Il quadrato magico


Sator1 è la prima parola dell’omonimo palindromo, costituito dalle cinque parole “SATOR – AREPO – TENET – OPERA – ROTAS”, ritrovato sia in forma di quadrato che in forma radiale o circolare su molti reperti archeologici in Europa e in Italia, le cui prime tracce risalgono ad una data imprecisata certamente anteriore al 79 d.C., questo fu infatti l’anno della grande eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei ed è su un muro della città che fu ritrovata l’iscrizione parziale del celebre quadrato.

La tradizione dei quadrati magici, di solito numerici affonda le radici nell’ermetismo, tanto che, quando giunsero fra le mani dei filosofi-maghi medievali alcuni scritti gnostici del II sec. attribuiti ad Ermete Trismegisto, quelli letteralmente impazzirono nello sviluppare, ricercare e utilizzare questi mezzi arcani, ritenuti pregni di potere, tanto che se ne realizzavano amuleti ed erano alla base di vari riti. Fu, pare, il filosofo bizantino Moscopulo a diffonderne la conoscenza in Europa dal 1420.

Un quadrato composto da numeri progressivi ordinati secondo la particolare disposizione che dia sempre la stessa somma in ogni riga e in ogni colonna e persino nelle due diagonali, è definito “magico” e non poteva essere altrimenti. Secondo questa antica sapienza venne stilata tutta una tradizione dei vari quadrati in base al numero della loro base e associati ai vari pianeti.
Ce ne riporta la tradizione Cornelio Agrippa nel suo De Occulta Philosophia sive De Magia: il quadrato del tre era associato a Saturno, incisa sul piombo ingraziava Saturno Glorioso facilitando nelle imprese e donando vigoria agli uomini, vice versa dedicata a Saturno Infortunato mandava in malora edifici ed imprese e disperdeva gli eserciti.


Il quadrato del quattro era dedicato a Giove, inciso su argento donava pace e ricchezze, su corallo era amuleto contro il malocchio. La giovialità prodotta dall’influsso del pianeta si opponeva alla malinconia


Il quadrato del sei è legato al culto del sole, il demone Sorath per i maghi del passato. Le cifre vanno da 1 a 36 e la costante magica, ovvero la somma di ogni riga o colonna è 111. Potrà sorprendervi, o forse no, sommare tutti e trentasei i numeri che lo compongono e scoprire quale numero tristemente famoso ne verrà fuori…


Quello del sette è il quadrato legato a Venere, quello dell’otto è legato a Mercurio ed attengono alle rispettive sfere dell’eros e del commercio, gioco e furto. Infine la luna ha il quadrato del nove che inciso su argento propizia scopi benefici, su piombo scopi malefici. Per i loro usi rimandiamo alla curiosità del ricercatore.



Quello che a noi interessa in particolare è il quadrato del cinque, nella scienza magica dedicato a Marte. Agrippa ne riferisce l’uso inciso su una spada (o su ferro) per diventare invincibili in battaglia, su corniola per fermare le emorragie e su una piastra di rame per arrecare danno ai nemici. La sua costante magica è di sessantacinque.
L’enigma del quadrato del Sator è stato oggetto di molteplici interpretazioni: le parole che lo compongono appaiono chiaramente latine tuttavia ancora oggi alcuni ritengono che esso custodisca un significato nascosto.
Proprio la molteplicità dei luoghi e dei testi in cui ritorna ne hanno resa particolarmente controversa l’interpretazione, soprattutto perché il termine AREPO, in esso contenuto, risulterebbe non strettamente di origine latina, ed è stata avanzata, fra le altre, l’ipotesi che la parola potrebbe rappresentare una contrazione del termine Areopago, il colle dedicato, guarda caso, a Marte (Ares) sul quale nell’antica Grecia si riuniva il supremo collegio degli Arconti.
Dando credito a questa interpretazione secondo cui il termine SATOR indicherebbe il SEMINATORE, e l’Areopago starebbe a significare il tribunale supremo, il palindromo potrebbe essere tradotto con: “Il seminatore decide i suoi lavori quotidiani, ma il tribunale supremo decide il suo destino”; tale interpretazione attribuirebbe pertanto un significato morale al quadrato magico secondo cui: “L’uomo decide le sue azioni quotidiane, ma soltanto Dio decide il suo destino”.

Questa interpretazione dal rimando divino rappresenta una pista interessante, a prescindere dalla correttezza dell’interpretazione riferita all’Areopago, e diventa decisamente sorprendente se la arricchiamo del dettaglio segreto che andiamo ad
esporre.
Soffermiamoci ancora sul termine AREPO: un filone esegetico cristiano lo considera acrostico di Aeternus Rex Eccelsus Pater Omnipotens, un’ipotesi fantasiosa quanto le altre se non avessimo scoperto che le lettere che compongono il palindromo possono essere anagrammate nella scritta “Paternoster” ripetuta due volte condividendo la lettera “n” al fulcro di una croce così formata, dalla quale restano fuori due “a” e due “o” che sarebbero un chiaro riferimento all’Apocalisse di Giovanni nella quale Cristo dà rivelazione di sé dicendo: “Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, l’inizio e la fine” (Ap 22, 13)



Abbiamo scomodato la statistica per interrogarla sulla possibilità che un pagano componesse un enigma, inscrivendo in un quadrato magico una misteriosa frase palindroma e da tale frase si ottenesse l’anagramma “paternoster”; ebbene la probabilità che ciò accada è una su dieci elevato alla ventiduesima.
Se dunque è davvero difficile pensare ad una casualità, l’autore primo doveva essere cristiano e lui stesso o la sua opera doveva essere giunta verosimilmente a Pompei prima della fatidica eruzione del Vesuvio.

Su questo argomento gli studiosi si sono sempre divisi ritenendo impossible un tale collegamento, o opponendo all’ipotesi l’obiezione che l’Apocalisse di Giovanni sia posteriore, pertanto non avrebbe senso la presenza di alfa e omega nella frase latina, ma sappiamo che in altri libri della bibbia come quello di Enoch (poi espunto dal canone) o altri scritti di tradizione ebraica già c’è il riferimento a Dio quale alfa e omega del mondo. Il che ovviamente non esaurisce la questione.

L’interpretazione positivista, invece, ha sempre proposto una spiegazione riduzionista che vedrebbe nel quadrato magico un semplice rompicapo, un gioco intellettuale che non trascende l’incastro ordinato delle sue lettere.
Noi naturalmente non ci accontentiamo di una simile spiegazione.

L’inglese Collingwood volle risolvere l’enigma proponendo la traduzione: “il seminatore Arepo conduce con cura le ruote”, utilizzando un nome proprio di fatto mai attestato nell’antichità e sebbene alcuni aratri celtici fossero già provvisti di ruote, questa spiegazione non ci convince fino in fondo.



Nel corso dei secoli fiorirono le più svariate interpretazioni intorno al quadrato, molti dotti si sono dedicati a giocare con la disposizione delle parole e spesso a spezzettarle in varie parti nelle quali avrebbero ravvisato le abbreviazioni di altre parole alle quali, in maniera piuttosto forzata, sono stati attribuiti i significati più diversi.

Abbiamo visto il diffondersi dell’uso del quadrato a macchia d’olio in Europa a partire dal IX secolo, spesso scolpito sulla pietra delle chiese e delle cattedrali, il suo uso è spesso attestato come amuleto, e viene prodotto fino ad oggi a tal scopo.
Un esempio particolare è visibile nell’abbazia di San Pietro ad Oratorium a Capestrano2, la cui prima edificazione risale al 752 sul sito di un preesistente tempio pagano. Al momento della riedificazione nella forma conservata tutt’oggi (nell ‘anno 1100), il quadrato del Sator, già presente su una pietra che componeva la chiesa, fu riposizionato capovolto, come segno di collegamento ideale al luogo di culto precedente: infatti presso le logge muratorie medievali, che tramandavano conoscenze e simboli esoterici, la posizione capovolta del simbolo equivaleva a conferirgli valore di nuova radice dell’opera.



Riteniamo singolare che il famoso gesuita Athanasius Kircher definisse il quadrato senza ombra di dubbio di matrice satanica, mentre sono attestati molti impieghi benefici di esso come amuleto.

Infine proponiamo un’interpretazione più recente, che vedrebbe nel palindromo un significato astronomico o cosmologico, e pertanto la traduzione sarebbe “il Creatore con il carro tiene in moto le orbite”. Tale interpretazione risulterebbe coerente con il modello di universo accettato nel basso Medioevo, che identificherebbe con la figura del Sator-Creatore il motore ultimo dell’universo.

Ciascuno di noi gestisce le proprie attività e svolge le proprie mansioni, ma al di sopra di tutti noi c’è un destino che ci governa. Per raccogliere è necessario seminare, per costruire il proprio successo è essenziale lavorare con impegno. E saper essere in armonia con il mondo.

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1Rino Cammilleri, Il quadrato magico, 1999

2http://www.valerioivomontanaro.it/abruzzo-luogo-di-misteri-il-quadrato-magico-del-sator-ed-il-dragone-di-san-pietro-ad-oratorium/

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