El Condor


XVI RELIGION

I XVI Religion (in precedenza 16 Barre) sono un gruppo rap underground.
Lunardi Stefano (John Princekin, mc-producer), Di Benedetto Andrea (Benni,mc) e Brazzorotto Luca (Jack Burton, beat maker).
Il gruppo è legato a radici fondamentalmente rap ma non è fermo ad un genere, spazia in tutti gli orizzonti musicali, fino a collaborare con gruppi electro, rock, sperimentali.
I testi, graffiati sulla base, sono legati alle tematiche del nuovo ordine mondiale, dell’apertura mentale e del controllo da parte di entità superiori. Testi visionari che accomunano le tematiche della società moderna a mondi paralleli di inganni e mostri nascosti nell’ombra.

“Cantiamo le gesta di umani..umani coscienti nell’incubo indotto.”

[Intro: Maelle]
Non lo so un giorno che farò
Non lo so dove andrò

[Strofa 1: Benni]
Ringrazio il sogno perché so che ne ho bisogno
Tu abbi fede in noi, stringi questa mano più forte che puoi
E poi ce ne andremo via
Obbligheremo queste stelle a danzare per noi
Anche se il cosmo ci rifiuta l’odio ci cattura e il vuoto fa paura
Sentirai la forza in te che brucia, il fuoco sarà la tua cura
Questa è la storia di una storia di provincia
I nostri dialoghi interiori lontani dai riflettori, ah
È solo un modo per non sentirsi morti
Non trovarsi a quarant’anni per parlare di lavoro e soldi
E dire agli altri: “Sai, rimpiango quando sorridevo
E i miei ricordi son così lontani e non li vedo”
Fanculo, siete e sarete carcasse da qui al futuro
Io connesso all’universo uno
Riassumo un anno in un profumo, mr. Nessuno schiavo dell’orrore
Non mi sono mai pentito di un gesto d’amore
Non mi sento mai capito dalla tua persona
Sotto il mento la semiautomatica mi dona
Do la punta ai demoni in testa se il corpo si riposa
Io sono il nero pece, l’altra faccia di ogni cosa

[Ritornello: Maelle & John Princekin]
Non lo so un giorno che farò
Dal volume delle casse, ah
Dal volume delle casse, ah
Non lo so dove andrò
Dal volume delle casse, ah
Dal volume delle casse, ah

[Strofa 2: John Princekin]
Segui la frequenza astrale se vuoi provare a capirci
In questo stato materiale tu non puoi colpirci
T’hanno detto che sono un egocentrico, ed è vero
Perché cerco me negli altri, i morti non li vedo
Ma che ne sanno di questa visione?
Dei nostri sacrifici, i vivi non indossano gli occhi felici
Ma vi vediamo bene, legati alle catene
Dell’arrivismo e dell’opportunismo
Di quello che conviene, voi non siete umani
Io non vi cago, perché le puttane io non le pago
Mi spiace, ma non mi dispiace affatto
Il nostro pubblico è compatto, siete tutti sotto scacco
Io non tradisco con il lapis
Faccio rap che è una religione che si prega sempre gratis
Dono e ricevo speranza
Ogni nuova persona che s’avvicina è una lucina nel buio che avanza
E me ne frego della vostra gente indecente
Io sono nato dal nulla e non mi spaventa niente
Voi provate pure a ucciderci, ma queste basse
Faran vibrare sempre il cuore prima delle casse

L’intro è di Maelle, che apre il pezzo con la sua splendida voce, condividendo un’inquietudine che contraddistingue chi non si accontenta, chi non si rassegna al semplice trascinarsi, in questo particolare contesto può rappresentare chi desidera ardentemente dare significato ai propri passi nell’esistenza, ciò è maggiormente significativo se parliamo di un periodo di transizione e cambiamento, caratterizzato dal dubbio e dall’incertezza, come quello che stiamo attraverando ora.

La prima strofa è di Benni, che parte con il filo conduttore della nostra settimana tematica, ringraziando il sogno perchè consapevole della sua importanza.
Troviamo qui un’altro elemento che potrebbe andare a ridefinire il profilo tracciato poco più su, un’altro punto che accomuna chi non sa ancora con precisione dove andrà e cosa farà domani. Il sogno. Perchè è necessario? Perchè ci dona la speranza, la voglia, la forza e la caparbietà che servono per creare il mondo in cui scegliamo di esistere. Attori anzichè comparse. Vivere anzichè sopravvivere. 

Avere fede significa credere in qualcosa e forse, in un’epoca tanto materialista quale la nostra, stringere la mano ad un sognatore potrebbe davvero essere ciò di cui abbiamo bisogno, potrebbe essere difficile da spezzare una catena di mani strette con la forza che deriva da teste ostinate a voler guardare sempre oltre le nubi.
Una volta uniti potremmo andarcene via, via da tutto quello che riteniamo sbagliato, via da tutto quello che ci fa soffrire, via e basta.
“Obbligheremo le stelle a danzare per noi”, spingeremo l’universo a intonare quella melodia che ci fa vibrare all’unisono.
“Anche se il cosmo ci rifiuta l’odio ci cattura e il vuoto fa paura”, non importa se questo mondo non è più adatto a noi, forse non lo è mai stato, non importa se l’odio a volte prende il sopravvento e non importa se il futuro ci spaventa.
Abbiamo l’ardore del fuoco dalla nostra parte, che cauterizza le nostre ferite e può fornirci tutta l’energia necessaria per resistere.
Continua la strofa, descrivendo queste righe per quello che sono, i dialoghi interiori di semplici sognatori, lontani anni luce da alcune delle dinamiche legate alla scena. Niente a che vedere con la fama, con i soldi, con superficialità e apparenza.
Tutto un altro modo di porsi.
Lontano dai riflettori, appunto.
Un modo per sentirsi vivi e non rischiare di sprecare il proprio tempo, così prezioso, rubandolo irrimediabilmente a tutti quegli attimi che ci fanno sorridere e che vorremmo poter ricordare vicini e sentire vividi nei nostri cuori.
A questo punto Benni sembra sfogare la sua rabbia per non esserersi mai sentito compreso e capito da chi ritiene già morto, succube di questa realtà deviata e orribile. Non è difficile rispecchiarsi nei suoi versi, dare più importanza all’emozione che può racchiudere un semplice profumo, sentirsi legati all’universo in maniera più profonda e rendersi conto di non aver mai rimpianto un gesto d’amore.
Conclude con quello che sembra avere tutta l’aria di un conflitto interiore, vista la semiautomatica sotto il mento, i demoni nella sua testa che si risvegliano quando è il corpo a riposare rappresentano la parte oscura di ognuno di noi?

Nel ritornello torna Maelle con i dubbi sul futuro, non sappiamo nè cosa faremo, nè dove andremo, ma una cosa è certa, sappiamo da dove siamo partiti, dal volume delle casse.

John Princekin apre la seconda strofa concretizzando il concetto uscito dall’analisi sull’importanza del sogno in questa realtà sempre più legata al mondo materiale.
Il viaggio astrale come mezzo per arrivare a comprendere davvero il significato che si cela dietro a queste barre.
L’inutilità che si riscontra nel tentativo di colpire qualcosa di immateriale restando con i piedi saldamente piantati al suolo.
La ricerca dei nostri stessi valori negli occhi degli altri, la volontà di evitare le persone tossiche, quelle che non ci comprendono, quelle già morte, quelle che fingono, indossando “occhi felici”.
L’essere vivi, al contrario, colma gli occhi di lacrime e non di rado.
Nonostante l’annebbiamento della vista risulta facile notare le pesanti catene fatte di egoismo, competizione e interessi strette attorno alle caviglie di questi esseri definiti da Princekin non umani, di conseguenza non degni, da non considerare nemmeno.
Questo tipo di distacco è un atteggiamento necessario, da mettere in pratica senza alcun dispiacere.
“Io non tradisco con il lapis. Faccio rap che è una religione che si prega sempre gratis”
Un piccolo elogio ai veri valori del rap, tra i quali la lealtà e il disinteresse verso il mero guadagno.
Da buoni sognatori, doniamo e riceviamo speranza, con un auspicio, siamo tanti e se trovassimo il modo per unirci, potremmo tenere sotto scacco chi minaccia la nostra legittima libertà.
“Ogni nuova persona che s’avvicina è una lucina nel buio che avanza” perciò non calcoliamo chi non merita la nostra attenzione e affrontiamo tutto e tutti a testa alta, senza paura.
“Io sono nato dal nulla e non mi spaventa niente”
Siamo quello che siamo grazie a noi stessi, siamo arrivati qui da soli, dal basso e partendo da zero, per questo nulla ci dovrebbe spaventare, perchè continueremo così, come abbiamo sempre fatto.
Forse un’allusione al pensiero di Schopenhauer, al nulla dell’universo, quindi tutt’altra interpretazione?
Una cosa è certa, possono tentare di farci fuori, provarci di nuovo e provarci ancora…queste note basse faranno sempre vibrare i nostri cuori a tempo, con la musica, ricordandoci di restare umani, in ogni istante. 

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