolato in posizione subalterna e svantaggiata rispetto all’economia e alla società nazionale (Warren, in Declich 2012). “Nonostante fossero il prodotto di una riflessione collettiva al quale aveva contribuito lo stesso staff di terreno del PESA, i risultati e le conclusioni di quest’ analisi della produzione artigianale di sementi furono deliberatamente ignorati dal management del programma. Il rapporto della consulenza fu archiviato in qualche disco rigido.
Le raccomandazioni del gruppo di lavoro vennero lasciate cadere. Fu anche accantonato il programma di realizzare un’analisi dei modi di vita (AMV) delle altre buenas prácticas di sui si prevedeva la replica su grande scala”(cit. Warren, in Declich 2012, p. 130). L’autore ci fa così notare come PESA non portò avanti nessuna riflessione sulle proprie responsabilità rispetto alle criticità del progetto di sviluppo.
Si ritenevano le buenas prácticas strutturalmente efficienti e nel giustificare i fallimenti PESA spostava il focus delle responsabilità da se stessa attribuendo questi ultimi alle cattive condizioni meteorologiche, alla cattiva qualità dei semi e all’inaffidabilità dei contadini. In questo modo PESA si nascondeva dietro elementi senz’altro incisivi ma non esaustivi nel giustificare gli esiti negativi, negando di fatto le proprie responsabilità rispetto al cattivo andamento del progetto. Diversamente nelle fasi positive non mancò una retorica volta a rimarcare i propri successi, evidentemente con lo strategico intento di attirare finanziatori, a tal proposito sarà interessante vedere come di fatto venivano investiti i finanziamenti ottenuti e fino a che punto i campesinos ne abbiano beneficiato. Warren ci mostra il grande ruolo che PESA ha giocato nella mancata capitalizzazione di ASEJO, capitalizzazione che dipendeva da un mercato largamente determinato dai rapporti con PESA. I resoconti riportati sottolineano che nelle percentuali delle vendite soltanto il 20% delle sementi, quando queste avevano effettivamente reso una quantità necessaria (2002-2003), era stato venduto ad altri contadini; la restante parte veniva acquistata da PESA mantenendo la possibilità di portare avanti gli aiuti alimentari in favore delle famiglie più indigenti, collaborando con altre associazioni umanitarie e cattoliche. I contadini vendevano a metà del prezzo di mercato l’80% del proprio raccolto alla stessa PESA la quale in tal modo non facilitava le economie dei singoli associati; il prezzo ridotto con cui acquistava le sementi non permetteva ai coltivatori di accumulare un capitale sufficiente per ammortizzare eventuali perdite o da investire nell’anno successivo, né tanto meno per capitalizzazioni, infatti talvolta non gli permetteva neanche di coprire i debiti contratti con PESA la quale, come su detto, accreditava semi e prodotti per incentivare l’inizio di una produzione “indipendente” dei campesinos. Piuttosto l’associazione sembrava interessata a riprodurre un modello capitalistico e dunque a risollevare le sorti di un’economia su più ampia scala, quella municipale, e non quella dei singoli associati che avevano partecipato al progetto. In questa dinamica s’innesca una dipendenza degli associati rispetto a PESA che, col controllo dei prezzi e il potere gestionale, fa il buono e il cattivo tempo nell’economia dei suoi “beneficiari”. Nella sua duale natura di promotore-finanziatore del progetto di sviluppo e principale acquirente-intermediario della produzione, il PESA si era fin dall’inizio arrogato la prerogativa di determinare i prezzi di vendita che ASEJO doveva praticare, fissandoli a metà del prezzo all’ingrosso delle sementi certificate ICTA, ritenendo che tale prezzo avrebbe dato una maggiore accessibilità alle sementi migliorate. Già le analisi economiche rispetto al rapporto costi-benefici portate avanti da Broers (Broers, 2004) mostravano che il prezzo stabilito portava ad un un margine di guadagno certamente insufficiente a permettere la capitalizzazione di ASEJO e troppo esiguo anche soltanto per difendere i singoli produttori dai rischi delle annate negative, ma tutto ciò venne ignorato dal management PESA. “Occorreva perciò che ASEJO riconsiderasse seriamente la viabilità di quel prezzo. […] Se, nel 2004 ,il prezzo pagato fosse stato uguale a quello di mercato, dal punto di vista “etico” il margine di profitto medio dei cinque produttori campionati sarebbe salito dallo 0,8 al 1,6% per entrambi i coltivi. In questo caso, con un utile del 60%, ASEJO avrebbe verosimilmente potuto ammortizzare gli shock subiti ne corso dell’annata, senza doverne caricare il costo sui soci e forse anche capitalizzare parte dei profitti per reinvestirli nella produzione 2005. A questo punto, viene da chiedersi come il PESA non si sia accorto di un errore tanto grossolano nella gestione di una sua buena práctica” (cit. Warren, in Declich 2012, pp. 128-129). La buena práctica si configurò infine come una dinamica per abbattere i costi della distribuzione di sementi alle famiglie contadine in stato di povertà, sfruttando per tale scopo risorse come terra e lavoro di altre famiglie contadine meno disagiate. In altri termini il prezzo politico dei semi distribuiti ai contadini più poveri era in gran parte retto dagli investimenti e dal lavoro delle famiglie meno povere socie di ASEJO. Il prezzo eccessivamente basso imposto da PESA è servito come ammortizzatore per l’industria dello sviluppo e non come aiuto erogato dall’associazione in favore delle economie familiari dei contadini. Al contrario questi ultimi sono serviti da mezzo tramite cui PESA ha ottenuto, per tre anni, un’ingente quantità di sementi artigianali a basso costo che poi distribuiva a Jocotán, senza garantire un equo compenso ai coltivatori. Durante lo svolgimento del programma, i responsabili di PESA e i burocrati si sono probabilmente resi conto di poter abbattere i costi di distribuzione dei semi riuscendo ad ottenerli a un prezzo conveniente da un’unica associazione, in questo caso ASEJO (Warren, in Declich 2012). PESA incaricò Warren di stilare un resoconto sull’andamento del progetto in previsione delle spese per gli anni successivi (2005-2009). Warren espose le criticità che abbiamo descritto sopra, ma la sua relazione, come già detto, venne ignorata e non presa in considerazione dai suoi stessi committenti; questi ultimi, continuavano a dirigere il progetto PESA secondo una logica burocratizzante e massimizzante tipicamente industriale, volta alla sopravvivenza e prolificazione dell’industria dello sviluppo stessa, e non effettivamente dedita a fornire l’aiuto necessario ai contadini. Le proposte di budget per gli anni a venire non avevano bisogno di ulteriori commenti, dal momento in cui il 22% sarebbe stato dedicato al finanziamento delle buenas prácticas, mentre il restante 78% sarebbe invece stato stanziato per coprire le spese logistiche, l’apparato burocratico, le spese organizzative e il personale di PESA che costavano tre volte tanto rispetto a ciò che veniva effettivamente investito per i destinatari del progetto (PESA-Guatemala, 2004d).
3] Incontro-scontro, attriti e identità
“L’uomo entrò nello stato di eguaglianza di tutti gli esseri ragionevoli, qualunque fosse il loro rango e poté pretendere di essere scopo a se stesso, di essere riconosciuto da ogni altro come tale, di non essere adoperato da alcuno di essi come mezzo per arrivare a qualche fine […] Nessuno ha il diritto di disporre di lui a suo piacere” (Kant, 1956 [or. 1786]. Cap. VI p. 201)
Questa nuova forma di articolazione subalterno-egemone post coloniale emerge dagli anni 90, quando si misero in opera diversi programmi di sviluppo rurale e quando l’industria dello sviluppo iniziò ad essere una componente importante dell’economia e della vita sociale locale. Tra il popolo la maggior parte delle persone istruite presero a lavorare per i suddetti programmi di sviluppo (in essi si osserva una particolare creolizzazione della lingua, in quanto parole del gergo dello sviluppo sono divenute parte del loro linguaggio quotidiano). Tra le tante conseguenze di questi fenomeni di contatto generatori di “friction”(Tsing, 2011) vediamo da un lato il positivo inizio delle rivendicazioni dell’equità di genere da parte di molte contadine occasionato appunto dalla presenza di progetti di sviluppo che, pur non avendo tra i propri obiettivi il raggiungimento della parità tra i sessi, erano portatori di una mentalità che ricomprende un’uguaglianza di genere assente nella tradizione Ch’ortì, e dall’altro la rivitalizzazione dell’identità culturale e della tradizione Ch’ortì per opera di attivisti locali del movimento pan-maya. In tale intento si può verificare una ripresa di elementi tradizionali all’interno del nuovo contesto coloniale; ossia è proprio grazie alla posizione di subalternità che si vanno a recuperare alcune caratteristiche passate che adesso possono assumere una valenza identitaria e distintiva, quando invece nel passato potevano rappresentare la normalità del quotidiano. Diversamente le donne dalla subalternità trassero tatticamente 5 (De Certeau, 2001) l’occasione per migliorare la loro posizione sociale ricercando una parità di genere tradizionalmente assente. L’indigeno Ch’ortì che agisce per il proprio riconoscimento si trova in una situazione particolare in quanto, affinché esso sia efficace, è costretto a ricercarlo all’interno dell’arena del riconoscimento occasionata e controllata dalla cultura egemone di cui è obbligato ad impararne i linguaggi. L’ agire colonialistico controlla, manipola e assimila l’alterità rendendola simile a sé. Questo da un lato rappresenta una vittoria della cultura egemone che impone le proprie logiche, ma dall’altro è la sola maniera con cui l’indigeno ha una qualche possibilità di riconoscimento e di continuità con il suo passato tradizionale, ora riconvertendolo tatticamente alle nuove necessità. Dall’incontro/scontro di due diverse culture segue una sintesi culturale che genera qualcosa di inedito, nuove possibilità esistenziali e nuovi modi di pensare al mondo. Non si deve tuttavia cadere nell’errore dell’essenzializzazione credendo che dietro tale sintesi ci siano culture “pure” alle quali si possono applicare categorie dicotomiche come noi/voi. Le culture non sono monadi pure ed immutabili, bensì entità fluide e divenienti e la loro identità è un qualcosa di dialettico in cui troviamo continue risignificazioni e negoziazioni. Si deve forse pensare in termini di micro mondi che s’incontrano-scontrano, dando vita a nuovi mondi e a nuove intersezioni di identità che si ridisegnano continuamente. Dunque la cultura colonizzatrice è il confine entro cui si svolgono le negoziazioni identitarie in un rapporto asimmetrico e ricco di attriti. Mentre uno dei poli che agiscono nella “Friction” (Tsing 2011) mira a consolidare un’egemonia, l’altro cerca di ottenere un riconoscimento. Entrambe le parti articolano discorsi universalizzanti ed essenzializzanti, perciò ben poco improntati a cogliere l’articolazione multi cromatica dei soggetti. Tsing descrive questi attriti come “the awkward, unequal, unstable and creative qualities of interconnection across difference” (Tsing 2011, p. 4). Ripetiamolo: il valore puro ed universale che si da all’identità non esiste poiché essa nasce nell’attrito tra le alterità, è sempre costrutto socio-culturale dinamico e magmatico, non è mai un “in sé”. Potremo arrivare a dire che essa trae la sua origine dialettica dagli occhi di chi la osserva; o meglio, nell’impatto affettivo tra i due interlocutori si occasiona un mutuo completamento tra questi che sono troppo spesso erroneamente stigmatizzati in un’allegoria manichea noi/voi. Sotto certi aspetti credo si possa trasporre nell’argomento presente un concetto del filosofo Nietzsche e con ciò affermare che l’identità è “pura” solamente nella sua volontà di affermare sé stessa, come “volontà di potenza” 6 (Nietzsche, 2017 [1885]). Valutare che cosa sia una cultura in sé sembra adesso sfuggire dalle possibilità conoscitive dello sguardo antropologico. Le parole del filosofo Martin Heiddeger presenti in, “Lettera sull’Umanismo” sembrano adesso particolarmente pertinenti:“Con la stima di qualcosa come valore, ciò che così è valutato lo è solo come oggetto della stima umana. Ma ciò che qualcosa è nel suo essere non si esaurisce nella sua oggettività, e ciò tanto meno se l’oggettualità considerata ha il carattere del valore. Ogni valutazione, anche quando è una valutazione positiva, è una soggettivazione. Essa non lascia essere l’ente, ma lo fa valere solo come oggetto del proprio fare” (Heiddeger, 2008 [or. 1949], p.301). Gli attriti restituiscono linfa vitale ai concetti giudicati universali (la morale, la religiosità, la giustizia, il bene, il male etc) i quali, se si trovano in una situazione di rischio a causa di fenomeni di friction, divengono ancora più imperativi e quando soccombono costringono ad una nuova genesi di valori. Come sostiene la Tsing: “Through friction, universals become practically effective. Yet they can never fulfill their promises of universality” (Tsing, 2011. p. 8). All’interno di progetti di sviluppo è possibile l’insorgere di attriti tra i beneficiari e i responsabili del progetto stesso. Perciò l’obiettivo di creare consenso (Van Aken, in Declich 2012) è centrale per la riuscita di un tale progetto, sia per quanto riguarda l’adesione dei beneficiari, ma anche per creare solidi presupposti da proporre ad eventuali finanziatori. Al fine di stemperare gli attriti, la cooperazione tra beneficiario e organizzatore del progetto si rivela centrale. Tuttavia i fattori da tenere in considerazione sono molti: in primo luogo, i promotori di un progetto di sviluppo si rivolgono ad enti e istituzioni radicati sul territorio, i quali seguono modelli sempre differenti e peculiari rispetto a quelli inevitabilmente “standardizzati” proposti dalle organizzazioni, che finiscono col nascondere le realtà più marginali e assecondare i commerci clientelari (Ciavolella, in Declich 2012); le istituzioni dello sviluppo rischiano spesso, come nel caso qui esaminato, di propinare valori economici, sociali e culturali che non appartengono alle culture dei beneficiari e che quindi faticano ad attecchire durante lo svolgimento del programma. I contadini del Guatemala, nonostante le buenas prácticas, mantenevano come obiettivo finale quello della sussistenza, non quello della capitalizzazione. In secondo luogo i beneficiari reagiscono talvolta a questi programmi in modo negativo, considerandoli come interventi invasivi ed ignari dei reali problemi che affliggono il loro quotidiano (Van Aken, in Declich 2012). La messa in opera di detti programmi rivela infatti la loro aleatorietà, e la loro consistente capacità di attrito, programmando politiche che si dimostrano inadeguate nel momento in cui si cerca la loro attualizzazione concreta e fattuale (Mosse, 2005; Van Aken, in Declich 2012).
Considerazioni finali
Nel caso di studio affrontato abbiamo più volte osservato il peculiare ruolo dell’antropologo coinvolto nell’organizzazione di sviluppo per poi vedere i suoi resoconti ignorati nella misura in cui evidenziano criticità del progetto ritenute scomode. Così l’antropologo si trova intrappolato tra due poli: da un lato i finanziatori e dirigenti PESA e dall’altro i campesinos Ch’ortì; in tal contesto “per chi parla l’antropologo?” (cit. Ciavolella, in Declich 2012, p. 60) e quali saranno le implicazioni etiche del suo posizionamento in relazione ai su detti poli e rispetto alla propria professionalità? Domande difficilmente solubili attraverso una riflessione di carattere generale. L’antropologia applicata dev’essere attenta ad un’“umanità situata nella storia e non astrattamente definita come “natura umana”” (Rossetti, in Declich 2012, p. 142). Il campo in cui opera vede l’incontro di culture differenti che, come abbiamo sottolineato in un capitolo precedente, si concretano e oggettivano nell’incontro stesso. L’antropologo in primis partecipa in questo incontro, proiettandovici i costrutti sociali e culturali che gli appartengono (es. “natura umana”), rispondendo a stimoli che gli sono familiari e ponendo un accento su ciò che, invece, percepisce come alieno da sé. “L’antropologo è continuamente esposto al pericolo di proiettare acriticamente in determinati fenomeni culturali extraeuropei i problemi, le scelte, e i significati che appartengono esclusivamente a singole epoche della storia interna della civiltà occidentale” (De Martino, 1962, p.6). Nel tentativo di trasportare un significato da un mondo a un altro gli agenti cercano di comprendersi riducendo il linguaggio dell’altro ai propri paradigmi, cercando di mantenere un elemento universale di equivalenza tra l’enunciato e il suo significato (Blaser, 2010). Si deve però “spezzare il cerchio” (Rossetti, in Declich 2012), superare la pura dialettica esercitandosi a concepire l’intero spettro cromatico delle manifestazioni umane. Perciò lo studioso deve aspirare a un resoconto quanto più decentrato possibile, scevro da intenti catalogatori o edulcoranti e spogliato di tutte le forme di pietismo cosi come di tutte le pretese universalizzanti. Tuttavia è anche importante riconoscere che certi assunti aprioristici malauguratamente generalizzanti ed essenzializzanti sono strumenti euristici in parte utili, purché adoperati con la dovuta cautela, a misurare ciò che è intrinsecamente non misurabile. Senza di essi non potremmo muovere i primi passi in un’analisi antropologica; è dunque con estrema cautela ed onestà intellettuale (oserei dire con un etnocentrismo critico) che dobbiamo avanzare anche con l’utilizzo di certe categorie ma restando sempre pronti ad utilizzarle criticamente, posizionandole all’interno del contesto in cui sono state prodotte, consapevoli del fatto che sono strumenti limitati e limitanti che devono essere scartati nel momento in cui si sia esaurita la loro funzione e laddove si sia compresa l’irriducibilità dei fenomeni culturali ed identitari ad essenze, evitando di confondere il generalizzante ed euristico mezzo descrittivo con la natura sempre particolare e irriducibile dell’oggetto descritto.
NOTE
1 Oggi la vegetazione che ricopre le alture di Jocotán è insufficiente a trattenere l’acqua piovana e conservare l’umidità nel suolo, inoltre la stagione delle piogge inizia con un mese di ritardo ed è caratterizzata da inattese sospensioni o cataclismi divenuti sempre più frequenti.
2 Associazione no profit delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, avente lo scopo di aumentare la produttività agricola, migliorare la vita delle popolazioni rurali e contribuire alla crescita economica dei suoi paesi membri.
3 La guerra civile vide scontrarsi il governo del Guatemala contro gruppi ribelli orientati a sinistra sostenuti dalla popolazione Maya e ladina, la classi contadine e povere del paese. Le forze governative del Guatemala sono state condannate per genocidio e violazione dei diritti umani verso i civili.
4 Un insieme di conoscenze tecniche volte ad aumentare il reddito e il benessere dei contadini, a variarne le entrate, a consolidarne il capitale e a garantire una fonte di sussistenza in sé sufficiente (si sviluppò tra le altre cose un’attenzione rivolta ad evitare il totale depauperamento del territorio attraverso uno sfruttamento sempre meno invasivo delle risorse naturali). L’elenco di buenas prácticas del PESA-Guatemala comprendeva: immagazzinamento migliorato delle granaglie dopo il raccolto, tecniche di compensazione dell’acidità del suolo, produzione di sementi e di ortaggi, unità di ingrasso di pollame, produzione cooperativa di ortaggi con sistemi di irrigazione migliorati, orti familiari migliorati, allevamento di animali da cortile con tecniche migliorate, coltivazioni in serra di ortaggi, coltivazione di varietà di mais e fagioli ad alto rendimento su parcelle di collina con tecniche agro forestali e di conservazione del suolo e produzione artigianale di sementi migliorate di mais e fagiolo alla quale fa riferimento questo capitolo.
5 All’interno di un rapporto di potere asimmetrico tra due soggetti la strategia è definita da De Certeau “l’appropriazione da parte di un soggetto dotato di forza sufficiente, di uno spazio su cui esercitare il proprio controllo […]” (De Certeau 2001, p.72). La tattica è invece per De Certeau “l’azione calcolata che determina l’assenza di un luogo proprio” essa si insinua “nelle intercapedini del controllo esercitato dal soggetto dominante, negli spazi vuoti che il potere non riesce a raggiungere” (ivi, p. 73).
6 La volontà di potenza è per Nietzsche la volontà che perpetuamente rinnova sé stessa e i propri valori; La volontà di potenza ricerca incessantemente il suo stesso accrescimento in un’infinita pulsione di rinnovamento. Tale condizione ha il paradosso per cui la volontà nell’impossibilità di soffermarsi su un punto di vista finale e definitivo deve volere e negare se stessa allo stesso tempo. Alla potenza della creatività segue sempre il suo annientamento per poter nascere ancora.
BIBLIOGRAFIA
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Questa serie di articoli si limiterà a presentare le divinità della penisola iberica, concentrandosi sul pantheon indoeuropeo, la maggior parte dei dati che lo riguardano provengono dall’asse nord-centro-nordoccidentale, cioè l’Hispania celtica, abitata da diversi popoli tra cui i lusitani.
I lusitani
Chi erano? Strettamente legati geneticamente, ma anche linguisticamente, culturalmente, tradizionalmente e religiosamente ai Vettoni e ai Gallaeciani, costituivano la base del patrimonio indoeuropeo della penisola.
La penisola era, prima dei primi arrivi indoeuropei, già abitata dai cacciatori-raccoglitori del Mesolitico, che videro arrivare e mescolarsi con loro i contadini neolitici, entrambi antenati degli iberici. Quindi parlavano una lingua pre-indoeuropea. Queste culture ci hanno lasciato molti siti megalitici in tutta la penisola, come a Malaga:
Dolmen di Antequera, Malaga, Spagna
Anche se è un argomento controverso, c’è accordo sul fatto che il primo arrivo degli indoeuropei nella penisola avvenne poco prima della cultura Urnfield, cioè la cultura Tumulus o la cultura Bell Beakers, in particolare, tra il 1600 e il 1300 a.C. Essi si mescolarono con le popolazioni indigene della regione occidentale, che segnarono la nascita dei Lusitani. Ciò è supportato principalmente dal fatto che la lingua lusitana, pur appartenendo alla famiglia indoeuropea, è di origine pre-celtica.
È comunemente accettato che la seconda ondata che ha continuato questo processo di indoeuropeizzazione intorno all’800-700 a.C. sia stata incarnata dai Celti della cultura di Hallstatt, anche se altri collocano l’origine dei Celti nella stessa Penisola Iberica. L’influenza di quest’ultima è stata profonda in tutto ciò che i romani chiameranno in seguito Hispania, sia nella lingua che nella cultura e nella religione. Ciononostante, va sottolineato che la costa orientale ha conservato più caratteristiche iberiche di altre. Infatti, in questa zona si parlavano ancora le lingue pre-indoeuropee, come avviene ancora oggi nei Paesi Baschi.
La lingua lusitana
Anche se non c’è un consenso sull’etimologia della parola “Lusitanian”, si ritiene che questa tribù sia stata nominata dagli stessi romani. Plinio il Vecchio suggerisce una relazione con “Lusos”, un figlio o un compagno di Bacco. Altri ricercatori suggeriscono una possibile radice nella parola latina lux e, in fine, il proto-indoeuropeo *lewk-, che significa “luce”, Lusitania significherebbe allora “Terra di luce”. È stato suggerito un confronto con la parola anatolica luth, che significa “pietra di luce”, e ythania, che significa “terra del fiume del cielo”. Questo confronto con l’anatolico si basa sul fatto che i contadini neolitici che un tempo abitavano l’Europa arrivarono attraverso l’Anatolia, anche se non avevano nulla a che fare con le moderne popolazioni locali di quella regione.
Di questa lingua rimangono oggi pochissime tracce, di cui esistono solo iscrizioni con l’alfabeto latino. Anche se è difficile classificarla, viene generalmente descritta come pre-celtica e collocata nella famiglia linguistica indoeuropea con una propria categoria (lusitano).
Ceramica celtiberiana, Numancia, II secolo a.C.
Società e religione
Come in Gallia, i lusitani erano divisi in diverse tribù indipendenti con i loro capi, anche se a volte si univano in tempo di guerra. Ognuno di loro viveva in un Castro o in una Citâna, una sorta di villaggio tribale fortificato con una struttura circolare, come l’Oppidum gallico. Erano i guerrieri a costituire la stragrande maggioranza della classe dirigente.
Castro de Baroña, Galizia, Spagna
I lusitani erano politeisti, come tutte le altre etnie europee. Il sacrificio degli animali era un rituale comune in tutta la penisola iberica. I resti venivano consumati dai membri della tribù, come si può vedere nell’Iliade. Una casta di sacerdoti, sicuramente di natura druidica, era presente e svolgeva il ruolo di guardiani delle tradizioni e fitoterapisti (vedi l’articolo sui Druidi). La maggior parte dei templi si trovava in ambienti naturali come le rocce, le foreste o sulle rive di fiumi e torrenti e aveva poche o nessuna struttura di origine umana. Dopo secoli di resistenza e conflitti, culminati nell’assassinio di Viriathus, un eroe dei lusitani, iniziò il lungo processo di romanizzazione, che portò alla fine alla Hispania romana. Anche se la maggior parte dei miti celtiberiani sono scomparsi, la funzione delle divinità è ancora molto evidente.
Josè de Madrazo, assassinio di ViriathusStatua di Viriathus, Zamora
Bandua – Bandu:
epiteti: Roudaeco, apolosego
È probabile che questo nome si riferisca a diverse o a un gruppo di divinità. Si tratta in effetti di un nome maschile nelle iscrizioni trovate finora, ma la sua unica rappresentazione disponibile è femminile. Il suo culto è presente sia in Lusitania che in Galizia. I suoi altari dedicati portano appellativi che derivano dai toponimi con il suffisso -briga.
Viene spesso citato con gli epiteti uici, pagi, castella, e il fatto che non si trovi in città fortemente romanizzate indica una relazione di un Dio protettore con le comunità indigene di basso rango. Non ci sono epiteti associati a particolari famiglie, clan o tribù.
Patera d’argento romana raffigurante Bandua in forma femminile
Bandua è associato a Marte nelle province gallo-romane, si sa anche che erano le divinità meno venerate dalle donne, due ovvie argomentazioni per indicare il suo carattere bellicoso. Così, mentre i Castella stavano perdendo il potere politico a favore della romanizzata Oppida, il carattere combattivo di queste divinità cominciò a perdersi e si limitarono a una funzione di divinità protettrici delle popolazioni che abitavano gli uici, i pagi e i castella, ormai considerati gruppi sociali consolidati, continuando a venerare gli Dei dei loro antenati, mentre nei nuovi municipi o ciuitates le divinità guardiane romane avevano la precedenza grazie al sostegno delle élite autoctone.
Mercenari celtiberiani durante le guerre puniche, Angus McBride
Bandua è quindi il Dio della comunità locale, degli insediamenti fortificati, protettore, il suo patronato si estende probabilmente anche al regno della guerra. Sarebbe così l’equivalente dell’archetipo incarnato da Marte nel ramo romano del pantheon indoeuropeo.
La patera, un tipo di coppa, che si trova nella provincia di Caceres, mostra però qualcosa che può sembrare molto diverso nell’aspetto: una figura femminile che regge un corno dell’abbondanza, che indossa una corona murata, una figura che alcuni considerano simile a Fortuna o Tutela.
Per quanto riguarda l’etimologia di Bandua, troviamo il prefisso *band-, che significherebbe fontana se consideriamo idroni fluviali come Bandugia, Bandova … In sanscrito bandhuh significa “rapporto di famiglia”. Di fronte a questa incertezza sul significato di questa denominazione, è stata messa in discussione l’origine indoeuropea del teonimo stesso.
Ma tutte queste proposte non sono necessariamente contraddittorie, in quanto Bandua è finalmente un protettore della comunità, non solo nella sua dimensione militare ma anche nella conservazione dei legami sociali e familiari, della salute e della prosperità della popolazione come indica il corno dell’abbondanza che tiene sulla sua patera, che permette a Bandua di preservare le identificazioni che i suoi molteplici aspetti hanno generato con Tutela, Marte e perfino Mercurio. Alcune delle sue denominazioni ci permettono di considerarlo non come una divinità celeste, ma come la divinità dei luoghi fortificati, come il castro, luoghi tradizionalmente elevati, che erano e sono tuttora un simbolo della comunità e della sua sopravvivenza. È quindi un dio guerriero, che non si limita solo al campo di battaglia, ma combatte contro tutto ciò che minaccia la comunità, le invasioni, le malattie, le catastrofi, la dissoluzione della vita comunitaria… Un dio unificante e apotropaico.
Idea per un culto moderno “Da questo punto di vista, la scelta dei giorni di festa per Bandua può essere dettata dalla storia della comunità che ha il compito di proteggere. Per esempio, la data di fondazione di una città o di un paese, o l’anniversario di un evento fondamentale che ne ha assicurato la sopravvivenza o ha posto le basi per la sua prosperità. E gli deve essere dato un epiteto corrispondente o, per maggiore precisione, può essere aggiunto un secondo titolo per le specifiche esigenze di un sacrificio. Per esempio, Bandua Portuense come aspetto locale di Bandua che protegge la città di Porto in generale, venerata il 14 luglio (giorno della carta municipale del 1123), e Bandua Portuense Soter o Saviour in caso di calamità naturale o di altre emergenze che richiedono un aiuto tempestivo per gli abitanti della città.
La tutela del dio può valere anche per intere regioni, distretti o paesi. Come nel caso di Porto, ciò si traduce naturalmente in un moderno sviluppo del culto, poiché in generale le identità politiche odierne non esistevano in epoca romana o preromana. Ma se l’obiettivo è quello di dare nuova vita ai vecchi culti che permetterebbero loro di prosperare nel mondo moderno, allora sarebbe perfettamente legittimo adorare Bandua con un epiteto come Portugalensis o Portuguese – dio protettore del Portogallo. Questo non sarebbe un titolo esclusivo, in quanto potrebbe essere attribuito ad altre divinità, e lo stesso dio potrebbe essere legato ad altre nazionalità. Questo sarebbe senza dubbio un modo per dare una vita moderna a un culto che è stato praticato apertamente per l’ultima volta più di mille anni fa, quando le cose erano naturalmente molto diverse da come sono oggi. Per quanto riguarda i simboli e gli animali, il bue sarebbe una possibilità, poiché è strettamente legato al toro e rappresenta sia la prosperità che la forza. Da Marte si potrebbero prendere i picidi e forse aggiungere l’ariete, che è sia un abitante delle altezze che un simbolo di combattimento difensivo. Si potrebbe anche usare uno scudo, magari con la rappresentazione di uno di questi animali o almeno una corona murata – come nello stemma di ogni comune portoghese – e sovrapposta a un albero come simbolo della vita comunitaria”. citazione da Golden Trail
Teorie
Prima teoria: La teoria propone che Bandua sia incarnato da una coppia di divinità con un membro maschile e uno femminile. Questa teoria è stata recentemente criticata, interpretando quelle che sono state tradizionalmente considerate singolari derivate tematiche degli attributi maschili come forme genitive plurali riferite a gruppi di persone (B’andue Aetobrico(m), Cadogo(m), Roudeaeco(m), Veigebreaego(m)). Si afferma inoltre che essi dipendono da un teonimio, Bandua, che sarebbe femminile come conseguenza di quanto sopra, e che probabilmente è stato creato più tardi rispetto al suo omologo maschile. Avremmo così una coppia di divinità, Bandus (maschio) e Bandua (femmina), paragonabile ad altre coppie celtiche come Bormanos & Bormana, Belisama & Belisamaros, Camulos & Camuloriga e Arentius & Arentia.
Seconda teoria: è stato recentemente proposto che San Torquatus, uno dei sette uomini apostolici responsabili dell’introduzione del cristianesimo in Hispania, le cui reliquie sono conservate a Santa Comba de Bande (Ourense), sia una versione cristiana di Bandua.
Cosus:
Iscrizioni che si riferiscono a Cosus sono state trovate vicino alle colonie. Infatti, i nomi di questo Dio si riferiscono a comunità locali, come Conso S[…]ensi e Coso Vacoaico. Di natura religiosa simile a quella di Bandua, i territori dove si trovano iscrizioni che si riferiscono all’uno o all’altro non si sovrappongono quasi mai, rendendo il culto di queste divinità complementare e coprendo così quasi tutta la parte occidentale della penisola iberica dove sono stati trovati culti indigeni. Inoltre, nei monumenti dedicati al Cosus non è stata trovata alcuna traccia di venerazione da parte delle donne, il che conferma ulteriormente la teoria della sua complementarietà con il Bandua.
Troverete la presentazione delle altre divinità celtiberiane nelle prossime parti.
La consapevolezza a volte fa male. Vi guardate mai indietro cercando di capire il perché di alcune delle vostre scelte peggiori? Il motivo reale che vi ha spinto in quella direzione? Mi è successo, di nuovo, ascoltando Silvana De Mari intervistata da Arnaldo Vitangeli.
Il tema? L’aborto. Una mattina, all’alba dei 31 anni, le loro parole mi hanno trascinato rovinosamente indietro, mi sono sentita come se avessi appena riaperto gli occhi in quel letto d’ospedale e all’improvviso, eccomi. Una quindicenne stanca e disorientata, che con gli occhi socchiusi straparla, mentre il corpo smaltisce gli ultimi residui di anestesia e l’amara lucidità torna a galla prepotente, facendosi spazio a gomitate nella mente annebbiata. Mi sfioro il ventre con le dita, gli occhi si riempiono di lacrime, per l’ennesima volta.
È fatta. Non c’è più niente. Me lo ripeto sottovoce, mentre il cuscino bagnato si incolla alla mia guancia e tutto diventa nero, di nuovo. Me lo ripete anche la ginecologa, il giorno seguente, mentre mi sottopongo all’ultima visita: “Non c’è più niente.”
Rimango impietrita dal tono della sua voce: è freddo, distante, insensibile. Sono spaventata dai suoi gesti: sono veloci, frettolosi e molto bruschi. Preme forte l’ecografo sulla mia pancia e mi fa male, ma non è niente, paragonato alla voragine che mi si è aperta nel petto, precisamente all’altezza dello sterno. Lancinante. Non riesco a muovermi e mi sento ancora più in colpa, non credevo di poter stare peggio della sera precedente. Uno dei momenti più dolorosi della mia vita. Scopro di essere incinta dopo un mese di stanchezza e di sonno continui. Non sono mai stata tanto spossata. Ho vicino mia madre, il mio ragazzo, la vicepreside della scuola, pochi amici, tutti cercano di consigliarmi ma più ascolto, più mi sento confusa.
Terribilmente sola. Non esistono scuse, mi sono lasciata travolgere dagli eventi ma la decisione è stata mia. Ho scelto. Frastornata e smarrita mi ritrovo all’entrata della sala operatoria con l’agocannula tra mano e polso, la voce dell’anestesista che mi risuona in testa: “Conta fino a tre.” La mia vena è in fiamme, il braccio brucia da morire e non capisco se è dovuto all’anestesia o se quella sensazione che mi fa andare a fuoco dall’interno è data solo dalla pressione con la quale il farmaco entra dentro di me, in ogni caso: “Uno, due…buio.” Il resto della storia, ormai, lo conoscete.
Premetto, non è mia intenzione giudicare, polemizzare o imporre un pensiero, anche perché sto ancora cercando di capire quale sia il mio. Magari ci arriverò proprio alla fine di questo nostro viaggio e spero possiate fare lo stesso anche voi. Spero di risultare chiara e mi scuso in anticipo per eventuali errori o imprecisioni. Qualche spunto per la ricerca:
Da questo articolo si evince quanto possa risultare difficile, per una donna, esercitare il suo diritto all’aborto; ma è davvero così? Sarà che raramente mi fido di quello che leggo sulle testate nazionali. Magari sono solo condizionata dalla mia esperienza, dal fatto che già allora non trovai nessun tipo di resistenza, anzi. Forse sono influenzata dai racconti di alcune conoscenti, ragazze alle quali è stata consigliata l’interruzione di gravidanza semplicemente perché ancora molto giovani. Una di queste storie, mi ha lasciato davvero interdetta. Una ragazza si reca in ospedale per la prima ecografia, il suo compagno è con lei e desiderano tenere il bambino, un’infermiera si permette di “consigliarle” l’aborto, così, senza che nessuno le abbia chiesto nulla.
A volte le esperienze personali, come anche le statistiche, possono essere fuorvianti o semplicemente mal interpretate. Partendo da questo presupposto cercherò di essere obiettiva; quale miglior modo per farlo se non affidarsi esclusivamente all’osservazione di ciò che accade?
Tenuto conto della raccomandazione formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) — scrive infatti il ministero — in ordine alla somministrazione di mifepristone e misoprostolo per la donna fino alla 9° settimana di gestazione, delle più aggiornate evidenze scientifiche sull’uso di tali farmaci, nonché del ricorso nella gran parte degli altri Paesi europei al metodo farmacologico di interruzione della gravidanza in regime di day hospital e ambulatoriale, la scrivente Direzione generale ha predisposto le “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”.
Da oggi si può abortire prendendo una pillola in ospedale, mezz’ora e si torna a casa. Facile e veloce. Dicono che questo sistema sia sicuro, un traguardo, il diritto all’autonomia e all’autodeterminazione della donna. Se ce lo dicono le più aggiornate evidenze scientifiche, il ministero, l’ OMS e gran parte degli altri Paesi Europei per quale motivo dovremmo dubitare? Come dicevo, la strada è segnata. Giusto o sbagliato, premeditato o meno, ha importanza?
Ovviamente Peter Singer è pienamente d’accordo con l’approvazione di questa legge, ritiene che l’aborto a nascita parziale, praticato mediante l’aspirazione del cervello del bimbo, sia una pratica necessaria e pensa che lo stato non dovrebbe contrapporsi tra la madre e il medico, vietando questa tecnica. Secondo lui “è un metodo da praticare per rispettare la volontà della donna che vuole interrompere la gravidanza“.
E ancora: “Molti anni fa, nel 1994, proposi di fare eutanasia fino a un mese dalla nascita. Oggi penso che non dovremmo porre alcun limite temporale“.
Qui la sua intervista. Singer è un filosofo australiano, eletto “tra i cento uomini più influenti del pianeta” dal Time. Ma non solo. Sarà anche un folle estremista, a mio avviso, ma è tradotto da Einaudi, i suoi lavori vengono utilizzati nei corsi universitari di tutto il mondo (anche in Italia) ed è stato invitato al festival della filosofia di Mantova. Ricopre una delle cattedre più prestigiose al mondo, quella di bioetica a Princeton. Ha curato le più importanti voci di Etica dell’Enciclopedia britannica e ha già parecchi seguaci. Dalle sue teorie si arriva al parere del Nuffield Council on Bioethics: ai medici del Regno Unito dovrebbe essere impostol’obbligo di staccare la spina a bambini nati prima delle 22 settimane di gestazione. Imposto l’obbligo? Il parere della madre avrà ancora un minimo di valore?
Peter Singer
Alcune delle sue citazioni:
“Né un neonato né un pesce sono persone, uccidere questi esseri non è moralmente così negativo come uccidere una persona.”
“I bambini handicappati non sono persone, è lecito ucciderli.”
“Se si vuole un altro figlio è giusto eliminare quello Down.”
“Anche se il bambino potrà avere una vita senza eccessiva sofferenza, come nel caso della sindrome di Down, ma i genitori pensano che sia un peso eccessivo per loro e vogliono averne un altro, questa può essere una ragione per ucciderlo”
“Se non c’è coscienza, autonomia e comprensione del futuro non c’è persona. I feti, i neonati e i menomati cerebrali non hanno diritto alla vita.”
Dice che non hanno “ capacità di comprendere che esistono nel tempo”. Questo è sufficiente per decidere che non hanno diritto di vivere? Ma soprattutto:
Chi lo può decidere? Lui? Nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di scegliere chi è degno di vivere e chi non lo è. Qui si potrebbe aprire un lungo discorso sull’egoismo, sulla diffusa tendenza sempre più individualista che contraddistingue la nostra società. Chi potrebbe mai pretendere di aver ragione? Come distinguere la vera esigenza dal semplice capriccio?
Jim Morrison
Lottare a 22 settimane per sopravvivere evidentemente non è pianificare il futuro con razionalità, ma è, senza ombra di dubbio, aggrapparsi con tutte le proprie forze alla vita perché in qualche modo, conscio o inconscio, lo si desidera ardentemente quel futuro, anche se forse non si ha ancora coscienza o percezione del tempo.
Si combatte per la vita anche se non si progettano macchinosamente cose essenziali oggi, quali andare dall’estetista, comprarsi il suv o l’ultimo modello di iPhone. Quel tipo di lotta, quando un bimbo che si sta strozzando con il cordone ombelicale, come stava accadendo a me, resiste. Quando nasce prematuro, ma resiste. Questa per me è la vera essenza dell’essere, e di conseguenza, del diritto alla vita. Quella più pura, forse.
800g che lottano per avere un futuro.
L’obiettivo è quello di sostituire l’ Etica della Sacralità della vita con l’Etica della Qualità della Vita. Chi sostiene questa dottrina ritiene che il servizio sanitario pubblico sia un danno per la società, lo vorrebbe privato perché è “dovere e responsabilità dell’individuo mantenersi in salute”, ergo: chi ce lo fa fare di pagare le tasse per salvare il culo a un povero bisognoso? Mi chiedo come valuti Singer questo aspetto visto che parla tanto di altruismo, beneficenza ed eliminazione del dolore.
L’etica della Qualità della Vita sostiene, tra le altre cose, l’amore tra uomini e animali. Lo sdoganamento della zoofilia è alle porte? Mi chiedo, di nuovo, come la vede Singer? Un essere con piena coscienza del suo esistere nel tempo, come una capretta, potrà essere “amata” da un umano, che finalmente si sarà lasciato alle spalle tutto il suo “bigottismo” , diventando, grazie a questa infinita “apertura mentale”, un fiero ed orgoglioso uomo, libero dai sensi di colpa. Un uomo nuovo, che per la gioia di Singer non pecca di specismo. Come si stabiliranno i criteri secondo i quali la capretta potrà essere definita consenziente? Ma che discorsi sono?
Certo, immagino sarà molto più semplice stabilire i criteri per decidere chi ha diritto di vivere e chi invece meriterebbe di morire. La cosa più terrificante e subdola di questa “nuova etica della vita” è che alcuni principi sono quantomeno condivisibili, altri possono apparire accettabili o addirittura auspicabili. A mio avviso è proprio questa sconcertante presa di coscienza a rendere le teorie di Singer tanto pericolose quanto insidiose. Perché spesso, soprattutto se si parla di progresso, si commette il grave errore di non calcolare, o come minimo sottovalutare, le derive che ne conseguono.
Visto il suo infinito curriculum, le cariche che ricopre e l’influenza che gli viene attribuita, ha senso giudicare questo personaggio semplicemente come un folle?
I pensieri, soprattutto se parliamo di persone con questo tipo di risonanza, direzionano e plasmano la realtà. Abbiamo il dovere di interrogarci. Per amore dei nostri figli. Quelli nati e…si, anche quelli non nati.
Verso quale realtà ci stiamo dirigendo? Ne siamo consapevoli? Ma soprattutto, ci farà addormentare col cuore quieto e risvegliare con la mente serena?
In che mondo scegliamo di vivere? In che modo?
Tratto da “Utero in affitto” di Enrica Perucchietti:
“Un altro risvolto della situazione attuale, sociale, economica e politica, è il contenimento della popolazione. Un’analisi ad ampio respiro della tematica non può esimersi dall’evidenziare come la crisi economica prima e la teoria del gender di cui ho ampiamente trattato insieme a Gianluca Marletta nel nostro UNISEX concorrano a un obiettivo comune, caro agli architetti del mondialismo: l’abbattimento/contenimento delle nascite.”
Consiglio vivamente la lettura di questo libro e di tutti i lavori curati dalla scrittrice torinese. Anche se il tema è la maternità surrogata questo virgolettato si può sovrapporre perfettamente anche al discorso sulla liberalizzazione sfrenata dell’aborto, che rientra a pieno titolo tra i tanti metodi per il controllo delle nascite.
Qui faremo fischiare le orecchie ai vari Bill Gates, ai vari John Davidson Rockefeller III, a tutti quei ferventi sostenitori del denatalismo, così filantropicamente interessati alla demografia, così umanamente impegnati per il bene comune. Non commento altro perché finirei facilmente fuori tema ma, soprattutto, ci vorrebbe un altro articolo per argomentare questo passaggio.
Arriviamo così a parlare di controllo e limitazione del numero delle nascite e più nello specifico di neomalthusianesimo, teoria demo-sociologica che rivisita in chiave moderna la dottrina economica derivante dal pensiero di Thomas Malthus (1766–1834) economista, filosofo demografo e precursore della moderna sociologia inglese, membro della Royal Society.
Tratto da “Governo globale” di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta:
“Da buon religioso, naturalmente, Malthus vedeva nella castità e nella continenza il rimedio più accettabile moralmente per ridurre la popolazione, ma da ”scienziato” non negava che i “mezzi attraverso i quali tale limitazione si attuava in natura o nelle società erano più spesso di carattere repressivo o preventivo: le vie repressive contemplavano in un caso l’azione della mortalità per mezzo di epidemie, guerre, carestie, ecc. nell’altro una diminuzione della natalità mediante la diffusione di tutti quei comportamenti, tra cui l’adulterio, la sodomia, ecc. che causano una diminuzione delle nascite”.
Davvero un “buon religioso”! La castità è il rimedio più accettabile? Si può dedurre quindi che tutti gli altri metodi siano comunque accettabili, anche se in misura ridotta? L’aborto sarà contemplato? Credo non si possa in alcun modo escludere, soprattutto se parliamo della sua liberalizzazione più estrema.
Non credo in Dio, penso sia importante precisarlo. Non ho mai seguito il movimento pro-life di conseguenza non sono plagiata dalla loro propaganda, come la definisce qualcuno. Queste precisazioni sono essenziali per me, esternarle mi aiuta a risalire all’origine delle mie considerazioni. Sto andando per esclusione.
Tutte le mie certezze vacillano
Ho sempre creduto di essere favorevole all’aborto, o meglio, prima dei quindici anni probabilmente non avevo nemmeno un’opinione tutta mia, quando quell’esperienza ha squarciato il mio mondo ho iniziato a rifletterci, ho preso posizione, ma ormai, non so più in che modo sono arrivata a quelle conclusioni.
Ho smarrito negli anni i miei ragionamenti, oppure ho voluto dimenticarli? Non so più nemmeno questo. Sono stata indulgente con me stessa perché era già una pratica socialmente accettata o semplicemente avevo bisogno di schierarmi da quella parte perché il non farlo mi sarebbe costato caro? Si riduce tutto ad un primordiale meccanismo di difesa? Forse la mia sanità mentale era a rischio e cercavo disperatamente un modo per sentirmi meno vuota. Chissà, forse cercavo solo di giustificarmi, di sentirmi un po’ meno arrabbiata con me stessa. Alla fine, probabilmente, ho nascosto tutto sotto al tappeto mentre cercavo un modo per continuare. Ma continuare cosa? E come?
Una facciata di allegria e musica, come un velo che copre i miei occhi spenti e gli da il tempo di ricolorarsi piano piano.
Ho desiderato e inseguito l’annullamento, in svariati modi e con un discreto successo devo ammettere, attraverso una sorta di smania controllata ed equilibrata che mi ha permesso di non creare troppe preoccupazioni a nessuno, a mia madre prima di tutti. Ho beneficiato di quel tipo di spensieratezza che riconosci di aver avuto solo quando non esiste più, la perdi nell’ esatto istante in cui diventi mamma, viene sostituita da miliardi di pensieri rivolti sempre verso il futuro del tuo cucciolo. Quanto valeva quella spensieratezza? Nella confusione di questi giorni sono arrivata a pensare che nulla potrebbe mai valere una vita. Anche se forse non esistono opinioni universalmente giuste o sbagliate, in cosa credo io, ora? E voi?
Viste le mille risposte che, nel tempo, hai dato a te stessa, è inutile dopo sedici anni continuare a chiedersi perché? Hai scelto con la tua testa o ti sei lasciata condizionare dai consigli di chi ti stava intorno? Dai ragionamenti altrui? Dalla società? Quando ti renderai conto davvero della scelta compiuta, non sarà facile scrollarsi di dosso la sensazione di aver appena commesso l’errore più grande della tua vita. Potrai incasellare tutti i pro e tutti i contro, ma avrai sempre il sentore di aver tralasciato qualcosa di più importante, potrai intavolare tutti i più razionali ragionamenti, ma avrai sempre l’impressione di aver sbagliato.
Forse perché quella decisione potrebbe farti sentire in colpa tutta la vita, c’è la possibilità che tu ti possa pentire un istante dopo aver scelto e quel pentimento potrebbe restare vivido per ogni istante successivo, e non si torna indietro. Al contrario, se sceglierai la vita, quando guarderai negli occhi il tuo piccolo non potrai mai avere rimpianti.
Credo in questo oggi, allo stesso tempo però sono convinta che le cose accadano per una ragione e come capita spesso, i miei pensieri diventano contraddittori ed entro in conflitto. Cosa fare davanti ad una seria malformazione? La brutalità delle affermazioni di Singer potrebbe mai essere giustificata? Se arrivassimo a tanto, regolamentare teorie simili non sarà certo una passeggiata. Non riesco a capire. Stiamo attraversando una premeditata finestra di Overton o si tratta solo di coincidenze evolutive? Siamo stati tutti lentamente manipolati e altrettanto lentamente prendiamo coscienza del fatto che la vita è preziosa, unica e incontrollabile?
Saggio del 1971 di Judith Jarvis Thomson. Ecco i suoi ragionamenti a supporto dell’aborto. A primo impatto meno condannabili, certo non radicali come quelli di Singer e sempre di aiuto per tentare di crearsi una propria, personale opinione. L’esercizio mentale del violinista:
“Una mattina vi svegliate distesi al fianco di un violinista privo di conoscenza, un violinista molto famoso. Gli è stata diagnosticata una grave insufficienza renale, la società dei musicofilí ha consultato tutti gli archivi medici disponibili e ha scoperto che siete gli unici a possedere il tipo di sangue adatto per la trasfusione. Vi hanno rapito, e la notte precedente il sistema circolatorio del violinista è stato collegato al vostro, in modo che i vostri reni possono depurare il suo sangue così come fanno con il vostro. Il direttore dell’ospedale vi dice ora: «Guardi, siamo spiacenti che la società di musícofili le abbia fatto questo — non l’avremmo mai permesso se l’avessimo saputo. Tuttavia l’hanno fatto e ora il violinista è collegato al suo corpo. Staccarsi vorrebbe dire ucciderlo. Ma non c’è da preoccuparsi, è solo per nove mesi. Per allora sarà guarito dalla sua insufficienza, e potrà essere staccato senza pericoli.» Avete il dovere morale di acconsentire a questa situazione? Farlo sarebbe senza dubbio gentile da parte vostra, molto gentile. Ma dovete acconsentirvi? Che dire se non si trattasse di nove mesi ma di nove anni? O di un periodo ancora più lungo? E se il direttore dell’ospedale dicesse: «È stato sfortunato, ma ora deve rimanere a letto, con il violinista collegato al suo corpo, per il resto dei suoi giorni. Ricordi che ogni persona ha diritto alla vita, e i violinisti sono persone. Certo, lei ha il diritto di decidere cosa avverrà del suo corpo o al suo interno, ma il diritto alla vita di una persona prevale sul suo diritto a decidere cosa avverrà del suo corpo o al suo interno.» Immagino che considerereste queste parole come un affronto, e ciò suggerisce che effettivamente c’è qualcosa di sbagliato in quell’argomento così apparentemente plausibile che ho menzionato poco fa.”
Judith Jarvis Thomson
Altro suo pensiero filosofico:
“ Consideriamo questa situazione: semi di persone fluttuano nell’aria come polline, se aprite le finestre uno di questi semi può entrare e mettere radici sul tappeto o sulla tappezzeria. Non desiderate avere bambini, pertanto fissate alle finestre delle cortine di protezione a reticolo, le migliori sul mercato. Ma come talvolta, molto di rado, accade, una delle maglie del reticolo è difettosa; un seme entra in casa e mette radici. La persona-pianta che ora prende a svilupparsi ha il diritto di usare la casa? Sicuramente no — nonostante il fatto che siate state voi ad aprire volontariamente le finestre, a tenere in casa tappeti e tappezzerie, consapevoli che a volte le cortine di protezione presentano delle smagliature. Qualcuno vorrà sostenere che siete responsabili per il seme che ha messo radici, che quindi ha diritto alla vostra casa, perché dopo tutto avreste potuto vivere senza tappeti né tappezzerie, o con finestre e porte sprangate.”
Curioso e paradossale scoprire che una delle obiezioni sollevate contro questo saggio in sostegno dell’aborto è quella di Peter Singer, sostiene che “un calcolo utilitaristico implicherebbe che la persona è moralmente obbligata a lasciare i propri reni collegati al violinista”. Scriverei per ore sulla sensazione di assurdità paradossale che percepisco ma probabilmente finirei per annoiare e in ogni caso penso si commenti abbastanza esaustivamente da sola.
Quello che so per certo è che la tendenza alla mercificazione della vita mediante l’utero in affitto è aberrante e sconvolgente quanto la tendenza alla mercificazione della morte mediante l’aborto. L’uomo ormai è giunto a considerare tutto come fosse una fonte di guadagno e non perde occasione per far girare i soldi, anche dove non dovrebbe. A testimonianza di quanto affermo:
Il link al video girato undercover in Planned Parenthood inserito nell’articolo sopracitato non funziona, riporto qui il servizio della CBS che spiega brevemente la storia di David Daleiden, il giornalista che fa parte dell’organizzazione pro-life The Center for Medical Progress, autore delle riprese.
Il Centro per il progresso medico ha pubblicato un nuovo video che spiega come Kamala Harris, in qualità di procuratore generale della California, sia collusa con la Planned Parenthood per fare leva sulla legge californiana sulla registrazione video per punire i rapporti sotto copertura della CMP sui programmi di raccolta di tessuti fetali e di ricerca della Planned Parenthood. Il video di sei minuti presenta il fondatore e presidente della CMP, David Daleiden, che ha sviluppato e orchestrato lo studio sotto copertura dell’organizzazione, durato 30 mesi, sulla Planned Parenthood e la partecipazione dell’industria dell’aborto alla vendita illegale di parti del corpo di feti abortiti, descrivendo come, per volere della Planned Parenthood, Kamala Harris ha fatto irrompere a casa sua degli agenti del Dipartimento di Giustizia della California per cercare di impedirgli di pubblicare i rapporti sotto copertura.
Qui il video tradotto in italiano dal nostro Mer Curio.
Altro importante tassello: Hilary Clinton ha ricevuto, per la sua campagna elettorale, ingenti finanziamenti dall’organizzazione abortista. Qui un’approfondimento ricco di dettagli.
Lavonne Wilenken ha lavorato in Planned Parenthood e in questo libro descrive le strategie comunicative utilizzate per convincere le donne ad abortire.
Un’infermiera che ha lavorato in una clinica racconta le sue esperienze ed elenca le tecniche utilizzate per convincere le giovani ragazze a “scegliere” di abortire.
Descrive come nelle cliniche si utilizzi la paura per direzionare la scelta. Da notare come la paura sia funzionale in svariati casi, impiegata ad arte, proprio come una sottile strategia manipolatoria. Da notare quanto sia propedeutica al raggiungimento di un obiettivo prestabilito, ben chiaro nella mente di chi applica subdolamente questa tecnica.
Nel libro sono descritte altre inquietanti confessioni, strategie per far sì che le donne rimanessero incinta più facilmente essendo così costrette ad abortire di nuovo, per trasformarle in fedeli clienti soddisfatte. Qui non si tratta più di essere a favore o contro l’aborto, qui entriamo nella più vomitevole mercificazione della vita e della morte e credo di poter affermare con una certa sicurezza che nessuno potrebbe mai mettere in discussione l’atrocità di tutto questo. Mi fa talmente schifo che mi viene da pensare quanto a realtà così sconcertanti manchi solo uno slogan pubblicitario:
“la prima volta è la più difficile, delle successive non ti accorgerai nemmeno.” Scusandomi per lo sprezzante e nero umorismo, continuo.
«Dici a te stesso — afferma l’ex abortista — che stai aiutando quella donna. Sai che è sbagliato, ma dici a te stesso che stai aiutando quelle donne e quindi fai e dici e vedi. Quando una delle mie dipendenti ha avuto una sorta di di crisi di coscienza le ho detto: “Ricorda che hai aiutato una donna, hai aiutato una donna”, e questo era il nostro mantra». (Fonte)
Questo estratto mi ha molto colpita perché una perplessità che spesso sorge spontanea riguarda la buona fede delle persone. Com’è possibile che accada tutto questo? Pur essendo a conoscenza di fatti verificati, dinamiche documentate, testimonianze dirette e indirette affidabili, essendo queste in evidente minoranza, ci si chiede come la massa possa conviverci, e non mi riferisco solo all’aborto.
Fondamentalmente il ragionamento può essere applicato a parecchie situazioni, dai vaccini alla salute in generale, dall’economia alla guerra. Tornando sul tema, seguendo il percorso mentale precedente, una delle risposte più plausibili potrebbe trovarsi nel fatto che non ovunque si verificano certe atrocità, anche se il meccanismo non può essere in alcun modo definito un caso isolato, anzi, più cautamente dovrebbero essere visti come pericolosissimi casi pilota.
La risposta più convincente però si trova proprio tra le righe di quel virgolettato, a mio avviso. Spesso non siamo disposti a guardare la realtà dritta in faccia, spesso risulta difficile essere totalmente sinceri con sé stessi ma soprattutto non siamo disposti a mettere in discussione la nostra intera vita e tutte le nostre certezze. Queste due considerazioni, per me, sono più che sufficienti a smentire le obiezioni sollevate.
Un omaggio a te, piccolo mai nato. Dalla mano del tuo papà che ridisegna il nostro dolore.
Jane Beville ha raccontato così la sua storia: “Sono stata infermiera per 33 anni, 18 dei quali in sala parto e nel reparto ostetricia ad alto rischio. Non ho mai mai visto un caso in cui sarebbe stato necessario un aborto per salvare la vita di una madre.”
L’esperienza della mia più cara amica mi ha fatto riflettere molto. Una ragazza di ventun’anni incinta di sei mesi si sottopone alla morfologica, la ginecologa riscontra una dilatazione ai reni del bambino, si trova in uno degli ospedali migliori della zona, si è affidata a degli specialisti e le viene detto che il suo piccolo avrà la sindrome di Down, le consigliano di abortire. Lei ha desiderato quel cucciolo per molto tempo, ha già sofferto per un aborto spontaneo e sceglie di portare a termine la gravidanza. Il bimbo nasce perfettamente sano. Avevo vent’anni quando ho conosciuto quel bambino e lui non ne aveva ancora compiuti tre. Abbiamo legato immediatamente, gli voglio un gran bene, come ne voglio alla sua coraggiosissima mamma, ora ha tredici anni, non lo coccolo più ormai, è troppo grande e si sentirebbe in imbarazzo ma è il ragazzino più educato, dolce, responsabile e intelligente che abbia mai conosciuto.
Questo cucciolo a 11 settimane già si chiamava Ezekiel. Per Singer era una non-persona senza alcun diritto di vivere. Per molti altri solo una storia triste. Per la sua mamma? Prima una gioia e poi una sofferenza difficili da descrivere.
Concludendo, credo ancora che sia un diritto avere la possibilità di scegliere, ma solo dopo aver ricevuto un’informazione completa che possa portare ad una dovuta, necessaria e totale presa di coscienza. L’obiettivo di queste righe è semplice, vorrei solo che il tema non fosse dibattuto solo dai soliti intellettuali, da chi ne è stato toccato personalmente o da cristiani fanatici, e nemmeno solo da chi si interessa semplicemente all’argomento per qualsiasi altro motivo, vorrei che non passasse in secondo piano per nessuno.
Lo ritengo importante e vorrei che ogni individuo sulla faccia della terra si facesse una propria, personale e libera idea al riguardo, scevro da condizionamenti esterni o interni. Pensando solo ed esclusivamente al bene di una mamma e di un bambino. Non sopporto la manipolazione, l’idea che le nostre scelte possano essere volutamente direzionate perché arrivino a coincidere con gli interessi di qualcuno. Non sopporto la strumentalizzazione, l’idea che le legittime battaglie, entrambe sacrosante e condivisibili, per i propri diritti da una parte o per la sacralità della vita dall’altra, possano essere utilizzate per plasmare l’opinione pubblica. Soprattutto se in gioco ci sono i sentimenti di una donna e l’innocenza di una dolce creatura.
Nelle foreste tropicali dell’America centrale, vaste piramidi di pietra si sbriciolano lentamente sotto gli alberi.
In questo episodio, guardiamo a quel grande mistero romantico: la caduta della Civiltà Maya Classica. Scopriamo come questa grande civiltà sia cresciuta in condizioni ambientali che nessun’altra civiltà ha mai affrontato, capendo i fatali difetti che si nascondono sotto la sua superficie, e cosa sia successo dopo il suo definitivo, cataclismico crollo.
Tayasal è un Maya sito archeologico situato nell’attuale Guatemala . E ‘stata una grande città Maya con una lunga storia di occupazione. Tayasal è una corruzione di Tah Itzá ( “Luogo del Itza”), termine originariamente usato per riferirsi al nucleo del territorio Itza in Petén. Il nome Tayasal è stato applicato per errore al sito archeologico, e in origine applicato alla capitale Itza . Tuttavia, il nome si riferisce ora alla penisola sostenendo sia il sito archeologico e il villaggio di San Miguel. Il sito è stato occupato dal Medio Preclassico periodo (c. 1000–350 aC) fino alla tarda Postclassico (c. 1200–1539 dC). Il sito è un monumento nazionale protetto.
SU JOHN LLOYD STEPHENS E FREDERICK CATHERWOOD
Sfidando le giungle dello Yucatan, del Guatemala e dell’Honduras 170 anni fa, John Lloyd Stephens e l’artista Frederick Catherwood divennero i primi viaggiatori di lingua inglese ad esplorare questa regione originariamente conosciuta solo dai Maya. Nativo del New Jersey, Stephens divenne famoso per i suoi famosi classici del viaggio, Incidents of Travel in Central America, Chiapas e Yucatan (1841) e Incidents of Travel in Yucatan (1843). Stephens era un avvocato di professione, ma soffriva di una leggera malattia che gli dava la scusa perfetta per un anno sabbatico di due anni in Europa e in Egitto. Il suo primo incontro con le piramidi egiziane lo spinse a scrivere dei suoi viaggi e nel 1837 pubblicò un libro che gli valse un soprannome: il viaggiatore americano. Ormai era diventato dipendente dall’archeologia e il desiderio di continuare le sue esplorazioni lo portò a Londra.
STEPHENS INCONTRA CATHERWOOD
A Londra Stephens ha incontrato l’inglese Frederick Catherwood, famoso per i suoi disegni di scavi archeologici in Egitto e a Gerusalemme. Il talento di Catherwood, come illustrato nei libri di Stephens, era nella sua capacità di ritrarre monumenti antichi con grande precisione. Quando Stephens fu nominato ambasciatore speciale in America Centrale nel 1839 per negoziare i trattati, contattò immediatamente Catherwood e chiese aiuto per il progetto. Partirono per l’America Centrale. Questo viaggio generò il primo lavoro di Stephens sui Maya, Incidents of Travel in Central America, Chiapas e Yucatan. A causa della sua popolarità, il primo anno furono stampate dodici edizioni, creando un nuovo fenomeno: un autore bestseller. Questo status ha liberato Stephens dalla sua carriera di avvocato e gli ha permesso di seguire la sua beatitudine -esplorazione. Il primo libro di Stephens contiene i racconti di quarantaquattro città in rovina dove sono stati ritrovati resti di antiquari, e nella prefazione Stephens spiega il suo viaggio in America Centrale come il più esteso fatto da uno straniero nella penisola dello Yucatan. Stephens scrive che, per quanto strano possa sembrare, la maggior parte di questi siti erano sconosciuti agli abitanti di Merida, la capitale dello Yucatan. Pochi erano stati visitati da stranieri. Desolate e ricoperte di alberi, le antiche strutture apparivano come tumuli ricoperti d’erba. [..CONTINUA — LINK ALL’ARTICOLO IN INGLESE]
Diego de Landa avvertiva analogie tra Cristianesimo e religione maya per quel che concerne la sacralità dei riti che prevedevano sacrifici umani e offerte di sangue, qualcosa che ricordava il carattere sacrificale della figura del Cristo il quale offerse la propria vita per l’umanità. A causa delle reticenze dei Maya ad accettare la nuova fede cattolica e ad abbandonare i propri riti, a giugno del 1562 Landa fece arrestare i governatori di Pencuyut, Tekit, Tikunché, Hunacté, Maní, Tekax, Oxkutzcab e di altre zone limitrofe, tra gli arrestati c’erano Francisco Montejo Xiu, Diego Uz, Francisco Pacab e Juan Pech che vennero torturati. Il 12 luglio 1562 si realizzò l’autodafé di Maní, nel corso del quale furono ridotti in cenere idoli di diverse forme e dimensioni, furono distrutte le grandi pietre utilizzate come altari, piccole pietre lavorate, terrecotte e codici con geroglifici. Landa affermò: Troviamo tutti i libri scritti nella loro lingua e dato che in essi non v’è cosa che non sia corrotta da superstizione e falsità diabolica, bruciamoli indistintamente! Si calcola che tonnellate di libri andarono distrutti, scritti che illustravano la civiltà maya in tutti i suoi aspetti.
I maya cercarono di preservare in ogni modo i loro culti ancestrali mentre i coloni spagnoli protestavano perché in luogo della dottrina cattolica gli indios non ricevevano altro che miserabili tormenti. Tali notizie giunsero alle orecchie di Filippo II e di conseguenza ad aprile 1563 Landa dovette tornare in Spagna dove fu convocato per difendersi dalle accuse.
Nella maturità De Landa si dedicò allo studio di quella cultura che tanto aveva fatto per annientare. Forse per redimersi dal suo passato, cercò di raccogliere quante più informazioni poté su quella cultura che, da inquisitore, aveva cercato di far scomparire ad ogni costo. Mise insieme una gran quantità di dati sulla storia, lo stile di vita e le credenze religiose del popolo maya. Cercò anche di venire a capo del sistema vigesimale, che essi utilizzavano in matematica, del loro calendario e — con scarso successo — della scrittura maya. De Landa partì dal presupposto errato che la lingua maya fosse scritta con un alfabeto fonetico (come la lingua spagnola e latina a lui note), mentre in realtà era basata su sillabe e logogrammi. Ricavò dunque una tavola comparativa tra lettere dell’alfabeto latino e caratteri maya del tutto inaffidabile.In seguito tuttavia tale alfabeto, una volta interpretato in modo corretto (come, essenzialmente, un sillabario) dal linguista russo Jurij Valentyinovics Knorozov, si sarebbe dimostrato strumentale alla decifrazione della civiltà Maya.
Non sono note le regole del gioco nell’antichità, quindi quelle usate nel racconto sono un mix di quel poco che si è riuscito a intuire e quelle dell’Ulama. La palla era di gomma e poteva arrivare a pesare anche quattro chili. Nella versione più diffusa i giocatori potevano colpirla solo con le anche, nella nostra versione è valida qualsiasi parte del corpo tranne mani e piedi. Le regole erano simili a quelle della pallavolo: la palla andava ribattuta dalle due squadre da una parte all’altra del campo fino a che una delle due falliva lasciandola cadere o buttandola fuori. Veniva giocato all’interno di lunghi campi delimitati da muri, ai quali nel periodo postclassico i Maya aggiunsero degli anelli di pietra disposti in verticale, facendo diventare il gioco un incrocio tra pallavolo e pallacanestro. Il più grande campo da gioco rinvenuto, a Chichen Itzá, è lungo 166 metri e largo 68.
Far bollire 2 tazze di latte intero Aggiungere 60 gr. di cioccolato fondente grattugiato e mescolare bene Aggiungere un pizzico di vaniglia, cannella e facoltativo il pepe di cayenna. Scaldare il tutto per circa 1 minuto . Servire in tazza e gustarla calda.
“Due monticelli insieme”, è il significato del nome Calakmul. Siamo in una delle città più importanti della civiltà maya, tanto per estensione che per popolazione, giacchéarrivò ad avere più di 50,000 abitanti. La cronologia della città rimonta al periodo Pré-Classico (300 a.C.-250 a.C.), mentre il suo momento di splendore. è stato nel periodo Classico, quando il regno di Kaan si alleò con altri stati in una confederazione chiamata “Cuchcabal”. Abbiamo annotazioni che nel periodo post-Classico, si realizzavano alcune attività rituale.
Calakmul è conosciuta grazie al biologo Cyrus Longworth Lundell, chi, lavorando per una impresa di gomma da masticare arrivò al sito nel 1931. É stato solamente mezzo secolo dopo, dal 1982, quando si realizzarono scavi in grande scala sotto la coordinazione di William Folan, del Centro di Investigazioni Storiche e Sociali della Università Autonoma di Campeche.
SULLA SICCITÀ CHE PORTÒ AL CROLLO:
La fine del periodo classico della civiltà Maya, avvenuta tra l’800 e il 1000 d.C., viene spesso utilizzata per mostrare come l’andamento del clima possa contribuire al crollo di intere società. In una ricerca, pubblicata su Science, un team di ricercatori di Cambridge e della University of Florida ha fatto luce su intensità e durata di questa intensa siccità che ha contribuito ad una crisi sociopolitica in grado di destabilizzare l’intera civiltà dei Maya. [Link allo studio pubblicato sulla rivista Science, in lingua inglese]
L’antropologa Betty J. Meggers ha pubblicato il suo primo lavoro scientifico, intitolato “The Beal-Steere Collection of Pottery from Marajó Island, Brazil”, nel 1945. Sarebbe stato il primo di più di 300 libri, articoli di giornale, monografie e traduzioni di cui Meggers sarebbe stata autrice. Il punto focale della sua carriera, che si estendeva per più di sei decenni, era la storia e la gente del bacino del Rio delle Amazzoni.
Mentre lavorava al suo dottorato di ricerca alla Columbia University, Meggers ha incontrato Clifford Evans, che stava anche lui seguendo un dottorato di ricerca in antropologia, e che aveva svolto un lavoro sul campo negli Stati Uniti sud-occidentali e in Perù. Clifford Evans ha ricevuto il suo dottorato di ricerca nel 1950 e subito dopo ha ricevuto un incarico come Istruttore di Antropologia all’Università della Virginia. Betty Meggers ha ricevuto il dottorato di ricerca nel 1952, quando le donne erano candidate per appena il 10% dei dottorati rilasciati negli Stati Uniti.
Evans e Meggers si sposarono nel 1946 e diventarono due degli archeologi più influenti del ventesimo secolo. La maggior parte del loro lavoro collettivo si è concentrato sulla popolazione e la cultura del bacino del Rio delle Amazzoni, tra cui Brasile, Ecuador, Venezuela e Guyana. Insieme, sono diventati i primi archeologi a concentrare le loro ricerche su come l’ambiente afoso della foresta pluviale ha influenzato la vita quotidiana degli antichi amazzonici. Attraverso l’esame del suolo, che si è rivelato sottile e privo di nutrienti, Meggers e Evans hanno concluso che l’intenso clima della foresta pluviale non avrebbe potuto alimentare i livelli di produzione agricola necessari per sostenere gli insediamenti permanenti, e hanno proposto che i residenti delle aree di altopiano creassero solo abitazioni temporanee e stagionali sul suolo della foresta pluviale. Nel 1957, Meggers e Evans pubblicarono Archeological Investigations at the Mouth of the Amazon. Sebbene questa ricerca sia stata accolta con notevole scetticismo, Meggers ha continuato a rivedere le prove e i dati relativi per più di 50 anni.
L’esame della ceramica, un’arte umana, può rivelare una ricchezza di informazioni sui popoli che hanno occupato un sito archeologico. All’inizio degli anni Sessanta, Meggers ha esaminato le ceramiche stratificate rinvenute in Valdivia, in Ecuador. Utilizzando un sistema di analisi della ceramica sviluppato da lei e da Evans, che comprende la datazione al radiocarbonio, la termoluminescenza e lo scavo stratificato, gli esemplari valdiviani risalgono al 2700 a.C. circa. Sorprendentemente, ha trovato molte somiglianze con le ceramiche scavate a Kyushu, in Giappone, attribuite all’antico periodo Jōmon. Meggers e Evans conclusero che ci poteva essere stato un contatto tra le due culture, nonostante fossero separate da più di 9.000 miglia di Oceano Pacifico. Tuttavia, il periodo Jōmon è un periodo piuttosto ampio, 14.000–300 a.C. Questo ampio intervallo di tempo, e la mancanza di prove che suggeriscano solide tecniche di navigazione, ha portato ancora una volta allo scetticismo in tutta la professione archeologica.
SU COPAN:
E’ l’8 marzo dell’anno 1576. Don Diego Garcia de Palacio invia una lettera a Filippo II, re di Spagna, per informarlo della scoperta di meravigliose rovine in una località dell’attuale Honduras che le popolazioni indigene chiamavano Copán.
La segnalazione di Palacio fu però ignorata fino al 1839, quando un diplomatico statunitense J.L. Stephens e il suo accompagnatore F. Cathervwood iniziarono l’esplorazione del sito. Pochi anni dopo, Sthephens, pubblica “Incidents of travel in Yucatan”, in cui descrive le rovine di Copán.
Da allora ebbe inizio un’indagine sistematica della città Maya alla quale parteciparono alcuni dei massimi esperti di civiltà precolombiane. A differenza delle principali città come Tikal o Palenque, Copán è famosa, più che per l’imponenza delle architetture, per la mole artistica ritrovata.
Impressionante il numero delle sculture e delle stele ritrovate.4509 strutture, 3450 delle quali si trovano in un’area di soli ventiquattro chilometri quadrati attorno al gruppo principale, che ricopre una superficie di quaranta ettari, costituito da una spianata artificiale per la quale è stato impiegato un milione di metri cubi di terra.
Halloween è una delle feste più popolari e celebrate nel mondo moderno, sia che la gente lo ami o lo odi. Ovunque si vada durante il mese di ottobre, si vedono decorazioni ad esso correlate. A causa della commercializzazione e di altre bastardizzazioni delle celebrazioni di Halloween importate nella maggior parte dei paesi, la gente tende a credere che si tratti di un moderno americanismo senza radici, liquidandolo come qualcosa di stupido o poco importante, o semplicemente una scusa per i bambini per travestirsi e fare malizia generale.Questo non potrebbe essere più lontano dalla verità, dato che Halloween e il relativo All Hallows’ Day hanno radici profonde nelle culture native europee, essendo una delle più importanti feste pagane dell’anno.
In questo post, esploreremo le antiche tradizioni iberiche relative ad Halloween, alcune delle quali ancora praticate fino ad oggi o comunque ancora vive nelle nostre leggende e nel folklore. Daremo anche un’occhiata a cosa significa veramente Halloween e a quale scopo è stato celebrato.
Il Dio iberico occidentale Crouga
Il primo aspetto che dovremmo analizzare in primo luogo è il teonimo Crouga che appare nell’Iberia occidentale, nelle zone dove vivevano le tribù dei Galleghi e dei Lusitani. In totale sono state trovate ancora oggi 4 iscrizioni dedicate a questo Dio: 1 in Galizia, nella provincia di Ourense, e 3 in Portogallo, di cui 1 si trova a Braga e le altre 2 a Viseu.
È praticamente accettato che l’etimologia di Crouga deriva da Proto-Celtico *krowko-, che significa “mucchio”, “collina”, “uomo di pietra”[1]. Questa radice protoceltica ha dato anche la parola irlandese cruach, con lo stesso significato, e la parola gallica crug, che significa “tumulo”. Inoltre, questa radice protoceltica può anche avere il significato di “testa” o “cranio”, poiché ha dato anche le parole galiziano-portoghesi “croca/crouca/coca”, tutte con questo stesso significato. Sono anche cognate con il crogen della Cornovaglia e il clocán irlandese, che significa anche “testa” o “cranio”.
Crouga appare con epiteti relativi a rocce come Toudadigoe (“roccia del popolo/villaggio”), e a toponimi come l’epiteto di Magareaigoi dall’iscrizione lusitana di Lamas de Moledo (vedi altro nel mio post sulla lingua lusitana). Da un’analisi etimologica, è facile concludere che il Crouga è un Dio della morte, forse la sua personificazione in qualche misura, ma si potrebbero anche sostenere funzioni che riguardano la protezione dei pastori, dei viaggiatori e degli insediamenti. I “Cairn” rappresentano ancora oggi una componente importante dello stile di vita dei pastori in Portogallo, essendo spesso utilizzati come punto di riferimento per facilitare la navigazione. Li chiamiamo “moledros” in portoghese, che può derivare dal protoceltico *mol-a, che significa “lodare”[2]. Il nostro folclore dice che se si toglie una pietra da un tumulo, questa tornerà ad essa entro l’alba. I cairn erano storicamente usati anche come luoghi di sepoltura, il che potrebbe spiegare la radice protoceltica della parola “moledro”, come nel “lodare i morti”.
Moledro a Gerês, Portogallo
Se guardiamo un po’ più in profondità nei detti popolari dei moledros, la presa della pietra, la forza vitale, e il suo ritorno al cairn (al luogo di sepoltura, agli inferi) all’alba può indicare il simbolismo della reincarnazione, che rappresenta le eterne fasi cicliche della vita viste nelle credenze pagane europee. Questa analisi può anche spiegare il legame tra Crouga e le teste/teschi di cui si è parlato sopra. Il cranio è una delle rappresentazioni più importanti della morte e dei morti, che contiene simbolicamente i ricordi dell’antenato morto, pronto per essere trasmesso alla prossima incarnazione o alla prossima vita. Il Portogallo e alcune parti della Spagna conservano una creatura molto interessante nel loro folklore chiamato Coca, anche se appare anche come Couca, Cuca o Cuco a seconda della regione. Avrete già notato la somiglianza del nome di questa creatura con Crouga. L’etimologia è la stessa, e oggi questa creatura è usata per spaventare i bambini quando si comportano male, poiché si dice che Coca porti via i bambini dalla loro famiglia se sono cattivi. È molto probabile che Coca sia la vecchia divinità pagana Crouga, conservata nella memoria popolare collettiva, ma demonizzata dal cristianesimo e oggi ridotta a una specie di spauracchio.
Que Viene el Coco, Francisco de Goya
Da notare anche la somiglianza del nome e dell’etimologia di Crouga con il Dio irlandese Crom Cruach. Crom Cruach sembra aver avuto funzioni di fertilità, di agricoltura e di rinnovamento della vita, e si dice che il suo culto sia stato terminato da San Patrizio, essendo stato in seguito demonizzato dai cristiani, non diversamente da Crouga che segue la nostra teoria di cui sopra.
Ma perché questa divinità è rilevante per le celebrazioni di Halloween nella penisola iberica? Vediamo come si lega ulteriormente al motivo di Halloween che ci è più familiare…
La zucca di Halloween intagliata
Intagliare volti in una zucca è una tradizione di Halloween diffusa in tutto il mondo, con radici molto probabilmente molto antiche. Tuttavia, la zucca non è sempre stata la pianta utilizzata per questo scopo. Le rape erano comunemente utilizzate in diversi paesi europei per intagliare i volti, mentre in Portogallo si utilizzavano invece le zucche. In ogni caso, lo scopo di questo rituale era lo stesso: il volto scolpito rappresenta l’antenato morto, essendo quindi oggetto di anamnesi per aiutarvi a ricordare le vostre vite passate o, in altre parole, per facilitare la reincarnazione dei vostri antenati in voi.
La cosa interessante è che la zucca scolpita, o la zucca di jack-o’-lantern, come siamo arrivati a chiamarla in lingua inglese, viene chiamata “coca” o “coco” in alcune regioni portoghesi, in particolare nel Minho[3], dove vengono realizzate maschere scolpite nelle zucche, che ricevono il nome di “coco”. Qui vediamo, ancora una volta, un possibile parallelo con Crouga e il significato del suo nome, legando ulteriormente i temi della morte, dei teschi e degli antenati morti alla celebrazione di Halloween.
Zucca con toro e rune iberiche preromane, scolpite da un mio caro amico.
Nella regione di Beira, in Portogallo, era tradizione tra i giovani ragazzi intagliare un volto in zucche o piante simili, mettere una candela all’interno e mettere un bastone attraverso la pianta intagliata, sfilando poi per le strade con loro. Questo avveniva il 31 ottobre o il 1° novembre[4]. A Coimbra, i ragazzi chiedevano torte e/o pane mentre facevano questa sfilata. Questo rituale mostra ulteriormente i rituali di reincarnazione e la celebrazione degli antenati morti di cui si occupa Halloween.
Ma quale potrebbe essere l’origine di questi rituali? Quanti anni hanno? Sono sempre stati presenti nelle tradizioni del nostro popolo? Torniamo al Neolitico per rispondere a queste domande…
Il Laje das Côcas
La catena montuosa del Caramulo, situata nella regione di Beira in Portogallo, ospita molti monumenti megalitici. Uno di essi, il Laje das Côcas, risalente al 3000 a.C., è una roccia con incisioni di quelle che i ricercatori ritengono semplici rappresentazioni di volti umani (gli occhi e il naso)[5].
Laje das Côcas
Mentre un’altra possibile interpretazione potrebbe essere che si tratti di simboli fallici (comuni anche nell’arte neolitica), la ragione per cui i ricercatori ritengono che rappresenti volti umani è dovuta al nome della roccia (risalendo al significato della parola “coca”) e confrontandola con altri antichi manufatti trovati in territorio portoghese (nella foto sotto), che contengono motivi simili al Laje das Côcas e rappresentano più ovviamente la somiglianza di un volto umano.
Artefatti analoghi trovati in Portogallo
Inoltre, il Laje si trova vicino a un dolmen, il che fa credere agli studiosi che siano rappresentazioni dei morti. Ancora una volta, continuiamo a vedere l’importanza della rappresentazione della testa o del volto dell’antenato morto nella religione nativa europea. Andremo ora avanti nel tempo di qualche migliaio di anni, fino all’età del ferro, dove il culto delle teste degli antenati diventa ancora più evidente…
Il culto delle teste mozzate in Iberia
Uno degli aspetti più interessanti dell’arte iberica dell’età del ferro e del simbolismo religioso è la prevalenza di teste mozzate. Per molti anni si è pensato che fossero legate al sacrificio umano, queste teste sono infatti legate a culti ancestrali e al culto dei morti. Uno degli esempi più famosi sono le numerose statue di teste che si trovano nella cultura gallega castrista del nord del Portogallo e di Galiza.
I Celtiberiani della Spagna centrale spesso raffiguravano teste mozzate nei loro manufatti, il migliore esempio è la fibula celtibera in bronzo che raffigura un uomo a cavallo con una testa mozzata sotto la testa del cavallo. I cavalli hanno un simbolismo molto importante nel paganesimo europeo, essendo spesso visti come psicopompi e guide dei morti in generale. Potremmo dire che la testa mozzata in questo perone rappresenta l’antenato morto, mentre l’uomo sopra il cavallo rappresenta l’iniziato che “cavalca” nella sua vita successiva, completando il processo di rinascita e diventando il suo antenato morto.
Fibula celtiberiana, 300 a.C. circa.
Simbolismo simile appare con l’Orso di Porcuna, realizzato dalla tribù iberica meridionale dei Turdetani intorno al I secolo a.C. Raffigura un orso che regge una testa umana. Il significato dovrebbe essere ovvio. Gli orsi sono un altro animale carico di simbolismo nella mitologia europea. Spesso venerato come antenato e guardiano degli inferi (in quanto abitano le grotte), l’orso di Porcuna si erge come custode dei ricordi ancestrali, contenuti nel cranio dell’antenato che tiene in mano. È necessario sconfiggere simbolicamente questo orso (in altre parole, completare il processo di reincarnazione) per riacquistare i ricordi delle vite passate.
Un caso molto simile è stato trovato nell’Iberia orientale con il Leone di Bienservida, realizzato dai Bastetani nel VI secolo a.C.. Al posto di un orso, abbiamo un leone che protegge un teschio umano. Il simbolismo è lo stesso, in quanto i leoni hanno una funzione molto simile a quella degli orsi.
Come ultimo esempio, vorrei mostrarvi la patera di Perotito, che si trova a Jaén, nel sud-est della Spagna. Realizzata dagli Oretani intorno al 300 a.C., questa patera raffigura un lupo che divora una testa umana. Il lupo è a sua volta circondato da serpenti. La patera ha poi un cerchio interno diviso in 9 parti, ognuna con una scena di caccia. Anche il cerchio esterno è diviso in 9 parti, ma queste contengono centauri che svolgono diverse attività come suonare strumenti o portare cibo e bevande.
Patera di Perotito, 300 a.C. circa
Il lupo è un altro animale molto comune nella mitologia europea. È anche associato agli elementi ctonici e al passaggio alla vita successiva. La patera è una palese scena di rinascita, con il lupo che divora la testa umana a simboleggiare la fine di questa vita. Ricordiamo che il lupo è un simbolo di Endovelico, un dio iberico degli Inferi simile all’Ade. Tutto ciò che circonda il lupo, tuttavia, riguarda il rinnovamento del ciclo e il viaggio verso la vita successiva. I serpenti sono un simbolo degli antenati, il marchio della Terra-Madre e uno degli animali sacri della dea iberica della rinascita Ataegina. Può anche rappresentare il cordone ombelicale. I cerchi intorno al centro della patera che si dividono in 9 parti potrebbero essere un cenno ai 9 mesi di gravidanza. Le scene di caccia sono estremamente importanti, poiché la caccia era un rito di passaggio all’età adulta in molte culture. I centauri che suonano gli strumenti alludono all’importanza della musica come potente strumento di memoria. Il cibo e le bevande che portano con sé sono in relazione con le offerte fatte ai morti, ma anche, forse, con il nutrimento degli iniziati nel grembo materno.
Dettaglio della Patera de Perotito
Possiamo chiaramente vedere una cultura comune e condivisa tra le diverse tribù iberiche nell’età del ferro, essendo la continuazione di tradizioni molto più antiche con radici estremamente profonde. Ora daremo uno sguardo a come queste tradizioni hanno portato ai tempi moderni, nonostante una parte della nostra saggezza ancestrale sia stata dimenticata o comunque soppressa dalle religioni abramitiche come il cristianesimo.
Le celebrazioni iberiche di Halloween nella storia contemporanea
Abbiamo già vissuto due dei festeggiamenti di Halloween della Storia recente in Portogallo: l’intaglio delle zucche e la sfilata per strada con le zucche sui bastoncini mentre si chiede del pane o dei dolci (una vecchia forma di “dolcetto o scherzetto”).
La cosa interessante di quest’ultima è che, nell’antichità, i soldati iberici adornavano la punta delle loro lance con la testa o il cranio dei loro nemici dopo una battaglia vittoriosa, sfilando e festeggiando con loro in seguito[6]. Queste due pratiche possono quindi essere collegate, essendo conservate nella memoria popolare nel corso dei secoli.
Non è una coincidenza che il pane sia stato chiesto in questa prima forma di scherzo o delizia. Oltre all’ovvia ragione che il pane è alla base della nostra dieta e che è un alimento economico e ampiamente disponibile, dobbiamo anche comprendere le sue connotazioni simboliche. Il pane è considerato il cibo dei morti in Portogallo, e nella notte che va dal 31 ottobre al 1° novembre, la gente in alcune regioni del Portogallo lasciava il pane e altri alimenti sulla tavola durante la notte, perché gli spiriti degli antenati visitavano le loro case quella notte. Era una forma per accogliere gli antenati, mostrare rispetto per loro e per facilitare ulteriormente il processo di reincarnazione. Sfortunatamente, alla fine del XX secolo, questa pratica si è in gran parte estinta, forse è stata mantenuta in vita solo da persone anziane in zone più rurali.
Un’altra pratica comune in tutto il Portogallo è quella di riempire i cimiteri di candele ad Halloween o nel giorno di Tutti i Doni, creando una bella vista quando arriva la notte. Il rituale delle candele accese nei cimiteri è, infatti, una pratica pagana, come ci racconta il canonico 34 del Sinodo di Elvira, uno dei primi grandi sinodi cristiani tenutisi in Iberia intorno al 306 d.C.. Il suo scopo era soprattutto quello di analizzare le pratiche pagane del popolo iberico (poiché la maggior parte non si era ancora convertita) e di stabilire codici di condotta della comunità cristiana per evitare atti di “paganesimo”. Dice il can. 34 di questo Sinodo:
Le candele non devono essere bruciate in un cimitero durante il giorno. Questa pratica è legata al paganesimo ed è dannosa per i cristiani. A coloro che lo fanno è da negare la comunione della Chiesa.
Il canone parla da sé. Come si vede, anche il semplice atto di lasciare una candela ai morti, che facciamo quasi inconsciamente, ha radici precristiane molto antiche.
Voglio concludere questa sezione con il Magusto. Magusto è una festa fatta ad Halloween, All Hallows’ Day o altrimenti l’11 novembre in tutta l’Iberia. Nel Magusto si cucina e si mangia castagne, si beve una quantità considerevole di alcol e ci si macchia il viso con la cenere del fuoco usato per cuocere le castagne. Ma qual è il significato di Magusto e qual è lo scopo della castagna, del bere alcolici e del macchiarsi il viso con la cenere?
Bambini portoghesi con la cenere che si macchiano il viso e le mani che macchiano il loro insegnante ad una festa di Magusto
Il primo aspetto interessante è che l’etimologia di Magusto è sconosciuta. Questo suggerisce già una possibile origine in un substrato iberico preromano, che ne fa una tradizione antichissima. Secondo il più importante etnografo portoghese Leite de Vasconcelos, il Magusto è un’antica celebrazione degli antenati morti[7]. In alcune regioni del Portogallo, invece di lasciare il pane nelle tavole durante la notte, la gente lasciava le castagne. Ai vivi era proibito toccare o mangiare le castagne destinate ai morti.
Le castagne assomigliano di per sé a teste umane. Nella regione di Trás-os-Montes in Portogallo, “cócora” è il nome dato alle castagne cotte parzialmente sbucciate (si noti la somiglianza del nome con Crouga e “coca”)[8]. Curiosamente, “coca” significa anche castagna in lingua occitana (che è una delle lingue ufficiali della Catalogna).
Il consumo di alcol ha sempre avuto un ruolo di primo piano nei riti e nelle celebrazioni pagane europee, in particolare nei culti di Dioniso e di altre divinità simili. L’alcol lascia il bevitore in uno stato frenetico, il che significa simbolicamente che è posseduto dagli Dei o dal sangue ancestrale. Naturalmente, questo non significa che i nostri antenati fossero costantemente ubriachi o approvavano un consumo eccessivo di alcol. Questa pratica era riservata alle alte feste religiose, e molte volte esclusiva dei sacerdoti di certi Dei, come le Menadi, seguaci di Dioniso e di Bacco.
Menadi danzanti, 330 a.C. circa. La danza, insieme al consumo di alcol, induceva il seguace di Dioniso in una frenesia divina.
La colorazione del volto con la cenere è molto probabilmente legata all’impersonificazione dell’antenato. È come indossare una maschera, o forse perché ha lo scopo di somigliare a un cadavere. Questo è l’ennesimo rituale per impersonare, emulare o diventare l’antenato.
Ora abbiamo i pezzi di questo puzzle completi. Come potete vedere, gli aspetti della pratica del Magusto si adattano tutti perfettamente, portandoci di nuovo ai temi della morte, della rinascita e del risveglio degli antenati di cui abbiamo parlato finora. Certo, il cristianesimo ha soppresso il vero significato del Magusto, attribuendo questa festa alla celebrazione di San Martino di Tours in tempi più recenti, ma un’attenta analisi mostra quanto ciò sia completamente falso, senza che nulla suggerisca che questo Santo sia l’origine della celebrazione del Magusto.
Conclusione — il vero scopo di Halloween
Dovrebbe essere ovvio ora lo scopo di questa famosa celebrazione: Halloween è un rito di iniziazione annuale che ha lo scopo di risvegliare gli antenati che sono in voi. Si tratta di un’importantissima festa pagana, che permette la continuazione dell’eterno ciclo della morte e della (ri)nascita. Il suo scopo è quello di mantenere vive le tradizioni, i ricordi e, soprattutto, il sangue dei vostri antenati. O in altre parole, le NOSTRE tradizioni, le nostre memorie e il nostro sangue, come noi e i nostri antenati siamo uguali.
A questo scopo, ci circondiamo di motivi che riguardano crani o teste, le somiglianze degli antenati. La vista degli antenati risveglia in voi gli antenati. Dobbiamo anche tener conto del fatto che i ricordi sono immagazzinati nella mente, caricando ancora di più i teschi o le teste di simbolismo.
Possiamo anche supporre che Crouga fosse una divinità invocata nell’antichità per questi rituali. Forse era visto come gli stessi antenati, o una sorta di psicopompo che facilitava le transizioni tra la morte e la rinascita. Il suo rapporto con le teste potrebbe farne una delle origini delle moderne zucche di Halloween intagliate, e il fatto che sia forse sopravvissuto nel nostro folklore come creatura Coca è una testimonianza della sua importanza nelle nostre antiche credenze.
Halloween è, quindi, una celebrazione importante per lo spirito europeo. Mettendo da parte il vaporoso simbolismo moderno che lo ha sovvertito e guardando alle vecchie pratiche cariche di significato, possiamo vedere che si tratta di una celebrazione nativa europea, con l’Iberia che ha una sua versione con radici altrettanto profonde. Non è in alcun modo una tradizione importata, né è priva di spiritualità. Anzi, direi che Halloween è una delle feste che dovremmo prendere più seriamente. Diventare i vostri antenati, ricordare chi siete veramente e garantire la sopravvivenza delle nostre tradizioni e del nostro sangue è l’obiettivo più importante della visione del mondo nativo europeo.
Referenze
1. Olivares Pedreño: Los Dioses de la Hispania Céltica, p. 94.
2. Matasovic: An etymological lexicon of Proto-Celtic, p. 180.
José Martínez: Cabezas Cortadas, in Historia 16, nº 26, 1978.
Francisco Simón: Religion and Religious Practices of the Ancient Celts of the Iberian Peninsula, in Journal of Interdisciplinary Celtic Studies, vol. 6.
Fernanda Frazão and Gabriela Morais: Portugal, Mundo dos Mortos e das Mouras Encantadas.
Caricamento mentale, crionica, intelligenza artificiale, robotica, esplorazione dello spazio, modificazioni del cervello e del corpo e le radici fantascientifiche di un futuro tecnologico
1906 Nikolai Fyodorov stabilisce il cosmismo russo, un sistema di credenze spirituali e precursore del transumanesimo che sostiene l’immortalità fisica, l’esplorazione dello spazio e la resurrezione dei morti attraverso la scienza.
1923 Lo scienziato e marxista britannico J. B. S. Haldane pubblica Dedalo; o, Science and the Future, che offre una visione precoce del pensiero transumanista, particolarmente interessato alle implicazioni etiche del progresso della scienza.
1929 Lo scienziato britannico John Desmond Bernal pubblica Il mondo, la carne e il diavolo, introducendo idee centrali per il transumanesimo, compresi gli habitat spaziali vivibili, e i futuri cambiamenti che la scienza potrebbe apportare all’intelligenza e alla fisicità umana.
1931 Amazing Stories pubblica “The Jameson Satellite”, un breve racconto di Neil R. Jones, su un uomo il cui cadavere viene mandato in orbita, dove rimane vicino allo zero assoluto per milioni di anni fino a quando una razza di cyborg lo scopre, ne scongela il cervello e lo installa nel corpo di un robot.
1948 Ispirato dal fondatore della crionica “The Jameson Satellite” Robert Ettinger pubblica il suo racconto “The Penultimate Trump” in Startling Stories. In esso, Ettinger propone la crionica come “viaggio nel tempo medico a senso unico verso il futuro”.
1951 Il noto eugenista e biologo evoluzionista Julian Huxley conia il termine “transumanesimo” in una conferenza tenuta a Washington dal titolo Conoscenza, Moralità e Destino. Huxley descrive la sua filosofia come “l’idea di un’umanità che cerca di superare i propri limiti e di arrivare a una maggiore fruizione”.
1954 Jerry Sohl pubblica il suo racconto di fantascienza “The Altered Ego”, in cui un uomo è in grado di fare un duplicato digitale della sua mente e di accedervi dopo la sua morte. Questo segna la prima apparizione del caricamento della mente nella narrativa.
1959 Il fisico Richard P. Feynman presenta la lezione, There’s Plenty of Room at the Bottom, suggerendo la possibilità di manipolazione degli atomi nella chimica sintetica. La lezione ispirerà in seguito il campo delle nanotecnologie.
1964 Robert Ettinger pubblica “La prospettiva dell’immortalità”, un manifesto per la crionica. Un piccolo numero di società crioniche sono state create in tutti gli Stati Uniti.
1965 Il crittografo e informatico Irving John Good pubblica “Speculations Concerning the First Ultraintelligent Machine”, la prima proposta per una possibile esplosione di intelligenza futura nell’apprendimento delle macchine.
1967 Il filosofo Harry Overstreet fa la prima menzione di “estropia” — il tentativo di contrastare la legge naturale dell’entropia — in un volume del 1967 della rivista Physics.
1967 La prima persona è criogenicamente congelata alla Cryonics Society of California dal presidente della società — Robert Nelson, un riparatore televisivo. Alla fine l’operazione è stata ritenuta infruttuosa e i clienti di Nelson sono stati “persi”.
1972 Fred & Linda Chamberlain fondano la Alcor Society for Solid State Hypothermia, poi rinominata Alcor Life Extension Foundation, a Los Angeles. Fred Chamberlain aveva precedentemente lavorato come ingegnere del programma spaziale presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA.
1972 L’Apollo 17 diventa l’ultima missione con equipaggio sulla Luna.
1972 Il Club di Roma pubblica The Limits to Growth (I limiti della crescita), con proiezioni disastrose di una popolazione globale in crescita e di risorse in calo.
1974 Il fisico Gerard K. O’Neil pubblica “La colonizzazione dello spazio” in Phisics Today. O’Neil sostiene “la ricerca di uno spazio vitale di alta qualità per una popolazione mondiale che raddoppia ogni 35 anni; la ricerca di fonti di energia pulite e pratiche; la prevenzione del sovraccarico dell’equilibrio termico della Terra”.
1975 La L5 Society è stata fondata per continuare il lavoro di O’Neil a favore della colonizzazione dello spazio. Tra i suoi membri c’è Eric Drexler.
1980 La L5 Society aiuta a sconfiggere la ratifica del Trattato sulla Luna da parte degli Stati Uniti, aprendo la strada all’esplorazione spaziale privata e allo sfruttamento delle risorse dei corpi celesti.
1986 In parte in risposta a The Limits to Growth, Eric Drexler, allora affiliato di ricerca del MIT’s Artificial Intelligence Laboratory, pubblica The Engines of Creation, che propone la teoria della nanotecnologia; “‘assemblatori molecolari’, dispositivi in grado di posizionare atomi e molecole per reazioni definite con precisione in quasi tutti gli ambienti,” come potenziale soluzione alle limitate risorse della Terra.
1986 Eric Drexler e Christine Peterson fondano il Foresight Institute per “garantire un’applicazione vantaggiosa delle nanotecnologie”.
1989 FM-2030 pubblica il libro, Sei un transumano?
1990 Hans Morvac pubblica Mind Children, prevedendo robot superintelligenti entro il 2030.
1991 Viene creata la Mailing list Extropians, il primo grande hub online per lo scambio di idee transumaniste. Diversi scrittori, teorici e tecnologi di spicco del movimento postano regolarmente nei consigli di amministrazione, che continuano ad essere attivi anche oggi.
1993 L’autore di fantascienza, scienziato informatico e matematico Vernor Vinge pubblica The Coming Technological Singularity, divulgando la teoria della Singolarità e predicendone l’arrivo prima del 2030.
1994 Ed Regis presenta i profili di Max More e T.O. Morrow e altri sulla rivista Wired, “Meet The Extropians”.
1995 Peter Diamandis istituisce l’X Prize per finanziare “scoperte radicali a beneficio dell’umanità”. Il consiglio di amministrazione includerà in seguito Larry Page e Elon Musk.
1997 Una versione aggiornata del Manifesto di Natasha Vita-More The Transhuman Manifesto viene inviata con la sonda spaziale Cassini Huygens a Saturno.
2000 Il teorico dell’Intelligenza Artificiale Eliezer Yudkowsky fonda il Singularity Institute for Artificial Intelligence, che diventerà poi il Center for Applied Rationality, The Singularity Institute, e infine il Machine Intelligence Research Institute.
2006 Peter Thiel dona 100.000 dollari al Machine Intelligence Research Institute e si unisce al suo consiglio di amministrazione. Thiel promette inoltre 3,5 milioni di dollari alla fondazione Methuselah Mouse Prize per trovare una cura per l’invecchiamento.
2008 Nick Bostrom e Anders Sanberg pubblicano “Whole Brain Emulation Roadmap”, un manifesto per il caricamento della mente.
2009 Eliezer Yudkowsky pubblica il blog e il forum LessWrong, dove la discussione sull’intelligenza artificiale culmina nel famigerato esperimento del pensiero, il Basilik di Roko e la messa al bando della sua discussione sui forum.
2009 Aubrey de Grey fonda la Fondazione SENS per portare avanti la ricerca sulla cura dell’invecchiamento con il sostegno della Fondazione Thiel.
2011 Max More diventa CEO di Alcor Life Extension Foundation.
2011 X Lab di Google inizia a lavorare a Google Brain, un progetto di ricerca sull’intelligenza artificiale.
2013 Larry Page fonda Calico Labs con Arthur D. Levinson, ex presidente di Apple, come parte di Google (da allora ristrutturato come filiale di Alphabet). Calico persegue una cura per l’invecchiamento e le malattie associate.
2013 Al Congresso Internazionale Global Futures 2045, Ray Kurweil prevede che gli esseri umani raggiungeranno l’immortalità digitale attraverso il caricamento della mente entro il 2045.
2013 Zoltan Istvan pubblica il romanzo di fantascienza distopico, The Transhumanist Wager, su una futura guerra tra i transumanisti e il governo degli Stati Uniti.
2014 Mark Zuckerberg, Sergey Brin e Arthur D. Levinson istituiscono il Breakthrough Prize in Life Sciences per finanziare la ricerca sulla comprensione dei sistemi viventi e la promozione dell’estensione della vita.
2014 Google acquisisce DeepMind Technologies per fondersi con il suo progetto Google Brain nella sua ricerca di “risolvere l’intelligenza”.
2014 Leggendo il Superintelligence di Bostrom, Elon Musk twitta che l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare una minaccia per l’umanità “più pericolosa delle bombe atomiche”.
2014 Viene annunciato il Premio Palo Alto Longevità da 1 milione di dollari per finanziare la ricerca sulla cura dell’invecchiamento.
La carriera di Michael Callahan è iniziata negli USAID e nei laboratori di armi biologiche dell’ex Unione Sovietica, facendo avanzare l’agenda delle armi biologiche globali e dei cartelli farmaceutici. Avrebbe preso ciò che aveva imparato lì per eseguire una massiccia espansione del portfolio di biodifesa del DARPA e oggi si trova esattamente al centro delle origini della pandemia.
Il Dr. Michael Callahan è stato licenziato dal suo ruolo di dirigente presso la United Therapeutics (UTHR) a seguito dell’epidemia di COVID-19 a Wuhan, in Cina; inviato lì per aiutare i colleghi a gestire le infezioni di massa del nuovo coronavirus sotto la sua nomina congiunta in un ospedale gemello cinese del Massachusetts General Hospital / Harvard Medical School, dove ha mantenuto un appuntamento di facoltà dal 2005.
Presto, secondo NatGeo, Callahan avrebbe analizzato migliaia di casi di studio emersi dall’epicentro dell’epidemia a Wuhan, esaminando i pazienti a Singapore e informando i funzionari degli Stati Uniti sul luogo del prossimo probabile scoppio. Il dottore si meravigliò della “magnifica infettività” della malattia, che si trova “come una piccola bomba ‘smart’ silenziosa nella tua comunità”.
Lo strano fascino del medico per le infezioni virali e la titolazione morbosa potrebbe essere attribuita al fatto che ha dedicato la sua vita a studiare questi microscopici assassini. “Triple boarded” in medicina interna, malattie infettive e medicina tropicale, Callahan, tuttavia, ha anche una forte indole imprenditoriale, che lo ha spinto ad aprire non meno di 11 aziende e sviluppare 8 brevetti.
Il naso per gli affari di Callahan entrò in gioco all’inizio della pandemia. Dopo aver studiato i dati provenienti da oltre 6.000 cartelle di pazienti di Wuhan, secondo quanto riferito, ha rilevato un modello che potrebbe indicare un possibile trattamento utilizzando un ingrediente a basso costo e ampiamente disponibile di un “antagonista del recettore dell’istamina-2 da banco chiamato Famotidina”, altro comunemente noto come il marchio Pepcid.
Contemporaneamente negli Stati Uniti, si afferma, un vecchio collega di Callahan, il Dr. Robert Malone, stava conducendo uno studio con team di ricerca sponsorizzati dal governo degli Stati Uniti. In particolare, Malone stava lavorando a fianco dei consulenti della DTRA (Defense Threat Reduction Agency) degli Stati Uniti per condurre analisi basate su supercomputer per identificare i farmaci esistenti approvati dalla FDA che potrebbero essere utili contro il nuovo coronavirus responsabile di COVID-19. Secondo le loro analisi, la famotidina si è rivelata la “combinazione più interessante di sicurezza, costi e caratteristiche farmaceutiche”.
A Callahan, che a quel tempo era stato assunto come consigliere speciale per il COVID-19 presso il vice segretario di preparazione e risposta (ASPR), Robert Kadlec, sono stati presentati i risultati congiunti della DTRA e del Dr. Malone. Sia il dottor Callahan che Malone hanno affermato di non essere a conoscenza delle reciproche conclusioni sull’antiacido e, nonostante abbiano accettato di collaborare, affermano di aver fatto la scoperta iniziale. Malone ha offerto un post di febbraio su LinkedIn come prova, in cui afferma di essere stato “il primo a prendere il farmaco per curare il mio stesso caso” dopo aver scoperto la dose corretta. Callahan, nel frattempo, non ha mai fornito alcuna prova della sua apparente svolta, anche se afferma di aver raccontato al Dr. Malone stesso della scoperta prima che il medico con sede in Virginia iniziasse a eseguire le sequenze attraverso i computer DTRA.
Bel Curriculum, Mr. Bond
Nel 1988, Michael Callahan ha fondato la sua prima compagnia chiamata Rescue Medicine. Una biografia del National Institutes of Health (NIH) descrive la società come un’organizzazione charter che fornisce “evacuazione medica aerea di emergenza e assistenza medica ai rifugiati nelle regioni austere in via di sviluppo”. Secondo il loro sito web, Rescue Medicine sostiene “il governo federale e le società statunitensi che operano in remoti ambienti internazionali”, diventando un “leader globale nella ricerca della “disaster medicine”.
L’esperienza lo ha reso adatto a ricoprire la carica di direttore sanitario dell’USAID in Nigeria; un incarico che ha ricoperto per 4 anni, svolgendo ricerche sulle infezioni da patogeni in Africa, iscrivendo prospetticamente partecipanti a studi cutanei sull’antrace in Nigeria e sul vaiolo delle scimmie, nonché sul virus Ebola e Marburg nella Repubblica Democratica del Congo e in Angola.
Come nel caso di diversi individui all’interno di un certo gruppo affiatato, all’interno dei circoli delle malattie infettive e delle armi biologiche, l’11 settembre e i successivi attacchi di antrace hanno cambiato il corso della carriera di Callahan, stimolando la sua ascesa sia nel settore pubblico che in quello privato. Robert Danzig, segretario alla Marina di Clinton, ha attribuito a Callahan “la capacità di collegare l’ambiente militare con la salute pubblica tradizionale”. Pubblicizzato come uno dei “primi collegamenti di alto livello con i militari” di Callahan, Danzica sarebbe solo una delle molte persone di “alto livello” che il dottore avrebbe aggiunto al suo rolodex nei prossimi due decenni.
Il suo tempo con USAID si sovrapporrà con l’inizio degli appuntamenti alla facoltà del Massachusetts General Hospital — appuntamenti che mantiene fino ad oggi — e la sua partecipazione a gruppi di lavoro sul terrorismo biologico presso le Accademie nazionali delle scienze, il Dipartimento della difesa e il Dipartimento di Sicurezza Interna.
Un anno dopo, nel 2002, Callahan sarebbe stato scelto dal direttore del Dipartimento di Stato dell’Ufficio per la sicurezza internazionale e la non proliferazione per servire come “direttore clinico per i programmi di riduzione delle minacce cooperative [CTR]” presso sei ex strutture dell’Unione Sovietica per le armi biologiche come parte del programma Bioindustry Initiative (BII), dove gli era stato ufficialmente assegnato il compito di realizzare gli obiettivi dichiarati della missione, che comportava la “riconfigurazione di ex impianti di produzione di armi biologiche” nell’ex Unione Sovietica e l’accelerazione della “produzione di medicinali e vaccini”. Più specificamente, tuttavia, Callahan sarebbe incaricato di programmi di ‘guadagno di funzione’ per agenti virali in queste strutture.
Il CTR, meglio noto come Nunn-Lugar Act “per proteggere e smantellare le armi di distruzione di massa negli stati dell’ex Unione Sovietica e oltre” è stato co-autore e sponsorizzato dal senatore Sam Nunn, che non era altro che il “presidente” nella simulazione di attacco bioterrorista che ha preceduto gli attacchi di antrace nel 2001 di qualche mese, Dark Winter, una esercitazione seguita da Whitney Webb e questo autore nella serie investigativa, Engineering Contagion. Pochi mesi prima dell’esercizio di Dark Winter, Nunn aveva co-fondato la Nuclear Threat Initiative (NTI) con il magnate dei media reazionari conservatori, Ted Turner, fino al 2017. L’NTI avrebbe avuto un ruolo fondamentale nel riproporre gli ex laboratori sovietici di armi biologiche in “impianti di produzione di vaccini”, stanziando milioni di dollari a tal fine.
Un anno prima dell’appuntamento con il BII di Callahan, il Sam Nunn Policy Forum ha ricevuto una proposta da due scienziati russi che lavoravano al “Vector Institute” o al Centro di ricerca statale di virologia e biotecnologia nel distretto di Novosibirsk in Siberia. L’ex centro sovietico di ricerca e sviluppo di armi biologiche sovietiche era stato selezionato per servire da modello per il rifacimento di altre ex strutture BW in laboratori “accessibili e completamente trasparenti” dopo il crollo dell’Unione Sovietica; un processo che era stato discusso “a lungo” con il team di valutazione vettoriale degli Stati Uniti che aveva visitato il complesso alcuni anni prima nel 1998.
Gli scienziati russi miravano a creare un’organizzazione senza fini di lucro denominata Centro internazionale per lo studio delle malattie infettive emergenti e riemergenti (ICERID). ICERID era destinato a svolgere attività di ricerca in settori correlati alla diagnostica, ai vaccini e alle terapie. Il progetto è stato presentato al Sam Nunn Policy Forum nel 2001. Mentre ICERID, a sua volta, falliva, Vector comunque riceveva una sovvenzione di $ 600.000 da Nunn e Turner NTI.
A breve Callahan avrebbe seguito, sotto l’egida del programma del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, i principali team di ricerca clinica presso Vector e molti altri importanti laboratori di armi biologiche sovietiche per aiutarli nella loro trasformazione in iniziative redditizie. A Callahan fu anche dato accesso al famigerato Institute of Highly Pure Biopreparations (IHPB) dove il microbiologo sovietico, Vladimir A. Pasechnik, aveva lavorato prima di disertare in Inghilterra nel 1989 e dare il via ai sogni della mafia internazionale sulle armi biologiche dettagliate nella serie Engineering Contagion.
Sia IHPB che Vector facevano parte dei cinque principali istituti del “Biopreparat”, il più ampio programma sovietico di guerra biologica. Il Centro di ricerca statale per la microbiologia applicata (SRCAM), l’Istituto Kirov, il Centro di ricerca di diagnostica e terapia molecolare (RCMDT), RIHOP e Berdsk completano i sei laboratori in cui Callahan era formalmente leader dei team di ricerca clinica; sebbene nella testimonianza del Congresso, data insieme ad un altro disertore russo di alto profilo, Callahan affermò di aver lavorato in “14” strutture separate.
L’IP Party russo
Durante i viaggi di Callahan nell’ex Unione Sovietica, il Massachusetts General Hospital (MGH) ha partecipato alla ricerca e all’innovazione scientifica che si svolge negli ex laboratori sovietici nell’ambito del consorzio delle istituzioni di ricerca medica del Massachusetts. Nel 2004, l ‘“ospedale di ricerca numero 1 negli Stati Uniti”, il Mass General stava prendendo parte al programma della Bioindustry Initiative (BII), sfruttando la tecnologia russa che il loro membro di facoltà, Michael Callahan, stava scoprendo.
“Abbiamo preso un sistema di consegna russo, come se fosse un razzo e messo su una testata americana”, ha detto Jeffrey A. Gelfand, un collega di Callahan e direttore internazionale del Center for Integration of Medicine and Innovative Technology di MGH, riferendosi a un sistema di consegna di medicinali prelevato dall’RCMDT, una delle ex strutture sovietiche allora sotto la direzione clinica di Callahan.
RCMDT è descritto come “una struttura di ricerca su piccole molecole che tradizionalmente si concentrava sulle entità che il corpo genera, come interferoni e citochine, per “accendere” o abbassare il sistema di risposta immunitaria”. L’ex centro di ricerca sovietico ha ottenuto una sovvenzione dal National Institutes of Health tramite il BII “per un progetto collaborativo su nuovi approcci alla ricerca sulle malattie”. Un’altra struttura presso cui Callahan stava lavorando, Vector, ha anche ricevuto finanziamenti per un nuovo vaccino contro l’HIV e ha contribuito a presentare brevetti “sull’approccio dell’istituto all’epatite C e all’influenza”. La stessa istituzione ha ottenuto sovvenzioni dal BII per la ricerca antivirale basata sull’RNA.
Il compito di trasformare questi ex laboratori di armi biologiche sovietiche in iniziative redditizie stava colpendo alcune mura culturali, secondo l’allora direttore del Center for Global Security Research del Lawrence Livermore National Laboratory e presidente del consiglio del precursore BII ISTC, Ronald F. Lehman II: “Non hanno esperienza nell’economia di mercato”, ha affermato e sostenuto che dovevano “lavorare molto duramente” per far capire ai russi che la proprietà intellettuale (PI) fosse un “bene economico”.
Ben presto, gli scienziati russi sarebbero stati introdotti in incontri mediatici con Eli Lilly e Dow Chemical, tra le altre grandi aziende farmaceutiche occidentali, per commercializzare le loro scoperte. Gran parte delle basi per tutto ciò erano state poste da una sorta di precursore del BII, l’International Science and Technology Center (ISTC) — un’organizzazione “intergovernativa” con sede a Mosca istituita nel 1992 per servire da “stanza di compensazione per lo sviluppo, l’approvazione, il finanziamento e il monitoraggio di progetti volti a coinvolgere scienziati, tecnici e ingegneri di armi “dell’ex Unione Sovietica e di altri stati che un tempo erano dietro la cortina di ferro.
Lehman ha ammesso che “qualsiasi tipo di tumulto economico, politico o sociale” complicherebbe il processo di commercializzazione del lavoro scientifico svolto in questi laboratori del blocco orientale. Ma nel frattempo Callahan, insieme a “BII e i suoi partner”, stava facendo del suo meglio “per spingere quanta più scienza possibile dai banchi da laboratorio russi alla produzione”.
Una delle funzioni principali del BII era “la ricerca di siti e la pianificazione dello sviluppo del business”. All’epoca del soggiorno di Callahan in Russia, uno dei progetti risultanti da questa attività da parte della BII e del suo partner privato della NPO, la Fondazione per la ricerca e lo sviluppo civile degli Stati Uniti (CRDF), aveva a che fare con un impianto di vaccinazione poco conosciuto nella ex stato sovietico della Georgia.
Secondo James Wolfram, uno scienziato senior del CRDF, la struttura della Georgia era “antiquata” e ospitava “agenti patogeni pericolosi”. L’obiettivo apparente di convertire l’impianto di produzione vaccinale in un “mangimificio” si è trasformato in un accordo tra il Dipartimento della Difesa e il governo della Repubblica della Georgia intitolato ufficialmente “Cooperazione nel campo della prevenzione contro l’introduzione della patogenesi e dell’esperienza relativa allo sviluppo di armi biologiche“. Nello stesso anno, iniziò la costruzione del Centro di ricerca sulla salute pubblica Richard Lugar a Tbilisi, in Georgia. Il centro è stato completato nel 2011.
Nel 2017, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha aggiudicato un contratto da $ 6,5 milioni a una società chiamata EcoHealth Alliance, Inc per condurre ricerche sul “rischio di insorgenza di malattie zoonotiche trasmesse da pipistrelli in Asia occidentale”.La giornalista Dilyana Gaytandzhieva ha scoperto il progetto del Pentagono, incentrato su “studi genetici sui coronavirus in 5.000 pipistrelli raccolti in Georgia, Armenia, Azerbaigian, Turchia e Giordania”.
Non a caso, EcoHealth Alliance aveva precedentemente ricevuto una sovvenzione di 3,5 milioni di dollari dal National Institutes of Health (NIH) nel 2014 per studiare i coronavirus nei pipistrelli in Asia. Questo particolare studio è stato condotto in collaborazione con scienziati nient’altro che dell’Istituto di virologia di Wuhan.
I Maestri delle Scienze Oscure
Dopo alcuni anni che saltando da un ex laboratorio sovietico all’altro, Michael Callahan sarebbe tornato negli Stati Uniti con la mente piena di nuove idee e un nuovo lavoro presso l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata di difesa del Pentagono (DARPA) dove avrebbe potuto utilizzare tutto ciò che aveva imparato come direttore del portfolio per le terapie di biodifesa dell’agenzia.
Nel giro di soli sette anni, dal 2005 al 2012, Callahan ha ampliato il portfolio di biodifesa del DARPA da $ 61 milioni a $ 260 milioni all’anno, lanciando otto programmi che avrebbero generato nove nuovi farmaci sperimentali (IND) e tre nuove applicazioni farmaceutiche con prodotti sul mercato, compreso il trattamento fungino iniettabile, Ambisome (Gilead), che ha generato oltre $ 6 miliardi dall’approvazione.
Due programmi in particolare sviluppati da Callahan durante l’esperienza al DARPA avrebbero successivamente svolto un ruolo critico nel suo futuro coinvolgimento nella più ampia storia della SARS-CoV-2, nota anche come COVID-19 e la diffamazione della Cina, della PI (proprietà intellettuale) e dell’avanzamento di un regime di vaccinazione globale.
Il programma Accelerated Manufacture of Pharmaceuticals (AMP) è stato creato da Michael Callahan nel 2006, appena un anno dopo essere entrato a far parte come portfolio manager di DARPA. Il suo scopo era quello di trovare tecnologie che potessero “accelerare radicalmente la produzione di vaccini proteici e terapie a base proteica”, con l’obiettivo di “rivoluzionare la terapia proteica e la produzione di vaccini” attraverso il settore privato.
Il mandato del programma si è combinato con gli sforzi simultanei per trasformare radicalmente l’approccio del governo degli Stati Uniti alla produzione di vaccini e alle CM (contromisure mediche). Proprio mentre Callahan stava sollecitando proposte e consegnando milioni di denaro della DARPA a società private, l’agenzia stava stipulando un accordo di cooperazione (HR0011–07–2–0003) con l’Università del Pittsburgh Medical Center (UPMC) per esaminare le sfide di questo tentativo.
Il rapporto seminale di 180 pagine che è risultato dall’indagine in profondità di 2 anni (2007–2009) negli appalti USG e nei metodi di produzione per le CM, intitolato “Garantire lo sviluppo avanzato e la capacità di produzione biologica per il governo degli Stati Uniti: un riepilogo dei risultati chiave e conclusioni “è stata guidato da Tara O’Toole e Thomas Inglesby, due persone chiave nell’esercizio del Dark Winter e partecipanti sempre presenti nel corso della politica e dei cambiamenti legislativi, che hanno portato alla creazione di una radicata mafia biotecnologica nelle sale del governo.
La domanda centrale a cui questo sforzo di cooperazione tra DARPA e UPMC voleva rispondere era come incentivare il settore privato a fabbricare prodotti che avevano un solo acquirente, il governo degli Stati Uniti.A tal fine, i ricercatori hanno analizzato diverse aree come barriere all’ingresso, analisi dei costi e diversi tipi di opzioni di produzione.Includevano un caso di studio per dimostrare quale ritenevano fosse la strategia più efficace da seguire. Tale caso di studio ha esaminato una società con sede a Rockville, MD, chiamata Novavax, che recentemente ha ricevuto una sovvenzione di $ 1,6 miliardi (la più grande finora) dall’operazione Warp Speed di Trump per produrre un vaccino contro il COVID-19.
L’articolo ha lodato la struttura di bioprocessing delle apparecchiature monouso [bioreattori e contenitori] per lo sviluppo del loro vaccino contro le particelle “simili al virus dell’influenza ”e ha concluso che, sebbene non tutte le aziende biofarmaceutiche sarebbero disposte a passare a strutture monouso, era tuttavia nel migliore interesse del governo patrocinare i processi di produzione monouso per le CM, poiché questi avrebbero abbassato i costi e ridotto i tempi di produzione di due anni.
Diversi programmi di incentivi dell’USG sono stati citati per rimuovere con successo le barriere all’ingresso dei partecipanti al settore privato. Tra questi c’erano l’Orphan Products Program (OPP), i tagli alle tasse per Big Pharma, i sussidi e, in modo significativo, la legislazione Pandemic e All-Hazards Preparedness Act (PAHPA), creata dall’ASPR Robert Kadlec e che ha istituito il BARDA, cancellando l’unica barriera di “governance” affrontata dalle aziende farmaceutiche globali.
Nel 2005, proprio mentre si preparava a decorare il suo nuovo ufficio alla DARPA, Michael Callahan ha testimoniato prima del Congresso insieme a Ken Alibek, ex vicedirettore del Soviet Biopreparat, che disertò negli Stati Uniti e divenne il prediletto degli allarmisti del bioterror in e fuori dal governo. Nella sua dichiarazione preparata, Callahan ha concluso con una dichiarazione agghiacciante che riassume il sentimento generale condiviso da molti nella sua cerchia:
“La scienza oscura della progettazione e della fabbricazione di armi biologiche è parallela a quella delle scienze della salute e delle discipline miste della tecnologia moderna. I potenziali progressi nella letalità delle armi biologiche saranno in parte il sottoprodotto del pacifico progresso scientifico. Quindi, fino al momento in cui non ci saranno più terroristi, il governo degli Stati Uniti e il popolo americano dipenderanno dai leader scientifici del loro campo per identificare ogni potenziale aspetto del lato oscuro di ogni risultato ottenuto …” Michael Callahan
Callahan avrebbe ricevuto il massimo riconoscimento del DARPA, il DARPA Achievement Award, per il suo successo con il programma Accelerated Manufacture of Pharmaceuticals (AMP). Ma era solo un altro programma della sua creazione che si sarebbe dimostrato profetico.
La profezia che si auto-avvera
Prophecy era un altro programma creato da Callahan al DARPA. Ha cercato di “trasformare l’impresa di sviluppo di vaccini e farmaci da osservativa e reattiva a predittiva e preventiva” attraverso tecniche di programmazione algoritmica. In parole povere, il programma ha proposto di prevedere in anticipo “mutazioni e focolai virali” per contrastare più rapidamente la malattia sconosciuta con lo sviluppo preventivo di farmaci e vaccini.
Tra i beneficiari del programma di Callahan c’erano almeno due istituzioni in cui egli stesso ricopriva incarichi di facoltà. La Harvard University, dove ha un appuntamento clinico, ha ricevuto un contratto da $ 19,6 milioni per un progetto congiunto con il laboratorio di fisica applicata dell’Università John Hopkins, l’Università di Pittsburg e altri. Un’altra istituzione con stretti legami con Callahan che ottenne generosi finanziamenti attraverso il programma DARPA Prophecy era il King Chulalongkorn Memorial Hospital di Bangkok, in Thailandia, che ospita la King Chulalongkorn Medical University, dove Callahan è professore ospite.
Nel 2009, il vecchio datore di lavoro di Callahan, l’USAID ha lanciato PREDICT, un sistema di allarme rapido per malattie nuove ed emergenti in 21 paesi. La Tailandia, nota per essere un “focolaio di malattie e virus non diagnosticati” tra gli esperti medici, era tra quelle 21 nazioni e un medico descritto come un “gigante nel campo della scoperta dei virus in tutto il mondo” è stato sfruttato dagli espulsi dalla CIA per guidare il programma PREDICT in quel paese.
Il dott. Supaporn “Chu” Wacharapluesadee, dell’ospedale re Chulalongkorn Memorial e della facoltà di medicina dell’Università di Chulalongkorn, conduce da anni ricerche sui virus dei pipistrelli ed è considerato uno dei maggiori esperti mondiali di agenti patogeni per pipistrelli. “Abbiamo bisogno di più Dr. Supaporns del mondo”, ha esclamato Callahan in un’intervista del 2016 con Vice. Il dottore ha elogiato il suo collega dell’Università di Chulalongkorn, osservando che “Chu” era “in cima alla [sua] lista” quando si è trattato di chi ha scelto di lavorare su “spedizioni virologiche”.
In effetti, Callahan e DARPA avevano identificato Wacharapluesadee come una risorsa nel 2004 quando ha scoperto il virus Nipah nei pipistrelli, che può colpire l’uomo e i maiali. Callahan e il medico thailandese hanno lavorato insieme su diversi studi. Uno di questi, finanziato dal progetto USAID PREDICT, intitolato “Diversità del coronavirus nei pipistrelli della Tailandia orientale” è stato pubblicato nel 2015 e condotto tra il 2008 e il 2013, nonché uno studio del 2013 sull’encefalite finanziato dalla DARPA e dal governo thailandese.
Callahan non ha timore di accreditare al Dr. Wacharapluesadee il permesso al governo degli Stati Uniti di lavorare su “importanti progetti di virologia globale”. I suoi complimenti potrebbero essere più che una semplice ammirazione, tuttavia. Dopotutto, il dottor Wacharapluesadee si sarebbe ritrovato al centro della narrazione costruita attorno allo scoppio del coronavirus a Wuhan, in Cina; vale a dire che la Repubblica popolare cinese (RPC) ha deliberatamente nascosto informazioni genomiche importanti al mondo all’inizio della pandemia nel gennaio 2020.
Secondo una storia di PBS.org, l’8 gennaio una donna thailandese di ritorno da Wuhan è stata “presa da parte” all’aeroporto per dei sintomi, naso che cola, mal di gola e febbre alta. “Il team di Supaporn Wacharapluesadee”, come affermato, ha scoperto che la donna era stata infettata da un “nuovo coronavirus”. La stessa dott.ssa Wacharapluesadee era presumibilmente riuscita a decodificare “parzialmente” la sequenza genetica del virus il giorno seguente e lo aveva riferito al governo thailandese.
Lo stesso giorno, un uomo di 61 anni è diventato il primo decesso a Wuhan dopo aver ceduto a una malattia con una patologia apparentemente simile. Tuttavia, il governo cinese non lo ha segnalato fino a due giorni dopo, l’11 gennaio, insieme alle sequenze di virus dell’Istituto di virologia di Wuhan e del suo stesso CDC, scatenando accuse contro la Repubblica popolare cinese di ritardare le informazioni sull’epidemia. La dott.ssa Wacharapluesadee ha confrontato la sua sequenza con quella pubblicata successivamente dal Centro clinico di sanità pubblica di Shanghai e “ha scoperto che si trattava di una corrispondenza del 100%”, rendendolo il primo caso ufficialmente registrato fuori dalla Cina e lasciando cadere effettivamente la prima tessera del domino, che alla fine avrebbe portato l’OMS a dichiarare una pandemia globale due mesi dopo.
Lo stesso Callahan aveva alimentato l’incendio mediatico sulla cautela della Cina riguardo alla sua mancanza di entusiasmo per la collaborazione scientifica con l’Occidente già nel 2018: “Mettono a rischio l’accesso degli Stati Uniti agli agenti patogeni e alle terapie straniere per contrastarli”, ha dichiarato Callahan sulle notizie per cui i funzionari cinesi avevano “nascosto” campioni di laboratorio di H7N9 (tipo di influenza aviaria), sostenenso che “mina la capacità della nostra nazione di proteggerci dalle infezioni che possono diffondersi a livello globale in pochi giorni”.
Un ristretto gruppo di istituzioni
Michael Callahan avrebbe lasciato il libro paga del DARPA e il suo titolo ufficiale di Program Manager per Biodefense e Mass-Casualty Care nel 2012 e sarebbe tornato al Massachusetts General Hospital per condurre un programma di sperimentazione clinica e studi clinici antivirali in Africa. Ma, un uomo con un background di Callahan non lascia mai del tutto il governo, come ha ammesso lui stesso in un profilo di ex studenti UAB: “Ho ancora responsabilità federali alla Casa Bianca per la preparazione alla pandemia e focolai di malattie esotiche”, ha detto Callahan nel 2013, “che continueràper il prossimo futuro “.
Dennis Carroll, ex direttore USAID della divisione minacce emergenti che aveva guidato gli Stati Uniti nella risposta all’influenza aviaria (H5N1) nel 2005 avrebbe continuato a creare PREDICT, che ha collaborato con un’associazione no profit denominata EcoHealth Alliance per svolgere il suo sforzo di 9 anni per catalogare centinaia di migliaia di campioni biologici “,inclusi oltre 10.000 pipistrelli”. Il summenzionato studio del 2015 finanziato da PREDICT sulla “diversità del coronavirus nei pipistrelli” di Wacharapluesadee e Callahan includeva anche Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, tra i suoi partecipanti.
Daszak, consulente regolare dell’OMS sulla definizione delle priorità dei patogeni per Ricerca e Sviluppo, Carroll e Joana Mazet — ex direttore globale del PREDICT di USAID — si sono uniti tutti insieme nel 2016 per formare il Global Virome Project; una “iniziativa scientifica collaborativa decennale per scoprire sconosciute minacce virali zoonotiche e fermare le future pandemie”. Mazet è stato anche condirettore del programma One Health di UC Davis, che ha reclutato la dott.ssa Wacharapluesadee e il suo team in Thailandia per condurre un progetto di ricerca pluriennale sui pipistrelli. A loro si aggiungono Edward Rubin di Metabiota Inc, beneficiario dei fondi PROPHECY di Callahan presso il DARPA e, in particolare, un contratto DTRA da $ 18,4 milioni per lavori di ricerca scientifica e consulenza in Ucraina e al Centro Lugar nella Repubblica di Georgia. Nel 2014 Metabiota è stato accusato dal Consorzio della febbre emorragica virale di aver violato il loro contratto e di impegnarsi in pericolose attività di coltura ematica in un laboratorio in Africa, nonché di diagnosi errate di pazienti.
La relazione tra il WIV e l’establishment americano sulla Biodefense è stata avanzata dal consigliere politico di EcoHealth Alliance, David R. Franz, ex comandante del laboratorio statunitense per le armi biologiche di Fort Detrick (USAMRIID). Franz è stato ispettore capo dei tre tour di ispezione della Commissione speciale sulla guerra biologica delle Nazioni Unite in Iraq, che includeva un giovane Robert Kadlec come membro della squadra sul campo e attualmente consiglia Robert Kadlec come membro del National Science Advisory Board for Biosecurity dell’HHS.
Significativamente, anche Franz fece parte del primo team “U.S.-U.K.” che ha visitato le strutture BW dell’ex Unione Sovietica nei primi anni ’90, il che ha portato alla creazione dell’ISCT e al successivo programma BII in cui Michael Callahan ha lavorato come direttore clinico per più strutture BW prima di entrare a far parte del DARPA nel 2005.
Durante una visita all’Istituto di virologia di Wuhan nel 2017 nell’ambito del “Secondo seminario Cina-USA sulle sfide delle infezioni emergenti, della sicurezza di laboratorio e della sicurezza sanitaria globale”, Franz ha delineato “possibili idee di progetto congiunte”, che includeva la realizzazione congiunta di “esercizi di progettazione” o simulazioni di focolai (ad esempio esercizi simili a Dark Winter), processi decisionali relativi alla ricerca sul “guadagno di funzione” e sul “superamento degli ostacoli alla condivisione delle raccolte di ceppi e del trasporto di agenti patogeni”. L’ultimo punto avrebbe un ruolo cruciale nella narrazione emergente sulle apparenti origini del virus, che è stato affermato essere il WIV stesso.
Un “rinomato” ricercatore di coronavirus dei pipistrelli presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, Shi Zhengli a.k.a. “Batwoman”, non è stato solo il primo scienziato ad associare il nuovo coronavirus ai pipistrelli, ma è anche la fonte originale dell’affermazione che il virus fuggì dal WIV, quando rifletté su un articolo di Scientific American pubblicato a marzo, il pensiero le aveva attraversato la mente e non aveva “chiuso occhio” per giorni preoccupandosi fino a quando i risultati dei test di laboratorio non tornarono mostrando che “nessuna delle sequenze corrispondevano a quelle dei virus che la sua squadra aveva prelevato dalle caverne dei pipistrelli “. Zhengli è stata al centro di un vortice di voci, incluso il fatto che aveva portato clandestinamente “centinaia di documenti riservati” fuori dal paese e stava cercando asilo con la sua famiglia in Francia. Da allora queste voci sono state smentite dalla stessa Zhengli.
Come il Dr. Wacharapluesadee della Thailandia, anche il Dr. Zhengli ha lavorato con Peter Daszak di EcoHealth Alliance su studi relativi ai pipistrelli. Già nel 2005, Daszak e Zhengli stavano conducendo ricerche sui coronavirus simili alla SARS nei pipistrelli. Numerosi studi finanziati da PREDICT su coronavirus simili alla SARS e influenza suina contano il contributo di Zhengli e di Daszak. Forse il più degno di nota è uno studio del PREDICT e finanziato dal NIH del 2015, scritto a più mani: “Un gruppo di coronavirus dei pipistrelli circolanti simili alla SARS mostra potenziale per creare un’emergenza umana”.
Risultati Prevedibili
Mentre Michael Callahan era in visita in Africa per il programma di sorveglianza delle malattie finanziato dal DoD al MGH nel 2012, la United Therapeutics è venuta a chiedere i suoi servizi. Si è unito alla società quotata in borsa per eseguire un contratto NIH da $ 45 milioni per lo sviluppo di antivirali di “prossima generazione” e attualmente ricopre la carica di Presidente della loro divisione di Cellular Therapeutics. Fedele alla sua parola, Callahan non ha lasciato che il suo lavoro quotidiano interferisse con qualsiasi missione che il governo federale potesse inviargli.
Nel marzo 2020, Callahan era a bordo del cutter americano della guardia costiera Pike mentre si dirigeva verso una nave da crociera al largo della costa della California per separare i malati dai sani dai 3.500 passeggeri della Grand Princess. In pochi giorni, l’OMS avrebbe dichiarato ufficialmente il coronavirus come una pandemia globale e avrebbe spinto per una “nuova normalità” in cui le quarantene, le mascherine e il disinfettante per le mani sarebbero state vendute come realtà indiscutibili.
Callahan, da sempre imprenditore del disastro, aveva colpito mentre il ferro era ancora caldo a febbraio e indossava il suo cappello Rescue Medicine — la compagnia che aveva fondato negli anni ’80 — per aiutare le “autorità sanitarie giapponesi e statunitensi” a curare i malati a bordo del Diamond Princess, che si trovava nel porto giapponese di Yokohama, vicino a Tokyo. “Non era possibile che questo non si presentasse per primo su una nave da crociera”, ha detto Callahan al Miami Herald. “Le navi da crociera sono il canarino per l’epidemia che rivela queste malattie su vasta scala”.
DR. SUPAPORN IN HER OFFICE (PHOTO BY ADRIANA CARGILL/MEDILL)
Ma sembra che il dottor Callahan non avesse bisogno delle navi da crociera per avvisarlo della natura o della portata del problema. Già il 4 gennaio 2020, quattro giorni prima del suo stimato collega in Tailandia, il dottor Wacharapluesadee, aveva eseguito i dati genomici e aveva elaborato una sequenza “parziale” e una corrispondenza totale era stata determinata dopo che la Cina e il WIV avevano rilasciato le loro sequenze, Callahan ha telefonato al suo vecchio amico Dr. Malone a New York con notizie di una nuova malattia emergente da Wuhan, in Cina.
A marzo, l’ASPR Robert Kadlec, ha scritto al vicepresidente esecutivo per la ricerca di Northwell, incoraggiandolo a elaborare una proposta di contratto e un budget per lo “Studio Pepcid” con Callahan. La proposta ricevuta era di circa $ 20,75 milioni in meno di quanto il Dr. Malone, la cui Alchem Laboratories Corporation avrebbe ottenuto il contratto effettivo, apparentemente voleva.
“Siamo intervenuti per farlo per conto di Northwell (che) non sa nulla di contratti federali”, ha detto Malone ad AP. Ma sembra che il lampo di genio di Callahan sul Pepcid abbia fatto storcere il naso all’HHS. L’ex direttore del BARDA, Rick Bright, ha citato il fiasco Pepcid come il principale esempio di come Kadlec “stava incitando violazioni della legge federale sugli appalti” nella sua denuncia del 5 marzo.
Per il momento, i processi di Pepcid sono in sospeso mentre Malone e Callahan risolvono la disputa su chi ottiene il merito dell’idea. Robert Kadlec, nel frattempo, rimane l’ASPR e — per quanto ne sappiamo — Michael Callahan lo sta ancora consigliando su questioni relative al COVID-19.
Ringraziamenti: Whitney Webb ha contribuito alla ricerca di questo articolo
Correzione: una versione precedente di questo articolo affermava che il dott. Callahan aveva chiamato il dott. Malone il 4 gennaio 2020 per suggerire il possibile uso della famotidina come trattamento. Il Dr. Robert Malone ha chiarito all’Hangout Unlimited che Callahan lo aveva avvisato solo di un focolaio del virus in quella data. Lo abbiamo corretto e ci rammarichiamo per l’errore.
Il culto del transumanesimo perseguita l’Europa e il resto del nostro pianeta. I suoi sacerdoti e famiglie vivono in alcuni dei più importanti laboratori di ricerca, università, grandi corporazioni e istituzioni politiche.
Il transumanesimo è una prospettiva negativa sulla natura umana, unita a una visione tecnico-scientifica che immagina il “come” dovremmo migliorare. Questa prospettiva è sostenuta da una credenza superstiziosa nella scienza come salvifica tout court e da un astratto disprezzo per la nostra natura umana: la nostra fragilità, la nostra mortalità, la nostra senzienza, la nostra auto-consapevolezza e il nostro senso incarnato di “chi” siamo (distinto da ‘cosa’ siamo).
I transumanisti coniugano l’emotività con l’irrazionalità, il potenziale dormiente con la stupidità e la disabilità con la discrepanza. E come risultato di questo confuso approccio promuovono e spingono verso un futuro che ciecamente annuncia reti onnipresenti, geneticamente ottimizzate, guidate da computer, in cui esseri umani presumibilmente fallibili sono manipolati e potenziati da un macchinario invisibile, presumibilmente controllabile e ottimizzabile, guidati da robot intesi quali il prossimo stadio di apparente “evoluzione” per l’umanità.
Le visioni dei transumanisti per il nostro futuro rimangono in gran parte incontrastate, perché la loro mentalità è il sintomo di eminenti ideologie scientifiche emerse sulla scia della modernità. Di conseguenza, essi hanno il potere di dettare ciò che intendiamo con il termine “progresso”, e ciò che rispettiamo come “razionale”. Parlano come se sapessero quale sarà il futuro e mostrano una resistenza testarda a qualsiasi critica, anche se “ razionale”, ai loro punti di vista; mostrando così ampie fasce di un’ideologia — a sua volta — “ irrazionale”.
Lo scopo di questo manifesto è di esporre l’irrazionalità e i pericoli del transumanesimo.
Il transumanesimo si basa su varie ipotesi profondamente errate.
Il tipo di transumanesimo che critichiamo qui si fonda sulle seguenti convinzioni: — La realtà è la totalità dell’informazione. — Gli esseri umani non sono altro che oggetti di elaborazione delle informazioni. — L’intelligenza artificiale è “intelligenza” in senso umano.
Su queste tre convinzioni i transumanisti sostengono che: — il processo decisionale dovrebbe generalmente basarsi sull’informazione e sull’intelligenza artificiale che opera su di esso, poiché questo tipo di processo decisionale porta a scelte migliori e che potrebbero agevolare una fase successiva dell’evoluzione — l’intelligenza artificiale è più potente dell’intelligenza umana.
Ma, negli errati presupposti del transumanesimo la realtà NON è la totalità delle informazioni
Noi non pensiamo che la presenza di informazioni sia quella giusta per chiarire la vita nella sua interezza. Troviamo anche ingenuamente inaccettabile l’assunzione e la definizione di “informazioni” come entità essenzialmente quantificabile o misurabile e quindi trattabile come un’ontologia completa o un resoconto di tutta la realtà.
Mentre la nozione di informazione può essere utilizzata come strumento nelle scienze e nella tecnologia, il concetto non è propriamente basilare e quindi insufficiente per considerare tutti gli aspetti della vita umana.
• L’elaborazione delle informazioni potrebbe essere adatta per discernere elementi funzionali di base della percezione, del pensiero e della azione umana. Altri elementi della nostra vita trans-biologica includono l’intelligenza emotiva, le virtù pratiche come la saggezza o la phronesisas un approccio qualitativo essenziale per il giudizio etico, dimensioni esperienziali e fenomenologiche della percezione, del pensiero e dell’azione, della visione prospettica e così via.
• Anche la nozione di evoluzione continua di tutta la realtà da informazioni di basso livello è problematica. Questa è l’idea che i dati si fondano per formare informazioni, le informazioni in forma di oggetti di informazione ruotano, gli oggetti interagiscono in scenari più grandi e così via, ma tutti sono fondamentalmente informativi. Ma la fisica e la filosofia contemporanee presentano discordanze alternative circa la formazione della realtà e la sua costituzione.
• Riassumendo, “l’informazione”, utilizzata soprattutto dalla transumanizzazione, è espressione del desiderio di controllo attraverso il calcolo. L’approccio è limitato a stimolare il mondo grazie a modelli basati su dati adatti per la manipolazione meccanica
L’informazione non può essere considerata equivalente solo alle “qualità primarie” di Locke, se si ignorano i “qualia”: i valori intrinseci e quegli aspetti del nostro mondo che lo rendono significativo e degno di essere vissuto, la teoria dell’informazione è essenzialmente senza vita.
• Se, quindi, il termine informazione è inadeguato a rendere conto della vita e dell’umanità, allora, per le stesse ragioni, l’idea che la realtà possa essere la “totalità dell’informazione” è ugualmente errata. Gli esseri umani NON sono oggetti di informazione, ma animali autosignificanti.
• Vediamo il “significato” come l’aspetto più importante nella vita umana in quanto ci consente di comprendere la realtà, di pensarci ulteriormente e di agire al suo interno.
• Il significato si disperde quando il nostro intero corpo (compreso il cervello) interagisce con il mondo che genera, o attualizza nuove realtà.
Tecnologie e media giocano un ruolo essenziale in questa emergenza di significato. Ma questa mediazione non deve essere confusa con le ipotesi transumaniste, che presuppongono che il significato sia uguale a una somma di informazioni.
• La tecnologia può modellare ma non riposizionare le nostre relazioni sociali, che determinano in modo cruciale ciò che per noi è significativo.
• Gli oggetti di informazione come le macchine sono contrassegnati da gradi di determinabilità, oscillanti, nella realtà, tra caso e necessità. Ma nella nostra ricerca di significato, noi esseri umani evitiamo di routine ogni determinabilità. Noi siamo, ognuno di noi, come i “cigni neri” che confutano in un colpo la facile, ma non dimostrabile affermazione: “tutti i cigni sono bianchi”. L’intelligenza artificiale non può MAI essere intelligente in un senso umano.
• L’intelligenza sta all’informazione come il chiodo sta al martello: se uno ha solo un martello, allora tutto sembra un chiodo: se uno ha solo informazioni, allora tutto sembra intelligente e in grado di elaborare le informazioni.
• Crediamo che il termine “intelligenza” sia stato gravemente abusato In questo modo sentiamo il bisogno di disambiguare e quindi delimitare l’uso del termine “intelligenza”.
• Mentre il termine “intelligenza” può essere usato come uno strumento nelle scienze e nelle pratiche tecnologiche — crediamo che sia più appropriato considerare termini come “intelligenza emotiva”, “nous”, “intellectus” o “sintonizzazione” (“Gefühl” nel senso di Schleiermacher) quando si parla dell’atto del pensiero umano.
• Il nostro “pensiero e agire in sintonia” (di conseguenza) è il nostro modo unico di essere una specie umana. È una capacità di sperimentare prestando attenzione e quindi attualizzando e trasformando il significato delle cose. Questa forma umana di pensiero e azione non ha valore neutrale. Il pensiero e l’azione sintonizzati sono indispensabili al processo decisionale quotidiano. Catturano i pezzi taciti e essenziali della realtà. Se li sacrifichiamo per un ragionamento calcolante che si presume essere “intelligenza”, la nostra capacità di discernere i giudizi e le decisioni etiche pertinenti e determinanti sarà penalizzata. Sostituiremo la realtà disordinata, ma ricca di significati con un mondo curatissimo, ma alla fine sterile.
• Riassumendo: l’intelligenza artificiale può effettivamente essere “intelligente” in termini di elaborazione delle informazioni. Ma non ha nè la capacità, nè il modo di manifestarsi che è essenziale nella vita, vale a dire la ‘sintonizzazione’ o la facoltà di incontrare, apprendere e negoziare significati; come fanno gli umani.
Come ci si sente ad essere umani? Abbiamo affermato sopra che la natura umana è segnata dalla nostra fragilità, dalla nostra senzienza, dalla nostra auto-consapevolezza e dal nostro senso incarnato di “chi” siamo. Queste sono le caratteristiche che ci permettono di essere sensibili al nostro ambiente, di sviluppare una sensibilità della nostra mortalità e di realizzare che ogni istante ha un passato unico che ci rivela un futuro senza precedenti. Sono questi che rendono la nostra esistenza distinta dall’esistenza di artefatti, robot o altre forme di entità non senzienti, perché gli umani percepiscono la sensazione di “esserci”.
I transumanisti negano questa qualità distintiva dell’esistenza umana, riducendo così la nostra natura senziente a quella di un robot. Perciò vogliamo chiarire quanto segue:
• Noi umani siamo animali autosignificanti. • Siamo esseri incantati che apprezzano la nostra esistenza, che — a parte le affermazioni del naturalismo — non è come essere un “cervello in una vasca” (‘brain in a vat’). • A differenza delle macchine che semplicemente simulano consapevolezza, siamo originariamente consapevoli e capaci di distinguere tra lo stato di consapevolezza (presenza mentale) e i contenuti di cui siamo consapevoli (intenzionalmente). Nel linguaggio delle macchine (machine terms), questa distinzione sarebbe assurda. • La nostra sintonia tra pensiero e azione assicura che la nostra vita non è solo determinata dalla razionalità procedurale formale (“Zweckrationalität”). Alcune delle nostre abilità più importanti sono quelle dipendenti dall’attenzione congiunta. • Attraverso la nostra attenzione congiunta influenziamo l’emergere del nostro ambiente; in tal modo da essere co-creatori di tutto ciò che esiste. • La natura senziente include l’emotività come principio base dell’autoregolamentazione e dell’auto-orientamento. Le emozioni sono gradevoli o sgradevoli, lussuriose o dolorose. In tal modo le emozioni ci fanno sentire ciò che è buono e ciò che è cattivo.
(Nota del traduttore: La colorazione consapevole è l’atto di colorare illustrazioni pre-disegnate e offre l’opportunità di sospendere il nostro dialogo interiore e impegnarsi in un’attività che trascura il flusso di pensieri.)
Colorando il “come ci si sente” l’individuo percepisce se stesso, le emozioni sono ciò su cui si fonda al dunque il nostro senso del bene e del male. Non c’è un tale senso senza o al di fuori della sensibilità.
• Essendo esseri senzienti siamo attratti dal bene e cerchiamo il nostro e altrui sviluppo (il bene comune), che è convertibile con la ricerca della bellezza, della verità e della piena relazionalità.
• Non dovremmo mai dimenticare che siamo esseri vulnerabili. Viviamo vite contingenti. I nostri corpi, le nostre menti, le nostre emozioni e la forma generale come persone (le nostre anime) sono soggette a danni e deformazioni; e questo è il caso sia dell’aspetto mentale che fisico. Abbiamo quindi bisogno di proteggerci.
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GLI AUTORI
Prof. Dr. Sarah Spiekermann Professore e presidente dell’Istituto per la gestione dei sistemi informatici presso l’Università di Economia e Commercio di Vienna (WU Vienna, Austria). È nota per il suo lavoro sulla progettazione di sistemi IT etici e per l’attività nel campo della creazione di politiche sulla privacy. È autrice del libro di testo “Ethical IT Innovation — A Value-based Approach”.
Prof. Il Dr. Peter Hampson è ricercatore presso la Blackfriars Hall, Università di Oxford, dove insegna psicologia. È anche professore emerito presso l’Università dell’Inghilterra occidentale, Bristol, Regno Unito, e Professore onorario aggiunto di psicologia presso NUI Maynooth, Irlanda. È noto soprattutto per il suo lavoro sulla psicologia cognitiva e, da ultimo, sul dialogo psicologia-teologia. Di recente ha co-editato il volume “Teologia e letteratura dopo la postmodernità”.
Prof. Dr. Charles M. Ess Professore di Media Studies, Dipartimento di Media e Comunicazione, Università di Oslo. È noto soprattutto per il suo modo di pensare e scrivere sull’applicazione dell’etica della virtù sia nell’Information and Computing Ethics che nei Media and Communication Studies. È l’autore del libro di testo ampiamente utilizzato, “Digital Media Ethics”.
Prof. Dr. Johannes Hoff professore ordinario di Teologia sistematica e filosofica all’Università di Heythrop, Università di Londra. Johannes Hoff è noto soprattutto per questa riflessione sull’ermeneutica culturale contemporanea e sulla teologia filosofica tardo medievale. Il suo modo di pensare è quello di esprimere al meglio il suo recente libro “The Analogical Turn” e il prossimo pezzo “Macchine magiche: antropologia, tecnologia e sacramentalità in un’era post-digitale”.
Dr. Mark Coeckelbergh Docente di Filosofia dei Media e della Tecnologia presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Vienna e più noto per il suo pensiero sulla filosofia della tecnologia, in particolare l’etica della robotica e delle TIC. Ha pubblicato i libri “Crescere relazioni morali” e “Essere umano @ Rischio”.
Prof. Dr. Georg Franck Professore emerito di metodi digitali in architettura e pianificazione spaziale presso l’Università tecnica di Vienna. È noto soprattutto per il suo pensiero su “The Attention Economy” e “Mental Capitalism” su cui ha pubblicato libri con lo stesso nome.
Il transumanesimo è un modo di pensare al futuro che si basa sulla premessa che la specie umana nella sua forma attuale non rappresenta la fine del nostro sviluppo, ma piuttosto una fase relativamente precoce.
Il transumanesimo è un movimento vagamente definito che si è sviluppato gradualmente negli ultimi due decenni.
Il transumanesimo è una classe di filosofie di vita che cercano la continuazione e l’accelerazione dell’evoluzione della vita intelligente al di là della sua forma attualmente umana e dei suoi limiti attraverso la scienza e la tecnologia, guidati da principi e valori che promuovono la vita. — Max More (1990)
Humanity+ la definisce formalmente sulla base della definizione originale di Max More come segue:
⦁ Il movimento intellettuale e culturale che afferma la possibilità e l’opportunità di migliorare fondamentalmente la condizione umana attraverso la ragione applicata, in particolare sviluppando e rendendo ampiamente disponibili tecnologie per eliminare l’invecchiamento e migliorare notevolmente le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche dell’uomo. ⦁ Lo studio delle ramificazioni, delle promesse e dei potenziali pericoli delle tecnologie che ci permetteranno di superare i limiti umani fondamentali e il relativo studio delle questioni etiche legate allo sviluppo e all’uso di tali tecnologie.
Il transumanesimo può essere visto come un’estensione dell’umanesimo, da cui deriva in parte. Gli umanisti credono che gli esseri umani siano importanti, che gli individui siano importanti. Potremmo non essere perfetti, ma possiamo migliorare le cose promuovendo il pensiero razionale, la libertà, la tolleranza, la democrazia e la preoccupazione per i nostri simili. I transumanisti sono d’accordo con questo, ma sottolineano anche ciò che abbiamo il potenziale per diventare. Così come usiamo mezzi razionali per migliorare la condizione umana e il mondo esterno, possiamo anche usare tali mezzi per migliorare noi stessi, l’organismo umano. Così facendo, non ci limitiamo ai metodi umanistici tradizionali, come l’educazione e lo sviluppo culturale. Possiamo anche usare mezzi tecnologici che alla fine ci permetteranno di andare oltre ciò che qualcuno potrebbe pensare come “umano”.
Informazioni sulle FAQ transumaniste
La Transhumanist FAQ è stata sviluppata nel 1998 ed è diventata una FAQ formale nel 1999 grazie al lavoro di ispirazione dei transumanisti, tra cui Alexander Chislenko, Max More, Anders Sandberg, Natasha Vita-More, James Hughes e Nick Bostrom. Diverse persone hanno contribuito alla definizione del transumanesimo, che ha avuto origine da Max More. Greg Burch, David Pearce, Kathryn Aegis e Anders Sandberg hanno gentilmente offerto ampi commenti editoriali. La presentazione nella sezione crionica è stata, ed è tuttora, direttamente ispirata da un articolo di Ralph Merkle. Idee, critiche, domande, e frasi alla versione originale sono state fornite da (in ordine alfabetico): Kathryn Aegis, Alex (intech@intsar.com), Brent Allsop, Brian Atkins, Scott Badger, Doug Bailey, Harmony Baldwin, Damien Broderick, Greg Burch, David Cary, John K Clark, Dan Clemensen, Damon Davis, Jeff Dee, Jean-Michel Delhotel, Dylan Evans, EvMick@aol.com, Daniel Fabulich, Frank Forman, Robin Hanson, Andrew Hennessey, Tony Hollick, Joe Jenkins, William John, Michelle Jones, Arjen Kamphius, Henri Kluytmans, Eugene Leitl, Michael Lorrey, mark@unicorn.com, Peter C. McCluskey, Erik Moeller, J. R. Molloy, Max More, Bryan Moss, Harvey Newstrom, Michael Nielsen, John S. Novak III, Dalibor van den Otter, David Pearce, pilgrim@cyberdude.com, Thom Quinn, Anders Sandberg, Wesley R. Schwein, Shakehip@aol.com, Allen Smith, Geoff Smith, Randy Smith, Dennis Stevens, Derek Strong, Remi Sussan, Natasha Vita-More, Michael Wiik, Eliezer Yudkowsky, e zebo@pro-ns.net.
Nel corso degli anni, questa FAQ è stata aggiornata per fornire un resoconto sostanziale del transumanesimo. L’Extropy Institute (ExI) è stato una fonte di informazioni per la prima versione delle FAQ transumaniste, la versione 1.0 degli anni Novanta. La WTA ha adottato la FAQ nel 2001 e Nick Bostrom e James Hughes hanno continuato a lavorarci, con il contributo di quasi cento persone dell’ExI e della WTA, tra cui Aleph e Transcedo e l’Associazione transumanista britannica. È stato aggiunto nuovo materiale e molte vecchie sezioni sono state sostanzialmente rielaborate. Nella preparazione della versione 2.0, le seguenti persone sono state particolarmente utili: Eliezer Yudkowsky, che ha fornito assistenza editoriale con commenti su particolari questioni di sostanza; Dale Carrico che ha revisionato la prima metà del testo; e Michael LaTorra che ha fatto lo stesso per la seconda metà; e “Reason” che ha poi ripassato l’intero documento, così come Frank Forman, e Sarah Banks Forman. Sono stati forniti anche utili commenti di sostanza o di forma (in ordine alfabetico): Michael Anissimov, Samantha Atkins, Milan Cirkovic, José Luis Cordeiro, George Dvorsky, James Hughes, G.E. Jordan, Vasso Kambourelli, Michael LaTorra, Eugen Leitl, Juan Meridalva, Harvey Newstrom, Emlyn O’Reagan, Christine Peterson, Giulio Prisco, Reason, Rafal Smigrodzki, Simon Smith, Mike Treder e Mark Walker. Molti altri hanno offerto negli anni domande o riflessioni che hanno in qualche modo contribuito a dare forma a questo documento, e anche se non è possibile nominarvi tutti, i vostri contributi sono molto apprezzati.
La FAQ 3.0 dei transumanisti, riveduta grazie agli sforzi continui di molti transumanisti, continuerà ad essere aggiornata e modificata man mano che svilupperemo nuove conoscenze e modi migliori di contabilizzare le vecchie conoscenze che riguardano direttamente e indirettamente il transumanesimo. Il nostro obiettivo è quello di fornire una fonte affidabile di informazioni sul transumanesimo.
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito in passato e a coloro che offrono nuovi spunti a queste FAQ!
FAQ transumanista
– versione 3.0
Parte 1: Generale
Che cos’è il transumanesimo? Cos’è un postumano? Cos’è un transumano?
Praticità
Quali sono le ragioni per aspettarsi tutti questi cambiamenti? Non ci vorranno migliaia o milioni di anni per questi sviluppi? Come posso usare il transumanesimo nella mia vita? E se non funziona? Come potrei diventare un postumano? Non sarà noioso vivere per sempre in un mondo perfetto? Come posso partecipare e contribuire?
Parte 2: Società e politica
Le nuove tecnologie andranno a beneficio solo dei ricchi e dei potenti? I transumanisti sostengono l’eugenetica? Queste tecnologie del futuro non sono molto rischiose? Potrebbero anche causare la nostra estinzione? Se queste tecnologie sono così pericolose, devono essere vietate? Non dovremmo concentrarci sui problemi attuali? L’allungamento della vita peggiorerà i problemi di sovrappopolazione? C’è uno standard etico… In che tipo di società vivrebbero i postumani? I postumani o le macchine superintelligenti rappresenteranno una minaccia per gli esseri umani che non sono “aumentati”?
Tecnologie e proiezioni
Biotecnologia, ingegneria genetica, cellule staminali e clonazione Cos’è la nanotecnologia molecolare? Cos’è il superintelligence? Cos’è la realtà virtuale? Cos’è la crionica? La probabilità di successo non è troppo bassa? Cosa significa “caricare”? Qual è la singolarità?
Transumanesimo e natura
Perché i transumanisti vogliono vivere più a lungo? Non è una manomissione della natura? Le tecnologie transumane ci renderanno inumani? La morte non fa parte dell’ordine naturale delle cose? Le tecnologie transumaniste sono ecologiche?
Il transumanesimo come punto di vista filosofico e culturale
Quali sono gli antecedenti filosofici e culturali del transumanesimo? Quali correnti ci sono all’interno del transumanesimo? Che rapporto ha il transumanesimo con la religione? Cose come l’upload, la crionica e l’IA non falliscono… Che tipo di arte transumanista esiste?
Le FAQ transumaniste sono state concepite come un tentativo di sviluppare un’ampia articolazione consensuale delle basi del transumanesimo responsabile. L’obiettivo era un testo che potesse servire sia come guida per i nuovi arrivati sia come lavoro di riferimento per i partecipanti più esperti.
Generale
Che cos’è il transumanesimo?
Vedi l’introduzione.
Cos’è un postumano?
A volte è utile parlare di possibili esseri futuri le cui capacità di base superano così radicalmente quelle degli esseri umani attuali da non essere più inequivocabilmente umani secondo i nostri standard attuali. La parola standard per tali esseri è “postumano”. (Bisogna fare attenzione ad evitare interpretazioni errate. “Posthuman” non indica qualsiasi cosa che venga dopo l’era umana, né ha nulla a che fare con il “postumano”. In particolare, non implica che non ci siano più esseri umani).
Molti transumanisti desiderano seguire percorsi di vita che, prima o poi, richiederebbero di diventare persone postumane: anelano a raggiungere livelli intellettuali superiori a qualsiasi genio umano attuale, così come gli esseri umani sono superiori agli altri primati; essere resistenti alle malattie e insensibili all’invecchiamento; avere una giovinezza e un vigore illimitati; esercitare un controllo sui propri desideri, umori e stati mentali; essere in grado di evitare di sentirsi stanchi, odiosi o irritati per le cose insignificanti; avere una maggiore capacità di piacere, amore, apprezzamento artistico e serenità; sperimentare nuovi stati di coscienza a cui i cervelli umani attuali non possono accedere. Sembra probabile che il semplice fatto di vivere una vita indefinitamente lunga, sana e attiva porterebbe chiunque all’età post-umana se continuasse ad accumulare ricordi, abilità e intelligenza.
I postumani potrebbero essere intelligenze artificiali completamente sintetiche, o potrebbero essere potenziati (vedi “Che cos’è il caricamento?”), o potrebbero essere il risultato di molti piccoli ma cumulativamente profondi ampliamenti di un umano biologico. Quest’ultima alternativa richiederebbe probabilmente la riprogettazione dell’organismo umano mediante l’uso di nanotecnologie avanzate o il loro radicale potenziamento utilizzando una qualche combinazione di tecnologie come l’ingegneria genetica, la psicofarmacologia, le terapie anti-invecchiamento, le interfacce neurali, gli strumenti avanzati di gestione dell’informazione, i farmaci che potenziano la memoria, i computer indossabili e le tecniche cognitive.
Alcuni autori scrivono come se, semplicemente cambiando la nostra concezione di noi stessi, fossimo diventati o potessimo diventare postumani. Questa è una confusione o una corruzione del significato originale del termine. I cambiamenti necessari per renderci postumani sono troppo profondi per essere realizzabili semplicemente alterando qualche aspetto della teoria psicologica o il modo in cui pensiamo a noi stessi. Sono necessarie radicali modifiche tecnologiche al nostro cervello e al nostro corpo.
È difficile per noi immaginare cosa significhi essere una persona postumana. I postumani possono avere esperienze e preoccupazioni che non riusciamo a comprendere, pensieri che non possono entrare nei tre chili di tessuto neurale che usiamo per pensare. Alcuni postumani possono trovare vantaggioso abbandonare completamente il proprio corpo e vivere come modelli di informazione su vaste reti di computer superveloci. Le loro menti possono non solo essere più potenti delle nostre, ma possono anche utilizzare diverse architetture cognitive o includere nuove modalità sensoriali che consentono una maggiore partecipazione nei loro ambienti di realtà virtuale. Le menti post-umane potrebbero essere in grado di condividere direttamente ricordi ed esperienze, aumentando notevolmente l’efficienza, la qualità e le modalità con cui i postumi possono comunicare tra loro. I confini tra le menti postumane potrebbero non essere così netti come quelli tra gli esseri umani.
I postumani potrebbero plasmare se stessi e il loro ambiente in così tanti modi nuovi e profondi che le speculazioni sulle caratteristiche dettagliate dei postumani e del mondo postumo rischiano di fallire.
Cos’è un transumano?
Nel suo uso contemporaneo, “transumano” si riferisce a una forma intermedia tra l’umano e il postumano (vedi “Cos’è un postumano?”). Ci si potrebbe chiedere, dato che il nostro uso attuale, ad esempio, della medicina e dell’informatica ci permette di fare abitualmente molte cose che avrebbero stupito gli esseri umani che vivevano nell’antichità, se non siamo già transumani. La domanda è provocatoria, ma in definitiva non molto significativa; il concetto di transumano è troppo vago perché ci sia una risposta definitiva.
Un transumanista è semplicemente qualcuno che sostiene il transumanesimo (vedi “Cos’è il transumanesimo?”). È un errore comune per i giornalisti e gli altri scrittori dire che i transumanisti “affermano di essere transumani” o “si definiscono transumani”. Adottare una filosofia che dice che un giorno tutti dovrebbero avere la possibilità di crescere oltre i limiti umani attuali non significa chiaramente dire che si è migliori o in qualche modo attualmente “più avanzati” dei propri simili.
L’etimologia del termine “transumano” risale al futurista FM-2030 (noto anche come F. M. Estfandiary), che lo introdusse come stenografia per “umano di transizione”. Chiamando i transumani la “prima manifestazione di nuovi esseri evolutivi”, FM sosteneva che i segni della transumanità includevano protesi, chirurgia plastica, uso intensivo delle telecomunicazioni, una visione cosmopolita e uno stile di vita globetrotteristico, androginia, riproduzione mediata (come la fecondazione in vitro), assenza di credenze religiose, e un rifiuto dei valori familiari tradizionali. Tuttavia, la diagnostica della FM è di dubbia validità. Non è chiaro perché chiunque abbia avuto parti del corpo migliorate o uno stile di vita nomade sia più vicino a diventare postumano di tutti noi; né, naturalmente, tali persone sono necessariamente più ammirevoli o moralmente lodevoli di altre. In effetti, è perfettamente possibile essere un transumano — o, per quel che conta, un transumanista — e abbracciare ancora la maggior parte dei valori tradizionali e dei principi di condotta personale.
Riferimenti:
⦁ FM-2030, Sei un transumano? (New York: Warner Books, 1989)
Quali sono le ragioni per aspettarsi tutti questi cambiamenti?
Date un’occhiata in giro. Confronta quello che vedi con quello che avresti visto solo cinquant’anni fa. Non è una congettura particolarmente audace che i prossimi 50 anni vedranno almeno altrettanti cambiamenti e che lo stato della tecnologia a metà del 21° secolo sarà piuttosto meraviglioso per gli standard attuali. La proiezione conservatrice, che presuppone solo che il progresso continui nello stesso modo graduale che ha avuto a partire dal XVII secolo, implicherebbe che dovremmo aspettarci di assistere a sviluppi drammatici nei prossimi decenni.
Questa aspettativa è rafforzata se si considera che molte aree cruciali sembrano in attesa di scoperte critiche. Il World-Wide Web sta cominciando a collegare le persone del mondo, aggiungendo un nuovo livello globale alla società umana dove l’informazione è suprema. Il Progetto Genoma Umano è stato completato, e lo studio dei ruoli funzionali dei nostri geni (genomica funzionale) sta procedendo rapidamente. Si stanno sviluppando tecniche per utilizzare queste informazioni genetiche per modificare gli organismi adulti o la linea germinale. Le prestazioni dei computer raddoppiano ogni 18 mesi e si avvicineranno alla potenza di calcolo di un cervello umano nel prossimo futuro. Le aziende farmaceutiche stanno perfezionando i farmaci che ci permetteranno di regolare l’umore e gli aspetti della personalità con pochi effetti collaterali. Molti obiettivi transumanisti possono essere perseguiti con le tecnologie attuali. Ci possono essere molti dubbi che, a meno di un cataclisma distruttore di civiltà, il progresso tecnologico ci darà opzioni molto più radicali in futuro? (Vedi anche “Non ci vorranno migliaia o milioni di anni per questi sviluppi?)
La produzione molecolare ha il potenziale per trasformare la condizione umana. È una tecnologia fattibile? Eric Drexler e altri hanno mostrato in dettaglio come la nanotecnologia in fase meccanica sia coerente con le leggi fisiche e hanno delineato diversi percorsi attraverso i quali potrebbe essere sviluppata (vedi “Cos’è la nanotecnologia molecolare?”). La produzione molecolare potrebbe sembrare incredibile, forse perché le eventuali conseguenze sembrano troppo travolgenti, ma gli esperti di nanotecnologie sottolineano che attualmente non esiste una critica tecnica pubblicata delle argomentazioni di Drexler. A più di dieci anni dalla pubblicazione di Nanosystems, nessuno è stato ancora in grado di indicare un errore significativo nei calcoli. Nel frattempo, gli investimenti nello sviluppo delle nanotecnologie, già miliardi di dollari all’anno in tutto il mondo, crescono ogni anno, e almeno gli aspetti meno visionari delle nanotecnologie sono già diventati mainstream.
Ci sono molti metodi e tecnologie indipendenti che possono permettere all’uomo di diventare postumo. C’è incertezza su quali tecnologie saranno perfezionate per prime, e noi abbiamo la possibilità di scegliere quali metodi usare. Ma se la civiltà continua a prosperare, sembra quasi inevitabile che gli esseri umani prima o poi avranno la possibilità di diventare persone postumane. E, a meno che non venga impedito con la forza, molti sceglieranno di esplorare questa possibilità.
Riferimenti: ⦁ K. Eric Drexler, Nanosystems: Macchinari molecolari, produzione e calcolo, (New York: John Wiley & Sons, 1992)
Non ci vorranno migliaia o milioni di anni per questi sviluppi?
Spesso è molto difficile prevedere quanto tempo ci vorrà per un certo sviluppo tecnologico. L’atterraggio sulla luna è avvenuto prima del previsto, ma l’energia di fusione ci sfugge ancora dopo mezzo secolo di attesa. La difficoltà nel prevedere i tempi risiede in parte nella possibilità di ostacoli tecnici inaspettati e in parte nel fatto che il tasso di progresso dipende dai livelli di finanziamento, che a loro volta dipendono da fattori economici e politici difficili da prevedere. Pertanto, mentre in molti casi si possono dare buoni motivi per pensare che alla fine una tecnologia verrà sviluppata, di solito si può solo fare delle congetture informate su quanto tempo ci vorrà.
La stragrande maggioranza dei transumanisti pensa che lasuperintelligence e la nanotecnologia si svilupperanno entrambi in meno di cento anni, e molti prevedono che si svilupperanno bene entro il primo terzo di questo secolo. (Alcune delle ragioni per sostenere queste opinioni sono delineate nelle sezioni relative a queste due tecnologie). Una volta che ci sarà sia la nanotecnologia che lasuperintelligence, una gamma molto ampia di applicazioni speciali seguirà rapidamente.
Sarebbe possibile fare un lungo elenco di esempi in cui le persone in passato hanno solennemente dichiarato che qualcosa era tecnologicamente assolutamente impossibile:
I segreti del volo non saranno padroneggiati nell’arco della nostra vita — non entro un migliaio di anni. — Wilbur Wright (1901)
o socialmente irrilevante:
Non c’è motivo per cui qualcuno vorrebbe un computer in casa propria. — Ken Olsen, Presidente, Presidente e fondatore di Digital Equipment Corporation (1977)
– solo per vederlo accadere qualche anno dopo. Tuttavia, si potrebbe fornire un elenco altrettanto lungo di casi di scoperte previste che non si sono verificate. La questione non può essere risolta elencando i parallelismi storici.
Una strategia migliore è quella di guardare direttamente a ciò che un’attenta analisi dei vincoli fisici sottostanti e dei vincoli ingegneristici potrebbe rivelare. Nel caso delle tecnologie future più cruciali — superintelligenza e produzione molecolare — tali analisi sono state fatte. Molti esperti ritengono che queste saranno probabilmente raggiunte entro i primi decenni del 21° secolo. Altri esperti pensano che ci vorrà molto più tempo. Sembra esserci più disaccordo sulla fattibilità e sui tempi del superintelligence che sulle nanotecnologie.
Un altro modo per farsi un’idea di dove siamo diretti è guardare alle tendenze. Almeno dalla fine del XIX secolo, la scienza e la tecnologia, misurate da un’ampia gamma di indicatori, sono raddoppiate circa ogni 15 anni (Prezzo 1986). Estrapolando questo tasso esponenziale di progresso, ci si aspetta di vedere cambiamenti drammatici in un futuro relativamente prossimo. Ciò richiederebbe una brusca inversione delle tendenze attuali, una decelerazione inaspettata, affinché i cambiamenti che molti transumanisti prevedono non si verifichino nel XXI secolo.
Riferimenti: ⦁ The Foresight Institute, ⦁ “Erroneous Predictions and Negative Comments Concerning Scientific and Technological Developments” (2002) ⦁ Derek J. de Solla Price, Little Science, Big Science …and Beyond (New York: Columbia University Press, 1986)
Come posso usare il transumanesimo nella mia vita?
Mentre è noto che il transumanesimo si è incrociato con i programmi accademici, le filosofie etiche, le cause politiche e i movimenti artistici, il transumanesimo non è uno stile di vita, una religione o una guida di auto-aiuto. Il transumanesimo non può dirti che tipo di musica ascoltare, quali hobby perseguire, chi sposare o come vivere la tua vita, più di quanto, ad esempio, essere membro di Amnesty International o studiare biologia molecolare possa dirti queste cose.
A seconda della vostra situazione e delle vostre esigenze, potreste trovare utili o meno alcune delle opzioni di modifica o miglioramento umano attualmente disponibili. Alcune di queste sono comuni — esercizio fisico, dieta sana, tecniche di rilassamento, gestione del tempo, abilità di studio, tecnologia dell’informazione, caffè o tè (come stimolanti), educazione e integratori alimentari (come vitamine, minerali, acidi grassi o ormoni). Altri che non avreste mai pensato, come ad esempio ottenere un contratto di sospensione crionica (vedi “Cos’è la crionica? La probabilità di successo non è troppo bassa?”), o masticare gomme alla nicotina per i suoi effetti nootropici. Altri ancora — per esempio i farmaci farmacologici per l’umore o gli interventi chirurgici per il cambio di sesso — sono adatti solo a persone che hanno difficoltà o necessità particolari.
Se volete saperne di più su argomenti transumanisti, incontrare persone che la pensano come voi e partecipare in qualche modo allo sforzo transumanista, vedete “Come posso partecipare e contribuire?
E se non funziona?
Il successo nell’impresa transumanista non è una questione di tutto o niente. Non c’è un “esso” su cui tutto dipende. Al contrario, ci sono molti processi incrementali in gioco, che possono funzionare meglio o peggio, più velocemente o più lentamente. Anche se non possiamo curare tutte le malattie, ne cureremo molte. Anche se non otteniamo l’immortalità, possiamo avere una vita più sana. Anche se non riusciamo a congelare interi corpi e a rianimarli, possiamo imparare a conservare gli organi per i trapianti. Anche se non risolviamo la fame nel mondo, possiamo nutrire molte persone. Con molte tecnologie potenzialmente trasformative già disponibili e altre in cantiere, è chiaro che ci sarà un ampio margine per l’incremento umano. Le tecnologie transumane più potenti, come la nanotecnologia in fase di macchina e la superintelligenza, possono essere raggiunte attraverso diversi percorsi indipendenti. Se dovessimo trovare una via da bloccare, possiamo provarne un’altra. La molteplicità dei percorsi aumenta la probabilità che il nostro viaggio non si fermi prematuramente.
Ci sono modi per fallire completamente, cioè se soccomberemo ad un disastro esistenziale (vedi “Non sono molto rischiose queste tecnologie del futuro? Potrebbero anche causare la nostra estinzione?”. Gli sforzi per ridurre i rischi esistenziali sono quindi una priorità assoluta.
Come potrei diventare un postumano?
Attualmente, non c’è modo che un essere umano possa diventare un postumano. Questa è la ragione principale del forte interesse per l’estensione della vita e la crionica tra i transumanisti. Chi di noi vive abbastanza a lungo da essere testimone delle tecnologie attualmente prevedibili può avere la possibilità di diventare postumano. Anche se non ci sono garanzie di successo, ci sono alcune cose che possono essere fatte a livello individuale che miglioreranno un po’ le probabilità:
⦁ Vivere in modo sano ed evitare rischi inutili (dieta, esercizio fisico, ecc.); ⦁ Iscriversi alla crionica; ⦁ Tenersi aggiornati sulle ricerche in corso e risparmiare un po’ di soldi in modo da potersi permettere futuri trattamenti di prolungamento della vita quando saranno disponibili; ⦁ Sostenere lo sviluppo delle tecnologie transumane attraverso donazioni, sostegno, investimenti o la scelta di una carriera sul campo; lavorare per rendere l’accesso più universale e per rendere il mondo più sicuro dai rischi esistenziali (vedi ⦁ “Non sono molto rischiose queste tecnologie del futuro? Potrebbero anche causare la nostra estinzione?”); ⦁ Unirsi ad altri per aiutare a promuovere il transumanesimo.
Nel frattempo, possiamo godere e sfruttare al meglio le opportunità che esistono oggi per vivere una vita degna e significativa. Se confrontiamo la nostra sorte attuale con quella dei nostri antenati storici, la maggior parte (almeno quelli di noi che non vivono nei paesi meno sviluppati) scopriranno che le circostanze materiali per la fioritura umana sono le migliori che siano mai state. Inoltre, possediamo un’accumulazione senza precedenti di tesori culturali e intellettuali, grazie ai quali possiamo arricchire le nostre esperienze e ampliare i nostri orizzonti.
Non sarà noioso vivere per sempre in un mondo perfetto?
Perché non provare e vedere? “Perfezione” è una parola vaga e infida. C’è un notevole disaccordo tra i transumanisti su quale tipo di perfezione sia raggiungibile e desiderabile, sia in teoria che in pratica. Probabilmente è più saggio parlare di migliorare il mondo, piuttosto che di renderlo “perfetto”. Sarebbe noioso vivere per un tempo indefinitamente lungo in un mondo notevolmente migliorato? Il mondo potrebbe sicuramente essere migliorato rispetto a com’è ora, anche diventando meno noioso. Se ci si liberasse del dolore e dello stress associato, ad esempio, alla compilazione delle dichiarazioni dei redditi annuali, la gente probabilmente non se ne starebbe seduta a dire: “La vita sembra priva di senso ora che non ho più moduli per l’imposta sul reddito da compilare”.
Certo, i miglioramenti materiali dell’ambiente possono non essere di per sé sufficienti a portare una felicità duratura. Se il vostro pasto abituale è pane e acqua, allora una scatola di biscotti può essere una festa. Ma se ogni sera mangiate ogni sera in ristoranti di lusso, una tariffa così buona vi sembrerà presto ordinaria e normale; e qualsiasi festa minore, come una scatola di biscotti, sarebbe al confronto un insulto. Alcuni scienziati cognitivi ipotizzano che ognuno di noi abbia un “punto fisso” di felicità, al quale torniamo presto a prescindere dai cambiamenti dell’ambiente. Ci può essere una notevole verità nella saggezza popolare che una macchina nuova e costosa non ti rende più felice (o meglio, ti rende più felice, ma solo temporaneamente). Per certi versi, le menti e i cervelli umani non sono progettati per essere felici. Fortunatamente, ci sono diversi punti di vista potenziali da cui partire per affrontare questa sfida.
Le scimmie si impegnano in attività che noi, come esseri umani, troveremmo ripetitive e noiose. Diventando più intelligenti, ci siamo annoiati di cose che avrebbero interessato i nostri antenati. Ma allo stesso tempo abbiamo aperto un vasto nuovo spazio di possibilità per divertirci — e il nuovo spazio è molto più grande del precedente. Gli esseri umani non sono semplicemente scimmie che possono ottenere più banane usando la nostra intelligenza come strumento. La nostra intelligenza ci permette di desiderare cose nuove, come l’arte, la scienza e la matematica. Se in un qualsiasi momento della vostra vita indefinitamente lunga vi annoiate con il mondo notevolmente migliorato, può solo indicare che è giunto il momento di aumentare la vostra intelligenza di un altro incremento.
Se il cervello umano ha un “set point” di felicità a cui ritorna, forse questo è un difetto di progettazione e dovrebbe essere corretto — una di quelle cose che finiremo per definire umane, ma non umane. Probabilmente non sarebbe saggio eliminare del tutto la noia, perché la noia può servire a evitare di perdere troppo tempo in attività monotone e senza senso. Ma se stiamo facendo cose nuove, imparando, diventando più intelligenti, e non siamo ancora contenti, per nessun motivo migliore del fatto che la nostra architettura cognitiva è progettata male, allora forse è il momento di riprogettarla. Gli attuali farmaci clinici per l’umore sono rozzi, ma a volte possono comunque ripristinare l’interesse e l’entusiasmo per la vita — a volte la stanchezza e la disperazione non hanno una ragione interessante alle spalle ed è semplicemente uno squilibrio della chimica cerebrale. Solo compartimentalizzando il nostro pensiero ad un livello elevato possiamo immaginare un mondo in cui ci sia una nanotecnologia molecolare matura e un’intelligenza artificiale sovrumana, ma mancano ancora i mezzi per controllare i circuiti cerebrali della noia. Fondamentalmente, non c’è ragione per cui il piacere, l’eccitazione, il benessere profondo e la semplice gioia di essere vivi non possano diventare lo stato d’animo naturale e predefinito per tutti coloro che lo desiderano.
Ed Regis (1990, p. 97) suggerisce di considerare anche i seguenti punti: ⦁ La vita ordinaria a volte è noiosa. E allora? ⦁ La vita eterna sarà tanto noiosa o eccitante quanto la renderà. ⦁ È più eccitante essere morti? ⦁ Se la vita eterna diventa noiosa, avrete la possibilità di porvi fine in qualsiasi momento.
Il transumanesimo non riguarda un’auto più fantasiosa, più soldi, o gadget intelligenti, anche se questo è ciò che i media ci presentano come “scienza” e “tecnologia avanzata”; il transumanesimo riguarda autentici cambiamenti della condizione umana, compreso l’aumento dell’intelligenza e delle menti più adatte al raggiungimento della felicità.
Riferimenti: ⦁ David Pearce, ⦁ L’imperativo edonistico (2003) ⦁ Ed Regis, Great Mambo Chicken and the Transhuman Condition (New York: Penguin Books, 1990)
Come posso partecipare e contribuire?
Puoi unirti all’Humanity+. L’Humanity+ è un’organizzazione associativa democratica e senza scopo di lucro che lavora per promuovere la discussione sulle possibilità di miglioramento radicale delle capacità umane attraverso la tecnologia, nonché sulle questioni etiche e sui rischi legati agli sviluppi tecnologici. È stata fondata nel 1998 come organizzazione ombrello per pubblicizzare le idee transumaniste e per cercare l’accettazione accademica del transumanesimo come movimento filosofico e culturale. Humanity+ organizza conferenze, pubblica H+ Magazine, (ha pubblicato una rivista accademica), rilascia comunicati stampa e coordina i capitoli dei campus studenteschi e i gruppi transumanisti locali in tutto il mondo. Per conoscere i progetti in corso e i prossimi eventi e per diventare membro, visita il sito web di Humanity+.
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Le prossime transizioni tecnologiche potrebbero essere la sfida più importante che l’umanità dovrà mai affrontare. L’intero futuro della vita intelligente sulla Terra può dipendere da come la gestiamo. Se facciamo le cose giuste, ci attende un meraviglioso futuro postumo con infinite opportunità di crescita e di fioritura. Se lo gestiamo male, la vita intelligente potrebbe estinguersi. Non volete partecipare e cercare di fare la differenza in meglio?
Riferimenti: Humanity+ (Da questo sito si possono trovare anche link a gruppi locali e organizzazioni affiliate).