Una Storia comincia: Un maestro, Un’arte, una vita.
Se nasci in una fredda serata di febbraio nell’isola di Sant’Antioco a Sud-Ovest della Sardegna, quando tutti non ti aspettano puoi pensare che tutto era già scritto..
Io Chiara Vigo nasco la sera del 1 febbraio dell’anno 1955, nel piccolo ridente paesino di Calasetta a 9 km dal paese di Sant’Antioco e nessuno mi aspetta, nemmeno mia madre, che aveva previsto nascessi 3 mesi più tardi. La sera non era adatta, faceva un gran freddo per il gran vento di tramontana che tirava gelido e il temporale e il vento cantavano la loro antica canzone. Mio padre era stato costretto a prendere il suo cavallo e a raggiungere il vicino paese di Sant’Antioco per cercare un’ostetrica collega di mamma.. e così, fragile come un piccolo fiore,venivo alla luce .
Mi viene messo il nome Chiara. La nostra casa, che si trovava vicino al porto del piccolo e ridente paese di Calasetta, era composta di Una Camera, una sala e la cucina con pochi mobili e suppellettili di antico sapore… a me pareva grande e sicuramente vi regnava un energia che riempiva la mia anima sognatrice. Nel cortile adiacente c’era la stalla dove Babbo teneva il calesse e il Cavallo, che utilizzava tutte le mattine all’alba per recarsi nel nostro podere a Sisineddu, dove esercitava l’Antico lavoro di contadino del quale andava fiero. Ho pochissimi ricordi legati a mio padre, vista la sua brevissima vita. Ricordo la sua figura alta, che la sera al rientro dal lavoro dopo aver sistemato calesse e cavallo entra in casa, saluta mamma e dopo racconta seduto con noi in braccio, la storia dell’albero magico, che a Sisineddu produce caramelle che stranamente tutte le sere sono due, una per me e una per mio fratello Savio. Mia mamma oltre a occuparsi di tutti noi sei figli fra maschi e femmine, svolge la professione di Ostetrica. Dietro casa nostra vivono i miei nonni Paterni, che sono molto vecchi. Nel loro cortile, attorno al pozzo dell’acqua, stanno le latte di recupero dove non mancano le erbe aromatiche, che servono a cucinare: nel ricordo, il loro profumo accompagna quello del sugo e polpette della domenica di nonna Doloretta.
Della casa di campagna posso ricordare la roccia a forma di cavallo sulla quale ho cavalcato con principi e ho sognato di partire, per paesi e palazzi di principi e Re.
Una vita difficile forse se paragonata alla vita dei giovani di oggi ma indubbiamente ricca di odori, sapori, giochi indimenticabili, anche se per un periodo breve.
Ho vissuto in famiglia , circondata dall’affetto dei miei bisnonni e nonni materni, vezzeggiata e amata da tutti. Mia Nonna materna in modo speciale da subito, prepara per me abiti speciali e non c’è compleanno in cui Lei non sia venuta da noi con la torta per me, questo non piaceva molto a mio padre che sosteneva che questi gesti mi avrebbero montato la testa. Mio bisnonno Raffaele Mereu È un grande maestro di Sartoria e dalla sua scuola nascono diverse Sartorie per uomo, che per circa un cinquantennio operano nell’Isola di Sant’Antioco; l’Arte del taglio e cucito vive nelle sue mani e nei suoi gesti e io spesso godo di questi, mi piace e mi affascina vederlo vecchissimo rifarsi le asole del gilè che indossa sotto la giacca. La sua voce eccheggia nella sala di mezzo della vecchia casa, mentre davanti al grande specchio si rifà i baffi , che porta con fierezza. È particolarmente elegante e traspare nel suo muoversi con eleganza, l’appartenenza a una famiglia di alto lignaggio. Dalla sua bella grafia si capisce che le sue abitudini sono state dettate da un mondo ricco di cultura e di Arte. Mia Bisnonna Marongiu Cristina nonostante le sue origini meno Importanti È una donna molto bella e molto riservata. Ricama con amore su tele sottili, corredi che forse mai nessuno userà. Oculata nelle spese vanta in famiglia il Titolo di manager.
È vivo in me , il ricordo del suo camminare per casa col mazzo delle chiavi delle credenze appeso alla sottana e il suo autoritario modo di annunciare la buona notte a noi piccoli della casa, dopo averci fatto assistere alla cerimonia del caricamento del Pendolo, che ancora oggi segna il tempo della mia vita.
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Mia Nonna Mereu Maria Maddalena Rosina È un Maestro di tessuti antichi (bisogna tenere conto del fatto che nella famiglia Mereu da sempre si tesse e si tinge e si confezionano abiti, corredi e costumi), nella sua stanza da lavoro tante giovani si fermano e si raccontano e vivono in un grande gioco di incontri e di scambi artistici, politici e umani, dove la dimensione della sua maestria si respira e io anche se piccola, amo passare gran parte del mio tempo. Mia Nonna traccerà nel mio cuore, il sentimento dell’amore per l’Arte del tessuto e della Maestria. Mi ama tantissimo e ha per me Mille grandi attenzioni, tra di noi senza parole, esiste un’intesa che ha dell’incredibile, ci capiamo senza bisogno di dirci nulla perchè le affinità che ci accomunano sono infinite. Nonna Leonilde, così tutti la chiamiamo, È una donna dalle doti eccezionali e dalle capacità carismatiche eccellenti, mi insegna tutto quello che serve perchè io diventi un buon Maestro di Bisso e di tessitura per museo. Suo fratello Mons. Mereu Teofilo Dario, Vive con tutti Noi. Il suo studio È il regno dove mi piace stare, pieno di libri antichi e di testi biblici, dove amo scrivere e leggere assieme a Nonno Raffaele, che, seduto nella sua poltrona di velluto rosso, legge il giornale. Zio Dario, sostituirà la figura di mio padre quando verrà a mancare e sarà il mio appoggio spirituale e materiale. Fra di noi due c’è un’intesa eccezionale, Lui è dentro il mio cuore e assieme a mia Nonna È la persona più importante della mia vita. Mi aiuterà nei momenti bui del mio vivere e mi sorreggerà durante le forti prove della mia esistenza. Con mio Nonno Luigi, marito di mia Nonna Leonilde, Maestro di Stucchi e di restauri in Pietra, ho un rapporto normale. Mi piace andare con lui nel giardino di famiglia a cogliere la frutta, gli alberi mi raccontano la loro storia e penso a quante genti prima di noi, in quel luogo hanno sperato e giocato. Spesso, con me ama cantare, ma il suo carattere nervoso e riservato non gli permette di essere comunicativo e mi dispiace, perchè, quando è sereno disegna in maniera eccellente e sicuramente molti segreti della sua Arte li ha portati via con sè. Tra Lui e mia nonna non c’è mai stata una grande storia, diciamo che, essendosi sposati giovanissimi, l’intesa fra i due non è durata molto, anche se con me sia l’uno che l’altra hanno giocato ad avermi in esclusiva. Sinceramente Io ho preferito non approfondire in dettaglio la loro storia, cercando di amarli così semplicemente e la cosa ha avuto ottimi risultati. Mio Padre Vigo Luciano, muore nel 1963. Il ricordo che ho di Lui È molto vago, forse perchè tra di noi non c’era un grande rapporto: Papà faceva il contadino in un piccolo podere di sua proprietà e aveva riposto le sue speranze su mio fratello Savio, perchè sperava un giorno di lasciare all’uomo di casa l’eredità. Questi argomenti materiali già da allora mi lasciavano indifferente e inconsciamente mi rifugiavo nei miei pensieri fantastici, tanto da essere da sempre considerata in famiglia un po’ svampita.
Mia Madre Piras Seconda, ha avuto una vita difficile e faticosa. Forse per questo il suo carattere era troppo rigido, dovuto al fatto di dover allevare 6 figli da sola e allo stesso tempo di doversi occupare della sua professione di ostetrica perchè a noi fosse garantito tutto ciò di cui possono avere bisogno sei bambini; come preoccuparsi che una governante si potesse occupare a tempo pieno di noi, e così spesso già da allora il mio rifugio per il mio grande bisogno di affetto e coccole era mia nonna Leonilde. Mio Padre Muore nel 26 febbraio del 1963 e lascia mia madre vedova a soli 30 anni con sei figli da badare.
Mamma viene Mandata nel piccolo paese di Sardara, trasferita per lavoro A Ortacesus, un piccolo paesetto vicino a Cagliari e porta con sè solo il bambino più piccolo, Giuseppe. Noi restiamo a Sant’Antioco affidati alle cure di mia nonna Leonilde e mio nonno Luigi.
Mentre con mia nonna corre sempre un buon rapporto, con mio nonno la vita non È facile; È un uomo molto rigido e autoritario, pretende da noi che si lavori in giardino, che si vada a vendemmiare, tutte faccende che eseguo quasi automaticamente ma che non fanno parte del mio essere. Allora nella nostra realtà era normale che i bambini eseguissero lavori che facevano parte del vivere della famiglia. Ma spesso nonno fà delle sfuriate e così quando mamma viene trasferita a Sardara anche noi andiamo a vivere con lei assieme a Cesarina, la nostra governante. Non amo parlare di questo periodo della mia vita, non È stato per me felice, escluso qualche raro episodio, e preferisco evitare l’argomento. Vivo a Sardara con mia Madre e i miei fratelli ma appena si presenta l’occasione e mia nonna viene a trovarci per farci sapere che seguirà Zio Dario, che è stato inviato a fare il parroco a San Giovanni Suergiu; io esprimo il desiderio di andare a vivere con Lei in Casa parrocchiale col fratello Dario, Mio Bisnonno, mia Bisnonna e mio nonno e vado a vivere con loro.
Gli anni corrono felici, e passo il mio tempo a seguire le orme artistiche di mia Nonna.
Nella sua stanza bottega il tempo non È mai troppo, le persone che passano a trovarla hanno tutte una storia da raccontare, così che il fascino del tessuto del vivere prende corpo nella mia anima e imparo avvolta dal fascino del patrimonio gestuale che la avvolge le leggi della Maestria i suoi formulari e i suoi segreti le sue storie antiche che spesso mi portano a chiedere a zio di potermi fermare con Lui a conoscere le lingue antiche. La mia vita scorre serena passano gli anni e con Lei insegno Tessitura in vari paesi del Sulcis. Mi piace questo suo mondo e capisco che quel patrimonio và salvato e protetto, accetto quindi di affinare le mie conoscenze in campo di Biologia marina e accetto di lavorare in un impianto di acquacoltura per studiare meglio e più da vicino la pinna nobilis setacea.
Zio nel frattempo decide di lasciare la Parrocchia e si torna a Sant’Antioco nella vecchia casa di famiglia, e dopo un po’ di tempo Io conosco Mario Spanu mi innamoro della sua natura cheta e schiva, del suo comprendere il mio animo artistico e la mia anima che nasconde segreti profondi: Lui capisce, mi ama e Io sono felice! Lega la sua vita alla mia, la sua anima alla mia e il 21 agosto del 1983 ci sposiamo nella vecchia cara Basilica dove Zio celebra il nostro Matrimonio silenzioso e privato, circondati dall’amore di fratelli e sorelle e genitori andiamo a vivere nella casa in viale Trieste dove il nostro amore viene presto allietato dalla nascita di Marianna che nasce nel 1984 e porta la sua luce e il suo sorriso con grande felicità di tutti.
Maddalena nasce nel 1985 e la casa si riempie di allegre risate, giochi sparsi, e mia nonna e mio zio accompagnano la nostra serena vita e noi la loro serena vecchiaia. Mia nonna dirige il centro Pilota I.S.O.L.A che nasce con lo scopo di divulgare la tessitura, Forma una cooperativa di giovani donne, ma io mi rendo subito conto che non trasferisce nulla o quasi del patrimonio a me trasmesso.
Io proseguo gli studi a mare e quando sono pronta Lei Intuisce che È arrivato il mio tempo e mi trasferisce col Giuramento dell’acqua i formulari che permettono le estrazioni di colore dalle piante e la lavorazione della fibra di Bisso.
Zio Dario si ammala e muore lasciando un vuoto ancora oggi nel mio cuore.
Mi dedico interamente a mia nonna , lasciamo la casa coniugale e ci trasferiamo a casa sua.
Io insegno tessitura per i vari enti regionali e assumo nel 1987 la presidenza di una cooperativa Tessile ma capisco che il patrimonio che ho in mano deve essere salvaguardato per le genti a venire e non può essere affidato a giovani che cercano lavoro ma ha bisogno di intere esistenze, capaci di mantenerlo intatto e scevro da attacchi commerciali e come prima di me mia nonna decido di ritirarmi a vita da Maestro e lascio la cooperativa. Nel 1987 assieme a mia nonna, accettiamo il primo invito della Rai a pubblicare l’Argomento Bisso, e Io in quell’occasione parlo della mia volontà di fare uno studio del fondale dell’isola per evitare la pesca dell’animale.
Il vero Klaus Schwab è una figura di vecchio zio gentile che desidera fare del bene all’umanità, o è davvero il figlio di un collaboratore nazista che ha usato il lavoro degli schiavi e ha aiutato gli sforzi nazisti per ottenere la prima bomba atomica? Johnny Vedmore indaga.
Di Johnny Vedmore 20 FEBBRAIO 2021 28′ di lettura
La mattina dell’11 settembre 2001, Klaus Schwab era seduto a fare colazione nella sinagoga di Park East a New York City con il rabbino Arthur Schneier, ex vicepresidente del World Jewish Congress e stretto collaboratore delle famiglie Bronfman e Lauder. Insieme, i due uomini hanno visto uno degli eventi più importanti dei vent’anni successivi, quando gli aerei hanno colpito gli edifici del World Trade Center. Ora, due decenni dopo, Klaus Schwab è di nuovo seduto in prima fila in un altro momento della moderna storia dell’umanità che ha segnato una generazione.
Sembra sempre avere un posto in prima fila quando la tragedia si avvicina, la vicinanza di Schwab agli eventi che cambiano il mondo si deve probabilmente al fatto che sia uno degli uomini più e meglio connessi sulla Terra. Come forza trainante del World Economic Forum, “l’organizzazione internazionale per la cooperazione tra pubblico e privato”, Schwab ha corteggiato capi di stato, dirigenti d’azienda e l’élite dei circoli accademici e scientifici a Davos per oltre 50 anni. Più recentemente, ha anche stuzzicato l’ira di molti a causa del suo più recente ruolo come frontman del Grande Reset, uno sforzo travolgente per rifare la civiltà a livello globale per l’espresso beneficio dell’élite del World Economic Forum e dei loro alleati.
Schwab, durante la riunione annuale del Forum nel gennaio 2021, ha sottolineato che la costruzione della fiducia sarebbe stata parte integrante del successo del Grande Reset, segnalando una successiva espansione della già massiccia campagna di pubbliche relazioni dell’iniziativa. Anche se Schwab ha chiesto di costruire la fiducia attraverso non meglio specificati “progressi”, la fiducia è normalmente incentivata dalla trasparenza. Forse questo è il motivo per cui così tanti hanno rifiutato di fidarsi del signor Schwab e delle sue motivazioni, dato che si sa così poco della storia dell’uomo e del suo background prima della fondazione da parte sua del World Economic Forum nei primi anni ’70.
Come molti importanti prestanome per i programmi sponsorizzati dall’élite, la documentazione online di Schwab è stata ben sterilizzata, rendendo difficile trovare informazioni sulla sua storia iniziale, così come informazioni sulla sua famiglia. Eppure, essendo nato a Ravensburg, in Germania, nel 1938, molti hanno ipotizzato negli ultimi mesi che la famiglia di Schwab possa aver avuto qualche legame con gli sforzi di guerra dell’Asse, legami che, se esposti, potrebbero minacciare la reputazione del World Economic Forum e portare un esame indesiderato alle sue missioni e motivazioni professate.
In questa indagine di Unlimited Hangout, il passato che Klaus Schwab ha lavorato per nascondere viene esplorato in dettaglio, rivelando il coinvolgimento della famiglia Schwab, non solo nella ricerca nazista di una bomba atomica, ma il programma nucleare illegale del Sudafrica dell’apartheid. Particolarmente rivelatrice è la storia del padre di Klaus, Eugen Schwab, che guidò la filiale tedesca, sostenuta dai nazisti, di una società di ingegneria svizzera nella guerra come un importante appaltatore militare. Quell’azienda, la Escher-Wyss, avrebbe usato il lavoro degli schiavi per produrre macchinari essenziali per lo sforzo bellico nazista, così come per sostenere il suo programma nucleare attraverso la produzione di acqua pesante. Anni dopo, nella stessa azienda, un giovane Klaus Schwab faceva parte del consiglio di amministrazione quando fu presa la decisione di fornire al regime razzista dell’apartheid in Sudafrica l’attrezzatura necessaria a promuovere la sua ricerca per diventare una potenza nucleare.
Con il Forum Economico Mondiale che ora è un importante sostenitore della non proliferazione nucleare e dell’energia nucleare “pulita”, il passato di Klaus Schwab lo rende un povero portavoce della sua agenda professata per il presente e il futuro. Eppure, scavando ancora più a fondo nelle sue attività, diventa chiaro che il vero ruolo di Schwab è stato a lungo quello di “plasmare le agende globali, regionali e industriali” del presente al fine di garantire la continuità di agende più grandi e molto più vecchie che sono cadute in discredito dopo la seconda guerra mondiale, non solo la tecnologia nucleare, ma anche le politiche di controllo della popolazione influenzate dall’eugenetica.
Art by Hal Hefner, for Unlimited Hangout
Una storia sveva Il 10 luglio 1870, il nonno di Klaus Schwab, Jakob Wilhelm Gottfried Schwab, chiamato in seguito semplicemente Gottfried, nacque in una Germania in guerra con i suoi vicini francesi. Karlsruhe, la città dove nacque Gottfried Schwab, si trovava nel Granducato di Baden, governato nel 1870 dal 43enne Granduca di Baden, Federico I. L’anno seguente, il suddetto Duca sarebbe stato presente alla proclamazione dell’Impero tedesco che ebbe luogo nella Sala degli Specchi del Palazzo di Versailles. Era l’unico genero dell’imperatore in carica Guglielmo I e, come Federico I, era uno dei sovrani regnanti della Germania. Quando Gottfried Schwab compì 18 anni, la Germania avrebbe visto Guglielmo II salire al trono alla morte di suo padre, Federico III.
Nel 1893, il ventitreenne Gottfried Schwab lascerà ufficialmente la Germania rinunciando alla sua cittadinanza tedesca e lasciando Karlsruhe per emigrare in Svizzera. All’epoca, la sua occupazione era nota come quella di un semplice panettiere. Qui, Gottfried avrebbe incontrato Marie Lappert, che era di Kirchberg vicino a Berna, Svizzera, e che era cinque anni più giovane di lui. Si sposeranno a Roggwil, Berna, il 27 maggio 1898 e l’anno seguente, il 27 aprile 1899, nascerà il loro figlio Eugen Schwab. Al momento della sua nascita, Gottfried Schwab aveva fatto carriera, essendo diventato un ingegnere meccanico. Quando Eugen aveva circa un anno, Gottfried e Marie Schwab decisero di tornare a vivere a Karlsruhe e Gottfried richiese nuovamente la cittadinanza tedesca.
Eugen Schwab avrebbe seguito le orme di suo padre e sarebbe diventato un ingegnere meccanico e negli anni futuri avrebbe consigliato ai suoi figli di fare lo stesso. Eugen Schwab avrebbe iniziato a lavorare in una fabbrica in una città dell’Alta Svevia nella Germania meridionale, capitale del distretto di Ravensburg, Baden-Württemberg.
La fabbrica dove avrebbe forgiato la sua carriera era la filiale tedesca di una società svizzera chiamata Escher Wyss. La Svizzera aveva molti legami economici di lunga data con l’area di Ravensburg, con commercianti svizzeri all’inizio del 19° secolo che portavano filati e prodotti di tessitura. Nello stesso periodo, Ravensburg fornì grano a Rorschach fino al 1870, insieme ad animali da allevamento e vari formaggi, nel profondo delle Alpi svizzere. Tra il 1809 e il 1837, c’erano 375 svizzeri che vivevano a Ravensburg, anche se la popolazione svizzera era scesa a 133 nel 1910.
Negli anni 1830, abili operai svizzeri crearono una fabbrica di cotone con un impianto di sbiancamento e finitura incorporato, di proprietà e gestito dai fratelli Erpf. Il mercato dei cavalli di Ravensburg, creato intorno al 1840, attirò anche molte persone dalla Svizzera, specialmente dopo l’apertura nel 1847 della linea ferroviaria da Ravensburg a Friedrichshafen, una città situata sul vicino lago di Costanza al confine tra Svizzera e Germania.
I commercianti di grano di Rorsach facevano visite regolari al Ravensburger Kornhaus e alla fine questa cooperazione di commercio transfrontaliero portò anche all’apertura di una filiale della fabbrica di macchine di Zurigo, Escher-Wyss & Cie, nella città. Questa impresa fu resa possibile quando, tra il 1850 e il 1853, fu completata la linea ferroviaria che collegava la Svizzera alla rete stradale tedesca. La fabbrica fu creata da Walter Zuppinger tra il 1856 e il 1859 e avrebbe iniziato la produzione nel 1860. Nel 1861, possiamo vedere il primo brevetto ufficiale dei fabbricanti Escher-Wyss a Ravensburg di “impianti particolari su telai meccanici per la tessitura di nastri”. In questo periodo, la filiale di Ravensburg di Escher Wyss sarebbe stata diretta da Walter Zuppinger, e sarebbe stato il luogo dove avrebbe sviluppato la sua turbina tangenziale e dove avrebbe ottenuto una serie di brevetti aggiuntivi. Nel 1870, Zuppinger insieme ad altri avrebbe anche fondato una fabbrica di carta a Baienfurt vicino a Ravensburg. Si ritirò nel 1875 e dedicò tutte le sue energie all’ulteriore sviluppo delle turbine.
Documento di fondazione della fabbrica Escher-Wyss Ravensburg, datato 1860.
All’inizio del nuovo secolo, la Escher-Wyss aveva messo da parte la tessitura dei nastri e cominciò a concentrarsi su progetti molto più grandi come la produzione di grandi turbine industriali e, nel 1907, cercarono una “procedura di approvazione e concessione” per la costruzione di una centrale idroelettrica vicino a Dogern am Rhein, che fu riportata in un opuscolo di Basilea del 1925.
Nel 1920, la Escher-Wyss si trovò in gravi difficoltà economiche. Il trattato di Versailles aveva limitato la crescita militare ed economica della Germania dopo la Grande Guerra, e la società svizzera valutò la contrazione dei progetti di ingegneria civile delle nazioni vicine troppo grande da sostenere. La casa madre di Escher-Wyss si trovava a Zurigo e risaliva al 1805 e l’azienda, che godeva ancora di una buona reputazione e di una storia lunga più di un secolo, fu considerata troppo importante perché andasse perduta. Nel dicembre 1920, fu effettuata una riorganizzazione con la riduzione del capitale sociale da 11,5 a 4,015 milioni di franchi francesi ed esso più tardi fu aumentato di nuovo fino a 5,515 milioni di franchi svizzeri. Alla fine dell’anno fiscale del 1931, la Escher-Wyss è ancora in perdita.
Eppure, la coraggiosa azienda continuò a consegnare contratti di ingegneria civile su larga scala per tutti gli anni ’20, come si nota nella corrispondenza ufficiale scritta nel 1924 da Wilhelm III Principe di Urach alla società Escher-Wyss e al responsabile patrimoniale della Casa di Urach, il contabile Julius Heller. Questo documento tratta “Termini e condizioni generali dell’Associazione dei costruttori tedeschi di turbine idrauliche per la consegna di macchine e altre attrezzature per le centrali idroelettriche”. Lo stesso fatto è anche confermato in un opuscolo sulle “Condizioni dell’Associazione dei costruttori tedeschi di turbine idrauliche per l’installazione di turbine e parti di macchine all’interno del Reich tedesco”, stampato il 20 marzo 1923 in un opuscolo pubblicitario della Escher-Wyss per un regolatore universale della pressione dell’olio.
Dopo che la Grande Depressione all’inizio degli anni ’30 aveva devastato l’economia mondiale, la Escher-Wyss annunciò: “dato che lo sviluppo catastrofico della situazione economica in relazione alla valuta peggiora, La società [Escher-Wyss] è temporaneamente incapace di far fronte alle sue passività correnti in vari paesi clienti”. L’azienda, inoltre, rivelava che avrebbe chiesto un rinvio giudiziario al giornale svizzero Neue Zürcher Nachrichten, il quale il 1° dicembre 1931 riportò che “alla società Escher-Wyss è stata concessa una sospensione del fallimento fino alla fine di marzo 1932 e, in qualità di curatore in Svizzera, è stata nominata una società fiduciaria”. L’articolo affermava ottimisticamente che “ci dovrebbe essere la prospettiva di continuare le operazioni”. Nel 1931, la Escher-Wyss impiegava circa 1.300 lavoratori non contrattualizzati e 550 dipendenti.
A metà degli anni 30, la Escher-Wyss si trova di nuovo in difficoltà finanziarie. Al fine di salvare l’azienda questa volta, vanne istituito un consorzio per salvare la società ingegneristica in difficoltà. Il consorzio era formato in parte dalla Banca Federale Svizzera (che era casualmente guidata da un Max Schwab, che non è parente di Klaus Schwab) e un’ulteriore ristrutturazione ebbe luogo. Nel 1938, fu annunciato che un ingegnere della ditta, il colonnello Jacob Schmidheiny sarebbe diventato il nuovo presidente del consiglio di amministrazione di Escher-Wyss. Poco dopo lo scoppio della guerra nel 1939, Schmidheiny fu citato per aver detto: “Lo scoppio della guerra non significa necessariamente disoccupazione per l’industria meccanica in un paese neutrale, al contrario”. La Escher-Wyss, e la sua nuova gestione, erano apparentemente impazienti di trarre profitto dalla guerra, aprendo la strada alla loro trasformazione in un importante appaltatore militare nazista.
Una breve storia della persecuzione ebraica a Ravensburg Quando Adolf Hitler andò al potere, molte cose cambiarono in Germania, e la storia della popolazione ebraica di Ravensburg durante quell’epoca è triste da raccontare. Eppure, non era certo la prima volta che l’antisemitismo veniva registrato come se avesse alzato la sua brutta testa nella regione.
Nel Medioevo, una sinagoga, menzionata già nel 1345, si trovava nel centro di Ravensburg e serviva una piccola comunità ebraica che può essere tracciata dal 1330 al 1429. Alla fine del 1429 e per tutto il 1430, gli ebrei di Ravensburg furono presi di mira e ne seguì un orribile massacro. Nei vicini insediamenti di Lindau, Überlingen, Buchhorn (poi rinominato Friedrichshafen), Meersburg e Konstanz, ci furono arresti di massa dei residenti ebrei. Gli ebrei di Lindau furono bruciati vivi durante il libello di sangue di Ravensburg del 1429/1430, in cui i membri della comunità ebraica furono accusati di sacrificare ritualmente i bambini. Nell’agosto 1430, a Überlingen, la comunità ebraica fu costretta a convertirsi, 11 di loro lo fecero e i 12 che rifiutarono furono uccisi. I massacri che ebbero luogo a Lindau, Überlingen e Ravensburg avvennero con la diretta approvazione del re regnante Sigmund e tutti gli ebrei rimasti furono presto espulsi dalla regione.
Ravensburg ebbe questo divieto confermato dall’imperatore Ferdinando I nel 1559 e fu mantenuto, per esempio, in un’istruzione del 1804 per la guardia cittadina, che recitava: “Dal momento che agli ebrei non è permesso intraprendere alcun commercio o attività qui, nessun altro è autorizzato ad entrare in città per posta o in carrozza, gli altri, tuttavia, se non hanno ricevuto un permesso per un soggiorno più o meno lungo dall’ufficio di polizia, devono essere allontanati dalla città dalla stazione di polizia”.
Solo nel XIX secolo gli ebrei poterono di nuovo stabilirsi legalmente a Ravensburg e, anche allora, il loro numero rimase così piccolo che non fu ricostruita una sinagoga. Nel 1858, c’erano solo 3 ebrei registrati a Ravensburg e, nel 1895, questo numero raggiunse il picco di 57. Dall’inizio del secolo fino al 1933, il numero di ebrei che vivevano a Ravensburg era costantemente diminuito fino a quando la comunità non fu composta che di 23 persone.
All’inizio degli anni ’30, a Ravensburg risiedevano sette principali famiglie ebree: Adler, Erlanger, Harburger, Herrmann, Landauer, Rose e Sondermann. Dopo che i nazionalsocialisti presero il potere, alcuni degli ebrei di Ravensburg furono inizialmente costretti ad emigrare, mentre altri sarebbero poi stati uccisi nei campi di concentramento nazisti. Prima della seconda guerra mondiale, ci furono molte dimostrazioni pubbliche di odio verso la piccola comunità di ebrei di Ravensburg e dintorni.
Già il 13 marzo 1933, circa tre settimane prima del boicottaggio nazista a livello nazionale di tutti i negozi ebrei in Germania, le guardie SA si appostarono davanti a due dei cinque negozi ebrei di Ravensburg e cercarono di impedire ai potenziali acquirenti di entrare, mettendo su un negozio dei cartelli che dicevano “Wohlwert chiuso fino all’arianizzazione”. Wohlwert sarebbe presto diventato “arianizzato” e sarebbe stato l’unico negozio di proprietà ebraica a sopravvivere al pogrom nazista. Gli altri proprietari dei quattro grandi magazzini ebraici di Ravensburg; Knopf; Merkur; Landauer e Wallersteiner furono tutti costretti a vendere le loro proprietà a commercianti non ebrei tra il 1935 e il 1938. Durante questo periodo, molti degli ebrei di Ravensburg furono in grado di fuggire all’estero prima che iniziasse il peggio della persecuzione nazionalsocialista. Mentre almeno otto morirono violentemente, fu riportato che tre cittadini ebrei che vivevano a Ravensburg sopravvissero grazie ai loro coniugi “ariani”. Alcuni degli ebrei che furono arrestati a Ravensburg durante la Notte dei Cristalli furono costretti a marciare per le strade di Baden-Baden sotto la supervisione delle SS il giorno seguente e furono poi deportati nel campo di concentramento di Sachsenhausen.
Orribili crimini nazisti contro l’umanità ebbero luogo a Ravensburg. Il 1° gennaio 1934, la “Legge per la prevenzione delle malattie ereditarie” entrò in vigore nella Germania nazista, il che significa che le persone con malattie diagnosticate come demenza, schizofrenia, epilessia, sordità ereditaria, e vari altri disturbi mentali, potevano essere legalmente sterilizzate con la forza. Nell’ospedale cittadino di Ravensburg, oggi chiamato ospedale Heilig-Geist, le sterilizzazioni forzate furono effettuate a partire dall’aprile 1934. Nel 1936, la sterilizzazione era la procedura medica più eseguita nell’ospedale comunale.
Negli anni pre-bellici del 1930 che portarono all’annessione tedesca della Polonia, la fabbrica Escher-Wyss di Ravensburg, ora gestita direttamente dal padre di Klaus Schwab, Eugen Schwab, continuò ad essere il più importante datore di lavoro a Ravensburg. Non solo la fabbrica era uno dei principali datori di lavoro della città, ma il partito nazista di Hitler stesso assegnò alla filiale Escher-Wyss di Ravensburg il titolo di “Azienda modello nazionalsocialista” mentre Schwab era al timone. I nazisti stavano potenzialmente corteggiando l’azienda svizzera per la cooperazione nella guerra imminente, e le loro avances furono alla fine ricambiate.
Escher-Wyss Ravensburg e la guerra
Ravensburg fu un’anomalia nella Germania di guerra, poiché non fu mai presa di mira da nessun attacco aereo alleato. La presenza della Croce Rossa, e un presunto accordo con varie aziende tra cui Escher-Wyss, ha visto le forze alleate accettare pubblicamente di non prendere di mira la città della Germania meridionale. Non è stata classificata come un obiettivo militare significativo durante tutta la guerra e, per questo motivo, la città mantiene ancora molte delle sue caratteristiche originali. Tuttavia, cose molto più oscure erano in corso a Ravensburg una volta iniziata la guerra.
Eugen Schwab continuò a gestire la “National Socialist Model Company” per Escher-Wyss, e l’azienda svizzera avrebbe aiutato la Wermacht nazista a produrre importanti armi da guerra così come armamenti più semplici. L’azienda Escher-Wyss era leader nella tecnologia delle grandi turbine per dighe idroelettriche e centrali elettriche, ma produceva anche parti per gli aerei da combattimento tedeschi. Erano anche intimamente coinvolti in progetti molto più sinistri che avvenivano dietro le quinte e che, se completati, avrebbero potuto cambiare l’esito della Seconda Guerra Mondiale.
Funzionari nazisti davanti al municipio di Ravensburg nel 1938, Fonte: Haus der Stadtgeschichte Ravensburg
L’intelligence militare occidentale era già a conoscenza della complicità e collaborazione di Escher-Wyss con i nazisti. Ci sono documenti disponibili dall’intelligence militare occidentale dell’epoca, in particolare il Record Group 226 (RG 226) dai dati compilati dall’Office of Strategic Services (OSS), che mostrano che le forze alleate erano a conoscenza di alcuni affari della Escher-Wyss con i nazisti.
All’interno di RG 226, ci sono tre menzioni specifiche di Escher-Wyss tra cui:
.Il fascicolo numero 47178 che recita: La svizzera Escher-Wyss lavora a un grosso ordine per la Germania. I lanciafiamme vengono spediti dalla Svizzera sotto il nome di Brennstoffbehaelter. Datato settembre 1944.
.Il fascicolo numero 41589 mostrava che gli svizzeri permettevano l’immagazzinamento delle esportazioni tedesche nel loro paese, una nazione apparentemente neutrale durante la seconda guerra mondiale. La voce recita: Relazioni commerciali tra Empresa Nacional Calvo Sotelo (ENCASO), Escher Wyss, e Mineral Celbau Gesellschaft. 1 p. luglio 1944; vedi anche L 42627 Relazione sulla collaborazione tra la spagnola Empresa Nacional Calvo Sotelo e la tedesca Rheinmetall Borsig, sulle esportazioni tedesche immagazzinate in Svizzera. 1 p. agosto 1944.
.Il fascicolo numero 72654 sosteneva che: la bauxite ungherese era precedentemente inviata in Germania e in Svizzera per essere raffinata. Poi un sindacato governativo costruì un impianto di alluminio a Dunaalmas, ai confini dell’Ungheria. Fu fornita energia elettrica; l’Ungheria contribuì con miniere di carbone e le attrezzature furono ordinate dalla ditta svizzera Escher-Wyss. La produzione iniziò nel 1941. 2 pp. Maggio 1944.
Tuttavia, Escher-Wyss erano leader in un campo in espansione in particolare, la creazione di una nuova tecnologia di turbine. L’azienda aveva progettato una turbina da 14.500 CV per l’impianto idroelettrico strategicamente importante della struttura industriale Norsk Hydro a Vemork, vicino a Rjukan in Norvegia. L’impianto Norsk Hydro, in parte alimentato da Escher Wyss, era l’unico impianto industriale sotto il controllo nazista in grado di produrre acqua pesante, un ingrediente essenziale per produrre plutonio per il programma nazista della bomba atomica. I tedeschi avevano messo tutte le risorse possibili dietro la produzione di acqua pesante, ma le forze alleate erano consapevoli dei progressi tecnologici potenzialmente rivoluzionari dei nazisti sempre più disperati.
Durante il 1942 e il 1943, l’impianto idroelettrico fu l’obiettivo di raid parzialmente riusciti del Commando britannico e della Resistenza norvegese, anche se la produzione di acqua pesante continuò. Le forze alleate sganciarono sull’impianto più di 400 bombe, che a malapena influenzarono le operazioni della struttura tentacolare. Nel 1944, le navi tedesche tentarono di trasportare l’acqua pesante in Germania, ma la Resistenza norvegese fu in grado di affondare la nave che trasportava il carico. Con l’aiuto di Escher-Wyss, i nazisti furono quasi in grado di cambiare le sorti della guerra e portare alla vittoria dell’Asse.
Tornando alla fabbrica Escher-Wyss di Ravensburg, Eugen Schwab era stato occupato ad impiegare i lavoratori forzati nella sua azienda modello nazista. Durante gli anni della seconda guerra mondiale, quasi 3.600 lavoratori forzati si trovavano a Ravensburg, anche alla Escher Wyss. Secondo l’archivista della città di Ravensburg, Andrea Schmuder, la fabbrica di macchine Escher-Wyss a Ravensburg impiegava durante la guerra tra 198 e 203 lavoratori civili e prigionieri di guerra. Karl Schweizer, uno storico locale di Lindau, afferma che la Escher-Wyss mantenne un piccolo campo speciale per i lavoratori forzati nei locali della fabbrica.
L’uso di masse di lavoratori forzati a Ravensburg rese necessario allestire uno dei più grandi campi di lavoro forzato nazisti registrati, nell’officina di un ex falegname in Ziegelstrasse 16. Un tempo, il campo in questione ospitava 125 prigionieri di guerra francesi che furono poi ridistribuiti in altri campi nel 1942. I lavoratori francesi furono sostituiti da 150 prigionieri di guerra russi che, si diceva, erano trattati peggio di tutti i prigionieri di guerra. Uno di questi prigionieri era Zina Jakuschewa, la cui scheda di lavoro e il libro di lavoro sono conservati dallo United States Holocaust Memorial Museum. Questi documenti la identificano come una lavoratrice forzata non ebrea assegnata a Ravensburg, Germania, durante il 1943 e il 1944.
Eugen Schwab avrebbe doverosamente mantenuto lo status quo durante gli anni della guerra. Dopo tutto, con il giovane Klaus Martin Schwab nato nel 1938 e suo fratello Urs Reiner Schwab nato pochi anni dopo, Eugen avrebbe voluto tenere i suoi figli lontani dal pericolo.
Klaus Martin Schwab – L’uomo internazionale del mistero
Nato il 30 marzo 1938 a Ravensburg, Germania, Klaus Schwab era il figlio maggiore di una normale famiglia nucleare. Tra il 1945 e il 1947, Klaus frequentò la scuola elementare a Au, in Germania. In un’intervista del 2006 all’Irish Times, Klaus Schwab ricorda: “Dopo la guerra, ho presieduto l’associazione regionale franco-tedesca dei giovani. I miei eroi erano Adenauer, De Gasperi e De Gaulle”.
Klaus Schwab e suo fratello minore, Urs Reiner Schwab, dovevano entrambi seguire le orme del loro nonno, Gottfried, e del loro padre, Eugen, e si sarebbero formati inizialmente come ingegneri meccanici. Il padre di Klaus aveva detto al giovane Schwab che, se voleva avere un impatto sul mondo, allora si sarebbe dovuto formare come ingegnere meccanico. Questo sarebbe stato solo l’inizio delle credenziali universitarie di Schwab.
Klaus avrebbe iniziato a studiare la sua pletora di lauree allo Spohn-Gymnasium di Ravensburg tra il 1949 e il 1957, diplomandosi infine all’Humanistisches Gymnasium di Ravensburg. Tra il 1958 e il 1962, Klaus iniziò a lavorare con diverse aziende di ingegneria e, nel 1962, completò i suoi studi di ingegneria meccanica presso il Politecnico Federale di Zurigo (ETH) con un diploma di ingegneria. L’anno seguente, completò anche un corso di economia all’Università di Friburgo, in Svizzera. Dal 1963 al 1966, Klaus lavorò come assistente del direttore generale dell’Associazione tedesca per la costruzione di macchine (VDMA), a Francoforte.
Nel 1965, Klaus stava anche lavorando al suo dottorato all’ETH di Zurigo, scrivendo la sua tesi su: “Il credito all’esportazione a lungo termine come problema commerciale nell’ingegneria meccanica”. Poi, nel 1966, ricevette il suo dottorato in ingegneria dall’Istituto Federale di Tecnologia (ETH) di Zurigo. A quel tempo, il padre di Klaus, Eugen Schwab, nuotava in cerchi più grandi di quelli in cui aveva nuotato in precedenza. Dopo essere stato una personalità ben nota a Ravensburg come amministratore delegato della fabbrica Escher-Wyss da prima della guerra, Eugen sarebbe stato eletto presidente della Camera di Commercio di Ravensburg. Nel 1966, durante la fondazione del comitato tedesco per il tunnel ferroviario di Splügen, Eugen Schwab definì la fondazione del comitato tedesco come un progetto “che crea un collegamento migliore e più veloce per grandi cerchie nella nostra Europa sempre più convergente e offre così nuove opportunità di sviluppo culturale, economico e sociale”.
Nel 1967, Klaus Schwab conseguì un dottorato in economia presso l’Università di Friburgo, in Svizzera, e un master in amministrazione pubblica presso la John F. Kennedy School of Government di Harvard, negli Stati Uniti. Mentre era ad Harvard, Schwab fu istruito da Henry Kissinger, che più tardi avrebbe detto essere tra le prime 3-4 figure che avevano maggiormente influenzato il suo pensiero nel corso di tutta la sua vita.
Henry Kissinger e il suo ex allievo, Klaus Schwab, danno il benvenuto all’ex premier britannico Ted Heath alla riunione annuale del WEF del 1980. Fonte: Forum Economico Mondiale
Nel già citato articolo dell’Irish Times del 2006, Klaus parla di quel periodo come molto importante per la formazione del suo attuale pensiero ideologico, affermando: “Anni dopo, quando tornai dagli Stati Uniti dopo i miei studi ad Harvard, ci furono due eventi che ebbero un effetto scatenante decisivo su di me. Il primo fu un libro di Jean-Jacques Servan-Schreiber, The American Challenge – che diceva che l’Europa avrebbe perso contro gli Stati Uniti a causa dei metodi di gestione inferiori dell’Europa. L’altro evento fu – e questo è rilevante per l’Irlanda – l’Europa dei sei divenne l’Europa dei nove”. Questi due eventi avrebbero aiutato a plasmare Klaus Schwab in un uomo che voleva cambiare il modo in cui le persone facevano i loro affari.
Quello stesso anno, il fratello minore di Klaus, Urs Reiner Schwab, si laureò all’ETH di Zurigo come ingegnere meccanico, e Klaus Schwab andò a lavorare per la vecchia azienda di suo padre, la Escher-Wyss, presto diventata Sulzer Escher-Wyss AG, Zurigo, come assistente del presidente per aiutare nella riorganizzazione delle aziende in fusione. Questo ci porta alle connessioni nucleari di Klaus.
L’ascesa di un tecnocrate
La Sulzer, un’azienda svizzera le cui origini risalgono al 1834, era salita alla ribalta dopo aver iniziato a costruire compressori nel 1906. Nel 1914, l’azienda a conduzione familiare era diventata parte di “tre società per azioni“, una delle quali era la holding ufficiale. Negli anni ’30, i profitti di Sulzer avrebbero sofferto durante la Grande Depressione e, come molte aziende all’epoca, dovettero affrontare interruzioni e azioni industriali da parte dei loro lavoratori.
La seconda guerra mondiale non ha forse colpito la Svizzera quanto i suoi vicini, ma il boom economico che seguì portò Sulzer a crescere in potenza e in dominio del mercato. Nel 1966, poco prima dell’arrivo di Klaus Schwab alla Escher-Wyss, i produttori svizzeri di turbine hanno firmato un accordo di cooperazione con i fratelli Sulzer a Winterthur. Sulzer e Escher-Wyss avrebbero iniziato a fondersi nel 1966, quando Sulzer acquistò il 53% delle azioni della società. Escher-Wyss sarebbe diventata ufficialmente Sulzer Escher-Wyss AG nel 1969, quando l’ultima delle azioni fu acquistata dai fratelli Sulzer.
Una volta avviata la fusione, Escher-Wyss avrebbe iniziato ad essere ristrutturata e due dei membri del consiglio di amministrazione furono i primi a vedere volgere al termine il loro servizio in Escher-Wyss. Il Dr. H. Schindler e W. Stoffel si ssarebbero dimessi dal Consiglio di Amministrazione guidato da Georg Sulzer e Alfred Schaffner. Il Dr. Schindler era stato membro del Consiglio di Amministrazione di Escher-Wyss per 28 anni e aveva lavorato a fianco di Eugen Schwab durante gran parte del suo servizio. Peter Schmidheiny avrebbe poi assunto la carica di presidente del Consiglio di amministrazione di Escher-Wyss, continuando il dominio della famiglia Schmidheiny sui dirigenti dell’azienda.
Durante il processo di ristrutturazione, fu deciso che Escher-Wyss e Sulzer si sarebbero concentrate su aree separate della progettazione delle macchine, con gli stabilimenti Escher-Wyss che lavoravano principalmente sulla costruzione di centrali elettriche idrauliche, comprese le turbine, le pompe di stoccaggio, le macchine di inversione, i dispositivi di chiusura e le tubazioni, così come le turbine a vapore, i turbo compressori, i sistemi di evaporazione, le centrifughe e le macchine per l’industria della carta e della cellulosa. Sulzer si concentrerà sull’industria della refrigerazione, così come sulla costruzione di caldaie a vapore e sulle turbine a gas.
Il 1° gennaio 1968, la Sulzer Escher-Wyss AG, appena riorganizzata, fu presentata pubblicamente e l’azienda era stata allegerita, una mossa ritenuta necessaria a causa di diverse grandi acquisizioni. Questo includeva una stretta collaborazione con Brown Boveri, un gruppo di società di ingegneria elettrica svizzera che aveva anche lavorato per i nazisti, fornendo ai tedeschi alcune delle tecnologie degli U-boat utilizzate durante la seconda guerra mondiale. La Brown Boveri era anche descritta come una ditta di “appaltatori elettrici legati alla difesa” e avrebbe trovato vantaggiose per i suoi affari le condizioni per la corsa agli armamenti della Guerra Fredda.
La fusione e la riorganizzazione di questi giganti svizzeri dell’ingegneria meccanica vide la loro collaborazione pagare in modo speciale. Durante le Olimpiadi invernali del 1968 a Grenoble, Sulzer e Escher-Wyss utilizzarono 8 compressori di refrigerazione per creare tonnellate di ghiaccio artificiale. Nel 1969, le due aziende si unirono per aiutare nella costruzione di una nuova nave passeggeri chiamata “Hamburg”, la prima nave al mondo ad essere completamente climatizzata grazie alla combinazione Sulzer Escher-Wyss.
Nel 1967, Klaus Schwab irrompe ufficialmente sulla scena della comunità economica svizzera e prende la guida della fusione tra Sulzer e Escher-Wyss, oltre a formare alleanze redditizie con Brown Boveri e altri. Nel dicembre 1967, Klaus parlò ad un evento a Zurigo alle principali organizzazioni svizzere di ingegneria meccanica: l’Associazione dei datori di lavoro dei costruttori svizzeri di macchine e metalli e l’Associazione dei costruttori meccanici svizzeri.
Nel suo discorso, avrebbe correttamente previsto l’importanza dell’incorporazione dei computer nella moderna ingegneria meccanica svizzera, affermando che:
“Nel 1971, prodotti che oggi non sono nemmeno sul mercato, potranno rappresentare fino a un quarto delle vendite. Ciò richiede alle aziende di ricercare sistematicamente i possibili sviluppi e di identificare le lacune del mercato. Oggi, 18 delle 20 maggiori aziende della nostra industria meccanica hanno dipartimenti di pianificazione a cui sono affidati tali compiti. Naturalmente, tutti devono fare uso degli ultimi progressi tecnologici, e il computer è uno di questi. Le molte piccole e medie imprese della nostra industria meccanica prendono la strada della cooperazione o utilizzano i servizi di speciali fornitori di servizi di elaborazione dati”.
I computer e i dati erano ovviamente visti come importanti per il futuro, secondo Schwab, e questo è stato ulteriormente proiettato nella riorganizzazione di Sulzer Escher-Wyss durante la loro fusione. Il moderno sito web di Sulzer riflette questo notevole cambiamento di direzione, affermando che, nel 1968: “Le attività della tecnologia dei materiali sono intensificate [da Sulzer] e costituiscono la base per i prodotti della tecnologia medica. Il cambiamento fondamentale da un’azienda costruttrice di macchine a un’azienda tecnologica comincia a diventare evidente”.
Klaus Schwab stava aiutando a trasformare Sulzer Escher-Wyss in qualcosa di più di un gigante della costruzione di macchine, la stava trasformando in una corporazione tecnologica che guidava ad alta velocità verso un futuro hi-tech. Va anche notato che Sulzer Escher-Wyss cambiò un altro punto focale della loro attività per aiutarli a “formare la base per i prodotti della tecnologia medica”, un’area che non era stata precedentemente menzionata come un settore di destinazione per Sulzer e/o Escher-Wyss.
Ma l’avanzamento tecnologico non era l’unico aggiornamento che Klaus Schwab voleva introdurre in Sulzer Escher-Wyss, voleva anche cambiare il modo in cui l’azienda pensava al suo stile di gestione degli affari. Schwab e i suoi stretti collaboratori stavano spingendo una filosofia aziendale completamente nuova che avrebbe permesso “a tutti i dipendenti di accettare gli imperativi della motivazione e di assicurare a casa un senso di flessibilità e manovrabilità”.
È qui, alla fine degli anni ’60, che vediamo Klaus iniziare ad emergere come una figura più pubblica. In questo periodo, l’azienda Sulzer Escher-Wyss divenne anche più interessata che mai ad impegnarsi con la stampa. Nel gennaio 1969, il gigante svizzero organizzò una sessione di consulenza pubblica intitolata “Conferenza stampa dell’industria meccanica“, che riguardava principalmente domande sulla gestione dell’azienda. Durante l’evento, Schwab avrebbe dichiarato che le aziende che utilizzano stili autoritari di gestione aziendale sono “incapaci di attivare pienamente il ‘capitale umano‘”, un argomento che avrebbe usato in molte altre occasioni durante la fine degli anni ’60.
Plutonio e Pretoria
Escher-Wyss sono stati pionieri in alcune delle tecnologie più importanti nella produzione di energia. Come sottolinea il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti nel loro documento sullo sviluppo del ciclo Brayton a CO2 supercritico (CBC), un dispositivo usato nelle centrali idroelettriche e nucleari, “la Escher-Wyss fu la prima azienda conosciuta a sviluppare la turbomacchina per i sistemi CBC a partire dal 1939”. Prosegue affermando che furono costruiti 24 sistemi, “con Escher-Wyss che progettava i cicli di conversione di potenza e costruiva la turbina per tutti tranne 3”. Nel 1966, poco prima dell’entrata di Schwab in Escher-Wyss e l’inizio della fusione Sulzer, il compressore di elio Escher-Wyss fu progettato per La Fleur Corporation e continuò l’evoluzione dello sviluppo del ciclo Brayton. Questa tecnologia era ancora importante per l’industria delle armi nel 1986, con i droni a propulsione nucleare dotati di un reattore nucleare a ciclo Brayton raffreddato ad elio.
La Escher-Wyss era stata coinvolta nella produzione e nell’installazione di tecnologia nucleare almeno dal 1962, come dimostra questo brevetto per un “sistema di scambio di calore per una centrale nucleare” e questo brevetto del 1966 per un “impianto a gas-turbina per reattori nucleari con raffreddamento di emergenza”. Dopo che Schwab lasciò Sulzer Escher-Wyss, Sulzer avrebbe anche aiutato a sviluppare speciali turbocompressori per l’arricchimento dell’uranio per produrre combustibili per reattori.
Quando Klaus Schwab entrò in Sulzer Escher-Wyss nel 1967 e iniziò la riorganizzazione dell’azienda per diventare una società tecnologica, il coinvolgimento di Sulzer Escher-Wyss negli aspetti più oscuri della corsa globale alle armi nucleari divenne immediatamente più pronunciato. Prima che Klaus venisse coinvolto, Escher-Wyss si era spesso concentrata nell’aiutare a progettare e costruire parti per usi civili della tecnologia nucleare, ad esempio la produzione di energia nucleare. Tuttavia, con l’arrivo del desideroso signor Schwab arrivò anche la partecipazione dell’azienda alla proliferazione illegale della tecnologia delle armi nucleari. Entro il 1969, l’incorporazione di Escher Wyss in Sulzer era completamente completata e sarebbe stata ribattezzata in Sulzer AG, lasciando cadere lo storico Escher-Wyss dal loro nome.
Alla fine è venuto alla luce, grazie a una revisione e a un rapporto condotto dalle autorità svizzere e da un uomo di nome Peter Hug, che Sulzer Escher-Wyss aveva iniziato a procurare e costruire segretamente parti chiave per le armi nucleari durante gli anni ’60. L’azienda, mentre Schwab era nel consiglio di amministrazione, iniziò anche a giocare un ruolo chiave nello sviluppo del programma illegale di armi nucleari del Sudafrica durante gli anni più bui del regime dell’apartheid. Klaus Schwab fu una figura di spicco nella fondazione di una cultura aziendale che aiutò Pretoria a costruire sei armi nucleari e ad assemblarne parzialmente una settima.
Nel rapporto, Peter Hug ha delineato come la Sulzer Escher Wyss AG (indicata dopo la fusione solo come Sulzer AG) abbia fornito componenti vitali al governo sudafricano e ha trovato prove del ruolo della Germania nel sostenere il regime razzista, rivelando anche che il governo svizzero “era a conoscenza di accordi illegali ma ‘li ha tollerati in silenzio’, sostenendo alcuni di essi attivamente o criticandoli solo a metà”. Il rapporto di Hug è stato infine completato in un’opera intitolata: “Svizzera e Sudafrica 1948-1994 – Rapporto finale del PNF 42+ commissionato dal Consiglio federale svizzero”, compilato e scritto da Georg Kreis e pubblicato nel 2007.
Nel 1967 il Sudafrica aveva costruito un reattore per la produzione di plutonio, il SAFARI-2 situato a Pelindaba. SAFARI-2 faceva parte di un progetto per sviluppare un reattore moderato ad acqua pesante che sarebbe stato alimentato da uranio naturale e raffreddato con sodio. Questo legame con lo sviluppo dell’acqua pesante per la creazione di uranio, la stessa tecnologia che era stata utilizzata dai nazisti anche con l’aiuto di Escher-Wyss, può spiegare perché i sudafricani hanno inizialmente coinvolto Escher-Wyss. Ma nel 1969, il Sudafrica abbandonò il progetto del reattore ad acqua pesante a Pelindaba perché stava drenando risorse dal loro programma di arricchimento dell’uranio che era iniziato nel 1967.
Una testata nucleare sudafricana in deposito
Nel 1970, Escher-Wyss erano decisamente coinvolti nella tecnologia nucleare, come si vede in un documento disponibile nel Landesarchivs Baden-Württemberg. Il record mostra i dettagli di un processo di approvvigionamento pubblico e contiene informazioni su colloqui di aggiudicazione con specifiche aziende coinvolte nell’approvvigionamento di tecnologia e materiali nucleari. Le aziende citate includono: NUKEM; Uhde; Krantz; Preussag; Escher-Wyss; Siemens; Rheintal; Leybold; Lurgi; e la famigerata Transnuklear.
Gli svizzeri e i sudafricani ebbero una stretta relazione durante questo periodo storico, quando non era facile per il brutale regime sudafricano trovare alleati stretti. Il 4 novembre 1977, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva emanato la risoluzione 418 che imponeva un embargo obbligatorio sulle armi contro il Sudafrica, un embargo che non sarebbe stato revocato completamente fino al 1994.
Georg Kreis ha sottolineato quanto segue nella sua valutazione dettagliata del rapporto Hug:
“Il fatto che le autorità assunsero un atteggiamento di laisse-faire anche dopo il maggio 1978 emerge da uno scambio di lettere tra il Movimento Anti-Apartheid e la DFMA nell’ottobre/dicembre 1978. Come spiega lo studio di Hug, il Movimento Anti-Apartheid svizzero si basava su rapporti tedeschi secondo i quali la Sulzer Escher-Wyss e una società chiamata BBC avevano fornito parti per l’impianto sudafricano di arricchimento dell’uranio, e su ripetuti crediti all’ESCOM, che includevano anche considerevoli contributi da parte di banche svizzere. Queste affermazioni hanno portato a chiedersi se il Consiglio federale, alla luce del suo fondamentale sostegno all’embargo dell’ONU, non dovesse indurre la Banca nazionale a non autorizzare più in futuro crediti all’ESCOM”.
Le banche svizzere contribuiranno a finanziare la corsa sudafricana all’energia nucleare e, nel 1986, la Sulzer Escher-Wyss produce con successo compressori speciali per l’arricchimento dell’uranio.
La fondazione del Forum economico mondiale
Nel 1970, il giovane rampante Klaus Schwab scrisse alla Commissione Europea per chiedere aiuto nella creazione di un “think tank non commerciale per i leader d’affari europei”. Anche la Commissione europea avrebbe sponsorizzato l’evento, inviando il politico francese Raymond Barre come “mentore intellettuale” del forum. Raymond Barre, che all’epoca era commissario europeo per gli affari economici e finanziari, sarebbe poi diventato primo ministro francese e sarebbe stato accusato di fare commenti antisemiti mentre era in carica.
Così, nel 1970, Schwab lasciò la Escher-Wyss per organizzare una conferenza di due settimane sulla gestione degli affari. Nel 1971, il primo incontro del World Economic Forum – allora chiamato European Management Symposium – si riunì a Davos, Svizzera. Circa 450 partecipanti da 31 paesi avrebbero preso parte al primo Simposio Europeo di Management di Schwab, composto per lo più da manager di varie aziende europee, politici e accademici statunitensi. Il progetto è stato registrato come organizzato da Klaus Schwab e dalla sua segretaria Hilde Stoll che, più tardi lo stesso anno, sarebbe diventata la moglie di Klaus Schwab.
“Lo “Spirito di Davos” di Klaus Schwab era anche lo “Spirito di Harvard”. Non solo la business school aveva sostenuto l’idea di un simposio. L’eminente economista di Harvard John Kenneth Galbraith difendeva la società affluente, così come le esigenze di pianificazione del capitalismo e l’avvicinamento di Oriente e Occidente”.
È anche vero che, come ha sottolineato Aratnam, non era la prima volta che Davos ospitava eventi del genere. Tra il 1928 e il 1931, le Conferenze Universitarie di Davos si svolsero all’Hotel Belvédère, eventi che furono co-fondati da Albert Einstein e furono fermati solo dalla Grande Depressione e dalla minaccia di una guerra incombente.
Il Club di Roma e il WEF
Il gruppo più influente che ha stimolato la creazione del simposio di Klaus Schwab è stato il Club di Roma, un influente think tank dell’élite scientifica e monetaria che rispecchia il Forum Economico Mondiale in molti modi, anche nella sua promozione di un modello di governance globale guidato da un’élite tecnocratica. Il Club era stato fondato nel 1968 dall’industriale italiano Aurelio Peccei e dal chimico scozzese Alexander King durante un incontro privato in una residenza di proprietà della famiglia Rockefeller a Bellagio, Italia.
Tra i suoi primi risultati c’era un libro del 1972 intitolato “I limiti della crescita” che si concentrava in gran parte sulla sovrappopolazione globale, avvertendo che “se i modelli di consumo del mondo e la crescita della popolazione fossero continuati agli stessi alti tassi del tempo, la terra avrebbe raggiunto i suoi limiti entro un secolo”. Alla terza riunione del Forum Economico Mondiale nel 1973, Peccei tenne un discorso che riassumeva il libro, che il sito web del Forum Economico Mondiale ricorda come l’evento distintivo di questa riunione storica. Quello stesso anno, il Club di Roma avrebbe pubblicato un rapporto che dettagliava un modello “adattivo” per la governance globale che avrebbe diviso il mondo in dieci regioni economiche/politiche interconnesse.
Il Club di Roma a lungo è stato controverso per la sua ossessione di ridurre la popolazione globale e per molte delle sue precedenti politiche, che i critici hanno descritto come influenzate dall’eugenetica e neo-malthusiane. Tuttavia, nel famigerato libro del Club del 1991, La Prima Rivoluzione Globale, si sosteneva che tali politiche potevano ottenere il sostegno popolare se le masse erano in grado di collegarle con una lotta esistenziale contro un nemico comune.
A tal fine, La Prima Rivoluzione Globale contiene un passaggio intitolato “Il nemico comune dell’umanità è l’uomo”, che afferma quanto segue:
“Cercando un nemico comune contro il quale unirci, ci è venuta l’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la carestia e simili, sarebbero stati adatti. Nella loro totalità e nelle loro interazioni questi fenomeni costituiscono effettivamente una minaccia comune che deve essere affrontata da tutti insieme. Ma nel designare questi pericoli come il nemico, cadiamo nella trappola di cui abbiamo già avvertito i lettori, cioè scambiare i sintomi per cause. Tutti questi pericoli sono causati dall’intervento umano nei processi naturali, ed è solo attraverso un cambiamento di atteggiamento e di comportamento che possono essere superati. Il vero nemico allora è l’umanità stessa”.
Negli anni successivi, l’élite che popola il Club di Roma e il Forum economico mondiale ha spesso sostenuto che i metodi di controllo della popolazione sono essenziali per proteggere l’ambiente. Non è quindi sorprendente che il Forum Economico Mondiale usi analogamente le questioni del clima e dell’ambiente come un modo per vendere politiche altrimenti impopolari, cioè quelle del Grande Reset, come necessarie.
Il passato è un prologo
Dalla fondazione del World Economic Forum, Klaus Schwab è diventato una delle persone più potenti del mondo e il suo “Grande Reset” ha reso più importante che mai esaminare l’uomo seduto sul trono globalista.
Dato il suo ruolo prominente nello sforzo di vasta portata di trasformare ogni aspetto dell’ordine esistente, la storia di Klaus Schwab era difficile da ricostruire. Quando si inizia a scavare nella storia di un uomo come Schwab, che siede al di sopra di altri oscuri personaggi dell’élite, si scopre presto che molte informazioni sono state nascoste o rimosse. Klaus è qualcuno che vuole rimanere nascosto negli angoli oscuri della società e che permetterà alla persona media di vedere solo un costrutto ben presentato della sua personalità artificiosa.
Il vero Klaus Schwab è una figura di vecchio zio gentile che desidera fare del bene all’umanità, o è davvero il figlio di un collaboratore nazista che ha usato manodopera schiavizzata e ha aiutato gli sforzi nazisti per ottenere la prima bomba atomica? Klaus è l’onesto manager di cui dovremmo fidarci per creare una società e un posto di lavoro più giusti per l’uomo comune, o è la persona che ha aiutato a spingere Sulzer Escher-Wyss in una rivoluzione tecnologica che ha portato al suo ruolo nella creazione illegale di armi nucleari per il regime razzista di apartheid del Sud Africa? Le prove che ho esaminato non suggeriscono un uomo gentile, ma piuttosto un membro di una famiglia ricca e ben collegata che ha una storia di aiuto nella creazione di armi di distruzione di massa per governi aggressivi e razzisti.
Come disse Klaus Schwab nel 2006 “La conoscenza sarà presto disponibile ovunque – la chiamo la ‘googlisation’ della globalizzazione. Non è più importante cosa sai, ma come lo usi. Devi essere uno che detta il ritmo”. Klaus Schwab si considera un pace setter e un top player, e bisogna dire che le sue qualifiche e la sua esperienza sono impressionanti. Eppure, quando si tratta di mettere in pratica ciò che si predica, Klaus è stato scoperto. Una delle tre maggiori sfide nella lista delle priorità del World Economic Forum è la non proliferazione delle armi nucleari, eppure né Klaus Schwab né suo padre Eugen sono stati all’altezza di questi stessi principi quando erano in affari. Al contrario.
A gennaio, Klaus Schwab ha annunciato che il 2021 è l’anno in cui il World Economic Forum e i suoi alleati devono “ricostruire la fiducia” con le masse. Tuttavia, se Schwab continua a nascondere la sua storia e quella delle connessioni di suo padre con la “National Socialist Model Company” che era Escher-Wyss durante gli anni ’30 e ’40, allora la gente avrà buone ragioni per diffidare delle motivazioni sottostanti alla sua agenda di Great Reset, che è eccessiva e antidemocratica.
Nel caso degli Schwab, le prove non puntano semplicemente a cattive pratiche commerciali o a qualche tipo di malinteso. La storia della famiglia Schwab rivela invece un’abitudine a lavorare con dittatori genocidi per i motivi di base del profitto e del potere. I nazisti e il regime sudafricano dell’apartheid sono due dei peggiori esempi di leadership nella politica moderna, ma gli Schwab ovviamente non potevano o non volevano vederlo all’epoca.
Nel caso di Klaus Schwab stesso, sembra che abbia aiutato a riciclare le reliquie dell’era nazista, cioè le sue ambizioni nucleari e le sue ambizioni di controllo della popolazione, in modo da assicurare la continuità di un’agenda più profonda. Mentre serviva in qualità di dirigente alla Sulzer Escher Wyss, l’azienda ha cercato di aiutare le ambizioni nucleari del regime sudafricano, allora il governo più nazista del mondo, preservando l’eredità dell’era nazista della Escher Wyss stessa. Poi, attraverso il World Economic Forum, Schwab ha aiutato a riabilitare le politiche di controllo della popolazione influenzate dall’eugenetica durante il periodo successivo alla seconda guerra mondiale, un periodo in cui le rivelazioni delle atrocità naziste hanno rapidamente portato la pseudo-scienza in grande discredito. C’è qualche ragione per credere che Klaus Schwab, come esiste oggi, sia cambiato in qualche modo? O è ancora il volto pubblico di uno sforzo decennale per assicurare la sopravvivenza di un programma molto vecchio?
L’ultima domanda che dovrebbe essere posta sulle reali motivazioni dietro le azioni di Herr Schwab, potrebbe essere la più importante per il futuro dell’umanità: Klaus Schwab sta cercando di creare la quarta rivoluzione industriale, o sta cercando di creare il quarto Reich?