Attualità

Sarai. Sempre. In ogni mia lacrima.

Scegliere

La consapevolezza a volte fa male. Vi guardate mai indietro cercando di capire il perché di alcune delle vostre scelte peggiori? Il motivo reale che vi ha spinto in quella direzione? 
Mi è successo, di nuovo, ascoltando Silvana De Mari intervistata da Arnaldo Vitangeli. 
Il tema? L’aborto. 
Una mattina, all’alba dei 31 anni, le loro parole mi hanno trascinato rovinosamente indietro, mi sono sentita come se avessi appena riaperto gli occhi in quel letto d’ospedale e all’improvviso, eccomi. Una quindicenne stanca e disorientata, che con gli occhi socchiusi straparla, mentre il corpo smaltisce gli ultimi residui di anestesia e l’amara lucidità torna a galla prepotente, facendosi spazio a gomitate nella mente annebbiata. 
Mi sfioro il ventre con le dita, gli occhi si riempiono di lacrime, per l’ennesima volta. È fatta. Non c’è più niente.
Me lo ripeto sottovoce, mentre il cuscino bagnato si incolla alla mia guancia e tutto diventa nero, di nuovo. Me lo ripete anche la ginecologa, il giorno seguente, mentre mi sottopongo all’ultima visita: “Non c’è più niente.” 
Rimango impietrita dal tono della sua voce: è freddo, distante, insensibile. Sono spaventata dai suoi gesti: sono veloci, frettolosi e molto bruschi. 
Preme forte l’ecografo sulla mia pancia e mi fa male, ma non è niente, paragonato alla voragine che mi si è aperta nel petto, precisamente all’altezza dello sterno. Lancinante. 
Non riesco a muovermi e mi sento ancora più in colpa, non credevo di poter stare peggio della sera precedente. Uno dei momenti più dolorosi della mia vita. 
Scopro di essere incinta dopo un mese di stanchezza e di sonno continui. Non sono mai stata tanto spossata. Ho vicino mia madre, il mio ragazzo, la vicepreside della scuola, pochi amici, tutti cercano di consigliarmi ma più ascolto, più mi sento confusa. Terribilmente sola.
Non esistono scuse, mi sono lasciata travolgere dagli eventi ma la decisione è stata mia. Ho scelto. Frastornata e smarrita mi ritrovo all’entrata della sala operatoria con l’agocannula tra mano e polso, la voce dell’anestesista che mi risuona in testa: “Conta fino a tre.” 
La mia vena è in fiamme, il braccio brucia da morire e non capisco se è dovuto all’anestesia o se quella sensazione che mi fa andare a fuoco dall’interno è data solo dalla pressione con la quale il farmaco entra dentro di me, in ogni caso: “Uno, due…buio.”
Il resto della storia, ormai, lo conoscete.

Premetto, non è mia intenzione giudicare, polemizzare o imporre un pensiero, anche perché sto ancora cercando di capire quale sia il mio. Magari ci arriverò proprio alla fine di questo nostro viaggio e spero possiate fare lo stesso anche voi. Spero di risultare chiara e mi scuso in anticipo per eventuali errori o imprecisioni. 
Qualche spunto per la ricerca:

Da questo articolo si evince quanto possa risultare difficile, per una donna, esercitare il suo diritto all’aborto; ma è davvero così? Sarà che raramente mi fido di quello che leggo sulle testate nazionali. Magari sono solo condizionata dalla mia esperienza, dal fatto che già allora non trovai nessun tipo di resistenza, anzi. Forse sono influenzata dai racconti di alcune conoscenti, ragazze alle quali è stata consigliata l’interruzione di gravidanza semplicemente perché ancora molto giovani. Una di queste storie, mi ha lasciato davvero interdetta. Una ragazza si reca in ospedale per la prima ecografia, il suo compagno è con lei e desiderano tenere il bambino, un’infermiera si permette di “consigliarle” l’aborto, così, senza che nessuno le abbia chiesto nulla.

A volte le esperienze personali, come anche le statistiche, possono essere fuorvianti o semplicemente mal interpretate. Partendo da questo presupposto cercherò di essere obiettiva; quale miglior modo per farlo se non affidarsi esclusivamente all’osservazione di ciò che accade?

Aborto, pubblicate le nuove linee guida sulla Ru486. Questo è un fatto. Punto. A prescindere dalle opinioni personali, la direzione sembra ben definita:

Tenuto conto della raccomandazione formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) — scrive infatti il ministero — in ordine alla somministrazione di mifepristone e misoprostolo per la donna fino alla 9° settimana di gestazione, delle più aggiornate evidenze scientifiche sull’uso di tali farmaci, nonché del ricorso nella gran parte degli altri Paesi europei al metodo farmacologico di interruzione della gravidanza in regime di day hospital e ambulatoriale, la scrivente Direzione generale ha predisposto le “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”.

Da oggi si può abortire prendendo una pillola in ospedale, mezz’ora e si torna a casa. Facile e veloce. Dicono che questo sistema sia sicuro, un traguardo, il diritto all’autonomia e all’autodeterminazione della donna. Se ce lo dicono le più aggiornate evidenze scientifiche, il ministero, l’ OMS e gran parte degli altri Paesi Europei per quale motivo dovremmo dubitare? Come dicevo, la strada è segnata. Giusto o sbagliato, premeditato o meno, ha importanza?

A New York è stata approvata la nuova legge sulla liberalizzazione dell’aborto.

Un altro articolo al riguardo.

Ovviamente Peter Singer è pienamente d’accordo con l’approvazione di questa legge, ritiene che l’aborto a nascita parziale, praticato mediante l’aspirazione del cervello del bimbo, sia una pratica necessaria e pensa che lo stato non dovrebbe contrapporsi tra la madre e il medico, vietando questa tecnica. Secondo lui “è un metodo da praticare per rispettare la volontà della donna che vuole interrompere la gravidanza“. E ancora: “Molti anni fa, nel 1994, proposi di fare eutanasia fino a un mese dalla nascita. Oggi penso che non dovremmo porre alcun limite temporale“. Qui la sua intervista.
Singer è un filosofo australiano, eletto “tra i cento uomini più influenti del pianeta” dal Time. Ma non solo.
Sarà anche un folle estremista, a mio avviso, ma è tradotto da Einaudi, i suoi lavori vengono utilizzati nei corsi universitari di tutto il mondo (anche in Italia) ed è stato invitato al festival della filosofia di Mantova. Ricopre una delle cattedre più prestigiose al mondo, quella di bioetica a Princeton. Ha curato le più importanti voci di Etica dell’Enciclopedia britannica e ha già parecchi seguaci. Dalle sue teorie si arriva al parere del Nuffield Council on Bioethics: ai medici del Regno Unito dovrebbe essere imposto l’obbligo di staccare la spina a bambini nati prima delle 22 settimane di gestazione. Imposto l’obbligo? Il parere della madre avrà ancora un minimo di valore?

Peter Singer

Alcune delle sue citazioni:

Né un neonato né un pesce sono persone, uccidere questi esseri non è moralmente così negativo come uccidere una persona.

I bambini handicappati non sono persone, è lecito ucciderli.”

Se si vuole un altro figlio è giusto eliminare quello Down.

Anche se il bambino potrà avere una vita senza eccessiva sofferenza, come nel caso della sindrome di Down, ma i genitori pensano che sia un peso eccessivo per loro e vogliono averne un altro, questa può essere una ragione per ucciderlo

Se non c’è coscienza, autonomia e comprensione del futuro non c’è persona. I feti, i neonati e i menomati cerebrali non hanno diritto alla vita.

Dice che non hanno “ capacità di comprendere che esistono nel tempo”. Questo è sufficiente per decidere che non hanno diritto di vivere? Ma soprattutto:

Chi lo può decidere? Lui? Nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di scegliere chi è degno di vivere e chi non lo è. Qui si potrebbe aprire un lungo discorso sull’egoismo, sulla diffusa tendenza sempre più individualista che contraddistingue la nostra società. Chi potrebbe mai pretendere di aver ragione? Come distinguere la vera esigenza dal semplice capriccio?

Jim Morrison

Lottare a 22 settimane per sopravvivere evidentemente non è pianificare il futuro con razionalità, ma è, senza ombra di dubbio, aggrapparsi con tutte le proprie forze alla vita perché in qualche modo, conscio o inconscio, lo si desidera ardentemente quel futuro, anche se forse non si ha ancora coscienza o percezione del tempo. Si combatte per la vita anche se non si progettano macchinosamente cose essenziali oggi, quali andare dall’estetista, comprarsi il suv o l’ultimo modello di iPhone. Quel tipo di lotta, quando un bimbo che si sta strozzando con il cordone ombelicale, come stava accadendo a me, resiste. Quando nasce prematuro e le condizioni in cui si trova non sono propriamente adatte a lui, ma resiste. Questa per me è la vera essenza dell’essere, e di conseguenza, del diritto alla vita. Quella più pura, forse.

800g che lottano per avere un futuro.

L’obiettivo è quello di sostituire l’ Etica della Sacralità della vita con l’Etica della Qualità della Vita. Chi sostiene questa dottrina ritiene che il servizio sanitario pubblico sia un danno per la società, lo vorrebbe privato perché è “dovere e responsabilità dell’individuo mantenersi in salute”, ergo: chi ce lo fa fare di pagare le tasse per salvare il culo a un povero bisognoso? Mi chiedo come valuti Singer questo aspetto visto che parla tanto di altruismo, beneficenza ed eliminazione del dolore.

L’etica della Qualità della Vita sostiene, tra le altre cose, l’amore tra uomini e animali. Lo sdoganamento della zoofilia è alle porte? Mi chiedo, di nuovo, come la vede Singer? Un essere con piena coscienza del suo esistere nel tempo, come una capretta, potrà essere “amata” da un umano, che finalmente si sarà lasciato alle spalle tutto il suo “bigottismo” , diventando, grazie a questa infinita “apertura mentale”, un fiero ed orgoglioso uomo, libero dai sensi di colpa. Un uomo nuovo, che per la gioia di Singer non pecca di specismo. Come si stabiliranno i criteri secondo i quali la capretta potrà essere definita consenziente?

Certo, immagino sarà molto più semplice stabilire i criteri per decidere chi ha diritto di vivere e chi invece meriterebbe di morire. La cosa più terrificante e subdola di questa “nuova etica della vita” è che alcuni principi sono quantomeno condivisibili, altri possono apparire accettabili o addirittura auspicabili. A mio avviso è proprio questa sconcertante presa di coscienza a rendere le teorie di Singer tanto pericolose quanto insidiose. Perché spesso, soprattutto se si parla di progresso, si commette il grave errore di non calcolare, o come minimo sottovalutare, le derive che ne conseguono.

Visto il suo infinito curriculum, le cariche che ricopre e l’influenza che gli viene attribuita, ha senso giudicare questo personaggio semplicemente come un folle?

I pensieri, soprattutto se parliamo di persone con questo tipo di risonanza, direzionano e plasmano la realtà. Abbiamo il dovere di interrogarci. Per amore dei nostri figli. Quelli nati e…si, anche quelli non nati.

Verso quale realtà ci stiamo dirigendo? Ne siamo consapevoli? Ma soprattutto, ci farà addormentare col cuore quieto e risvegliare con la mente serena?

In che mondo scegliamo di vivere? In che modo?

Tratto da “Utero in affitto” di Enrica Perucchietti:

“Un altro risvolto della situazione attuale, sociale, economica e politica, è il contenimento della popolazione. Un’analisi ad ampio respiro della tematica non può esimersi dall’evidenziare come la crisi economica prima e la teoria del gender di cui ho ampiamente trattato insieme a Gianluca Marletta nel nostro UNISEX concorrano a un obiettivo comune, caro agli architetti del mondialismo: l’abbattimento/contenimento delle nascite.”

Consiglio vivamente la lettura di questo libro e di tutti i lavori curati dalla scrittrice torinese. Anche se il tema è la maternità surrogata questo virgolettato si può sovrapporre perfettamente anche al discorso sulla liberalizzazione sfrenata dell’aborto, che rientra a pieno titolo tra i tanti metodi per il controllo delle nascite. Qui faremo fischiare le orecchie ai vari Bill Gates, ai vari John Davidson Rockefeller III, a tutti quei ferventi sostenitori del denatalismo, così filantropicamente interessati alla demografia, così umanamente impegnati per il bene comune. Non commento altro perché finirei facilmente fuori tema ma, soprattutto, ci vorrebbe un altro articolo per argomentare questo passaggio.

Arriviamo così a parlare di controllo e limitazione del numero delle nascite e più nello specifico di neomalthusianesimo, teoria demo-sociologica che rivisita in chiave moderna la dottrina economica derivante dal pensiero di Thomas Malthus (1766–1834) economista, filosofo demografo e precursore della moderna sociologia inglese, membro della Royal Society.

Tratto da “Governo globale” di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta:

“Da buon religioso, naturalmente, Malthus vedeva nella castità e nella continenza il rimedio più accettabile moralmente per ridurre la popolazione, ma da ”scienziato” non negava che i “mezzi attraverso i quali tale limitazione si attuava in natura o nelle società erano più spesso di carattere repressivo o preventivo: le vie repressive contemplavano in un caso l’azione della mortalità per mezzo di epidemie, guerre, carestie, ecc. nell’altro una diminuzione della natalità mediante la diffusione di tutti quei comportamenti, tra cui l’adulterio, la sodomia, ecc. che causano una diminuzione delle nascite”.

Davvero un “buon religioso”! La castità è il rimedio più accettabile? Si può dedurre quindi che tutti gli altri metodi siano comunque accettabili, anche se in misura ridotta? L’aborto sarà contemplato? Credo non si possa in alcun modo escludere, soprattutto se parliamo della sua liberalizzazione più estrema.

Non credo in Dio, penso sia importante precisarlo. Non ho mai seguito il movimento pro-life di conseguenza non sono plagiata dalla loro propaganda, come la definisce qualcuno. Queste precisazioni sono essenziali per me, esternarle mi aiuta a risalire all’origine delle mie considerazioni. Sto andando per esclusione.

Tutte le mie certezze vacillano

Ho sempre creduto di essere favorevole all’aborto, o meglio, prima dei quindici anni probabilmente non avevo nemmeno un’opinione tutta mia, quando quell’esperienza ha squarciato il mio mondo ho iniziato a rifletterci, ho preso posizione, ma ormai, non so più in che modo sono arrivata a quelle conclusioni.

Ho smarrito negli anni i miei ragionamenti, oppure ho voluto dimenticarli? Non so più nemmeno questo. Sono stata indulgente con me stessa perché era già una pratica socialmente accettata o semplicemente avevo bisogno di schierarmi da quella parte perché il non farlo mi sarebbe costato caro? Si riduce tutto ad un primordiale meccanismo di difesa? Forse la mia sanità mentale era a rischio e cercavo disperatamente un modo per sentirmi meno vuota. Chissà, forse cercavo solo di giustificarmi, di sentirmi un po’ meno arrabbiata con me stessa. Alla fine, probabilmente, ho nascosto tutto sotto al tappeto mentre cercavo un modo per continuare. Ma continuare cosa? E come?

Una facciata di allegria e musica, come un velo che copre i miei occhi spenti e gli da il tempo di ricolorarsi piano piano.

Ho desiderato e inseguito l’annullamento, in svariati modi e con un discreto successo devo ammettere, attraverso una sorta di smania controllata ed equilibrata che mi ha permesso di non creare troppe preoccupazioni a nessuno, a mia madre prima di tutti. Ho beneficiato di quel tipo di spensieratezza che riconosci di aver avuto solo quando non esiste più, la perdi nell’ esatto istante in cui diventi mamma, viene sostituita da miliardi di pensieri rivolti sempre verso il futuro del tuo cucciolo. Quanto valeva quella spensieratezza? Nella confusione di questi giorni sono arrivata a pensare che nulla potrebbe mai valere una vita. Anche se forse non esistono opinioni universalmente giuste o sbagliate, in cosa credo io, ora? E voi?

Viste le mille risposte che, nel tempo, hai dato a te stessa, è inutile dopo sedici anni continuare a chiedersi perché? Hai scelto con la tua testa o ti sei lasciata condizionare dai consigli di chi ti stava intorno? Dai ragionamenti altrui? Dalla società? Quando ti renderai conto davvero della scelta compiuta, non sarà facile scrollarsi di dosso la sensazione di aver appena commesso l’errore più grande della tua vita. Potrai incasellare tutti i pro e tutti i contro, ma avrai sempre il sentore di aver tralasciato qualcosa di più importante, potrai intavolare tutti i più razionali ragionamenti, ma avrai sempre l’impressione di aver sbagliato.

Forse perché quella decisione potrebbe farti sentire in colpa tutta la vita, c’è la possibilità che tu ti possa pentire un istante dopo aver scelto e quel pentimento potrebbe restare vivido per ogni istante successivo, e non si torna indietro. Al contrario, se sceglierai la vita, quando guarderai negli occhi il tuo piccolo non potrai mai avere rimpianti.

Credo in questo oggi, allo stesso tempo però sono convinta che le cose accadano per una ragione e come capita spesso, i miei pensieri diventano contraddittori ed entro in conflitto. Cosa fare davanti ad una seria malformazione? La brutalità delle affermazioni di Singer potrebbe mai essere giustificata? Se arrivassimo a tanto, regolamentare teorie simili non sarà certo una passeggiata. Non riesco a capire. Stiamo attraversando una premeditata finestra di Overton o si tratta solo di coincidenze evolutive? Siamo stati tutti lentamente manipolati e altrettanto lentamente prendiamo coscienza del fatto che la vita è preziosa, unica e incontrollabile?

Altri spunti di ricerca:

Saggio del 1971 di Judith Jarvis Thomson. Ecco i suoi ragionamenti a supporto dell’aborto. A primo impatto meno condannabili, certo non radicali come quelli di Singer e sempre di aiuto per tentare di crearsi una propria, personale opinione. L’esercizio mentale del violinista:

“Una mattina vi svegliate distesi al fianco di un violinista privo di conoscenza, un violinista molto famoso. Gli è stata diagnosticata una grave insufficienza renale, la società dei musicofilí ha consultato tutti gli archivi medici disponibili e ha scoperto che siete gli unici a possedere il tipo di sangue adatto per la trasfusione. Vi hanno rapito, e la notte precedente il sistema circolatorio del violinista è stato collegato al vostro, in modo che i vostri reni possono depurare il suo sangue così come fanno con il vostro. Il direttore dell’ospedale vi dice ora: «Guardi, siamo spiacenti che la società di musícofili le abbia fatto questo — non l’avremmo mai permesso se l’avessimo saputo. Tuttavia l’hanno fatto e ora il violinista è collegato al suo corpo. Staccarsi vorrebbe dire ucciderlo. Ma non c’è da preoccuparsi, è solo per nove mesi. Per allora sarà guarito dalla sua insufficienza, e potrà essere staccato senza pericoli.» Avete il dovere morale di acconsentire a questa situazione? Farlo sarebbe senza dubbio gentile da parte vostra, molto gentile. Ma dovete acconsentirvi? Che dire se non si trattasse di nove mesi ma di nove anni? O di un periodo ancora più lungo? E se il direttore dell’ospedale dicesse: «È stato sfortunato, ma ora deve rimanere a letto, con il violinista collegato al suo corpo, per il resto dei suoi giorni. Ricordi che ogni persona ha diritto alla vita, e i violinisti sono persone. Certo, lei ha il diritto di decidere cosa avverrà del suo corpo o al suo interno, ma il diritto alla vita di una persona prevale sul suo diritto a decidere cosa avverrà del suo corpo o al suo interno.» Immagino che considerereste queste parole come un affronto, e ciò suggerisce che effettivamente c’è qualcosa di sbagliato in quell’argomento così apparentemente plausibile che ho menzionato poco fa.”

Judith Jarvis Thomson

Altro suo pensiero filosofico:

“ Consideriamo questa situazione: semi di persone fluttuano nell’aria come polline, se aprite le finestre uno di questi semi può entrare e mettere radici sul tappeto o sulla tappezzeria. Non desiderate avere bambini, pertanto fissate alle finestre delle cortine di protezione a reticolo, le migliori sul mercato. Ma come talvolta, molto di rado, accade, una delle maglie del reticolo è difettosa; un seme entra in casa e mette radici. La persona-pianta che ora prende a svilupparsi ha il diritto di usare la casa? Sicuramente no — nonostante il fatto che siate state voi ad aprire volontariamente le finestre, a tenere in casa tappeti e tappezzerie, consapevoli che a volte le cortine di protezione presentano delle smagliature. Qualcuno vorrà sostenere che siete responsabili per il seme che ha messo radici, che quindi ha diritto alla vostra casa, perché dopo tutto avreste potuto vivere senza tappeti né tappezzerie, o con finestre e porte sprangate.”

Curioso e paradossale scoprire che una delle obiezioni sollevate contro questo saggio in sostegno dell’aborto è quella di Peter Singer, sostiene che “un calcolo utilitaristico implicherebbe che la persona è moralmente obbligata a lasciare i propri reni collegati al violinista”. Scriverei per ore sulla sensazione di assurdità paradossale che percepisco ma probabilmente finirei per annoiare e in ogni caso penso si commenti abbastanza esaustivamente da sola.

Quello che so per certo è che la tendenza alla mercificazione della vita mediante l’utero in affitto è aberrante e sconvolgente quanto la tendenza alla mercificazione della morte mediante l’aborto. L’uomo ormai è giunto a considerare tutto come fosse una fonte di guadagno e non perde occasione per far girare i soldi, anche dove non dovrebbe. A testimonianza di quanto affermo:

Il mercato dei bambini mai nati: Big Pharma, vaccini e il traffico dei feti abortiti.

Il link al video girato undercover in Planned Parenthood inserito nell’articolo sopracitato non funziona, riporto qui il servizio della CBS che spiega brevemente la storia di David Daleiden, il giornalista che fa parte dell’organizzazione pro-life The Center for Medical Progress, autore delle riprese.

Il Centro per il progresso medico ha pubblicato un nuovo video che spiega come Kamala Harris, in qualità di procuratore generale della California, sia collusa con la Planned Parenthood per fare leva sulla legge californiana sulla registrazione video per punire i rapporti sotto copertura della CMP sui programmi di raccolta di tessuti fetali e di ricerca della Planned Parenthood. Il video di sei minuti presenta il fondatore e presidente della CMP, David Daleiden, che ha sviluppato e orchestrato lo studio sotto copertura dell’organizzazione, durato 30 mesi, sulla Planned Parenthood e la partecipazione dell’industria dell’aborto alla vendita illegale di parti del corpo di feti abortiti, descrivendo come, per volere della Planned Parenthood, Kamala Harris ha fatto irrompere a casa sua degli agenti del Dipartimento di Giustizia della California per cercare di impedirgli di pubblicare i rapporti sotto copertura. Qui il video tradotto in italiano dal nostro Mer Curio.

Altro importante tassello: Hilary Clinton ha ricevuto, per la sua campagna elettorale, ingenti finanziamenti dall’organizzazione abortista. Qui un’approfondimento ricco di dettagli.

Bad Choices: A Look inside Planned Parenthood di Douglas R. Scott.

Lavonne Wilenken ha lavorato in Planned Parenthood e in questo libro descrive le strategie comunicative utilizzate per convincere le donne ad abortire.

What a nurse saw: eyewitness to abortion di Brenda Pratt- Shafer.

Un’infermiera che ha lavorato in una clinica racconta le sue esperienze ed elenca le tecniche utilizzate per convincere le giovani ragazze a “scegliere” di abortire.

Pratica dell’aborto a nascita parziale. Fonte
Testimonianza di Brenda Pratt Shafer. Fonte

Carol Everett ha scritto Blood Money, “diventare ricchi con il diritto di scelta delle donne”.

Descrive come nelle cliniche si utilizzi la paura per direzionare la scelta. Da notare come la paura sia funzionale in svariati casi, impiegata ad arte, proprio come una sottile strategia manipolatoria. Da notare quanto sia propedeutica al raggiungimento di un obiettivo prestabilito, ben chiaro nella mente di chi applica subdolamente questa tecnica.

Nel libro sono descritte altre inquietanti confessioni, strategie per far sì che le donne rimanessero incinta più facilmente essendo così costrette ad abortire di nuovo, per trasformarle in fedeli clienti soddisfatte. Qui non si tratta più di essere a favore o contro l’aborto, qui entriamo nella più vomitevole mercificazione della vita e della morte e credo di poter affermare con una certa sicurezza che nessuno potrebbe mai mettere in discussione l’atrocità di tutto questo. Mi fa talmente schifo che mi viene da pensare quanto a realtà così sconcertanti manchi solo uno slogan pubblicitario:

“la prima volta è la più difficile, delle successive non ti accorgerai nemmeno.” Scusandomi per lo sprezzante e nero umorismo, continuo.

«Dici a te stesso — afferma l’ex abortista — che stai aiutando quella donna. Sai che è sbagliato, ma dici a te stesso che stai aiutando quelle donne e quindi fai e dici e vedi. Quando una delle mie dipendenti ha avuto una sorta di di crisi di coscienza le ho detto: “Ricorda che hai aiutato una donna, hai aiutato una donna”, e questo era il nostro mantra». (Fonte)

Questo estratto mi ha molto colpita perché una perplessità che spesso sorge spontanea riguarda la buona fede delle persone. Com’è possibile che accada tutto questo? Pur essendo a conoscenza di fatti verificati, dinamiche documentate, testimonianze dirette e indirette affidabili, essendo queste in evidente minoranza, ci si chiede come la massa possa conviverci, e non mi riferisco solo all’aborto.

Fondamentalmente il ragionamento può essere applicato a parecchie situazioni, dai vaccini alla salute in generale, dall’economia alla guerra. Tornando sul tema, seguendo il percorso mentale precedente, una delle risposte più plausibili potrebbe trovarsi nel fatto che non ovunque si verificano certe atrocità, anche se il meccanismo non può essere in alcun modo definito un caso isolato, anzi, più cautamente dovrebbero essere visti come pericolosissimi casi pilota.

La risposta più convincente però si trova proprio tra le righe di quel virgolettato, a mio avviso. Spesso non siamo disposti a guardare la realtà dritta in faccia, spesso risulta difficile essere totalmente sinceri con sé stessi ma soprattutto non siamo disposti a mettere in discussione la nostra intera vita e tutte le nostre certezze. Queste due considerazioni, per me, sono più che sufficienti a smentire le obiezioni sollevate.

Un omaggio a te, piccolo mai nato. Dalla mano del tuo papà che ridisegna il nostro dolore.

Scartati, la mia vita con l’aborto” di Abby Johnson.

Jane Beville ha raccontato così la sua storia: “Sono stata infermiera per 33 anni, 18 dei quali in sala parto e nel reparto ostetricia ad alto rischio. Non ho mai mai visto un caso in cui sarebbe stato necessario un aborto per salvare la vita di una madre.”

L’esperienza della mia più cara amica mi ha fatto riflettere molto. Una ragazza di ventun’anni incinta di sei mesi si sottopone alla morfologica, la ginecologa riscontra una dilatazione ai reni del bambino, si trova in uno degli ospedali migliori della zona, si è affidata a degli specialisti e le viene detto che il suo piccolo avrà la sindrome di Down, le consigliano di abortire. Lei ha desiderato quel cucciolo per molto tempo, ha già sofferto per un aborto spontaneo e sceglie di portare a termine la gravidanza. Il bimbo nasce perfettamente sano. Avevo vent’anni quando ho conosciuto quel bambino e lui non ne aveva ancora compiuti tre. Abbiamo legato immediatamente, gli voglio un gran bene, come ne voglio alla sua coraggiosissima mamma, ora ha tredici anni, non lo coccolo più ormai, è troppo grande e si sentirebbe in imbarazzo ma è il ragazzino più educato, dolce, responsabile e intelligente che abbia mai conosciuto.

Il video che mi ha riportato indietro riaprendo quelle ferite.

Tiffany Burns condivide con il mondo il suo dolore.

Questo cucciolo a 11 settimane già si chiamava Ezekiel. Per Singer era una non-persona senza alcun diritto di vivere. Per molti altri solo una storia triste. Per la sua mamma? Prima una gioia e poi una sofferenza difficili da descrivere.

Concludendo, credo ancora che sia un diritto avere la possibilità di scegliere, ma solo dopo aver ricevuto un’informazione completa che possa portare ad una dovuta, necessaria e totale presa di coscienza. L’obiettivo di queste righe è semplice, vorrei solo che il tema non fosse dibattuto solo dai soliti intellettuali, da chi ne è stato toccato personalmente o da cristiani fanatici, e nemmeno solo da chi si interessa semplicemente all’argomento per qualsiasi altro motivo, vorrei che non passasse in secondo piano per nessuno. Lo ritengo importante e vorrei che ogni individuo sulla faccia della terra si facesse una propria, personale e libera idea al riguardo, scevro da condizionamenti esterni o interni. Pensando solo ed esclusivamente al bene di una mamma e di un bambino. Non sopporto la manipolazione, l’idea che le nostre scelte possano essere volutamente direzionate perché arrivino a coincidere con gli interessi di qualcuno. Non sopporto la strumentalizzazione, l’idea che le legittime battaglie, entrambe sacrosante e condivisibili, per i propri diritti da una parte o per la sacralità della vita dall’altra, possano essere utilizzate per plasmare l’opinione pubblica. Soprattutto se in gioco ci sono i sentimenti di una donna e l’innocenza di una dolce creatura.

~Lely~

Antropologia

La caduta delle civiltà — I Maya — Rovine nella giungla

Nelle foreste tropicali dell’America centrale, vaste piramidi di pietra si sbriciolano lentamente sotto gli alberi.

In questo episodio, guardiamo a quel grande mistero romantico: la caduta della Civiltà Maya Classica. Scopriamo come questa grande civiltà sia cresciuta in condizioni ambientali che nessun’altra civiltà ha mai affrontato, capendo i fatali difetti che si nascondono sotto la sua superficie, e cosa sia successo dopo il suo definitivo, cataclismico crollo.

APPROFONDIMENTI

Sul frate spagnolo Andrès de Avendaño y Loyola e Tikal

Rovine di Tikal

Su Tayasal

Tayasal è un Maya sito archeologico situato nell’attuale Guatemala . E ‘stata una grande città Maya con una lunga storia di occupazione. Tayasal è una corruzione di Tah Itzá ( “Luogo del Itza”), termine originariamente usato per riferirsi al nucleo del territorio Itza in Petén. Il nome Tayasal è stato applicato per errore al sito archeologico, e in origine applicato alla capitale Itza . Tuttavia, il nome si riferisce ora alla penisola sostenendo sia il sito archeologico e il villaggio di San Miguel. Il sito è stato occupato dal Medio Preclassico periodo (c. 1000–350 aC) fino alla tarda Postclassico (c. 1200–1539 dC). Il sito è un monumento nazionale protetto.

SU JOHN LLOYD STEPHENS E FREDERICK CATHERWOOD

Sfidando le giungle dello Yucatan, del Guatemala e dell’Honduras 170 anni fa, John Lloyd Stephens e l’artista Frederick Catherwood divennero i primi viaggiatori di lingua inglese ad esplorare questa regione originariamente conosciuta solo dai Maya.
Nativo del New Jersey, Stephens divenne famoso per i suoi famosi classici del viaggio, Incidents of Travel in Central America, Chiapas e Yucatan (1841) e Incidents of Travel in Yucatan (1843). Stephens era un avvocato di professione, ma soffriva di una leggera malattia che gli dava la scusa perfetta per un anno sabbatico di due anni in Europa e in Egitto. Il suo primo incontro con le piramidi egiziane lo spinse a scrivere dei suoi viaggi e nel 1837 pubblicò un libro che gli valse un soprannome: il viaggiatore americano. Ormai era diventato dipendente dall’archeologia e il desiderio di continuare le sue esplorazioni lo portò a Londra.

STEPHENS INCONTRA CATHERWOOD

A Londra Stephens ha incontrato l’inglese Frederick Catherwood, famoso per i suoi disegni di scavi archeologici in Egitto e a Gerusalemme. Il talento di Catherwood, come illustrato nei libri di Stephens, era nella sua capacità di ritrarre monumenti antichi con grande precisione. Quando Stephens fu nominato ambasciatore speciale in America Centrale nel 1839 per negoziare i trattati, contattò immediatamente Catherwood e chiese aiuto per il progetto. Partirono per l’America Centrale. Questo viaggio generò il primo lavoro di Stephens sui Maya, Incidents of Travel in Central America, Chiapas e Yucatan. A causa della sua popolarità, il primo anno furono stampate dodici edizioni, creando un nuovo fenomeno: un autore bestseller. Questo status ha liberato Stephens dalla sua carriera di avvocato e gli ha permesso di seguire la sua beatitudine -esplorazione.
Il primo libro di Stephens contiene i racconti di quarantaquattro città in rovina dove sono stati ritrovati resti di antiquari, e nella prefazione Stephens spiega il suo viaggio in America Centrale come il più esteso fatto da uno straniero nella penisola dello Yucatan.
Stephens scrive che, per quanto strano possa sembrare, la maggior parte di questi siti erano sconosciuti agli abitanti di Merida, la capitale dello Yucatan. Pochi erano stati visitati da stranieri. Desolate e ricoperte di alberi, le antiche strutture apparivano come tumuli ricoperti d’erba. [..CONTINUA — LINK ALL’ARTICOLO IN INGLESE]

SU DIEGO DE LANDA

Diego de Landa avvertiva analogie tra Cristianesimo e religione maya per quel che concerne la sacralità dei riti che prevedevano sacrifici umani e offerte di sangue, qualcosa che ricordava il carattere sacrificale della figura del Cristo il quale offerse la propria vita per l’umanità.
A causa delle reticenze dei Maya ad accettare la nuova fede cattolica e ad abbandonare i propri riti, a giugno del 1562 Landa fece arrestare i governatori di Pencuyut, Tekit, Tikunché, Hunacté, Maní, Tekax, Oxkutzcab e di altre zone limitrofe, tra gli arrestati c’erano Francisco Montejo Xiu, Diego Uz, Francisco Pacab e Juan Pech che vennero torturati. Il 12 luglio 1562 si realizzò l’autodafé di Maní, nel corso del quale furono ridotti in cenere idoli di diverse forme e dimensioni, furono distrutte le grandi pietre utilizzate come altari, piccole pietre lavorate, terrecotte e codici con geroglifici. Landa affermò: Troviamo tutti i libri scritti nella loro lingua e dato che in essi non v’è cosa che non sia corrotta da superstizione e falsità diabolica, bruciamoli indistintamente! Si calcola che tonnellate di libri andarono distrutti, scritti che illustravano la civiltà maya in tutti i suoi aspetti.

I maya cercarono di preservare in ogni modo i loro culti ancestrali mentre i coloni spagnoli protestavano perché in luogo della dottrina cattolica gli indios non ricevevano altro che miserabili tormenti. Tali notizie giunsero alle orecchie di Filippo II e di conseguenza ad aprile 1563 Landa dovette tornare in Spagna dove fu convocato per difendersi dalle accuse.

Nella maturità De Landa si dedicò allo studio di quella cultura che tanto aveva fatto per annientare. Forse per redimersi dal suo passato, cercò di raccogliere quante più informazioni poté su quella cultura che, da inquisitore, aveva cercato di far scomparire ad ogni costo. Mise insieme una gran quantità di dati sulla storia, lo stile di vita e le credenze religiose del popolo maya. Cercò anche di venire a capo del sistema vigesimale, che essi utilizzavano in matematica, del loro calendario e — con scarso successo — della scrittura maya. De Landa partì dal presupposto errato che la lingua maya fosse scritta con un alfabeto fonetico (come la lingua spagnola e latina a lui note), mentre in realtà era basata su sillabe e logogrammi. Ricavò dunque una tavola comparativa tra lettere dell’alfabeto latino e caratteri maya del tutto inaffidabile.In seguito tuttavia tale alfabeto, una volta interpretato in modo corretto (come, essenzialmente, un sillabario) dal linguista russo Jurij Valentyinovics Knorozov, si sarebbe dimostrato strumentale alla decifrazione della civiltà Maya.

Tenochtitlàn, Messico

SUL GIOCO DELLA PALLA MAYA

Non sono note le regole del gioco nell’antichità, quindi quelle usate nel racconto sono un mix di quel poco che si è riuscito a intuire e quelle dell’Ulama.
La palla era di gomma e poteva arrivare a pesare anche quattro chili. Nella versione più diffusa i giocatori potevano colpirla solo con le anche, nella nostra versione è valida qualsiasi parte del corpo tranne mani e piedi.
Le regole erano simili a quelle della pallavolo: la palla andava ribattuta dalle due squadre da una parte all’altra del campo fino a che una delle due falliva lasciandola cadere o buttandola fuori. Veniva giocato all’interno di lunghi campi delimitati da muri, ai quali nel periodo postclassico i Maya aggiunsero degli anelli di pietra disposti in verticale, facendo diventare il gioco un incrocio tra pallavolo e pallacanestro. Il più grande campo da gioco rinvenuto, a Chichen Itzá, è lungo 166 metri e largo 68.

I CENOTES DELLO YUCATAN

RICETTA CIOCCOLATA CALDA MAYA — — — — — 
Ingredienti —

  1. latte intero
  2. cioccolato fondente
  3. vaniglia
  4. cannella, pepe nero

■ Preparazione

Far bollire 2 tazze di latte intero Aggiungere 60 gr. di cioccolato fondente grattugiato e mescolare bene Aggiungere un pizzico di vaniglia, cannella e facoltativo il pepe di cayenna.
Scaldare il tutto per circa 1 minuto . Servire in tazza e gustarla calda.

Quetzal

SU CALAKMUL:

Calakmul

“Due monticelli insieme”, è il significato del nome Calakmul. Siamo in una delle città più importanti della civiltà maya, tanto per estensione che per popolazione, giacchéarrivò ad avere più di 50,000 abitanti. La cronologia della città rimonta al periodo Pré-Classico (300 a.C.-250 a.C.), mentre il suo momento di splendore. è stato nel periodo Classico, quando il regno di Kaan si alleò con altri stati in una confederazione chiamata “Cuchcabal”. Abbiamo annotazioni che nel periodo post-Classico, si realizzavano alcune attività rituale.

Calakmul è conosciuta grazie al biologo Cyrus Longworth Lundell, chi, lavorando per una impresa di gomma da masticare arrivò al sito nel 1931. É stato solamente mezzo secolo dopo, dal 1982, quando si realizzarono scavi in grande scala sotto la coordinazione di William Folan, del Centro di Investigazioni Storiche e Sociali della Università Autonoma di Campeche.

SULLA SICCITÀ CHE PORTÒ AL CROLLO:

La fine del periodo classico della civiltà Maya, avvenuta tra l’800 e il 1000 d.C., viene spesso utilizzata per mostrare come l’andamento del clima possa contribuire al crollo di intere società. In una ricerca, pubblicata su Science, un team di ricercatori di Cambridge e della University of Florida ha fatto luce su intensità e durata di questa intensa siccità che ha contribuito ad una crisi sociopolitica in grado di destabilizzare l’intera civiltà dei Maya.
[Link allo studio pubblicato sulla rivista Science, in lingua inglese]

SULL’ANTROPOLOGA BETTY J.MEGGERS

L’antropologa Betty J. Meggers ha pubblicato il suo primo lavoro scientifico, intitolato “The Beal-Steere Collection of Pottery from Marajó Island, Brazil”, nel 1945. Sarebbe stato il primo di più di 300 libri, articoli di giornale, monografie e traduzioni di cui Meggers sarebbe stata autrice. Il punto focale della sua carriera, che si estendeva per più di sei decenni, era la storia e la gente del bacino del Rio delle Amazzoni.

Mentre lavorava al suo dottorato di ricerca alla Columbia University, Meggers ha incontrato Clifford Evans, che stava anche lui seguendo un dottorato di ricerca in antropologia, e che aveva svolto un lavoro sul campo negli Stati Uniti sud-occidentali e in Perù. Clifford Evans ha ricevuto il suo dottorato di ricerca nel 1950 e subito dopo ha ricevuto un incarico come Istruttore di Antropologia all’Università della Virginia. Betty Meggers ha ricevuto il dottorato di ricerca nel 1952, quando le donne erano candidate per appena il 10% dei dottorati rilasciati negli Stati Uniti.

Evans e Meggers si sposarono nel 1946 e diventarono due degli archeologi più influenti del ventesimo secolo. La maggior parte del loro lavoro collettivo si è concentrato sulla popolazione e la cultura del bacino del Rio delle Amazzoni, tra cui Brasile, Ecuador, Venezuela e Guyana. Insieme, sono diventati i primi archeologi a concentrare le loro ricerche su come l’ambiente afoso della foresta pluviale ha influenzato la vita quotidiana degli antichi amazzonici. Attraverso l’esame del suolo, che si è rivelato sottile e privo di nutrienti, Meggers e Evans hanno concluso che l’intenso clima della foresta pluviale non avrebbe potuto alimentare i livelli di produzione agricola necessari per sostenere gli insediamenti permanenti, e hanno proposto che i residenti delle aree di altopiano creassero solo abitazioni temporanee e stagionali sul suolo della foresta pluviale. Nel 1957, Meggers e Evans pubblicarono Archeological Investigations at the Mouth of the Amazon. Sebbene questa ricerca sia stata accolta con notevole scetticismo, Meggers ha continuato a rivedere le prove e i dati relativi per più di 50 anni.

L’esame della ceramica, un’arte umana, può rivelare una ricchezza di informazioni sui popoli che hanno occupato un sito archeologico. All’inizio degli anni Sessanta, Meggers ha esaminato le ceramiche stratificate rinvenute in Valdivia, in Ecuador. Utilizzando un sistema di analisi della ceramica sviluppato da lei e da Evans, che comprende la datazione al radiocarbonio, la termoluminescenza e lo scavo stratificato, gli esemplari valdiviani risalgono al 2700 a.C. circa. Sorprendentemente, ha trovato molte somiglianze con le ceramiche scavate a Kyushu, in Giappone, attribuite all’antico periodo Jōmon. Meggers e Evans conclusero che ci poteva essere stato un contatto tra le due culture, nonostante fossero separate da più di 9.000 miglia di Oceano Pacifico. Tuttavia, il periodo Jōmon è un periodo piuttosto ampio, 14.000–300 a.C. Questo ampio intervallo di tempo, e la mancanza di prove che suggeriscano solide tecniche di navigazione, ha portato ancora una volta allo scetticismo in tutta la professione archeologica.

SU COPAN:

E’ l’8 marzo dell’anno 1576. 
Don Diego Garcia de Palacio invia una lettera a Filippo II, re di Spagna, per informarlo della scoperta di meravigliose rovine in una località dell’attuale Honduras che le popolazioni indigene chiamavano Copán.

La segnalazione di Palacio fu però ignorata fino al 1839, quando un diplomatico statunitense J.L. Stephens e il suo accompagnatore F. Cathervwood iniziarono l’esplorazione del sito. Pochi anni dopo, Sthephens, pubblica “Incidents of travel in Yucatan”, in cui descrive le rovine di Copán.

Da allora ebbe inizio un’indagine sistematica della città Maya alla quale parteciparono alcuni dei massimi esperti di civiltà precolombiane.
A differenza delle principali città come Tikal o Palenque, Copán è famosa, più che per l’imponenza delle architetture, per la mole artistica ritrovata.

Impressionante il numero delle sculture e delle stele ritrovate.4509 strutture, 3450 delle quali si trovano in un’area di soli ventiquattro chilometri quadrati attorno al gruppo principale, che ricopre una superficie di quaranta ettari, costituito da una spianata artificiale per la quale è stato impiegato un milione di metri cubi di terra.


Traduzione a cura di Mer Curio


Antropologia

Halloween iberico, le teste mozzate e il Crouga

Halloween è una delle feste più popolari e celebrate nel mondo moderno, sia che la gente lo ami o lo odi. Ovunque si vada durante il mese di ottobre, si vedono decorazioni ad esso correlate. A causa della commercializzazione e di altre bastardizzazioni delle celebrazioni di Halloween importate nella maggior parte dei paesi, la gente tende a credere che si tratti di un moderno americanismo senza radici, liquidandolo come qualcosa di stupido o poco importante, o semplicemente una scusa per i bambini per travestirsi e fare malizia generale.Questo non potrebbe essere più lontano dalla verità, dato che Halloween e il relativo All Hallows’ Day hanno radici profonde nelle culture native europee, essendo una delle più importanti feste pagane dell’anno.

In questo post, esploreremo le antiche tradizioni iberiche relative ad Halloween, alcune delle quali ancora praticate fino ad oggi o comunque ancora vive nelle nostre leggende e nel folklore. Daremo anche un’occhiata a cosa significa veramente Halloween e a quale scopo è stato celebrato.

Il Dio iberico occidentale Crouga

Il primo aspetto che dovremmo analizzare in primo luogo è il teonimo Crouga che appare nell’Iberia occidentale, nelle zone dove vivevano le tribù dei Galleghi e dei Lusitani. In totale sono state trovate ancora oggi 4 iscrizioni dedicate a questo Dio: 1 in Galizia, nella provincia di Ourense, e 3 in Portogallo, di cui 1 si trova a Braga e le altre 2 a Viseu.

È praticamente accettato che l’etimologia di Crouga deriva da Proto-Celtico *krowko-, che significa “mucchio”, “collina”, “uomo di pietra”[1]. Questa radice protoceltica ha dato anche la parola irlandese cruach, con lo stesso significato, e la parola gallica crug, che significa “tumulo”. Inoltre, questa radice protoceltica può anche avere il significato di “testa” o “cranio”, poiché ha dato anche le parole galiziano-portoghesi “croca/crouca/coca”, tutte con questo stesso significato. Sono anche cognate con il crogen della Cornovaglia e il clocán irlandese, che significa anche “testa” o “cranio”.

Crouga appare con epiteti relativi a rocce come Toudadigoe (“roccia del popolo/villaggio”), e a toponimi come l’epiteto di Magareaigoi dall’iscrizione lusitana di Lamas de Moledo (vedi altro nel mio post sulla lingua lusitana).
Da un’analisi etimologica, è facile concludere che il Crouga è un Dio della morte, forse la sua personificazione in qualche misura, ma si potrebbero anche sostenere funzioni che riguardano la protezione dei pastori, dei viaggiatori e degli insediamenti. I “Cairn” rappresentano ancora oggi una componente importante dello stile di vita dei pastori in Portogallo, essendo spesso utilizzati come punto di riferimento per facilitare la navigazione. Li chiamiamo “moledros” in portoghese, che può derivare dal protoceltico *mol-a, che significa “lodare”[2]. Il nostro folclore dice che se si toglie una pietra da un tumulo, questa tornerà ad essa entro l’alba. I cairn erano storicamente usati anche come luoghi di sepoltura, il che potrebbe spiegare la radice protoceltica della parola “moledro”, come nel “lodare i morti”.

Moledro a Gerês, Portogallo

Se guardiamo un po’ più in profondità nei detti popolari dei moledros, la presa della pietra, la forza vitale, e il suo ritorno al cairn (al luogo di sepoltura, agli inferi) all’alba può indicare il simbolismo della reincarnazione, che rappresenta le eterne fasi cicliche della vita viste nelle credenze pagane europee.
Questa analisi può anche spiegare il legame tra Crouga e le teste/teschi di cui si è parlato sopra. Il cranio è una delle rappresentazioni più importanti della morte e dei morti, che contiene simbolicamente i ricordi dell’antenato morto, pronto per essere trasmesso alla prossima incarnazione o alla prossima vita.
Il Portogallo e alcune parti della Spagna conservano una creatura molto interessante nel loro folklore chiamato Coca, anche se appare anche come Couca, Cuca o Cuco a seconda della regione. Avrete già notato la somiglianza del nome di questa creatura con Crouga. L’etimologia è la stessa, e oggi questa creatura è usata per spaventare i bambini quando si comportano male, poiché si dice che Coca porti via i bambini dalla loro famiglia se sono cattivi. È molto probabile che Coca sia la vecchia divinità pagana Crouga, conservata nella memoria popolare collettiva, ma demonizzata dal cristianesimo e oggi ridotta a una specie di spauracchio.

Que Viene el Coco, Francisco de Goya

Da notare anche la somiglianza del nome e dell’etimologia di Crouga con il Dio irlandese Crom Cruach. Crom Cruach sembra aver avuto funzioni di fertilità, di agricoltura e di rinnovamento della vita, e si dice che il suo culto sia stato terminato da San Patrizio, essendo stato in seguito demonizzato dai cristiani, non diversamente da Crouga che segue la nostra teoria di cui sopra.

Ma perché questa divinità è rilevante per le celebrazioni di Halloween nella penisola iberica? Vediamo come si lega ulteriormente al motivo di Halloween che ci è più familiare…

La zucca di Halloween intagliata

Intagliare volti in una zucca è una tradizione di Halloween diffusa in tutto il mondo, con radici molto probabilmente molto antiche. Tuttavia, la zucca non è sempre stata la pianta utilizzata per questo scopo. Le rape erano comunemente utilizzate in diversi paesi europei per intagliare i volti, mentre in Portogallo si utilizzavano invece le zucche. In ogni caso, lo scopo di questo rituale era lo stesso: il volto scolpito rappresenta l’antenato morto, essendo quindi oggetto di anamnesi per aiutarvi a ricordare le vostre vite passate o, in altre parole, per facilitare la reincarnazione dei vostri antenati in voi.

La cosa interessante è che la zucca scolpita, o la zucca di jack-o’-lantern, come siamo arrivati a chiamarla in lingua inglese, viene chiamata “coca” o “coco” in alcune regioni portoghesi, in particolare nel Minho[3], dove vengono realizzate maschere scolpite nelle zucche, che ricevono il nome di “coco”. Qui vediamo, ancora una volta, un possibile parallelo con Crouga e il significato del suo nome, legando ulteriormente i temi della morte, dei teschi e degli antenati morti alla celebrazione di Halloween.

Zucca con toro e rune iberiche preromane, scolpite da un mio caro amico.

Nella regione di Beira, in Portogallo, era tradizione tra i giovani ragazzi intagliare un volto in zucche o piante simili, mettere una candela all’interno e mettere un bastone attraverso la pianta intagliata, sfilando poi per le strade con loro. Questo avveniva il 31 ottobre o il 1° novembre[4]. A Coimbra, i ragazzi chiedevano torte e/o pane mentre facevano questa sfilata. Questo rituale mostra ulteriormente i rituali di reincarnazione e la celebrazione degli antenati morti di cui si occupa Halloween.

Ma quale potrebbe essere l’origine di questi rituali? Quanti anni hanno? Sono sempre stati presenti nelle tradizioni del nostro popolo? Torniamo al Neolitico per rispondere a queste domande…

Il Laje das Côcas

La catena montuosa del Caramulo, situata nella regione di Beira in Portogallo, ospita molti monumenti megalitici. Uno di essi, il Laje das Côcas, risalente al 3000 a.C., è una roccia con incisioni di quelle che i ricercatori ritengono semplici rappresentazioni di volti umani (gli occhi e il naso)[5].

Laje das Côcas

Mentre un’altra possibile interpretazione potrebbe essere che si tratti di simboli fallici (comuni anche nell’arte neolitica), la ragione per cui i ricercatori ritengono che rappresenti volti umani è dovuta al nome della roccia (risalendo al significato della parola “coca”) e confrontandola con altri antichi manufatti trovati in territorio portoghese (nella foto sotto), che contengono motivi simili al Laje das Côcas e rappresentano più ovviamente la somiglianza di un volto umano.

Artefatti analoghi trovati in Portogallo

Inoltre, il Laje si trova vicino a un dolmen, il che fa credere agli studiosi che siano rappresentazioni dei morti. Ancora una volta, continuiamo a vedere l’importanza della rappresentazione della testa o del volto dell’antenato morto nella religione nativa europea.
Andremo ora avanti nel tempo di qualche migliaio di anni, fino all’età del ferro, dove il culto delle teste degli antenati diventa ancora più evidente…

Il culto delle teste mozzate in Iberia

Uno degli aspetti più interessanti dell’arte iberica dell’età del ferro e del simbolismo religioso è la prevalenza di teste mozzate. Per molti anni si è pensato che fossero legate al sacrificio umano, queste teste sono infatti legate a culti ancestrali e al culto dei morti. Uno degli esempi più famosi sono le numerose statue di teste che si trovano nella cultura gallega castrista del nord del Portogallo e di Galiza.

I Celtiberiani della Spagna centrale spesso raffiguravano teste mozzate nei loro manufatti, il migliore esempio è la fibula celtibera in bronzo che raffigura un uomo a cavallo con una testa mozzata sotto la testa del cavallo. I cavalli hanno un simbolismo molto importante nel paganesimo europeo, essendo spesso visti come psicopompi e guide dei morti in generale. Potremmo dire che la testa mozzata in questo perone rappresenta l’antenato morto, mentre l’uomo sopra il cavallo rappresenta l’iniziato che “cavalca” nella sua vita successiva, completando il processo di rinascita e diventando il suo antenato morto.

Fibula celtiberiana, 300 a.C. circa.

Simbolismo simile appare con l’Orso di Porcuna, realizzato dalla tribù iberica meridionale dei Turdetani intorno al I secolo a.C. Raffigura un orso che regge una testa umana. Il significato dovrebbe essere ovvio. Gli orsi sono un altro animale carico di simbolismo nella mitologia europea. Spesso venerato come antenato e guardiano degli inferi (in quanto abitano le grotte), l’orso di Porcuna si erge come custode dei ricordi ancestrali, contenuti nel cranio dell’antenato che tiene in mano. È necessario sconfiggere simbolicamente questo orso (in altre parole, completare il processo di reincarnazione) per riacquistare i ricordi delle vite passate.

Un caso molto simile è stato trovato nell’Iberia orientale con il Leone di Bienservida, realizzato dai Bastetani nel VI secolo a.C.. Al posto di un orso, abbiamo un leone che protegge un teschio umano. Il simbolismo è lo stesso, in quanto i leoni hanno una funzione molto simile a quella degli orsi.

Come ultimo esempio, vorrei mostrarvi la patera di Perotito, che si trova a Jaén, nel sud-est della Spagna. Realizzata dagli Oretani intorno al 300 a.C., questa patera raffigura un lupo che divora una testa umana. Il lupo è a sua volta circondato da serpenti. La patera ha poi un cerchio interno diviso in 9 parti, ognuna con una scena di caccia. Anche il cerchio esterno è diviso in 9 parti, ma queste contengono centauri che svolgono diverse attività come suonare strumenti o portare cibo e bevande.

Patera di Perotito, 300 a.C. circa

Il lupo è un altro animale molto comune nella mitologia europea. È anche associato agli elementi ctonici e al passaggio alla vita successiva. La patera è una palese scena di rinascita, con il lupo che divora la testa umana a simboleggiare la fine di questa vita. Ricordiamo che il lupo è un simbolo di Endovelico, un dio iberico degli Inferi simile all’Ade. Tutto ciò che circonda il lupo, tuttavia, riguarda il rinnovamento del ciclo e il viaggio verso la vita successiva. I serpenti sono un simbolo degli antenati, il marchio della Terra-Madre e uno degli animali sacri della dea iberica della rinascita Ataegina. Può anche rappresentare il cordone ombelicale. I cerchi intorno al centro della patera che si dividono in 9 parti potrebbero essere un cenno ai 9 mesi di gravidanza. Le scene di caccia sono estremamente importanti, poiché la caccia era un rito di passaggio all’età adulta in molte culture. I centauri che suonano gli strumenti alludono all’importanza della musica come potente strumento di memoria. Il cibo e le bevande che portano con sé sono in relazione con le offerte fatte ai morti, ma anche, forse, con il nutrimento degli iniziati nel grembo materno.

Dettaglio della Patera de Perotito

Possiamo chiaramente vedere una cultura comune e condivisa tra le diverse tribù iberiche nell’età del ferro, essendo la continuazione di tradizioni molto più antiche con radici estremamente profonde. Ora daremo uno sguardo a come queste tradizioni hanno portato ai tempi moderni, nonostante una parte della nostra saggezza ancestrale sia stata dimenticata o comunque soppressa dalle religioni abramitiche come il cristianesimo.

Le celebrazioni iberiche di Halloween nella storia contemporanea

Abbiamo già vissuto due dei festeggiamenti di Halloween della Storia recente in Portogallo: l’intaglio delle zucche e la sfilata per strada con le zucche sui bastoncini mentre si chiede del pane o dei dolci (una vecchia forma di “dolcetto o scherzetto”).

La cosa interessante di quest’ultima è che, nell’antichità, i soldati iberici adornavano la punta delle loro lance con la testa o il cranio dei loro nemici dopo una battaglia vittoriosa, sfilando e festeggiando con loro in seguito[6]. Queste due pratiche possono quindi essere collegate, essendo conservate nella memoria popolare nel corso dei secoli.

Non è una coincidenza che il pane sia stato chiesto in questa prima forma di scherzo o delizia. Oltre all’ovvia ragione che il pane è alla base della nostra dieta e che è un alimento economico e ampiamente disponibile, dobbiamo anche comprendere le sue connotazioni simboliche. Il pane è considerato il cibo dei morti in Portogallo, e nella notte che va dal 31 ottobre al 1° novembre, la gente in alcune regioni del Portogallo lasciava il pane e altri alimenti sulla tavola durante la notte, perché gli spiriti degli antenati visitavano le loro case quella notte. Era una forma per accogliere gli antenati, mostrare rispetto per loro e per facilitare ulteriormente il processo di reincarnazione. Sfortunatamente, alla fine del XX secolo, questa pratica si è in gran parte estinta, forse è stata mantenuta in vita solo da persone anziane in zone più rurali.

Un’altra pratica comune in tutto il Portogallo è quella di riempire i cimiteri di candele ad Halloween o nel giorno di Tutti i Doni, creando una bella vista quando arriva la notte. Il rituale delle candele accese nei cimiteri è, infatti, una pratica pagana, come ci racconta il canonico 34 del Sinodo di Elvira, uno dei primi grandi sinodi cristiani tenutisi in Iberia intorno al 306 d.C.. Il suo scopo era soprattutto quello di analizzare le pratiche pagane del popolo iberico (poiché la maggior parte non si era ancora convertita) e di stabilire codici di condotta della comunità cristiana per evitare atti di “paganesimo”. Dice il can. 34 di questo Sinodo:

Le candele non devono essere bruciate in un cimitero durante il giorno. Questa pratica è legata al paganesimo ed è dannosa per i cristiani. A coloro che lo fanno è da negare la comunione della Chiesa.

Il canone parla da sé. Come si vede, anche il semplice atto di lasciare una candela ai morti, che facciamo quasi inconsciamente, ha radici precristiane molto antiche.

Voglio concludere questa sezione con il Magusto. Magusto è una festa fatta ad Halloween, All Hallows’ Day o altrimenti l’11 novembre in tutta l’Iberia. Nel Magusto si cucina e si mangia castagne, si beve una quantità considerevole di alcol e ci si macchia il viso con la cenere del fuoco usato per cuocere le castagne. Ma qual è il significato di Magusto e qual è lo scopo della castagna, del bere alcolici e del macchiarsi il viso con la cenere?

Bambini portoghesi con la cenere che si macchiano il viso e le mani che macchiano il loro insegnante ad una festa di Magusto

Il primo aspetto interessante è che l’etimologia di Magusto è sconosciuta. Questo suggerisce già una possibile origine in un substrato iberico preromano, che ne fa una tradizione antichissima. Secondo il più importante etnografo portoghese Leite de Vasconcelos, il Magusto è un’antica celebrazione degli antenati morti[7]. In alcune regioni del Portogallo, invece di lasciare il pane nelle tavole durante la notte, la gente lasciava le castagne. Ai vivi era proibito toccare o mangiare le castagne destinate ai morti.

Le castagne assomigliano di per sé a teste umane. Nella regione di Trás-os-Montes in Portogallo, “cócora” è il nome dato alle castagne cotte parzialmente sbucciate (si noti la somiglianza del nome con Crouga e “coca”)[8]. Curiosamente, “coca” significa anche castagna in lingua occitana (che è una delle lingue ufficiali della Catalogna).

Il consumo di alcol ha sempre avuto un ruolo di primo piano nei riti e nelle celebrazioni pagane europee, in particolare nei culti di Dioniso e di altre divinità simili. L’alcol lascia il bevitore in uno stato frenetico, il che significa simbolicamente che è posseduto dagli Dei o dal sangue ancestrale. Naturalmente, questo non significa che i nostri antenati fossero costantemente ubriachi o approvavano un consumo eccessivo di alcol. Questa pratica era riservata alle alte feste religiose, e molte volte esclusiva dei sacerdoti di certi Dei, come le Menadi, seguaci di Dioniso e di Bacco.

Menadi danzanti, 330 a.C. circa. La danza, insieme al consumo di alcol, induceva il seguace di Dioniso in una frenesia divina.

La colorazione del volto con la cenere è molto probabilmente legata all’impersonificazione dell’antenato. È come indossare una maschera, o forse perché ha lo scopo di somigliare a un cadavere. Questo è l’ennesimo rituale per impersonare, emulare o diventare l’antenato.

Ora abbiamo i pezzi di questo puzzle completi. Come potete vedere, gli aspetti della pratica del Magusto si adattano tutti perfettamente, portandoci di nuovo ai temi della morte, della rinascita e del risveglio degli antenati di cui abbiamo parlato finora. Certo, il cristianesimo ha soppresso il vero significato del Magusto, attribuendo questa festa alla celebrazione di San Martino di Tours in tempi più recenti, ma un’attenta analisi mostra quanto ciò sia completamente falso, senza che nulla suggerisca che questo Santo sia l’origine della celebrazione del Magusto.

Conclusione — il vero scopo di Halloween

Dovrebbe essere ovvio ora lo scopo di questa famosa celebrazione: Halloween è un rito di iniziazione annuale che ha lo scopo di risvegliare gli antenati che sono in voi. Si tratta di un’importantissima festa pagana, che permette la continuazione dell’eterno ciclo della morte e della (ri)nascita. Il suo scopo è quello di mantenere vive le tradizioni, i ricordi e, soprattutto, il sangue dei vostri antenati. O in altre parole, le NOSTRE tradizioni, le nostre memorie e il nostro sangue, come noi e i nostri antenati siamo uguali.

A questo scopo, ci circondiamo di motivi che riguardano crani o teste, le somiglianze degli antenati. La vista degli antenati risveglia in voi gli antenati. Dobbiamo anche tener conto del fatto che i ricordi sono immagazzinati nella mente, caricando ancora di più i teschi o le teste di simbolismo.

Possiamo anche supporre che Crouga fosse una divinità invocata nell’antichità per questi rituali. Forse era visto come gli stessi antenati, o una sorta di psicopompo che facilitava le transizioni tra la morte e la rinascita. Il suo rapporto con le teste potrebbe farne una delle origini delle moderne zucche di Halloween intagliate, e il fatto che sia forse sopravvissuto nel nostro folklore come creatura Coca è una testimonianza della sua importanza nelle nostre antiche credenze.

Halloween è, quindi, una celebrazione importante per lo spirito europeo. Mettendo da parte il vaporoso simbolismo moderno che lo ha sovvertito e guardando alle vecchie pratiche cariche di significato, possiamo vedere che si tratta di una celebrazione nativa europea, con l’Iberia che ha una sua versione con radici altrettanto profonde. Non è in alcun modo una tradizione importata, né è priva di spiritualità. Anzi, direi che Halloween è una delle feste che dovremmo prendere più seriamente. Diventare i vostri antenati, ricordare chi siete veramente e garantire la sopravvivenza delle nostre tradizioni e del nostro sangue è l’obiettivo più importante della visione del mondo nativo europeo.

Referenze

1. Olivares Pedreño: Los Dioses de la Hispania Céltica, p. 94.

2. Matasovic: An etymological lexicon of Proto-Celtic, p. 180.

3. Munícipio de Monção, Corpo de Deus.

4. Assembleia Distrital de Viseu: Beira Alta, 1946, p. 198.

5. Ibidem, p. 194.

6. José Martínez: La creencia en la ultratumba en la Hispania romana a través de sus monumentos, p. 3.

7. Jornal dos Sabores, Magusto de Todos os Santos.

8. Dicionário Priberam — cócora.

Other useful resources consulted:

Robert Williams: Lexicon Cornu-Britannicum.

Centro de Cultura Popular Xaquin Lorenzo — O Samhain.

Simone-Jules Honnorat: Dictionnaire provençal-français, ou Dictionnaire de langue d’oc ancienne et moderne, Volume 1.

Ernst Windisch: Compendium of Irish Grammar.

José Martínez: Cabezas Cortadas, in Historia 16, nº 26, 1978.

Francisco Simón: Religion and Religious Practices of the Ancient Celts of the
 Iberian Peninsula, in Journal of Interdisciplinary Celtic Studies, vol. 6.

Fernanda Frazão and Gabriela Morais: Portugal, Mundo dos Mortos e das Mouras Encantadas.


Traduzione a cura di Mer Curio — Link all’articolo originale

Transumanesimo

Una linea temporale del transumanesimo

Caricamento mentale, crionica, intelligenza artificiale, robotica, esplorazione dello spazio, modificazioni del cervello e del corpo e le radici fantascientifiche di un futuro tecnologico

1906
 Nikolai Fyodorov stabilisce il
cosmismo russo, un sistema di credenze spirituali e precursore del transumanesimo che sostiene l’immortalità fisica, l’esplorazione dello spazio e la resurrezione dei morti attraverso la scienza.

1923
 Lo scienziato e marxista britannico J. B. S. Haldane
pubblica Dedalo; o, Science and the Future, che offre una visione precoce del pensiero transumanista, particolarmente interessato alle implicazioni etiche del progresso della scienza.

1929
 Lo scienziato britannico John Desmond Bernal pubblica
Il mondo, la carne e il diavolo, introducendo idee centrali per il transumanesimo, compresi gli habitat spaziali vivibili, e i futuri cambiamenti che la scienza potrebbe apportare all’intelligenza e alla fisicità umana.

1931
 Amazing Stories pubblica “The
Jameson Satellite”, un breve racconto di Neil R. Jones, su un uomo il cui cadavere viene mandato in orbita, dove rimane vicino allo zero assoluto per milioni di anni fino a quando una razza di cyborg lo scopre, ne scongela il cervello e lo installa nel corpo di un robot.

1948
 Ispirato dal fondatore della crionica “The Jameson Satellite” Robert Ettinger pubblica il suo racconto “The Penultimate
Trump” in Startling Stories. In esso, Ettinger propone la crionica come “viaggio nel tempo medico a senso unico verso il futuro”.

1951
 Il noto eugenista e biologo evoluzionista Julian Huxley conia il termine “transumanesimo” in una conferenza tenuta a Washington dal titolo Conoscenza,
Moralità e Destino. Huxley descrive la sua filosofia come “l’idea di un’umanità che cerca di superare i propri limiti e di arrivare a una maggiore fruizione”.

1954
 Jerry Sohl pubblica il suo racconto di fantascienza “The
Altered Ego”, in cui un uomo è in grado di fare un duplicato digitale della sua mente e di accedervi dopo la sua morte. Questo segna la prima apparizione del caricamento della mente nella narrativa.

1959
 Il fisico Richard P. Feynman presenta la lezione,
There’s Plenty of Room at the Bottom, suggerendo la possibilità di manipolazione degli atomi nella chimica sintetica. La lezione ispirerà in seguito il campo delle nanotecnologie.

1964
Robert Ettinger pubblica “La
prospettiva dell’immortalità”, un manifesto per la crionica. Un piccolo numero di società crioniche sono state create in tutti gli Stati Uniti.

1965
 Il crittografo e informatico Irving John Good pubblica “Speculations
Concerning the First Ultraintelligent Machine”, la prima proposta per una possibile esplosione di intelligenza futura nell’apprendimento delle macchine.

1967
 Il filosofo
Harry Overstreet fa la prima menzione di “estropia” — il tentativo di contrastare la legge naturale dell’entropia — in un volume del 1967 della rivista Physics.

1967
 La prima persona è criogenicamente congelata alla Cryonics Society of California dal presidente della società — 
Robert Nelson, un riparatore televisivo. Alla fine l’operazione è stata ritenuta infruttuosa e i clienti di Nelson sono stati “persi”.

1972
 Fred & Linda Chamberlain fondano la Alcor Society for Solid State Hypothermia, poi rinominata Alcor Life Extension Foundation, a Los Angeles. Fred Chamberlain aveva precedentemente lavorato come ingegnere del programma spaziale presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA.

1972
 L’Apollo 17 diventa l’ultima missione con equipaggio sulla Luna.

1972
Il Club di Roma pubblica
The Limits to Growth (I limiti della crescita), con proiezioni disastrose di una popolazione globale in crescita e di risorse in calo.

1973
 FM-2030, allora noto come Fereidoun M. Esfandiary, pubblica
Up-Wingers: Un Manifesto Futurista.

1974
 Il fisico Gerard K. O’Neil pubblica “La colonizzazione dello spazio” in
Phisics Today. O’Neil sostiene “la ricerca di uno spazio vitale di alta qualità per una popolazione mondiale che raddoppia ogni 35 anni; la ricerca di fonti di energia pulite e pratiche; la prevenzione del sovraccarico dell’equilibrio termico della Terra”.

1975
 La
L5 Society è stata fondata per continuare il lavoro di O’Neil a favore della colonizzazione dello spazio. Tra i suoi membri c’è Eric Drexler.

1976
 
Il Cryonics Institute viene fondato e congela i suoi primi clienti in azoto liquido.

1980
 La L5 Society aiuta a sconfiggere la ratifica del Trattato sulla Luna da parte degli Stati Uniti, aprendo la strada all’esplorazione spaziale privata e allo sfruttamento delle risorse dei corpi celesti.

1983
 Natasha Vita-More pubblica
il Manifesto Transumano.

1986
 In parte in risposta a The Limits to Growth, Eric Drexler, allora affiliato di ricerca del MIT’s Artificial Intelligence Laboratory, pubblica The
Engines of Creation, che propone la teoria della nanotecnologia; “‘assemblatori molecolari’, dispositivi in grado di posizionare atomi e molecole per reazioni definite con precisione in quasi tutti gli ambienti,” come potenziale soluzione alle limitate risorse della Terra.

1986
 Eric Drexler e Christine Peterson
fondano il Foresight Institute per “garantire un’applicazione vantaggiosa delle nanotecnologie”.

1988
 La prima rivista transumanista,
Extropy: Vaccine for Future Shock, è pubblicata da Max More e T.O. Morrow. In seguito viene ribattezzata The Journal of Transhumanist Thought.

1989
 
FM-2030 pubblica il libro, Sei un transumano?

1990
 Hans Morvac pubblica
Mind Children, prevedendo robot superintelligenti entro il 2030.

1991
 Viene creata la
Mailing list Extropians, il primo grande hub online per lo scambio di idee transumaniste. Diversi scrittori, teorici e tecnologi di spicco del movimento postano regolarmente nei consigli di amministrazione, che continuano ad essere attivi anche oggi.

1993
 L’autore di fantascienza, scienziato informatico e matematico Vernor Vinge pubblica
The Coming Technological Singularity, divulgando la teoria della Singolarità e predicendone l’arrivo prima del 2030.

1994
 Ed Regis presenta i profili di Max More e T.O. Morrow e altri sulla rivista Wired, “Meet
The Extropians”.

1994
 La prima
conferenza dell’Extropy Institute sul pensiero transumanista si tiene a Sunnyvale, in California.

1995
 
Peter Diamandis istituisce l’X Prize per finanziare “scoperte radicali a beneficio dell’umanità”. Il consiglio di amministrazione includerà in seguito Larry Page e Elon Musk.

1997
 Una versione aggiornata del Manifesto di Natasha Vita-More The Transhuman Manifesto viene inviata con la sonda spaziale Cassini Huygens a
Saturno.

1998
 Il filosofo
Nick Bostrom fonda con David Pearce la World Transhumanist Association. In seguito viene ribattezzata Humanity Plus.

2000
 Il teorico dell’Intelligenza Artificiale
Eliezer Yudkowsky fonda il Singularity Institute for Artificial Intelligence, che diventerà poi il Center for Applied Rationality, The Singularity Institute, e infine il Machine Intelligence Research Institute.

2000
 
FM-2030, autore di fantascienza e futurista, entra in sospensione ad Alcor.

2000
 
Peter Diamandis, Ray Kurzweil e Salim Ismail fondano la Singularity University con i finanziamenti di Google, Nokia, Autodesk, ePlanet Capital, la X Prize Foundation, la Kauffman Foundation e Genentech.

2002
 Elon Musk fonda la società privata di esplorazione spaziale
SpaceX.

2004
 Nick Bostrom e James Hughes fondano l’Institute for Ethics and Emerging Technologies, che pubblica il
Journal of Transhumanism.

2005
 Ray Kurzweil pubblica
The Singularity is Near, diffondendo ulteriormente l’idea.

2005
 Nick Bostrom fonda il
Future of Humanity Institute, con i soci Anders Sanberg ed Eric Drexler.

2006
 Peter Thiel dona 100.000 dollari al
Machine Intelligence Research Institute e si unisce al suo consiglio di amministrazione. Thiel promette inoltre 3,5 milioni di dollari alla fondazione Methuselah Mouse Prize per trovare una cura per l’invecchiamento.

2008
 Nick Bostrom e Anders Sanberg pubblicano “Whole Brain
Emulation Roadmap”, un manifesto per il caricamento della mente.

2008
 Peter Thiel dona 500.000 dollari per finanziare il
The Seasteading Institute per creare strutture di ricerca sperimentale in acque internazionali. Thiel donerà oltre un milione di dollari all’istituto.

2009
 Eliezer Yudkowsky pubblica il blog e il forum LessWrong, dove la discussione sull’intelligenza artificiale culmina nel famigerato esperimento del pensiero, il
Basilik di Roko e la messa al bando della sua discussione sui forum.

2009
 Aubrey de Grey fonda la
Fondazione SENS per portare avanti la ricerca sulla cura dell’invecchiamento con il sostegno della Fondazione Thiel.

2011
 Max More diventa CEO di Alcor Life Extension Foundation.

2011
 X Lab di Google inizia a lavorare a Google Brain, un progetto di ricerca sull’intelligenza artificiale.

2012
 Insieme alla
CIA, il CEO di Amazon Jeff Bezos investe 15 milioni di dollari in D-Wave, una società di calcolo quantistico.

2012
 Google assume Ray Kurzweil per
lavorare su machine learning e IA.

2013
 Larry Page fonda
Calico Labs con Arthur D. Levinson, ex presidente di Apple, come parte di Google (da allora ristrutturato come filiale di Alphabet). Calico persegue una cura per l’invecchiamento e le malattie associate.

2013
 Al Congresso Internazionale
Global Futures 2045, Ray Kurweil prevede che gli esseri umani raggiungeranno l’immortalità digitale attraverso il caricamento della mente entro il 2045.

2013
 Zoltan Istvan pubblica il romanzo di fantascienza distopico,
The Transhumanist Wager, su una futura guerra tra i transumanisti e il governo degli Stati Uniti.

2014
 Mark Zuckerberg, Sergey Brin e Arthur D. Levinson istituiscono il
Breakthrough Prize in Life Sciences per finanziare la ricerca sulla comprensione dei sistemi viventi e la promozione dell’estensione della vita.

2014
 Nick Bostrom pubblica il
Superintelligence: Percorsi, pericoli, strategie, ponendo l’IA come la minaccia esistenziale numero uno per l’umanità.

2014
 Google acquisisce DeepMind Technologies per fondersi con il suo progetto Google Brain nella sua ricerca di “risolvere l’
intelligenza”.

2014
 Leggendo il Superintelligence di Bostrom, Elon Musk twitta che l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare una minaccia per l’umanità “
più pericolosa delle bombe atomiche”.

2014
 Viene annunciato il
Premio Palo Alto Longevità da 1 milione di dollari per finanziare la ricerca sulla cura dell’invecchiamento.

2014
 Elon Musk
dice alla rivista Aeon che entro il 2040 ci saranno persone che vivranno su Marte.

2014
 Il CEO di Google Larry Page dice ai partecipanti alla TED Conference che
preferirebbe lasciare la sua fortuna a Elon Musk piuttosto che donarla in beneficenza per garantire che la gente arrivi su Marte.

2015
 Elon Musk dona 10 milioni di dollari a
The Future Of Life Institute per investire nella ricerca per la creazione di “AI amichevole”.

2015
 Il tecnologo e autore di fantascienza Ramez Naam scrive che
qualsiasi Singolarità è molto più lontana di qualsiasi previsione fatta finora.

2015
 Zoltan Istvan lancia un’offerta presidenziale per il biglietto del Partito transumanista.

Traduzione a cura di Mer Curio
Attualità

L’uomo del DARPA a Wuhan


La carriera di Michael Callahan è iniziata negli USAID e nei laboratori di armi biologiche dell’ex Unione Sovietica, facendo avanzare l’agenda delle armi biologiche globali e dei cartelli farmaceutici. Avrebbe preso ciò che aveva imparato lì per eseguire una massiccia espansione del portfolio di biodifesa del DARPA e oggi si trova esattamente al centro delle origini della pandemia.

Dr. Michael Callahan

Raul Diego per Unlimited Hangout con il titolo Darpa’s Man in Wuhan
 
Traduzione a cura di Mer Curio

Il Dr. Michael Callahan è stato licenziato dal suo ruolo di dirigente presso la United Therapeutics (UTHR) a seguito dell’epidemia di COVID-19 a Wuhan, in Cina; inviato lì per aiutare i colleghi a gestire le infezioni di massa del nuovo coronavirus sotto la sua nomina congiunta in un ospedale gemello cinese del Massachusetts General Hospital / Harvard Medical School, dove ha mantenuto un appuntamento di facoltà dal 2005.

Presto, secondo NatGeo, Callahan avrebbe analizzato migliaia di casi di studio emersi dall’epicentro dell’epidemia a Wuhan, esaminando i pazienti a Singapore e informando i funzionari degli Stati Uniti sul luogo del prossimo probabile scoppio. Il dottore si meravigliò della “magnifica infettività” della malattia, che si trova “come una piccola bomba ‘smart’ silenziosa nella tua comunità”.

Lo strano fascino del medico per le infezioni virali e la titolazione morbosa potrebbe essere attribuita al fatto che ha dedicato la sua vita a studiare questi microscopici assassini. “Triple boarded” in medicina interna, malattie infettive e medicina tropicale, Callahan, tuttavia, ha anche una forte indole imprenditoriale, che lo ha spinto ad aprire non meno di 11 aziende e sviluppare 8 brevetti.

Il naso per gli affari di Callahan entrò in gioco all’inizio della pandemia. 
 Dopo aver studiato i dati provenienti da oltre 6.000 cartelle di pazienti di Wuhan, secondo quanto riferito, ha rilevato un modello che potrebbe indicare un possibile trattamento utilizzando un ingrediente a basso costo e ampiamente disponibile di un “antagonista del recettore dell’istamina-2 da banco chiamato Famotidina”, altro comunemente noto come il marchio Pepcid.

Contemporaneamente negli Stati Uniti, si afferma, un vecchio collega di Callahan, il Dr. Robert Malone, stava conducendo uno studio con team di ricerca sponsorizzati dal governo degli Stati Uniti. In particolare, Malone stava lavorando a fianco dei consulenti della DTRA (Defense Threat Reduction Agency) degli Stati Uniti per condurre analisi basate su supercomputer per identificare i farmaci esistenti approvati dalla FDA che potrebbero essere utili contro il nuovo coronavirus responsabile di COVID-19.
 Secondo le loro analisi, la famotidina si è rivelata la “combinazione più interessante di sicurezza, costi e caratteristiche farmaceutiche”.

A Callahan, che a quel tempo era stato assunto come consigliere speciale per il COVID-19 presso il vice segretario di preparazione e risposta (ASPR), Robert Kadlec, sono stati presentati i risultati congiunti della DTRA e del Dr. Malone. Sia il dottor Callahan che Malone hanno affermato di non essere a conoscenza delle reciproche conclusioni sull’antiacido e, nonostante abbiano accettato di collaborare, affermano di aver fatto la scoperta iniziale.
 Malone ha offerto un post di febbraio su LinkedIn come prova, in cui afferma di essere stato “il primo a prendere il farmaco per curare il mio stesso caso” dopo aver scoperto la dose corretta. Callahan, nel frattempo, non ha mai fornito alcuna prova della sua apparente svolta, anche se afferma di aver raccontato al Dr. Malone stesso della scoperta prima che il medico con sede in Virginia iniziasse a eseguire le sequenze attraverso i computer DTRA.

Bel Curriculum, Mr. Bond

Nel 1988, Michael Callahan ha fondato la sua prima compagnia chiamata Rescue Medicine. Una biografia del National Institutes of Health (NIH) descrive la società come un’organizzazione charter che fornisce “evacuazione medica aerea di emergenza e assistenza medica ai rifugiati nelle regioni austere in via di sviluppo”. Secondo il loro sito web, Rescue Medicine sostiene “il governo federale e le società statunitensi che operano in remoti ambienti internazionali”, diventando un “leader globale nella ricerca della “disaster medicine”.

L’esperienza lo ha reso adatto a ricoprire la carica di direttore sanitario dell’USAID in Nigeria; un incarico che ha ricoperto per 4 anni, svolgendo ricerche sulle infezioni da patogeni in Africa, iscrivendo prospetticamente partecipanti a studi cutanei sull’antrace in Nigeria e sul vaiolo delle scimmie, nonché sul virus Ebola e Marburg nella Repubblica Democratica del Congo e in Angola.

Come nel caso di diversi individui all’interno di un certo gruppo affiatato, all’interno dei circoli delle malattie infettive e delle armi biologiche, l’11 settembre e i successivi attacchi di antrace hanno cambiato il corso della carriera di Callahan, stimolando la sua ascesa sia nel settore pubblico che in quello privato. Robert Danzig, segretario alla Marina di Clinton, ha attribuito a Callahan “la capacità di collegare l’ambiente militare con la salute pubblica tradizionale”. Pubblicizzato come uno dei “primi collegamenti di alto livello con i militari” di Callahan, Danzica sarebbe solo una delle molte persone di “alto livello” che il dottore avrebbe aggiunto al suo rolodex nei prossimi due decenni.

Il suo tempo con USAID si sovrapporrà con l’inizio degli appuntamenti alla facoltà del Massachusetts General Hospital — appuntamenti che mantiene fino ad oggi — e la sua partecipazione a gruppi di lavoro sul terrorismo biologico presso le Accademie nazionali delle scienze, il Dipartimento della difesa e il Dipartimento di Sicurezza Interna.

Un anno dopo, nel 2002, Callahan sarebbe stato scelto dal direttore del Dipartimento di Stato dell’Ufficio per la sicurezza internazionale e la non proliferazione per servire come “direttore clinico per i programmi di riduzione delle minacce cooperative [CTR]” presso sei ex strutture dell’Unione Sovietica per le armi biologiche come parte del programma Bioindustry Initiative (BII), dove gli era stato ufficialmente assegnato il compito di realizzare gli obiettivi dichiarati della missione, che comportava la “riconfigurazione di ex impianti di produzione di armi biologiche” nell’ex Unione Sovietica e l’accelerazione della “produzione di medicinali e vaccini”. Più specificamente, tuttavia, Callahan sarebbe incaricato di programmi di ‘guadagno di funzione’ per agenti virali in queste strutture.

Il CTR, meglio noto come Nunn-Lugar Act “per proteggere e smantellare le armi di distruzione di massa negli stati dell’ex Unione Sovietica e oltre” è stato co-autore e sponsorizzato dal senatore Sam Nunn, che non era altro che il “presidente” nella simulazione di attacco bioterrorista che ha preceduto gli attacchi di antrace nel 2001 di qualche mese, Dark Winter, una esercitazione seguita da Whitney Webb e questo autore nella serie investigativa, Engineering Contagion. Pochi mesi prima dell’esercizio di Dark Winter, Nunn aveva co-fondato la Nuclear Threat Initiative (NTI) con il magnate dei media reazionari conservatori, Ted Turner, fino al 2017. L’NTI avrebbe avuto un ruolo fondamentale nel riproporre gli ex laboratori sovietici di armi biologiche in “impianti di produzione di vaccini”, stanziando milioni di dollari a tal fine.

Un anno prima dell’appuntamento con il BII di Callahan, il Sam Nunn Policy Forum ha ricevuto una proposta da due scienziati russi che lavoravano al “Vector Institute” o al Centro di ricerca statale di virologia e biotecnologia nel distretto di Novosibirsk in Siberia. L’ex centro sovietico di ricerca e sviluppo di armi biologiche sovietiche era stato selezionato per servire da modello per il rifacimento di altre ex strutture BW in laboratori “accessibili e completamente trasparenti” dopo il crollo dell’Unione Sovietica; un processo che era stato discusso “a lungo” con il team di valutazione vettoriale degli Stati Uniti che aveva visitato il complesso alcuni anni prima nel 1998.

Gli scienziati russi miravano a creare un’organizzazione senza fini di lucro denominata Centro internazionale per lo studio delle malattie infettive emergenti e riemergenti (ICERID). ICERID era destinato a svolgere attività di ricerca in settori correlati alla diagnostica, ai vaccini e alle terapie. Il progetto è stato presentato al Sam Nunn Policy Forum nel 2001. Mentre ICERID, a sua volta, falliva, Vector comunque riceveva una sovvenzione di $ 600.000 da Nunn e Turner NTI.

A breve Callahan avrebbe seguito, sotto l’egida del programma del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, i principali team di ricerca clinica presso Vector e molti altri importanti laboratori di armi biologiche sovietiche per aiutarli nella loro trasformazione in iniziative redditizie. A Callahan fu anche dato accesso al famigerato Institute of Highly Pure Biopreparations (IHPB) dove il microbiologo sovietico, Vladimir A. Pasechnik, aveva lavorato prima di disertare in Inghilterra nel 1989 e dare il via ai sogni della mafia internazionale sulle armi biologiche dettagliate nella serie Engineering Contagion.

Sia IHPB che Vector facevano parte dei cinque principali istituti del “Biopreparat”, il più ampio programma sovietico di guerra biologica.
 Il Centro di ricerca statale per la microbiologia applicata (SRCAM), l’Istituto Kirov, il Centro di ricerca di diagnostica e terapia molecolare (RCMDT), RIHOP e Berdsk completano i sei laboratori in cui Callahan era formalmente leader dei team di ricerca clinica; sebbene nella testimonianza del Congresso, data insieme ad un altro disertore russo di alto profilo, Callahan affermò di aver lavorato in “14” strutture separate.

L’IP Party russo

Durante i viaggi di Callahan nell’ex Unione Sovietica, il Massachusetts General Hospital (MGH) ha partecipato alla ricerca e all’innovazione scientifica che si svolge negli ex laboratori sovietici nell’ambito del consorzio delle istituzioni di ricerca medica del Massachusetts. 
 Nel 2004, l ‘“ospedale di ricerca numero 1 negli Stati Uniti”, il Mass General stava prendendo parte al programma della Bioindustry Initiative (BII), sfruttando la tecnologia russa che il loro membro di facoltà, Michael Callahan, stava scoprendo.

“Abbiamo preso un sistema di consegna russo, come se fosse un razzo e messo su una testata americana”, ha detto Jeffrey A. Gelfand, un collega di Callahan e direttore internazionale del Center for Integration of Medicine and Innovative Technology di MGH, riferendosi a un sistema di consegna di medicinali prelevato dall’RCMDT, una delle ex strutture sovietiche allora sotto la direzione clinica di Callahan.

RCMDT è descritto come “una struttura di ricerca su piccole molecole che tradizionalmente si concentrava sulle entità che il corpo genera, come interferoni e citochine, per “accendere” o abbassare il sistema di risposta immunitaria”. L’ex centro di ricerca sovietico ha ottenuto una sovvenzione dal National Institutes of Health tramite il BII “per un progetto collaborativo su nuovi approcci alla ricerca sulle malattie”. Un’altra struttura presso cui Callahan stava lavorando, Vector, ha anche ricevuto finanziamenti per un nuovo vaccino contro l’HIV e ha contribuito a presentare brevetti “sull’approccio dell’istituto all’epatite C e all’influenza”. La stessa istituzione ha ottenuto sovvenzioni dal BII per la ricerca antivirale basata sull’RNA.

Il compito di trasformare questi ex laboratori di armi biologiche sovietiche in iniziative redditizie stava colpendo alcune mura culturali, secondo l’allora direttore del Center for Global Security Research del Lawrence Livermore National Laboratory e presidente del consiglio del precursore BII ISTC, Ronald F. Lehman II: “Non hanno esperienza nell’economia di mercato”, ha affermato e sostenuto che dovevano “lavorare molto duramente” per far capire ai russi che la proprietà intellettuale (PI) fosse un “bene economico”.

Ben presto, gli scienziati russi sarebbero stati introdotti in incontri mediatici con Eli Lilly e Dow Chemical, tra le altre grandi aziende farmaceutiche occidentali, per commercializzare le loro scoperte. Gran parte delle basi per tutto ciò erano state poste da una sorta di precursore del BII, l’International Science and Technology Center (ISTC) — un’organizzazione “intergovernativa” con sede a Mosca istituita nel 1992 per servire da “stanza di compensazione per lo sviluppo, l’approvazione, il finanziamento e il monitoraggio di progetti volti a coinvolgere scienziati, tecnici e ingegneri di armi “dell’ex Unione Sovietica e di altri stati che un tempo erano dietro la cortina di ferro.

Lehman ha ammesso che “qualsiasi tipo di tumulto economico, politico o sociale” complicherebbe il processo di commercializzazione del lavoro scientifico svolto in questi laboratori del blocco orientale. Ma nel frattempo Callahan, insieme a “BII e i suoi partner”, stava facendo del suo meglio “per spingere quanta più scienza possibile dai banchi da laboratorio russi alla produzione”.

Una delle funzioni principali del BII era “la ricerca di siti e la pianificazione dello sviluppo del business”. All’epoca del soggiorno di Callahan in Russia, uno dei progetti risultanti da questa attività da parte della BII e del suo partner privato della NPO, la Fondazione per la ricerca e lo sviluppo civile degli Stati Uniti (CRDF), aveva a che fare con un impianto di vaccinazione poco conosciuto nella ex stato sovietico della Georgia.

Secondo James Wolfram, uno scienziato senior del CRDF, la struttura della Georgia era “antiquata” e ospitava “agenti patogeni pericolosi”. L’obiettivo apparente di convertire l’impianto di produzione vaccinale in un “mangimificio” si è trasformato in un accordo tra il Dipartimento della Difesa e il governo della Repubblica della Georgia intitolato ufficialmente “Cooperazione nel campo della prevenzione contro l’introduzione della patogenesi e dell’esperienza relativa allo sviluppo di armi biologiche“. Nello stesso anno, iniziò la costruzione del Centro di ricerca sulla salute pubblica Richard Lugar a Tbilisi, in Georgia. Il centro è stato completato nel 2011.

Nel 2017, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha aggiudicato un contratto da $ 6,5 milioni a una società chiamata EcoHealth Alliance, Inc per condurre ricerche sul “rischio di insorgenza di malattie zoonotiche trasmesse da pipistrelli in Asia occidentale”.La giornalista Dilyana Gaytandzhieva ha scoperto il progetto del Pentagono, incentrato su “studi genetici sui coronavirus in 5.000 pipistrelli raccolti in Georgia, Armenia, Azerbaigian, Turchia e Giordania”.

Gaytandzhieva ha anche dettagliato le molteplici attività segrete svolte dall’USG, come i diplomatici americani che trafficano di sangue e agenti patogeni per un programma militare segreto, nonché un caso in cui è stata rintracciata un’epidemia di febbre emorragica nell’area immediatamente circostante il Centro, correlata agli esperimenti condotti dagli scienziati del Pentagono su “zanzare e zecche tropicali”.

Non a caso, EcoHealth Alliance aveva precedentemente ricevuto una sovvenzione di 3,5 milioni di dollari dal National Institutes of Health (NIH) nel 2014 per studiare i coronavirus nei pipistrelli in Asia. Questo particolare studio è stato condotto in collaborazione con scienziati nient’altro che dell’Istituto di virologia di Wuhan.

I Maestri delle Scienze Oscure

Dopo alcuni anni che saltando da un ex laboratorio sovietico all’altro, Michael Callahan sarebbe tornato negli Stati Uniti con la mente piena di nuove idee e un nuovo lavoro presso l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata di difesa del Pentagono (DARPA) dove avrebbe potuto utilizzare tutto ciò che aveva imparato come direttore del portfolio per le terapie di biodifesa dell’agenzia.

Nel giro di soli sette anni, dal 2005 al 2012, Callahan ha ampliato il portfolio di biodifesa del DARPA da $ 61 milioni a $ 260 milioni all’anno, lanciando otto programmi che avrebbero generato nove nuovi farmaci sperimentali (IND) e tre nuove applicazioni farmaceutiche con prodotti sul mercato, compreso il trattamento fungino iniettabile, Ambisome (Gilead), che ha generato oltre $ 6 miliardi dall’approvazione.

Due programmi in particolare sviluppati da Callahan durante l’esperienza al DARPA avrebbero successivamente svolto un ruolo critico nel suo futuro coinvolgimento nella più ampia storia della SARS-CoV-2, nota anche come COVID-19 e la diffamazione della Cina, della PI (proprietà intellettuale) e dell’avanzamento di un regime di vaccinazione globale.

Il programma Accelerated Manufacture of Pharmaceuticals (AMP) è stato creato da Michael Callahan nel 2006, appena un anno dopo essere entrato a far parte come portfolio manager di DARPA. Il suo scopo era quello di trovare tecnologie che potessero “accelerare radicalmente la produzione di vaccini proteici e terapie a base proteica”, con l’obiettivo di “rivoluzionare la terapia proteica e la produzione di vaccini” attraverso il settore privato.

Il mandato del programma si è combinato con gli sforzi simultanei per trasformare radicalmente l’approccio del governo degli Stati Uniti alla produzione di vaccini e alle CM (contromisure mediche). Proprio mentre Callahan stava sollecitando proposte e consegnando milioni di denaro della DARPA a società private, l’agenzia stava stipulando un accordo di cooperazione (HR0011–07–2–0003) con l’Università del Pittsburgh Medical Center (UPMC) per esaminare le sfide di questo tentativo.

Il rapporto seminale di 180 pagine che è risultato dall’indagine in profondità di 2 anni (2007–2009) negli appalti USG e nei metodi di produzione per le CM, intitolato “Garantire lo sviluppo avanzato e la capacità di produzione biologica per il governo degli Stati Uniti: un riepilogo dei risultati chiave e conclusioni “è stata guidato da Tara O’Toole e Thomas Inglesby, due persone chiave nell’esercizio del Dark Winter e partecipanti sempre presenti nel corso della politica e dei cambiamenti legislativi, che hanno portato alla creazione di una radicata mafia biotecnologica nelle sale del governo.

La domanda centrale a cui questo sforzo di cooperazione tra DARPA e UPMC voleva rispondere era come incentivare il settore privato a fabbricare prodotti che avevano un solo acquirente, il governo degli Stati Uniti.A tal fine, i ricercatori hanno analizzato diverse aree come barriere all’ingresso, analisi dei costi e diversi tipi di opzioni di produzione.Includevano un caso di studio per dimostrare quale ritenevano fosse la strategia più efficace da seguire.
 Tale caso di studio ha esaminato una società con sede a Rockville, MD, chiamata Novavax, che recentemente ha ricevuto una sovvenzione di $ 1,6 miliardi (la più grande finora) dall’operazione Warp Speed ​​di Trump per produrre un vaccino contro il COVID-19.

L’articolo ha lodato la struttura di bioprocessing delle apparecchiature monouso [bioreattori e contenitori] per lo sviluppo del loro vaccino contro le particelle “simili al virus dell’influenza ”e ha concluso che, sebbene non tutte le aziende biofarmaceutiche sarebbero disposte a passare a strutture monouso, era tuttavia nel migliore interesse del governo patrocinare i processi di produzione monouso per le CM, poiché questi avrebbero abbassato i costi e ridotto i tempi di produzione di due anni.

Diversi programmi di incentivi dell’USG sono stati citati per rimuovere con successo le barriere all’ingresso dei partecipanti al settore privato.
 Tra questi c’erano l’Orphan Products Program (OPP), i tagli alle tasse per Big Pharma, i sussidi e, in modo significativo, la legislazione Pandemic e All-Hazards Preparedness Act (PAHPA), creata dall’ASPR Robert Kadlec e che ha istituito il BARDA, cancellando l’unica barriera di “governance” affrontata dalle aziende farmaceutiche globali.

Nel 2005, proprio mentre si preparava a decorare il suo nuovo ufficio alla DARPA, Michael Callahan ha testimoniato prima del Congresso insieme a Ken Alibek, ex vicedirettore del Soviet Biopreparat, che disertò negli Stati Uniti e divenne il prediletto degli allarmisti del bioterror in e fuori dal governo.
 Nella sua dichiarazione preparata, Callahan ha concluso con una dichiarazione agghiacciante che riassume il sentimento generale condiviso da molti nella sua cerchia:

“La scienza oscura della progettazione e della fabbricazione di armi biologiche è parallela a quella delle scienze della salute e delle discipline miste della tecnologia moderna. I potenziali progressi nella letalità delle armi biologiche saranno in parte il sottoprodotto del pacifico progresso scientifico. Quindi, fino al momento in cui non ci saranno più terroristi, il governo degli Stati Uniti e il popolo americano dipenderanno dai leader scientifici del loro campo per identificare ogni potenziale aspetto del lato oscuro di ogni risultato ottenuto …”
Michael Callahan

Callahan avrebbe ricevuto il massimo riconoscimento del DARPA, il DARPA Achievement Award, per il suo successo con il programma Accelerated Manufacture of Pharmaceuticals (AMP). Ma era solo un altro programma della sua creazione che si sarebbe dimostrato profetico.

La profezia che si auto-avvera

Prophecy era un altro programma creato da Callahan al DARPA. 
 Ha cercato di “trasformare l’impresa di sviluppo di vaccini e farmaci da osservativa e reattiva a predittiva e preventiva” attraverso tecniche di programmazione algoritmica. In parole povere, il programma ha proposto di prevedere in anticipo “mutazioni e focolai virali” per contrastare più rapidamente la malattia sconosciuta con lo sviluppo preventivo di farmaci e vaccini.

Tra i beneficiari del programma di Callahan c’erano almeno due istituzioni in cui egli stesso ricopriva incarichi di facoltà. La Harvard University, dove ha un appuntamento clinico, ha ricevuto un contratto da $ 19,6 milioni per un progetto congiunto con il laboratorio di fisica applicata dell’Università John Hopkins, l’Università di Pittsburg e altri. Un’altra istituzione con stretti legami con Callahan che ottenne generosi finanziamenti attraverso il programma DARPA Prophecy era il King Chulalongkorn Memorial Hospital di Bangkok, in Thailandia, che ospita la King Chulalongkorn Medical University, dove Callahan è professore ospite.

Nel 2009, il vecchio datore di lavoro di Callahan, l’USAID ha lanciato PREDICT, un sistema di allarme rapido per malattie nuove ed emergenti in 21 paesi. La Tailandia, nota per essere un “focolaio di malattie e virus non diagnosticati” tra gli esperti medici, era tra quelle 21 nazioni e un medico descritto come un “gigante nel campo della scoperta dei virus in tutto il mondo” è stato sfruttato dagli espulsi dalla CIA per guidare il programma PREDICT in quel paese.

Il dott. Supaporn “Chu” Wacharapluesadee, dell’ospedale re Chulalongkorn Memorial e della facoltà di medicina dell’Università di Chulalongkorn, conduce da anni ricerche sui virus dei pipistrelli ed è considerato uno dei maggiori esperti mondiali di agenti patogeni per pipistrelli. “Abbiamo bisogno di più Dr. Supaporns del mondo”, ha esclamato Callahan in un’intervista del 2016 con Vice. Il dottore ha elogiato il suo collega dell’Università di Chulalongkorn, osservando che “Chu” era “in cima alla [sua] lista” quando si è trattato di chi ha scelto di lavorare su “spedizioni virologiche”.

In effetti, Callahan e DARPA avevano identificato Wacharapluesadee come una risorsa nel 2004 quando ha scoperto il virus Nipah nei pipistrelli, che può colpire l’uomo e i maiali. Callahan e il medico thailandese hanno lavorato insieme su diversi studi. Uno di questi, finanziato dal progetto USAID PREDICT, intitolato “Diversità del coronavirus nei pipistrelli della Tailandia orientale” è stato pubblicato nel 2015 e condotto tra il 2008 e il 2013, nonché uno studio del 2013 sull’encefalite finanziato dalla DARPA e dal governo thailandese.

Callahan non ha timore di accreditare al Dr. Wacharapluesadee il permesso al governo degli Stati Uniti di lavorare su “importanti progetti di virologia globale”. I suoi complimenti potrebbero essere più che una semplice ammirazione, tuttavia. Dopotutto, il dottor Wacharapluesadee si sarebbe ritrovato al centro della narrazione costruita attorno allo scoppio del coronavirus a Wuhan, in Cina; vale a dire che la Repubblica popolare cinese (RPC) ha deliberatamente nascosto informazioni genomiche importanti al mondo all’inizio della pandemia nel gennaio 2020.

Secondo una storia di PBS.org, l’8 gennaio una donna thailandese di ritorno da Wuhan è stata “presa da parte” all’aeroporto per dei sintomi, naso che cola, mal di gola e febbre alta. “Il team di Supaporn Wacharapluesadee”, come affermato, ha scoperto che la donna era stata infettata da un “nuovo coronavirus”. La stessa dott.ssa Wacharapluesadee era presumibilmente riuscita a decodificare “parzialmente” la sequenza genetica del virus il giorno seguente e lo aveva riferito al governo thailandese.

Lo stesso giorno, un uomo di 61 anni è diventato il primo decesso a Wuhan dopo aver ceduto a una malattia con una patologia apparentemente simile. Tuttavia, il governo cinese non lo ha segnalato fino a due giorni dopo, l’11 gennaio, insieme alle sequenze di virus dell’Istituto di virologia di Wuhan e del suo stesso CDC, scatenando accuse contro la Repubblica popolare cinese di ritardare le informazioni sull’epidemia. La dott.ssa Wacharapluesadee ha confrontato la sua sequenza con quella pubblicata successivamente dal Centro clinico di sanità pubblica di Shanghai e “ha scoperto che si trattava di una corrispondenza del 100%”, rendendolo il primo caso ufficialmente registrato fuori dalla Cina e lasciando cadere effettivamente la prima tessera del domino, che alla fine avrebbe portato l’OMS a dichiarare una pandemia globale due mesi dopo.

Lo stesso Callahan aveva alimentato l’incendio mediatico sulla cautela della Cina riguardo alla sua mancanza di entusiasmo per la collaborazione scientifica con l’Occidente già nel 2018: “Mettono a rischio l’accesso degli Stati Uniti agli agenti patogeni e alle terapie straniere per contrastarli”, ha dichiarato Callahan sulle notizie per cui i funzionari cinesi avevano “nascosto” campioni di laboratorio di H7N9 (tipo di influenza aviaria), sostenenso che “mina la capacità della nostra nazione di proteggerci dalle infezioni che possono diffondersi a livello globale in pochi giorni”.

Un ristretto gruppo di istituzioni

Michael Callahan avrebbe lasciato il libro paga del DARPA e il suo titolo ufficiale di Program Manager per Biodefense e Mass-Casualty Care nel 2012 e sarebbe tornato al Massachusetts General Hospital per condurre un programma di sperimentazione clinica e studi clinici antivirali in Africa. 
 Ma, un uomo con un background di Callahan non lascia mai del tutto il governo, come ha ammesso lui stesso in un profilo di ex studenti UAB: “Ho ancora responsabilità federali alla Casa Bianca per la preparazione alla pandemia e focolai di malattie esotiche”, ha detto Callahan nel 2013, “che continueràper il prossimo futuro “.

Dennis Carroll, ex direttore USAID della divisione minacce emergenti che aveva guidato gli Stati Uniti nella risposta all’influenza aviaria (H5N1) nel 2005 avrebbe continuato a creare PREDICT, che ha collaborato con un’associazione no profit denominata EcoHealth Alliance per svolgere il suo sforzo di 9 anni per catalogare centinaia di migliaia di campioni biologici “,inclusi oltre 10.000 pipistrelli”. Il summenzionato studio del 2015 finanziato da PREDICT sulla “diversità del coronavirus nei pipistrelli” di Wacharapluesadee e Callahan includeva anche Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, tra i suoi partecipanti.

Daszak, consulente regolare dell’OMS sulla definizione delle priorità dei patogeni per Ricerca e Sviluppo, Carroll e Joana Mazet — ex direttore globale del PREDICT di USAID — si sono uniti tutti insieme nel 2016 per formare il Global Virome Project; una “iniziativa scientifica collaborativa decennale per scoprire sconosciute minacce virali zoonotiche e fermare le future pandemie”. Mazet è stato anche condirettore del programma One Health di UC Davis, che ha reclutato la dott.ssa Wacharapluesadee e il suo team in Thailandia per condurre un progetto di ricerca pluriennale sui pipistrelli. A loro si aggiungono Edward Rubin di Metabiota Inc, beneficiario dei fondi PROPHECY di Callahan presso il DARPA e, in particolare, un contratto DTRA da $ 18,4 milioni per lavori di ricerca scientifica e consulenza in Ucraina e al Centro Lugar nella Repubblica di Georgia. Nel 2014 Metabiota è stato accusato dal Consorzio della febbre emorragica virale di aver violato il loro contratto e di impegnarsi in pericolose attività di coltura ematica in un laboratorio in Africa, nonché di diagnosi errate di pazienti.

Il vicepresidente esecutivo di EcoHealth, William Karesh, si collega direttamente ai vertici dell’establishment della biodifesa statunitense, come membro dell’originale Blue Ribbon Panel sulla biodifesa di ASPR Robert Kadlec insieme ai vecchi compagni dell’Hudson Institute Tevi Troy, Jonah Alexander e Scooter Libby, di cui i ruoli chiave sono stati dettagliati nella serie Engineering Contagion. EcoHealth Alliance è elencato come partner dell’Istituto di virologia di Wuhan su pagine archiviate del suo sito Web ed è stato menzionato come uno dei “partner strategici” dell’istituto dal vice direttore generale della WIV, il prof. Yanyi Wang, nelle sue osservazioni durante la visita di una delegazione ufficiale degli Stati Uniti presso l’istituto nel 2018.

La relazione tra il WIV e l’establishment americano sulla Biodefense è stata avanzata dal consigliere politico di EcoHealth Alliance, David R. Franz, ex comandante del laboratorio statunitense per le armi biologiche di Fort Detrick (USAMRIID). Franz è stato ispettore capo dei tre tour di ispezione della Commissione speciale sulla guerra biologica delle Nazioni Unite in Iraq, che includeva un giovane Robert Kadlec come membro della squadra sul campo e attualmente consiglia Robert Kadlec come membro del National Science Advisory Board for Biosecurity dell’HHS.

Significativamente, anche Franz fece parte del primo team “U.S.-U.K.” che ha visitato le strutture BW dell’ex Unione Sovietica nei primi anni ’90, il che ha portato alla creazione dell’ISCT e al successivo programma BII in cui Michael Callahan ha lavorato come direttore clinico per più strutture BW prima di entrare a far parte del DARPA nel 2005.

Durante una visita all’Istituto di virologia di Wuhan nel 2017 nell’ambito del “Secondo seminario Cina-USA sulle sfide delle infezioni emergenti, della sicurezza di laboratorio e della sicurezza sanitaria globale”, Franz ha delineato “possibili idee di progetto congiunte”, che includeva la realizzazione congiunta di “esercizi di progettazione” o simulazioni di focolai (ad esempio esercizi simili a Dark Winter), processi decisionali relativi alla ricerca sul “guadagno di funzione” e sul “superamento degli ostacoli alla condivisione delle raccolte di ceppi e del trasporto di agenti patogeni”. L’ultimo punto avrebbe un ruolo cruciale nella narrazione emergente sulle apparenti origini del virus, che è stato affermato essere il WIV stesso.

Un “rinomato” ricercatore di coronavirus dei pipistrelli presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, Shi Zhengli a.k.a. “Batwoman”, non è stato solo il primo scienziato ad associare il nuovo coronavirus ai pipistrelli, ma è anche la fonte originale dell’affermazione che il virus fuggì dal WIV, quando rifletté su un articolo di Scientific American pubblicato a marzo, il pensiero le aveva attraversato la mente e non aveva “chiuso occhio” per giorni preoccupandosi fino a quando i risultati dei test di laboratorio non tornarono mostrando che “nessuna delle sequenze corrispondevano a quelle dei virus che la sua squadra aveva prelevato dalle caverne dei pipistrelli “. Zhengli è stata al centro di un vortice di voci, incluso il fatto che aveva portato clandestinamente “centinaia di documenti riservati” fuori dal paese e stava cercando asilo con la sua famiglia in Francia. Da allora queste voci sono state smentite dalla stessa Zhengli.

Come il Dr. Wacharapluesadee della Thailandia, anche il Dr. Zhengli ha lavorato con Peter Daszak di EcoHealth Alliance su studi relativi ai pipistrelli. Già nel 2005, Daszak e Zhengli stavano conducendo ricerche sui coronavirus simili alla SARS nei pipistrelli. Numerosi studi finanziati da PREDICT su coronavirus simili alla SARS e influenza suina contano il contributo di Zhengli e di Daszak. Forse il più degno di nota è uno studio del PREDICT e finanziato dal NIH del 2015, scritto a più mani: “Un gruppo di coronavirus dei pipistrelli circolanti simili alla SARS mostra potenziale per creare un’emergenza umana”.

Risultati Prevedibili

Mentre Michael Callahan era in visita in Africa per il programma di sorveglianza delle malattie finanziato dal DoD al MGH nel 2012, la United Therapeutics è venuta a chiedere i suoi servizi. Si è unito alla società quotata in borsa per eseguire un contratto NIH da $ 45 milioni per lo sviluppo di antivirali di “prossima generazione” e attualmente ricopre la carica di Presidente della loro divisione di Cellular Therapeutics. Fedele alla sua parola, Callahan non ha lasciato che il suo lavoro quotidiano interferisse con qualsiasi missione che il governo federale potesse inviargli.

Nel marzo 2020, Callahan era a bordo del cutter americano della guardia costiera Pike mentre si dirigeva verso una nave da crociera al largo della costa della California per separare i malati dai sani dai 3.500 passeggeri della Grand Princess. In pochi giorni, l’OMS avrebbe dichiarato ufficialmente il coronavirus come una pandemia globale e avrebbe spinto per una “nuova normalità” in cui le quarantene, le mascherine e il disinfettante per le mani sarebbero state vendute come realtà indiscutibili.

Giorni prima, il direttore della NIAID, Anthony S. Fauci, era apparso su Face the Nation, in una delle sue prime apparizioni televisive per annunciare, tra le altre cose, l’implementazione della quarantena di 14 giorni per tutti gli americani, dopo la notizia di cittadini statunitensi infetti su a bordo delle navi da crociera stava facendo il giro di tutti i media tradizionali. Il Dipartimento di Stato avrebbe emesso un avviso per i viaggiatori, specifico per i passeggeri delle navi da crociera, l’8 marzo, appena tre giorni prima della dichiarazione ufficiale sulla pandemia dell’OMS.

Callahan, da sempre imprenditore del disastro, aveva colpito mentre il ferro era ancora caldo a febbraio e indossava il suo cappello Rescue Medicine — la compagnia che aveva fondato negli anni ’80 — per aiutare le “autorità sanitarie giapponesi e statunitensi” a curare i malati a bordo del Diamond Princess, che si trovava nel porto giapponese di Yokohama, vicino a Tokyo. “Non era possibile che questo non si presentasse per primo su una nave da crociera”, ha detto Callahan al Miami Herald. “Le navi da crociera sono il canarino per l’epidemia che rivela queste malattie su vasta scala”.

DR. SUPAPORN IN HER OFFICE (PHOTO BY ADRIANA CARGILL/MEDILL)

Ma sembra che il dottor Callahan non avesse bisogno delle navi da crociera per avvisarlo della natura o della portata del problema. Già il 4 gennaio 2020, quattro giorni prima del suo stimato collega in Tailandia, il dottor Wacharapluesadee, aveva eseguito i dati genomici e aveva elaborato una sequenza “parziale” e una corrispondenza totale era stata determinata dopo che la Cina e il WIV avevano rilasciato le loro sequenze, Callahan ha telefonato al suo vecchio amico Dr. Malone a New York con notizie di una nuova malattia emergente da Wuhan, in Cina.

A marzo, l’ASPR Robert Kadlec, ha scritto al vicepresidente esecutivo per la ricerca di Northwell, incoraggiandolo a elaborare una proposta di contratto e un budget per lo “Studio Pepcid” con Callahan. La proposta ricevuta era di circa $ 20,75 milioni in meno di quanto il Dr. Malone, la cui Alchem ​​Laboratories Corporation avrebbe ottenuto il contratto effettivo, apparentemente voleva.

“Siamo intervenuti per farlo per conto di Northwell (che) non sa nulla di contratti federali”, ha detto Malone ad AP. Ma sembra che il lampo di genio di Callahan sul Pepcid abbia fatto storcere il naso all’HHS. L’ex direttore del BARDA, Rick Bright, ha citato il fiasco Pepcid come il principale esempio di come Kadlec “stava incitando violazioni della legge federale sugli appalti” nella sua denuncia del 5 marzo.

Per il momento, i processi di Pepcid sono in sospeso mentre Malone e Callahan risolvono la disputa su chi ottiene il merito dell’idea. Robert Kadlec, nel frattempo, rimane l’ASPR e — per quanto ne sappiamo — Michael Callahan lo sta ancora consigliando su questioni relative al COVID-19.

Ringraziamenti: Whitney Webb ha contribuito alla ricerca di questo articolo

Correzione: una versione precedente di questo articolo affermava che il dott. Callahan aveva chiamato il dott. Malone il 4 gennaio 2020 per suggerire il possibile uso della famotidina come trattamento. 
 Il Dr. Robert Malone ha chiarito all’Hangout Unlimited che Callahan lo aveva avvisato solo di un focolaio del virus in quella data.
 Lo abbiamo corretto e ci rammarichiamo per l’errore.

Transumanesimo

Il fantasma del transumanesimo e la sensazione dell’esistenza

Una critica contro il transumanesimo

Il culto del transumanesimo perseguita l’Europa e il resto del nostro pianeta.
I suoi sacerdoti e famiglie vivono in alcuni dei più importanti laboratori di ricerca, università, grandi corporazioni e istituzioni politiche.

Il transumanesimo è una prospettiva negativa sulla natura umana, unita a una visione tecnico-scientifica che immagina il “come” dovremmo migliorare. Questa prospettiva è sostenuta da una credenza superstiziosa nella scienza come salvifica tout court e da un astratto disprezzo per la nostra natura umana: la nostra fragilità, la nostra mortalità, la nostra senzienza, la nostra auto-consapevolezza e il nostro senso incarnato di “chi” siamo (distinto da ‘cosa’ siamo).

I transumanisti coniugano l’emotività con l’irrazionalità, il potenziale dormiente con la stupidità e la disabilità con la discrepanza. E come risultato di questo confuso approccio promuovono e spingono verso un futuro che ciecamente annuncia reti onnipresenti, geneticamente ottimizzate, guidate da computer, in cui esseri umani presumibilmente fallibili sono manipolati e potenziati da un macchinario invisibile, presumibilmente controllabile e ottimizzabile, guidati da robot intesi quali il prossimo stadio di apparente “evoluzione” per l’umanità.

Le visioni dei transumanisti per il nostro futuro rimangono in gran parte incontrastate, perché la loro mentalità è il sintomo di eminenti ideologie scientifiche emerse sulla scia della modernità. Di conseguenza, essi hanno il potere di dettare ciò che intendiamo con il termine “progresso”, e ciò che rispettiamo come “razionale”. Parlano come se sapessero quale sarà il futuro e mostrano una resistenza testarda a qualsiasi critica, anche se “ razionale”, ai loro punti di vista; mostrando così ampie fasce di un’ideologia — a sua volta — “ irrazionale”.

Lo scopo di questo manifesto è di esporre l’irrazionalità e i pericoli del transumanesimo.

Il transumanesimo si basa su varie ipotesi profondamente errate.

Il tipo di transumanesimo che critichiamo qui si fonda sulle seguenti convinzioni:
 — La realtà è la totalità dell’informazione.
 — Gli esseri umani non sono altro che oggetti di elaborazione delle informazioni.
 — L’intelligenza artificiale è “intelligenza” in senso umano.

Su queste tre convinzioni i transumanisti sostengono che:
 — il processo decisionale dovrebbe generalmente basarsi sull’informazione e sull’intelligenza artificiale che opera su di esso, poiché questo tipo di processo decisionale porta a scelte migliori e che potrebbero agevolare una fase successiva dell’evoluzione
 — l’intelligenza artificiale è più potente dell’intelligenza umana.

Ma, negli errati presupposti del transumanesimo la realtà NON è la totalità delle informazioni

Noi non pensiamo che la presenza di informazioni sia quella giusta per chiarire la vita nella sua interezza. Troviamo anche ingenuamente inaccettabile l’assunzione e la definizione di “informazioni” come entità essenzialmente quantificabile o misurabile e quindi trattabile come un’ontologia completa o un resoconto di tutta la realtà.

Mentre la nozione di informazione può essere utilizzata come strumento nelle scienze e nella tecnologia, il concetto non è propriamente basilare e quindi insufficiente per considerare tutti gli aspetti della vita umana.

• L’elaborazione delle informazioni potrebbe essere adatta per discernere elementi funzionali di base della percezione, del pensiero e della azione umana. Altri elementi della nostra vita trans-biologica includono l’intelligenza emotiva, le virtù pratiche come la saggezza o la phronesisas un approccio qualitativo essenziale per il giudizio etico, dimensioni esperienziali e fenomenologiche della percezione, del pensiero e dell’azione, della visione prospettica e così via.

• Anche la nozione di evoluzione continua di tutta la realtà da informazioni di basso livello è problematica. Questa è l’idea che i dati si fondano per formare informazioni, le informazioni in forma di oggetti di informazione ruotano, gli oggetti interagiscono in scenari più grandi e così via, ma tutti sono fondamentalmente informativi. Ma la fisica e la filosofia contemporanee presentano discordanze alternative circa la formazione della realtà e la sua costituzione.

• Riassumendo, “l’informazione”, utilizzata soprattutto dalla transumanizzazione, è espressione del desiderio di controllo attraverso il calcolo. L’approccio è limitato a stimolare il mondo grazie a modelli basati su dati adatti per la manipolazione meccanica

L’informazione non può essere considerata equivalente solo alle “qualità primarie” di Locke, se si ignorano i “qualia”: i valori intrinseci e quegli aspetti del nostro mondo che lo rendono significativo e degno di essere vissuto, la teoria dell’informazione è essenzialmente senza vita.

• Se, quindi, il termine informazione è inadeguato a rendere conto della vita e dell’umanità, allora, per le stesse ragioni, l’idea che la realtà possa essere la “totalità dell’informazione” è ugualmente errata. Gli esseri umani NON sono oggetti di informazione, ma animali autosignificanti.

• Vediamo il “significato” come l’aspetto più importante nella vita umana in quanto ci consente di comprendere la realtà, di pensarci ulteriormente e di agire al suo interno.

• Il significato si disperde quando il nostro intero corpo (compreso il cervello) interagisce con il mondo che genera, o attualizza nuove realtà.

Tecnologie e media giocano un ruolo essenziale in questa emergenza di significato. Ma questa mediazione non deve essere confusa con le ipotesi transumaniste, che presuppongono che il significato sia uguale a una somma di informazioni.

• La tecnologia può modellare ma non riposizionare le nostre relazioni sociali, che determinano in modo cruciale ciò che per noi è significativo.

• Gli oggetti di informazione come le macchine sono contrassegnati da gradi di determinabilità, oscillanti, nella realtà, tra caso e necessità. Ma nella nostra ricerca di significato, noi esseri umani evitiamo di routine ogni determinabilità. Noi siamo, ognuno di noi, come i “cigni neri” che confutano in un colpo la facile, ma non dimostrabile affermazione: “tutti i cigni sono bianchi”. L’intelligenza artificiale non può MAI essere intelligente in un senso umano.

• L’intelligenza sta all’informazione come il chiodo sta al martello: se uno ha solo un martello, allora tutto sembra un chiodo: se uno ha solo informazioni, allora tutto sembra intelligente e in grado di elaborare le informazioni.

• Crediamo che il termine “intelligenza” sia stato gravemente abusato In questo modo sentiamo il bisogno di disambiguare e quindi delimitare l’uso del termine “intelligenza”.

• Mentre il termine “intelligenza” può essere usato come uno strumento nelle scienze e nelle pratiche tecnologiche — crediamo che sia più appropriato considerare termini come “intelligenza emotiva”, “nous”, “intellectus” o “sintonizzazione” (“Gefühl” nel senso di Schleiermacher) quando si parla dell’atto del pensiero umano.

• Il nostro “pensiero e agire in sintonia” (di conseguenza) è il nostro modo unico di essere una specie umana. È una capacità di sperimentare prestando attenzione e quindi attualizzando e trasformando il significato delle cose. Questa forma umana di pensiero e azione non ha valore neutrale. Il pensiero e l’azione sintonizzati sono indispensabili al processo decisionale quotidiano. Catturano i pezzi taciti e essenziali della realtà. Se li sacrifichiamo per un ragionamento calcolante che si presume essere “intelligenza”, la nostra capacità di discernere i giudizi e le decisioni etiche pertinenti e determinanti sarà penalizzata. Sostituiremo la realtà disordinata, ma ricca di significati con un mondo curatissimo, ma alla fine sterile.

• Riassumendo: l’intelligenza artificiale può effettivamente essere “intelligente” in termini di elaborazione delle informazioni. Ma non ha nè la capacità, nè il modo di manifestarsi che è essenziale nella vita, vale a dire la ‘sintonizzazione’ o la facoltà di incontrare, apprendere e negoziare significati; come fanno gli umani.

Come ci si sente ad essere umani? Abbiamo affermato sopra che la natura umana è segnata dalla nostra fragilità, dalla nostra senzienza, dalla nostra auto-consapevolezza e dal nostro senso incarnato di “chi” siamo. Queste sono le caratteristiche che ci permettono di essere sensibili al nostro ambiente, di sviluppare una sensibilità della nostra mortalità e di realizzare che ogni istante ha un passato unico che ci rivela un futuro senza precedenti. Sono questi che rendono la nostra esistenza distinta dall’esistenza di artefatti, robot o altre forme di entità non senzienti, perché gli umani percepiscono la sensazione di “esserci”.

I transumanisti negano questa qualità distintiva dell’esistenza umana, riducendo così la nostra natura senziente a quella di un robot. Perciò vogliamo chiarire quanto segue:

• Noi umani siamo animali autosignificanti.
 • Siamo esseri incantati che apprezzano la nostra esistenza, che — a parte le affermazioni del naturalismo — non è come essere un “cervello in una vasca” (‘brain in a vat’).
 • A differenza delle macchine che semplicemente simulano consapevolezza, siamo originariamente consapevoli e capaci di distinguere tra lo stato di consapevolezza (presenza mentale) e i contenuti di cui siamo consapevoli (intenzionalmente). Nel linguaggio delle macchine (machine terms), questa distinzione sarebbe assurda.
 • La nostra sintonia tra pensiero e azione assicura che la nostra vita non è solo determinata dalla razionalità procedurale formale (“Zweckrationalität”). Alcune delle nostre abilità più importanti sono quelle dipendenti dall’attenzione congiunta.
 • Attraverso la nostra attenzione congiunta influenziamo l’emergere del nostro ambiente; in tal modo da essere co-creatori di tutto ciò che esiste.
 • La natura senziente include l’emotività come principio base dell’autoregolamentazione e dell’auto-orientamento. Le emozioni sono gradevoli o sgradevoli, lussuriose o dolorose. In tal modo le emozioni ci fanno sentire ciò che è buono e ciò che è cattivo.

(Nota del traduttore: La colorazione consapevole è l’atto di colorare illustrazioni pre-disegnate e offre l’opportunità di sospendere il nostro dialogo interiore e impegnarsi in un’attività che trascura il flusso di pensieri.)

Colorando il “come ci si sente” l’individuo percepisce se stesso, le emozioni sono ciò su cui si fonda al dunque il nostro senso del bene e del male. Non c’è un tale senso senza o al di fuori della sensibilità.

• Essendo esseri senzienti siamo attratti dal bene e cerchiamo il nostro e altrui sviluppo (il bene comune), che è convertibile con la ricerca della bellezza, della verità e della piena relazionalità.

• Non dovremmo mai dimenticare che siamo esseri vulnerabili. Viviamo vite contingenti. I nostri corpi, le nostre menti, le nostre emozioni e la forma generale come persone (le nostre anime) sono soggette a danni e deformazioni; e questo è il caso sia dell’aspetto mentale che fisico. Abbiamo quindi bisogno di proteggerci.

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GLI AUTORI

Prof. Dr. Sarah Spiekermann Professore e presidente dell’Istituto per la gestione dei sistemi informatici presso l’Università di Economia e Commercio di Vienna (WU Vienna, Austria). È nota per il suo lavoro sulla progettazione di sistemi IT etici e per l’attività nel campo della creazione di politiche sulla privacy. È autrice del libro di testo “Ethical IT Innovation — A Value-based Approach”.

Prof. Il Dr. Peter Hampson è ricercatore presso la Blackfriars Hall, Università di Oxford, dove insegna psicologia. È anche professore emerito presso l’Università dell’Inghilterra occidentale, Bristol, Regno Unito, e Professore onorario aggiunto di psicologia presso NUI Maynooth, Irlanda. È noto soprattutto per il suo lavoro sulla psicologia cognitiva e, da ultimo, sul dialogo psicologia-teologia. Di recente ha co-editato il volume “Teologia e letteratura dopo la postmodernità”.

Prof. Dr. Charles M. Ess Professore di Media Studies, Dipartimento di Media e Comunicazione, Università di Oslo. È noto soprattutto per il suo modo di pensare e scrivere sull’applicazione dell’etica della virtù sia nell’Information and Computing Ethics che nei Media and Communication Studies. È l’autore del libro di testo ampiamente utilizzato, “Digital Media Ethics”.

Prof. Dr. Johannes Hoff professore ordinario di Teologia sistematica e filosofica all’Università di Heythrop, Università di Londra. Johannes Hoff è noto soprattutto per questa riflessione sull’ermeneutica culturale contemporanea e sulla teologia filosofica tardo medievale. Il suo modo di pensare è quello di esprimere al meglio il suo recente libro “The Analogical Turn” e il prossimo pezzo “Macchine magiche: antropologia, tecnologia e sacramentalità in un’era post-digitale”.

Dr. Mark Coeckelbergh Docente di Filosofia dei Media e della Tecnologia presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Vienna e più noto per il suo pensiero sulla filosofia della tecnologia, in particolare l’etica della robotica e delle TIC. Ha pubblicato i libri “Crescere relazioni morali” e “Essere umano @ Rischio”.

Prof. Dr. Georg Franck Professore emerito di metodi digitali in architettura e pianificazione spaziale presso l’Università tecnica di Vienna. È noto soprattutto per il suo pensiero su “The Attention Economy” e “Mental Capitalism” su cui ha pubblicato libri con lo stesso nome.

Fonte Originale:

https://www.academia.edu/34576836/The_Ghost_of_Transhumanism_and_the_Sentience_of_Existence_The_Ghost_of_Transhumanism

Traduzione per Megachip a cura di Glauco Benigni.

Transumanesimo

FAQ TRANSUMANISTA PT.1

Parte 1: Che cos’è il transumanesimo?

Traduzione dal sito https://whatistranshumanism.org/ a cura di Mer Curio

Che cos’è il Transumanesimo?

Il transumanesimo è un modo di pensare al futuro che si basa sulla premessa che la specie umana nella sua forma attuale non rappresenta la fine del nostro sviluppo, ma piuttosto una fase relativamente precoce.

Il transumanesimo è un movimento vagamente definito che si è sviluppato gradualmente negli ultimi due decenni.

Il transumanesimo è una classe di filosofie di vita che cercano la continuazione e l’accelerazione dell’evoluzione della vita intelligente al di là della sua forma attualmente umana e dei suoi limiti attraverso la scienza e la tecnologia, guidati da principi e valori che promuovono la vita.
 — Max More (1990)

Humanity+ la definisce formalmente sulla base della definizione originale di Max More come segue:

⦁ Il movimento intellettuale e culturale che afferma la possibilità e l’opportunità di migliorare fondamentalmente la condizione umana attraverso la ragione applicata, in particolare sviluppando e rendendo ampiamente disponibili tecnologie per eliminare l’invecchiamento e migliorare notevolmente le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche dell’uomo.
 ⦁ Lo studio delle ramificazioni, delle promesse e dei potenziali pericoli delle tecnologie che ci permetteranno di superare i limiti umani fondamentali e il relativo studio delle questioni etiche legate allo sviluppo e all’uso di tali tecnologie.

Il transumanesimo può essere visto come un’estensione dell’umanesimo, da cui deriva in parte. Gli umanisti credono che gli esseri umani siano importanti, che gli individui siano importanti. Potremmo non essere perfetti, ma possiamo migliorare le cose promuovendo il pensiero razionale, la libertà, la tolleranza, la democrazia e la preoccupazione per i nostri simili. I transumanisti sono d’accordo con questo, ma sottolineano anche ciò che abbiamo il potenziale per diventare. Così come usiamo mezzi razionali per migliorare la condizione umana e il mondo esterno, possiamo anche usare tali mezzi per migliorare noi stessi, l’organismo umano. Così facendo, non ci limitiamo ai metodi umanistici tradizionali, come l’educazione e lo sviluppo culturale. Possiamo anche usare mezzi tecnologici che alla fine ci permetteranno di andare oltre ciò che qualcuno potrebbe pensare come “umano”.

Informazioni sulle FAQ transumaniste

La Transhumanist FAQ è stata sviluppata nel 1998 ed è diventata una FAQ formale nel 1999 grazie al lavoro di ispirazione dei transumanisti, tra cui Alexander Chislenko, Max More, Anders Sandberg, Natasha Vita-More, James Hughes e Nick Bostrom. Diverse persone hanno contribuito alla definizione del transumanesimo, che ha avuto origine da Max More. Greg Burch, David Pearce, Kathryn Aegis e Anders Sandberg hanno gentilmente offerto ampi commenti editoriali. La presentazione nella sezione crionica è stata, ed è tuttora, direttamente ispirata da un articolo di Ralph Merkle. Idee, critiche, domande, e frasi alla versione originale sono state fornite da (in ordine alfabetico): Kathryn Aegis, Alex (intech@intsar.com), Brent Allsop, Brian Atkins, Scott Badger, Doug Bailey, Harmony Baldwin, Damien Broderick, Greg Burch, David Cary, John K Clark, Dan Clemensen, Damon Davis, Jeff Dee, Jean-Michel Delhotel, Dylan Evans, EvMick@aol.com, Daniel Fabulich, Frank Forman, Robin Hanson, Andrew Hennessey, Tony Hollick, Joe Jenkins, William John, Michelle Jones, Arjen Kamphius, Henri Kluytmans, Eugene Leitl, Michael Lorrey, mark@unicorn.com, Peter C. McCluskey, Erik Moeller, J. R. Molloy, Max More, Bryan Moss, Harvey Newstrom, Michael Nielsen, John S. Novak III, Dalibor van den Otter, David Pearce, pilgrim@cyberdude.com, Thom Quinn, Anders Sandberg, Wesley R. Schwein, Shakehip@aol.com, Allen Smith, Geoff Smith, Randy Smith, Dennis Stevens, Derek Strong, Remi Sussan, Natasha Vita-More, Michael Wiik, Eliezer Yudkowsky, e zebo@pro-ns.net.

Nel corso degli anni, questa FAQ è stata aggiornata per fornire un resoconto sostanziale del transumanesimo. L’Extropy Institute (ExI) è stato una fonte di informazioni per la prima versione delle FAQ transumaniste, la versione 1.0 degli anni Novanta. La WTA ha adottato la FAQ nel 2001 e Nick Bostrom e James Hughes hanno continuato a lavorarci, con il contributo di quasi cento persone dell’ExI e della WTA, tra cui Aleph e Transcedo e l’Associazione transumanista britannica. È stato aggiunto nuovo materiale e molte vecchie sezioni sono state sostanzialmente rielaborate. Nella preparazione della versione 2.0, le seguenti persone sono state particolarmente utili: Eliezer Yudkowsky, che ha fornito assistenza editoriale con commenti su particolari questioni di sostanza; Dale Carrico che ha revisionato la prima metà del testo; e Michael LaTorra che ha fatto lo stesso per la seconda metà; e “Reason” che ha poi ripassato l’intero documento, così come Frank Forman, e Sarah Banks Forman. Sono stati forniti anche utili commenti di sostanza o di forma (in ordine alfabetico): Michael Anissimov, Samantha Atkins, Milan Cirkovic, José Luis Cordeiro, George Dvorsky, James Hughes, G.E. Jordan, Vasso Kambourelli, Michael LaTorra, Eugen Leitl, Juan Meridalva, Harvey Newstrom, Emlyn O’Reagan, Christine Peterson, Giulio Prisco, Reason, Rafal Smigrodzki, Simon Smith, Mike Treder e Mark Walker. Molti altri hanno offerto negli anni domande o riflessioni che hanno in qualche modo contribuito a dare forma a questo documento, e anche se non è possibile nominarvi tutti, i vostri contributi sono molto apprezzati.

La FAQ 3.0 dei transumanisti, riveduta grazie agli sforzi continui di molti transumanisti, continuerà ad essere aggiornata e modificata man mano che svilupperemo nuove conoscenze e modi migliori di contabilizzare le vecchie conoscenze che riguardano direttamente e indirettamente il transumanesimo. Il nostro obiettivo è quello di fornire una fonte affidabile di informazioni sul transumanesimo.

Grazie a tutti coloro che hanno contribuito in passato e a coloro che offrono nuovi spunti a queste FAQ!

FAQ transumanista

– versione 3.0

Parte 1: Generale

Che cos’è il transumanesimo?
 Cos’è un postumano?
 Cos’è un transumano?

Praticità

Quali sono le ragioni per aspettarsi tutti questi cambiamenti?
 Non ci vorranno migliaia o milioni di anni per questi sviluppi?
 Come posso usare il transumanesimo nella mia vita?
 E se non funziona?
 Come potrei diventare un postumano?
 Non sarà noioso vivere per sempre in un mondo perfetto?
 Come posso partecipare e contribuire?

Parte 2: Società e politica

Le nuove tecnologie andranno a beneficio solo dei ricchi e dei potenti?
 I transumanisti sostengono l’eugenetica?
 Queste tecnologie del futuro non sono molto rischiose? Potrebbero anche causare la nostra estinzione?
 Se queste tecnologie sono così pericolose, devono essere vietate?
 Non dovremmo concentrarci sui problemi attuali?
 L’allungamento della vita peggiorerà i problemi di sovrappopolazione?
 C’è uno standard etico…
 In che tipo di società vivrebbero i postumani?
 I postumani o le macchine superintelligenti rappresenteranno una minaccia per gli esseri umani che non sono “aumentati”?

Tecnologie e proiezioni

Biotecnologia, ingegneria genetica, cellule staminali e clonazione
 Cos’è la nanotecnologia molecolare?
 Cos’è il superintelligence?
 Cos’è la realtà virtuale?
 Cos’è la crionica?
 La probabilità di successo non è troppo bassa?
 Cosa significa “caricare”?
 Qual è la singolarità?

Transumanesimo e natura

Perché i transumanisti vogliono vivere più a lungo?
 Non è una manomissione della natura?
 Le tecnologie transumane ci renderanno inumani?
 La morte non fa parte dell’ordine naturale delle cose?
 Le tecnologie transumaniste sono ecologiche?

Il transumanesimo come punto di vista filosofico e culturale

Quali sono gli antecedenti filosofici e culturali del transumanesimo?
 Quali correnti ci sono all’interno del transumanesimo?
 Che rapporto ha il transumanesimo con la religione?
 Cose come l’upload, la crionica e l’IA non falliscono…
 Che tipo di arte transumanista esiste?

Le FAQ transumaniste sono state concepite come un tentativo di sviluppare un’ampia articolazione consensuale delle basi del transumanesimo responsabile. L’obiettivo era un testo che potesse servire sia come guida per i nuovi arrivati sia come lavoro di riferimento per i partecipanti più esperti.

Generale

Che cos’è il transumanesimo?

Vedi l’introduzione.

Cos’è un postumano?

A volte è utile parlare di possibili esseri futuri le cui capacità di base superano così radicalmente quelle degli esseri umani attuali da non essere più inequivocabilmente umani secondo i nostri standard attuali. La parola standard per tali esseri è “postumano”. (Bisogna fare attenzione ad evitare interpretazioni errate. “Posthuman” non indica qualsiasi cosa che venga dopo l’era umana, né ha nulla a che fare con il “postumano”. In particolare, non implica che non ci siano più esseri umani).

Molti transumanisti desiderano seguire percorsi di vita che, prima o poi, richiederebbero di diventare persone postumane: anelano a raggiungere livelli intellettuali superiori a qualsiasi genio umano attuale, così come gli esseri umani sono superiori agli altri primati; essere resistenti alle malattie e insensibili all’invecchiamento; avere una giovinezza e un vigore illimitati; esercitare un controllo sui propri desideri, umori e stati mentali; essere in grado di evitare di sentirsi stanchi, odiosi o irritati per le cose insignificanti; avere una maggiore capacità di piacere, amore, apprezzamento artistico e serenità; sperimentare nuovi stati di coscienza a cui i cervelli umani attuali non possono accedere. Sembra probabile che il semplice fatto di vivere una vita indefinitamente lunga, sana e attiva porterebbe chiunque all’età post-umana se continuasse ad accumulare ricordi, abilità e intelligenza.

I postumani potrebbero essere intelligenze artificiali completamente sintetiche, o potrebbero essere potenziati (vedi “Che cos’è il caricamento?”), o potrebbero essere il risultato di molti piccoli ma cumulativamente profondi ampliamenti di un umano biologico. Quest’ultima alternativa richiederebbe probabilmente la riprogettazione dell’organismo umano mediante l’uso di nanotecnologie avanzate o il loro radicale potenziamento utilizzando una qualche combinazione di tecnologie come l’ingegneria genetica, la psicofarmacologia, le terapie anti-invecchiamento, le interfacce neurali, gli strumenti avanzati di gestione dell’informazione, i farmaci che potenziano la memoria, i computer indossabili e le tecniche cognitive.

Alcuni autori scrivono come se, semplicemente cambiando la nostra concezione di noi stessi, fossimo diventati o potessimo diventare postumani. Questa è una confusione o una corruzione del significato originale del termine. I cambiamenti necessari per renderci postumani sono troppo profondi per essere realizzabili semplicemente alterando qualche aspetto della teoria psicologica o il modo in cui pensiamo a noi stessi. Sono necessarie radicali modifiche tecnologiche al nostro cervello e al nostro corpo.

È difficile per noi immaginare cosa significhi essere una persona postumana. I postumani possono avere esperienze e preoccupazioni che non riusciamo a comprendere, pensieri che non possono entrare nei tre chili di tessuto neurale che usiamo per pensare. Alcuni postumani possono trovare vantaggioso abbandonare completamente il proprio corpo e vivere come modelli di informazione su vaste reti di computer superveloci. Le loro menti possono non solo essere più potenti delle nostre, ma possono anche utilizzare diverse architetture cognitive o includere nuove modalità sensoriali che consentono una maggiore partecipazione nei loro ambienti di realtà virtuale. Le menti post-umane potrebbero essere in grado di condividere direttamente ricordi ed esperienze, aumentando notevolmente l’efficienza, la qualità e le modalità con cui i postumi possono comunicare tra loro. I confini tra le menti postumane potrebbero non essere così netti come quelli tra gli esseri umani.

I postumani potrebbero plasmare se stessi e il loro ambiente in così tanti modi nuovi e profondi che le speculazioni sulle caratteristiche dettagliate dei postumani e del mondo postumo rischiano di fallire.

Cos’è un transumano?

Nel suo uso contemporaneo, “transumano” si riferisce a una forma intermedia tra l’umano e il postumano (vedi “Cos’è un postumano?”). Ci si potrebbe chiedere, dato che il nostro uso attuale, ad esempio, della medicina e dell’informatica ci permette di fare abitualmente molte cose che avrebbero stupito gli esseri umani che vivevano nell’antichità, se non siamo già transumani. La domanda è provocatoria, ma in definitiva non molto significativa; il concetto di transumano è troppo vago perché ci sia una risposta definitiva.

Un transumanista è semplicemente qualcuno che sostiene il transumanesimo (vedi “Cos’è il transumanesimo?”). È un errore comune per i giornalisti e gli altri scrittori dire che i transumanisti “affermano di essere transumani” o “si definiscono transumani”. Adottare una filosofia che dice che un giorno tutti dovrebbero avere la possibilità di crescere oltre i limiti umani attuali non significa chiaramente dire che si è migliori o in qualche modo attualmente “più avanzati” dei propri simili.

L’etimologia del termine “transumano” risale al futurista FM-2030 (noto anche come F. M. Estfandiary), che lo introdusse come stenografia per “umano di transizione”. Chiamando i transumani la “prima manifestazione di nuovi esseri evolutivi”, FM sosteneva che i segni della transumanità includevano protesi, chirurgia plastica, uso intensivo delle telecomunicazioni, una visione cosmopolita e uno stile di vita globetrotteristico, androginia, riproduzione mediata (come la fecondazione in vitro), assenza di credenze religiose, e un rifiuto dei valori familiari tradizionali. Tuttavia, la diagnostica della FM è di dubbia validità. Non è chiaro perché chiunque abbia avuto parti del corpo migliorate o uno stile di vita nomade sia più vicino a diventare postumano di tutti noi; né, naturalmente, tali persone sono necessariamente più ammirevoli o moralmente lodevoli di altre. In effetti, è perfettamente possibile essere un transumano — o, per quel che conta, un transumanista — e abbracciare ancora la maggior parte dei valori tradizionali e dei principi di condotta personale.

Riferimenti:

⦁ FM-2030, Sei un transumano? (New York: Warner Books, 1989)

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Praticità

Quali sono le ragioni per aspettarsi tutti questi cambiamenti?

Date un’occhiata in giro. Confronta quello che vedi con quello che avresti visto solo cinquant’anni fa. Non è una congettura particolarmente audace che i prossimi 50 anni vedranno almeno altrettanti cambiamenti e che lo stato della tecnologia a metà del 21° secolo sarà piuttosto meraviglioso per gli standard attuali. La proiezione conservatrice, che presuppone solo che il progresso continui nello stesso modo graduale che ha avuto a partire dal XVII secolo, implicherebbe che dovremmo aspettarci di assistere a sviluppi drammatici nei prossimi decenni.

Questa aspettativa è rafforzata se si considera che molte aree cruciali sembrano in attesa di scoperte critiche. Il World-Wide Web sta cominciando a collegare le persone del mondo, aggiungendo un nuovo livello globale alla società umana dove l’informazione è suprema. Il Progetto Genoma Umano è stato completato, e lo studio dei ruoli funzionali dei nostri geni (genomica funzionale) sta procedendo rapidamente. Si stanno sviluppando tecniche per utilizzare queste informazioni genetiche per modificare gli organismi adulti o la linea germinale. Le prestazioni dei computer raddoppiano ogni 18 mesi e si avvicineranno alla potenza di calcolo di un cervello umano nel prossimo futuro. Le aziende farmaceutiche stanno perfezionando i farmaci che ci permetteranno di regolare l’umore e gli aspetti della personalità con pochi effetti collaterali. Molti obiettivi transumanisti possono essere perseguiti con le tecnologie attuali. Ci possono essere molti dubbi che, a meno di un cataclisma distruttore di civiltà, il progresso tecnologico ci darà opzioni molto più radicali in futuro? (Vedi anche “Non ci vorranno migliaia o milioni di anni per questi sviluppi?)

La produzione molecolare ha il potenziale per trasformare la condizione umana. È una tecnologia fattibile? Eric Drexler e altri hanno mostrato in dettaglio come la nanotecnologia in fase meccanica sia coerente con le leggi fisiche e hanno delineato diversi percorsi attraverso i quali potrebbe essere sviluppata (vedi “Cos’è la nanotecnologia molecolare?”). La produzione molecolare potrebbe sembrare incredibile, forse perché le eventuali conseguenze sembrano troppo travolgenti, ma gli esperti di nanotecnologie sottolineano che attualmente non esiste una critica tecnica pubblicata delle argomentazioni di Drexler. A più di dieci anni dalla pubblicazione di Nanosystems, nessuno è stato ancora in grado di indicare un errore significativo nei calcoli. Nel frattempo, gli investimenti nello sviluppo delle nanotecnologie, già miliardi di dollari all’anno in tutto il mondo, crescono ogni anno, e almeno gli aspetti meno visionari delle nanotecnologie sono già diventati mainstream.

Ci sono molti metodi e tecnologie indipendenti che possono permettere all’uomo di diventare postumo. C’è incertezza su quali tecnologie saranno perfezionate per prime, e noi abbiamo la possibilità di scegliere quali metodi usare. Ma se la civiltà continua a prosperare, sembra quasi inevitabile che gli esseri umani prima o poi avranno la possibilità di diventare persone postumane. E, a meno che non venga impedito con la forza, molti sceglieranno di esplorare questa possibilità.

Riferimenti:
 ⦁ K. Eric Drexler, Nanosystems: Macchinari molecolari, produzione e calcolo, (New York: John Wiley & Sons, 1992)

Non ci vorranno migliaia o milioni di anni per questi sviluppi?

Spesso è molto difficile prevedere quanto tempo ci vorrà per un certo sviluppo tecnologico. L’atterraggio sulla luna è avvenuto prima del previsto, ma l’energia di fusione ci sfugge ancora dopo mezzo secolo di attesa. La difficoltà nel prevedere i tempi risiede in parte nella possibilità di ostacoli tecnici inaspettati e in parte nel fatto che il tasso di progresso dipende dai livelli di finanziamento, che a loro volta dipendono da fattori economici e politici difficili da prevedere. Pertanto, mentre in molti casi si possono dare buoni motivi per pensare che alla fine una tecnologia verrà sviluppata, di solito si può solo fare delle congetture informate su quanto tempo ci vorrà.

La stragrande maggioranza dei transumanisti pensa che lasuperintelligence e la nanotecnologia si svilupperanno entrambi in meno di cento anni, e molti prevedono che si svilupperanno bene entro il primo terzo di questo secolo. (Alcune delle ragioni per sostenere queste opinioni sono delineate nelle sezioni relative a queste due tecnologie). Una volta che ci sarà sia la nanotecnologia che lasuperintelligence, una gamma molto ampia di applicazioni speciali seguirà rapidamente.

Sarebbe possibile fare un lungo elenco di esempi in cui le persone in passato hanno solennemente dichiarato che qualcosa era tecnologicamente assolutamente impossibile:

I segreti del volo non saranno padroneggiati nell’arco della nostra vita — non entro un migliaio di anni. — Wilbur Wright (1901)

o socialmente irrilevante:

Non c’è motivo per cui qualcuno vorrebbe un computer in casa propria.
 — Ken Olsen, Presidente, Presidente e fondatore di Digital Equipment Corporation (1977)

– solo per vederlo accadere qualche anno dopo. Tuttavia, si potrebbe fornire un elenco altrettanto lungo di casi di scoperte previste che non si sono verificate. La questione non può essere risolta elencando i parallelismi storici.

Una strategia migliore è quella di guardare direttamente a ciò che un’attenta analisi dei vincoli fisici sottostanti e dei vincoli ingegneristici potrebbe rivelare. Nel caso delle tecnologie future più cruciali — superintelligenza e produzione molecolare — tali analisi sono state fatte. Molti esperti ritengono che queste saranno probabilmente raggiunte entro i primi decenni del 21° secolo. Altri esperti pensano che ci vorrà molto più tempo. Sembra esserci più disaccordo sulla fattibilità e sui tempi del superintelligence che sulle nanotecnologie.

Un altro modo per farsi un’idea di dove siamo diretti è guardare alle tendenze. Almeno dalla fine del XIX secolo, la scienza e la tecnologia, misurate da un’ampia gamma di indicatori, sono raddoppiate circa ogni 15 anni (Prezzo 1986). Estrapolando questo tasso esponenziale di progresso, ci si aspetta di vedere cambiamenti drammatici in un futuro relativamente prossimo. Ciò richiederebbe una brusca inversione delle tendenze attuali, una decelerazione inaspettata, affinché i cambiamenti che molti transumanisti prevedono non si verifichino nel XXI secolo.

Riferimenti:
 
⦁ The Foresight Institute, ⦁ “Erroneous Predictions and Negative Comments Concerning Scientific and Technological Developments” (2002)
 ⦁ Derek J. de Solla Price, Little Science, Big Science …and Beyond (New York: Columbia University Press, 1986)

Come posso usare il transumanesimo nella mia vita?

Mentre è noto che il transumanesimo si è incrociato con i programmi accademici, le filosofie etiche, le cause politiche e i movimenti artistici, il transumanesimo non è uno stile di vita, una religione o una guida di auto-aiuto. Il transumanesimo non può dirti che tipo di musica ascoltare, quali hobby perseguire, chi sposare o come vivere la tua vita, più di quanto, ad esempio, essere membro di Amnesty International o studiare biologia molecolare possa dirti queste cose.

A seconda della vostra situazione e delle vostre esigenze, potreste trovare utili o meno alcune delle opzioni di modifica o miglioramento umano attualmente disponibili. Alcune di queste sono comuni — esercizio fisico, dieta sana, tecniche di rilassamento, gestione del tempo, abilità di studio, tecnologia dell’informazione, caffè o tè (come stimolanti), educazione e integratori alimentari (come vitamine, minerali, acidi grassi o ormoni). Altri che non avreste mai pensato, come ad esempio ottenere un contratto di sospensione crionica (vedi “Cos’è la crionica? La probabilità di successo non è troppo bassa?”), o masticare gomme alla nicotina per i suoi effetti nootropici. Altri ancora — per esempio i farmaci farmacologici per l’umore o gli interventi chirurgici per il cambio di sesso — sono adatti solo a persone che hanno difficoltà o necessità particolari.

Se volete saperne di più su argomenti transumanisti, incontrare persone che la pensano come voi e partecipare in qualche modo allo sforzo transumanista, vedete “Come posso partecipare e contribuire?

E se non funziona?

Il successo nell’impresa transumanista non è una questione di tutto o niente. Non c’è un “esso” su cui tutto dipende. Al contrario, ci sono molti processi incrementali in gioco, che possono funzionare meglio o peggio, più velocemente o più lentamente. Anche se non possiamo curare tutte le malattie, ne cureremo molte. Anche se non otteniamo l’immortalità, possiamo avere una vita più sana. Anche se non riusciamo a congelare interi corpi e a rianimarli, possiamo imparare a conservare gli organi per i trapianti. Anche se non risolviamo la fame nel mondo, possiamo nutrire molte persone. Con molte tecnologie potenzialmente trasformative già disponibili e altre in cantiere, è chiaro che ci sarà un ampio margine per l’incremento umano. Le tecnologie transumane più potenti, come la nanotecnologia in fase di macchina e la superintelligenza, possono essere raggiunte attraverso diversi percorsi indipendenti. Se dovessimo trovare una via da bloccare, possiamo provarne un’altra. La molteplicità dei percorsi aumenta la probabilità che il nostro viaggio non si fermi prematuramente.

Ci sono modi per fallire completamente, cioè se soccomberemo ad un disastro esistenziale (vedi “Non sono molto rischiose queste tecnologie del futuro? Potrebbero anche causare la nostra estinzione?”. Gli sforzi per ridurre i rischi esistenziali sono quindi una priorità assoluta.

Come potrei diventare un postumano?

Attualmente, non c’è modo che un essere umano possa diventare un postumano. Questa è la ragione principale del forte interesse per l’estensione della vita e la crionica tra i transumanisti. Chi di noi vive abbastanza a lungo da essere testimone delle tecnologie attualmente prevedibili può avere la possibilità di diventare postumano. Anche se non ci sono garanzie di successo, ci sono alcune cose che possono essere fatte a livello individuale che miglioreranno un po’ le probabilità:

⦁ Vivere in modo sano ed evitare rischi inutili (dieta, esercizio fisico, ecc.);
 ⦁ Iscriversi alla crionica;
 ⦁ Tenersi aggiornati sulle ricerche in corso e risparmiare un po’ di soldi in modo da potersi permettere futuri trattamenti di prolungamento della vita quando saranno disponibili;
 ⦁ Sostenere lo sviluppo delle tecnologie transumane attraverso donazioni, sostegno, investimenti o la scelta di una carriera sul campo; lavorare per rendere l’accesso più universale e per rendere il mondo più sicuro dai rischi esistenziali (vedi ⦁ “Non sono molto rischiose queste tecnologie del futuro? Potrebbero anche causare la nostra estinzione?”);
 ⦁ Unirsi ad altri per aiutare a promuovere il transumanesimo.

Nel frattempo, possiamo godere e sfruttare al meglio le opportunità che esistono oggi per vivere una vita degna e significativa. Se confrontiamo la nostra sorte attuale con quella dei nostri antenati storici, la maggior parte (almeno quelli di noi che non vivono nei paesi meno sviluppati) scopriranno che le circostanze materiali per la fioritura umana sono le migliori che siano mai state. Inoltre, possediamo un’accumulazione senza precedenti di tesori culturali e intellettuali, grazie ai quali possiamo arricchire le nostre esperienze e ampliare i nostri orizzonti.

Non sarà noioso vivere per sempre in un mondo perfetto?

Perché non provare e vedere?
 “Perfezione” è una parola vaga e infida. C’è un notevole disaccordo tra i transumanisti su quale tipo di perfezione sia raggiungibile e desiderabile, sia in teoria che in pratica. Probabilmente è più saggio parlare di migliorare il mondo, piuttosto che di renderlo “perfetto”. Sarebbe noioso vivere per un tempo indefinitamente lungo in un mondo notevolmente migliorato? Il mondo potrebbe sicuramente essere migliorato rispetto a com’è ora, anche diventando meno noioso. Se ci si liberasse del dolore e dello stress associato, ad esempio, alla compilazione delle dichiarazioni dei redditi annuali, la gente probabilmente non se ne starebbe seduta a dire: “La vita sembra priva di senso ora che non ho più moduli per l’imposta sul reddito da compilare”.

Certo, i miglioramenti materiali dell’ambiente possono non essere di per sé sufficienti a portare una felicità duratura. Se il vostro pasto abituale è pane e acqua, allora una scatola di biscotti può essere una festa. Ma se ogni sera mangiate ogni sera in ristoranti di lusso, una tariffa così buona vi sembrerà presto ordinaria e normale; e qualsiasi festa minore, come una scatola di biscotti, sarebbe al confronto un insulto. Alcuni scienziati cognitivi ipotizzano che ognuno di noi abbia un “punto fisso” di felicità, al quale torniamo presto a prescindere dai cambiamenti dell’ambiente. Ci può essere una notevole verità nella saggezza popolare che una macchina nuova e costosa non ti rende più felice (o meglio, ti rende più felice, ma solo temporaneamente). Per certi versi, le menti e i cervelli umani non sono progettati per essere felici. Fortunatamente, ci sono diversi punti di vista potenziali da cui partire per affrontare questa sfida.

Le scimmie si impegnano in attività che noi, come esseri umani, troveremmo ripetitive e noiose. Diventando più intelligenti, ci siamo annoiati di cose che avrebbero interessato i nostri antenati. Ma allo stesso tempo abbiamo aperto un vasto nuovo spazio di possibilità per divertirci — e il nuovo spazio è molto più grande del precedente. Gli esseri umani non sono semplicemente scimmie che possono ottenere più banane usando la nostra intelligenza come strumento. La nostra intelligenza ci permette di desiderare cose nuove, come l’arte, la scienza e la matematica. Se in un qualsiasi momento della vostra vita indefinitamente lunga vi annoiate con il mondo notevolmente migliorato, può solo indicare che è giunto il momento di aumentare la vostra intelligenza di un altro incremento.

Se il cervello umano ha un “set point” di felicità a cui ritorna, forse questo è un difetto di progettazione e dovrebbe essere corretto — una di quelle cose che finiremo per definire umane, ma non umane. Probabilmente non sarebbe saggio eliminare del tutto la noia, perché la noia può servire a evitare di perdere troppo tempo in attività monotone e senza senso. Ma se stiamo facendo cose nuove, imparando, diventando più intelligenti, e non siamo ancora contenti, per nessun motivo migliore del fatto che la nostra architettura cognitiva è progettata male, allora forse è il momento di riprogettarla. Gli attuali farmaci clinici per l’umore sono rozzi, ma a volte possono comunque ripristinare l’interesse e l’entusiasmo per la vita — a volte la stanchezza e la disperazione non hanno una ragione interessante alle spalle ed è semplicemente uno squilibrio della chimica cerebrale. Solo compartimentalizzando il nostro pensiero ad un livello elevato possiamo immaginare un mondo in cui ci sia una nanotecnologia molecolare matura e un’intelligenza artificiale sovrumana, ma mancano ancora i mezzi per controllare i circuiti cerebrali della noia. Fondamentalmente, non c’è ragione per cui il piacere, l’eccitazione, il benessere profondo e la semplice gioia di essere vivi non possano diventare lo stato d’animo naturale e predefinito per tutti coloro che lo desiderano.

Ed Regis (1990, p. 97) suggerisce di considerare anche i seguenti punti:
 ⦁ La vita ordinaria a volte è noiosa. E allora?
 ⦁ La vita eterna sarà tanto noiosa o eccitante quanto la renderà.
 ⦁ È più eccitante essere morti?
 ⦁ Se la vita eterna diventa noiosa, avrete la possibilità di porvi fine in qualsiasi momento.

Il transumanesimo non riguarda un’auto più fantasiosa, più soldi, o gadget intelligenti, anche se questo è ciò che i media ci presentano come “scienza” e “tecnologia avanzata”; il transumanesimo riguarda autentici cambiamenti della condizione umana, compreso l’aumento dell’intelligenza e delle menti più adatte al raggiungimento della felicità.

Riferimenti:
 ⦁ David Pearce, ⦁ L’imperativo edonistico (2003)
 ⦁ Ed Regis, Great Mambo Chicken and the Transhuman Condition (New York: Penguin Books, 1990)

Come posso partecipare e contribuire?

Puoi unirti all’Humanity+. L’Humanity+ è un’organizzazione associativa democratica e senza scopo di lucro che lavora per promuovere la discussione sulle possibilità di miglioramento radicale delle capacità umane attraverso la tecnologia, nonché sulle questioni etiche e sui rischi legati agli sviluppi tecnologici. È stata fondata nel 1998 come organizzazione ombrello per pubblicizzare le idee transumaniste e per cercare l’accettazione accademica del transumanesimo come movimento filosofico e culturale. Humanity+ organizza conferenze, pubblica H+ Magazine, (ha pubblicato una rivista accademica), rilascia comunicati stampa e coordina i capitoli dei campus studenteschi e i gruppi transumanisti locali in tutto il mondo. Per conoscere i progetti in corso e i prossimi eventi e per diventare membro, visita il sito web di Humanity+.

L’umanità+ è cresciuta fin dalla sua nascita e soprattutto rapidamente negli ultimi due anni, ma il compito che ci attende è al tempo stesso epocale e montuoso. Il vostro aiuto è necessario. Ci sono molti modi per contribuire: organizzare o partecipare a un gruppo di discussione locale, scrivere articoli o lettere all’editore, dare un contributo finanziario, diffondere la parola ad amici e conoscenti, offrire le proprie competenze, tradurre documenti chiave in altre lingue, collegarsi a Humanity+ dal proprio sito web, partecipare a conferenze e condividere le proprie idee, indirizzare la propria ricerca o attività creativa verso temi transumanisti, per citarne solo alcuni.

Se volete studiare le idee transumaniste in modo più dettagliato, potete trovare sul sito web alcuni sillabi e liste di lettura per iniziare. Se volete scambiare idee con altri, o semplicemente ascoltare le conversazioni in corso, potreste voler entrare a far parte di una delle mailing list e dei newsgroup gestiti da Humanity+.

Le prossime transizioni tecnologiche potrebbero essere la sfida più importante che l’umanità dovrà mai affrontare. L’intero futuro della vita intelligente sulla Terra può dipendere da come la gestiamo. Se facciamo le cose giuste, ci attende un meraviglioso futuro postumo con infinite opportunità di crescita e di fioritura. Se lo gestiamo male, la vita intelligente potrebbe estinguersi. Non volete partecipare e cercare di fare la differenza in meglio?

Riferimenti:
 Humanity+ (Da questo sito si possono trovare anche link a gruppi locali e organizzazioni affiliate).

CONTINUA — — — — — — — —

Transumanesimo

FAQ TRANSUMANISTA PT.2

Parte 2: Società e Politica

Le nuove tecnologie andranno a beneficio solo dei ricchi e dei potenti?

Si potrebbe affermare che il cittadino medio di un paese sviluppato oggi ha un tenore di vita più elevato rispetto a qualsiasi re di cinquecento anni fa. Il re poteva avere un’orchestra di corte, ma ci si può permettere un lettore CD che permette di ascoltare i migliori musicisti quando si vuole. Quando il re ha avuto la polmonite avrebbe potuto anche morire, ma si possono prendere antibiotici. Il re potrebbe avere una carrozza con sei cavalli bianchi, ma si può avere una macchina più veloce e più comoda. E probabilmente hai la televisione, l’accesso a Internet e una doccia con acqua calda; puoi parlare al telefono con i parenti che vivono in un paese diverso; e sai più cose sulla Terra, la natura e il cosmo di qualsiasi monarca medievale.

Il modello tipico con le nuove tecnologie è che diventano più economiche con il passare del tempo. In campo medico, ad esempio, le procedure sperimentali sono di solito disponibili solo per i soggetti di ricerca e per i più ricchi. Man mano che queste procedure diventano di routine, i costi diminuiscono e più persone possono permettersele. Anche nei paesi più poveri, milioni di persone hanno beneficiato dei vaccini e della penicillina. Nel campo dell’elettronica di consumo, il prezzo dei computer e di altri dispositivi che erano all’avanguardia solo un paio di anni fa scende precipitosamente con l’introduzione di nuovi modelli.

È chiaro che tutti possono trarre grande beneficio dal miglioramento della tecnologia. Inizialmente, tuttavia, i maggiori vantaggi andranno a coloro che hanno le risorse, le competenze e la volontà di imparare a utilizzare nuovi strumenti. Si può ipotizzare che alcune tecnologie possano causare l’aumento delle disuguaglianze sociali. Per esempio, se una qualche forma di amplificazione dell’intelligenza diventa disponibile, può essere all’inizio così costosa che solo i più ricchi possono permettersela. Lo stesso potrebbe accadere quando impariamo a migliorare geneticamente i nostri figli. Coloro che sono già benestanti diventerebbero più intelligenti e farebbero ancora più soldi. Questo fenomeno non è nuovo. I genitori ricchi mandano i loro figli in scuole migliori e forniscono loro risorse come i contatti personali e la tecnologia informatica che potrebbero non essere disponibili per i meno privilegiati. Tali vantaggi portano a maggiori guadagni più tardi nella vita e servono ad aumentare le disuguaglianze sociali.

Cercare di vietare l’innovazione tecnologica su queste basi, tuttavia, sarebbe fuorviante. Se una società giudica inaccettabili le disuguaglianze esistenti, un rimedio più saggio sarebbe la tassazione progressiva e la fornitura di servizi finanziati dalla comunità, come l’istruzione, l’accesso alle tecnologie dell’informazione nelle biblioteche pubbliche, i miglioramenti genetici coperti dalla sicurezza sociale, e così via. Il progresso economico e tecnologico non è un gioco a somma zero; è un gioco a somma positiva. Il progresso tecnologico non risolve il vecchio e difficile problema politico di quale grado di ridistribuzione del reddito sia auspicabile, ma può aumentare notevolmente la dimensione della torta da dividere.

I transumanisti sostengono l’eugenetica?

L’eugenetica in senso stretto si riferisce al movimento precedente alla seconda guerra mondiale in Europa e negli Stati Uniti per sterilizzare involontariamente i “geneticamente inadatti” e incoraggiare l’allevamento dei soggetti geneticamente avvantaggiati. Queste idee sono del tutto contrarie ai principi umanistici e scientifici tolleranti del transumanesimo. Oltre a condannare la coercizione che tali politiche comportano, i transumanisti rifiutano fortemente i presupposti razzisti e classisti su cui si basavano, insieme all’idea che i miglioramenti eugenetici potrebbero essere realizzati in un lasso di tempo praticamente significativo attraverso l’allevamento umano selettivo.

I transumanisti sostengono i principi dell’autonomia corporea e della libertà procreativa. I genitori devono poter scegliere da soli se e come riprodursi, come riprodursi e quali metodi tecnologici utilizzare per la loro riproduzione. L’uso della medicina genetica o dello screening embrionale per aumentare le probabilità di un bambino sano, felice e di talento è un’applicazione responsabile e giustificabile della libertà riproduttiva dei genitori.

Al di là di questo, si può sostenere che i genitori hanno la responsabilità morale di utilizzare questi metodi, supponendo che siano sicuri ed efficaci. Così come sarebbe sbagliato che i genitori venissero meno al loro dovere di procurarsi le migliori cure mediche disponibili per il proprio figlio malato, sarebbe sbagliato non prendere ragionevoli precauzioni per garantire che il futuro bambino sia il più sano possibile. Questo, tuttavia, è un giudizio morale che è meglio lasciare alla coscienza individuale piuttosto che essere imposto dalla legge. Solo in casi estremi e insoliti può essere giustificata una violazione della libertà procreativa. Se, per esempio, un aspirante genitore volesse intraprendere una modificazione genetica che sarebbe chiaramente dannosa per il bambino o ne ridurrebbe drasticamente le possibilità di vita, allora la legge dovrebbe impedire a questo aspirante genitore di farlo. Questo caso è analogo a quello dello Stato che prende in custodia un bambino in situazioni di grave negligenza dei genitori o di abuso di minori.

Questa difesa della libertà procreativa è compatibile con l’idea che gli stati e gli enti di beneficenza possono sovvenzionare la salute pubblica, le cure prenatali, la consulenza genetica, la contraccezione, l’aborto e le terapie genetiche in modo che i genitori possano prendere decisioni riproduttive libere e informate che si traducano in meno disabilità nella prossima generazione. Alcuni attivisti della disabilità definirebbero queste politiche eugenetiche, ma la società può avere un legittimo interesse a che i bambini nascano sani o disabili, il che la porta a sovvenzionare la nascita di bambini sani, senza in realtà bandire o imporre particolari modifiche genetiche.

Quando si discute della moralità dei miglioramenti genetici, è utile essere consapevoli della distinzione tra i miglioramenti che sono intrinsecamente benefici per il bambino o la società da un lato, e, dall’altro, i miglioramenti che forniscono un vantaggio meramente posizionale al bambino. Ad esempio, la salute, le capacità cognitive e il benessere emotivo sono apprezzati dalla maggior parte delle persone per il loro stesso bene. È semplicemente bello essere sani, felici e poter pensare bene, indipendentemente da qualsiasi altro vantaggio derivante dal possesso di questi attributi. Al contrario, tratti come l’attrattiva, l’abilità atletica, l’altezza e l’assertività sembrano conferire vantaggi che sono per lo più di tipo posizionale, cioè vanno a beneficio di una persona rendendola più competitiva (ad esempio nello sport o come potenziale compagno), a scapito di coloro con cui gareggerà, che subiranno un corrispondente svantaggio dal suo miglioramento. I potenziamenti che hanno solo vantaggi posizionali dovrebbero essere sminuiti, mentre i potenziamenti che creano benefici netti dovrebbero essere incoraggiati.

A volte si sostiene che l’uso di tecnologie di scelta germinale porterebbe ad una indesiderata uniformità della popolazione. Un certo grado di uniformità è auspicabile e atteso se siamo in grado di rendere tutti congenitamente sani, forti, intelligenti e attraenti. Pochi sostengono che dovremmo preservare la fibrosi cistica per il suo contributo alla diversità. Ma altri tipi di diversità sono sicuri di prosperare in una società con scelta germinale, soprattutto una volta che gli adulti sono in grado di adattare il proprio corpo secondo i propri gusti estetici. Presumibilmente la maggior parte dei genitori asiatici sceglierà comunque di avere figli con caratteristiche asiatiche, e se alcuni genitori scelgono geni che incoraggiano l’atletismo, altri possono scegliere geni che si correlano con l’abilità musicale.

È improbabile che i miglioramenti genetici della linea germinale abbiano un grande impatto sul mondo. Ci vorranno almeno quaranta o cinquant’anni prima che le tecnologie necessarie siano sviluppate, testate e ampiamente applicate e che un numero significativo di individui potenziati nasca e raggiunga l’età adulta. Prima che ciò accada, saranno probabilmente disponibili metodi più potenti e diretti per migliorare se stessi, basati sulla nanomedicina, l’intelligenza artificiale, il caricamento o la terapia genica somatica. (L’eugenetica tradizionale, basata sulla selezione di chi è autorizzato a riprodursi, avrebbe ancora meno prospettive di evitare l’obsolescenza preventiva, poiché ci vorrebbero molte generazioni per ottenere i suoi presunti miglioramenti).

Queste tecnologie del futuro non sono molto rischiose? Potrebbero anche causare la nostra estinzione?

Sì, e questo implica un’urgente necessità di analizzare i rischi prima che si concretizzino e di adottare misure per ridurli. Le biotecnologie, le nanotecnologie e l’intelligenza artificiale comportano rischi particolarmente gravi di incidenti e abusi. (Vedi anche “Se queste tecnologie sono così pericolose, devono essere vietate?)

Si può distinguere tra, da un lato, i rischi sopportabili o limitati, come gli incidenti automobilistici, la fusione dei reattori nucleari, le sostanze inquinanti cancerogene nell’atmosfera, le inondazioni, le eruzioni vulcaniche e così via, e, dall’altro, i rischi esistenziali — eventi che causerebbero l’estinzione della vita intelligente o ne paralizzerebbero in modo permanente e drastico il potenziale. Anche se i rischi sopportabili o limitati possono essere gravi — e possono effettivamente essere fatali per le persone immediatamente esposte — sono recuperabili; non distruggono le prospettive a lungo termine dell’umanità nel suo complesso. L’umanità ha una lunga esperienza con i rischi sopportabili e una varietà di meccanismi istituzionali e tecnologici sono stati impiegati per ridurre la loro incidenza. I rischi esistenziali sono un tipo diverso di bestia. Per la maggior parte della storia umana non ci sono stati rischi esistenziali significativi, o almeno nessuno che i nostri antenati potessero fare qualcosa. Per definizione, naturalmente, non si è ancora verificato alcun disastro esistenziale. Come specie possiamo quindi essere meno preparati a comprendere e gestire questo nuovo tipo di rischio. Inoltre, la riduzione del rischio esistenziale è un bene pubblico globale (tutti beneficiano necessariamente di tali misure di sicurezza, a prescindere dal fatto che contribuiscano o meno al loro sviluppo), creando un potenziale problema di free-rider, cioè la mancanza di sufficienti incentivi egoistici per le persone a fare sacrifici per ridurre un rischio esistenziale. I transumanisti riconoscono quindi il dovere morale di promuovere gli sforzi per ridurre i rischi esistenziali.

I rischi esistenziali più gravi che ci attendono nei prossimi decenni saranno di nostra competenza. Tra questi vi sono:

Usi distruttivi della nanotecnologia. Il rilascio accidentale di un nanobot auto-replicante nell’ambiente, dove procederebbe a distruggere l’intera biosfera, è noto come “scenario grigio goo”. Poiché la nanotecnologia molecolare farà uso dell’assemblaggio posizionale per creare strutture non biologiche e per aprire nuovi percorsi di reazione chimica, non c’è ragione di supporre che i controlli e gli equilibri ecologici che limitano la proliferazione delle autoreplicatrici organiche contengano anche nano-replicatrici. Eppure, mentre il grigio goo è certamente una preoccupazione legittima, sono state descritte salvaguardie ingegneristiche relativamente semplici che renderebbero la probabilità di un tale contrattempo quasi arbitrariamente piccola (Foresight 2002). Molto più grave è la minaccia posta dai nanobot deliberatamente progettati per essere distruttivi. Un gruppo terroristico o anche uno psicopatico solitario, avendo ottenuto l’accesso a questa tecnologia, potrebbe fare danni estesi o addirittura annientare la vita sulla terra a meno che non siano state sviluppate in precedenza efficaci tecnologie difensive (Center for Responsible Nanotechnology 2003). Una corsa agli armamenti instabile tra gli stati nanotecnologici potrebbe anche portare alla nostra eventuale scomparsa (Gubrud 2000). Gli sforzi anti-proliferazione saranno complicati dal fatto che la nanotecnologia non richiede materie prime difficili da ottenere o grandi impianti di produzione, e dalla funzionalità a doppio uso di molti dei componenti di base della nanomacchina distruttiva. Mentre un sistema di difesa nanotecnologico (che fungerebbe da sistema immunitario globale in grado di identificare e neutralizzare i replicatori canaglia) sembra essere possibile in linea di principio, potrebbe rivelarsi più difficile da costruire di un semplice replicatore distruttivo. Questo potrebbe creare una finestra di vulnerabilità globale tra la potenziale creazione di replicatori pericolosi e lo sviluppo di un sistema immunitario efficace. È fondamentale che i nano-assemblatori non cadano nelle mani sbagliate durante questo periodo.

Guerra biologica. I progressi nell’ingegneria genetica porteranno non solo a miglioramenti nella medicina, ma anche alla capacità di creare armi biologiche più efficaci. È agghiacciante pensare a cosa sarebbe successo se l’HIV fosse stato contagioso come il virus che causa il comune raffreddore. L’ingegneria di tali microbi potrebbe diventare presto possibile per un numero crescente di persone. Se la sequenza RNA di un virus viene pubblicata su Internet, allora chiunque abbia una certa esperienza di base e l’accesso a un laboratorio sarà in grado di sintetizzare il virus reale da questa descrizione. Una dimostrazione di questa possibilità è stata offerta da un piccolo team di ricercatori della New York University di Stony Brook nel 2002, che ha sintetizzato il virus della poliomielite (la cui sequenza genetica si trova su Internet) da zero e lo ha iniettato in topi che successivamente sono rimasti paralizzati e sono morti.

Intelligenza artificiale. Nessuna minaccia per l’esistenza umana è rappresentata dai sistemi di intelligenza artificiale di oggi o dai loro successori a breve termine. Ma se e quando verrà creata la superintelligenza, sarà di fondamentale importanza che essa sia dotata di valori a misura d’uomo. Una superintelligence progettato in modo imprudente o malizioso, con obiettivi che equivalgono all’indifferenza o all’ostilità verso il benessere umano, potrebbe causare la nostra estinzione. Un’altra preoccupazione è che la prima superintelligence, che potrebbe diventare molto potente per la sua superiore capacità di pianificazione e per le tecnologie che potrebbe sviluppare rapidamente, sarebbe costruito per servire solo una singola persona o un piccolo gruppo (come i suoi programmatori o la società che lo ha commissionato). Anche se questo scenario potrebbe non comportare l’estinzione letteralmente di tutta la vita intelligente, costituisce comunque un rischio esistenziale perché il futuro che ne deriverebbe sarebbe un futuro in cui gran parte del potenziale dell’umanità sarebbe stato definitivamente distrutto e in cui al massimo una piccolissima frazione di tutti gli esseri umani avrebbe potuto godere dei benefici della post-umanità. (Vedi anche “I postumi o le macchine superintelligenti rappresenteranno una minaccia per gli esseri umani che non sono aumentati?)

Guerra nucleare. Gli arsenali nucleari di oggi probabilmente non sono sufficienti a causare l’estinzione di tutti gli esseri umani, ma le future corse agli armamenti potrebbero portare ad accumuli ancora più grandi. È anche ipotizzabile che una guerra nucleare a tutto campo porti al collasso della civiltà moderna, e non è del tutto certo che i sopravvissuti riescano a ricostruire una civiltà capace di sostenere la crescita e lo sviluppo tecnologico.

Qualcosa di sconosciuto. Tutti questi rischi erano sconosciuti un secolo fa e molti di essi sono stati compresi chiaramente solo negli ultimi due decenni. È possibile che ci siano minacce future di cui non siamo ancora consapevoli.

Per una discussione più approfondita di questi e di molti altri rischi esistenziali, si veda Bostrom (2002).

La valutazione della probabilità totale che qualche disastro esistenziale ci distrugga prima di avere l’opportunità di diventare postumani può essere effettuata con vari metodi diretti o indiretti. Anche se ogni stima include inevitabilmente un grande fattore soggettivo, sembra che fissare la probabilità a meno del 20% sarebbe eccessivamente ottimistico, e la migliore stima può essere notevolmente più alta. Ma a seconda delle azioni che intraprendiamo, questa cifra può essere aumentata o diminuita.

Riferimenti:
 ⦁ Nick Bostrom, ⦁ “Rischi esistenziali: Analizzare gli scenari di estinzione umana e i pericoli correlati”, Journal of Evolution and Technology Vol. 9 (2002)
 ⦁ Centro per la nanotecnologia responsabile, ⦁ “Pericoli della produzione molecolare” (2003)
 ⦁ Foresight Institute, ⦁ “Foresight Guidelines on Molecular Nanotechnology, versione 3.7” (2000)
 ⦁ Mark Avrum Gubrud, ⦁ “Nanotecnologia e sicurezza internazionale”, Quinta conferenza di previsione sulla nanotecnologia molecolare (1997)
 ⦁ Eckard Wimmer et al., “Chemical Synthesis of Poliovirus cDNA: Generation of Infectious Virus in the Absence of Natural Template”, Science Vol. 257, №5583, (2002), 1016–1018

Se queste tecnologie sono così pericolose, devono essere vietate?

Cosa si può fare per ridurre i rischi?
 
La posizione secondo cui dovremmo abbandonare la ricerca sulla robotica, l’ingegneria genetica e le nanotecnologie è stata sostenuta in un articolo di Bill Joy (2000). Joy ha sostenuto che alcune delle future applicazioni di queste tecnologie sono così pericolose che la ricerca in questi campi dovrebbe essere fermata ora. In parte a causa delle sue precedenti credenziali tecnofile (era un progettista di software e un co-fondatore della Sun Microsystems), il suo articolo, apparso sulla rivista Wired, ha attirato molta attenzione.

Molte delle risposte all’articolo di Joy hanno sottolineato che non c’è una prospettiva realistica di un divieto mondiale di queste tecnologie; che esse hanno enormi benefici potenziali a cui non vorremmo rinunciare; che le persone più povere possono avere una maggiore tolleranza al rischio in sviluppi che potrebbero migliorare la loro condizione; e che un divieto può effettivamente aumentare i pericoli piuttosto che ridurli, sia ritardando lo sviluppo di applicazioni protettive di queste tecnologie, sia indebolendo la posizione di coloro che scelgono di rispettare il divieto rispetto a gruppi meno scrupolosi che lo sfidano.

Un’alternativa più promettente di un divieto generalizzato è lo sviluppo tecnologico differenziale, in cui cercheremmo di influenzare la sequenza in cui le tecnologie si sono sviluppate. Su questo approccio, ci sforzeremmo di ritardare lo sviluppo delle tecnologie dannose e delle loro applicazioni, accelerando al contempo lo sviluppo delle tecnologie benefiche, soprattutto quelle che offrono protezione contro quelle dannose. Per le tecnologie che hanno applicazioni militari decisive, a meno che non possano essere vietate in modo verificabile, potremmo cercare di garantire che siano sviluppate a un ritmo più rapido nei paesi che consideriamo responsabili rispetto a quelli che consideriamo potenziali nemici. (Il fatto che un divieto sia verificabile e applicabile può cambiare nel tempo a causa degli sviluppi del sistema internazionale o della tecnologia di sorveglianza).

Nel caso delle nanotecnologie, l’auspicabile sequenza di sviluppo è che i sistemi immunitari nanotecnologici e altre misure difensive vengano impiegati prima che le capacità offensive diventino disponibili per molte potenze indipendenti. Una volta che una tecnologia è condivisa da molti, diventa estremamente difficile impedire un’ulteriore proliferazione. Nel caso delle biotecnologie, dovremmo cercare di promuovere la ricerca su vaccini, farmaci antivirali, dispositivi di protezione, sensori e diagnostica, e di ritardare il più a lungo possibile lo sviluppo e la proliferazione di agenti di guerra biologica e i mezzi per la loro arma. Per l’intelligenza artificiale, un grave rischio emergerà solo quando le capacità si avvicineranno o supereranno quelle degli esseri umani. A quel punto si dovrebbe cercare di promuovere lo sviluppo di IA amichevole e di prevenire sistemi di IA poco amichevoli o inaffidabili.

La superintelligence è un esempio di una tecnologia che sembra particolarmente degna di essere promossa perché può contribuire a ridurre un’ampia gamma di minacce. I sistemi superintelligenti potrebbero consigliarci sulla politica e rendere più ripida la curva di progresso delle nanotecnologie, accorciando così il periodo di vulnerabilità tra lo sviluppo di pericolosi nanoreplicatori e lo spiegamento di difese efficaci. Se abbiamo una scelta, sembra preferibile che il superintelligence sia sviluppato prima delle nanotecnologie avanzate, in quanto il superintelligence potrebbe contribuire a ridurre i rischi delle nanotecnologie, ma non viceversa. Altre tecnologie che hanno ampi usi per ridurre i rischi includono l’aumento dell’intelligenza, la tecnologia dell’informazione e la sorveglianza. Queste possono renderci più intelligenti individualmente e collettivamente o rendere più fattibile l’applicazione delle normative necessarie. Esiste quindi un forte motivo prima facie per perseguire queste tecnologie nel modo più vigoroso possibile. Inutile dire che dovremmo anche promuovere sviluppi non tecnologici che siano vantaggiosi in quasi tutti gli scenari, come la pace e la cooperazione internazionale.

Nell’affrontare l’idra dei rischi esistenziali, limitati e sopportabili, che ci guardano dal futuro, è improbabile che un solo proiettile d’argento possa fornire una protezione adeguata. Sarà invece necessario un arsenale di contromisure per poter affrontare i vari rischi su più livelli.

Il primo passo per affrontare un rischio è riconoscere la sua esistenza. È necessaria una maggiore ricerca, e i rischi esistenziali, in particolare quelli esistenziali, devono essere individuati per la loro gravità e per la natura particolare delle sfide che pongono. Sorprendentemente poco lavoro è stato fatto in questo campo (ma si veda ad esempio Leslie (1996), Bostrom (2002) e Rees (2003) per alcune esplorazioni preliminari). Le dimensioni strategiche delle nostre scelte devono essere prese in considerazione, dato che alcune delle tecnologie in questione hanno importanti ramificazioni militari. Oltre agli studi scientifici sulle minacce e sulle loro possibili contromisure, occorre sensibilizzare l’opinione pubblica per consentire un dibattito più informato sulle nostre opzioni a lungo termine.

Alcuni dei rischi esistenziali minori, come l’impatto apocalittico di un asteroide o lo scenario altamente speculativo che comporta qualcosa come lo sconvolgimento di uno stato di vuoto metastabile in un futuro esperimento con acceleratore di particelle, potrebbero essere sostanzialmente ridotti a costi relativamente contenuti. I programmi per realizzare questo — ad esempio un sistema di rilevamento precoce di pericolosi oggetti vicini alla Terra su un potenziale percorso di collazione con la Terra, o la messa in funzione di una revisione avanzata tra pari di esperimenti di fisica delle alte energie pianificati — sono probabilmente efficaci in termini di costi. Tuttavia, questi rischi minori non devono distogliere l’attenzione dalla più seria preoccupazione sollevata dai più probabili disastri esistenziali (vedi “Queste tecnologie future non sono molto rischiose? Potrebbero addirittura causare la nostra estinzione?”).

Alla luce di quanto possano essere sovrabbondanti i benefici umani della tecnologia in ultima analisi, non importa che si ottengano tutti questi benefici nella loro forma ottimale, ma che se ne ottengano di più. Per molti scopi pratici, ha senso adottare la regola empirica secondo cui dobbiamo agire in modo da massimizzare la probabilità di un risultato accettabile, in cui raggiungiamo una certa (ragionevolmente ampia) realizzazione del nostro potenziale; o, per dirla in termini negativi, che dobbiamo agire in modo da minimizzare il rischio esistenziale netto.

Riferimenti:
 ⦁ Nick Bostrom, ⦁ “Rischi esistenziali: Analizzare gli scenari di estinzione umana e i pericoli correlati”, Journal of Evolution and Technology Vol. 9 (2002)
 ⦁ Bill Joy, ⦁ “Perché il futuro non ha bisogno di noi”. Cablato 8:04 (2000)
 ⦁ John Leslie, La fine del mondo: La scienza e l’etica dell’estinzione umana (Londra: Routledge, 1996)
 ⦁ Martin Rees, la nostra ultima ora: L’avvertimento di uno scienziato (New York: Basic Books, 2003)

Non dovremmo concentrarci sui problemi attuali?

come migliorare la situazione dei poveri, piuttosto che mettere i nostri sforzi nel pianificare il “lontano” futuro?
 
Dovremmo fare entrambe le cose. Concentrarci solo sui problemi attuali ci lascerebbe impreparati alle nuove sfide che incontreremo.

Molte delle tecnologie e delle tendenze di cui parlano i transumanisti sono già realtà. Le biotecnologie e le tecnologie dell’informazione hanno trasformato grandi settori delle nostre economie. La rilevanza dell’etica transumanista si manifesta in questioni contemporanee come la ricerca sulle cellule staminali, le colture geneticamente modificate, la terapia genetica umana, lo screening degli embrioni, le decisioni sulla fine della vita, la medicina del miglioramento, i mercati dell’informazione e le priorità di finanziamento della ricerca. L’importanza delle idee transumaniste è destinata ad aumentare man mano che le opportunità di valorizzazione umana proliferano.

Le tecnologie transumane tenderanno a lavorare bene insieme e a creare sinergie con altre parti della società umana. Ad esempio, un fattore importante per una sana aspettativa di vita è l’accesso a una buona assistenza medica. I miglioramenti nell’assistenza medica prolungheranno la durata della vita sana e attiva — “l’aspettativa di vita” — e la ricerca sull’estensione dell’aspettativa di vita in buona salute andrà probabilmente a beneficio dell’assistenza ordinaria. Il lavoro sull’amplificazione dell’intelligenza ha ovvie applicazioni nell’educazione, nel processo decisionale e nella comunicazione. Una migliore comunicazione faciliterebbe il commercio e la comprensione tra le persone. Man mano che sempre più persone hanno accesso a Internet e sono in grado di ricevere trasmissioni radiotelevisive via satellite, i dittatori e i regimi totalitari potrebbero trovare più difficile mettere a tacere le voci di dissenso e controllare il flusso di informazioni nelle loro popolazioni.
 E con Internet e la posta elettronica, le persone scoprono di poter stringere facilmente amicizie e partnership commerciali all’estero. Un ordine mondiale caratterizzato dalla pace, dalla cooperazione internazionale e dal rispetto dei diritti umani migliorerebbe di molto le probabilità che le applicazioni potenzialmente pericolose di alcune tecnologie future possano essere controllate e libererebbe anche le risorse attualmente spese per gli armamenti militari, alcune delle quali potrebbero poi, si spera, essere dirottate verso il miglioramento delle condizioni dei poveri. La produzione nanotecnologica promette di essere sia economicamente redditizia che rispettosa dell’ambiente. I transumanisti non hanno una soluzione brevettata per raggiungere questi risultati, più di chiunque altro, ma la tecnologia ha un ruolo enorme da svolgere.

Si può sostenere che il modo più efficiente per contribuire a rendere il mondo migliore è quello di partecipare al progetto transumanista. Questo perché la posta in gioco è enorme — l’intero futuro dell’umanità può dipendere da come gestire le prossime transizioni tecnologiche — e perché al momento attuale sono relativamente poche le risorse dedicate agli sforzi transumanisti. Anche una persona in più può ancora fare la differenza.

L’allungamento della vita peggiorerà i problemi di sovrappopolazione?
 
L’aumento della popolazione è un problema che alla fine dovremmo affrontare anche se non ci fosse un sano prolungamento della vita. Lasciare che le persone muoiano è una soluzione inaccettabile.

Una popolazione numerosa non dovrebbe essere vista semplicemente come un problema. Un altro modo di vedere la stessa cosa è che significa che molte persone ora godono di una vita che non sarebbe stata vissuta se la popolazione fosse stata più piccola. Si potrebbe chiedere a coloro che si lamentano della sovrappopolazione esattamente quale vita avrebbero preferito che non fosse condotta. Sarebbe stato davvero meglio se miliardi di persone del mondo non fossero mai esistite e se non ci fossero state altre persone al loro posto? Naturalmente, questo non significa negare che una crescita troppo rapida della popolazione può causare affollamento, povertà e l’esaurimento delle risorse naturali. In questo senso ci possono essere problemi reali che devono essere affrontati.

Quante persone la Terra può sostenere ad un livello di vita confortevole è una funzione dello sviluppo tecnologico (così come del modo in cui le risorse sono distribuite). Le nuove tecnologie, dal semplice miglioramento dell’irrigazione e della gestione, alle migliori tecniche di estrazione mineraria, ai macchinari per la produzione di energia più efficienti, alle colture geneticamente modificate, possono continuare a migliorare la produzione mondiale di risorse e cibo, riducendo al tempo stesso l’impatto ambientale e la sofferenza degli animali.

Gli ambientalisti hanno ragione ad insistere sul fatto che lo status quo è insostenibile. Per una questione di necessità fisica, le cose non possono rimanere così come sono oggi all’infinito, o addirittura per molto tempo. Se continuiamo ad esaurire le risorse al ritmo attuale, senza trovare altre risorse o imparare ad usare nuovi tipi di risorse, allora ci troveremo ad affrontare gravi carenze verso la metà di questo secolo. I verdi profondi hanno una risposta a questo: ci suggeriscono di tornare indietro nel tempo e di tornare a un’epoca preindustriale idilliaca per vivere in armonia sostenibile con la natura.
 Il problema di questa visione è che l’era preindustriale era tutt’altro che idilliaca. Era una vita di povertà, miseria, malattie, pesanti fatiche manuali dall’alba al tramonto, paure superstiziose e campanilismo culturale. Né è stata una vita ecologicamente sana — come testimoniano la deforestazione dell’Inghilterra e della regione mediterranea, la desertificazione di gran parte del Medio Oriente, l’impoverimento del suolo da parte degli Anasazi nella zona del Glen Canyon, la distruzione dei terreni agricoli nell’antica Mesopotamia attraverso l’accumulo di sali minerali provenienti dall’irrigazione, la deforestazione e la conseguente erosione del suolo da parte degli antichi Maya messicani, la caccia grossa quasi ovunque, e l’estinzione del dodo e di altri grandi uccelli senza piume nel Pacifico meridionale. Inoltre, è difficile vedere come più di qualche centinaio di milioni di persone possano essere mantenute a un livello di vita ragionevole con metodi di produzione preindustriali, per cui circa il novanta per cento della popolazione mondiale dovrebbe in qualche modo scomparire per facilitare questo nostalgico ritorno.

I transumanisti propongono un’alternativa molto più realistica: non ritirarsi in un passato immaginato, ma andare avanti il più intelligentemente possibile. I problemi ambientali che la tecnologia crea sono problemi di tecnologia intermedia e inefficiente, di insufficiente priorità politica alla protezione dell’ambiente e di mancanza di conoscenze ecologiche. Le industrie tecnologicamente meno avanzate dell’ex blocco sovietico inquinano molto più delle loro controparti occidentali avanzate. L’industria ad alta tecnologia è in genere relativamente benigna. Una volta sviluppata la nanotecnologia molecolare, non solo avremo una produzione pulita ed efficiente di quasi tutti i prodotti di base, ma saremo anche in grado di ripulire gran parte del disordine creato dai metodi di fabbricazione grezzi di oggi. Questo fisserebbe uno standard per un ambiente pulito che gli ambientalisti tradizionali di oggi potrebbero a malapena sognare.

La nanotecnologia renderà anche più economico colonizzare lo spazio. Da un punto di vista cosmico, la Terra è una macchiolina insignificante. A volte è stato suggerito di lasciare lo spazio intatto nella sua gloria incontaminata. Questo punto di vista è difficile da prendere sul serio. Ogni ora, attraverso processi interamente naturali, grandi quantità di risorse — milioni di volte più della somma totale di ciò che la specie umana ha consumato nel corso della sua carriera — vengono trasformate in sostanze radioattive o sprecate come radiazioni che fuoriescono nello spazio intergalattico. Non possiamo pensare a un modo più creativo di usare tutta questa materia ed energia?

Anche con la colonizzazione spaziale a pieno regime, tuttavia, la crescita della popolazione può continuare ad essere un problema, e questo anche se si suppone che un numero illimitato di persone possa essere trasportato dalla Terra nello spazio. Se la velocità della luce fornisce un limite superiore alla velocità di espansione, allora la quantità di risorse sotto il controllo umano crescerà solo polinomialmente (~ t3). La popolazione, d’altra parte, può facilmente crescere esponenzialmente (~ et). Se ciò accade, allora, poiché un fattore che cresce in modo esponenziale finirà per superare qualsiasi fattore che cresce polinomialmente, il reddito medio alla fine scenderà ai livelli di sussistenza, costringendo la crescita della popolazione a rallentare. Quanto presto ciò accadrà dipende principalmente dai tassi di riproduzione. Un cambiamento nella durata della vita media non avrebbe un grande effetto. Anche una tecnologia notevolmente migliorata può solo rimandare questa inevitabilità per un periodo di tempo relativamente breve. L’unico metodo a lungo termine per assicurare una crescita continua del reddito medio è una qualche forma di controllo della popolazione, spontaneo o imposto, che limiti il numero di nuove persone create all’anno. Ciò non significa che la popolazione non possa crescere, solo che la crescita dovrebbe essere polinomiale piuttosto che esponenziale.

Alcuni punti aggiuntivi da considerare:

Nei paesi tecnologicamente avanzati, le coppie tendono ad avere meno figli, spesso al di sotto del tasso di sostituzione. Come generalizzazione empirica, dare alle persone un maggiore controllo razionale sulla loro vita, soprattutto attraverso l’educazione delle donne e la partecipazione al mercato del lavoro, fa sì che le coppie abbiano meno figli.

Se si prendeva sul serio l’idea di controllare la popolazione limitando la durata della vita, perché non essere più attivi al riguardo? Perché non incoraggiare il suicidio? Perché non giustiziare chiunque raggiunga i 75 anni?

Se rallentare l’invecchiamento fosse inaccettabile perché potrebbe portare a un aumento del numero di persone, che ne sarebbe degli sforzi per curare il cancro, ridurre i decessi dovuti al traffico o migliorare la sicurezza dei lavoratori? Perché usare due pesi e due misure?

Quando i transumanisti dicono di voler allungare la durata della vita, ciò che intendono è che vogliono allungare la durata della salute. Ciò significa che gli anni-persona in più sarebbero produttivi e aggiungerebbero valore economico alla società. Possiamo essere tutti d’accordo sul fatto che non avrebbe molto senso vivere dieci anni in più in uno stato di demenza.

Il tasso di crescita della popolazione mondiale è in calo da diversi decenni. Nel 1970 ha raggiunto un picco del 2,1%. Nel 2003 era dell’1,2%; e si prevede che scenderà al di sotto dell’1,0% intorno al 2015. (Nazioni Unite 2002). Le previsioni del giorno del giudizio del cosiddetto “Club di Roma” dei primi anni Settanta si sono sempre rivelate errate.

Più persone ci sono, più cervelli lavoreranno per inventare nuove idee e soluzioni.

Se le persone possono aspettarsi una vita sana e attiva più lunga, avranno un interesse personale in futuro e si spera che si preoccuperanno maggiormente delle conseguenze a lungo termine delle loro azioni.

Riferimenti:
 
⦁ Nazioni Unite, ⦁ Le prospettive demografiche mondiali: La revisione del 2002 (Nazioni Unite: New York, 2002)

C’è uno standard etico…
 …con quali transumanisti giudicano il “miglioramento della condizione umana”?

Il transumanesimo è compatibile con una varietà di sistemi etici, e gli stessi transumanisti hanno molti punti di vista diversi. Tuttavia, quanto segue sembra costituire un nucleo comune di accordo:

Secondo i transumanisti, la condizione umana è stata migliorata se sono state migliorate le condizioni dei singoli esseri umani. In pratica, gli adulti competenti sono di solito i migliori giudici di ciò che è buono per se stessi. Pertanto, i transumanisti sostengono la libertà individuale, in particolare il diritto di coloro che lo desiderano di usare la tecnologia per estendere le loro capacità mentali e fisiche e per migliorare il loro controllo sulla propria vita.

Da questo punto di vista, un miglioramento della condizione umana è un cambiamento che offre maggiori opportunità agli individui di plasmare se stessi e la loro vita secondo i loro desideri consapevoli. Si noti la parola “informato”. È importante che le persone siano consapevoli di ciò che scelgono. L’educazione, la discussione, il dibattito pubblico, il pensiero critico, l’esplorazione artistica e, potenzialmente, i potenziatori cognitivi sono mezzi che possono aiutare le persone a fare scelte più informate.

I transumanisti sostengono che le persone non sono usa e getta. Salvare vite (di coloro che vogliono vivere) è eticamente importante. Sarebbe sbagliato lasciar morire inutilmente le persone esistenti per sostituirle con nuove persone “migliori”. L’estensione della salute e la crionica sono quindi in cima alla lista delle priorità transumaniste. L’obiettivo transumanista non è quello di sostituire gli esseri umani esistenti con una nuova razza di super-essere, ma piuttosto di dare agli esseri umani (quelli esistenti oggi e quelli che nasceranno in futuro) la possibilità di svilupparsi in persone postumane.

La non disponibilità delle persone è in parte responsabile di un certo senso di urgenza che è comune tra i transumanisti. In media, 150.000 uomini, donne e bambini muoiono ogni giorno, spesso in condizioni miserabili. Per dare al maggior numero possibile di persone la possibilità di un’esistenza postumana — o anche solo di un’esistenza umana decente — è fondamentale che lo sviluppo tecnologico, almeno in alcuni campi, sia perseguito con la massima rapidità. Quando si tratta dell’estensione della vita e delle sue varie tecnologie abilitanti, un ritardo di una sola settimana equivale a un milione di morti premature evitabili — un fatto importante che chi sostiene il divieto o la moratoria farebbe bene a considerare con attenzione. (L’ulteriore fatto che l’accesso universale sarà probabilmente in ritardo rispetto alla disponibilità iniziale non fa che aumentare il motivo per cercare di affrettare le cose).

I transumanisti rifiutano lo specismo, l’opinione (razzista umana) che lo status morale sia fortemente legato all’appartenenza a una particolare specie biologica, nel nostro caso l’homo sapiens. Ciò che determina esattamente lo status morale è oggetto di dibattito. Fattori come l’essere una persona, essere senziente, avere la capacità di scelta morale autonoma, o forse anche essere un membro della stessa comunità del valutatore, sono tra i criteri che possono combinarsi per determinare il grado dello status morale di qualcuno (Warren 1997). Ma i transumanisti sostengono che, in questo contesto, l’identità della specie dovrebbe essere disincentivata. I transumanisti insistono sul fatto che tutti gli esseri che possono provare dolore hanno un certo status morale, e che le persone postumane potrebbero avere almeno lo stesso livello di status morale che hanno gli esseri umani nella loro forma attuale.
 Riferimenti:
 ⦁ Mary Anne Warren, Stato morale: Obblighi verso persone e altre cose viventi (Oxford: Oxford University Press, 1997)

In che tipo di società vivrebbero i postumani?

Al momento non sono disponibili informazioni sufficienti per fornire una risposta completa a questa domanda. In parte, però, la risposta è: “Decidi tu”. Il risultato può essere influenzato dalle scelte che facciamo ora e nei prossimi decenni. Da questo punto di vista, la situazione è la stessa delle epoche precedenti che non avevano possibilità transumane: impegnandoci nelle lotte politiche contro i mali e le ingiustizie sociali di oggi, possiamo contribuire a rendere migliore la società di domani.

Il transumanesimo, tuttavia, ci informa su nuovi vincoli, possibilità e questioni, e mette in evidenza numerosi punti di leva importanti per l’intervento, dove una piccola applicazione di risorse può fare una grande differenza a lungo termine. Per esempio, una questione che si sposta in primo piano è la sfida di creare una società in cui esseri con ordini di capacità molto diversi (come le persone postumane e gli esseri umani che non sono ancora stati creati) possano vivere insieme in modo felice e pacifico. Un’altra preoccupazione che diventa fondamentale è la necessità di costruire un ordine mondiale in cui si possano prevenire pericolose corse agli armamenti e in cui la proliferazione delle armi di distruzione di massa possa essere soppressa o almeno ritardata fino a quando non siano state sviluppate difese efficaci (vedi “Non sono molto rischiose queste tecnologie future? Potrebbero anche causare la nostra estinzione?”).

L’organizzazione sociale ideale può essere quella che prevede la possibilità per coloro che lo desiderano di formare società indipendenti e volontariamente isolate dal resto del mondo, al fine di perseguire modi di vita tradizionali o di sperimentare nuove forme di vita comune. Raggiungere un equilibrio accettabile tra i diritti di tali comunità per l’autonomia, da un lato, e le preoccupazioni di sicurezza delle entità esterne e le giuste richieste di protezione degli individui vulnerabili e oppressi all’interno di queste comunità, dall’altro, è un compito delicato e una sfida familiare nella filosofia politica.

In quale tipo di società vivranno i postumi dipende da quali tipi di postumi si svilupperanno alla fine. Si possono proiettare vari possibili percorsi di sviluppo (vedi “Che cos’è un postumo?”) che possono portare a tipi molto diversi di esseri umani postumi, transumani e non, che vivono in società molto diverse. Nel cercare di immaginare un tale mondo, dobbiamo tenere presente che è probabile che le nostre aspettative si basino sulle esperienze, sui desideri e sulle caratteristiche psicologiche degli esseri umani. Molte di queste aspettative potrebbero non corrispondere alle persone postume. Quando la natura umana cambia, nuovi modi di organizzare una società possono diventare fattibili. Possiamo sperare di formare una comprensione più chiara di quali siano queste nuove possibilità mentre osserviamo lo sviluppo dei semi della transumanità.

I postumi o le macchine superintelligenti rappresenteranno una minaccia per gli esseri umani che non sono aumentati?

La società umana è sempre a rischio a causa di un gruppo che decide di considerare un altro gruppo di esseri umani come adatto alla schiavitù o al massacro. Per contrastare tali tendenze, le società moderne hanno creato leggi e istituzioni, dotandole di poteri esecutivi, che agiscono per impedire che gruppi di cittadini si aggrediscano l’un l’altro. L’efficacia di queste istituzioni non dipende dal fatto che tutti i cittadini abbiano le stesse capacità. Le società moderne e pacifiche hanno un gran numero di persone con capacità fisiche o mentali ridotte insieme a molte altre persone che possono essere eccezionalmente forti fisicamente o in salute o intellettualmente talentuose in vari modi. L’aggiunta di persone con capacità tecnologicamente avanzate a questa già ampia distribuzione di capacità non necessariamente farebbe a pezzi la società o scatenerebbe un genocidio o una riduzione in schiavitù.

Una preoccupazione comune è che modifiche genetiche ereditarie o altre tecnologie di miglioramento umano porterebbero a due specie distinte e separate e che le ostilità si svilupperebbero inevitabilmente tra di loro. Le ipotesi alla base di questa previsione dovrebbero essere messe in discussione. È un tema comune nella finzione a causa delle opportunità di conflitti drammatici, ma non è la stessa cosa della plausibilità sociale, politica ed economica nel mondo reale. Sembra più probabile che ci sarebbe un continuum di individui diversamente modificati o potenziati, che si sovrapporrebbero al continuum di esseri umani non ancora potenziati. Lo scenario in cui “i potenziati” formano un patto e poi attaccano “i naturali” rende entusiasmante la fantascienza, ma non è necessariamente il risultato più plausibile. Ancora oggi, il segmento che contiene il 90 per cento più alto della popolazione potrebbe, in linea di principio, riunirsi e uccidere o rendere schiavo il decile più corto. Il fatto che ciò non accada suggerisce che una società ben organizzata può tenere insieme anche se contiene molte possibili coalizioni di persone che condividono qualche attributo tale che, se unificate sotto un unico vessillo, le renderebbe capaci di sterminare il resto.

Notare che il caso estremo di una guerra tra persone umane e postumane non è lo scenario più probabile è non dire che non ci sono legittime preoccupazioni sociali sui passi che ci possono portare più vicini all’umanità postumana. L’iniquità, la discriminazione e la stigmatizzazione — contro o per conto di persone modificate — potrebbero diventare questioni serie. I transumanisti sostengono che questi (potenziali) problemi sociali richiedono rimedi sociali. (Un caso di studio di come la tecnologia contemporanea può cambiare aspetti importanti dell’identità di qualcuno è la riassegnazione del sesso. Le esperienze dei transessuali mostrano che alcune culture hanno ancora del lavoro da fare per diventare più accondiscendenti verso la diversità). Questo è un compito che possiamo cominciare ad affrontare ora, favorendo un clima di tolleranza e di accettazione verso coloro che sono diversi da noi. Possiamo anche agire per rafforzare quelle istituzioni che prevengono la violenza e proteggono i diritti umani, per esempio costruendo tradizioni e costituzioni democratiche stabili e ampliando lo stato di diritto sul piano internazionale.

Che ne è dell’ipotetico caso in cui qualcuno intenda creare, o trasformare se stesso in un essere dalle capacità così radicalmente potenziate che un singolo o un piccolo gruppo di tali individui sarebbe in grado di conquistare il pianeta? È chiaro che non si tratta di una situazione che potrebbe verificarsi in un futuro imminente, ma si può immaginare che, forse tra qualche decennio, la creazione prospettica di macchine superintelligenti potrebbe suscitare questo tipo di preoccupazione. L’aspirante creatore di una nuova forma di vita con tali capacità di superamento avrebbe l’obbligo di assicurarsi che l’essere proposto sia libero da tendenze psicopatiche e, più in generale, che abbia inclinazioni umane. Per esempio, si dovrebbe costruire un superintelligence con una chiara struttura di obiettivi che abbia come obiettivo principale la cordialità verso gli esseri umani. Prima di avviare un programma di questo tipo, i costruttori di un superintelligence dovrebbero essere obbligati a sostenere con forza che lanciarlo sarebbe più sicuro rispetto a linee d’azione alternative.

Riferimenti:
 ⦁ Eliezer Yudkowsky, ⦁ Creazione di un’IA 1.0 amichevole: L’analisi e la progettazione di architetture con obiettivi benevoli (2001)

CONTINUA — — — — — — — —

Transumanesimo

FAQ TRANSUMANISTA PT.3


Parte 3: Tecnologie e proiezioni

Biotecnologia, ingegneria genetica, cellule staminali e clonazione

Cosa sono e a cosa servono?
 La biotecnologia è l’applicazione di tecniche e metodi basati sulle scienze biologiche. Essa comprende imprese diverse come la produzione di birra, la produzione di insulina umana, l’interferone e l’ormone della crescita umano, la diagnostica medica, la clonazione cellulare e la clonazione riproduttiva, la modificazione genetica delle colture, la bioconversione dei rifiuti organici e l’uso di batteri geneticamente modificati per la pulizia delle fuoriuscite di petrolio, la ricerca sulle cellule staminali e molto altro ancora. L’ingegneria genetica è il settore della biotecnologia che si occupa dell’alterazione diretta del materiale genetico.
 La biotecnologia ha già innumerevoli applicazioni nell’industria, nell’agricoltura e nella medicina. È un focolaio di ricerca. Il completamento del progetto sul genoma umano — una “bozza” dell’intero genoma umano è stata pubblicata nel 2000 — è stata una pietra miliare scientifica per tutti gli standard. La ricerca si sta ora spostando verso la decodifica delle funzioni e delle interazioni di tutti questi diversi geni e verso lo sviluppo di applicazioni basate su queste informazioni.
 I potenziali benefici medici sono troppi da elencare; i ricercatori stanno lavorando su ogni malattia comune, con diversi gradi di successo. I progressi non riguardano solo lo sviluppo di farmaci e la diagnostica, ma anche la creazione di strumenti e metodologie di ricerca migliori, che a loro volta accelerano il progresso. Quando si considerano gli sviluppi probabili a lungo termine, è necessario tenere conto di tali miglioramenti nel processo di ricerca stesso. Il progetto sul genoma umano è stato completato prima del previsto, soprattutto perché le previsioni iniziali hanno sottovalutato il grado di miglioramento della tecnologia della strumentazione nel corso del progetto. Allo stesso tempo, bisogna guardarsi dalla tendenza ad anticipare ogni più recente progresso. Inoltre, anche nei casi in cui la promessa iniziale viene mantenuta, di solito ci vogliono dieci anni per passare dalla prova del concetto alla commercializzazione di successo.
 Le terapie genetiche sono di due tipi: somatica e germinale. Nella terapia genica somatica, un virus è tipicamente usato come vettore per inserire materiale genetico nelle cellule del corpo del ricevente. Gli effetti di tali interventi non si ripercuotono sulla generazione successiva. La terapia genetica germinale viene eseguita su sperma o ovuli, o sullo zigote precoce, e può essere ereditaria. (Anche lo screening embrionale, in cui gli embrioni vengono testati per individuare difetti genetici o altre caratteristiche e poi impiantati selettivamente, può essere considerato una sorta di intervento germinale). La terapia genica umana, ad eccezione di alcune forme di screening embrionale, è ancora sperimentale. Tuttavia, è promettente per la prevenzione e la cura di molte malattie, così come per gli usi nella medicina di potenziamento. Il potenziale della medicina genetica è vasto: praticamente tutte le malattie e tutti i tratti umani — intelligenza, estroversione, coscienza, aspetto fisico, ecc. — comportano predisposizioni genetiche. I disturbi del singolo gene, come la fibrosi cistica, l’anemia falciforme e il morbo di Huntington sono probabilmente tra i primi obiettivi dell’intervento genetico. Tratti e disturbi poligenici, quelli in cui più di un gene è implicato, possono seguire in seguito (anche se anche le condizioni poligeniche possono a volte essere influenzate in una direzione benefica puntando un singolo gene).

La ricerca sulle cellule staminali, un’altra frontiera scientifica, offre grandi speranze per la medicina rigenerativa. Le cellule staminali sono cellule indifferenziate (non specializzate) che possono rinnovarsi e dare origine a uno o più tipi di cellule specializzate con funzioni specifiche nell’organismo. Crescendo tali cellule in coltura, o guidando la loro attività nel corpo, sarà possibile far crescere tessuti sostitutivi per il trattamento di disturbi degenerativi, tra cui malattie cardiache, Parkinson, Alzheimer, diabete, e molti altri. Può anche essere possibile far crescere interi organi da cellule staminali per l’uso nei trapianti. Le cellule staminali embrionali sembrano essere particolarmente versatili e utili, ma sono in corso anche ricerche sulle cellule staminali adulte e sulla “riprogrammazione” delle cellule ordinarie in modo che possano essere ritrasformate in cellule staminali con capacità pluripotenti.
 Il termine “clonazione umana” copre sia gli usi terapeutici che riproduttivi. Nella clonazione terapeutica, un embrione preimpianto (noto anche come “blastocisti” — una palla cava composta da 30–150 cellule indifferenziate) viene creato attraverso la clonazione, da cui si possono estrarre le cellule staminali embrionali e utilizzarle per la terapia. Poiché queste cellule staminali clonate sono geneticamente identiche al paziente, i tessuti o gli organi che produrrebbero potrebbero essere impiantati senza provocare una risposta immunitaria dal corpo del paziente, superando così un grosso ostacolo nella medicina dei trapianti. La clonazione riproduttiva, invece, significherebbe la nascita di un bambino geneticamente identico al genitore clonato: in effetti, un gemello più giovane e identico.
 Tutti riconoscono il beneficio per i pazienti malati e le loro famiglie che deriva dalla cura di specifiche malattie. I transumanisti sottolineano che, per prolungare seriamente la durata della vita in buona salute, occorre anche sviluppare modi per rallentare l’invecchiamento o per sostituire le cellule e i tessuti senescenti. La terapia genica, la ricerca sulle cellule staminali, la clonazione terapeutica e altre aree della medicina che hanno il potenziale per fornire questi benefici meritano un’alta priorità nell’assegnazione dei fondi per la ricerca.
 Le biotecnologie possono essere viste come un caso particolare delle capacità più generali che le nanotecnologie forniranno alla fine (vedi “Cos’è la nanotecnologia molecolare?”).

Cos’è la nanotecnologia molecolare?
 La nanotecnologia molecolare è una tecnologia di fabbricazione anticipata che permetterà di costruire strutture tridimensionali complesse in base a specifiche atomiche utilizzando reazioni chimiche dirette da macchinari non biologici. Nella produzione molecolare, ogni atomo andrebbe in un luogo selezionato, legandosi con altri atomi in un modo precisamente designato. La nanotecnologia promette di darci un controllo completo della struttura della materia.
 Poiché la maggior parte delle cose intorno a noi e dentro di noi è composta da atomi e trae le sue proprietà caratteristiche dalla collocazione di questi atomi, la capacità di controllare la struttura della materia su scala atomica ha molte applicazioni. Come ha scritto K. Eric Drexler in Engines of Creation, il primo libro sulla nanotecnologia (pubblicato nel 1986):
 Carbone e diamanti, sabbia e chip di computer, cancro e tessuti sani: nel corso della storia, le variazioni nella disposizione degli atomi hanno distinto il poco costoso dal caro, il malato dal sano. Disposti in un modo, gli atomi costituiscono il suolo, l’aria e l’acqua disposti in un altro, costituiscono le fragole mature. Disposti in un modo, compongono le case e l’aria fresca; disposti in un altro modo, compongono la cenere e il fumo.
 La nanotecnologia, rendendo possibile la riorganizzazione degli atomi in modo efficace, ci permetterà di trasformare il carbone in diamanti, la sabbia in supercomputer e di rimuovere l’inquinamento dell’aria e i tumori dai tessuti sani.

Al centro della visione di Drexler sulla nanotecnologia c’è il concetto di assemblatore. Un assemblatore sarebbe un dispositivo di costruzione molecolare. Avrebbe uno o più bracci robotici submicroscopici sotto il controllo del computer. I bracci sarebbero in grado di trattenere e posizionare i composti reattivi in modo da controllare in posizione il punto preciso in cui avviene una reazione chimica. I bracci assemblatori afferrerebbero una molecola (ma non necessariamente singoli atomi) e la aggiungerebbero ad un pezzo in lavorazione, costruendo un oggetto atomicamente preciso passo dopo passo. Un assemblatore avanzato sarebbe in grado di realizzare quasi ogni struttura chimicamente stabile. In particolare, sarebbe in grado di fare una copia di se stesso. Poiché gli assemblatori potrebbero replicarsi, sarebbero facili da produrre in grandi quantità.

Esiste un parallelo biologico all’assemblatore: il ribosoma. I ribosomi sono le minuscole macchine da costruzione (alcune migliaia di nanometri cubici) delle nostre cellule che producono tutte le proteine utilizzate in tutti gli esseri viventi della Terra. Lo fanno assemblando gli amminoacidi, uno per uno, in sequenze determinate con precisione. Queste strutture si ripiegano poi a formare una proteina. Il progetto che specifica l’ordine degli amminoacidi, e quindi indirettamente la forma finale della proteina, è chiamato RNA messaggero. L’RNA messaggero è determinato dal nostro DNA, che può essere visto (un po ‘semplicisticamente) come un nastro di istruzioni per la sintesi proteica. La nanotecnologia generalizzerà la capacità dei ribosomi in modo che praticamente qualsiasi struttura chimicamente stabile possa essere costruita, compresi dispositivi e materiali che non assomigliano a nulla in natura.

La nanotecnologia matura trasformerà la produzione in un problema di software. Per costruire qualcosa, tutto ciò che serve è un disegno dettagliato dell’oggetto che si vuole realizzare e una sequenza di istruzioni per la sua costruzione. Materie prime rare o costose sono generalmente inutili; gli atomi necessari per la costruzione della maggior parte dei tipi di dispositivi nanotecnologici esistono in abbondanza in natura. La sporcizia, ad esempio, è piena di atomi utili.
 Lavorando in grandi squadre, gli assemblatori e le nanomacchine più specializzate saranno in grado di costruire rapidamente oggetti di grandi dimensioni. Di conseguenza, mentre le nanomacchine possono avere caratteristiche sulla scala di un miliardesimo di metro — un nanometro — i prodotti potrebbero essere grandi come veicoli spaziali o anche, in un futuro più lontano, come pianeti.

Poiché gli assemblatori saranno in grado di copiare se stessi, i prodotti nanotecnologici avranno bassi costi di produzione marginali — forse nello stesso ordine di prodotti familiari provenienti da macchinari molecolari auto-riproduttori della natura come la legna da ardere, il fieno o le patate. Assicurandosi che ogni atomo sia posizionato correttamente, gli assemblatori fabbricherebbero prodotti di alta qualità e affidabilità. Le molecole rimaste sarebbero soggette a questo rigoroso controllo, rendendo il processo di fabbricazione estremamente pulito.
 La velocità con cui possono essere sviluppati i progetti e le liste di istruzioni per la realizzazione di oggetti utili determinerà la velocità di avanzamento dopo la creazione del primo assemblatore completo. Un potente software per la modellazione e la progettazione molecolare accelererà lo sviluppo, possibilmente assistito da un’IA di ingegneria specializzata.

Un altro accessorio che potrebbe essere particolarmente utile nelle fasi iniziali dopo l’assembler-breakthrough è il disassemblatore, un dispositivo che può smontare un oggetto creando una mappa tridimensionale della sua configurazione molecolare. Lavorando di concerto con un assemblatore, potrebbe funzionare come una sorta di macchina 3D Xerox: un dispositivo per realizzare repliche atomicamente esatte di quasi tutti gli oggetti solidi esistenti a portata di mano.

La nanotecnologia molecolare permetterà in ultima analisi di costruire sistemi di calcolo compatti che eseguano almeno 1021 operazioni al secondo; parti di macchine di qualsiasi dimensione fatte di diamante quasi impeccabile; macchine per la riparazione delle cellule che possono entrare nelle cellule e riparare la maggior parte dei tipi di danni, con ogni probabilità anche il congelamento (vedi “Cos’è la crionica? La probabilità di successo non è troppo piccola?”); 
 apparecchi di produzione e riciclaggio personali; e sistemi di produzione automatizzati che possono raddoppiare il capitale sociale in poche ore o meno. È anche probabile che renda possibile il caricamento (vedi “Che cos’è il caricamento?”).
 Una sfida fondamentale nella realizzazione di queste prospettive è il problema del bootstrap: come costruire il primo assemblatore. Ci sono diversi percorsi promettenti. Uno è quello di migliorare l’attuale tecnologia delle sonde prossimali. Un microscopio a forza atomica può trascinare singoli atomi lungo una superficie. Due fisici della IBM Almaden Labs in California lo hanno illustrato nel 1989, quando hanno usato un microscopio di questo tipo per disporre 35 atomi di xeno, per scrivere il marchio “I-B-M”, creando il logo più piccolo del mondo. Le future sonde prossimali potrebbero avere più gradi di libertà e la capacità di raccogliere e depositare composti reattivi in modo controllato.

Un’altra via verso il primo assemblatore è la chimica sintetica. Blocchi di costruzione chimici sapientemente progettati potrebbero essere realizzati per autoassemblarsi in fase di soluzione in parti di macchine. L’assemblaggio finale di queste parti potrebbe poi essere fatto con una sonda prossimale.

Un’altra via è la biochimica. Potrebbe essere possibile utilizzare i ribosomi per realizzare assemblatori di capacità più generiche. Molte biomolecole hanno proprietà che potrebbero essere esplorate nelle prime fasi della nanotecnologia. Per esempio, strutture interessanti, come rami, loop e cubi, sono state realizzate dal DNA. Il DNA potrebbe anche servire come “tag” su altre molecole, facendole legare solo a composti designati che mostrano un tag complementare, fornendo così un certo grado di controllo su quali complessi molecolari si formeranno in una soluzione.

Naturalmente sono possibili anche combinazioni di questi approcci. Il fatto che ci siano molteplici percorsi promettenti aumenta la probabilità che alla fine si raggiunga il successo.
 Che gli assemblatori di capacità generali siano coerenti con le leggi della chimica è stato dimostrato da Drexler nel suo libro tecnico Nanosystems nel 1992. Questo libro ha anche stabilito alcuni limiti inferiori alle capacità delle nanotecnologie mature. Le applicazioni mediche della nanotecnologia sono state esplorate in dettaglio per la prima volta da Robert A. Freitas Jr. nella sua monumentale opera Nanomedicina, il cui primo volume è uscito nel 1999. Oggi la nanotecnologia è un campo di ricerca molto caldo. Nel 2002 il governo degli Stati Uniti ha speso più di 600 milioni di dollari per la sua National Nanotechnology Initiative. Altri Paesi hanno programmi simili, e gli investimenti privati sono abbondanti. Tuttavia, solo una piccola parte dei finanziamenti va a progetti di diretta rilevanza per lo sviluppo delle nanotecnologie basate sull’assembler; la maggior parte di essi è destinata a obiettivi più semplici e a breve termine.

Mentre sembra abbastanza assodato che la nanotecnologia molecolare sia in linea di principio possibile, è più difficile determinare quanto tempo ci vorrà per svilupparsi. Una supposizione comune tra i conoscenti è che il primo assembler potrebbe essere costruito intorno all’anno 2018, più o meno un decennio, ma c’è ampio spazio per opinioni divergenti sul lato superiore di tale stima.

Poiché le ramificazioni della nanotecnologia sono immense, è imperativo che si rifletta seriamente su questo argomento ora. Se si abusasse delle nanotecnologie le conseguenze potrebbero essere devastanti. La società deve prepararsi alla svolta dell’assemblatore e fare una pianificazione anticipata per minimizzare i rischi ad essa associati (vedi ad esempio “Non sono molto rischiose queste tecnologie del futuro? Potrebbero anche causare estinzione?”). Diverse organizzazioni stanno lavorando per preparare il mondo alla nanotecnologia, la più antica e la più grande delle quali è il Foresight Institute.
 Riferimenti:
 K. Eric Drexler, Motori della Creazione: The Coming Era of Nanotechnology, (New York: Anchor Books, 1986)
 K. Eric Drexler, Nanosystems: Macchinari molecolari, produzione e calcolo, (New York: John Wiley & Sons, Inc., 1992)
 Robert A. Freitas Jr., Nanomedicina, Volume I: Capacità di base. (Georgetown, Texas: Landes Bioscience, 1999)

Cos’è lasuper-intelligence?
 
Un intelletto superintelligente (una super-intelligenza, a volte chiamata “ultraintelligenza”) è un intelletto che ha la capacità di superare radicalmente i migliori cervelli umani praticamente in ogni campo, compresa la creatività scientifica, la saggezza generale e le abilità sociali.
 A volte si fa una distinzione tra la super-intelligenza debole e la super-intelligenza forte. La super-intelligenza debole è ciò che si otterrebbe se si potesse far funzionare un intelletto umano a una velocità di clock accelerata, ad esempio caricandolo su un computer veloce (vedi “Che cos’è il caricamento?”).

Se la velocità di clock del caricamento fosse mille volte superiore a quella di un cervello biologico, percepirebbe la realtà come rallentata di un fattore mille. Penserebbe mille volte di più pensieri in un dato intervallo di tempo rispetto alla sua controparte biologica.
 La super intelligenza forte si riferisce a un intelletto che non solo è più veloce di un cervello umano, ma anche più intelligente in senso qualitativo. Non importa quanto si acceleri il cervello del proprio cane, non si otterrà l’equivalente di un intelletto umano. Analogamente, ci potrebbero essere tipi di intelligenza che non sarebbero accessibili anche a cervelli umani molto veloci, date le loro attuali capacità. Qualcosa di semplice come l’aumento delle dimensioni o della connettività delle nostre reti neuronali potrebbe fornirci alcune di queste capacità. Altri miglioramenti potrebbero richiedere una riorganizzazione all’ingrosso della nostra architettura cognitiva o l’aggiunta di nuovi livelli di cognizione oltre a quelli vecchi.

Tuttavia, la distinzione tra super-intelligenza debole e forte potrebbe non essere chiara. Un essere umano sufficientemente longevo, che non ha commesso errori e che ha a portata di mano una pila sufficiente di carta di scarto, potrebbe in linea di principio calcolare qualsiasi funzione computabile di Turing. (Secondo la tesi di Church, la classe delle funzioni computabili di Turing è identica alla classe delle funzioni computabili fisicamente).
 Molti, ma non tutti i transumanisti si aspettano che nella prima metà di questo secolo si crei una super-intelligenza. La super-intelligenza richiede due cose: hardware e software.
 I produttori di chip che pianificano la prossima generazione di microprocessori si basano comunemente su una ben nota regolarità empirica nota come Legge di Moore.

Nella sua originale formulazione del 1965 del co-fondatore di Intel Gordon Moore, Gordon Moore, affermava che il numero di componenti di un chip raddoppiava ogni anno. Nell’uso contemporaneo, la “legge” è comunemente intesa come riferita più in generale al raddoppio della potenza di calcolo, o della potenza di calcolo per dollaro. Negli ultimi due anni, il tempo di raddoppio è oscillato tra i 18 mesi e i due anni.
 La potenza di elaborazione del cervello umano è difficile da determinare con precisione, ma le stime comuni vanno da 1014 istruzioni al secondo (IPS) fino a 1017 IPS o più. La stima inferiore, derivata dal professore di robotica Carnegie Mellon Hans Moravec, si basa sulla potenza di calcolo necessaria per replicare l’elaborazione del segnale eseguita dalla retina umana e presuppone un grado significativo di ottimizzazione del software. La stima di 1017 IPS si ottiene moltiplicando il numero di neuroni in un cervello umano (~100 miliardi) per il numero medio di sinapsi per neurone (~1.000) e con il tasso di picco medio (~100 Hz), e assumendo ~10 istruzioni per rappresentare l’effetto su un’azione potenziale che attraversa una sinapsi. Una stima ancora più elevata si otterrebbe, ad esempio, se si supponesse che l’elaborazione funzionalmente rilevante e computazionalmente intensiva si verifichi all’interno di compartimenti di un albero di dendriti.

La maggior parte degli esperti, compreso Moore, pensa che la potenza di calcolo continuerà a raddoppiare ogni 18 mesi circa per almeno altri due decenni. Questa aspettativa si basa in parte sull’estrapolazione del passato e in parte sulla considerazione degli sviluppi attualmente in corso nei laboratori. Il computer più veloce in costruzione è il Blue Gene/L di IBM, che, quando sarà pronto nel 2005, dovrebbe eseguire ~2*1014 IPS. Sembra quindi molto probabile che l’hardware equivalente all’uomo sarà stato realizzato in non più di un paio di decenni.
 Quanto tempo ci vorrà per risolvere il problema del software è più difficile da stimare. Una possibilità è che il progresso delle neuroscienze computazionali ci insegni l’architettura computazionale del cervello umano e quali regole di apprendimento utilizza. Possiamo quindi implementare gli stessi algoritmi su un computer. In questo approccio, la super-intelligenza non sarebbe completamente specificata dai programmatori, ma dovrebbe invece crescere imparando dall’esperienza come fa un neonato umano. Un approccio alternativo sarebbe quello di utilizzare algoritmi genetici e metodi dell’IA classica. Questo potrebbe portare a una super-intelligenza che non ha alcuna somiglianza con il cervello umano. All’estremo opposto, potremmo cercare di creare una super-intelligenza caricando un intelletto umano e poi accelerandolo e potenziandolo (vedi “Che cos’è il caricamento?”). Il risultato di questo potrebbe essere una super-intelligenza che è una versione radicalmente migliorata di una particolare mente umana.

L’arrivo della super-intelligence infliggerà chiaramente un duro colpo alle visioni del mondo antropocentriche. Molto più importante delle sue implicazioni filosofiche, tuttavia, sarebbero i suoi effetti pratici. La creazione della super-intelligenza potrebbe essere l’ultima invenzione che l’uomo dovrà mai fare, poiché le super-intelligenze potrebbero esse stesse occuparsi dell’ulteriore sviluppo scientifico e tecnologico. Lo farebbero in modo più efficace degli esseri umani. L’umanità biologica non sarebbe più la forma di vita più intelligente del blocco.
 La prospettiva della super-intelligenza solleva molte grandi questioni e preoccupazioni a cui dovremmo pensare profondamente in anticipo rispetto al suo effettivo sviluppo. La domanda fondamentale è: cosa si può fare per massimizzare le possibilità che l’arrivo della super-intelligenza ci avvantaggi e non ci danneggi? La gamma di competenze necessarie per affrontare questa domanda va ben oltre la comunità dei ricercatori di IA. Neuroscienziati, economisti, scienziati cognitivi, informatici, filosofi, eticisti, sociologi, scrittori di fantascienza, strateghi militari, politici, legislatori e molti altri dovranno mettere insieme le loro conoscenze se vogliamo affrontare con saggezza quello che potrebbe essere il compito più importante che la nostra specie dovrà mai affrontare.
 Molti transumanisti vorrebbero diventare essi stessi superintelligenti. Questo è ovviamente un obiettivo a lungo termine e incerto, ma potrebbe essere raggiungibile sia attraverso il caricamento e il successivo potenziamento, sia attraverso il graduale aumento dei nostri cervelli biologici, per mezzo di futuri nootropici (farmaci per il potenziamento cognitivo), tecniche cognitive, strumenti informatici (ad esempio computer indossabili, agenti intelligenti, sistemi di filtraggio delle informazioni, software di visualizzazione, etc.), interfacce neurali-computer, o impianti cerebrali.
 Riferimenti:
 
Hans Moravec, Mind Children (Harvard: Harvard University Press, 1989)
 Nick Bostrom, “How Long Before Super¬intelligence?”, International Journal of Futures Studies Vol. 2. (1998)

Cos’è la crionica? 
 La probabilità di successo non è troppo bassa?

 La crionica è una procedura medica sperimentale che cerca di salvare vite umane mettendo in deposito a bassa temperatura persone che non possono essere curate con le attuali procedure mediche e che sono state dichiarate legalmente morte, nella speranza che il progresso tecnologico permetta alla fine di rianimarle.
 Affinché la crionica funzioni oggi, non è necessario che attualmente possiamo rianimare i pazienti crioconservati (cosa che non possiamo fare). Tutto ciò che serve è che possiamo preservare i pazienti in uno stato sufficientemente intatto da permettere ad alcune possibili tecnologie, sviluppate in futuro, di riparare un giorno i danni da congelamento e di invertire la causa originaria della deanimazione. Solo metà della procedura crionica completa può essere esaminata oggi; l’altra metà non può essere eseguita fino al (forse lontano) futuro.

Quello che sappiamo ora è che è possibile stabilizzare le condizioni di un paziente raffreddandolo in azoto liquido (- 196 C°). Il processo di congelamento provoca un notevole danno alle cellule. Questa lesione può essere minimizzata seguendo i protocolli di sospensione che prevedono di soffocare il corpo deanimato con crioprotettori. La formazione di cristalli di ghiaccio dannosi può anche essere soppressa del tutto in un processo noto come vetrificazione, in cui il corpo del paziente viene trasformato in una specie di vetro. Questo potrebbe sembrare un trattamento improbabile, ma lo scopo della crionica è quello di preservare la struttura della vita piuttosto che i processi della vita, perché i processi vitali possono in linea di principio essere riavviati, a condizione che le informazioni codificate nelle proprietà strutturali del corpo, in particolare del cervello, siano sufficientemente conservate. Una volta congelato, il paziente può essere conservato per millenni praticamente senza ulteriore degradazione dei tessuti.

Molti esperti di nanotecnologia molecolare ritengono che nella sua fase di maturità la nanotecnologia consentirà la rinascita dei pazienti crionici. Pertanto, è possibile che i pazienti sospesi possano essere rianimati in pochi decenni da oggi. L’incertezza sulla fattibilità tecnica definitiva della rianimazione può essere molto probabilmente attenuata dall’incertezza di altri fattori, come la possibilità che tu ti disanimi nel modo sbagliato (per esempio, se ti perdi in mare, o se il contenuto informativo del cervello viene cancellato dal morbo di Alzheimer), che la tua azienda di crionica fallisca, che la civiltà crolli, o che la gente in futuro non sia interessata a rianimarti. Quindi, un contratto di crionica è ben lungi dall’essere una garanzia di sopravvivenza. Come dice un detto crionicista, essere crionicamente sospeso è la seconda cosa peggiore che ti può capitare.

Se consideriamo le procedure che sono di routine oggi e come avrebbero potuto essere viste nel (diciamo) 1700, possiamo cominciare a vedere quanto sia difficile fare un’argomentazione fondata che la futura tecnologia medica non sarà mai in grado di invertire le lesioni che si verificano durante la sospensione crionica. Al contrario, le possibilità di un ritorno a questo mondo se si opta per uno dei popolari trattamenti alternativi — come la cremazione o la sepoltura — sono pari a zero. Vista sotto questa luce, l’iscrizione alla crionica, che di solito viene effettuata facendo di una ditta di crionica uno dei beneficiari della vostra assicurazione sulla vita, può sembrare una polizza assicurativa ragionevole. Se non funzionasse, sareste comunque morti. Se funziona, potrebbe salvarvi la vita. La vostra vita salvata sarebbe allora probabilmente estremamente lunga e in buona salute, visto quanto deve essere avanzato lo stato della medicina per rianimarvi.

Non tutti i transumanisti sono iscritti alla crionica, ma una parte significativa ritiene che, per loro, un’analisi costi-benefici giustifichi la spesa. Diventare crionicisti, tuttavia, richiede coraggio: il coraggio di affrontare la possibilità della propria morte, e il coraggio di resistere alla pressione della grande parte della popolazione che attualmente sposa i valori deathisti e sostiene l’autocompiacimento di fronte a una continua e massiccia perdita di vite umane.
 Riferimenti:
 
Ralph C. Merkle, “The Molecular Repair of the Brain”, Cryonics Magazine Vol. 15, No’s 1 & 2. (1994)

Cosa significa “caricare”?
 Il caricamento (a volte chiamato “download”, “mind uploading” o “ricostruzione cerebrale”) è il processo di trasferimento di un intelletto da un cervello biologico a un computer.
 
Un modo per farlo potrebbe essere quello di scansionare prima la struttura sinaptica di un particolare cervello e poi di implementare gli stessi calcoli in un mezzo elettronico. Una scansione cerebrale di sufficiente risoluzione potrebbe essere prodotta smontando l’atomo cerebrale per atomo mediante la nanotecnologia. Sono stati proposti anche altri approcci, come l’analisi di pezzi di cervello fetta per fetta in un microscopio elettronico con elaborazione automatica delle immagini. Oltre a mappare il modello di connessione tra i 100 miliardi di neuroni, la scansione dovrebbe probabilmente registrare anche alcune delle proprietà funzionali di ciascuna delle interconnessioni sinaptiche, come l’efficacia della connessione e la sua stabilità nel tempo (ad esempio se è potenziata a breve o a lungo termine). Anche i modulatori non locali, come le concentrazioni dei neurotrasmettitori e gli equilibri ormonali, possono avere bisogno di essere rappresentati, anche se tali parametri contengono probabilmente molti meno dati rispetto alla rete neuronale stessa.

Oltre ad una buona mappa tridimensionale di un cervello, il caricamento richiederà progressi nelle neuroscienze per sviluppare modelli funzionali di ogni specie di neurone (come mappano gli stimoli di input ai potenziali di azione in uscita e come le loro proprietà cambiano in risposta all’attività di apprendimento). Richiederà anche un potente computer per eseguire l’upload, e un modo per l’upload di interagire con il mondo esterno o con una realtà virtuale. (Fornire un input/output o una realtà virtuale per l’upload appare facile rispetto alle altre sfide).
 Un ipotetico metodo alternativo di upload procederebbe in modo più graduale: un neurone potrebbe essere sostituito da un impianto o da una simulazione in un computer esterno al corpo. Poi un altro neurone, e così via, fino a quando alla fine l’intera corteccia viene sostituita e il pensiero della persona viene implementato su un hardware completamente artificiale. (Per fare questo per tutto il cervello sarebbe quasi certamente necessaria la nanotecnologia).

A volte si fa una distinzione tra il caricamento distruttivo, in cui il cervello originale viene distrutto nel processo, e il caricamento non distruttivo, in cui il cervello originale viene conservato intatto accanto alla copia caricata. Si discute a quali condizioni l’identità personale verrebbe preservata nel caricamento distruttivo. Molti filosofi che hanno studiato il problema pensano che, almeno in alcune condizioni, un upload del tuo cervello saresti tu. Una posizione ampiamente accettata è che si sopravvive finché si conservano certi modelli di informazione, come i ricordi, i valori, gli atteggiamenti e le disposizioni emotive, e finché c’è continuità causale, in modo che le fasi iniziali di se stessi contribuiscano a determinare le fasi successive di se stessi. Le opinioni divergono sull’importanza relativa di questi due criteri, ma possono essere entrambe soddisfatte nel caso di caricamento. Per la continuazione della personalità, da questo punto di vista, poco importa se si è implementati su un chip di silicio all’interno di un computer o in quel grumo grigio all’interno del cranio, supponendo che entrambe le implementazioni siano coscienti.

I casi difficili si presentano, tuttavia, se immaginiamo che diverse copie simili siano fatte della vostra mente caricata. Quale di queste è lei? Sono tutti te o nessuno di loro è te? Chi è il proprietario della vostra proprietà? Chi è sposato con il vostro coniuge? Le sfide filosofiche, legali ed etiche abbondano. Forse queste diventeranno questioni politiche molto dibattute nel corso di questo secolo.
 Un malinteso comune riguardo agli upload è che sarebbero necessariamente “disincarnate” e che ciò significherebbe che le loro esperienze si impoverirebbero. Il caricamento secondo questo punto di vista sarebbe l’evasione definitiva, quella che solo i nevrotici che si sentono tentati da un corpo-piumino nevrotico. Ma l’esperienza di un upload potrebbe in linea di principio essere identica a quella di un umano biologico. Un upload potrebbe avere un corpo virtuale (simulato) che dà le stesse sensazioni e le stesse possibilità di interazione di un corpo non simulato. Con la realtà virtuale avanzata, gli upload potrebbero godere di cibo e bevande, e il sesso in upload potrebbe essere gloriosamente disordinato come si potrebbe desiderare. E gli upload non dovrebbero limitarsi alla realtà virtuale: potrebbero interagire con le persone all’esterno e persino noleggiare corpi robotici per lavorare o esplorare la realtà fisica.

Le inclinazioni personali per quanto riguarda l’upload sono diverse. Molti transumanisti hanno un atteggiamento pragmatico: il fatto che vogliano o meno caricare o meno dipende dalle precise condizioni in cui vivrebbero come upload e da quali siano le alternative. (Alcuni transumanisti potrebbero anche dubitare della possibilità di effettuare l’upload):
 Gli upload non sarebbero soggetti a senescenza biologica.

Si potrebbero creare regolarmente copie di backup degli upload, in modo da poter essere riavviati in caso di problemi. (Così la vostra vita sarebbe potenzialmente lunga quanto quella dell’universo).
 Potenzialmente potresti vivere molto più economicamente come upload, poiché non avresti bisogno di cibo fisico, alloggio, trasporto, ecc.
 Se si corre su un computer veloce, si potrebbe pensare più velocemente che in un’implementazione biologica. Per esempio, se si corre su un computer mille volte più potente di un cervello umano, allora si penserebbe mille volte più velocemente (e il mondo esterno ti sembrerebbe rallentato di un fattore mille). In questo modo si arriva a sperimentare un tempo più soggettivo, e a vivere di più, in un giorno qualsiasi.
 Si potrebbe viaggiare alla velocità della luce come un modello di informazione, che potrebbe essere conveniente in una futura era di insediamenti spaziali su larga scala.
 I miglioramenti cognitivi radicali sarebbero probabilmente più facili da implementare in un upload che in un cervello organico.

Un paio di altri punti sull’upload:
 Il caricamento dovrebbe funzionare per i pazienti crionici, a condizione che il loro cervello sia conservato in uno stato sufficientemente intatto.
 I caricamenti potrebbero riprodursi estremamente rapidamente (semplicemente facendo copie di se stessi). Ciò implica che le risorse potrebbero diventare molto rapidamente scarse a meno che la riproduzione non sia regolata.

Cos’è la singolarità?
 Alcuni pensatori ipotizzano che ci sarà un momento nel futuro in cui il ritmo dello sviluppo tecnologico diventerà così rapido che la curva di avanzamento diventerà quasi verticale. In un tempo molto breve (mesi, giorni, o anche solo ore), il mondo potrebbe trasformarsi quasi senza riconoscimento. Questo ipotetico punto viene definito come la singolarità. La causa più probabile di una singolarità sarebbe la creazione di una qualche forma di intelligenza superiore a quella umana che si auto-alimenta rapidamente.

Il concetto di singolarità è spesso associato a Vernor Vinge, che lo considera uno degli scenari più probabili per il futuro. (Inchimazioni precedenti della stessa idea si possono trovare ad esempio in John von Neumann, come parafrasato da Ulam 1958, e in I. J. Good 1965). A condizione che si riesca ad evitare di distruggere la civiltà, Vinge pensa che una singolarità possa verificarsi come conseguenza dei progressi dell’intelligenza artificiale, dei grandi sistemi di computer in rete, dell’integrazione computer-uomo, o di qualche altra forma di amplificazione dell’intelligenza. In questo scenario, l’amplificazione dell’intelligenza porterà, a un certo punto, a un ciclo di feedback positivo: i sistemi più intelligenti possono progettare sistemi ancora più intelligenti, e possono farlo più rapidamente dei progettisti umani originali.

Questo effetto di feedback positivo sarebbe abbastanza potente da provocare un’esplosione di intelligenza che potrebbe portare rapidamente alla nascita di un sistema superintelligente di capacità superiori.
 L’ipotesi della singolarità è talvolta accoppiata con l’affermazione che è impossibile per noi prevedere ciò che viene dopo la singolarità. Una società post-singolarità potrebbe essere così aliena che non possiamo saperne nulla. Un’eccezione potrebbe essere rappresentata dalle leggi fondamentali della fisica, ma anche lì si suggerisce a volte che ci possano essere leggi sconosciute (per esempio, non abbiamo ancora una teoria della gravità quantistica accettata) o conseguenze mal comprese di leggi conosciute che potrebbero essere sfruttate per permettere cose che normalmente penseremmo fisicamente impossibili, come la creazione di wormhole attraversabili, la creazione di nuovi universi “sotterranei” o il viaggio a ritroso nel tempo.

Tuttavia, l’imprevedibilità è logicamente distinta dalla repentinità dello sviluppo e dovrebbe essere argomentata separatamente.
 I transumanisti differiscono molto nella probabilità che assegnano allo scenario di Vinge. Quasi tutti coloro che pensano che ci sarà una singolarità credono che accadrà in questo secolo, e molti pensano che sia probabile che accada entro diversi decenni.
 Riferimenti:
 
I. J. Good, “Speculations Concerning the First Ultraintelligent Machine”, in Advances in Computers Vol. 6, ed. Franz L. Alt e Morris Rubinoff (Academic Press, 1965), 31–88
 Vernor Vinge, “The Coming Technological Singularity”, numero invernale di Whole Earth Review (1993)
 Stanislaw Ulam, “Tributo a John von Neumann”, Bollettino della Società Matematica Americana Vol. 64, Nr. 3, Parte II, 1–49 (1958)

CONTINUA — — — — — — — —

Transumanesimo

FAQ TRANSUMANISTA PT.4


Parte 4: Transumanesimo e natura

Perché i transumanisti vogliono vivere più a lungo?

È una questione personale, una questione di cuore. Sei mai stato così felice da sentirti sciogliere in lacrime? C’è mai stato nella tua vita un momento di tale profondità e sublimità che il resto dell’esistenza ti è sembrato un sonno grigio e monotono dal quale ti sei appena svegliato?
 È così facile dimenticare quanto possano essere belle le cose quando sono al loro meglio. Ma in quelle occasioni in cui ci si ricorda — sia che derivi dal totale appagamento dell’essere immersi nel lavoro creativo, sia dalla tenera estasi dell’amore ricambiato — allora ci si rende conto di quanto possa essere prezioso ogni singolo minuto dell’esistenza, quando è così buono. E si potrebbe pensare tra sé e sé: “Dovrebbe essere sempre così”. Perché non può durare per sempre?
 Beh, forse — solo forse — potrebbe.
 Quando i transumanisti cercano di prolungare la vita umana, non cercano di aggiungere un paio di anni in più in una casa di cura, trascorsi a sbavare sulle scarpe. L’obiettivo sono anni più sani, felici e produttivi. Idealmente, tutti dovrebbero avere il diritto di scegliere quando e come morire — o non morire. I transumanisti vogliono vivere più a lungo perché vogliono fare, imparare e sperimentare di più; divertirsi di più e passare più tempo con i propri cari; continuare a crescere e maturare oltre i miseri otto decenni che ci sono stati assegnati dal nostro passato evolutivo; e per poter vedere con i propri occhi cosa potrebbe riservare il futuro. Così come va il discorso di vendita di un’organizzazione crionica:
 “La condotta della vita e la saggezza del cuore si basano sul tempo; negli ultimi quartetti di Beethoven, le ultime parole e le ultime opere di ‘vecchietti’ come Sofocle e Russell e Shaw, vediamo scorci di una maturità e di una sostanza, un’esperienza e una comprensione, una grazia e un’umanità, che non sono presenti nei bambini o negli adolescenti. L’hanno raggiunta perché hanno vissuto a lungo; perché hanno avuto il tempo di sperimentare, di svilupparsi e di riflettere; tempo che tutti noi potremmo avere. Immaginate che questi individui — un Benjamin Franklin, un Lincoln, un Newton, un Shakespeare, un Goethe, un Einstein [e un Gandhi] — arricchiscano il nostro mondo non per pochi decenni ma per secoli. Immaginate un mondo fatto di questi individui. Sarebbe davvero ciò che Arthur C. Clarke ha chiamato ‘Fine dell’infanzia’ — l’inizio dell’età adulta dell’umanità”. (Istituto di Crionica)
 Riferimenti:
 — Istituto di Crionica

Non è una manomissione della natura?
 Assolutamente sì, e non c’è nulla di cui vergognarsi. Spesso è giusto manomettere la natura. Si potrebbe dire che manipolare la natura è una parte importante di ciò che è la civiltà e l’intelligenza umana; lo facciamo fin dall’invenzione della ruota. In alternativa, si potrebbe dire che, essendo parte della natura, anche tutto ciò che facciamo e creiamo è in un certo senso naturale. In ogni caso, non c’è ragione morale per cui non dovremmo intervenire nella natura e migliorarla se possiamo, sia sradicando le malattie, migliorando le rese agricole per nutrire una popolazione mondiale in crescita, mettendo in orbita satelliti di comunicazione per fornire alle case notizie e intrattenimento, sia inserendo lenti a contatto nei nostri occhi per vedere meglio. Cambiare la natura in meglio è una cosa nobile e gloriosa per gli esseri umani. (D’altra parte, “pavimentare il paradiso per mettere un parcheggio” non sarebbe glorioso; la qualifica “in meglio” è essenziale). (Vedi anche “Le tecnologie transumaniste sono compatibili con l’ambiente?

In molti casi particolari, naturalmente, ci sono valide ragioni pratiche per affidarsi a processi “naturali”. Il punto è che non possiamo decidere se una cosa è buona o cattiva semplicemente chiedendoci se è naturale o meno. Alcune cose naturali sono cattive, come la fame, la polio e l’essere mangiati vivi dai parassiti intestinali. Alcune cose artificiali sono cattive, come l’avvelenamento da DDT, gli incidenti d’auto e la guerra nucleare.
 Per fare un esempio di attualità, prendiamo in considerazione il dibattito sulla clonazione umana. Alcuni sostengono che la clonazione umana non è innaturale perché i cloni umani sono essenzialmente solo gemelli identici. In questo hanno ragione, naturalmente, anche se si potrebbe anche osservare correttamente che non è naturale che i gemelli identici siano di età diverse. Ma il punto più fondamentale è che non importa se i cloni umani sono naturali o meno. Quando si pensa se permettere o meno la clonazione riproduttiva umana, dobbiamo confrontare le varie possibili conseguenze desiderabili con le varie possibili conseguenze indesiderabili. Dobbiamo poi cercare di stimare la probabilità di ciascuna di queste conseguenze. Questo tipo di deliberazione è molto più difficile che liquidare semplicemente la clonazione come innaturale, ma è anche più probabile che porti a buone decisioni.

Queste osservazioni, si spera, dovrebbero sembrare banali. Eppure è sorprendente quanto spesso i polemisti riescano ancora a trovare il modo con argomenti che sono fondamentalmente (sottilmente camuffati) modi per dire: “È buono perché è come è sempre stato!” o “È buono perché è così che la Natura l’ha fatto!

Le tecnologie transumane ci renderanno inumani?
 L’importante non è essere umani, ma essere umani. Anche se potremmo voler credere che Hitler fosse un mostro inumano, in realtà era un mostro umano; e Gandhi è noto non per essere straordinariamente disumano, ma per essere straordinariamente umano.
 Gli attributi della nostra specie non sono esenti dall’esame etico in virtù dell’essere “naturale” o “umano”. Alcuni attributi umani, come l’empatia e il senso di equità, sono positivi; altri, come la tendenza al tribalismo o al groupismo, hanno lasciato profonde cicatrici nella storia umana. Se c’è valore nell’essere umano, non deriva dall’essere “normale” o “naturale”, ma dall’avere dentro di noi la materia prima per essere umani: la compassione, il senso dell’umorismo, la curiosità, il desiderio di essere una persona migliore. Cercare di preservare “l’umanità”, piuttosto che coltivare l’umanità, idolatrerebbe il male insieme al bene. Si potrebbe dire che se “umani” è ciò che siamo, allora “umani” è ciò che noi, come umani, vorremmo essere. La natura umana non è un brutto punto di partenza, ma non possiamo realizzare questo potenziale se rifiutiamo qualsiasi progresso oltre il punto di partenza.

La morte non fa parte dell’ordine naturale delle cose?
 I transumanisti insistono sul fatto che il fatto che una cosa sia naturale o meno è irrilevante per il fatto che sia buona o desiderabile (vedi anche “Non è una manomissione della natura?”, “La vita prolungata peggiorerà i problemi di sovrappopolazione?”, e “Perché i transumanisti vogliono vivere più a lungo?)
 La vita media dell’uomo ha oscillato tra i 20 e i 30 anni per la maggior parte della storia della nostra specie. La maggior parte delle persone oggi vive così una vita innaturalmente molto lunga. A causa dell’alta incidenza di malattie infettive, incidenti, fame e morte violenta tra i nostri antenati, pochissimi di loro hanno vissuto molto più di 60 o 70 anni. C’era quindi poca pressione di selezione per far evolvere i meccanismi di riparazione cellulare (e pagare i loro costi metabolici) che sarebbero stati necessari per farci andare oltre le nostre magre aspettative. Come risultato di queste circostanze in un lontano passato, ora subiamo l’inevitabile declino della vecchiaia: i danni si accumulano a un ritmo più veloce di quanto non si possa riparare; i tessuti e gli organi cominciano a funzionare male; e poi ci accasciamo e moriamo.

La ricerca dell’immortalità è una delle più antiche e radicate aspirazioni umane. È stato un tema importante nella letteratura umana fin dalla prima storia scritta conservata, L’epopea di Gilgamesh, e in innumerevoli racconti e miti da allora. È alla base degli insegnamenti delle religioni del mondo sull’immortalità spirituale e la speranza di una vita nell’aldilà. Se la morte fa parte dell’ordine naturale, lo è anche il desiderio umano di superare la morte.
 Prima del transumanesimo, l’unica speranza di sfuggire alla morte era la reincarnazione o la resurrezione ultraterrena. Coloro che vedevano tali dottrine religiose come fogge della nostra immaginazione non avevano altra alternativa che accettare la morte come un fatto inevitabile della nostra esistenza. Le visioni del mondo laiche, compreso l’umanesimo tradizionale, di solito includono una sorta di spiegazione del perché la morte non fosse una cosa così brutta, dopo tutto. Alcuni esistenzialisti si sono spinti fino a sostenere che la morte era necessaria per dare un senso alla vita!

Che le persone debbano trovare delle scuse per la morte è comprensibile. Fino a poco tempo fa non c’era assolutamente nulla che si potesse fare al riguardo, e allora aveva un certo senso creare delle filosofie confortanti secondo le quali morire di vecchiaia è una bella cosa (“deathism”). Se un tempo tali credenze erano relativamente innocue, e forse fornivano anche qualche beneficio terapeutico, ora sono sopravvissute al loro scopo. Oggi possiamo prevedere la possibilità di abolire l’invecchiamento e abbiamo la possibilità di adottare misure attive per rimanere in vita fino ad allora, attraverso tecniche di prolungamento della vita e, come ultima risorsa, la crionica. Questo rende pericolose, anzi fatali, le illusioni delle filosofie deathiste, che insegnano l’impotenza e incoraggiano la passività.
 Esporre un punto di vista deathista tende ad andare con un certo elemento di ipocrisia. C’è da sperare e aspettarsi che un buon numero di apologeti della morte, se un giorno si trovassero di fronte alla scelta concreta tra (A) ammalarsi, invecchiare e morire, e (B) avere una nuova possibilità di vita per rimanere sani, vigorosi e rimanere in compagnia di amici e persone care per partecipare allo svolgersi del futuro, scelgano quest’ultima alternativa.

Se qualcuno scegliesse ancora la morte, è una scelta che naturalmente è da rimpiangere, ma che va comunque rispettata. La posizione transumanista sull’etica della morte è chiarissima: la morte dovrebbe essere volontaria. Ciò significa che ognuno dovrebbe essere libero di prolungare la propria vita e di predisporre la sospensione crionica dei propri corpi deanimati. Significa anche che l’eutanasia volontaria, in condizioni di consenso informato, è un diritto umano fondamentale.
 Può risultare impossibile vivere per sempre, in senso stretto, anche per chi ha la fortuna di sopravvivere fino a questo momento in cui la tecnologia è stata perfezionata, e anche in condizioni ideali. La quantità di materia e di energia su cui la nostra civiltà può mettere le mani prima che si allontani per sempre dalla nostra portata (a causa dell’espansione dell’universo) è finita negli attuali modelli cosmologici più favoriti. La morte per calore dell’universo è quindi una questione di una certa preoccupazione personale per i transumanisti ottimisti!

È troppo presto per dire se i nostri giorni sono necessariamente contati. La cosmologia e la fisica fondamentale sono ancora incomplete e in flusso teorico; le possibilità teoriche di un’elaborazione infinita dell’informazione (che potrebbe permettere a un upload di vivere una vita infinita) sembrano aprirsi e chiudersi ogni pochi anni. Dobbiamo convivere con questa incertezza, insieme all’incertezza molto più grande sul fatto che qualcuno di noi riuscirà a non morire prematuramente, prima che la tecnologia sia diventata matura.

Le tecnologie transumaniste sono ecologiche?
 L’impatto ambientale di una tecnologia dipende da come viene utilizzata. La salvaguardia dell’ambiente naturale richiede volontà politica oltre che una buona tecnologia. Le tecnologie necessarie per realizzare la visione transumanista possono essere ecocompatibili. La tecnologia dell’informazione e le procedure mediche, ad esempio, tendono ad essere relativamente pulite.
 I transumanisti possono infatti affermare con maggiore forza che le tecnologie attuali sono insostenibili. Stiamo consumando risorse essenziali, come il petrolio, i minerali metallici e la capacità di inquinamento atmosferico, più velocemente di quanto si rigenerino. Al ritmo attuale dei consumi, sembra che in questo secolo saremo destinati a esaurire queste risorse per un certo periodo. Qualsiasi alternativa realistica che sia stata proposta comporta l’innalzamento della tecnologia ad un livello più avanzato. Non solo le tecnologie transumaniste sono ecologicamente valide, ma possono essere l’unica opzione sostenibile a lungo termine.

Con una produzione molecolare matura (vedi “Cos’è la nanotecnologia molecolare?”), avremo un modo per produrre la maggior parte dei prodotti senza sprechi o inquinamento. La nanotecnologia renderebbe anche economicamente fattibile la costruzione di impianti solari spaziali, l’estrazione di corpi extraterrestri per minerali e minerali e lo spostamento delle industrie pesanti fuori terra. L’unica soluzione veramente a lungo termine alla carenza di risorse è la colonizzazione dello spazio.
 Da un punto di vista transumanista, gli esseri umani e i nostri manufatti e le nostre imprese fanno parte della biosfera estesa. Non esiste una dicotomia fondamentale tra l’umanità e il resto del mondo. Si potrebbe dire che la natura, in umanità, è diventata cosciente e autoriflessiva. Abbiamo il potere di sognare un modo migliore per le cose e di metterci deliberatamente in cammino per costruire i nostri sogni, ma abbiamo anche la responsabilità di usare questo potere in modi che siano sostenibili e che proteggano i valori essenziali.

Il transumanesimo come punto di vista filosofico e culturale

Quali sono gli antecedenti filosofici e culturali del transumanesimo?

Il desiderio umano di acquisire gli attributi postumani è antico quanto la stessa specie umana. Gli esseri umani hanno sempre cercato di espandere i confini della loro esistenza, sia dal punto di vista ecologico, geografico o mentale. C’è la tendenza, almeno in alcuni individui, a cercare sempre di trovare un modo per aggirare ogni limite e ostacolo.
 La sepoltura cerimoniale e i frammenti conservati di scritti religiosi mostrano che gli esseri umani preistorici erano profondamente turbati dalla morte dei loro cari e cercavano di ridurre la dissonanza cognitiva postulando una vita ultraterrena. Eppure, nonostante l’idea di una vita ultraterrena, la gente cercava ancora di prolungare la vita. Nell’epopea sumera di Gilgamesh (circa 2000 a.C.), un re si imbarca nella ricerca di un’erba che lo renda immortale.

Vale la pena di notare che si presumeva sia che la mortalità non fosse ineluttabile in linea di principio, sia che esistessero mezzi (almeno mitologici) per superarla. Che le persone si sforzassero davvero di vivere una vita più lunga e più ricca si può vedere anche nello sviluppo di sistemi di magia e di alchimia; mancando i mezzi scientifici per produrre un elisir di vita, si ricorreva ai mezzi magici. Questa strategia è stata adottata, ad esempio, dalle varie scuole di taoismo esoterico in Cina, che cercavano l’immortalità fisica e il controllo o l’armonia con le forze della natura.
 I greci erano ambivalenti sul fatto che gli esseri umani trasgredissero i nostri confini naturali. Da un lato, erano affascinati dall’idea. Lo vediamo nel mito di Prometeo, che rubò il fuoco a Zeus e lo diede agli umani, migliorando così in modo permanente la condizione umana. E nel mito di Dedalo, gli dei sono ripetutamente sfidati, con successo, da un ingegnere e artista intelligente, che usa mezzi non magici per ampliare le capacità umane.

D’altra parte, c’è anche il concetto di arroganza: che alcune ambizioni sono off-limits e si ritorcerebbero contro se fossero perseguite. Alla fine, l’impresa di Dedalo finisce in un disastro (non perché sia stata punita dagli dei, ma per cause naturali).
 I filosofi greci fecero i primi, inciampanti tentativi di creare sistemi di pensiero che si basassero non solo sulla fede ma anche sul ragionamento logico. Socrate e i sofisti estesero l’applicazione del pensiero critico dalla metafisica e dalla cosmologia allo studio dell’etica e alle domande sulla società umana e sulla psicologia umana. Da questa indagine nacque l’umanesimo culturale, una corrente molto importante nella storia della scienza occidentale, della teoria politica, dell’etica e del diritto.

Nel Rinascimento, il pensiero umano si risvegliò dall’ultraterreno medievale e dai modi di ragionamento scolastico che avevano predominato per un millennio, e l’essere umano e il mondo naturale divennero di nuovo oggetti di studio legittimi. L’umanesimo rinascimentale incoraggiava le persone a fare affidamento sulle proprie osservazioni e sul proprio giudizio piuttosto che a rinviare ogni questione alle autorità religiose. L’umanesimo rinascimentale ha anche creato l’ideale della personalità a tutto tondo, che è altamente sviluppata scientificamente, moralmente, culturalmente e spiritualmente. Una pietra miliare è l’Orazione sulla dignità dell’uomo di Giovanni Pico della Mirandola (1486), che afferma che l’uomo non ha una forma pronta, ma che è compito dell’uomo formare se stesso. E, soprattutto, la scienza moderna ha cominciato a prendere forma allora, attraverso le opere di Copernico, di Keplero e di Galileo.

Si può dire che il secolo dei Lumi è iniziato con la pubblicazione del Novum Organum di Francis Bacon, “il nuovo strumento” (1620), in cui egli propone una metodologia scientifica basata sull’indagine empirica piuttosto che sul ragionamento a priori. Bacon sostiene il progetto di “fare tutto il possibile”, con il quale intendeva il raggiungimento della padronanza della natura per migliorare la condizione degli esseri umani. L’eredità del Rinascimento si combina con le influenze di Isaac Newton, Thomas Hobbes, John Locke, Immanuel Kant, il Marchese de Condorcet e altri per formare la base dell’umanesimo razionale, che enfatizza la scienza e il ragionamento critico — piuttosto che la rivelazione e l’autorità religiosa — come modi per conoscere il mondo naturale e il destino e la natura dell’uomo e per fornire una base per la moralità. Il transumanesimo affonda le sue radici in questo umanesimo razionale.
 Nel XVIII e XIX secolo si comincia a intravedere l’idea che anche l’uomo stesso può essere sviluppato attraverso l’apparecchio della scienza.

Benjamin Franklin e Voltaire hanno speculato sull’estensione della vita umana attraverso la scienza medica. Soprattutto dopo la teoria dell’evoluzione di Darwin, l’ateismo o l’agnosticismo sono stati visti come alternative sempre più attraenti. Tuttavia, l’ottimismo della fine del XIX secolo spesso degenerò in un positivismo di vedute ristrette e nella convinzione che il progresso fosse automatico. Quando questa visione si scontrava con la realtà, alcuni reagivano ricorrendo all’irrazionalismo, concludendo che, poiché la ragione non era sufficiente, non valeva nulla. Ne sono scaturiti i sentimenti antitecnologici e anti-intellettuali di cui ancora oggi possiamo testimoniare le sequele in alcuni scrittori postmodernisti, nel movimento New Age e nell’ala neoluddista degli agitatori anti-globalizzazione.

Uno stimolo significativo nella formazione del transumanesimo è stato il saggio Dedalo: Scienza e futuro (1923) del biochimico britannico J. B. S. Haldane, nel quale si discute di come le scoperte scientifiche e tecnologiche possano arrivare a influenzare la società e migliorare la condizione umana. Questo saggio ha innescato una reazione a catena di discussioni orientate al futuro, tra cui Il mondo, la carne e il diavolo di J. D. Haldane. Bernal (1929), che specula sulla colonizzazione dello spazio e sugli impianti bionici e sui miglioramenti mentali attraverso la scienza sociale e la psicologia avanzate; le opere di Olaf Stapledon; e il saggio “Icarus: il futuro della scienza” (1924) di Bertrand Russell, che ha assunto una visione più pessimistica, sostenendo che senza più gentilezza nel mondo, il potere tecnologico servirà principalmente ad aumentare la capacità degli uomini di infliggersi danni l’un l’altro. Anche autori di fantascienza come H. G. Wells e Olaf Stapledon hanno fatto pensare a molte persone alla futura evoluzione della razza umana.

Un lavoro citato frequentemente è Brave New World (1932) di Aldous Huxley, una distopia in cui il condizionamento psicologico, la sessualità promiscua, la biotecnologia e i farmaci oppiacei sono usati per mantenere la popolazione placida e contenta in una società statica e totalitaria governata da un’élite composta da dieci “controllori del mondo”. Il romanzo di Huxley mette in guardia contro il potenziale disumanizzante della tecnologia che viene usata per arrestare la crescita e per diminuire la portata della natura umana piuttosto che migliorarla.
 La seconda guerra mondiale ha cambiato la direzione di alcune di quelle correnti che portano al transumanesimo di oggi. Il movimento eugenetico, che in precedenza aveva trovato sostenitori non solo tra i razzisti di estrema destra, ma anche tra i socialisti e i socialdemocratici progressisti, fu profondamente screditato. L’obiettivo di creare un mondo nuovo e migliore attraverso una visione imposta centralmente divenne tabù e passé; e gli orrori dell’Unione Sovietica Stalinista sottolinearono ancora una volta i pericoli di un tale approccio. Memori di queste lezioni storiche, i transumanisti sono spesso profondamente sospettosi di un cambiamento orchestrato collettivamente, sostenendo invece il diritto degli individui a riprogettare se stessi e i propri discendenti.

Nell’era del dopoguerra, gli ottimisti futuristi tendevano a dirigere la loro attenzione più verso il progresso tecnologico, come i viaggi nello spazio, la medicina e i computer. La scienza cominciò a mettersi in pari con la speculazione. Le idee transumaniste durante questo periodo furono discusse e analizzate principalmente nel genere letterario della fantascienza. Autori come Arthur C. Clarke, Isaac Asimov, Robert Heinlein, Stanislaw Lem, e più tardi Bruce Sterling, Greg Egan e Vernor Vinge hanno esplorato vari aspetti del transumanesimo nei loro scritti e hanno contribuito alla sua proliferazione.

Robert Ettinger ha svolto un ruolo importante nel dare al transumanesimo la sua forma moderna. La pubblicazione del suo libro La prospettiva dell’immortalità nel 1964 ha portato alla creazione del movimento crionico. Ettinger sosteneva che, poiché la tecnologia medica sembra essere in costante progresso, e poiché l’attività chimica si arresta completamente a basse temperature, dovrebbe essere possibile congelare una persona oggi e preservare il corpo fino a quando la tecnologia non sarà abbastanza avanzata da riparare i danni da congelamento e invertire la causa originaria della deanimazione. In un lavoro successivo, Man into Superman (1972), ha discusso una serie di possibili miglioramenti all’essere umano, continuando la tradizione iniziata da Haldane e Bernal.

Un altro influente transumanista precoce fu F. M. Esfandiary, che più tardi cambiò il suo nome in FM-2030. Uno dei primi professori di studi futuri, FM insegnò alla New School for Social Research di New York negli anni Sessanta e formò una scuola di ottimisti futuristi conosciuti come gli UpWingers. Nel suo libro Sei un transumano? (1989), ha descritto quelli che vedeva come i segni dell’emergere della persona transumana, nella sua terminologia che indicava un legame evolutivo verso il postumano. (A parte la terminologia: un uso precoce della parola “transumano” era presente nel libro di Ettinger del 1972, che ora non ricorda dove ha incontrato il termine per la prima volta. La parola “transumanesimo” potrebbe essere stata coniata da Julian Huxley in New Bottles for New Wine (1957); il senso in cui l’ha usata, tuttavia, non era proprio quello contemporaneo). Inoltre, il suo uso è evidenziato negli scritti di T.S. Elliot più o meno nello stesso periodo. E si sa che Dante Alighieri si riferiva alla nozione di transumano negli scritti storici.

Negli anni Settanta e Ottanta sono nate diverse organizzazioni per l’estensione della vita, la crionica, la colonizzazione dello spazio, la fantascienza, le arti mediatiche e il futurismo. Erano spesso isolate l’una dall’altra e, pur condividendo opinioni e valori simili, non rappresentavano ancora una visione del mondo coerente e unitaria. Una voce di spicco da un punto di vista con forti elementi transumanisti in quest’epoca proveniva da Marvin Minsky, un eminente ricercatore di intelligenza artificiale.
 Nel 1986, Eric Drexler pubblicò Engines of Creation, la prima esposizione di produzione molecolare in un libro. (La possibilità della nanotecnologia era stata anticipata dal fisico premio Nobel Richard Feynman in un ormai famoso dopocena del 1959 intitolato “There is Plenty of Room at the Bottom”). In questo lavoro innovativo, Drexler non solo ha sostenuto la fattibilità della nanotecnologia basata sull’assemblatore, ma ne ha anche esplorato le conseguenze e ha iniziato a tracciare una mappa delle sfide strategiche poste dal suo sviluppo. Gli scritti successivi di Drexler hanno fornito ulteriori analisi tecniche che hanno confermato le sue conclusioni iniziali. Per preparare il mondo alla nanotecnologia e lavorare per una sua applicazione sicura, nel 1986 fondò il Foresight Institute insieme all’allora moglie Christine Peterson.

Il Great Mambo Chicken and the Transhuman Condition (1990) di Ed Regis ha dato uno sguardo umoristico agli scienziati e ai filosofi arroganti del transumanesimo. Un altro paio di libri influenti sono stati Mind Children del robotista Hans Moravec (1988) sul futuro sviluppo dell’intelligenza delle macchine, e più recentemente Age of Spiritual Machines di Ray Kurzweil (1999), il bestseller di Ray Kurzweil, che presentava idee simili a quelle di Moravec. La Fisica dell’Immortalità di Frank Tipler (1994), ispirata dagli scritti di Pierre Teilhard de Chardin (un paleontologo e teologo gesuita che vide un telos evolutivo nello sviluppo di una noosfera che abbracciava la noosfera, una coscienza globale), sosteneva che le civiltà avanzate potevano arrivare ad avere un’influenza modellante sulla futura evoluzione del cosmo, anche se alcune erano state rimandate dal tentativo di Tipler di fondere la scienza con la religione. Molti sostenitori della scienza, come Carl Sagan, Richard Dawkins, Steven Pinker e Douglas Hofstadter, hanno anche contribuito a spianare la strada alla comprensione pubblica delle idee transumaniste.

Nel 1988, il primo numero dell’Extropy Magazine è stato pubblicato da Max More e Tom Morrow, e nel 1992 hanno fondato l’Extropy Institute (il termine “extropy” è stato coniato come opposto informale di “entropia”). La rivista e l’istituto hanno funto da catalizzatori, riunendo gruppi disparati di persone con idee futuristiche. More scrisse la prima definizione di transumanesimo in senso moderno, e creò il suo marchio distintivo di transumanesimo, che enfatizzava l’individualismo, l’ottimismo dinamico e il meccanismo del mercato oltre alla tecnologia. Il genere delle arti transumaniste è diventato più consapevole attraverso le opere dell’artista Natasha Vita-More. Durante questo periodo, un’intensa esplorazione delle idee ha avuto luogo anche in varie mailing list su Internet. Tra i primi influenti collaboratori c’erano Anders Sandberg (allora dottorando in neuroscienze) e Robin Hanson (economista e poliglotta) tra molti altri.

La World Transhumanist Association è stata fondata nel 1998 da Nick Bostrom e David Pearce per agire come organizzazione internazionale non profit di coordinamento per tutti i gruppi e gli interessi legati al transumanismo, in tutto lo spettro politico. La WTA si è concentrata sul sostegno al transumanismo come disciplina accademica seria e sulla promozione della consapevolezza pubblica del pensiero transumanista. La WTA ha iniziato a pubblicare il Journal of Evolution and Technology, la prima rivista scientifica per studi transumanisti nel 1999 (che è anche l’anno in cui è stata pubblicata la prima versione di questa FAQ). Nel 2001, la WTA ha adottato la sua attuale costituzione ed è ora governata da un comitato esecutivo democraticamente eletto dai suoi membri a pieno titolo. James Hughes in particolare (un ex segretario della WTA) tra gli altri ha aiutato a portare la WTA alla sua attuale fase di maturità, e un forte team di volontari ha costruito l’organizzazione a quello che è oggi.

Humanity+ si è sviluppata in seguito al rebranding del transumanesimo che ha informato Humanity+ come organizzazione cooperativa, cercando di riunire i leader del transumanesimo: dai primi anni Novanta: Max More, Natasha Vita-More, Anders Sandberg; fine anni Novanta: Nick Bostrom, David Pearce, James Hughes; gli anni 2000: James Clement, Ben Goertzel, Giulio Prisco e molti altri. In breve, si basa sui primi lavori dell’Extropy Institute e del WTA.
 Negli ultimi due anni il movimento transumanista è cresciuto rapidamente e furiosamente. I gruppi locali si stanno moltiplicando in tutte le parti del mondo. La consapevolezza delle idee transumaniste si sta diffondendo. Il transumanesimo sta attraversando la transizione dall’essere la preoccupazione di un gruppo marginale di pionieri intellettuali a diventare un approccio mainstream per comprendere le prospettive di trasformazione tecnologica della condizione umana.

Il fatto che i progressi tecnologici ci aiuteranno a superare molti dei nostri attuali limiti umani non è più un’intuizione limitata a poche manciate di visionari esperti di tecnologia. Tuttavia, comprendere le conseguenze di queste possibilità anticipate e le scelte etiche che dovremo affrontare è una sfida epocale che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi decenni. La tradizione transumanista ha prodotto un corpo di pensiero (ancora in evoluzione) per illuminare queste complesse questioni che non ha pari nella sua portata e profondità di previsione.
 Riferimenti:
 
· Francis Bacon, Novum Organum (New York: Colonial Press, 1899 [1620])
 · John Desmond Bernal, The World, the Flesh & the Devil: An Enquiry into the Future of the Three Enemies of the Rational Soul (Bloomington: Indiana University Press, 1969 [1929])
 · K. Eric Drexler, Engines of Creation: The Coming Era of Nanotechnology (New York: Anchor Books, 1986)
 · Robert Ettinger, The Prospect of Immortality (New York: Doubleday, 1964)
 · Robert Ettinger, Man into Superman (New York: St. Martin’s, 1972)
 · Extropy Institute
 · Richard P. Feynman, “There is Plenty of Room at the Bottom,” Presentation given on December 29th, 1959 at the annual meeting of the American Physical Society at the California Institute of Technology, published in Engineering and Science, Feb 1960
 · FM-2030, Are You a Transhuman? (New York: Warner Books, 1989)
 · Foresight Institute
 · J. B. S. Haldane, Daedalus or Science and the Future (New York: E. P. Dutton & Co., Inc., 1924 [1923])
 · Aldous Huxley, Brave New World, (San Bernadino: The Borgo Press, 1989 [1932])
 · Julian Huxley, New Bottles for New Wine: Ideology and Scientific Knowledge, (New York: Harper, 1957)
 · Journal of Evolution and Technology
 · Giovanni Pico della Mirandola, Oration on the Dignity of Man (1486)
 · Hans Moravec, Mind Children (Harvard: Harvard University Press, 1988)
 · Ed Regis, Great Mambo Chicken and the Transhuman Condition (New York: Perseus, 1990)
 · Bertrand Russell, Icarus or The Future of Science (New York: E. P Dutton & Company, 1924)
 · Frank J. Tipler, The Physics of Immortality (New York: Doubleday, 1994)
 · World Transhumanist Association

Quali correnti ci sono all’interno del transumanesimo?
 L’estropia (o estrepismo) è uguale al transumanesimo?
 C’è una ricca varietà di opinioni all’interno del pensiero transumanista. Molti dei principali pensatori transumanisti hanno opinioni complesse e sottili che sono sotto costante revisione e sviluppo e che spesso sfidano la facile etichettatura. Si possono tuttavia distinguere alcune correnti o sapori distintivi del transumanesimo, anche se non sempre ben definiti. La visione del mondo e la filosofia originale del transumanesimo derivano dai Principi dell’estropia: Estropia (La filosofia dell’estropia).

Il nome deriva dal termine “estropia”, coniato da T. O. Morrow nel 1988, che si riferisce a “l’estensione dell’intelligenza, dell’informazione, dell’ordine, della vitalità e della capacità di miglioramento di un sistema”. La filosofia transumanista dell’Estropia è definita dai Principi Estropici, un testo di Max More (1998), co-fondatore dell’Extropy Institute insieme a Morrow. La versione 3.0 di questo documento elenca sette principi che sono importanti per i transumanisti nello sviluppo del loro pensiero: Progresso perpetuo, auto-trasformazione, ottimismo pratico, tecnologia intelligente, società aperta, auto-direzione e pensiero razionale. Questi sono intesi a codificare atteggiamenti generali piuttosto che dogmi specifici.

Il transumanesimo democratico. Questo filone del transumanesimo sostiene sia il diritto di usare la tecnologia per trascendere i limiti del corpo umano, sia l’estensione delle preoccupazioni democratiche oltre l’uguaglianza legale formale e la libertà, verso la libertà economica e culturale e l’uguaglianza, al fine di proteggere valori come l’uguaglianza, la solidarietà e la partecipazione democratica in un contesto transumano (Hughes 2002).

L’imperativo edonistico. Un’altra corrente transumanista è rappresentata dai sostenitori del “paradise-engineering”, come sottolineato da David Pearce (2003). Pearce sostiene per motivi etici un programma biologico per eliminare ogni forma di crudeltà, sofferenza e malessere. Nel breve periodo, la nostra vita emotiva potrebbe essere arricchita da droghe di design per l’umore (cioè non da droghe da strada). A lungo termine, tuttavia, Pearce suggerisce che sarà tecnicamente possibile riscrivere il genoma dei vertebrati, ridisegnare l’ecosistema globale e utilizzare la biotecnologia per abolire la sofferenza in tutto il mondo vivente. Pearce ritiene che i “superminds post-darwiniani” godranno di un benessere geneticamente pre-programmato e saranno animati da “gradienti di beatitudine”.

Singolarismo. I transumanisti singolaristi si concentrano sulle tecnologie transumane che possono potenzialmente portare alla nascita di un’intelligenza più intelligente di quella umana, come l’interfaccia cervello-computer e l’Intelligenza Artificiale. Poiché la nostra intelligenza attuale è in ultima analisi la fonte della nostra tecnologia, i singolaritaristi si aspettano che la creazione tecnologica di un’intelligenza più intelligente dell’uomo sia un momento di svolta nella storia, con un impatto più paragonabile all’ascesa dell’Homo sapiens che alle scoperte tecnologiche del passato. I singolaritari sottolineano l’importanza di garantire che tale intelligenza sia accompagnata da una sensibilità etica (Yudkowsky 2003) (vedi anche “Che cos’è la singolarità?)

Il transumanesimo teorico. Questa non è tanto una versione specifica di un transumanesimo quanto una direzione di ricerca: lo studio dei vincoli, delle possibilità e delle conseguenze di potenziali traiettorie future dello sviluppo tecnologico e umano, utilizzando strumenti teorici dell’economia, della teoria dei giochi, della teoria dell’evoluzione, della teoria delle probabilità e della “scienza teorica applicata”, cioè lo studio dei progetti di sistemi fisicamente possibili che non possiamo ancora costruire. Per alcuni esempi, si veda Bostrom (2002, 2003a) e Hanson (1994, 1998). Sotto questa voce possono essere incluse anche le indagini su questioni etiche relative al progetto transumanista — il progetto di creare un mondo in cui il maggior numero possibile di persone abbia la possibilità di diventare postumano (vedi ad esempio Bostrom 2003b).

Salone del transumanesimo. Il transumanesimo come rete di persone che condividono determinati interessi e che amano passare lunghe ore a parlare di questioni transumaniste su liste di posta elettronica o faccia a faccia.

Il transumanesimo nelle arti e nella cultura. Il transumanesimo come fonte di ispirazione nella creazione artistica e nelle attività culturali, compresi gli sforzi per comunicare le idee e i valori transumanisti a un pubblico più ampio (vedi anche “Che tipo di arte transumanista esiste?

Riferimenti:
 
· Nick Bostrom, “Existential Risks: Analyzing Human Extinction Scenarios and Related Hazards”, Journal of Evolution and Technology Vol. 9 (2002)
 · Nick Bostrom, “Are You Living In A Computer Simulation?”, Philosophical Quarterly Vol. 53, №211, 243–255 (2003)
 · Nick Bostrom, “Human Genetic Enhancements: A Transhumanist Perspective”, Journal of Value Inquiry Vol. 37, №4, 493–506 (2003)
 · Robin Hanson, “If Uploads Come First: The crack of a future dawn”, Extropy Vol. 6:2 (1994)
 · Robin Hanson, “Burning the Cosmic Commons: Evolutionary Strategies for Interstellar Colonization” (1998)
 · James Hughes, “Democratic Transhumanism”, Transhumanity (April 28, 2002)
 · David Pearce, The Hedonistic Imperative (2003)
 · Max More, “The Extropian Principles, v. 3.0.” (1998)
 · Eliezer Yudkowsky, “What is the Singularity” (2003)

Che rapporto ha il transumanesimo con la religione?
 Il transumanesimo è un movimento filosofico e culturale che si preoccupa di promuovere modi responsabili di usare la tecnologia per migliorare le capacità umane e per aumentare la portata della fioritura umana.
 Anche se non è una religione, il transumanesimo potrebbe svolgere alcune delle stesse funzioni che la gente ha tradizionalmente cercato nella religione. Offre un senso di direzione e di scopo e suggerisce la visione che gli esseri umani possono raggiungere qualcosa di più grande della nostra condizione attuale.

A differenza della maggior parte dei credenti religiosi, tuttavia, i transumanisti cercano di realizzare i loro sogni in questo mondo, affidandosi non a poteri soprannaturali o all’intervento divino, ma al pensiero razionale e all’empirismo, attraverso un continuo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e umano. Alcune delle prospettive che un tempo erano il tuono esclusivo delle istituzioni religiose, come la lunghissima durata della vita, la beatitudine che non tramonta e l’intelligenza divina, vengono discusse dai transumanisti come ipotetiche realizzazioni ingegneristiche future.

Il transumanesimo è una prospettiva naturalistica. Al momento non ci sono prove concrete di forze soprannaturali o di fenomeni spirituali irriducibili, e i transumanisti preferiscono trarre la loro comprensione del mondo da modalità di indagine razionale, specialmente dal metodo scientifico. Sebbene la scienza sia alla base di gran parte della visione del mondo transumanista, i transumanisti riconoscono che la scienza ha le sue stesse fallibilità e imperfezioni, e che il pensiero etico critico è essenziale per guidare la nostra condotta e per selezionare i proficui obiettivi verso cui lavorare.

Il fanatismo religioso, la superstizione e l’intolleranza non sono accettabili tra i transumanisti. In molti casi, queste debolezze possono essere superate attraverso un’educazione scientifica e umanistica, la formazione al pensiero critico e l’interazione con persone di culture diverse. Alcune altre forme di religiosità, tuttavia, possono essere compatibili con il transumanesimo.
 Va sottolineato che il transumanesimo non è un insieme fisso di dogmi. È una visione del mondo in evoluzione, o meglio, una famiglia di visioni del mondo in evoluzione — per i transumanisti sono in disaccordo su molte questioni. La filosofia transumanista, ancora in fase di formazione, intende continuare a svilupparsi alla luce di nuove esperienze e nuove sfide. I transumanisti vogliono scoprire dove sbagliano e cambiare le loro opinioni di conseguenza.

Cose come l’upload, la crionica e l’IA non falliscono…
 …perché non possono conservare o creare l’anima?
 Se rispondiamo a questa domanda da un punto di vista religioso, non c’è un terreno chiaro per escludere queste tecnologie come incompatibili con gli insegnamenti sull’anima. Non c’è nessuna base scritturale nella Bibbia per supporre che Dio non possa arrivare alla nostra anima se congeliamo il nostro corpo fisico, né c’è una sola parola nelle scritture cristiane o ebraiche, o nel Corano, nel Dhammapada, o nel Tao Teh Ching, che proibisca la crionica.

Oppure, per qualcuno che crede nella reincarnazione, non ci sono credenze tradizionali che dicono che la reincarnazione è impedita quando qualcuno muore congelato o il cui corpo è congelato dopo la morte clinica. Se c’è un’anima ed essa entra nel corpo al momento del concepimento, allora la crionica può funzionare — dopo tutto, gli embrioni umani sono stati congelati, conservati per periodi prolungati, e poi impiantati nelle loro madri, dando luogo a bambini sani (che presumibilmente hanno un’anima). Il caricamento e l’intelligenza della macchina possono rivelarci cose nuove sul funzionamento dell’anima. È interessante notare che il Dalai Lama, quando gli è stato chiesto, non ha escluso la possibilità di reincarnarsi nei computer (Hayward et al. 1992), 152f.

Mentre il concetto di anima non è molto usato in una filosofia naturalistica come il transumanesimo, molti transumanisti si interessano ai problemi relativi all’identità personale (Parfit 1984) e alla coscienza (Churchland 1988). Questi problemi sono oggetto di un intenso studio da parte dei filosofi analitici contemporanei, e sebbene siano stati fatti alcuni progressi, ad esempio nel lavoro di Derek Parfit sull’identità personale, non sono ancora stati risolti con soddisfazione generale.
 Riferimenti:
 
· Paul M. Churchland, Matter and Consciousness (Cambridge, MA: MIT Press, 1988)
 · Jeremy W. Hayward et al., Gentle Bridges: Conversations with the Dalai Lama on the Sciences of Mind (Boston: Shambala Publications, 1992)
 · Derek Parfit, Reasons and Persons (Oxford: Oxford University Press, 1984)

Che tipo di arte transumanista esiste?
 Molti tipi, ma quali esempi si possono dare dipende da come si definisce “arte transumanista”. Se la si definisce semplicemente come arte che si occupa dell’aspirazione umana a superare i limiti attuali, allora una gran parte di tutta l’arte attraverso le epoche conterebbe come transumanista — dagli antichi miti dell’arroganza prometeica, all’iconografia religiosa trascendentale, all’architettura, ai rituali, alle fughe di J. S. Bach, al Faust di Goethe, fino agli artisti postmoderni, molti dei quali hanno concepito il loro lavoro come un tentativo di far esplodere le barriere concettuali per ampliare la portata della creatività umana.

Il concetto di arte transumanista sarebbe dire che si tratta di opere creative di arti multimediali prodotte da transumanisti. Su questa definizione, si devono cercare esempi in tempi recenti, poiché il termine “transumanesimo” nel suo senso contemporaneo è piuttosto nuovo. Natasha Vita-More è una delle prime e più importanti artiste transumaniste in questo senso. Per esempio, il suo recente lavoro visivo e concettuale, Primo Posthuman (3M+), presenta una sorta di elegante futura voce da catalogo per il design di un intero corpo, con caratteristiche come i potenziamenti della memoria, i sensori sonar, la pelle protetta dal sole con la possibilità di cambiare tonalità e struttura, la riconfigurabilità del genere, lo smaltimento dei rifiuti ecologico, e che viene fornito completo di garanzia e aggiornabilità.

Vita-More è anche l’autore di diversi manifesti di arte transumanista, in cui l’arte transumanista diventa per la prima volta consapevole di sé. Altri artisti transumanisti contemporanei sono Leonal Moura, Stelarc, Lilia Morales y Mori, Anders Sandberg, Juan Meridalva; Elaine Walker, E. Shaun Russell, Emlyn O’Regan, Gustavo Muccillo Alves, e la band Cosmodelia (musica elettronica); Susan Rogers (teatro delle marionette); Jane Holt (performance art); e molti altri.

Se restringiamo la definizione aggiungendo il requisito che un telos transumanista sia accoppiato a una nozione della centralità dei mezzi tecnologici, otteniamo un diverso insieme di esempi paradigmatici. Il mito di Frankenstein (basato originariamente sul romanzo di Mary Shelley pubblicato nel 1831, ed elaborato in innumerevoli forme da allora) è un classico, e in generale la fantascienza è stato il genere che si è occupato più intensamente di temi transumanisti, risalendo a Jules Verne e Karel Čapek, attraverso Isaac Asimov, Robert A. Heinlein, Stanislav Lem, Arthur C. Clark, fino a Vernor Vinge, Bruce Sterling, James Halperin, Greg Egan e molti altri nel campo della fantascienza. Molte delle storie di questi autori sono state adattate per lo schermo. (La serie di Star Trek è caratterizzata da una nuova e fresca tecnologia, ma con gli stessi vecchi esseri umani, quindi non è un esempio molto paradigmatico di arte transumanista).

Eppure questo è di per sé un restringimento del campo d’azione e di esplorazione delle arti transumaniste. Per esempio, la comprensione architettonica di Buckminster Fuller del mondo e della società, le culture del “creatore”, del “sé quantificato” e del “fai da te” riflettono tutte iniziative dell’arte transumanista, perché la chiave è risolvere i problemi attraverso sforzi creativi. A questo proposito, il campo del design è consequenziale e pari, se non superiore, alla fantascienza.
 Riferimenti:
 · Natasha Vita-More, Primo 3M+ (2002)
 · Natasha Vita-More, “Transhumanist Arts Statement” (2002)

Storia

La caduta delle civiltà — Il Collasso dell’età del bronzo — Apocalisse Mediterranea


Come per il primo episodio, sotto al video potrete trovare immagini e link per approfondire gli argomenti trattati —

Intorno al 1100 a.C., proprio alla fine dell’età del bronzo, un’ondata di distruzione si abbatte sul Mediterraneo orientale. Cancellò intere civiltà dalla mappa, lasciando solo cenere e rovine.

Questa catastrofe, conosciuta come “il crollo della tarda età del bronzo”, è diventata uno dei perduranti enigmi dell’archeologia. Voglio indagare i motivi per cui tante società sono potute crollare tutte insieme, e apparentemente senza preavviso, così come esaminare le lezioni che potrebbero insegnarci sul nostro mondo sempre più globalizzato e interconnesso.

https://youtube.com/watch?v=YBYyA30_9wo

SULLA CITTÀ DI HATTUSHAHattusha, Capitale dell’impero ittita: un saggio fotografico · www.greelane.com – Istruzione alle risorse…
Un saggio fotografico delle rovine del Hattusha, la capitale del grande impero ittita che governò quella che oggi è…www.greelane.com

SU ALACA HÜYÜK., SEDE DELLE TOMBE REALI DEL BRONZO ANTICO:

Località turca dell’Anatolia centro-settentrionale situata a oriente del fiume Halys, una ventina di chilometri a nord di Bogazköy, l’antica Khattusha. Su una piccola altura, da cui deriva il nome del sito, è stata individuata una città fortificata ittita, fiorente nel secondo millennio a.C.

I primi interventi di scavo risalgono agl’inizi del secolo e hanno interessato il settore delle mura di cinta del periodo ittita, con particolare riguardo all’area della cosiddetta ‘’Porta delle sfingi’’ con ortostati scolpiti a delimitazione della torre aggettante. Agli scavi condotti dal 1935 al 1939 si devono la scoperta di tombe reali del Bronzo Antico e l’individuazione della stratigrafia del sito, con una frequentazione che va dal Calcolitico sino al periodo frigio. Di particolare rilievo sono i dati che emergono dalla necropoli reale, che mostrano la regione di A. H. pienamente partecipe dei progressi culturali, e soprattutto tecnologici, che caratterizzano le altre civiltà del Bronzo Antico, con significative corrispondenze in aree limitrofe quali il Ponto, il Caucaso settentrionale, l’Egeo, la Troade e la Mesopotamia.

Cancello della Sfinge.

Un’ampia discussione ha in questi ultimi anni interessato i corredi metallici della necropoli tra cui i caratteristici ‘’stendardi’’ cultuali in bronzo, con integrazioni d’oro e d’argento. Prodotti di un artigianato al più alto livello, sono stati letti come riflessi di un’arte palatina espressa da una società rigidamente stratificata.

UNA MAPPA CON I SITI ARCHEOLOGICI TURCHI —

https://medium.com/r/?url=http%3A%2F%2Fwww.transanatolie.com%2FEnglish%2FTurkey%2FAnatolia%2FAncient%2520Cities%2FTAY%2Farcahoelogical_sites.htm

Archaeological Sites in Anatolia Turkey, Top Turkish Sites
Palaeolithic/Epipalaeolithic Age of Anatolia Turkey The longest of the cultural periods, beginning from the dawn of…www.transanatolie.com

L’OPERA DI ROBERT DREWS SULLA FINE DELL’ETÀ DEL BRONZO (PDF SCARICABILE IN INGLESE)ROBERT DREWS-The end of the bronze age
Academia.edu is a platform for academics to share research papers.www.academia.edu

SU PAUSANIA IL PERIEGETA
In greco periëgëtës con l’accento sulla ultima ë significa colui che va in giro, gironzolone, derivato dal verbo periágø = andare in giro. Scrittore greco della metà del secolo II dC. Nativo forse della Lidia, visitò la Palestina, l’Arabia, l’Egitto, l’Italia e soprattutto la Grecia, della quale lasciò una descrizione sistematica nell’opera in 10 libri Periegesi della Grecia.

La materia è ordinata per regioni e le notizie fornite riguardano la storia, la topografia, i monumenti, i culti di ognuna di esse. Oltre che di grande interesse, la Periegesi è, per la ricchezza e l’accuratezza della documentazione sui monumenti e le opere d’arte, fondamentale ai fini della nostra conoscenza della Grecia classica e di età imperiale.

Nonostante l’autore registri a volte notizie leggendarie o errate, la sostanziale veridicità del suo racconto è stata accertata dalle ricerche archeologiche. Pausania predilige in scultura — e ciò spiega alcune lacune nella sua esposizione — le opere della scuola attica, dimostrando poca comprensione, come del resto i suoi contemporanei, sia per l’arcaismo (che apprezza invece in architettura) sia per l’età ellenistica.

Pausania detto il Periegeta
Pausania detto il Periegeta In greco con l’accento sulla ultima significa colui che va in giro, gironzolone, derivato…www.summagallicana.it

QUINTO SMIRNE E LE POST-OMERICHE — — DOPO LA CADUTA DI TROIA

L’opera per cui Quinto di Smirne è conosciuto sono le Postomeriche [in greco Tà meth’Homérou]. Il poema si compone di quattordici libri in esametri. La vicenda prende le mosse dalla conclusione dell’Iliade, di qui il nome dell’opera. L’organizzazione degli argomenti risponde ad un criterio strutturale ben preciso. I libri sono divisi secondo lo schema 5 + 4 + 5.
 I primi cinque libri sono una vera e propria Achilleide, che va dall’uccisione di Pentesilea alla contesa per il possesso delle armi.
 I libri VI-IX sono occupati da un’azione epica ‘corale’ comprendente cinque battaglie fra Greci e Troiani, i quali ne vincono due per parte, e una ha esito di parità.
 Gli ultimi cinque libri riprendono il carattere monografico e narrano gli episodi dalla morte di Paride al ritorno in patria degli Achei vincitori.

SULL’IMPORTANZA DEL BRONZO NELLA SOCIETÀ DELL’EPOCA — CAROL BELL (PDF SCARICABILE IN INGLESE)The Merchants of Ugarit: oligarchs of the Late Bronze Age Trade in Metals?
Ugarit’s location at the nexus of land based routes that delivered tin from Central Asia and Eastern Mediterranean…www.academia.edu

SUI POPOLI DEL MARE


Ugarit, Siria: il luogo di nascita dell’alfabeto occidentale

La prima volta che ho visitato le rovine di Ugarit , oggi conosciuta come Ras Shamra, all’inizio degli anni ’70, è stato con un amico, che a quel tempo era professore di lingue in una delle università di Toronto.
Non ho mai dimenticato l’eccitazione provata quando ha acquistato una replica del primo alfabeto al mondo incisa su una tavoletta grande quanto un dito.

Da quel momento ho visitato queste rovine, 16 km (10 miglia) a nord di Latakia, il principale porto della Siria , una mezza dozzina di volte. Eppure, per me, la sua magia è ancora lì.

La tavoletta su cui è inscritto l’alfabeto ugaritico è il primo alfabeto al mondo.

L’alfabeto che questa antica città ha dato al mondo occidentale è, forse, il più grande contributo all’evoluzione dell’umanità. Per me, è un luogo circondato da un’aura di incredibile mistero e romanticismo.
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ALLA DEA NIKKAL — LA CANZONE PIÙ ANTICA AL MONDO

Megiddo, anche detta Armageddon (ebr. Mĕgiddō) Antica e potente città di Canaan, dominante la via militare che dall’Egitto portava alla Mesopotamia. Costituisce per monumentalità di resti e continuità d’occupazione uno dei principali siti palestinesi di età preclassica. È stata riportata alla luce, tra l’altro, una magnifica collezione di avori scolpiti.

SUL FARAONE RAMSES III

Ramses III : il faraone guerriero
Ramses III, uomo di grande carattere e desideroso che il suo paese tornasse ad essere una potenza internazionale…storiedistoria.com

UN DETTAGLIO SULLA BATTAGLIA DEL DELTA DEL NILO [INGLESE]The Battle of the Nile Delta, 1178 B.C.
This is the first in a monthly series which will examine battles in the history of the ancient Near East. Egypt in the…web.archive.org

SUL VULCANO HEKLA

Dall’874 ci sono state più di venti eruzioni registrate a Hekla, la natura feroce e ardente di questo sito ha portato molti europei durante il Medioevo a riferirsi a questo vulcano di 1.491 metri come la Porta dell’Inferno.
La parola islandese Hekla denota un breve mantello incappucciato, forse un riferimento alle nuvole che tendono a raccogliersi intorno alla sommità del vulcano. Altri osservatori hanno paragonato la forma del vulcano a una barca rovesciata, con i due crateri più attivi di Hekla che formano la chiglia.

Nel XVI secolo, lo studioso tedesco Caspar Peucer scrisse che l’ingresso all’inferno si trovava nell’abisso senza fondo di Hekla Fell.
Tali storie erano comuni nel Medioevo, molte delle quali si sono perpetuate dopo la drammatica eruzione del 1104. I monaci cistercensi di tutta Europa conoscevano questo sito, e nel suo volume del 1180 Liber De Miraculis, Alberto di Chiaravalle scrisse di Hekla;
Il famoso calderone di fuoco della Sicilia, che gli uomini chiamano il camino dell’inferno, quel calderone si afferma come una piccola fornace in confronto a questo enorme inferno.

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Traduzione a cura di Mer Curio

Storia

La caduta delle civiltà — Parte 1: La Britannia Romana


Documentario sottotitolato in italiano, sotto al video potrete trovare immagini e link per approfondire gli argomenti trattati —

https://youtube.com/watch?v=8ygf4Dtlbcw

“The Ruin” — Autore sconosciuto

‘Questi muri in pietra sono meravigliosi…
le calamità li hanno sgretolati, questi siti cittadini si sono schiantati, le opere dei giganti corrotte. I tetti sono precipitati a terra, le torri in rovina.
Il ghiaccio alle giunture ha scoperchiato i cancelli sbarrati, 
le mura segnate dalla tempesta sono scomparse…
gli anni li hanno consumati dal basso. Una tomba tiene
i maestri artigiani, decrepiti e defunti, nella dura presa della terra, fino a quando un centinaio di generazioni di umani-nazioni li avranno calpestati. Successivamente questo muro, grigio lichene e macchiato di ruggine, spesso sperimentando un regno dopo l’altro, ergendosi sotto le tempeste, alto e largo, fallì…

Le sale da vinificazione sono ancora modellate, tagliate come da armi,
 penetrato [XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX] selvaggiamente polverizzato [XXXXXXXXXXXXXXXX] [XXXXXX] [XXXX] brillò [XXXXXXXXXX] [XXXXXX] abile e antico edificio [XXXXX] [XXXXXXXXX] [XXXXXXX] piegato e incrostato di fango-

La mente forte è stata sollecitata ad un acuto desiderio
di cerchi concentrici; il coraggioso legame
I pilastri si fondono meravigliosamente con il filo metallico. Le sale della città una volta erano luminose: c’erano molti bagni,
un alto tesoro di tetti a picco, molte strade per le truppe, molte sale per l’idromele
piena di gioie umane fino a quando quella terribile occasione non ha cambiato tutto questo.

I giorni della sfortuna arrivarono, i colpi caddero abbondantemente.
la morte ha preso tutti quegli uomini con la spada, i loro idoli sono stati distrutti.
la città-stalle perirono. Le loro moltitudini in sospensione caddero a terra.
Per questo le case a volta rossa sono cupe e si sono spogliate delle loro tegole, questi tetti di legno curvo. Questo posto è sprofondato in rovina, caduto a pezzi,

Lì una volta c’erano molti uomini, allegri e dorati,
adornati e scintillanti, fieri e vinacciosi, brillavano di guerra;
Lì si poteva guardare il tesoro, l’argento, i gioielli ornati,
la prosperità, il possesso, le pietre preziose,
l’illustre città del vasto regno.

Case di pietra che si ergono qui, dove è stato gettato un ruscello caldo in un ampio pozzo; un muro che avvolge tutto nel suo grembo luminoso, dove c’erano i bagni, riscaldati al suo interno. Era comodo,
quando lasciano versare [XXXXXXXXXXX] sulle bianche pietre 
innumerevoli flussi riscaldati [XXXXXXXXXXXXXXX] fino alla piscina circolare
caldo [XXXXXXXXXXXXXXXXXXXX] dove c’erano i bagni
Poi è [XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX]. Questa è una cosa regale.
una casa [XXXXX],

una città.’

Storie (Ammiano Marcellino)
Con il titolo Storie si indicano i Rerum gestarum libri XXXI (o, più brevemente, Res gestae ), opera storica che…

https://www.progettocultura.it/poesia/1038-caligola-in-britannia-9788833561189.html

In Caligola in Britannia centrali sono i temi della pazzia e della morte, elementi strettamente collegati e inevitabili. Troviamo immagini ritornanti di mari e cimiteri, di sorrisi e pagine bianche, spesso fusi insieme in accostamenti surrealistici. “I miei mariti sono tutti vedove” o “Il pesce rosso più verde del mondo” sono versi emblematici di questo onirico deragliamento di senso.

(Simone Consorti)

Curiosità su Caligola, stranezze e follie dell’imperatore romano – Undergod Magazine
Caligola viene spesso annoverato tra i governanti più folli. La sua vicenda ci viene narrata da storici come Tacito…

La conquista Romana della Britannia con Roberto Trizio

Della Istoria Romana Di Dione Cassio : Free Download, Borrow, and Streaming : Internet Archive

Aberlemno (La pietra serpente)
- — Si tratta di una “pietra simbolo britannica di prima classe “, situata sul ciglio della strada per Aberlemno, Angus. La pietra contiene un doppio disco e un “z-rod”, serpente, specchio e pettine. Si ritiene che questa pietra fosse probabilmente un megalite molto anteriore (a causa dei segni di taglio presenti sul retro e sul lato), ed che sia stata riutilizzata dai Pitti. Se così fosse non sarebbe inusuale, poiché pare che diverse altre pietre Pittische siano state riutilizzate da altri megaliti, come la “Brandsbutt Stone” di Inverurie.

SULLA REGINA BOUDICCA E LE RIBELLIONI

La battaglia di Watling Street. Boudicca sfida l’impero romano [Roberto Trizio]

Sulla morte di Clodio Albino

http://storieromane.altervista.org/clodio-albino/

L’Historia Augusta insiste particolarmente sui presagi del suo destino e sul fatto che Commodo avesse deciso dargli la possibilità di chiamarsi Cesare e indossare il mantello color porpora, ma non esistono particolari prove a riguardo. Fatto sta che fu proprio Settimio Severo a nominarlo suo Cesare, dopo che Albino era stato acclamato imperatore (e inizialmente aveva forse appoggiato Didio Giuliano, anche dal quale era stato nominato Cesare).

Tuttavia dopo la morte di Pescennio Nigro pare che Settimio Severo decise di liberarsi dello scomodo co-imperatore. Inviò delle lettere ad Albino, in cui allegava delle istruzioni per l’impero. Ma i legati avevano il compito di dire che in privato avrebbero detto il resto, con lo scopo segreto di assassinarlo. Albino fiutò il tranello e decise di torturarli, scoprendo il piano di Severo.

Fu così che Albino decise di andare incontro a Severo, da cui però venne sconfitto nella battaglia di Lugdunum e poi ucciso, nel febbraio del 197. Severo, per mandare un monito ai senatori, che amavano particolarmente Albino, inviò la sua testa a Roma e mandò a morte tutti quelli che lo avevano appoggiato, dopo aver rinvenuto il suo epistolario, che conteneva i nomi di chi lo sosteneva:

SULLA GRANDE COSPIRAZIONE DEI BARBARI
La Grande Cospirazione fu uno stato di guerra e disordine durato un anno che si verificò nella Britannia romana verso…

SU TEODOSIO
TEODOSIO – THEODOSIUS | romanoimpero.com

SU MAGNUS MAXIMUS

https://www.treccani.it/enciclopedia/magno-massimo/

SU FLAVIO GRAZIANO, L’AMICO DEI BARBARI

SULLO STORICO OROSIO

http://www.giornopaganomemoria.it/orosio.html

COSTANZO DI LIONE E LA VITA DI SAN GERMANO
Costanzo di Lione – Monachesimo 2.0
Il momento che preferisco, durante la lettura delle agiografie, è quando mi pare di notare una deviazione, anche…

Vindolanda

IL FORTE ROMANO DI BIRDOSWALD
Banna (castrum)
Banna, anche noto come Forte romano di Birdoswald, è stato un romano lungo il Vallo di Adriano, tra il forte di…

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Traduzione a cura di Mer Curio